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PSICOLOGIA DELLE EMERGENZE

La psicologia delle emergenze si regge su un semplice, ma fondamentale principio, e

cioè che dopo uno stress, dopo un trauma, i sintomi sono reazioni normali a situazioni

anormali.

La definizione di salute dell’OMS è: “LA SALUTE E’ UNO STATO DI COMPLETO

BENESSERE FISICO, MENTALE E SOCIALE E NON SOLTANTO L’ASSENZA

DI MALATTIA”.

Per fare ciò è necessario realizzare interventi di prevenzione e promozione della salute.

Essa dipende non solo, come detto prima dall’assenza di malattia ma anche dalle

condizioni sociali, economiche, politiche e culturali nelle quali vivono le persone, e

quindi dalle disposizioni di condizioni, che non sono solo quelle percepite

tradizionalmente come favorenti alla salute, come: il lavoro, l’alloggio, l’istruzione, i

servizi di assistenza, la cura e la stimolazione affettiva, la prevenzione di tutti i tipi di

abuso e abbandono, i programmi comunitari volti all’assistenza di individui che sono a

rischio di esperienze avverse, fisiche e psicologiche.

L’intervento psicologico nell’emergenza è un elemento essenziale nelle scienze del

comportamento applicate, e richiede una formazione specifica di coloro che operano sul

campo.

Il suo campo d’azione deriva dal nuovo corpo di conoscenza su stress, crisi e trauma e

la comprensione dei modi in cui le persone reagiscono alle esperienze stressanti e

traumatiche, nonché il ripristino dell’equilibrio psichico delle vittime, dei parenti e dei

soccorritori, dall’azione psicolesiva degli eventi shock.

CONOSCENZE FONDAMENTALI DEI PROFESSIONISTI

1. Psicologia generale:

Emozioni

 Motivazioni

 Pensiero

2. Psicologia sociale:

processi di gruppo

 percezione sociale

 1

interazioni sociali

3. Psicologia clinica:

criteri diagnostici

4. Salute mentale:

prevenzione e promozione di essa e del benessere psicosociale e poi: abilità

comunicative, empatia, sana motivazione all’aiuto, disponibilità ad accettare le

intense reazioni emotive negative delle vittime.

TIPI DI ESPOSIZIONE TRAUMATICA

disastri naturali e tecnologici (tornadi, incendi, alluvioni, terremoti, esplosioni,

 maxicrolli, attentati, ecc..). Se prendiamo ad esempio il terremoto, l’alluvione e

il maxicrollo di diverse abitazioni, si può notare come questo tipo di disastri,

innanzitutto avvengono per la maggiorparte delle volte in zone già colpite da

fenomeni sociali complessi come la mafia, l’emigrazione, mettendo a nudo e

accentuando problemi quali la disgregazione dei nuclei familiari; si aggiungono

la scomparsa dei fondamentali e comuni punti di riferimento (perdere la rete di

riferimento comporta il vivere in una condizione perenne di allarme che coincide

con la condizione di sopravvivenza e quindi con la capacità di tolleranza e di

adattamento al cambiamento inevitabile) spaziali e temporali, materiali e

simbolici della comunità di appartenenza, con il conseguente sconvolgimento

delle pratiche e consuetudini del vivere quotidiano. Quindi la gestione degli

interventi di emergenza deve tenere conto dei bisogni psicologici fondamentali

di ogni soggetto nel contesto della sua realtà sociale, perché queste persone non

solo vivono quotidianamente delle difficoltà ma hanno subito uno

sconvolgimento alle fondamenta stesse dell’identità individuale e sociale. Basti

pensare al tipo di attaccamento manifestato verso gli oggetti di uso quotidiano:

vestiario, suppellettili, ecc.., in quanto oggetti di forte investimento affettivo e

simbolico, “pezzi dell’identità”; quindi la loro mancanza va via anche la

concezione del mondo e della vita. Inoltre l’allontanamento da quei luoghi, pur

devastati, ha assunto per questi soggetti, il senso della rottura di ogni legame con

la propria storia, con i luoghi nei quali si radicava la propria identità. Il problema

del distacco dai luoghi del disastro, veniva riproposto con la questione della

ricostruzione. Si era verificata una convergenza tra la richiesta degli abitanti e la

promessa delle autorità per quanto riguarda la ricostruzione delle abitazioni, che 2

il sisma aveva distrutto. Questo è sbagliato perché non si può, innanzitutto,

ricostruire dove il sisma potrebbe distruggere ancora, e poi, psicologicamente

perché non si può ricostruire con il rifiuto di ciò che è successo, perché sembra

piuttosto il tentativo di arrecare l’evento e i suoi effetti distruttivi, coltivando

