Psicologia delle bolle
La storia finanziaria è ricca di episodi in cui un rialzo dei prezzi di un bene o di un titolo finanziario, determinato da condizioni economiche favorevoli e da motivazioni assolutamente razionali, si è trasformato in euforia e febbre speculativa, trascinando le quotazioni a livelli privi di ogni fondamento economico. Già nell’Ottocento, McKay documentava i mille episodi di follia collettiva che caratterizzavano il neonato capitalismo finanziario. Egli descrive, fra l'altro, la famosa mania dei tulipani che imperversò nell’Olanda del Seicento e che portò il prezzo dei bulbi a valori assurdi (migliaia di fiorini, quando una pecora ne costava 10 e un bue 120).
Non si trattava solo di avida speculazione: il popolo olandese era famoso per i suoi costumi morigerati, ispirati al calvinismo più rigoroso. Vi erano anche motivazioni ragionevoli: perché non ritenere che il fiore più ammirato dalle corti di Europa e capace di evoluzioni genetiche straordinarie potesse raggiungere nelle varietà più preziose prezzi analoghi a quelli delle opere d’arte? Perché non ritenere che la coltivazione di questo fiore potesse dare grande impulso all’economia olandese?
Il tragico errore stava nell'attribuire questo valore anche alle specie più umili e addirittura a quelle che dovevano ancora essere coltivate (si noti il sinistro paragone con l’uso odierno dei derivati). Era corretto attribuire una grande importanza al tulipano nella «nuova» economia olandese del paese, come può capire chiunque percorra oggi le campagne olandesi, così come era corretto attribuire un grande valore agli esemplari veramente rari, che infatti mantennero quotazioni elevate anche dopo lo scoppio della bolla.
L'errore stava nell’illudersi che tutti i tulipani fossero preziosi, così come nel caso della bolla tecnologica degli anni Novanta, nel ritenere che tutte le imprese collegate alle nuove tecnologie potessero beneficiare di una condizione straordinariamente favorevole. Bisognava invece ricordare che nel mondo delle imprese di successo vale quanto avviene per le rockstar: per ognuna che guadagna cifre a nove zeri, ci sono migliaia di delusi che cantano nelle balere per pochi spiccioli e decine di migliaia che fanno lavori precari, sentendosi ovviamente geni incompresi.