Che materia stai cercando?

Introduzione alla psicologia della personalità Appunti scolastici Premium

Appunti di Psicologia delle emozioni delle motivazioni e della personalità: teoria e metodi per l'esame del professor Accursio. Si tratta di un'integrazione tra gli appunti presi in aula e ciò che è scritto a riguardo sul manuale 'Introduzione alla psicologia della personalità' di A. Gennaro; all'interno sono presenti tutti gli argomenti spiegati a lezione, tra cui: Kuhn,... Vedi di più

Esame di Psicologia delle emozioni delle motivazioni e della personalità: teorie e metodi docente Prof. G. Accursio

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

indirizzi: dalla riflessione teorica, alla pratica clinica dalla pediatria all’analitica,

i quali non solo gravitano attorno ai problemi dell’infanzia ma permettevano un

approfondimento delle condizioni dello sviluppo evolutivo normale del bambino

in un’ottica che è un’insieme di terapia, prevenzione,educazione e ricerca in cui

è centrale la relazione del bambino con la madre, primo ‘contenitore’ e

fondamentale mediatore x l’ingresso al mondo esterno. Prima che si istauri una

relazione oggettuale, la tendenza dominante è quella con la madre. Nella sua

teorizzazione l’autore diede rilievo a diverse argomentazioni tra cui troviamo:

la creatività (che è di tutti) la quale ci permette di cogliere, essendo

imprigionati in una percezione dell’oggetto che è sia oggettivo che soggettivo,

la percezione oggettiva dell’altro e di scindere le 2 aree: ogg e sogg. Poi il

contesto della relazione personale o contesto relazionale in cui si sviluppa,

nasce e cresce il bambino. Ed infine troviamo una condizione psicologica della

madre che lui definì: preoccupazione materna primaria, si tratta di una

condizione straordinaria che raggiunge il suo apice nell’ultimo periodo di

gravidanza e nelle prime settimane dopo il parto, caratterizzata da

un’elevatissima sensibilità. È quello che può essere anche chiamato desiderio

di maternità, la capacità unica della madre di vivere l’esperienza della

gravidanza, la madre esperisce una propensione ed un contatto diretto con il

bambino che sta x arrivare ma soprattutto permette un ritiro, una dissociazione

della madre dalla realtà che è totalmente presa dal bambino e farà sviluppare

un più forte desiderio tra i due. Si tratta di una condizione non comune a tutte

le donne e di un indicatore importante del rapporto col bambino, la madre sana

infatti riesce a vivere questa condizione come si trattasse di una ‘malattia

normale’ dove risulta capace di prevedere, anticipare, interpretare e soddisfare

i bisogni del proprio bambino x determinare lo sviluppo pieno delle sue

dotazioni innate. Gradualmente tale sentimento scompare x lasciare spazio ad

altre emozioni e preoccupazioni x il periodo post-parto. Quando nasce il

bambino si sviluppano 3 dimensioni della vita mentale:

-L’informe: non è solo un concetto ma uno stato non integrato attraverso cui sia

i bambini che gli adulti possono maturare le loro esperienze. Si parte sempre

da qui x dare forma alle nostre esperienze.

-Sogno: inconscio. È sempre legato alla vita reale. Non modifica le elaborazioni

degli autori precedenti. Permette la transizione tra le diverse fasi.

-Fantasia: (secondo la Klein è espressione mentale delle pulsioni) secondo

Winnicott è esperienza primaria ed inconscia che può diventare consapevole, è

la direzione che ci consente di fare esperienza del reale, opera nella realtà

poiché la fantasia ha necessità di diventare reale e cogliere la vita reale visto il

collegamento con l’inconscio. Può diventare reale se la persona è in grado di

giocare e di godere del gioco ma soprattutto attraverso il gioco. Gioco e

creatività sono due sinonimi, poiché non esiste l’uno senza l’altro, la realtà può

essere vissuta oggettivamente e non più solo soggettivamente l’informe si

deve formare, la fantasia non è pulsione ma direzione del reale, il sogno è

inconscio x far diventare il tutto reale. Quando poi, il bambino nasce,

l’ambiente ossia la madre non deve essere né intrusivo, né iperstimolante, né

deve fare le cose al posto del bambino, altrimenti si limita la sua fantasia, non

ha più niente da scoprire né l’ambiente, né la realtà né l’oggettività delle cose.

L’intrusione è uno stato mentale aggressivo, fuorviante rispetto alla relazione

che potrebbe non essere tollerata dal bambino che lo minaccio e lo confonde. Il

bambino appena nato è un apparato biologico dominato dall’istintualità. La

prima struttura mentale interna è il Sé: all’inizio della vita psichica il bambino è

costituito di esperienze corporee che poi diventano mentali, il sé quindi è

corporeo e deve soddisfare tutti i bisogni legati al soma x poi diventare

psicologico. Ci sono quindi una serie di punti che oscillano tra il fisiologico e il

mentale che la madre deve soddisfare, il sé può essere:

-vero sé: si costituisce sin dalle prime fasi dello sviluppo x assumere un’identità

sempre più complessa, in coincidenza della progressiva maturazione delle

strutture nervose e coincide con il nucleo autentico dell’individuo, con la

creatività, con il sentimento di realtà, con la capacità di essere se stesso.

-falso sé: le sue radici vanno rintracciate in quel processo difensivo con il quale

il bambino asseconda passivamente le eccessive richieste dell’ambiente e della

madre, sviluppando un atteggiamento falso e di compiacenza. Ciò impedisce

l’uso dello spazio potenziale e dell’oggetto. Tale condizione è cmq necessaria x

lo sviluppo del senso del sé del bambino che si realizza quando è in grado di

usare oggettivamente l’oggetto senza farsi dominare dalla compiacenza. Il

bambino quando viene al mondo deve esitare per cogliere e rispondere alle

stimolazioni esterne altrimenti si sviluppa un io precoce in coincidenza con

stimolazioni ambientali eccessive ed incongrue con il processo di maturazione

del bambino, in sostanza quando si danno risposte precoci agli stimoli esterni

(è dannoso x il bambino e il suo sviluppo).

-Prima relazione oggettuale, simbiotica: si stabilisce la relazione tra la madre e

il bambino di cui quest’ultimo non è consapevole, vi è un’unione totale, una

fusione tra i due. La madre lo contiene, lo protegge e lo sostiene. La mente del

bambino è attiva e lui si sente onnipotente perché presuppone essere l’artefice

della relazione. Il bambino è protetto dal contenimento materno ma guarda la

madre e non la vede. Preservare il bambino non vuol dire non stimolarlo ma

evitare che dia risposte precoci.

-Realtà della relazione oggettuale: nella seconda fase il bambino si distacca

dalla simbiosi materna seguendo i propri tempi, solo quando prende

consapevolezza del dato di realtà e della perdita della propria onnipotenza,

gradualmente la madre diventa ‘specchio’ x far si che il bambino la possa

vedere e per far questo bisogna che lui sia stato visto (quindi sia stato nella

madre). Questa seconda fase avviene attraverso la scoperta. Il bambino può

uscire dalla simbiosi solo se è stato contenuto dalla madre, in questo modo

sarà in grado di tollerare le frustrazioni di quest’ultima perché da lei è stato

contenuto e soddisfatto nei suoi bisogni. La madre ritira il suo affetto, il

bambino la attacca e la distrugge senza vivere realmente un sentimento di fine

o morte, in questo modo la madre si fa scoprire. La relazione madre-bambino

reale si sviluppa nel momento in cui la madre si fa usare dal bambino e il

bambino usa a sua volta la madre. Il processo di entrare in rapporto con la

realtà viene indicato come una transizione da una sorta di primitivo rapporto

d’oggetto alla capacità di fare uso dell’oggetto (se tu mi frustri, io scopro

l’oggetto).

Nella fase di passaggio tra queste due fasi troviamo le transizioni e gli oggetti

transizionali che mettono in rapporto il bambino con la madre. Con questa

denominazione si designa quella varietà di oggetti soffici (come l’orsacchiotto,

pezzo di stoffa) con cui il bambino ama giocare e da cui non deve essere

separato. Può diventare fonte di aggressività ed è intriso di libido, frustrazione,

aggressività. È il primo possesso esterno (‘non me’) che il bambino ha e che gli

permette di attenuare il dolore dovuto al distacco dalla madre, rendendola

presente anche quando non c’è. Inoltre, rappresenta la costruzione evolutiva

perché si possa sviluppare lo spazio potenziale/area intermedia di esperienza 

status psicologico tra l’esterno e la realtà interna, tra dimensione oggettiva e

quella soggettiva dove si inserisce l’esperienza del bambino e dove hanno

luogo il gioco e la creatività. Il primo momento del gioco, dove si passa dal

giocare da soli al giocare in maniera condivisa. Qui non vi è un uso oggettivo

dell’oggetto e si resta in uno stato confusionale, poco contatto con la creatività.

Il Gioco: non coincide solo con le manifestazioni comportamentali del bambino.

È vitale. È x bambini, adulti, x personalità sommerse, x giocare il bambino deve

essere in condizioni di vitalità. Il gioco è creatività perché creo qualcosa. I

bambini piccoli possono diventare creativi quando giocano il gioco e hanno

oggetti da usare e se si fanno usare. Usano l’altro solo quando possiede

attendibilità emozionale (: la persona è vera e ci permette di entrare nel suo

mondo). Giocare= usare l’oggetto (: persona/relazione) e farsi usare. Tutti i

bambini giocano, ma non tutti giocano il loro gioco, molti esitano, altri lo

rifiutano, altri ancora si lasciano risucchiare dal gioco altrui. Se il bambino non

gioca si trova annullato e senza esperienza. Il gioco è reale: prima il bambino

gioca con la madre in uno stato simbiotico e di onnipotenza, dopo aver esperito

il contenimento materno e il distacco, sarà in grado di giocare da solo in

presenza di qualcuno (che non deve essere intrusivo, perché nessuno si deve

intromettere, è dannoso x il bambino) x poi giocare al gioco condiviso. 3 fasi

del gioco:

-onnipotenza: gioco di contatto e fusione. Fusione con la madre.

