Psicologia della personalità e delle differenze individuali
Il costrutto di personalità
La personalità è definibile attraverso tre diverse dimensioni: un insieme stabile di caratteristiche costanti nel tempo e nello spazio. Coerenza e continuità: relazione di causa ed effetto (Roberts, 2007) che analizza l'output comportamentale di un individuo. È importante che il soggetto si percepisca distintivo per alcuni tratti.
La personalità è un'organizzazione dinamica e complessa in cui sistemi psicologici, psicosiologici e biologici interagiscono determinando pattern di comportamento, di pensiero e di emozioni caratterizzanti di ogni individuo. Dalla nostra esperienza quotidiana possiamo inferire che:
- Ci sono caratteristiche che accomunano tutti gli esseri umani.
- Si può essere simili a qualche altro individuo e differenti dagli altri.
- Si è differente da tutti gli altri individui.
I tre livelli di indagine della psicologia della personalità
Primo livello
Il primo livello è relativo alla tematica dei cosiddetti universali umani, ovvero gli aspetti che sono tipici della specie umana e che, pertanto, definiscono ciò per cui ognuno è uguale a tutti gli altri (Dogana, 2002).
Secondo livello
Il secondo livello è relativo alle differenze individuali, ovvero ciò per cui ognuno è uguale solo ad alcuni altri individui e differente dagli altri, e dalle differenze tra gruppi, ovvero quelle specifiche caratteristiche che rendono simili le persone appartenenti a un gruppo e, nello stesso tempo, le differenziano dai membri di un altro gruppo. Su questo livello si basano gli studi sulle differenze individuali, come i test di genere.
Terzo livello
Il terzo livello è relativo all'unicità di ogni individuo, ovvero le dimensioni e le caratteristiche psicologiche che sono proprie di ogni singolo individuo.
Lo studio della personalità è quindi un approccio integrato che tiene conto della trasversalità, delle differenze individuali e dell'unicità della persona.
Tre diverse prospettive concorrenti
Identità
Prospettiva dell'individuo: la personalità è l'insieme delle proprie inclinazioni e qualità. Tali caratteristiche rendono conto del senso di unicità, integrità, continuità, stabilità. Corrisponde al terzo livello di indagine.
Costruzione sociale
Prospettiva dell'osservatore: la personalità è l'insieme delle caratteristiche psicologiche e comportamentali che inferiamo osservando gli altri.
Sistema psicologico complesso
Prospettiva dello scienziato: la personalità emerge dalle interazioni dell'individuo con l'ambiente e secondariamente a processi di apprendimento. Media il funzionamento cognitivo, intrapsichico e la relazione persona-ambiente.
Teorie ingenue vs teorie scientifiche della personalità
Teorie ingenue
Rappresentano l'insieme di credenze che ciascun individuo ha elaborato sulla base dell'osservazione del comportamento altrui. Tali informazioni serviranno per fare inferenze circa la personalità dell'altro. Sono strategie utili per fare previsioni rispetto ad eventi futuri.
Teorie scientifiche
Si basano su osservazioni oggettive del comportamento. Formulano ipotesi sottoposte a verifica sperimentale, servendosi di tecniche e metodi propri della ricerca scientifica che garantiscono la riproducibilità di quanto ottenuto. Necessitano di campioni rappresentativi della popolazione generale (o di un gruppo che si vuole studiare). Integrano il metodo osservazionale con altri strumenti e tecniche di misura (ricerca sperimentale). Hanno come fine la trasduzione degli assunti teorici in applicazioni pratiche e la generalizzabilità del fenomeno osservato. Le teorie scientifiche analizzano e studiano strutture, processi e fattori che influenzano la personalità e le sue modificazioni.
Struttura, sistema e processo
Struttura
La struttura della personalità fa riferimento agli elementi stabili e invarianti, quindi a quelle caratteristiche che rimangono più o meno stabili indipendentemente dal frame temporale o ambientale. È l'unità di analisi della personalità. La struttura può essere studiata attraverso il tratto: stile emotivo e comportamentale coerente che l'individuo esibisce in specifiche situazioni, in risposta alla stimolazione ambientale e attraverso il tipo, il quale deriva da diverse combinazioni dei tratti, che sono gerarchicamente sovraordinati rispetto ad essi.
