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Psicologia

La psicologia è la scienza del comportamento e dei processi mentali, di cui cerca di spiegare e descrivere il funzionamento, al fine di stabilire le leggi che ne regolano l’attività. È una scienza orientata alla relazione d’aiuto. Per relazione si intende un legame; quando si prende in carico la salute del paziente, ci si collega a lui avendo come obiettivo il suo bene e l’aiuto.

Psicologia dello sviluppo

Studia l'evoluzione e lo sviluppo del comportamento umano dalla nascita alla morte. Si differenzia dalla psicologia dell'età evolutiva, la quale prende in considerazione solo lo sviluppo del bambino.

Psicologia clinica

(Clinico = inchinarsi): si occupa della cura del paziente. Comprende un insieme di conoscenze psicologiche utilizzate per affrontare i problemi delle persone; consiste in una specifica estensione della psicologia al letto del malato e ai problemi che lo affliggono ed è legata ad interventi di tipo psicodiagnostico e psicometrico, interventi di aiuto psicologico e attività di abilitazione-riabilitazione.

Psicodiagnostica

Rappresenta una diagnosi di tipo psicologico. Ci si basa non solo sui test ma innanzitutto sull’intervista e sul colloquio con il paziente, valutandone i sintomi clinici e la personalità. Per personalità si intende un insieme di caratteristiche stabili di tipo psichico e comportamentale che definiscono il nucleo delle differenze individuali, nella molteplicità dei contesti in cui la condotta umana si sviluppa; ogni nucleo teorico, in psicologia, concettualizza la personalità entro modelli diversi.

Le informazioni raccolte vengono classificate in modo multifunzionale e in alcuni casi si ricorre all’assessment psicofisiologico (si valuta come cambiano i comportamenti e le reazioni delle persone in relazione a determinati stimoli). La psicodiagnostica ricorre anche all’osservazione (acquisizione diretta di campioni del comportamento in esame), all’intervista strutturata e alla valutazione cognitiva e neuropsicologica di specificità funzionale.

Psicologia generale

Spesso è anche chiamata psicologia sperimentale e rappresenta la corrente principale della ricerca scientifica sulle funzioni psicologiche di base; si prefigge di studiare con metodologia sperimentale la mente e il comportamento. Utilizzando tuttora le metodiche classiche della psicologia sperimentale, si focalizza su processi quali memoria, attenzione, linguaggio, apprendimento, comunicazione, ragionamento e problem solving, emozioni, motivazione, dando particolare rilievo ai processi cognitivi. La psicologia generale è influenzata dai progressi delle neuroscienze e non è assolutamente una sorta di "riassunto" di tutti i settori della psicologia.

Esame psicodiagnostico

Processo di raccolta, analisi ed elaborazione non in ottica di classificazione ma di approfondimento del singolo caso. Si basa sulla risoluzione di quesiti di psicologia clinica e consiste in una successione sistematica di approfondimenti successivi. Ha come obiettivo l’attribuzione di significato ai sintomi, per poter fare così una diagnosi.

Quando bisogna decidere che tipo di test fare, è importante procedere prima con il colloquio clinico, fondamentale nella psicodiagnosi. È fondamentale ascoltare la persona senza interromperla spesso perché si è visto che in questo modo si ottengono più informazioni. Il colloquio clinico ha come finalità l’esame del problema che il paziente porta e permette l’osservazione del sistema cognitivo-verbale, ovvero di ciò che il paziente pensa, e della comunicazione non verbale (legata soprattutto ad emozioni anche inconsapevoli). Il colloquio è un esempio di rapporto interpersonale significativo. Non è un processo passivo di ascolto, ma è un’indagine profonda, una ricerca attiva e intelligente, dando un senso psicologico a quanto viene detto.

Attraverso il colloquio clinico si può capire se è necessaria una cura di tipo psicoterapeutico o meno, in base alle caratteristiche del paziente. Si eseguono dei test mirati per capire se la psicologia può curare il problema oppure se serve un altro tipo di percorso. Attraverso la psicologia clinica si possono valutare le condizioni psicologiche per gravi provvedimenti (ad esempio nel caso dell’adozione di bambini) e per una condizione criminosa.

