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Argomenti di psicologia clinica (Salvini) 6

2. Gli schemi di tipizzazione della personalità

Qualche definizione

GLI SCHEMI DI TIPIZZAZIONE DELLA PERSONALITÁ (STP)

STP: modalità organizzative della conoscenza interpersonale, generate da intenzioni valutative e

prognostiche che consentono di attribuire a individui accomunabili un insieme di caratteristiche

psicologiche. Progetti per ottenere informazioni, con intenti anticipatori, senza la possibilità di

autocorreggersi. Sono scorciatoie inferenziali.

Costituiti da: 

a. Vincoli cognitivi modo di selezionare, elaborare o costruire l’informazione;

b. Conoscenze scientifiche rappresentazioni per comprendere e spiegare informazioni ricavate

da indicatori psicologici;

c. Regole di contesto valori, norme, ruoli, obiettivi dell’osservazione;

d. Autoattribuzioni dell’osservatore.

Dipendenti da:

a. Tipo di relazione tra osservatore e osservato;

b. Attribuzioni reciproche;

c. Scopi che guidano l’interazione.

IL CONCETTO DI PERSONALITÁ

Il termine “personalità” non si riferisce a qualcosa di ovvio e conosciuto, e anche nel linguaggio tecni-

co, la sua definizione non è uniforme e diversa da quella usata dalle persone comuni.

 Insieme di caratteristiche, disposizioni, dinamismi psichici, repertori comportamentali, insieme di

tratti, in alcuni casi misurabili empiricamente.

 Entità psicologica identificabile con processi interattivi di cui la persona è il punto di attraversa-

mento e monitoraggio.

Ciò che scaturisce dall’interazione tra:

 Osservatore interno ed esterno che svolge inferenze attributive su sé e gli altri;

o Persona identificata con certe sue peculiarità;

o Situazione che la persona genere o a cui si adegua.

o

 

Schema individuale di stabilità e di cambiamento relativo a definite proprietà situazionali siste-

ma autoregolativo situazionale con diversi gradi di coscienza di sé, usato per replicare o mo-

dificare certe strategie adattive in relazioni a scopi e significati importanti per l’attore.

 Costrutto ipotetico che riflette i sistemi di credenze da cui derivano le spiegazioni e le teorie del-

l’osservatore.

 Ciò che l’osservatore presume di vedere, descrivere e spiegare; insieme di processi autor-

ganizzati relativi ai significati propri di una situazione.

Il termine “personalità” finisce per produrre un’illusione fattuale, a cui neanche gli esperti riescono a

sottrarsi. Le etichette linguistiche di certe classi di comportamento vengono considerate proprie-

tà costitutive e causa di quel tipo di comportamento la descrizione viene impropriamente tra-

sformata in causa.

Lo psicologo prende il ruolo di osservatore, con un particolare insieme di significati condivisi e con un

linguaggio predisposto all’interpretazione di informazioni derivate dal comportamento.

Nonostante le prove contrarie, persiste l’idea che la personalità spieghi il comportamento.

La funzione cognitiva degli STP

LA CATEGORIZZAZIONE 

Processo cognitivo con cui si estrae l’informazione potenziale contenuta nel mondo discriminazioni

+ formazione di prototipi + formazione di classificazioni di personalità. 

I criteri che stabiliscono le caratteristiche discriminative sono socialmente stabiliti e appresi cam-

biano a seconda della classe o del prototipo di riferimento.

Entità categoriali polivalenti: caratteristiche differenti individuate e combinate fra loro.

Modalità di procedimento:

a. Induttivamente: l’individuo viene assegnato a una certa classe sovraordinati sulla base di ele-

menti sottordinati; Argomenti di psicologia clinica (Salvini) 7

b. Deduttivamente: all’individuo vengono assegnate per estensione le caratteristiche del gruppo a

cui è stato assegnato. Usata nella formazione degli stereotipi.

Tendenze della categorizzazione: a. Accentuare le differenze intercategoriali;

b. Ridurre le differenze intracategoriali.