-gioco con presenza di qualcuno: crea la madre (specchio), presente nella

mente anche se non nella realtà

-gioco condiviso: l’esperienza è relazione

Prospettiva fenomenologica-esistenziale

Una delle sue caratteristiche principali consiste nel comprendere la nostra

esperienza vissuta, la nostra identità attraverso il ‘come’ vive la persona. La

fenomenologia è spinta in avanti per riuscire a comprendere la soggettività sul

modo in cui l’individuo si rapporta alle cose e al mondo, serve per riuscire a

comprendere il nucleo delle cose e degli stati mentali. Uno dei fenomenologi

famosi a quel tempo fu Fankl il quale si pose in una posizione intermedia tra

indirizzo fenomenologico-esistenziale europeo e la psicologia umanistica

nordamericana, riscoprì la dimensione spirituale della vita psichica coniugando

la profondità dell’atteggiamento etico con l’approfondimento clinico e teorico.

La fenomenologia nasce in filosofia con Edgar Munduss che influenzò sia il

cognitivismo (con la dimensione dell’autoregolazione), la psicoanalisi e la

psicologia della gestalt. Non è un metodo di indagine ma bensì un

atteggiamento: modo di vedere e trattare i fenomeni. Due sono i concetti

fondamentali che ci permettono di esplorare l’atteggiamento fenomenologico:

-l’intenzionalità: la cui prima definizione ci giunge da Brentano: l’intenzionalità

è le direzione del soggetto verso l’oggetto. Husserl approfondisce tale concetto,

affermando che la nostra coscienza è una ‘coscienza di..’ , che i nostri stati

mentali agiscono intenzionalmente e che questo non crea una discrepanza ma

un’unione tra l’oggetto rappresentato e colui che lo rappresenta. La

fenomenologia così ci fa scoprire i fenomeni originari che altrimenti verrebbero

dimenticati perché l’esperienza di andare oltre l’ovvio impedisce di cogliere

l’essenza del fenomeno.

-Esercizi psicologici: servono x poter penetrare qualsiasi tipo di fenomeno o di

esperienza, come se si trattasse di una lente d’ingrandimento per il fenomeno

che richiede una sospensione e di essere messo tra parentesi, la sospensione

del giudizio non è un qualcosa di superfluo ma permette di depurare il

fenomeno dalle sue forme di inquinamento, di intenzionare e cogliere cose che

altrimenti andrebbero perdute perché l’intenzionalità a significare la propria

esperienza, non finisce mai. Atteggiamento critico e riflessivo che ci permette

di cogliere le nostre esperienze vissute.

Nella fenomenologia si parla di vissuto, di tempo vissuto, di spazio e non più di

libido. La psicologia acquista un’anima reale e l’atteggiamento fenomenologico

apre uno squarcio tra le idee ataviche del periodo del positivismo psichiatrico,

da significato alla malattia mentale, al soggetto e all’esperienza vissuta. Un

grande fenomenologo fu Basaglia che si opponeva alla de contestualizzazione

del malato mentale e della malattia, non voleva che il malato venisse rinchiuso

e tramite questo atteggiamento si oppose alla psichiatria di quel tempo ma

pagò con la carriera. Ci diede cmq una visione diversa del malato e della

malattia mentale:

restituì la soggettività al malato, restituì la soggettività del malato alla famiglia

di quest’ultimo e restituì l’oggettività della malattia mentale alla società,

ponendola come un qualcosa da poter curare. La fenomenologia si distacca dai

metodi di indagine riduzionistica, criticando le altre impostazioni come il

comportamentismo, l’associazionismo e la psicoanalisi poiché queste

sottopongono la vita psichica a scomposizioni, assimilandola a qualsiasi altro

aspetto della natura. Uno dei più grandi autori di questo movimento fu

sicuramente Dilthey in quale compì una distinzione tra ‘scienze della natura’ e

‘scienze dello spirito’, il primo ha infatti come oggetto di indagine l’esterno

all’uomo e il secondo la vita interna/psichica dell’uomo. La psicologia è alla

base delle scienze dello spirito e a lei spetta la descrizione della vita spirituale

che deve servire da fondamento alle scienze umane. Mentre la natura la

spieghiamo, la vita psichica la comprendiamo. Solo abbandonando i

procedimenti esplicativi basati sulla casualità della psicologia, possiamo

restituire alla soggettività la sua dimensione, costruendo una psicologia del

tutto umana. La fenomenologia, come detto precedentemente, sottolinea

l’importanza dell’esperienza vissuta chiamata L’Erlebnis, cioè fondamento della

psicologia e unità primaria del conoscere. La psicologia fenomenologica si

opponeva alla psichiatria fenomenologica, la quale non concedeva nessuno

spazio alla soggettività ma questa esperienza della malattia veniva annullata

dalle impostazioni organicistiche che trattavano la malattia mentale come

un’alterazione di tipo biologico. Ma poi la fenomenologia psicologica e i suoi

quattro grandi esponenti (Jaspers, Minkowsky, Binswanger e Laing) ribaltarono

questa concezione ponendo il focus di tutto sulla soggettività del malato.

Jaspers: fu uno dei primi a trattare il concetto di esperienza vissuta

dell’individuo, ma anche le cause sottese, le relazioni che l’hanno

caratterizzata e i modi in cui essa si manifesta oggettivamente. L’approccio

fenomenologico così si impone come la via regia x penetrare nella complessità

della mente. Esso scrisse un trattato di psicopatologia , riedito fino a oggi

perché importante ma anche per un significato scientifico: nel 1913 fondò uno

dei primi istituti di psicopatologia, x comprendere quale fosse il ruolo dello

psicopatologo e cosa indaga. Per lui è importante che lo psicopatologo sia in

grado di descrive gli stati d’animo che le persone e i malati esperiscono in

prima persona, questo avrebbe portato ad una comprensione del soggetto

attraverso lo stato di immedesimazione empatica. L’opera redatta nel 1913 si

chiamava ‘psicopatologia generale’ limitata alle manifestazione della

coscienza, qui alcune manifestazioni psicologiche come la psicosi, sono ancora

del tutto incomprensibili. La seconda opera del 1919 ‘psicologia delle visioni del

mondo’ invece crolla ogni distinzione tra malattia e salute. Fondamentale

diventa il rapporto tra l’uomo e il mondo. Non si ricercano le cause delle

manifestazioni psicologiche. Per lui l’incomprensibile ci sfugge e parla di

incomprensibilità delle esperienze.

Husserl: fu una delle colonne portanti della psicologia fenomenologica. A quel

tempo, cambiò la prospettiva del fenomeno psichico, reintroducendo il concetto

di intenzionalità già discusso da Brentano (direzione del sogg verso l’ogg), il

quale l’aveva posto a fondamento dei fenomeni psichici piuttosto che di quelli

fisici. Husserl rielaborò tale concetto, riapprofondendolo e facendone il suo

motivo conduttore. Troncò ogni legame con quanto di psicologistico ci poteva

essere nella psicologia empirica di Brentano, investendo di un nuovo significato

la relazione tra soggetto e mondo. Per lui non è tanto importante l’oggetto

quanto l’intenzione, quindi bisogna intenzionare l’oggetto e osservare la

possibilità della coscienza di costruire un orizzonte intenzionale. La relazione

tra io-mondo quindi si caratterizza per la relazione intenzionale che è

necessaria x un’indagine della coscienza pura in modo tale che si possa

tematizzare il significato dell’esperienza soggettiva e del mondo. La sua

filosofia quindi, mira alla creazione di una nuova scienza il cui campo

d’esperienza è la soggettività attuando il metodo della riduzione

fenomenologica: si mette tra parentesi quanto riguarda la realtà costitutiva,

data x ovvia, determinando una sorta di momentaneo estraneamento dal

mondo, per essere poi colto nel suo significato originario. Non mette in

discussione i risultati conseguiti dalle scienze, quanto al fatto che esse

rinunciano al significato che hanno x l’uomo. La crisi delle scienze deriva dal

fatto che si è perso il senso originario dell’esperienza intuitiva del mondo della

vita, ossia il mondo percettivamente intuitivo che permette di attribuire

significato alle attività scientifiche. Per parlare di fondazione scientifica è

necessario che si definisca l’esperienza originaria, il mondo della vita, vero

fondamento da cui muovere la coscienza e l’indagine scientifica.

Minkowsky: era uno psichiatra fenomenologico. Si distaccò dall’impostazione

jasperiana e dal modo in cui si configura in essa la fenomenologia. Esso fu un

seguace della filosofia dello ‘slancio vitale’ di Bergson. Ci aiutò meglio a

comprendere il concetto di esperienza vissuta, di temporalità/tempo vissuto

che divenne il nucleo della sua elaborazione. Parlò anche dell’intuizione, intesa

come modalità che ci permette di attingere alla fenomenologia del vissuto

temporale. Con il termine ‘vissuto’ (tempo vissuto/temporalità vissuta) si fa

riferimento ad un concetto che si allontana dalla contrapposizione tra conscio

ed inconscio e si avvicina alla definizione del ‘fondo umano’ ossia l’insieme di

eventi che caratterizzano la vita di ogni uomo. Il tempo è divenire, il nostro

divenire vissuto. Tuttavia tale temporalità si distanzia dalla definizione di tempo

in sé x sé. Una dimensione del tempo è lo slancio vitale, fenomeno

esperienziale importante: protendersi verso l’avvenire, il modo in cui viviamo

l’avvenire che caratterizza l’insieme dinamico di temporalità vissuta e di

naturale protendersi. Non concerne l’atto volitivo. Se soggettivato può divenire

slancio personale caratterizzato a sua volta da sintonia e schizoidia, espressioni

del contatto vitale con la realtà. La prima fa riferimento al fatto che ciò che

faccio sia in sintonia con l’ambiente, la seconda invece in lotta con l’ambiente.