Dopo il colloquio e i vari test, si arriva alla formazione di un quesito di invio (“può la persona risolvere il problema di ansia tramite la psicoterapia?”, “può questa coppia adottare questo tipo di bambino?”); servono inoltre i dati di identificazione (nome, cognome, titolo di studio, età) per capire di che persona si tratta. È importante conoscere la storia socio-famigliare e il contesto attuale, così come riportare le osservazioni comportamentali (se la persona durante il colloquio è attiva o passiva). Si riportano poi i risultati dei test e la restituzione (cioè cosa si è capito dell’intervista) e si arriva così alla conclusione e alla sintesi. Questo rappresenta il percorso da seguire con la psicodiagnostica.

Strumenti di indagine

  • Osservazione
  • Interviste strutturate
  • Tecniche di self report: questionari, test autovalutativi e test autosomministrati
  • Test proiettivi
  • Test di intelligenza
  • Valutazione cognitiva e neuropsicologica di specifiche funzioni
  • Assestment psicofisiologico

Osservazione

È una preziosa fonte di informazione e un potente elemento nella formazione di un giudizio sull’altro. Può anche essere inconsapevole e comprende anche la comunicazione verbale, cioè l’aspetto, il linguaggio, le emozioni, il comportamento, il saluto e le reazioni somatiche. La comunicazione non verbale comprende componenti intonazionali e paralinguistiche (sonno -> sbadiglio) e i comportamenti che sono legati al contesto del colloquio (vi sono reazioni spontanee e altre che compaiono solo a causa del contesto).

Un elemento che influenza il comportamento del paziente è rappresentato dalle reazioni emotive dell’esaminatore (se ha fretta, che tipo di voce ha). Queste reazioni possono essere legate al momento attuale oppure agli stati emotivi che il paziente comunica, anche se in modo inconscio. È importante conoscere la dinamica affettiva sia per migliorare l’efficacia dell’intervento terapeutico sia per evitare errori di valutazione.

Test psicologici

I test psicologici consistono in un insieme di stimoli che viene presentato al soggetto secondo una particolare procedura che consente di raggiungere risposte valutabili in modo standardizzato secondo criteri specifici di validità e fedeltà. È richiesta una formazione specifica. Oltre ai test, possono essere utilizzati questionari, anch'essi strumenti validati e standardizzati ma meno complessi, che sono però autosomministrati (tecnica di self report: il paziente effettua autonomamente la compilazione).

  • Test proiettivi di personalità: test di Rorschach
  • Test di personalità non proiettivi: MMPI (Minnesota Multiphasic Personality Inventory). È un test non proiettivo e autosomministrato. È realizzato da due tipi di scale: cliniche (permettono di individuare diagnosi psichiatriche) e di controllo (permettono di valutare come il test è stato eseguito e se è valido, ad esempio se il paziente ha mentito o ha risposto a caso o ha cercato di dare un’immagine diversa da quello che è realmente). Queste scale si basano su risposte a crocette (vero o falso).
  • Test di valutazione delle abilità cognitive e dell’intelligenza (WAIS R)
  • Test attitudinali
  • Test di valutazione di aspetti specifici
  • STAI (State-Trait Anxiety Inventory): test diagnostico autovalutativo. Valuta due tipi di ansia: ansia di stato (stato transitorio emozionale o condizione dell’organismo umano caratterizzata da sentimenti soggettivi percepiti in modo cosciente, come tensione e apprensione e aumentata attività del SNA. Può variare nel tempo) e ansia di tratto (ansia persistente. Consiste in disposizioni individuali relativamente stabili nella predisposizione verso l’ansia).

Per proiezione si intende un meccanismo di funzionamento che permette di dare una forma ad uno stimolo. Tra le tecniche proiettive, si parla di ipotesi proiettiva: ad uno stimolo ambiguo o non strutturato, l’individuo tende a dare un significato che riflette caratteristiche relativamente stabili della sua personalità. Queste tecniche comprendono vari test: test di Rorschach, TAT, Disegno della casa, dell’albero e della figura umana, Disegno della famiglia.

Il più usato è il test reattivo psicodiagnostico di Rorschach, che venne molto criticato poiché pretendeva di vedere l’inconscio dell’individuo, ovvero i modi di essere e di pensare che l’individuo non sa nemmeno di avere. Dall’altra parte è un test utilissimo perché non è possibile mentire, in quanto ogni risposta può essere interpretata. È un test standardizzato, formato da 10 tavole, ognuna delle quali interpreta un’area specifica: viene interpretata ogni risposta capendo il motivo per cui una persona ha risposto in un certo modo. In questo test emergono sia elementi della personalità sia eventuali disturbi (non è un test che fa diagnosi). È in grado di evidenziare l'intelligenza del soggetto.

