“PSICOLOGIA DELLA SALUTE APPUNTI”
20/2/14
Per molte persone, è difficile accettare di assumere farmaci per la cura o accettare di essere malate.
OMS 1946: la “salute” è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non mera
assenza di malattia o infermità.
Con questa definizione, si sposta l’accento dall’assenza di malattia alla presenza del benessere.
La “psicologia della salute” è l’insieme dei contributi specifici della disciplina psicologica alla
promozione e al mantenimento della salute, alla prevenzione e al trattamento della malattia e
all’identificazione dei correlati eziologici, diagnostici della salute e della malattia e delle
disfunzioni associate. Un’ulteriore obiettivo consiste nell’analisi e miglioramento del sistema di
cura della salute e nell’elaborazione delle politiche della salute. La psicologia della salute nasce nel
1979 in America. Nel 1986 c’è stata la prima conferenza di psicologia della salute a livello Europeo.
La “società italiana di psicologia della salute” nasce in Italia nel 1997 e, nel 1998, nasce in Italia la
rivista “psicologia della salute”.
Perché nasce la psicologia della salute:
1) cause di mortalità: un’alta percentuale di mortalità legata non a malattie infettive (come
prima) ma a causa dei comportamenti delle persone;
2) fattori economici: spesa sanitaria eccessiva, meglio prevenire che curare;
3) sviluppo della psicologia: grandi contributi per l’applicazione di nuove conoscenze
nell’ambito della psicologia della salute.
Il 50% dei casi di mortalità erano legati ai comportamenti poco sani delle persone (come droghe,
alcol, fumo, alimentazione, stress, poco esercizio fisico).
La psicologia della salute è importante perché: il comportamento diventa uno dei fattori centrali
scatenanti certi comportamenti a rischio; la rappresentazione che le persone hanno verso la malattia
determina atteggiamenti rilevanti sul piano clinico; diventa mano a mano centrale il problema della
relazione medico-paziente; i fattori psicologici possono incidere sullo sviluppo di alcune malattie.
Modello biomedico (Panacea): vede la salute come assenza di malattia; le cause che scatenano la
malattia sono “cause primarie”, esclusivamente biologiche della malattia (misurabili). Questo
modello è centrato sulla malattia, sul contributo del medico nel processo di cura e il paziente ha il
ruolo di portatore passivo di un problema. Le procedure fondamentali sono:
1) ”diagnosi”: come definire la presenza di una malattia); 2) “terapia”.
Modello semplice: l’evento malattia è analizzato attraverso la sua scomposizione in elementi
minimi che lo costituiscono; l’approccio biologico consente la riduzione di un fenomeno complesso
a un rapporto semplificato di causa (biologica)-effetto (patologico). Modello di elevata predittività:
la malattia è l’effetto di una causa biologicamente identificabile.
Il modello biomedico ha dato molti contributi, tra cui: avanzamento di conoscenze scientifiche;
sviluppo di terapie per curare le malattie e la pianificazione di politiche sociali per garantire
standard adeguati di salute e assistenza. Come limiti, invece: presenta una visione riduzionistica
della malattia e superiorità del sapere medico-scientifico rispetto ad altre forme di conoscenza; i
fattori comportamentali, psicologici e sociali non sono considerati una causa della malattia e,
quindi, non sono tenuti in considerazione nel processo diagnostico.
Modello biopsicosociale (Igea): è un modello proposto da Engel nel 1977. Dà rilievo alla
dimensione: biologica, psicologica e sociale. L’interazione di queste tre dimensioni è tenuta in
considerazione per valutare lo stato di salute del soggetto e per attuare azioni preventive. Nella
patologia, vengono ricercate anche le “cause comportamentali”. Fa riferimento alla “teoria dei
sistemi” e tiene in considerazione: “il paziente come persona, il contesto in cui vive e
l’organizzazione sanitaria di appartenenza”. Questo modello pone l’attenzione sulla promozione
della salute. Inoltre, la partecipazione dell’individuo è chiamata in causa non solo nel processo di
cura ma, anche nella fase preventiva.
Concetto di sociale: viene inteso come l’insieme delle norme sociali di comportamento, pressioni a
cambiare il proprio comportamento, il valore sociale della salute, la classe sociale di appartenenza.
Il sociale è, qui, inteso come l’influenza degli altri sul nostro comportamento.
I “comportamenti di salute” (Health Behaviors) sono abitudini e stili di vita che influenzano in
modo determinante le cause principali di morbilità e mortalità. Inoltre, hanno molteplici
determinanti, come: elementi cognitivi, caratteristiche di personalità e pattern comportamentali.
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La psicologia della salute interviene anche per far fronte a situazioni di difficoltà (come gestione
della cronicità, dolore, adattamento alla malattia). Interviene anche nei fattori legati all’ambiente
sociale (per es. lo stress) e sull’interazione persona ambiente. Importante è l’approccio
multifattoriale (psichico, biologico, sociale). I temi poco esplorati dalla psicologia della salute sono:
qualità dei servizi sanitari e socio-sanitari. Ci sono delle caratteristiche di personalità che sono
fattori predittori per una determinata malattia.
Personalità di tipo a: sono tipi di persone irascibili, aggressive, rabbiose.
Personalità di tipo b: sono tipi di persone molto chiuse, che hanno difficoltà ad esprimere le proprie
emozioni e tendono ad avere patologie di tipo cronico.
