PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO
Libro: manuale di psicologia dello sviluppo, Barone Lavina, nuova edizione Carocci
2019
Cap. 1-2-6-9-10-11
Psicologia dello sviluppo DIVERSA da psicologia età evolutiva. La psicologia dello
sviluppo deriva da psicologia generale. Si sofferma su teorie e ricerche dei
cambiamenti psichici e fisici dell’individuo. Si osservano anche i processi di perdita di
capacità. La psicologia dello sviluppo include la psicologia dell’età evolutiva che
comprende adolescenza e infanzia.
La psicologia dello sviluppo studia i settori emotivo, cognitivo, comportamentale,
relazionale…
La psicologia dello sviluppo può essere intesa come una curva a campana della vita di
ogni individuo, (che sale durante l’infanzia, si stabilizza in età adulta e scende durante
la vecchiaia) in cui ognuno di noi concentra la propria esistenza nella parte centrale
della curva.
Bowbly teoria attaccamento, legame madre – bambino.
Dobbiamo domandarci se il nostro sviluppo è da intendere termini di continuità o se ci
sono dei momenti di stasi alternati da progressi a volta inaspettati. I cambiamenti a
livello fisico sono visibili a differenza di quelli a livello psichico.
L’approccio a questa materia, oggi è più integrato rispetto al passato. Si va verso una
visione globale dell’individuo. Dipende anche dall’impostazione teorica che adottiamo.
Questa ha riscontro anche in termini educativi, perciò ha molta importanza anche la
pedagogia. Ad es. un bambino per imparare le moltiplicazioni deve trovarsi in una
determinata fase di sviluppo (Piaget).
Lo sviluppo porta al cambiamento ma si devono considerare numerosi variabili come
variabili familiari, contestuali, ambientali ecc.
INNATISMO- EMPIRISMO
- Innatisti ogni aspetto della vita individuale sia biologico che psichico è già
predisposto al momento della nascita. sono i geni a determinarlo. Lo sviluppo
quindi è l’evolversi di capacità che noi già abbiamo dal momento della nascita.
strutture innate che non si modificano. Da questa dottrina nascono anche i test
d’intelligenza simili al QI (visione parziale dell’individuo).
TEORIA DELLE ATTRIBUZIONI: a seconda della percezione che noi abbiamo di un
dato compito, ci riteniamo capaci o meno rispetto ad esso.
LOCUS OF CONTROL interno o esterno, quest’ultimo pone il merito dei propri successi
esternamente all’individuo e non alle sue capacità.
- Empirismo: lo sviluppo è legato alle esperienze di vita, e alla vita sociale, la
cultura che ci condiziona.
Ora le due correnti si sono ‘fuse’ e si parla di sviluppo dovuto a parti congenite e parti
acquisite. Le due visioni si sono integrate.
Se ci fosse il determinismo biologico, alcuni potrebbero avvertire gli effetti di abusi,
maltrattamenti o eventi traumatici legati al periodo infantile.
Nella prima metà del secolo scorso, di forte rilevanza erano le teorie di Watson, Freud,
Bowbly riguardanti lo sviluppo.
Capacità di scompensarsi: ognuno di noi ha tratti border line, depressivi, schizofrenici..
l’ambiente contenitivo serve a contenere la sanità mentale.
Sviluppo in maniera:
- Qualitative
- Quantitativa
Differenza tra prodotto e processo.
Skinner vs Piaget
Skinner sostiene che il bambino impari grazie ai rinforzi positivi o negativi
rappresentati da rinforzo negativo o positivo. Da qui il condizionamento classico
Piaget sostiene un atteggiamento di tipo strutturale. Il bambino nel tempo
interagisce con gli schemi che acquisisce alla nascita. ciò permette di passare da un
pensiero astratto a uno concreto. Riesce ad acquisire competenze.
Es. memoria dei muscoli, competenza e prestazioni.
Il corpo e il cervello hanno elasticità, cioè si può fare quello che vogliamo sempre nei
limiti dovuti a eventuali malattie o simili. Ciò vale sia a livello cognitivo che fisico.
Mente più ‘elastica’ dai 0 ai 9 anni.
Creatività si manifesta in grande misura nell’età infantile e poi si perde perché il
contesto in cui viviamo non permette l’evoluzione di tale caratteristica.
Tenere in allenamento la nostra mente permette alla sinapsi di aver luogo. Se non usi
certe funzioni le vai mano mano perdendo.