l’illusione che possa tornare tutto nella sua rassicurante staticità. L’evento

traumatico, per i suoi caratteri di estrema violenza, è paragonato ad un “MASSO

ERRATIVO”, che invade la mente e non lascia spazio ad altro, che congela la

memoria, fissandola in un presente continuo, che impedisce il legame con il

passato e con il futuro. Si possono riscontrare non solo comportamenti

psicopatologici individuali manifestati solamente da individui fragili, ma

reazioni collettive come il panico propagate a tutta la comunità (come ad

esempio nel maxicrollo di una palazzina, che ha determinato smarrimento

nell’intera città e ha compromesso fortemente l’assetto emotivo di molti

cittadini, i quali, pur non essendo direttamente coinvolti dall’evento hanno

tuttavia sviluppato marcate angosce di crollo, disturbi del sonno e stati di allerta

acuti);

incidenti (stradali,domestici, aerei, sul lavoro, ecc..). Se prendiamo ad esempio

 gli incidenti stradali, l’esperienza traumatica sta nel fatto che il soggetto si trova

in uno stato di shock, provocato dal fatto che la sua vita si è trovata in serio

pericolo, che la scena dell’incidente comprendeva il vedere feriti e ascoltare la

loro sofferenza. Durante il periodo di recupero, questo soggetto potrebbe essere

meno produttivo sul posto di lavoro, meno rispondente al suo ambiente sociale,

meno tollerante come genitore, meno affettuoso come partner. Potrebbe per

questo soffrire di un danno aggiuntivo solo per l’essere stato sotto shock più del

necessario;

violenza (sessuale, fisica, ecc../ in famiglia, a scuola, sul posto di lavoro, ecc..).

I bambini abusati rimangono traumatizzati, incapaci di costruire relazioni di fiducia e

intimità, che sono essenziali per il loro sviluppo salutare;

violenza per motivi politici, razziali, religiosi;

 l’essere testimone di una violenza o di un omicidio;

 povertà, con la conseguente: malnutrizione, mancanza di acqua potabile,

 igiene inadeguata, morti inevitabili, abbandoni scolastici, abusi,

sfruttamento; 3

guerre, torture (che comportano l’esposizione perenne ad uno stato di

 minaccia della propria integrità fisica e psichica). Per quanto riguarda i

bambini, i cui bisogni non sono soddisfatti nell’infanzia e nell’adolescenza,

sono spesso diffidenti e hanno difficoltà a credere in se stessi e negli altri,

per quelli che invece non ricevono una guida nel controllare o disciplinare il

loro comportamento, rischiano di diventare ansiosi, impauriti, impulsivi e

disorganizzati;

malattie;

 sfruttamento del lavoro minorile;

 trauma fetale o da un parto;

 perdita di un membro della famiglia;

 immobilità prolungata;

 deficit congeniti o acquisiti;

 disabilità;

 condizioni di vulnerabilità;

 sfruttamento della prostituzione (prevalentemente donne provenienti

 illegalmente da paesi stranieri che subiscono sevizie e brutalità da parte dei

loro aguzzini, causandole traumi psichici e fisici, con conseguente terrore

psicologico per se e per i propri familiari, oltre che per tutti gli altri, identità

disintegrate e destabilizzate, con un completo abbandono di ogni forma di

volontà e reazione: questi sono tutti fattori che non permettono una visibilità

sociale del fenomeno). Bisognerebbe in qualche modo agire con programmi

di prevenzione primaria a livello culturale, sulla figura politica e

multifunzione del cliente, considerando il fatto che se diminuisse la richiesta

di molte di queste ragazze, non si troverebbero a subire traumi dovuti alla

tratta;

suicidi di amici, familiari, ecc…;

 vittime di rapine;

 fatti che incidono sulla pubblica opinione.

A questo punto si può fare la distinzione di tre circostanze:

1. COMPORTAMENTI PATOLOGICI INDIVIDUALI FRA LE VITTIME:

(feriti, traumatizzati, ustionati e anche i sopravvissuti che hanno visto perdere le

persone care). Questi comportamenti possono aumentare il pericolo della 4

disorganizzazione sociale, accentuare lo scoraggiamento, impegnare inutilmente

il tempo e le energie dei soccorritori fino a disorientare il medico non

sufficientemente preparato alla diagnosi. Il problema principale è saper

distinguere una reazione emozionale effimera: in balia dell’emozione, della

sorpresa e del pericolo un individuo normale, può adottare un comportamento

immediato indotto, come la fuga precipitosa, l’agitazione psicomotoria,

l’aggressione, correre senza una meta gesticolando e gridando, o addirittura gesti

estremi come gettarsi da una finestra pure se disponibili altre vie di fuga, o

ancora bloccarsi sul posto immobili e sconvolti, senza iniziativa. Di fronte a

comportamenti di questo tipo l’intervento si limiterà alle parole energiche e

rassicuranti, calmandone l’agitazione, dando perché no, la possibilità

all’interessato di partecipare all’attività di soccorso, utile alla

decolpevolizzazione e al non sentirsi inetto. Esistono anche reazioni effimere

tardive, che si manifestano in soggetti che si sono comportati sicuri durante la

catastrofe, mantenendo il controllo, aiutando nei soccorsi, ma che si sono spinti

oltre le loro forze umorali, fino a manifestare reazioni brutali quando il pericolo

è passato (crisi di pianto, tremore, collera, aggressività verbale e gestuale, crisi

di agitamento motorio isterico). Queste reazioni implicano sempre la

conservazione della coscienza e il mantenimento dell’istituto di sopravvivenza.