L’attività, l’attesa, la speranza, le preghiere sono fenomeni che permeano il

vissuto dell’avvenire. La destrutturazione del tempo vissuto può essere alla

base della patologia, come nella schizofrenia, dove si ha uno slancio vitale

deformato, che piega qualsiasi forma di proiezione verso l’avvenire ed inoltre

un appiattimento del vissuto temporale, la sua frammentazione. Il tempo

vissuto è anche progetto cognitivo, dinamico, emozionale che si può arrestare

o regredire: in certi momenti della nostra vita non abbiamo progetti in cui

vivere il tempo e la realtà circostante viene intenzionata in maniera diversa. Se

non comprendiamo il vissuto di una persona, non comprendiamo le pieghe del

suo tempo vissuto. Il tempo non sempre è uguale e quindi dobbiamo entrare

nei risultati temporali di una persona per riuscire a comprendere ciò che ha

bloccato la sua esistenza determinando il suo dolore. Il nostro tempo può

essere modificato. La situazione quotidiana perde la sua familiarità

dell’esperienza se c’è stasi del tempo.

Biswanger e L’antropoanalisi: Esso era un clinico, uno psichiatra ed un

psicopatologo. Nel quadro della psichiatria fenomenologica, la sua antroponalisi

assume una posizione più radicale e coerente sia x quanto riguarda il

superamento della visione meramente meccanicistica dei fenomeni psichici sia

l’avvicinamento ad una diversa comprensione del disturbo psichico. Nella sua

esistenza venne influenzato da 3 grandi figure: la fenomenologia di Husserl,

l’esistenzialismo di Heidegger e Freud con cui ebbe sia un rapporto sia di

amicizia che di conflitto: Freud lo accusava di occuparsi dei piani alti della

mente (amicizia, amore) che lui non aveva mai preso in considerazione,

Ludwing dal canto suo lo accusò di occuparsi solo dei piani bassi della mente e

che la sua teoria fosse troppo pulsionale. Biswanger cercò di ridefinire i compiti

e le finalità dello psichiatra e dello psicopatologo: quest’ultimo deve essere in

grado di cogliere e spiegare il fenomeno psichico esperito dalla persona, in

quanto espressione della struttura globale dell’uomo. Esso non può arrestarsi

alla semplice classificazione o alla formulazione di giudizi ma deve prestare

attenzione a tutto ciò che il malato mentale ha da comunicare. Nella sua

teorizzazione vi sono alcuni punti cardine: la ‘ globalità dell’uomo’,

‘l’intenzionalità’ rispetto al mondo, intesa come asse portante della vita

mentale, ma soprattutto molto importante fu la sua teoria dell’

antropoanalisi/analisi esistenziale: dove vi è la descrizione dei diversi modi di

essere nel mondo della persona, normali e patologici; mira ad individuare le

caratteristiche della presenza mettendo ordine tra dati biologici, psicologici,

psicopatologici. L’influenza esercitata da Heidegger fu sostanziale: il filosofo

sosteneva di aver individuato un punto in cui l’essere ha la possibilità di

progettarsi e di trascendere, gli uomini devono essere gettati nel mondo e in

questo modo nasce un’unità tra l’essere e il mondo o l’avere un progetto ed

essere nel mondo. Parlò anche di inautenticità che è data dal ‘si pubblico’: il

nostro essere nel mondo può anche trovarsi in una condizione di anomia, il si

pubblico è dato dalla chiacchiera che uccide la comunicazione e favorisce la

mondanizzazione dell’uomo che perde la sua individualità e la sua autenticità.

Compito dell’individuo è così quello di trascendere, di liberarsi dalla chiacchiera

e ribellarsicosì si prospetta una vita più autentica. Egli sosteneva che per

essere autentici bisognasse esperire il senso di morte: temporalizzare la morte

e in questo modo si sarebbe rivalutata tutta la propria identità ed esistenza,

non si tratta di una morte empirica ma di un progetto per la vita. Dobbiamo

vivere x la morte cosicchè la nostra vita possa assumere un valore particolare.

Il mio essere nel mondo è l’essere nella morte, il mio modo di essere, mi libera

dalla chiacchiera. Dal filosofo, Biswanger riprese le strutture fondamentali

dell’esserci, ossia l’essere nel mondo, ne riflettè gli aspetti più ontici e concreti

dell’esperienza: essere nel mondo come cosa concreta. Quindi l’essere o

l’esserci di Heidegger è la presenza di Biswanger: nucleo dell’essere nel

mondo, la mia identità consapevole e non al tempo stesso. La presenza è

sempre copresenza ed intersoggettività, perché non c’è distinzione tra l’io e il

mondo ma soprattutto non c’è identità senza l’altro, concreto o mentalizzato

che sia (l’altro come consistenza della mia esistenza). L’uomo, inoltre, esiste in

quanto è nel mondo e il mondo è inteso come carattere dell’esserci, il mondo

dell’antropoanalisi è biologico, proprio, sociale. Questi però non sono tre mondi

differenti visto che vengono vissuti simultaneamente ma sono le possibili

configurazioni esistenziali del vissuto individuale. In ultimo la presenza , ha

caratteri diversi dalla personalità ed è in primis, globalità umana: globalità che

comprende anima e corpo, parte conscia ed inconscia, pensiero ed azione,

emotività, istinto. Abbiamo detto precedentemente che l’antropoanalisi:

descrive e ordina i possibili modi di essere della presenza, il cui criterio

ordinativo è stabilito in base alla maggiore o minore libertà:

-poter esserel’individuo può aspirare a forme di autorealizzazione

-avere il permesso di essere l’individuo non può progettare liberamente il suo

essere

-essere costretto ad essere privazione totale della libertà, limita tempo e

spazio

Nessun individuo è quindi uguale all’altro e non tutti possono essere trattati

allo stesso modo. I principali modi di essere sono:

-Modo di essere nell’amore: che è il modo di essere elettivo, principale, ha una

forma concreta e carnale. Non è un amore passionale, né religioso, né platonico

ma si parla di una reciprocità, un’unità duale (compenetrazione tra io e tu),

unità reciprocizzante, nesso unico.

-Modo di essere nell’amicizia:è il secondo. Può essere mondano ma anch’esso è

una forma di reciprocità. Vi è una fusione con la storia interiore dell’altra

persona. Il soggetto, quindi, è portato a legarsi con più persone.

-Modo di essere nell’aggressività: è il terzo modo che minaccia l’identità. Rende

una parte della personalità debole e questo è ciò che interessa all’autore.

-Modo di essere se stessi x il proprio fondo/Individuazione: entrare in contatto

con se stessi.

Anche la ‘malattia mentale’ è un modo di essere nel mondo:espressione

drammatica dell’essere costretti ad essere. Le manifestazioni patologiche

rilevano un fallimento esistenziale della presenza, una forma di esistenza

mancata, è come se vi fosse una rottura dell’esperienza naturale. Per quanto

riguarda l’aspetto terapeutico, l’antropoanalisi non promuove tecniche precise,

la psicoterapia permette di stabilire un rapporto reale e autentico. La

comprensione terapeutica, si ottiene mediante i metodi della psichiatria clinica.

Laing (Analisi dell’esperienza): Laing fu un noto psichiatra inglese, che

esercitò soprattutto in Inghilterra, muovendosi contro le comunità psichiatriche,

quindi contro la psichiatria biologica di quel tempo. Diede un grande contributo

all’interno della tradizione fenomenologica psichiatrica di quel tempo

soprattutto per la pratica e l’indagine clinica sull’alienazione psicologica. Nelle

sue opere è palese l’influenza di Biswanger, Minkowski e Sartre. Per lui era

importante lo studio dell’esperienza vissuta del malato mentale e della persona

normale così come l’identità e i suoi processi di sviluppo. Scrisse due grandi

opere: ‘L’io Diviso’ e ‘L’io e gli altri’ che contrassegnarono rispettivamente due

diversi periodi con due diverse elaborazioni teorico-cliniche:

Prima fase: elaborazione centrata sulla scissione dell’io esperienza

- soggettiva ed incentrata solo sul soggetto.

Seconda fase: approfondimento sull’esperienza vissuta del soggetto,

- centrata sull’interazione con gli altri  esperienza

intersoggettiva/interpersonale/interesperenziale (= qualcosa di più

profondo dell’intersoggettivo, è il fondamento non visibile

dell’intersoggettività)

Cominciamo a prendere il considerazione la prima fase: (L’io diviso) durante la

quale l’individuo viene considerato come una totalità, un’unità comprensibile

entro il contesto globale dell’essere nel mondo. L’istanza di totalità è sottesa

all’esperienza del soggetto. Ciò che per Laing era importante era l’esperienza

vissuta, quando si ha una rottura dell’esperienza si ha anche una scissione

dell’identità accompagnata da una scissione della realtà poiché si hanno

allucinazioni, deliri e si perde il contatto con la realtà (stato psicotico). Così si

sviluppa l’io diviso: bisogna cercare di capire come avviene la scissione dal

punto di vista soggettivo, Laing parte da due concetti di base: la sicurezza

ontologica primaria: data dalla sicurezza dell’uomo dovuta dall’essere nel

mondo, caratterizzata da uno stato di continuità temporale, coesione ed

integrazione e l’ insicurezza ontologica primaria: caratterizzata invece da

un’ansia generalizzata, è uno stato di lacerazione fondamentale. Si può essere

sicuri o meno nel mondo a seconda di come si vive la propria identità, che

quando si sente fortemente minacciata dalla realtà esterna permette il

manifestarsi dell’ insicurezza ontologica primaria, durante la quale la persona

viene privata di una continuità temporale, è caricata di ansia e di angoscia ed è

disgiunta dal proprio corpo. Può essere compresa mediante l’analisi di 3

manifestazioni:

-Risucchio: la persona si sente insicura nel mondo, prova ansia e la sua identità

è precaria. Il risucchio è una delle manifestazioni dell’ansia generalizzata, vuol

dire: essere preda dell’altro, essere risucchiato dall’altro, essere visto dall’altro.