 

Categorizzazione iniziale di una situazione uso di STP adeguato e coerente Principio della coe-

renza attesa: orientamento intenzionale e selettivo dell’interpretazione delle informazioni, più

l’informazione iniziale è indefinita più l’osservatore sopravvaluta la categorizzazione iniziale anzi-

ché falsificarla.

Funzioni della categorizzazione:

1. Semplificare la complessità dei dati, selezionando certi indicatori;

2. 

Autoconferma Indirizzare la raccolta successiva di elementi coerenti;

3. Utilizzare l’esperienza funzionale e la replica di schemi dell’osservatore;

4. Inserire elementi informativi eterogenei in riferimenti noti;

5. Amplificare l’informazione disponibile, ignorandone i limiti.

Deformazioni della categorizzazione:

1. 

Non c’è feedback correttivo, soprattutto in caso di emozioni e sentimenti utilizzo di una classe

psicologicamente non pertinente;

2. Influenza dell’affiliazione teorica e le conoscenze dello psicologo sui criteri di categorizzazione;

3. 

Errore inferenziale: costruzione di falsi nessi di causalità tra asserti descrittivi è impossibile

stabilire rapporti di causa-effetto;

4. Letteralizzazione: scambiare per vere entità psicologiche similitudini, analogie e metafore, che

verranno usate per costruire ragionamenti retorica discorsiva ≠ fatti reali.

 

Sul piano clinico: la collusione tra osservatore e osservato può creare effetti di realtà eventi

reali (cambiamenti di prospettiva, illuminazioni, ristrutturazioni…) prodotti da una realtà fittizia.

I PROTOTIPI

Forme di rappresentazioni basate sull’individuazione di caratteristiche comuni ai membri di una certa

categoria a partire da un tipo ideale o normativo, che impersona convenzionalmente il maggior

numero di tratti appartenenti alla categoria.

In genere i tratti si riferiscono all’aspetto somatico, sociale, comportamentale, a caratteristiche psico-

logiche o a proprietà biologiche.

 Sul piano clinico: i manuali raffigurano certe malattie mentali mediante descrizioni prototipiche

 

psicologi e psichiatri apprendono certe rappresentazioni tipiche parlano lo stesso linguag-

gio. Se sono costruiti dall’esperienza clinica diretta i prototipi possono variare in funzione del

ruolo o della posizione sociale.

LE TASSONOMIE (Classificazioni)

Configurazione di criteri di inclusione e gerarchizzazione di oggetti (eventi psichici e comportamenta-

li) a partire dai processi di categorizzazione.

Eventi psichici e comportamentali possono venire raggruppati attraverso criteri di somiglianza o diffe-

renza ed essere inclusi in classi sempre più estese e riassuntive.

I tratti possono essere aggregati in base a vari criteri. 

Tassonomie riguardanti categorie di persone, ruoli sociali e situazione organizzazione gerarchica a

3 livelli.

Deformazioni della categorizzazione tassonomica:

1. Accentuata decontestualizzazione degli stati mentali e dei modi di essere: ogni comportamento

viene attribuito alle (presunte) caratteristiche della persona piuttosto che alla situazione e al

contesto utilizzo dell’entità descrittiva come fonte di spiegazione;

2. Errore categoriale: attribuire entità fattuale a eventi selezionati attraverso giudizi di valore;

3. Totale identificazione dell’individuo con le tipizzazioni assegnategli.

 Difficoltà nella costruzione di un sistema tassonomico soddisfacente

EFFETTI PARADIGMATICI

Orientamento mecanomorfico: personalità considerata un’entità oggettiva naturalmente data,

identificabile con: a. Elementi costitutivi tratti, sintomi…

b. Dinamismi istanze intrapsichiche, meccanismi di difesa…

c. Disposizioni biologiche temperamento, predisposizioni genetiche…

d. Condizionamenti comportamenti appresi, modelli di condotta…

Tutti questi elementi sarebbero imposti all’individuo.

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Orientamento antropomorfico: personalità come una determinata classe di processi psicologici

connotati da diversi gradi di autoconsapevolezza, generati da attori impegnati nella costruzione

della realtà che li riguarda, mentre ne subiscono gli effetti.

La persona userebbe le parti di sé più adatte a sostenere il fine dell’azione.