Di fronte allo stress ognuno reagisce in maniera differente. Importante è la valutazione che le
persone fanno della stessa situazione stressante ed il modo in cui l’affrontano. I fattori che agiscono
come determinanti della salute sono: condizioni generali, socioeconomiche e ambientali; condizioni
di vita e lavoro; influenze sociali e della comunità; stili di vita individuali; sesso, età e fattori
ereditari.
Oggi, non c’è una forte diffusione di protezione e cura di sé. Alcune attività predittive della salute
sono: riposo, alimentazione, attività fisica, alcol, fumo e peso. Il grado in cui le persone sono
membri attivi della loro comunità influisce sul loro stato di salute. È risultato che le persone adulte,
le donne, le persone sposate, i bianchi, con amici sono più capaci di avere una qualità di vita più
sana.
Modelli valori-aspettativa: sostengono che le determinanti fondamentali del comportamento sono
gli atteggiamenti e le credenze delle persone. Le persone decidono razionalmente che cosa devono
fare.
Modelli integrativi: oltre alle variabili cognitive, considera anche le variabili motivazionali, le
emozioni, gli aspetti processuali e dinamici.
Modello delle rappresentazioni mentali e sociali: sono intese non solo come rappresentazioni che le
persone si fanno della salute e delle malattie ma, anche, come rappresentazioni sociali.
Modello delle credenze sulla salute (HBM): è nato per cercare di capire perché le persone non
effettuavano test diagnostici precoci e per capire e prevedere come avviene l’adesione a
raccomandazioni preventive. È stato proposto da Rosenstock nel 1974 e modificato da Becker e
Maiman nel 1975. In questo modello, la persona valuta i costi e benefici associati al comportamento
preventivo. La persona adotterà un comportamento preventivo se ritiene che i benefici di tale
comportamento superino i costi e gli ostacoli.
Teoria dell’attribuzione causale: si tiene conto anche dei processi di attribuzione causale con i quali
le persone spiegano o interpretano la malattia. È importante questo modello perché p fruibile anche
da chi non è psicologo ed è, quindi, di buon uso pratico.
Teoria della motivazione a proteggersi: la motivazione a proteggersi è data da:
1) percezione della gravità della malattia;
2) percezione della vulnerabilità personale;
3) efficacia delle strategie di coping.
La motivazione a proteggersi è alta quando:
- la minaccia per la salute è grave;
- l’individuo si sente vulnerabile;
- la risposta adattiva è considerata efficace nell’allontanare la minaccia.
Locus of control: è la capacità del soggetto di avere un controllo sulla situazione. Ce ne sono due
tipi: locus of control interno e locus of control esterno. Il locus of control è una “credenza generale”
stabile elaborata a priori, prima del verificarsi dell’evento e non legata ad una situazione specifica (è
diverso dall’attribuzione causale).
Il senso di “autoefficacia” aiuta a fronteggiare gli eventi stressanti, aiuta a modificare i
comportamenti nocivi. Le credenze sull’autoefficacia influenzano:
1) le intenzioni di cambiare il comportamento a rischio;
2) l’entità dello sforzo messo in atto.
“Emozioni”: sono variabili che hanno un effetto diretto sullo stato di salute; esprimere le emozioni
ha effetti importanti sui comportamenti di salute mentre, l’inibizione delle emozioni favorisce
l’insorgere di alcune malattie (come il cancro) e, infine, le persone ostili sperimentano il mondo
come più stressante, ricevono meno sostegno sociale e sono più vulnerabili rispetto all’insorgenza
di malattie.
Confronto sociale: l’appartenenza sociale e le relazioni interpersonali sono rilevanti nella decisione
di adottare comportamenti di salute ma, anche, il mantenimento di cambiamenti comportamentali
nel tempo (importante per i programmi di educazione e promozione alla salute).
Coping: sono gli sforzi della persona sul piano cognitivo e comportamentale per gestire le richieste
interne ed esterne poste da quelle interrelazioni persona-ambiente. Ci sono due modelli di coping:
1) coping centrato sul problema: finalizzato a gestire e modificare il problema;
2) coping centrato sull’emozione.
27/2/14
L’espressione delle emozioni produce benefici perché:
- sblocca l’inibizione che l’individuo può mettere in atto quando vive esperienze traumatiche
con lo scopo di tenere a freno i pensieri negativi (per es. attraverso l’evitamento);
- il linguaggio parlato e scritto permette la costruzione di un senso rispetto alla propria storia e
alla propria esperienza traumatica;
- comunicare il proprio stato emotivo consolida le relazioni interpersonali, utili nella gestione
dei momenti di difficoltà.
“L’intelligenza emotiva” è la capacità di elaborare le informazioni emotive e di utilizzarle per
incrementare i propri processi cognitivi.
La “malattia fisica” ha determinanti fisici e biologici. La “malattia psicosomatica” ha come
determinanti fattori emozionali.
Quando ci sono delle situazioni molto pesanti emotivamente, gli operatori tendono a diventare più
tecnici possibili (per es. un giovane che arriva in ospedale e rischia il decesso). Gli “stressor”
possono essere di varia natura, come fisica/biologica/psicosociale, e possono influenzare il terreno
sul quale si inserisce la malattia. La condizione del terreno biologico dipende da tre fatori:
1) sistema endocrino;
2) sistema neurovegetativo;
3) sistema immunitario.
Questi tre sistemi, nei mom