-Implosione: è la manifestazione che si lega al risucchio. L’essere nel mondo si

vive in maniera implosiva: la realtà esterna è minacciosa ed implode nella

persona, di conseguenza la realtà esterna non è elaborabile.

-Pietrificazione: io non riesco a percepire né a partecipare alla relazione con

l’altro, quindi mi sento pietrificato, un oggetto, perché non partecipo alla

relazione. Trasformo anche l’altro in un oggetto.

Inoltre l’insicurezza ontologica primaria, permette il passaggio da uno stato

schizoide ad uno psicotico dell’essere nel mondo: la schizoidia è ansia

generalizzata, sono queste tre modalità  con la transizione, queste 3 forme

dominano fortemente la mente dell’individuo, aumentando il livello di ansietà e

di fragilità dell’identità scissione tra l’io e il corpo: il corpo partecipa alle

relazioni con gli altri ed interagisce con gli altri ma scisso dall’io. La scissione è

tipica degli psicotici. L’io regola e determina le relazioni che il corpo ha con gli

altri e quindi ne diventa il suo regista. L’io guida e il corpo interagisce. L’io è

quello interiore ed è consapevole. Il corpo non deve essere fittizio altrimenti

diventerà preda della realtà esterna. Ma a lungo andare, quando la realtà

esterna è minacciosa ed è molto forte, l’io potrebbe non essere più in grado di

guidare e gestire il corpo e la situazione si complica. Soprattutto in questa

situazione, il corpo mette in atto dei comportamenti falsi (forme difensive) e

gradualmente cadrà nelle mani degli altri, verrà assorbito dalla realtà esterna,

minacciosa e non potrà più essere diretto dall’io. L’io sempre gradualmente, si

troverà in una situazione di falso sé, di malafede (facendo svolgere al corpo

azioni inadeguate e di ritiro), le sue difese crolleranno e anche lui diventerà

preda della realtà esterna si forma un unico sistema/un’unione di tipo

psicotico e non vi è più la scissione. Questo stato di psicosi non è uno stato

normale ma patologico. Durante questa prima fase si è parlato di esperienza

soggettiva, l’altro è ai margini, è complementare e tutto spaventa l’individuo:

la realtà esterna e la relazione con l’altro.

Nella seconda fase: (L’io e gli altri) Laing prende in considerazione l’identità

normale e patologica ma soprattutto il ruolo e l’importanza che riveste l’altro, il

quale incide sull’esperienza del soggetto, è fondamentale per la costruzione

dell’identità e lo sviluppo della patologia. Vi è, rispetto alla prima fase, un

passaggio netto: prima l’identità era minacciata dall’insicurezza ontologica

primaria, ora invece dall’altro. È importanza l’esperienza relazionale e non la

relazione in sé x sé. Qui l’analisi è intersoggettiva ed interesperenziale.

Durante questa fase vengono utilizzati diversi meccanismi ( ma prima di

parlarne bisogna soffermarsi sulla fantasia: questa può essere conscia ed

inconscia. È la prima forma di esperienza a svilupparsi, ha un carattere

implicito e non sempre è conoscibile attraverso il comportamento. L’identità

può essere vista attraverso questo processo di fantasia):

-L’elusione: processo agito nella fantasia. Può essere sia conscio che inconscio.

Non si vede ma attraverso l’elusione possiamo minacciare l’altro, capovolgere

la sua mente, influenzare sia l’identità dell’individuo che la relazione. Non si

vede perché agisce in fantasia ma è implicita e molto potente. Eludere

l’oggetto e la relazione, vuol dire: misconoscere l’identità dell’altro, non

prendere una posizione reale e ferma nei confronti dell’ambiente esterno o

della persona. Quindi attraverso l’elusione, faccio passare per vero ciò che non

lo è, perché c’è una continua elusione in cui uno è sempre vittima dell’elusione

dell’altro.

-Collusione: è visibile. Giocare ad ingannarsi. È una condizione di autoinganno

reciproco a livello interpersonale (non istituzionale). l’autoinganno non è

positivo ma quando la persona sta molto male è utile perché permette di

cogliere situazioni che si possono mentalizzare. Quando si rompe la collusione,

i confini dell’identità saltano e si comunicano tutti i nostri pensieri impliciti.

L’identità si sviluppa attraverso le conferme, richiede complementarietà,

superamento dei processi conflittuali ed una sana dipendenza dall’oggetto

reale. L’identità corre sempre dei rischi.

-Doppio legame: quando si entra in relazione interpersonale con un altro, il

legame può essere doppio, ossia l’individuo diventa destinatario di richieste

pressanti ed incompatibili, le situazioni sono insostenibili poiché il soggetto non

riesce a cogliere il senso delle richieste dell’altro ed adattarle al proprio

comportamento. L’altro è in una posizione insostenibile, come si muove

sbaglia. Per il soggetto è un legame contraddittorio.

-Ingiunzioni: comunicazioni fredde che giungono all’altro ma non possono

essere elaborate.

L’analisi della famiglia: è un contesto privilegiato che rende intellegibili la

natura e la forza delle relazioni interpersonali che la governano. Sono

governati dalle fantasie circa le rappresentazioni implicite dei componenti della

propria famiglia e queste fantasie non vengono esplicitate perché permettono

alla famiglia di funzionare. Ciò che è implicito cambia la relazione anche se non

lo vogliamo. Le fantasie possono essere sia duttili che rigide. C’è un

contenimento delle fantasie e quando riemergono allora fanno saltare i rapporti

familiari. Noi dobbiamo avere corazze per difenderci dalle elusioni. La famiglia

funziona esplicitando.

Aspetti temperamentali connessi all’introversione?

• Sintesi ed integrazione della coscienza?

• Inconscio Freudiano?

• Intelligenza e variabili di personalità legate ai processi

• sensoriali? Psicologia Umanistica

La psicologia umanistica assunse i caratteri di un vero e proprio movimento

culturale, nacque in America nella seconda metà del 1900, più in particolare

nel 1961/62. I principali fautori furono: Allport, Rogers, Maslow, May. La

psicologia umanistica, si pose come la terza forza della psicologia, fu

influenzata dall’approccio fenomenologico europeo ed inoltre si oppose sia al

comportamentismo che alla psicoanalisi, sostenendo che entrambe non fossero

in grado di comprendere la complessità della personalità. Vi è un rifiuto totale

del riduzionismo: sia del riduzionismo psicoanalitico e freudiano (la teoria delle

pulsioni) che del riduzionismo comportamentista, secondo cui la personalità

altro non è che un mero meccanismo di stimolo-risposta fondato sul

condizionamento e sull’apprendimento. Tale movimento si sviluppò per volere

di un gruppo di psicologi che volevano rispondere adeguatamente alle esigenze

e ai bisogni della società e della cultura di quel tempo ma anche grazie

all’influenza della storia esterna (importante x la nascita di una nuova teoria).

Questa esigenza così imperante nacque da una crisi d’identità molto forte da

parte della società, per questo gli psicologi cercarono di creare questo nuovo

tipo di psicologia che fosse in grado di valorizzare la personalità  il disagio del

contesto viene attenuato solo se si creano le condizioni per una psicologia del

benessere e della salute (punto cruciale x lo sviluppo della psico umanistica).

In questa situazione si diede attenzione ai processi ottimali che promuovono

salute e benessere e all’ esperienza vista però in un’ottica diversa: se x la

fenomenologia europea ha un carattere negativo, per quella americana ha un

carattere più concreto e pragmatico.

Maslow (Teoria della motivazione umana): come abbiamo visto

precedentemente, la psicologia umanistica mira alla creazione di condizioni per

una psicologia della salute e del benessere, Maslow fu uno dei primi ad

occuparsi del concetto di benessere e del come si raggiunge, ma andiamo per

gradi. Uno dei concetti fondamentali per l’autore era sicuramente la

motivazione (da cui poi ne ha ideato la sua teoria), per Maslow quando si parla

di motivazione si parla anche di personalità, le due cose sono connesse tra di

loro e la personalità viene concepita come una totalità, una struttura unitaria.

Le motivazioni sono diverse tra di loro perché si legano a più bisogni, hanno

anche una base biologica (perché legate al nostro temperamento), possono

essere sia estrinseche (motivazioni più esteriori come ad esempio la mot.

affiliativa) che intrinseche (quelle interne, che corrispondo ai nostri bisogni più

interni). Le motivazioni si legano tra di loro ma non possono essere studiate

senza prendere in considerazione l’influenza del contesto. Possono essere sia

consce che inconsce e riguardano tutto l’organismo, quindi tutta la personalità.