 La psicologia della personalità deriva in larga parte dal paradigma mecanomorfico. Il suo obiettivo

è sempre stato di individuare i tratti, le motivazioni, i fattori e le disposizioni per spiegare il com-

portamento umano.

 Monismo

: esiste un’unica realtà.

Realismo ingenuo del senso comune: la personalità è un oggetto psicologico empiricamente

o identificabile, che esiste come le altre cose del mondo;

Realismo riduzionista: la personalità è identificabile con le sottostanti disposizioni e dimen-

o sioni di origine biologica.

 Realismo ipotetico

: la realtà è accessibile solo con teorie e strumenti scientifici.

La personalità è ciò che vediamo attraverso una certa teoria.

 Realismo concettuale

: gli STP non sono solo dei medium per entrare in contatto con certe di-

mensioni psicologiche, ma costruirebbero i significati dell’esperienza psicologica.

La personalità è una configurazione psicologica descritta da sistemi linguistici e simbolici.

Le varie etichette attributive pur generate da STP diversi derivano da uno stesso paradigma accet-

tazione condivisa di concetti e pratiche implicito riferimento al paradigma mecanomorfico. Lin-

guaggio convenzionale realtà fattuale.

EFFETTI COSTRUTTIVI E DISTORSIONI

Grazie agli STP di senso comune, siamo in grado di creare ipotesi che si adeguano a qualunque cosa

possa capitarci di incontrare. Una realtà concettuale è considerata possibile se possiamo attivare

qualche schema che ci consenta di rappresentarla.

1. Reificazione: trasformazione di un’attribuzione qualitativa in proprietà psicologiche della persona;

2. L’effetto dello schema genera un’attesa capace di organizzare e rendere plausibile l’informazione.

Gli schemi di sé elaborano l’informazione in modo da accentuare l’accettazione o il rifiuto in base ad

un’attesa.

Letteralizzazione: l’enunciato linguistico diventa un fatto analogo alla realtà degli oggetti empirici,

trasferisce sulla qualità una connotazione fattuale che finisce per trasformarsi in un attribuzione

di proprietà.

Un elemento del pensiero patologico è la reificazione linguistico-esperienziale. Le rappresentazioni di-

ventano immodificabili, e i pazienti perdono il controllo dei loro processi mentali. Il terapeuta

cerca di indurre un cambiamento non nei contenuti, ma nelle regole linguistico-rappresentazio-

nali e nelle modalità di costruzione dei significati.

 Considerare le valutazione come reali proprietà psicologiche della persona sarebbe come confon-

dere un abito con chi lo indossa.

Certi STP diagnostici danno vita all’effetto Pigmalione negativo, in cui la patologia è indotta da una

diagnosi o una terapia errate, comunicate da un’autorità clinica e accettate dal paziente.

I luoghi comuni sulle persone servono a rassicurare sul piano cognitivo e sociale, scongiurando il

caos nelle questioni umane.

Il DSM-IV non descrive entità reali, ma prototipi e tassonomie. Le rappresentazioni fatte sono dei tipi

ideali, non le immagini effettive della malattia i procedimenti attraverso cui comunichiamo la

nostra esperienza sono gli stessi attraverso cui la creiamo. Variando gli STP e i suoi modelli i

possono avere descrizioni molto diverse di uno stesso caso clinico. 

Il DSM-IV utilizza un modello e un genere retorico di tipo medico-normativo il linguaggio medico

perde di valore se spostato dal suo campo di influenza.

Gli effetti costruttivi degli STP dipendono anche dal ruolo dell’osservatore. Possono avere conse-

guenze reali ed essere rilevanti in diverse situazioni (giuridico-penali, effetto Pigmalione…)

Teorie implicite della personalità: studio di criteri conoscitivi con cui ci formiamo impressioni sulle

persone e ce en serviamo per fare inferenze sulle loro caratteristiche. Anche se non sono di per

certo erronee, possono essere fonte di errore.

 Correlazione illusoria: rapporto tra eventi biografici negativi e un certo comportamento deviante.

 Errore fondamentale di attribuzione: l’attore spiega il suo comportamento in termini di situazioni

e ruoli, gli osservatori in termine di caratteristiche di personalità lo psicologo (osservato-

re) spiegherà il comportamento deviante attribuendolo più alla personalità che ad altri fatto-

ri.

