PSICOLOGIA
DELL’INTERVENTO
ORGANIZZATIVO
PROF. BRUNO aa. 2019/2020
ANALISI DELLA DOMANDA
INTRODUZIONE
L’analisi della domanda è una teoria della tecnica che, all’interno di una prospettiva
psicologico-clinica, si propone quale modello dell’intervento nell’ambito delle
relazioni sociali e, più specificamente, quale modello dell’intervento volto alla
promozione di sviluppo entro la relazione tra l’individuo e i contesti ai quali l’individuo
partecipa, attraverso la rimodulazione del rapporto tra simbolizzazioni collusive e
domanda di realtà emergente in chi pone la richiesta d’intervento (Carli & Paniccia,
2003). Questa teoria della tecnica si inserisce, nella letteratura psicologica, quale
proposta di superamento del paradigma individualista dell’intervento (Carli, Grasso, &
Paniccia, 2007), paradigma che prevede la centratura dell’intervento psicologico e
sociale sui “problemi” degli individui, ed è finalizzato alla correzione di deficit (per
esempio, sul ripristino dello scarto dalla normalità attesa) attraverso l’applicazione di
tecniche (psicoterapeutiche, per esempio) volte a ricondurre, ortopedicamente, la
caratteristica personale o organizzativa che si presuppone causa del disagio. La teoria
dell’analisi della domanda critica fortemente l’assunzione principale della psicologia
contemporanea, che riconduce i propri modelli d’intervento a una concezione
eziopatogenetica dei fenomeni mentali e sociali, all’interno di una concezione
deterministica (o plurideterministica), dove il comportamento umano è regolato da
leggi “individuabili” che dovrebbero consentire di prevederlo e, quindi, di fornire gli
elementi necessari per intervenire sulle sue “cause”. ’assunto di base è che le persone
e le organizzazioni sociali non richiedano l’intervento dello psicologo perché “stanno
male”, bensì perché lo psicologo “esiste”, e in quanto tale è simbolizzato come figura
competente che può occuparsi di alcuni problemi e dinamiche (Carli & Paniccia, 1981):
la domanda d’intervento, in questa prospettiva, non è motivata da “problemi”, ma dal
fallimento della collusione (Carli, 1993a), ossia dalla rottura della corrispondenza tra
simbolizzazione affettiva e domanda di realtà che le persone e i sistemi sociali
rivolgono al contesto cui appartengono e partecipano (Carli & Paniccia, 2002).
All’interno di quest’ottica, il paziente depresso non è concepito come un individuo
portatore di un disagio passivo, desideroso di apprendere dal terapeuta conoscenze e
tecniche per contrastare ed eventualmente risolvere i problemi da cui è afflitto, ma
rappresenta il veicolo attivo di specifiche simbolizzazioni affettive, emozionalmente
connotate, circa i contesti all’interno dei quali egli partecipa (familiare e lavorativo, per
esempio). L’analisi della domanda ha come obiettivo quello di promuovere
simbolizzazioni differenti da quelle che si suppone abbiano generato il
fallimento collusivo, attraverso la relazione (Grasso, Cordella, & Pennella, 2004)
fondata sulla sospensione degli agiti collusivi “viziati” da simbolizzazioni
affettive che non hanno più alcun prodotto, fondate sull’illusione del
possesso dell’altro, promuovendo nuove modalità di relazione con il
contesto, fondate sullo scambio (Carli, 1987). promuovere la produttività del
rapporto individuo-contesto attraverso la costruzione di simbolizzazioni affettive nuove
e divergenti da quelle generalmente agite nel comportamento. L’analisi della
domanda, inoltre, ha proposto un modello concettuale concernente la declinazione di
alcune specificità delle simbolizzazioni affettive fondate sull’illusione del possesso (le
neo-emozioni, Carli & Paniccia, 2002) finalizzato a individuare, comprendere e gestire
le relazioni fondate sul presupposto della negazione dell’estraneo, attraverso proposte
collusive alternative a quelle costruite a partire dalla pretesa, agita in base al potere
dato dal ruolo all’interno dei sistemi produttivi. Al polo opposto, troviamo invece lo
scambio, condizione essenziale per istituire il processo di divergenza collusiva, ossia di
costruzione di nuovi modelli simbolici di relazione con il contesto. scambio, costrutto
inteso (al pari del possesso) quale simbolizzazione affettiva del contesto.
COLLUSIONE MODALITA’ DI SIMBOLIZZARE AFFETTIVAMENTE IL CONTESTO DA
PARTE DI CHI A QUEL CONTESTO PARTECIPA centrale dell’analisi della
Punto
domanda. Processo di socializzazione delle emozioni che proviene dalla
condivisione emozionale di situazioni contestuali. La collusione è ciò che fonda e
organizza le relazioni sociali. Colludere significa condividere emozionalmente le
stesse simbolizzazioni affettive. la collusione, se non è pensata, si trasforma
nell’agito emozionale (comportamento agito per evacuare le emozioni)
Richiama Bion, ASSUNTO DI BASE come collante che protegge dall’angoscia
(l’assunto di base dominante può essere distruttivo se non apre lo spazio al pensiero
dell’emozione)
Collusione: sentire automaticamente l’altro gruppo come nemico, CARICARE
EMOZIONALMENTE DI SIGNIFICATO GLI OGGETTI DEL CONTESTO funzione adattiva
al contesto, semplifica la realtà perché la categorizza, crea SACCHE DI SIMMETRIA.
(ci sono più tipi di categorizzazione CATEGORIZZAZIONE PERCETTIVA: caricare
emozionalmente gruppo 1 e gruppo 2 come amico/nemico) Le sacche di simmetria più
ampie si rifanno a una logica primitiva che non considera l’elemento terzo, il banco.