Per comprendere le motivazioni e quindi la personalità bisogna cogliere e

studiare i cinque bisogni fondamentali che sono organizzati gerarchicamente:

Bisogni Fisiologici (alla BASE)

- Bisogni di Sicurezza

- Bisogni di Affetto e di Appartenenza (richiesta fondamentale

- dell’organismo)

Bisogni di Stima

- Bisogni di Trascendenza o Autorealizzazione (al VERTICE)

-

Pur essendo organizzati gerarchicamente, questi bisogni possono raggiungere

la loro autonomia a seconda del bisogno che per noi diventa primario ed

importante in un determinato periodo e quindi non si parla più di bisogni

gerarchici ma bensì autonomi autonomia funzionale dei bisogni. I bisogni

secondo Maslow sono debolmente istintuali, quindi né troppo istintuali né

troppo poco. I primi quattro ( fisiologici, di sicurezza, di affetto/appartenenza, di

stima) sono definiti motivazioni da carenza poiché mirano ad una riduzione

della tensione a livello energetico (emozionale o cognitiva), mentre l’ultimo

bisogno viene definito motivazione da crescita perché ricerca e aumenta la

tensione, non è una tensione negativa ma sempre tensione è. Nel sistema di

Maslow, non è necessario che tutti i bisogni siano totalmente soddisfatti perché

si possa manifestare un bisogno di livello superiore, ma la piena soddisfazione

dei bisogni di livello inferiore può portare all’espansione dei bisogni di livello

superiore o ad un’autonomia di quelli più evoluti rispetto a quelli primitivi. Il

bisogno di autorealizzazione può essere così forte ed imperante da poter

inglobare i primi bisogni. Quindi secondo l’autore, la personalità deve

soddisfare i bisogni di autorealizzazione: che è l’espressione di una fiducia nelle

potenzialità della natura umana e di una carica di ottimismo (la malattia come

la cattiveria, è esito di una negazione della natura umana). Ciò che ci permette

di giungere all’autorealizzazione è la spinta motivazionale intrinseca e questa

coincide con il benessere. La persona auto realizzata sta bene, è felice, è

ironica, è leggera, è in grado di discriminare ciò che è genuino e concreto e ciò

che non lo è, è in grado di vivere delle esperienze non comuni a tutti ed

emotivamente intense, è in grado di accettare sé e gli altri ed inoltre la

creatività è una delle sue caratteristiche primarie. L’io, l’es ed il super-io della

persona auto realizzata non sono in opposizione tra di loro ma operano in

sinergia, tutte le categorie conflittuali (ansia, timore, senso di colpa) lasciano

spazio a categorie come la felicità, la serenità.

Rogers (L’autorealizzazione del sé) : Esso fu uno dei primi clinici ad

occuparsi del trattamento della schizofrenia, elaborò una teoria della

personalità che permetteva non solo di comprendere lo sviluppo della

personalità ma anche come intervenire sulla persona. Anche lui diede

importanza al concetto di bisogno ma ne introdusse altri due molto importanti:

l’empatia (importante x la terapia che dopo vedremo) e il sentire o meglio il

sentire organismico: ossia ciò che viene sentito, percepito e valutato

dall’organismo. Ad essere importante non solo, x l’autore, è il sentire

organismico ma anche la conoscenza dell’organismo attraverso dati osservabili

(x sapere come funziona l’organismo) e le relazioni interpersonali che

intrattiene con l’ambiente. Queste 3 sfere vennero fuse dall’autore, il quale

affermò che: l’organismo sente, può essere valutato attraverso dati osservabili

e può intrattenere relazioni, ha sempre quindi esperienze. Per Rogers sono

importanti 3 processi:

-Organismo: personalità totale

-Campo fenomenico: parte dell’esperienza dell’individuo, esperienza con cui

l’individuo si rapporta con l’organismo

-Sé: Non è una struttura che si forma alla nascita né dopo la nascita ma una

porzione del campo fenomenico, una parte dell’esperienza che nasce e si

sviluppa nell’esperienza. Il sé quindi x Rogers non fa parte della persona, ma lo

sviluppa in seguito con l’esperienza.

Il nucleo fondamentale della struttura della personalità è costituito dalla

tendenza verso la realizzazione del sé: poiché come detto precedentemente, il

sé non fa parte della persona sin da subito ma si sviluppa in seguito grazie

all’esperienza. Durante la prima infanzia, il bambino percepisce le esperienze

interne in modo unitario, infatti non è in grado di differenziare tra l’io ed il non

io o tra il me ed il non me. Solo durante il processo di differenziazione, che è

proprio della tendenza attualizzante, il bambino comincerà a discriminare tra

ciò che appartiene a lui e ciò che invece è esterno e diverrà consapevole di

funzionare autonomamente. Ma andiamo x gradi:

(Organismo) Alla base della teoria di Rogers vi è la motivazione, ossia quella

che lui definisce tendenza attualizzante ossia un’inclinazione naturale

all’autorealizzazione, quindi realizzare le potenzialità che il bambino ha dentro

di sé, di cui l’individuo è portatore, avviandosi verso la differenziazione,

l’integrazione, l’espansione e l’arricchimento. L’organismo non tende a

sviluppare le potenzialità negative. La tendenza attualizzante non è una

motivazione specifica ma generale che riguarda tutto l’organismo, qui la

personalità del bambino si comincia a sviluppare mediante il sentire

organismico che lui chiamatendenza di valutazione organismica: il bambino si

lascia guidare dal suo sentire organismico e valuta e scegli le esperienze x lui

più congeniali, quelle che miglioreranno e contribuiranno allo sviluppo e

rifiuterà quelle che non servono a tale scopo. (Tale concetto fu in grande

opposizione alla psicoanalisi ma contribuì allo sviluppo delle linee educative e

pedagogiche). Mano mano che il bambino cresce e la suo linea di sviluppo è

scandita da un processo di differenziazione, entrerà in contatto con il campo

fenomenico, con l’esperienza che porterà gradualmente allo sviluppo del sé: la

gestalt organizzata di esperienze comprendenti le relazione del bambino con

l’altro (insieme di relazioni tra lui e gli altri). Il bambino si trova a vivere

esperienze diverse e sviluppa il giudizio o condizioni di merito o giudizi di

merito o giudizi di valore, che sono processi di attribuzione che portano a

modificare il sentire organismico ma soprattutto permettono la nascita del sé.

Lo sviluppo del sé è determinato dalle valutazioni altrui e ciò si associa ad un

forte bisogno di considerazione positiva. Ed è proprio la considerazione positiva

che permette al bambino di essere apprezzato per alcuni aspetti e x altri no

così da introiettare solo certi valori, certe mete e modi di essere. Quando le

condizioni di merito accompagnano lo sviluppo del sé, le percezione

dell’esperienza subisce una differenziazione: le esperienze positive e coerenti

con il sé vengono integrate mentre quelle negative o conflittuali sono ignorate

ed escluse dalla coscienza. Questi giudizi di valore creano anche una

discrepanza tra l’organismo e l’esperienza il bambino si distacca dal sentire

organismico e si crea un’opposizione tra ciò che la persona sente e le regole

ambientali, tutto ciò avviene per i condizionamenti ambientali e culturali,

tuttavia quando la discrepanza è molto forte, le difese dell’individuo possono

essere inadeguate per impedire una dispersione del sé, una disgregazione della

personalità ed è proprio in questo caso che si creano le situazione di disagio

psichico. Il sé quindi è in contrasto con l’organismo e si crea una lacerazione tra

l’organismo totale e il sé che è costretto a sentire sulla base di altri fattori.

Circa questa frattura Rogers dice che bisogna ricorrere alla terapia, ad un

processo di reintegrazione:ossia il soggetto potrà riappropriarsi del proprio sé e

delle esperienza negate, tramite un aumento dell’autostima positiva

incondizionata ed una riduzione di quelle condizioni che hanno impedito

l’esperienza soggettiva. Questa terapia Rogers la chiama terapia incentrata sul

cliente: utilizza il termine ‘cliente’ in sostituzione di ‘paziente’ poiché vuole

alleggerire il concetto di terapia, sostenendo che tutti ne hanno bisogno.

Affinchè la terapia abbia buon esito, alcune condizioni (che riguardano sia il

terapista che il cliente) devono essere soddisfatte:

-Vulnerabilità: (cliente) iniziale che il paziente deve trasmettere al terapeuta

per far iniziare la terapia.

-Congruenza reale: (terapeuta) con il cliente e le sue esperienze da parte del

terapeuta.

-Forza terapeutica: (terapeuta) in stretta associazione con la precedente. Il

terapeuta deve accettare positivamente ed incondizionatamente le esperienze

del cliente. In questa condizione di congruenza, il terapeuta può modificare la

personalità del paziente. Ed è qui che entra in gioco la comprensione empatica:

il terapeuta non si deve lasciar coinvolgere dalle esperienze del paziente ma

deve vivere le sue emozione come fossero le proprie, si accosta alla

dimensione profonda dei vissuti del paziente, ai suoi sentimenti, alle sue

emozioni, alle sue paure e cosi il terapeuta rappresenta il tramite attraverso il

quale può aiutare il paziente a vivere bene la sua esperienza, a ricercare i

significati che la compongono ed attivare un processo di crescita. L’empatia

cosi tocca l’emozionalità dell’organismo ed ha una capacità di trasformazione:

della personalità del cliente che potrà cominciare ad integrare il proprio sé e si

ricreerà così la tendenza attualizzante.