Neuroscienze con i loro contributi ci permettono di approfondire alcuni comportamenti
ad es l’empatia, capacità di mettersi nei panni degli altri. Questa si evidenzia tramite
una pet(?), nelle aree celebrali si attivano dei meccanismi di risposta.
Percorso della vita. Come possiamo suddividere la curva temporale. Periodizzazione di
tipo descrittivo, da non prendere in termini assoluti.
Prima infanzia, (dalla nascita a 2 anni) si divide in periodo neonatale (entro il
primo mese di vita), allattamento, svezzamento, periodo di acquisto della
prima autonomia. In questa fase si sviluppano capacità percettive, motorie, e si
inizia a delineare un’attività rappresentativa, tutti gli aspetti dell’età infantile e
le prime conoscenze come la capacità di camminare, lo sviluppo del linguaggio,
l’attaccamento. Bambino scopre mondo circostante, scopre i sensi. Inizia i suoi
primi rapporti. Acquista la prima capacità rappresentativa.
Seconda infanzia: (1-6 anni) rapidità di apprendimento, scoperta fantasia,
maggiore autonomia. Apprendimento del bambino più rapido, c’è la presenza di
un carattere intuitivo
Fanciullezza (scolarizzazione) bambino consolida abilità psicomotorie,
adattamento emotivo alla scuola, inizia la socializzazione. Inizia ad integrare
comportamenti prosociali. Accetta le regole sociali imposte ad es da maestri,
genitori.. Questo periodo è stato chiamato periodo della latenza, in cui il
bambino vive un periodo di acquiescenza. Le energie del bambino sono
maggiormente incanalate e messe a servizio del gioco e altre attività come
attività scolastiche.
Pre - Adolescenza (pubertà) comportamenti diversi sia a livello fisico che
psichico. Tra i 10 ai 12 anni avvengono i maggiori cambiamenti fisici e psichici.
Nella pubertà osserviamo quindi cambiamenti fisici e si consolida un pensiero
astratto formale. Viene ancora conservata la concretezza nell’agire, la capacità
di meta rappresentazione incontra ancora difficoltà. Nella pubertà le cariche
pulsionali si riaccendono in maniera esplosiva. Il pensiero ancora ancorato a
dati precettivi incide sulla rappresentazione di sé stessi; questo va a incidere
sulle relazioni sociali. Siamo in un periodo in cui il corpo è tutto. Si fa di tutto
per essere accettati dal gruppo dei pari. Conformismo è un importante
meccanismo di difesa.
Adolescenza: Dai 14 ai 18 anni circa, secondo alcuni manuali dai 12 ai 19. Es
adolescenze “abortite” e vissute poi in età adulta, ciò porta a conseguenze
negative per la famiglia, la genitorialità. In questa fase lo sviluppo cognitivo è
ormai completo, il ragazzo è capace di riflettere sul pensiero proprio e altrui.
Soffre sul piano affettivo che lo porta in alcuni casi al narcisismo o instabilità
affettiva. Delusione si trasforma in angoscia, che si tramuta, a volte, in crisi
adolescenziali. Presente una spinta verso una maggiore autonomia,
conflittualità con figure genitoriali. L’ adolescenza può essere definita una fase
sociale, alcune culture non la considerano. È caratterizzata da decentramento
cognitivo e grande instabilità affettiva. Tutto ciò che crea e produce piacere
viene sperimentato dal ragazzo senza calcolare le conseguenze.
Età adulta: giovinezza (20-30), età matura (30-45), età di mezzo (45-65).
Adulto è un individuo che continua a cambiare. Personalità ormai equilibrata su
tutti i piani.
Vecchiaia e terza età: perdita memoria, risposta rallentata. Cambiamenti di
ordine sociale. Eventuali problemi di isolamento
Individuo ormai adulto. Ha una personalità ormai strutturata e presenta un equilibrio in
tutte le sue dimensioni. Ultima tappa della vita: vecchiaia o terza età. Cambiamenti
sociali, malattia, sospensione lavorativa, morte coetanei. Limiti fisici, perdita certe
competenze.
Ogni età ha i suoi lati positivi e negativi.
INFANZIA
Infante= persona muta, colui che non può parlare. L’età dell’infanzia è un’età preziosa
perché rappresenta quella fase in cui la mente assorbente inizia a integrare tutti i
concetti che andranno a determinare lo sviluppo dell’individuo. Determinismo
biologico: tutto ciò che abbiamo sperimentato nell’infanzia determinerà quello che
saremo da adulti. Può essere considerata una categoria sociale. Nel passato bambino
considerato un piccolo adulto che doveva crescere in fretta per non dare fastidio.
idea di bambino incapace di pensare che deve
essere riempito da un adulto delle conoscenze.