Attribuzioni causali: seguono il focus dell’attenzione Argomenti di psicologia clinica (Salvini) 9

Enfatizzare la tendenza di attribuire le cause alle disposizioni delle persone;

o Sovrastimare i comportamenti la cui salienza, attirando l’attenzione, orienta la spiegazio-

o ne.

 anche lo psicologo potrebbe utilizzare certe informazioni più di altre.

 Impressioni di costanza dei tratti di personalità: sembra favorita dall’invarianza dell’aspetto fisico

del contesto e dall’impossibilità di invalidare categorie perseveranza delle prime categoriz-

zazioni.

Aspettativa dell’occorrenza di alcuni tratti considerati più plausibili di altri

 Costruzione di una realtà di reciproche conferme: il soggetto apprende STP dallo psicologo, ricer-

 

ca fatti e elementi a conferma dello schema validazione incrociata paziente – psicologo

cambiamento nella teoria implicita che il paziente ha di sé.

La funzione pragmatica degli STP

Contrapposta alla funzione cognitiva soltanto come artificio scientifico.

VERSIONI INTERESSATE DEL MONDO

Problema dell’assegnazione di un evento ad un mondo piuttosto che ad un altro, per poterlo descri-

vere o modificare. 

Lo psicologo clinico ha davanti eventi già configurati dall’interlocutore e dal contesto sociale

eventi psicologici predefiniti tradurre le rappresentazioni e gli schemi di senso comune in un

linguaggio congruo e complementare. La traduzione è solo apparente perché anche lo psicologo

fa parte della stessa versione del mondo.

La funzione pratica dello psicologo clinico consiste in:

a. Aumentare l’autocomprensione dell’altro;

b. Servirsi dell’autocontrollo dell’altro man mano che questo assume il punto di vista dell’esperto.

Lo psicologo ricercatore assume che la realtà abbia certe proprietà, riducibili a procedure conosci-

tive convenzionali che comportano delle deformazioni gli studi perdono gran parte della loro

rilevanza pragmatica.

PSICOLOGIA DEL SENSO COMUNE E CONOSCENZE IMPLICITE

Le realtà psicologiche devono riferirsi ai contesti culturali e storici nei quali si sono affermate.

La verità di un STP è data da:

a. Coerenza logica;

b. Presunte verifiche empiriche;

c. 

Congruenza con significati e valori di una certa cultura teorie di senso comune.

Funzione dell’interscambio tra le teorie scientifiche e quelle di senso comune:

a. Dare ordine al mondo;

b. Dare l’illusione di controllare la realtà psicologica propria e altrui;

c. Rispecchiare ciò che le persone pensano e dicono di essere.

 certe categorie psicologiche scompaiono con la scomparsa dei prototipi che le hanno generate e

giustificate.

IL CONTESTO INTRAPERSONALE

La personalità e le sue forme di disagio si conformano ai prototipi socialmente rappresentati e local-

mente diffusi. Ogni psicopatologia si serve di mezzi linguistici o rappresentazionali che apparten-

gono al contesto microsociale e intersoggettivo delle persone.

Le immagini e i discorsi derivati dai contesti normativi interiorizzati rispetto ai quali l’individuo non è

emotivamente autonomo entrano a far parte di come egli costruisce la sua esperienza negativa

 riorganizzano la storia, il racconto e le attribuzioni a sé e all’altro.

I prototipi espressivi per essere capiti devono configurarsi con il linguaggio con cui vengono descritti

 

comprensibili solo se si condividono gli schemi che li preordinano sapere implicito valido lo-

calmente e contestualmente.

Anche gli STP usati dagli psicologi si basano sul senso comune più di quanto si voglia ammettere.

SGUARDI INTENZIONALI

La categorizzazione dell’altro risente del ruolo e dei giudizi di valore dell’osservatore.

Il ruolo dell’osservatore lo porta a privilegiare un punto di vista già contenuto nel suo linguaggio.

La scelta di un STP implica una preliminare intenzione valutativa decisa da un osservatore che non è

mai neutro sguardo intenzionale.