Sistema
Il sistema è costituito da elementi di base altamente interconnessi a formare una specifica organizzazione di personalità. Nel sistema non è tanto l'analisi dei singoli elementi costitutivi a regolare il comportamento, ma esso deriva dalle sinergie (o dal conflitto) delle unità di base. Esistono tratti e tipi che, però, vanno intesi in un'ottica di funzionamento integrato della persona.
Processo
Il processo fa riferimento alla dinamicità e flessibilità con cui mettiamo in atto comportamenti diversi al variare della motivazione, dello stato emozionale e dell'ambiente di azione.
Fattori determinanti la personalità
La personalità emerge da un complesso meccanismo di interazione dinamica tra diversi fattori (Olson e Hergenhahn, 2011). I fattori sono:
- Genetici: hanno un ruolo significativo nello sviluppo della personalità e nel determinarne le caratteristiche, soprattutto in relazione al temperamento.
- Disposizionali: le persone si differenziano le une dalle altre in base al possesso di tratti di personalità, ovvero elementi costitutivi stabili della personalità che rimangono costanti nel corso della vita.
- Socioculturali e ambientali: la personalità è modellata e risente di variabili intrinsecamente presenti nel contesto sociale di sviluppo e di azione. La personalità, quindi, si sviluppa anche in relazione a un sistema normativo e valoriale di riferimento entro il quale l'individuo agisce (cultura, classe sociale, famiglia, pari).
- Legati all'apprendimento: nel corso della vita gli individui sono esposti a condizionamenti ambientali, a rinforzi positivi e negativi provenienti dai propri contesti di riferimento (prospettiva comportamentista).
- Esistenziali: non sono le condizioni in cui una persona si trova a vivere a delineare il suo modo di essere, quanto il significato, il senso, l'interpretazione che essa attribuisce loro (approccio umanistico-esistenziale).
- Inconsci: esistono meccanismi non consapevoli che regolano e modulano la messa in atto di specifici comportamenti sia in modo funzionale, assicurando il successo dell'azione e effetti positivi, sia disfunzionale. Tali meccanismi potrebbero essere presenti sin dalla nascita (approccio psicanalitico).
Processi cognitivi
I processi cognitivi rendono conto della complessità del comportamento umano, includendo:
- Percezione degli stimoli.
- Attentivi: implicati nell'orientamento del focus attentivo e nel filtraggio degli stimoli rilevanti.
- Manipolazione e rimaneggiamento delle informazioni inferite.
- Trasduzione delle stesse in output comportamentale goal-directed.
- Costruzione di rappresentazioni mentali della realtà.
- Attribuzione di significato agli eventi.
Passato e presente
Prospettiva psicoanalitica
I primi anni di vita sono fondamentali per l'esistenza di un individuo e il carattere di una persona è già delineato intorno al quinto anno di età.
Prospettiva cognitivista
Il comportamento umano va studiato come orientato al futuro, privilegiando nello studio della personalità la considerazione degli obiettivi che l'individuo si pone.
Prospettiva comportamentista
Il presente, l'ambiente e il feedback proveniente da esso modulano il comportamento, facilitando la messa in atto di azioni secondariamente a meccanismi di ricompensa e punizione.
Cosa motiva il comportamento?
Secondo teorici come Freud, Skinner, Dollard e Miller, prevale una motivazione di tipo edonistico per cui le persone si caratterizzano per la tendenza a ricercare il piacere. In autori come Rogers, Maslow, Jung, Horney, ciò cui tende l'uomo è l'autorealizzazione, ossia la possibilità di esprimere appieno le proprie potenzialità. In una prospettiva di stampo cognitivista come quella di Kelly o esistenziale come quella di May, ciò che spinge le persone è la ricerca del significato di ciò che le circonda e la riduzione dell'incertezza.
Il comportamento è guidato da meccanismi di autodeterminazione?
Prospettive riduzionistiche
Il comportamento umano è regolato da forze sottratte al controllo della soggettività e, quindi, la persona è in balia di forze estranee che rendono inattiva la sua libertà di autodeterminazione.