Grazie a Maria Montessori ed altri il bambino è
considerato un soggetto assorbente, capace di
capire ed apprendere.
Cambiamento dell’idea di bambino, da pesa a
aiuto, sostegno. Nella storia, ogni fase della
nostra vita è stata caratterizzata da pensieri
ambivalenti, contrastanti.
Il secolo dell’infanzia è stato il ‘900, in cui si
sono cominciati a produrre i documenti che
potevano tutelare i bambini. Importante è il
contributo di molti pedagogisti che hanno
manifestato il loro interesse per i bambini,
specialmente Maria Montessori che considera il
bambino un cucciolo d’uomo e un infante
competente che ha una sua autonomia e deve
essere educato in maniera tale da potersi
realizzare in maniera autonoma. Il bambino cresce bene in un ambiente in cui ognuno
ha una sua specificità. Es figli dei genitori separati, la mamma dice al figlio che fin
quando sono insieme staranno bene (SBAGLIATO) , ciò si ripercuote sull’adolescenza
del soggetto.
Non sempre il bambino continua a godere di diritti che lo rendono un individuo al se.
Pensare agli spazi cerati per i bambini, che sono molto pochi. Es in questo periodo i
bambini negli appartamenti ora in quarantena.
Un altro aspetto importante è che l’infanzia vive ancora la violenza da parte di certi
uomini pervertiti che sfruttano. Es sfruttamento minorile o spose bambine.
Bambino oggi ‘pressato’ da mille attività che deve compiere eccellentemente, es
inglese, attività sportive ecc.. l’unica cosa a cui si dovrebbe dedicare il bambino è il
gioco che rileva la natura dello sviluppo che sta attraversando. Non bambino visto
come oggetto di soddisfacimento e orgoglio dei genitori. Questo atteggiamento si
trova anche in altre fasi della vita es. adolescenza.
Lo sviluppo non reversibile e non prevedibile. Curva ipotetica a campana prevede una
continuità di spostamento ed è soggetta a molti stimoli e condizionata da molte
variabili.
Innatismo e empirismo: posizioni opposte.
24.03
Psicologia dello sviluppo riceve collaborazioni anche da altre materie come le
neuroscienze cognitive che ci permettono tramite la diagnostica per immagini ci
permette di osservare i cambiamenti di un individuo in una fase specifica della sua
vita.
L’individuo si sviluppa partendo da uno stato di globalità a uno stato di diversità. es.
capacità di integrare più funzioni, es oculo, manuale.
Gli psicologi si sono soffermati sulle capacità che restano costanti.
Intelligenza considerato un tratto psicologico costante nel tempo.
Gli studiosi evidenziano un’importanza nelle figure d’attaccamento del bambino. Le
esperienze infantili invece non vanno ad influenzare il soggetto in età adulta.
Importante la presenza di un caregiver.
Es esperimento bambini accuditi solo fisicamente, senza riscontro emotivo, poi
morivano. Dimostrazione che l’individuo ha dette componenti cognitive ed emotiva
cha vanno appagate entrambe. Non è solo l’elemento quantitativo a determinare lo
sviluppo ma anche l’elemento qualitativo.
In passato si riteneva che arrivati all’adolescenza, gli individui erano ormai completi.
Quindi l’adolescenza era considerata la tappa ultima dello sviluppo. Ciò è stato poi
smentito poiché cambiamenti importanti si notano anche in età adulta. Si riteneva non
possibile in età adulta l’acquisizione di nuove capacità. Attraverso le neuroscienze si è
dimostrato attraverso immagini celebrali che anche in età adulta è possibile
apprendere nuove capacità, seppur non con la stessa facilità.
Un’ulteriore questione riguarda la modalità attraverso la quale avviene
l’apprendimento:
Approccio quantitativo ci rimanda un’idea di bambino che impara per
condizionamento. Nell’impostazione qualitativa cambiano totalmente le concezioni, gli
schemi che ha il bambino. (REC) cambiamenti scanditi da periodi critici.
Es un bambino che deve fare una piramide e si trova nello stadio preoperatorio, il
bambino lo farà per prova di errori. Se vogliamo eseguire correttamente un compito
dobbiamo aspettare che quell’aspetto funzionale del nostro cervello sia attivo.
