Piaget
Piaget è stato uno dei massimi esponenti dello studio del pensiero infantile; si interessò dello sviluppo cognitivo dei bambini. Egli è il padre dell’epistemologia genetica, una corrente di pensiero che unisce la filosofia che si occupa dello studio della conoscenza, con la genetica che analizza i cambiamenti evolutivi a cui la conoscenza stessa è sottoposta.
Piaget sostenne che questi cambiamenti avvengono a stadi. Egli identifica gli stadi dello sviluppo cognitivo inteso come processo che riguarda il modo con cui gli individui conoscono il mondo esterno attraverso l’interazione con esso. Esso è inoltre, un mutamento evolutivo che porta ai bambini verso una comprensione sempre maggiore del mondo.
Lo sviluppo cognitivo si realizza in base a tre processi universali: assimilazione, accomodamento, adattamento (termini ripresi dalla biologia). L’attivazione di questi processi garantisce l’evoluzione delle strutture mentali. Lo sviluppo procede senza improvvise modificazioni ma attraverso un graduale processo di adattamento del bambino con l’ambiente che lo circonda, attraverso appunto, l’alternarsi del meccanismo di assimilazione e accomodamento.
Assimilazione, accomodamento, adattamento
L’assimilazione: è il processo per cui si incorporano in schemi propri, i dati dell’esperienza. Processo tramite il quale si giunge all’incorporazione dell’esperienza senza apportare alcuna modifica in essa. L’assimilazione tende alla conservazione.
L’accomodamento: gli schemi posseduti vengono modificati per essere adattati a nuovi dati o a nuove situazioni. Processo che tende alla novità.
L’adattamento: è il momento di equilibrio tra i precedenti processi. È, inoltre, quella particolare relazione che si viene a creare tra l’individuo e l’ambiente quando questi entrano in contatto. Sono per l’appunto i due processi di assimilazione e accomodamento che garantiscono l’equilibrio tra l’adattamento dell’organismo all’ambiente. Inizialmente l’assimilazione e l’accomodamento non sono coordinati, solo in seguito quando il bambino entra in contatto con l’ambiente, giungono in equilibrio; questo avviene quando il bambino è in grado di agire in modo intelligente.
Intelligenza
L’intelligenza (forma di adattamento all’ambiente). Per lo studioso, l’intelligenza costituisce il più importante fattore di adattamento dell’uomo all’ambiente. Egli la definì come quel processo mentale fondamentale che aiuta l’organismo ad adattarsi alla realtà.
Approccio teorico di Piaget
Per quanto riguarda il suo approccio teorico, egli respinge due ipotesi: quella innatista, per la quale le strutture cognitive hanno un'origine esclusivamente interna; e l’ipotesi ambientalista, per la quale le strutture cognitive hanno un'origine esclusivamente ambientale. Piaget infatti sostiene che l’individuo sia dotato non di strutture preformate ma ha la capacità di costruire tali strutture attraverso l’esperienza.
Egli a tal riguardo, propone la teoria cognitivista per la quale l’individuo non è un soggetto passivo, recettore di influenze ambientali, né un veicolo di idee innate, ma è un attivo costruttore delle proprie conoscenza. Accanto a questo approccio di stampo cognitivista, troviamo anche il cosiddetto approccio stadiale: Piaget sostiene che lo sviluppo cognitivo avviene attraverso una serie di stadi.
Stadi di sviluppo
Lo stadio: è un periodo in cui il pensiero e il comportamento del bambino riflettono una particolare struttura mentale che consiste in conoscenze e interpretazioni della realtà specifiche, e che danno luogo all’interazione del bambino con l’ambiente. Ogni stadio è qualitativamente diverso dal precedente; presenta forme e regole proprie, rappresenta “un salto di qualità” ma deriva dal precedente di cui integra in sé le conquiste e lo trasforma.
Gli stadi compaiono secondo una sequenza universale e invariata, cioè la sequenza è la stessa in tutti i bambini. Ciò che può variare è la velocità con cui vengono raggiunti i diversi stadi; ciascuno stadio inoltre, presenta un punto di iniziazione e uno di raggiungimento.
Lo sviluppo mentale secondo Piaget è costituito da modificazioni strutturali rilevanti al punto di contrassegnare veri e propri stadi di sviluppo. Ciascuno stadio prevede una precisa forma di organizzazione psicologica, con conoscenze ed interpretazioni della realtà del tutto proprie; il passaggio da uno stadio all’altro è graduale e l’età varia da bambino a bambino, ma ogni stadio è qualitativamente diverso dal precedente e presenta una sua coerenza, costituita da forma e regole proprie. Il passaggio da uno stadio all’altro comporta l’integrazione delle acquisizioni dello stadio precedente in strutture più evolute.
La sequenza è la stessa per ogni individuo, ma può variare la velocità con cui vengono raggiunti i diversi stadi.
Quattro principali stadi di sviluppo
Piaget descrive quattro principali stadi di sviluppo: lo stadio sensomotorio, lo stadio preoperatorio, lo stadio operatorio concreto e infine lo stadio operatorio formale.