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2 prospettive pragmatiche:

1. Scopo di previsione e controllo: privilegiati assunti categoriali disposizionali:;

2. Scopo di cambiamento dell’altro: attenzione concentrata su costrutti, obiettivi, autopercezione e

capacità autoregolative dell’altro.

NORME E VALORI

I criteri della norma sono stabiliti da un sistema di regole, come se appartenessero alla natura dell’e-

vento considerato.

Il senso comune:

a. Infiltra nelle proprie categorie di normalità elementi di tipo ideologico;

b. Opera attraverso le costrizioni cognitive del processo di categorizzazione.

 le regole prescrittive del senso comune vengono deificate come se fossero proprietà normali di un

evento psichico-comportamentale.

Gli eventi con cui lo psicologo clinico si confronta sono già in gran parte precostruiti da categorie di

senso comune.

I presupposti scientifici di uno STP sono rilevanti per la legittimazione conferita a certe categorie fon-

damentali per la regolazione dei rapporti umani il mantenimento di un sistema di categorie so-

ciali, negli STP rappresenta una strategia difensiva e conservativa.

La categorizzazione dell’altro porta al mantenimento dei criteri di differenziazione sociale, valutazione

morale, possibilità di comprendere e prevedere il suo comportamento.

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3. La personalità del depresso e le attribuzioni

implicite

Attribuzioni di tratti della personalità legati a:

a. Vincoli dei meccanismi cognitivi implicati nell’elaborazione dell’informazione;

b. Costrutti intra- e interpersonali attivati su base emozionale;

c. Forme di categorizzazione socialmente e culturalmente preordinate;

d. Criteri conoscitivi adottati dall’osservatore/attore.

Indicatori da cui si ricavano i prototipi ( poi generalizzati in stereotipi):

a. Aspetto fisico, dati autobiografici;

b. Comportamento, atteggiamenti, espressività della persona;

c.  

Caratteristiche disposizionali tratti psicologici funzione diagnostica e prognostica in termini di

aspettative di comportamento.

Il costrutto teorico

STP: astrazione categoriale di tipo valutativo, rapidamente disponibile, con funzioni diagnostiche e pro-

gnostiche. Le persone tendono a ricorrere agli STP più frequentemente impiegati impressione di

costanza convalida.

Le caratteristiche psicologiche attribuite alla rappresentazione sono governate da altri schemi di tipizza-

zione.

Lo schema di tipizzazione attribuisce un set di tratti disposizionali per effettuare inferenze e riempire i

vuoti informativi.

Lo schema può essere:

a. Esplicito: derivato da costrutti teorici;

b. Implicito: derivato dalle rappresentazioni di senso comune.

La ricerca

Ipotesi: lo schema di tipizzazione della personalità può essere influenzato da:

a. Orientamento psicoterapeutico e relativa affiliazione ad una teoria della personalità;

b. Ruolo professionale praticato;

c. Convinzioni e rappresentazioni preordinate dal senso comune.

Soggetti:

a. 105 psicoterapeuti di diverso orientamento;

b. 19 medici generici (variabile “Ruolo”); gruppi di

c. 30 laureati estranei al settore medico e psicologico (variabile “Senso comune”) controllo

Strumento: Check list di 300 tratti di personalità per descrivere, al di là dei sintomi, le caratteristiche di

personalità di un ipotetico individuo con diagnosi di depressione.

Sono stati ottenuti 6 fattori:

1. Disposizione al contatto sociale;

2. Disposizione al rapporto interpersonale;

3. Disposizione intimistico-sentimentale;

4. Disposizione espressiva;

5. Disposizione alla diffidenza ostile;

6. Disposizione al controllo e alla manipolazione.

Risultati:

a. Assenza di differenze significative tra i diversi sottogruppi di psicoterapeuti: il depresso è sostan-

zialmente tipizzato in modo quasi concorde da tutti.

b. Limitata influenza del ruolo professionale (psicoterapeuta rispetto agli altri due) nell’attribuzione

di alcuni tratti:

 Differenza significativa tra psicoterapeuti e gruppo del senso comune per F1;

 Differenze significative tra gruppo medici e gruppo psicoterapeutici + senso comune per F4.

c. Assenza di differenze tra il gruppo di psicoterapeuti e il gruppi di senso comune.