Prospettiva cognitivo-comportamentale
La persona è un soggetto attivo nella sua interazione con l'ambiente.
Modello dei quattro quadranti della personalità
Metodi di indagine nello studio della personalità
Fonti e tipologia di informazione nello studio della personalità: LOTS data (Block, 1993; Ozer, 1999).
- L (life record data): informazioni provenienti da eventi di vita reali dell'individuo. Sono dati oggettivi che non necessitano di interpretazione per essere compresi. Possono essere inferiti da un'analisi condotta sulla storia di vita.
- O (observer data): informazioni secondarie a un processo di tipo osservazionale. Possono essere distinte sulla base di:
- Setting: osservazione naturalistica/osservazione artificiale.
- Osservatore: osservatori multipli, familiare/ricercatore. Si possono avere osservatori diversi il cui soggetto di indagine è lo stesso; è una strategia che consente di verificare il grado di coerenza interna tra le diverse osservazioni effettuate. Maggiore è il grado di accordo inter-osservatori, maggiore sarà la validità e attendibilità della misurazione effettuata.
- T (test data): informazioni secondarie a procedure di tipo sperimentale. Derivano da misurazioni effettuate sulla prestazione del soggetto a un compito sperimentale. Sono dati oggettivi che non risentono delle caratteristiche del setting o dello sperimentatore.
- S (self-report data): informazioni fornite dall'individuo stesso circa il proprio funzionamento di personalità. Derivano dal processo di autovalutazione che gli individui compiono di se stessi, assumendo il ruolo di osservatori. Sono funzionali ad elaborare valutazioni circa le proprie caratteristiche e proprio comportamento. Vengono raccolti grazie alla somministrazione di questionari di autovalutazione. Risentono di bias legati all'autopercezione. Alcuni strumenti di indagine self-report, di cui si avvale la ricerca condotta sulla psicologia della personalità, sono le scale di autovalutazione a domande strutturate. Possono valutare un singolo tratto di personalità o più dimensioni della personalità. Prevedono risposte:
- Dicotomiche (si/no).
- Scala Likert.
Limiti dei LOTS data
I bias che invalidano la qualità delle informazioni sono relativi agli stili di risposta, cioè alla tendenza delle persone a rispondere con modalità che creeranno distorsioni relative all'oggetto della valutazione:
- Acquiescenza (Couch and Keniston, 1960): tendenza delle persone a rispondere in modo affermativo in presenza di risposte dicotomiche (si/no; accordo/disaccordo). Se non tenuta sotto controllo, la misurazione sarà mascherata da tale bias e non misurerà la personalità. È presente soprattutto nei questionari self-report, quindi quelli che restituiscono i self-report data. I partecipanti con alta acquiescenza tenderanno ad essere d'accordo con le affermazioni del questionario, indipendentemente dal contenuto dell'item.
- Desiderabilità sociale (Edwards, 1957): tendenza delle persone a fornire un'immagine di sé desiderabile e socialmente accettata. Se non tenuta sotto controllo, la misurazione sarà mascherata da tale bias e non misurerà le reali caratteristiche della personalità dell'individuo. È presente soprattutto nei questionari self-report, quindi quelli che restituiscono i self-report data.
Tecniche di valutazione implicita
Misurano in modo indiretto (accuratezza e tempi di risposta) la forza dei legami associativi cognitivi tra concetti diversi rappresentati in memoria. Sulla base di tali caratteristiche sarà possibile trarre inferenze circa il funzionamento della personalità del soggetto. Risentono meno di distorsioni cognitive (ex bias della desiderabilità sociale) legate all'autovalutazione esplicita e ai meccanismi di controllo volontario. Esempi di strumenti di valutazione implicita sono:
- Priming semantico (Wittenbrink et al., 1997).
- Priming affettivo (Fazio et al., 1996).
- Extrinsic Affective Simon Task (EAST; De Houwer and Eelen, 1998).
- Implicit Approach Avoidance Task (IAAT; Castelli et al., 2004).
- Implicit Association Test (IAT; Greenwald et al., 1998).