Cognitivismo e Strutturalismo

Si è distaccato dal comportamentismo, apportando un nuovo significato di

studio, di analisi ed ha introdotto un nuovo rapporto con le neuroscienze ma

anche con la psicoanalisi. Il cognitivismo dà importanza all’inconscio e ai

processi mentali che sono logici e razionali. Le componenti inconsce non sono

pulsionali ma sono convinzioni che si acquisiscono nel corso dell’età evolutiva

che possono essere rimosse o meno ed avere un carattere patogeno o meno. Il

cognitivismo è caratterizzato da due prospettive:

-Meccanicismo: aspetti simulati al computer

-Cognitivismo strutturalista: si cerca di capire come si generano i costrutti

mentali o i significati

Ci sono altri due concetti fondamentali: l’apprendimento attivo,ci si interroga

su cosa succede nella nostra mente quando apprendiamo e il rinforzo che è

presente in ogni processo di condizionamento e può essere sia positivo che

negativo. Ci sono due grandi esponenti: Lewin (gestaltico, inserito a forza in

questa prospettiva) e Tolman (che inserisce variabili intermedie tra lo stimolo e

la risposta). Tale movimento ha preso il nome di cognitivismo poiché si basava

sullo studio dei processi cognitivi, ma anche strutturalismo perché il concetto

fondamentale su cui si basa è il ‘costrutto’. Se da una parte i cognitivisti

studiano i processi e le modalità di funzionamento che governano la mente

relativi ai diversi aspetti come l’attenzione, la percezione e la memoria, quindi i

costrutti ipotetici, dall’altra parte si occupano di ciò che caratterizza

l’adattamento di un individuo all’ambiente, il modo di elaborare le emozioni e

di attribuire significati, questi sono sostanzialmente costrutti personali ossia

schemi di riferimento, griglie di lettura per le esperienze di vita quotidiana. Se

gli psicodinamici guardano alle forze interne e i comportamentisti agli

antecedenti delle conseguenze, i cognitivisti si soffermano sulle strutture

mentali che regolano e modulano i rapporti tra l’individuo e l’ambiente in

termini di scambi d’informazione. La clinica cognitiva mira a modificare gli

effetti, le abitudini tramite un cambiamento dei meccanismi interni che

regolano l’elaborazione e la generazione delle informazioni. Si può fare una

distinzione tra cognitivismo nordamericano e quello europeo: quello

nordamericano improntato sullo studio della personalità, pone l’accento sulle

variabili situazionali, maggiormente controllabili, i modelli informatici e la

metodologia mentre il cognitivismo europeo che ha avuto grandi figure come

Lewin, Kelly o gli autori della ‘social cognition’ come Mishel e Bandura, si sono

soffermati sullo studio dell’intelligenza artificiale.

Rotter: divenne famoso per l’elaborazione della sua teoria (che dopo

esamineremo) chiamata teoria dell’apprendimento sociale/teoria situazionista

poiché sottolineava l’importanza di un apprendimento sociale e dell’influenza

delle situazioni e condizione esterne. La personalità per lui è un sistema

globale, unico, un’unità caratterizzata da mete, aspettative, rinforzi e condotte.

Le mete sono associate a sei diversi bisogni fini-fondamentali: benessere fisico,

amore, dipendenza, indipendenza, dominio, prestigio. L’aspettativa è un

processo probabilistico che riguarda se un dato fenomeno si verificherà o

meno. Mentre l’apprendimento ci permette di cogliere le norme e le regole

delle situazioni. Il comportamento per Rotter è un comportamento potenziale,

esistono sì i comportamenti manifesti ma vi sono anche quelli potenziali legati

alle aspettative e alle mete dell’individuo (Seguendo Adler, vuole capire se le

mete sono reali o false). Il comportamento potenziale è un comportamento

consapevole ma che non viene espresso, è strettamente legato ed esiste

perché c’è il rinforzo, il concetto di rinforzo viene modificato nel passaggio dal

comportamentismo al cognitivismo: perde le sue caratteristiche specifiche di

controllo del comportamento, assumendo un valore soggettivo, quindi il

rinforzo non viene fornito solo in condizioni specifiche ma siamo noi che

tendiamo ad autorinforzarci, le situazioni ci portano a rinforzarci e così

diventiamo soggetti attivi che mettono in atto comportamenti mai sviluppati,

ossia i comportamenti potenziali. L’attenzione è quindi posta: sulle aspettative

e sul comportamento potenziale che noi stessi rinforziamo (passaggio netto dal

comportamentismo al cognitivismo). Più aspettative vi sono e più

comportamenti potenziali abbiamo, se inibiamo le aspettative, inibiamo anche i

comportamenti potenziali. Infine, un comportamento potenziale è tale quando

si sviluppa a seguito di un rinforzo soggettivo che porta all’estensione di aree

mentali.

Comportamentismo Cognitivismo

Comportamento manifesto Rinforzo Comportamento

potenzialeRinforzo

Controllabile (componente meccanicistica) Soggettivo (che

nasce dentro di noi)

La teoria dell’apprendimento sociale (o teoria situazionista) : tale teoria pone

particolare enfasi sull’apprendimento e sulla pressione selettiva dell’ambiente,

punto in comune tra il behaviourismo e la teoria dell’apprendimento sociale. In

entrambe l’impostazione è situazionista. L’istanza metodologica rimane

comportamentista, tuttavia il fine è quello di creare una teoria della personalità

nella quale diventa cruciale l’indagine dei processi cognitivi che regolano

l’interazione tra organismo-ambiente, che presiedono alla costruzione del sé e

quindi del rapporto che la persona istaura con l’ambiente. La teoria rimane

fedele all’impostazione situazionista ma mira anche ad approfondire la natura

delle condizione esterne che regolano la condotta dell’individuo. Infatti da un

lato esamina la contestualità delle condotte, ossia le condizioni esterne da cui

sono state determinate e dall’altra l’organizzazione idiosincratica che riconosce

in essa il prodotto di un’organizzazione soggettiva che elabora i dati oggettivi

in termini unici e personali. Difatti ciascuno ha il proprio modo di valutare,

ricordare, associare, anticipare le sollecitazioni dell’ambiente e le condotte che

ciascuno mette in atto in tale ambiente. L’ambiente di cui si parla è un

ambiente sociale, costituito da persone, legami, norme, relazioni quindi diventa

importante capire come le relazioni interpersonali scandiscano lo sviluppo della

persona e come contribuiscano al consolidamento di una determinata

organizzazione cognitiva. È essenziale anche comprendere come certe

condotte diventino parte del nostro repertorio comportamentale e quali effetti

ne assicurino il mantenimento. Pur rimanendo importante il rinforzo,

nell’apprendimento sociale ci si appoggia non tanto ad un rinforzo

sperimentato dal soggetto quanto all’elaborazione mentale che il soggetto

attiva in seguito alle conseguenze che si associano alla condotta propria o

altrui. Il privilegiare l’esame della situazione o delle condizioni esterne non

comporta la negazione dei caratteri individuali e soggettivi dell’elaborazione

cognitiva, ma permette più di mettere in luce come condotte, in passato

attribuite a forze interne, oggi possano essere indotte, modificate o eliminate

da forze esterne ma anche come la conoscenza dell’organizzazione cognitiva

possa essere accessibile attraverso l’esame delle condizioni esterne.

Le mete dell’individuo dipendono dalla sua storia, dalle relazioni sociali e dalle

esperienze che l’hanno caratterizzata. L’obiettivo della terapia consiste nel

cambiare le mete, quindi il sistema di aspettative. Il cambiamento terapeutico

viene perseguito solo in seguito all’istaurarsi di una relazione

paziente-terapeuta empaticamente favorevole e gratificante, attraverso una

valutazione delle condotte, dei motivi, delle conseguenze o delle differenze

individuali ed i costrutti indagati di locus of control. Locus of control: sistema di

misurazione di aspettative, secondo cui vi è una propensione da parte

dell’individuo ad attribuire all’esterno (ad altri, al fato, al caso) o all’interno

( propria volontà, responsabilità) la causa del proprio successo od insuccesso.

Fiducia interpersonale: aspettativa che le persone hanno in misura diversa, che

gli altri siano degni di fiducia.

Lewin (La teoria del campo): Esso considerava la realtà psichica come un

sistema dinamico comprendente sia la persona che l’ambiente, sviluppatisi

mediante un’azione di forze in grado di apportare modificazioni per poi

giungere nuovamente ad uno stato di equilibrio. Lewin era d’impostazione

gestaltica e nonostante si occupasse dei caratteri dinamici del funzionamento

psicologico, cercò cmq di ampliare le vedute del suo movimento come ad

esempio mediante lo studio delle motivazioni. L’autore si avvicinò a due

movimenti: la psicoanalisi (pur avendo in contrasto con quest’ultima il

trattamento non del singolo, ma per lui del gruppo) e la psicologia topologica.

Le due hanno in comune lo studio dell’interazione tra i diversi fenomeni

psicologici e la condotta. Lewin si occupò anche delle concezione Aristotelica e

Galileiana. Aristotele aveva un’impostazione più classificatoria, secondo cui i

fenomeni si dovevano verificare in maniera costante e tutti nello stesso modo,

dall’altra parte Galileo sosteneva invece che i fenomeni fossero sporadici e che

non avessero regolarità costante. Ovviamente, Lewin diede credito alle teorie

galileiane, poiché gli era impossibile applicare il principio basato sulla regolarità

della frequenza dei fenomeni, a quelli psichici visti come dinamici. Così, quindi,

come succede in fisica dove la direzione di un vettore non è data dalla natura

dell’oggetto ma bensì dalle relazioni tra l’oggetto e l’ambiente, anche in

psicologia i vettori sono determinati dalla relazione tra l’individuo concreto e la

situazione concreta. La teoria del campo: costituisce un sistema generale che

caratterizza tutte le diverse manifestazioni della realtà psicologica, da quelle

individuali a quelle di gruppo e quindi l’insieme di costrutti in grado di

rappresentare il funzionamento della personalità. Il costrutto più importante x

Lewin è quello di ‘campo’ che è qualcosa di globale e gruppale e con cui si fa

riferimento a tutto ciò che è presente per il soggetto in un dato momento e che

ne determina il suo sentire, la sua azione, il suo conoscere. A questo proposito

ha particolarmente importanza il principio di contemporaneità secondo cui gli

eventi possono influenzare ma nel presente, ribadisce inoltre che qualsiasi

comportamento o mutamento nel campo psicologico dipende dalla

configurazione di quest’ultimo in un dato momento. Con questo principio non si

vuole privare d’importanza gli eventi passati o la prospettiva futura, ma

semplicemente cogliere presente e futuro per come essi sono presenti nel

soggetto e l’influenza che esercitano in una determinata situazione o

determinato momento, determinando la condotta in quanto parti simultanee

del campo psicologico. Ci sono 3 aree fondamentali soggette a modificazioni:

-Spazio di vita: dove si verificano gli eventi nel qui ed ora x il soggetto.