Riferendosi alle affezioni neurotiche, si possono identificare la nevrosi

traumatica, che si manifesta dopo una latenza, spesso molto breve e

caratterizzata dalla sindrome di ripetizione, cioè dall’incubo di rivivere la

situazione, con un atteggiamento di dipendenza. Gli stati ansiosi che si

manifestano con un senso di soffocamento, spasmi, inquietudine permanente,

fino ad arrivare agli eccessi che possono portare addirittura al suicidio. Gli stati

ansio-fobici, presentano una situazione simile agli stati d’ansia, ma con la

particolarità di essere scatenate dalla presenza o dall’evocazione di una

situazione o ancora da un oggetto che gli ricorda la tragedia, come ad esempio il

rumore delle sirene o la vista del sangue. Gli stati isterici, caratterizzate dalle

cosiddette compressioni, le false paralisi, simulazioni di suicidi, fuga, teatralità,

necessità di esercitare una seduzione in grado di attirare l’attenzione. Dal punto

di vista clinico, le vittime provano un forte senso di morte imminente, un

angoscia esistenziale, che mina profondamente la loro integrità fisica e psichica.

Come detto prima, i soccorritori devono distinguere le vere vittime da quelle che 5

mostrano questo tipo di manifestazioni. Molto importante è infatti imparare a

distinguere tra lagnanze e le vere richieste d’aiuto. Nel primo caso occorrerà fare

in modo che la vittima, prenda coscienza del fatto che i sintomi perdureranno

fino a quando non avrà dato ad essi un senso. Ricollocare l’evento nella storia

del soggetto, tra altre esperienze vissute, è necessario per consentire

l’elaborazione e l’accettazione da parte della vittima, a costo di risvegliare un

atteggiamento di violenza, che potrà essere contenuto in seguito. Queste persone

non devono mai essere lasciate sole, ma neanche inserirli nel gruppo dei

superstiti normali, perché possono seminare turbamento, ma pretrattato con dei

sedativi per poi intraprendere un trattamento adeguato. Queste reazioni

implicano la pericolosità del comportamento per se stesso e per chi gli sta

accanto, ma soprattutto della mancata coscienza di ciò. Al contrario del

nevrotico che è cosciente del suo turbamento, lo psicotico non si rende conto di

essere malato. I sintomi sono: perdita dei gesti elementari di sopravvivenza,

perdita dell’autonomia sociale, disorientamento spazio-temporale, inibizione

motoria, incubi vissuti con una forte intensità emotiva e agitazione. Si possono

verificare anche deliri (allucinazioni, ecc..), fino alla psicosi cronica

(schizofrenia, psicosi maniaco-depressiva). Questi soggetti devono stare sotto

stretta sorveglianza. Non molto diversi sono i disturbi presentati da chi ha

vissuto il trauma di un esplosione (crisi di pianto, perdita di conoscenza,

irascibilità, eloquio immediato per quanto riguarda le reazioni immediate);

(sudorazione, pallore, tremiti, tachicardia, incontinenza urinaria, atteggiamenti di

prostrazione, agitazione confusa con iperattività, per i comportamenti non

coordinati, marcata aggressività), dissociazione peritraumatica: sindrome che

raggruppa disturbi dissociativi (sensazione di irrealtà con disturbi di flusso del

pensiero), sintomi di spersonalizzazione (sensazione di non essere la stessa

persona di prima o di non sapere più chi si è, fino ad arrivare alle trasformazioni

corporee), associati ad un agire automatico (tornare alle proprie abitudini, come

se nulla fosse accaduto). In questi stati di dissociazione, l’individuo ha

l’impressione di osservarsi, mentre agisce, come se si trattasse di un’altra

persona. Per quanto riguarda i disturbi neurovegetativi (anche qui la sindrome

di ripetizione, condotte di esitamento di tutto ciò che riporta al trauma vissuto e

iperattività neurovegetativa). 6

2. COMPORTAMENTI INADATTI COLLETTIVI. Sul piano psicosociale sono

caratterizzati dalla destrutturazione del gruppo, con la scomparsa della gerarchia

e della differenziazione dei ruoli e dall’inosservanza dei valori. La reazione più

frequente è quella del freezing (blocco), ma quella più temuta è il panico, il

quale nasce al sopraggiungere, spesso brutale, di un pericolo reale o

immaginario. Il panico è pericoloso nel momento in cui si propaga, perché

moltiplica il numero delle vittime, quando si verificano atti di furore cieco,

queste vengono calpestate durante la fuga o schiacciate contro un ostacolo.

3. REAZIONI INADEGUATE TRA I SOCCORRITORI. Queste persone non sono

esseri umani infallibili, e in quanto tali possono anch’essi colpiti dalla sorpresa,

dall’emozione e dall’indecisione, con scompensi caratteriali dopo un lungo

periodo di tensione emotiva o di sfinimento fisico. Per esempio: per i medici e i

dirigenti è difficile l’abbandono momentaneo della routine, sopratt

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elenaaaa83 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia delle emergenze e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Gatto Francesco.
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