Se la persona non ha un problema nella personalità ma nella comprensione del mondo, viene studiata l’intelligenza (che è un modello di funzionamento standardizzato e non l’intelligenza in generale). Si usa così il test di intelligenza WAIS-R (Wechsler Adult Intelligence Scale), che inizialmente veniva chiamato Q.I in quanto era stato progettato per i bambini e misurava l’intelligenza del bambino in relazione alla popolazione; successivamente la definizione di Q.I è rimasta anche negli adulti. Sotto un punteggio di 70 si ha un’insufficienza nell’intelligenza, mentre il valore di Q.I medio è di 100. I risultati vengono divisi in Q.I verbale e Q.I di performance. Nella somministrazione del bambino, però, vi è il rischio di pregiudizio.

Psicopatologia

“Deve essere più una psicologia del patologico che una patologia dello psicologico” (E.Minkowsky). Consiste nello studio delle funzioni psichiche e delle loro possibili alterazioni, ma non è nulla di clinico.

Le funzioni psichiche

Nello svolgere un colloquio, si prendono in considerazione vari elementi interdipendenti tra loro, detti funzioni psichiche. Secondo molti, la “psiche” riguarda solo la mente, quindi solo ciò che si pensa, mentre in realtà comprende: (non chiederà mai di elencarle, bisogna saperle in generale)

  • Percezione
  • Memoria
  • Rappresentazione
  • Pensiero
  • Intelligenza
  • Emozione
  • Affettività
  • Istinto
  • Volontà
  • Coscienza
  • Espressione

Percezione

Atto con cui la coscienza afferra un oggetto. È un processo attivo e dinamico non legato alla funzionalità visiva (non è la raccolta di uno stimolo), ma rappresenta la ricostruzione mentale di ciò che vediamo o ascoltiamo, ovvero consiste nella elaborazione e interpretazione degli stimoli. Questo succede ad esempio nelle illusioni ottiche. Per la Psicologia della Forma (Gestalt), la percezione ha una organizzazione interna basata su regole innate e indipendenti dallo stimolo.

Le alterazioni della percezione sono:

  • Illusione: percezione distorta di uno stimolo o oggetto reale.
  • Allucinazione: percezione senza oggetto. In assenza di uno stimolo, né emotivo (l’attesa) né sonoro (la presenza di qualcuno che parla), si sentono le voci. Questo, a differenza dell’illusione, è uno stato patologico.

Memoria

Attitudine a rievocare stati di coscienza (immagini, emozioni, pensieri, sentimenti, sapori) già provati, sottoforma di ricordi. Per definizione, la memoria è suddivisa in 3 fasi:

  • Codifica (tecniche di memorizzazione)
  • Immagazzinamento (avviene la memorizzazione)
  • Richiamo

La memoria può essere distinta in memoria di fissazione, di rievocazione di fatti recenti, memoria di lavoro e memoria di rievocazione di fatti remoti. Quella che interessa di più è quella legata agli eventi recenti perché si dimenticano più facilmente rispetto a quelli remoti (legge di Ribot). Inoltre la memoria può essere implicita (ad esempio durante la guida), dove non ci si ripete ogni volta ciò che bisogna fare, oppure esplicita (memoria con consapevolezza dei contenuti). La memoria è influenzata da fattori emotivi, soprattutto per quanto riguarda i contenuti traumatici.

I disturbi della memoria sono:

  • Disturbi quantitativi: ipermnesie e ipo o amnesie. Le amnesie possono essere retrograde (si dimenticano le cose successe prima) e anterograde (si dimenticano le cose da un certo momento in poi).
  • Disturbi qualitativi: paramnesie

Rappresentazione

È una funzione staccata dal pensiero, che consiste nella riproduzione attuata mediante la memoria di esperienze precedenti. L’autore più importante che si occupa di questo concetto è Jung, il quale dice che prima di tutto vengono i pensieri e poi viene tutto il resto: inoltre egli afferma che la psiche funziona per immagini.