Caratterizzato dalla persona e dall’ambiente psicologico e costituito da bisogni,

motivazioni, mete, tensioni

-Fenomeni del mondo fisico e sociale: che non hanno una diretta incidenza sullo

spazio di vita della persona in quel dato momento

-Zona di confine: dello spazio di vita, in base al quale si prendono in

considerazione quei processi del mondo fisico e sociale che agiscono nello

spazio di vita della persona in quel dato momento.

Quindi, in definitiva lo spazio di vita è argomento centrale della teoria del

campo, totalità di eventi che determinano il comportamento ed influenzano la

condotta di una persona in un dato momento. I fattori e gli eventi che fanno

parte dello spazio di via hanno una rilevanza psicologica per il soggetto in uno

specifico momento. Riguarda sia l’ambiente che la persona. L’ambiente di cui

parla Lewin, è un ambiente psicologico che fa riferimento alle condizioni

esterne che influenzano il comportamento del soggetto nella misura in cui

vengono da esso percepite. Mentre l’ambiente fisico fa riferimento alle

rappresentazioni soggettive che l’individuo ha degli eventi esterni.

Lo spazio di vita è costituito da regioni psicologiche che riguardano sia la

persona che l’ambiente e possono essere intese: 1) un oggetto dello spazio di

vita che può essere rappresentato in termini spaziali 2) aspetto dello spazio di

vita nel quale si possono distinguere più posizioni o parti. (come l’ambiente, la

persona è rappresentata privilegiando la dimensione soggettiva). La persona

quindi appare come un sistema stratificato, una struttura definita da regioni

centrali ( che riguardano i processi legati al sé e all’identità individuale) e da

regioni periferiche (processi percettivo-motori). La struttura della personalità

quindi può essere percepita come un’insieme di regioni, più o meno

interdipendenti rispetto ad una particolare situazione. Il rapporto tra regioni

individuali e quelle ambientali o comunque la loro divisione viene determinata

dalle frontiere che sono confini, legate alle valenze, se l’una è rigida anche

l’altra lo è. Il comportamento viene inteso come mutamento di posizione, cioè

come locomozione nel proprio ambiente psicologico. Il movimento avviene fra

le regioni dell’ambiente psicologico a cui segue un cambiamento della struttura

dell’ambiente psicologico. La locomozione può essere sia fisica che psicologica

e si lega ai bisogni nelle varie situazioni. Altri concetti che si legano alla teoria

del campo sono:

-Tensione: stato che la persona esperisce all’insorgere di un bisogno o di un

quasi bisogno, che l’individuo tende a superare per ristabilire una condizione di

equilibrio

-Valenza: fa riferimento al valore positivo o negativo che ha una regione

dell’ambiente psicologico. Se positiva attrae, se negativa allontana le regioni

negative

-Forza: connesso alla valenza, fa riferimento alla direzione e all’intensità di una

tendenza ad agire per realizzare un mutamento. La direzione, l’intensità e il

punto di applicazione, sono rappresentati mediante un vettore

-Bisogno: è l’elemento di unificazione dei diversi costrutti. Esprime una

necessità della personalità e produce effetti nella specifica situazione

considerata ( è legato alle valenze)

-Quasi bisogno: ha un’intenzionalità precisa, è strettamente legato alle

aspettative che il bisogno alimenta.

Lewin divenne famoso anche per aver dato una nuova ed innovativa

definizione dello sviluppo della personalità: questa non si svilupperebbe

mediante delle fasi ordinate che seguono le varie tappe dello sviluppo ma

mediante un processo di differenziazione cognitiva-affettiva che concerne,

aumentando con l’eta, una maggiore organizzazione e complessità. L’adulto

infatti presenta una maggiore organizzazione del comportamento in termini di

complessità, ha un’estensione delle attività e degli interessi, un aumento dello

spazio vitale e delle regioni psicologiche ma anche della dimensione temporale

psicologica e condotte più coerenti con la realtà. Mentre il bambino,

caratterizzato da una lieve differenziazione, non ha ancora una sfera

differenziata di bisogni ed aspettative, ha poche regioni e le prime che si

sviluppano sono quelle relative alla nutrizione e all’escrezione; solo in seguito

ci sarà l’estensione dello spazio di vita. La differenziazione dello spazio di vita è

in rapporto alla dimensione di realtà ed irrelatà:cioè la rappresentazione di

timori e desideri (livello di irrealtà) e di aspettative ( livello di realtà), questa

costituisce una discriminante x la personalità del bambino e dell’adulto. È

possibile che l’adulto possieda un maggiore livello di realtà ma che in

determinate situazioni (sogno, fantasticheria) ci sia un’oscillazione tra il livello

di realtà e quello di irrealtà sia nel bambino che nell’adulto. Per quanto

concerne lo sviluppo, Lewin si occupò anche di altri due argomenti:

retrogressione : ritorno ad una modalità di comportamento precedente nella

storia psicologica del soggetto e regressione: ritorno ad una modalità di

comportamento primitiva, a prescindere dalla sua effettiva esistenza nella

storia dell’individuo. La regressione è una modificazione del mio spazio di vita,

vi è una restrizione del mio spazio di vita, delle regioni che oltre a diminuire

cominciano anche ad avere una valenza negativa ed una diminuzione del senso

di realismo. Se da una parte ciò può sembrare solo negativo, dall’altra parte è

anche positivo poichè ci permette di ripercorrere e ricostruire le varie tappe

che hanno segnato la costruzione della personalità.

Costruttivismo?

Cosa sono i costrutti personali?

• Qual è il corollario dicotomico?

Sovraordinadizione e subordinazione?

Kelly (La teoria dei costrutti personali): l’autore divenne particolarmente

famoso per la sua teoria dei costrutti personali (secondo il cognitivismo, il

‘costrutto’ è il concetto fondamentale). Esso parlò, prima della stesura della

sua teoria di ‘alternativismo costruttivo’ ossia una modalità di costruzione e

ricostruzione che regola la nostra conoscenza ed interpretazione della realtà.

Secondo questo modello la personalità è un organismo attivo ed unitario. La

sua teoria si propone quindi come una teoria completa della personalità che si

basa su diversi principi: il soggetto si costruisce gli eventi della realtà, ossia

l’individuo è in grado da solo di rappresentarsi l’ambiente, di modificarlo, di

costruirlo e adattarlo alle proprie esigenze, non solo di rispondergli

semplicemente. Questo non vuol dire che la realtà non sia in sé reale, ma la

realtà che conta x il soggetto è quella che effettivamente esiste per lui, un dato

di fatto che può essere modificato. Kelly si occupò soprattutto del modo

attraverso cui le persone costruiscono le cose e gli aventi mediante i costrutti.

Da qui la metafora secondo cui l’uomo è come uno scienziato:così come lo

scienziato e le sue ricerche fanno ipotesi e previsioni sugli eventi, anche l’uomo

utilizza i costrutti personali per anticipare, prevedere, fare ipotesi sugli eventi

nella mente che dovranno poi confrontarsi con l’evidenza sperimentale e quindi

potrebbero essere verificate ma anche falsificate, nasce cosi la necessità di

scoprire le differenze individuali o i diversi punti di vista delle persone. Il

costrutto personale: non è un concetto ma uno schema, un modo particolare

che l’uomo si crea x costruire e conoscere gli eventi. I costrutti sono inconsci,

preverbali ma anche dinamici e non statici poiché si legano alla nostra

esperienza quotidiana che richiede l’abbandono o la revisione di questi

costrutti, se non si ha esperienza non si hanno costrutti poiché costrutto vuol

dire anche consolidare nel proprio sistema cognitivo i propri costrutti che ci

permettono di fare ipotesi. I costrutti personali sono organizzati nel modo in cui

noi anticipiamo gli eventi. Se i costrutti quindi ci appaiono come schemi

mentali, questi possono essere squilibrati, equilibrati, la costruzione può essere

rigida o generalizzata ma una buona costruzione richiede una giusta via di

mezzo tra la costruzione lassa e quella rigida. La teoria dei costrutti personali

mira a chiarire come si sviluppano e trasformano i vari costrutti personali, in

modo che possano essere esaminati i costrutti di una persona che può

permettere di prevederne il comportamento. La teoria si qualifica come

postulato fondamentale:ossia il modo in cui anticipiamo gli eventi, o meglio, i

processi di una persona sono psicologicamente canalizzati dai modi in cui

anticipa gli eventi. Vi sono 11 corollari che discendono dal postulato

fondamentale e ne costituiscono l’articolazione concreta ossia il modo

attraverso cui l’individuo costruisce gli eventi:

-Corollario di Costruzione: la persona costruisce gli eventi mediante la replica

degli eventi già vissuti, in questo modo si anticipa gli eventi. La replica riguarda

gli eventi passati in uno stato attuale ma non sempre è sicura, nel senso che

non sempre determina previsioni sicure. Questo perché si può sviluppare

attraverso processi di somiglianza ma anche di contrasto (costrutto di

somiglianza).

-Corollario di Organizzazione: ogni persona possiede una modalità propria di

costruzione degli eventi, di organizzazione di questi ultimi e di

gerarchizzazione. Quando i costrutti sono organizzati si ha la meta cognizione

(capacità di avere pensieri, emozioni). Nel sistema infatti vi sono strutture

sovraordinate e sottordinate, quelle sottordinate possono essere invalidate

senza però andare ad inficiare quelle superiori, se quelle sovraordinati vengono

invalidati allora si andrà a colpire la meta cognizione e la capacità di fare

previsioni.

-Corollario di Dicotomia: l’individuo è costituito da un numero finito di costrutti

dicotomici/bipolari. La dicotomia è psicologica (soggettiva) e non logica, i due

poli si oppongono tra di loro. La dicotomia ci permette di avere un equilibrio a

livello cognitivo e attraverso l’opposizione noi designiamo la qualità del nostro

costrutto e più si procede tramite dicotomia, più si comprende il costrutto che

stiamo costruendo.