Lo stadio sensomotorio: dalla nascita ai 18 mesi
In questo periodo l’intelligenza consiste di schemi di azione pratici. Questi gradualmente si coordinano per formare sequenze comportamentali più ampie, come ad esempio la prensione, che con il tempo diventa funzionale per eseguire azioni con l’oggetto afferrato. Le analisi del periodo sensomotorio di Piaget sono state effettuate attraverso osservazioni sistematiche sui suoi tre figli, seguendo il principio di formulare un’ipotesi e creare situazioni critiche in cui verificare la reazione del bambino.
- La risposta del bambino è di tipo sensoriale e motorio
- Il bambino reagisce al presente immediato, non ha progetti né scopi
- Il bambino non ha una rappresentazione interna degli oggetti, non possiede immagini mentali
L’intelligenza sensomotoria si sviluppa attraverso sei sottostadi, presentati qui sinteticamente.
Primo stadio: esercizio dei riflessi (0-1 mese)
I riflessi sono reazioni innate del bambino, ed egli li esercita e li applica a situazioni sempre più numerose. Si manifesta un’iniziale capacità di discriminazione: il neonato sazio accetta di succhiare qualsiasi oggetto, mentre quando ha fame rifiuta qualsiasi oggetto incapace di nutrirlo.
Secondo stadio: reazioni circolari primarie e primi adattamenti acquisiti (1-4 mesi)
Quando il bambino trova per caso un risultato nuovo ed interessante si impegna al fine di conservarlo attraverso la ripetizione. Piaget denomina questo bisogno “reazione circolare primaria” perché le azioni sono centrate sul corpo dell’infante; le reazioni circolari primarie portano alla costruzione di schemi nuovi (le prime abitudini). Non si parla ancora di intelligenza perché la scoperta di nuove condotte è casuale, ma la capacità di conservare i dati dell’esperienza comporta una prima forma di organizzazione psicologica.
Terzo stadio: reazioni circolari secondarie (4-8 mesi)
In questo stadio il bambino manifesta interesse per la realtà esterna, non si limita più a riprodurre un risultato sul proprio corpo, ma cerca di conservare un’azione che ha portato ad un risultato interessante nell’ambiente. Le reazioni circolari secondarie non sono ancora intelligenti, perché la novità viene ancora scoperta per caso. Alcuni comportamenti del bambino fanno pensare che la realtà cominci ad acquisire una certa permanenza, che appare però ancora legata alle azioni del bambino; ad esempio, egli è in grado di scansare un fazzoletto che gli copre il viso. È inoltre in grado di coordinare gli schemi di visione e prensione.
Quarto stadio: coordinazione degli schemi secondari e loro applicazione alle situazioni nuove (8-12 mesi)
Quando il bambino vuole raggiungere uno scopo non immediatamente accessibile, utilizza gli schemi già acquisiti e li applica ad una situazione nuova. Compare dunque una differenziazione tra mezzi e fini. Il bambino scopre che esiste un mondo al di fuori di sé e questo porta a condotte esplorative in cui ogni oggetto viene assimilato a tutti gli schemi di azione disponibili al fine di conoscerlo. Il bambino concepisce ancora la realtà come un prolungamento della propria azione; è come se pensasse che la propria azione gli consente di materializzare l’oggetto, come ad esempio quando ritrova un giocattolo nascosto sotto un cuscino ma non riesce a fare altrettanto quando noi lo nascondiamo in un altro posto.
Quinto stadio: reazioni circolari terziarie e scoperta di mezzi nuovi mediante sperimentazione attiva (12-18 mesi)
Per la prima volta il bambino non è più soltanto “conservatore” nei confronti delle azioni scoperte, ma costruisce nuovi schemi e li applica ad una varietà di situazioni. Per “reazioni circolari terziarie” si intende il fatto che quando egli trova un risultato interessante lo modifica al fine di studiarne la natura. Piaget ha individuato tre condotte tipiche di questo stadio: quella del supporto (avvicinare un oggetto tirando a sé il supporto su cui è poggiato), quella della cordicella (usare una cordicella come prolungamento dell’oggetto per poterlo afferrare) e quella del bastone (utilizzato per raggiungere oggetti collocati al di fuori del campo di prensione del bambino). In questo stadio il bambino è in grado di seguire gli spostamenti di un oggetto da un nascondiglio all’altro, ma non è capace di ricostruire spostamenti che non ha visto.
Sesto stadio: invenzione di mezzi nuovi mediante combinazione mentale (18-24 mesi)
Il bambino in una situazione nuova non procede più per tentativi ma per invenzione, attraverso un atto mentale. Questo significa che egli è in grado di anticipare mentalmente l’effetto di una sua eventuale azione, poiché le azioni sono interiorizzate; questa nuova capacità segna la comparsa della rappresentazione. Ora un oggetto scomparso viene ritrovato anche in seguito a spostamenti invisibili. Si completa così la costruzione della nozione di oggetto permanente, insieme a quelle di spazio, tempo e causalità. Il bambino inizia ora a percepire il proprio corpo come un oggetto in mezzo agli altri.
Lo stadio preoperatorio: dai 2 ai 6 anni
Il bambino è ora in grado di usare simboli, immagini, parole e azioni che rappresentano altre cose. Le principali manifestazioni dell’attività rappresentativa sono l’imitazione differita, il gioco simbolico e il linguaggio. Nella prima, il bambino riproduce un modello un po’ di tempo dopo (ore o giorni) averlo percepito, e questo indica che ha conservato una rappresentazione mentale dell’esperienza.
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