La collusione contribuisce dunque al funzionamento organizzativo
La più primitiva dinamica collusiva organizza il contesto entro categorie emozionali
amplissime, caratterizzate da alto grado di polisemia poiché sono appunto molto
generalizzate (la più antica è quella amico-nemico). L’evoluzione delle relazioni entro il
contesto sociale fanno progredire l’intensità delle relazioni collusive e riducono
progressivamente la polisemia che condurrà ad una progressiva differenziazione degli
elementi della realtà. Il fallimento della collusione è invece un momento critico
dato dalla discrepanza che si verifica tra STRUTTURA E CULTURA: nuovi assetti
ambientali, contestuali, possono richiedere nuove simbolizzazioni dell’organizzazione.
Questo può creare ad esempio conflitti all’interno di un’organizzazione, all’interno di
una famiglia etc. per questo, giacché il cambiamento culturale dei processi collusivi è
prioritario rispetto al cambio strutturale delle relazioni, questo, seppur motivato da
nuove situazioni del contesto, precipita entro dimensioni di fallimento della collusione.
Ed è proprio questo che motiva la domanda allo psicologo.
Quindi diversi livelli di collusione gli aggregati di emozione più solidi diventano
cultura organizzativa. Le modalità più primitive sono due:
-amico/nemico
-dentro/fuori
L’obiettivo dell’intervento è quello di aiutare a sviluppare categorie più sofisticate
La collusione diventa competenza passa da grandi categorie (grandi sacche)
primitive/nette poi progrediscono in NEOEMOZIONI poi CULTURE LOCALI
(ORGANIZZATIVE). Sostenere le competenze organizzative del cliente perché possano
diventare più sofisticate (da sacche di simmetria più ampie come amico/nemico a neo-
emozioni a culture locali)
Collusione: MODALITA’ DI ORGANIZZARE LA REALTA’ CHE HA FUNZIONE ADATTIVA E
CHE EVOLVE IN COMPETENZA.
La domanda parte dunque da un fallimento collusivo andrò a lavorare per
ripristinare una collusione più funzionale. Riorganizzare la relazione collusiva che
tenga conto del cambiamento contestuale (l’altro gruppo sta mettendo X e non più Y).
FALLIMENTO COLLUSIVO: per qualche motivo la modalità collusiva fallisce, non è più
funzionale e il cliente si rivolge al consulente, cercando nella relazione di ristabilire con
lui la modalità collusiva precedente. Il consulente quindi deve cercare di aiutare il
cliente a sviluppare una nuova modalità collusiva più funzionale. (funzione integrativa)
Se c’è rifiuto del fallimento collusivo (non lo accetto) c’è rischio di ascesa di poteri
incompetenti rifiuto la possibilità di relazionarmi con l’altro come AMICO IGNOTO
vs AMICO NOTO: es nel contesto scolastico per definizione mi devo fidare
dell’insegnante, registro familistico in cui si sa già tutto, tutto è prevedibile (logica
della dipendenza)
Carli propone di USARE LO STRUMENTO PSICOLOGICO PER SPOSTARSI DA AMICO
NOTO (relazione a registro familistico) A AMICO IGNOTO (non lo conosco ma può
essere amico).
Analisi della domanda: COSTRUIRE COMMITTENZA SUL PENSIERO il pensiero è
sempre pensiero emozionato, non esistono dati oggettivi, si lavora sulle categorie
interpretative della realtà
Dilemma del prigioniero: TENDENZA A TRATTARE I GIOCHI A SOMMA NON NULLA COME
FOSSERO A SOMMA NULLA GIOCO A SOMMA NULLA: la presenza di un’altra cultura
in una comunità non toglie nulla a quella che c’era già! Questo preclude la possibilità
di mutua convenienza.
Nel gioco a somma nulla ci sono due elementi, uno perdente e uno vincente. In
quello a somma non nulla c’è un elemento terzo, il motivo della relazione, il “banco”
che ci dà i punti senza toglierne all’altro gruppo.
Quando c’è domanda c’è VISSUTO DI IMPOTENZA del COMMITTENTE (chi porta la
domanda) questo vissuto è ciò che dà potere di intervento allo psicologo (il potere
arriva dalla domanda che arriva dal vissuto di impotenza del committente). Ora lo
psicologo ha due possibilità
-POTERE COMPETENTE attivato dalla domanda, dalla competenza
-POTERE INCOMPETENTE potere medico dato dal camice bianco, prima ancora
che incontri qualcuno non perché il medico non sia competente ma perché è un
potere legato prima al ruolo che alla competenza. È un potere legato al possesso di
tecnicalità il potere incompetente lo chiamiamo mandato sociale:
LEGITTIMAZIONE SOCIALE A PRIORI, RICONOSCIMENTO SOCIALE, tecnicalità rigorosa
fortemente riconoscibile (MEDICO, INGEGNERE, AVVOCATO)
Lo psicologo ha potere incompetente BASSO e mandato sociale BASSO
Il medico è legato a doppio vincolo:
-giuramento di Ippocrate (obbligato a prestare soccorso anche se non è in servizio)
-io obbligato a farmi curare se c’è una prescrizione (procedimento legale se mi rifiuto,
es nel caso delle trasfusioni di sangue)
Limitarsi a indossare il camice bianco è scimmiottare la professione
Nel modello medico il potere incompetente è usato AL POSTO DI. Mi serve un malato
che non sappia.
DOVE NON C’È MANDATO SOCIALE È NECESSARIO COSTRUIRE COMMITTENZA,
se invece c’è mandato sociale alto si gioca sulla logica della dipendenza (un medico
che non ho mai visto mi dice di spogliarmi e io lo faccio)
ANALISI DELLA DOMANDA È COSTRUIRE COMM
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