-Corollario di Scelta: l’individuo sceglie sempre l’alternativa più adeguata, la

migliore per il suo processo conoscitivo, quella che permette un’elaborazione

più precisa ed estesa del suo sistema.

-Corollario di Campo: il costrutto ha un centro, un campo di applicabilità

limitato, ossia il costrutto è utilizzabile solo per previsioni di un numero finito di

eventi, riguarda un numero limitato di oggetti.

-Corollario di Esperienza: il sistema di costrutti varia man mano che l’individuo

costruisce gli aventi mediante la replica. Quindi i sistemi di costrutti sono in

continuo cambiamento, l’evoluzione è progressiva. Questa è l’esperienza e la

serie di eventi che entrano a far parte dell’esperienza del soggetto apporta

cambiamenti al suo sistema di costrutti.

-Corollario di modulazione: le variazioni del sistema di costruzione degli eventi

di una persona sono limitate dalla permeabilità dei costrutti ossia è permeabile

se ammetterà nel suo campo di applicabilità nuovi elementi che non possedeva

dentro la sua struttura. I costrutti personali devono essere necessariamente

modulati (modificati) altrimenti vanno incontro a frammentazione che è

sintomo di patologia e di incapacità a fare previsioni. Tale costrutto indica la

coerenza tra i sistemi sovraordinati e tra questi e quelli sottordinati.

-Corollario di Frammentazione: mette in rilievo l’incompatibilità tra i diversi

sottosistemi. La persona può comunque utilizzare questi sistemi contraddittori

tra di loro poiché non invalida la capacità di costruzione.

-Corollario della Comunanza:i costrutti di una persona possono essere simili a

quelli di un’altra e cosi le modalità di costruzione degli eventi, quindi le persone

sono psicologicamente simili.

-Corollario di Socialità: riguarda come interagiamo i costrutti dell’altro, Kelly

afferma che per comprendere l’altro e per capire realmente come l’altro

costruisca i costrutti bisogna avere un sistema meta cognitivo molto robusto.

Per capire veramente l’altro bisogna costruire con i suoi costrutti e non con i

propri mediante quello che io sento dell’altro. Bisogna porsi i problemi su come

l’altro costruisce. Quindi la comprensione degli altri dipende dalla nostra

capacità di costruire il punto di vista dell’altra persona.

Kelly apportò anche un sistema terapeutico fondamentale, contribuì alla

valutazione della personalità e all’analisi dei costrutti personali attraverso la

griglia di repertorio che può essere utilizzata sia in ambito clinico che di ricerca.

I soggetti sono invitati a classificare, in rapporto a determinati costrutti,

persone, emozioni così da fornire le coordinate del loro sistema di costrutti

personali. Attraverso l’esame delle relazioni tra i vari costrutti, si colgono gli

aspetti fondamentali della personalità e anche quelli che molto spesso vengono

trascurati.

Bandura (La teoria della ‘percived self-efficacy’):

Albert Bandura militò per diversi anni nello studio dell’apprendimento sociale e

si formò in una scuola di orientamento comportamentista. Diversi furono i punti

su cui lui focalizzò la sua attenzione, per esempio la condotta così come la

personalità che si sviluppa mediante il determinismo reciproco triadico ossia

l’interazione e l’influenza continua tra tre diversi elementi:

-persona:è in grado di motivarsi, di darsi consigli e di punirsi. Può mettere in

atto comportamenti potenziali ma anche quelli manifesti, ossia la condotta

-ambiente: è dove si dirige e muove la condotta. Influenza sia la condotta che

l’attività di pensiero

-comportamento (l’attività di pensiero è importante per l’autoefficacia e

l’autoregolazione per la personalità).

Diede inoltre molta importanza ai processi e alle strutture cognitive che

modulano e regolano l’esperienza e il comportamento umano. Tra le diverse

capacità cognitive troviamo ad esempio la simbolizzazione: che esiste anche

nel cognitivismo, ossia le esperienze e le azioni vengono trasformate in simboli

sia a parole che ad immagini, quindi in modelli interni che guidano il giudizio e

l’azione della persona, dando significato al rapporto che si crea tra la realtà e

l’individuo. Ma anche la capacità di anticipazione, di autoregolazione e di

autoriflessione.

Molto importanti inoltre sono sia l’esperienza che l’apprendimento che

determinano la personalità individuale. Esso inizialmente parlava di quello che

era il concetto di ‘human agency’ ossia una concezione della natura umana

fondamentalmente proattiva, solo in seguito cominciò ad occuparsi di due dei

temi che x lui furono particolarmente importanti: l’apprendimento mediante

imitazione ed osservazione di un modello. L’imitazione secondo Bandura, è un

veicolo insostituibile attraverso cui la persona apprende dall’esperienza altrui

sia che sia di successo che di insuccesso, sarebbe impossibile apprendere

sempre e tutto attraverso prove ed errori. Mentre l’apprendimento tramite

l’esercizio corrisponde al perseguimento, all’appropriazione. L’imitazione non

può essere abolita, quindi la persona può sviluppare sia condotte positive che

negative e questo è sempre legato alla simbolizzazione: mi rappresento

mentalmente ciò che devo mettere in pratica. L’imitazione è attiva.

L’osservazione di un modello consente di assimilare sequenze ordinate di

comportamenti che sono orientati al raggiungimento di scopi. In questo modo

la persona scopre i costi, i benefici, i possibili rischi di questi comportamenti e

quindi potrà avere in un futuro prossimo, a disposizione un vasto repertorio di

condotte tra cui eventualmente scegliere in determinate situazioni.

L’imitazione e questo tipo di apprendimento richiedono attenzione ma

permettono anche una produzione comportamentale incrementando la

motivazione a cogliere dimensioni più estese dell’ambiente. I bambini devono

poter essere in grado di padroneggiare gli eventi e le azioni che svolgono in

modo da poter comprendere i nessi causali tra i diversi eventi, mettere in atto

un comportamento positivo, analizzare le esperienze e le possibili

conseguenze. Noi cosi possediamo la capacità di anticipare gli eventi: tutto ciò

è possibile perché noi riflettiamo sul nostro comportamento, l’autoriflessione è

innata e quindi esercita un’autoregolazione sul comportamento che potrà

migliorare. L’autore si focalizzò anche sui comportamenti aggressivi,

sostenendo che si trattasse di un’espressione di una strategia adattiva non

innata o guidata dalle pulsioni ma regolata da processi cognitivi, da processi di

imitazione, confronto, accettazione sociale, disinvestimento morale in

connessione con standard interni. Tuttavia il concetto fondamentale nella

teorizzazione di Bandura rimane: l’autoefficacia percepita  ossia la fiducia e le

aspettative che l’individuo ha nel gestire e padroneggiare con successo

determinate situazioni. Si collega all’autoriflessione che guida il

raggiungimento dell’obiettivo e la regolazione del comportamento. Ci possono

quindi essere sia persone efficaci che non efficaci, a seconda delle loro capacità

di autoriflessione ed autoregolazione, anche se a volte i processi di

autoregolazione sono imbrigliati in quelli di autopunizione. L’autoefficacia

percepita si collega anche al concetto di ‘autostima’ che è complesso. Inoltre è

controllabile, studiabile, apprendibile, misurabile e più specifica per la nostra

vita mentale rispetto all’am

biente. Non si tratta di una disposizione a priori, ma di un’organizzazione di

autoregolazione che si sviluppa nel corso della formazione della personalità e

corrisponde ad una capacità di saper ‘orchestrare’ le proprie risorse cognitive,

affettive e comportamentali in modo generativo, cosi da realizzare al meglio le

proprie potenzialità.

Allport: è un autore della psicologia americana della prima metà del secolo.

Esso cercò di dare una definizione non riduttiva ma globale della personalità.

La personalità è un’organizzazione dinamica, un’unità dinamica dove si

coniugano tra di loro fattori biologici, psicologici e sociali che si integrano x

risultare in una individualità di caratteri unici ed irripetibili. Inoltre la

personalità, x l’autore, è un insieme di sistemi psicofisici. I sistemi psicofisici


ACQUISTATO

5 volte

PAGINE

55

PESO

106.00 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Psicologia delle emozioni delle motivazioni e della personalità: teoria e metodi per l'esame del professor Accursio. Si tratta di un'integrazione tra gli appunti presi in aula e ciò che è scritto a riguardo sul manuale 'Introduzione alla psicologia della personalità' di A. Gennaro; all'interno sono presenti tutti gli argomenti spiegati a lezione, tra cui: Kuhn, Laudan, Morin, Janet, Adler, Horney, Reich, Jung, Winnicott, Jaspers, Husserl, Minkowsky, Biswanger, Laing, Maslow, Rotter, Lewin, Kelly, Bandura, Allport e Murray.
Alla fine di ogni argomento vi sono elencate anche le possibili domande che il professore potrebbe fare a riguardo durante l'esame.
Editore il mulino, autore: Accursio Gennaro


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in psicologia e salute
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Silviag91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia delle emozioni delle motivazioni e della personalità: teorie e metodi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Accursio Gennaro.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Psicologia delle emozioni delle motivazioni e della personalità: teorie e metodi

La personalità creativa
Appunto
Riassunto esame psicologia delle emozioni delle motivazioni e della personalità: teorie e metodi, prof. Gennaro, libro consigliato Introduzione alla psicologia della personalità (2a edizione 2014) Gennaro
Appunto
Riassunto esame Storia delle scienze psicologiche, prof. Foschi, libro consigliato Storia della psicologia, Legrenzi
Appunto
Domande Esame Teorie e Tecniche dei Test, prof Pezzuti, libro consigliato Teorie e Tecniche dei Test e altri
Esercitazione