Implicit Association Test
L'Implicit Association Test misura in modo indiretto la forza dei legami di associazione tra concetti, o tra un concetto e un attributo, permettendo di valutare in che modo le informazioni categoriali sono rappresentate in memoria. Restituisce informazioni circa la rappresentazione cognitiva che un individuo ha di sé stesso, rispetto ad alcune caratteristiche: autostima implicita (immagine positiva vs negativa), pregiudizio implicito (atteggiamenti egalitari vs discriminatori). È la prestazione che il soggetto otterrà al compito di associazione implicita sarà modulata dalla forza con cui un attributo e un concetto sono associati. Ne consegue che più forte sarà tale associazione, minore sarà il tempo di risposta e maggiore sarà l'accuratezza. Confrontando la prestazione che il soggetto ottiene nei diversi compiti di categorizzazione si avrà una misura della forza con cui quell'associazione è rappresentata nel suo sistema di memoria. È un test computerizzato della durata di circa 10 minuti in cui gli stimoli sono rappresentati da immagini, parole, suoni o combinazioni di essi, a seconda del disegno sperimentale. Il paradigma classico (Greenwald et al., 1998) prevede due fasi in ognuna delle quali vengono somministrati diversi compiti di classificazione ed è composto da 5 diversi task:
Fase di classificazione
Basata sulla rappresentazione mentale di concetti e attributi, prevede l'esecuzione di tre diversi compiti:
- Primo compito: i rispondenti classificano stimoli rappresentanti i due concetti.
- Secondo compito: i rispondenti classificano stimoli rappresentanti la dimensione di attributo.
- Quarto compito: i rispondenti classificano stimoli rappresentanti i due concetti (l'associazione con i tasti di risposta è opposta rispetto a quella del primo compito).
Fase di rilevazione dell'associazione
Basata sulla forza con cui si associano le rappresentazioni cognitive dei concetti e dei relativi attributi, prevede l'esecuzione di due diversi compiti:
- Terzo compito: i rispondenti classificano stimoli rappresentanti i due concetti e la dimensione di attributo.
- Quinto compito: i rispondenti classificano stimoli rappresentanti i due concetti e la dimensione di attributo.
Condizioni di compatibilità e incompatibilità
I dati provenienti dalla letteratura ci dicono che:
- Condizione di compatibilità: stesso tasto di risposta per le due categorie fortemente associate nella rappresentazione mentale del soggetto che aderisce allo stereotipo (donna/famiglia) — maggiore accuratezza / minori tempi di risposta.
- Condizione di incompatibilità: stesso tasto di risposta per le due categorie non associate nella rappresentazione mentale del soggetto che aderisce allo stereotipo (uomo/famiglia) — minore accuratezza / maggiori tempi di risposta.
Confrontando la prestazione ottenuta nelle due diverse condizioni sperimentali di compatibilità/incompatibilità, otteniamo il livello di adesione del soggetto a uno specifico stereotipo e quindi, siamo in grado di stabilire sia all'interno dello stesso soggetto quanto sia forte il livello di associazione tra concetto e attributo, sia quanto tali caratteristiche possano differenziare le prestazioni di soggetti diversi ad uno stesso compito (differenze individuali).
I disegni di ricerca in psicologia della personalità
I principali disegni di ricerca di cui si avvale la psicologia della personalità sono:
- Studio di casi.
- Ricerca correlazionale.
- Ricerca sperimentale.
Corrispondono a tre diversi approcci metodologici:
- Metodo clinico.
- Metodo correlazionale.
- Metodo sperimentale.
Studio di singolo caso
Unità di indagine è la persona. Un approccio alla ricerca sulla personalità che implica uno studio approfondito e intensivo di una singola persona, con lo scopo di evidenziarne caratteristiche e peculiarità. Ha valenza soprattutto nella pratica clinica e nella terapia (relazione terapeutica). Consente di costruire modelli di comportamento della persona oggetto di studio. Si serve di tecniche osservazionali di tipo e di setting naturalistici. Si serve soprattutto di dati qualitativi. Lo svantaggio è la scarsa generalizzabilità dei risultati.
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