Pensiero

È la funzione psichica di cui è propria l’attività conoscitiva (non percettiva). È la funzione che ci permette di risolvere i problemi; si avvale della percezione e della memoria, ma anche di strumenti simbolici (ad esempio la parola): cambiando Sato e quindi lingua, iniziamo a pensare in quella lingua. Il disturbo più importante è il delirio (disturbo del contenuto), ovvero si iniziano a pensare cose non condivisibili e insensate. Il delirio è un errore morboso (una malattia) di giudizio che non si lascia correggere né dalla critica né dall’esperienza. Quando una persona delira, non serve mai cercare di convincerla del contrario, ma è più importante cercare di fare delle domande per capire meglio.

Intelligenza

È solo una delle componenti della mente. È una funzione del pensiero ed è misurabile. Rappresenta la capacità di risolvere problemi nuovi. Rappresenta ogni processo del pensiero che si presti ad essere misurato e che abbia carattere specifico di un’operazione determinata.

I disturbi dell’intelligenza sono: oligofrenia (schizofrenia) e ritardo mentale (un disturbo che cronicizza, quindi dopo una certa età non può più guarire).

Emozione o sentimento

Ogni stato, movimento o condizione per il quale l’uomo (e l’animale) avverte il valore (la portata, l’importanza) che una situazione ha per la sua vita, i suoi bisogni, i suoi interessi. Essi non sono necessariamente la stessa cosa ma vengono raggruppati sotto il termine di affettività. Anche Jung dà una definizione simile, affermando che essa è una funzione-sentimento che consente di attribuire valore alle cose. È un’esperienza complessa, multidimensionale (tutta la mente e il corpo si modificano), processuale, con funzione di organizzazione cognitivo-affettiva.

Ogni cultura esprime il sentimento nel suo modo. L’emozione è anche definita come un processo attivo di adattamento e di mediazione rispetto all’ambiente, al fine di rispondere in modo flessibile ed efficace alle informazioni.

Affettività

Funzione psichica che governa le emozioni e soprattutto il tono dell’umore o stato d’animo. Rappresenta l’insieme di emozioni, sentimenti e umori. L’umore o stato d’animo consiste in uno stato emotivo che non ha oggetto o il cui oggetto è indeterminabile; è il tono affettivo di base che caratterizza l'intera esperienza del soggetto.

I disturbi dell’affettività sono:

  • Depressione: non si sentono più i valori delle cose; l’uomo è sempre nero.
  • Mania, ipomania (euforia): una persona è troppo agitata senza un particolare motivo.
  • Appiattimento affettivo: non si provano più emozioni

Ansia: anticipazione apprensiva di un pericolo o evento negativo futuro, accompagnato da sentimenti di disforia (malumore) o da sintomi fisici di tensione. È un meccanismo adattivo, in quanto essendo un sentimento ci fa capire il valore delle cose (se una cosa provoca ansia, si capisce che è necessario evitarla); è quindi utile all’adattamento e alla sopravvivenza.

I disturbi d’ansia (DSM) sono una molteplicità di disturbi diversi tra loro che hanno in comune ansia o panico.

Ha una dimensione affettiva (di sentimento), cognitiva (di pensiero) e fisiologica (cambiamenti del corpo umano). La preoccupazione non è invece qualcosa di patologico: è un’attività cognitiva involontaria, incontrollabile, associata ad un senso di disagio. Può essere adattiva (nella maggior parte dei casi) o non adattiva.

I disturbi d’ansia sono:

  • Disturbo d’ansia generalizzato: consiste nella presenza di ansia e preoccupazioni croniche persitenti ed eccessive. È un disturbo generalizzato perché l’ansia riguarda una quantità elevata di eventi ed attività e non situazioni specifiche. Può portare ad un disagio clinicamente significativo o alla menomazione nel funzionamento per alcuni mesi
  • Disturbo da attacchi di panico: sono presenti attacchi di panico inaspettati e ricorrenti. Si ha un esordio fino ai 35 anni legato principalmente alle donne. Può essere legato o meno all’agorafobia.
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Scienze mediche MED/45 Scienze infermieristiche generali, cliniche e pediatriche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Tata!!! XD di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Relazione d'aiuto e adattamento e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Piemonte Orientale Amedeo Avogadro - Unipmn o del prof Marangon Debora.
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