Psicologia dello sviluppo si è avvalsa anche della pedagogia, grazie alla quale
possiamo applicare in termini educativi ciò che apprendiamo in psicologia dello
sviluppo. Es terapie.
Approccio sempre circolare e integrato è l’approccio ottimale da adottare.
ADOLESCENZA
Un periodo della vita in cui mente e corpo non risultano ancora ben definiti. Manca
ancora un’autonomia che consente di organizzare la propria esistenza. Si può definire
una condizione sociale. Si caratterizza più per aspetti sociali che fisici. È una categoria
sociale che a volte non viene riconosciuta, ciò è il problema principale
dell’adolescente. Studi su adolescente, su due traiettorie: la prima su stampo
biologistico, nell’adolescenza avvengono i grandi cambiamenti fisici che abbiamo
posto nella pre adolescenza fase di sviluppo umano, la seconda prospettiva è di
stampo storico, opposta alla precedente, facendoci conoscere una società senza
adolescenza, che è un passaggio che porta all’età adulta.
Questa fase della vita diventa difficile perché non definita, non classificata e
riconosciuta.
Adolescenza periodo molto più lungo della pre adolescenza. Un mix tra elementi del
bambino e dell’adulto. Ragazzo in corpo di adulto ma non con mente adulta. Per
adolescente è fondamentale il bisogno affettivo.
Esperienza non solo difficile e problematica ma anche gratificante, non è detto che
tutti attraversano crisi. Rispondono a stimoli ambientali che possono essere più o
meno in grado di favorire integrazione sociale. Importanti sono gli stereotipi che
ruotano intorno all’adolescente. Molti ritengono che l’adolescenza sia l’età dello
svincolo, quindi possono essere indipendenti dalle famiglie, ciò è vero ma solo in
parte. Quello che caratterizza l’adolescente è l’ambivalenza: desiderio di autonomia vs
desiderio di affetto, accoglienza, appartenenza. La parte legata a quest’ultima è la
parte più nascosta, implicita. Es rifiutano baci e abbracci da familiari. Attraverso
questi comportamenti l’adolescente rivendica il bisogno di affetto. Questa
ambivalenza gli serve a mettere in atto un mettere alla prova il genitore.
L’adolescenza ha talmente bisogno di affetto che arriva a immaginare il proprio
funerale e pensa che alla propria morte potrà osservare chi gli vuole bene o no, lo
immagina come momenti di riscatto. Sul piano emotivo vuole sentirsi la parte più
importante della famiglia. Identità ancora in definizione.
Importanti per l’adolescente sono quindi il corpo, l’ambivalenza, i luoghi comuni (es
adolescente è un bimbo cresciuto, un adulto in miniatura). Su tale ambivalenza si
giocano molte dispute tra genitori e figli es rientro serale, libertà di movimento “ormai
sono grande”, genitore dice “non abbastanza”. Genitori a volte dicono “ormai sono
grande, puoi fare questo” contraddizione, che genera un conflitto cognitivo nel
ragazzo. Maturità che varia nell’uso e nel consumo.
25.03.2020
Testo consigliato per adolescenza: lettera ad un adolescente; lo strappo e la tela; il filo
di paglia;
adolescenza non è solo un passaggio (come viene a volte considerato), ma si tratta di
un periodo di vita dove le differenze dall’età che lo precedono e l’età che lo seguono
non solo sono quantitative ma anche qualitative.
Altre credenze sbagliate sono che l’adolescente pensa solo a sé stesso e ai propri
bisogni ed è in rivalità con i genitori.
La genetica ma anche l’ambiente influenzano lo sviluppo dell’individuo.
I ragazzi non agiscono in maniera razionale, il loro agito è il frutto di uno stimolo
intuitivo. Spesso l’adolescenza coincide con l’età di mezzo dei genitori, quindi il
genitore è genitore di figli adolescenti e allo stesso tempo figlio di genitori anziani; il
ragazzo scalpita per acquistare la propria autonomia e i genitori anziani la perdono.
L’adolescenza è necessariamente un periodo di crisi perché non si può tornare ad
essere come si era prima, viene imposto al ragazzo un cambiamento fisico; il corpo
diventa simile a quello degli adulti; non possono scegliere che corpo avere, ci si ritrova
in un corpo imposto in un tempo rapido. I tratti del corpo poi vanno a rappresentare
dei legami con genitori e parenti, somiglianze con essi.
Ci si trova ad essere dipendenti dal proprio corpo, che a volte non corrisponde
all’immagine che l’individuo ha di sé; non riuscire a comunicare all’esterno ciò che si è
veramente. La r
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