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 Lo STP delle conoscenze di senso comune può essere presente nei costrutti e nelle valutazioni cliniche

 influenza sulle attribuzioni di caratteristiche di personalità.

Argomenti di psicologia clinica (Salvini) 14 Argomenti di psicologia clinica (Salvini) 15

4. Lo stupratore e la sua vittima: tra patofilia e

senso comune

Rappresentazioni degli esperti e del senso comune

Psichiatria e psicoanalisi hanno costruito le rappresentazioni prototipiche dello stupratore e della vittima

 rappresentazioni che ora fanno parte degli STP di senso comune.

 Glueck, Teoria dell’impulso incontrollabile (raptus): impulso sessuale irresistibile + insanità

 

mentale riduzione di autocontrollo violenza sessuale. Gli stupratori malati e succubi

dell’impulso non responsabili. Nonostante le prove contrarie, questa teoria sopravvivere in

sede psichiatrico-forense.

 Spiegazioni psicodinamiche:

La personalità della vittima sarebbe collusiva e complementare a quella dello stupratore, in-

o consciamente lo inviterebbe all’abuso sessuale a fronte della “naturale” predatorietà

maschile.

Ginofobia alla base della violenza sessuale: paura verso la madre o la compagna.

o

Attribuzioni del comportamento sessuale violento:

1. Caratteristiche devianti della personalità dello stupratore;

2. Condizione di malattia mentale manifesta o latente;

3. Attivazione intermittente e disinibiti di orientamenti sessuali perversi;

4. Presenza inconscia di anomalie nelle relazioni fantasmatiche con la donna;

5. Aspettative legate al comportamento della vittima o ai suoi desideri inconsci.

Spiegazioni inadeguate sul piano della validità a. Interna: relazione causa-effetto;

b. Di costrutto: plausibilità tra i dati e la teoria;

c. Esterna: generalizzazione dello schema esplicativo.

Tuttavia queste spiegazioni sono: a. Accolte come scientifiche;

b. Accreditate in ambito giuridico-penale dei paesi anglofoni;

c. Esportate e riprese dai media senso comune.

Le affermazioni degli esperti si trasformano in rappresentazioni socialmente condivise.

La ricerca

STP: astrazioni categoriali, preordinate e culturalmente connotate e influenzate dal sistema di credenze,

dal ruolo e dalle intenzioni dell’osservatore, mediate da etichette linguistiche descrittive e valutative.

Obiettivi:

a. Studiare gli STP dello stupratore e della vittima in relazione alle variabili socio-culturali di gruppi

di soggetti.

b. Valutare la pertinenza e l’utilità della teoria degli STP nell’attribuzione di tratti di personalità.

Soggetti:

a. 151 studenti universitari maschi, età media 23 anni, italiani e scozzesi;

b. 80 insegnanti di scuole medie superiori maschi, età media 42 anni, italiani e scozzesi.

I soggetti sono stati ulteriormente suddivisi per credenze religiose: cattolici, atei, protestanti, chiesa

di Scozia.

Strumento: descrizione libera delle caratteristiche di uno stupratore e di una donna vittima di violenza

Procedure statistiche:

Emerse 196 attribuzioni di caratteristiche.

 Con l’analisi fattoriale sono stati estrapolati 34 attributi riferiti alla vittima e 30 riferiti all’aggres-

sore.

 Scelti 7 fattori per la vittima e 7 per lo stupratore.

Fattori: costellazioni di attributi assegnati dagli intervistati.

Ogni fattore è stato analizzato in funzione delle variabili:

 Ruolo (Studente/Insegnante)

o Nazionalità (Italiana/Scozzese)

o Religione (Cattolica/Atea/Protestante/Chiesa di Scozia)

o

Argomenti di psicologia clinica (Salvini) 16

Fattori attribuiti:

A. La vittima

1. Vergognosa: senso di colpa per ciò che le è accaduto;

2. Collusiva e colpevole: latente disponibilità;

3. Emotivamente traumatizzata: caratteristiche personali successive allo stupro;

4. 

Vittimizzata: volontà profonda di non colpevolizzare la vittima solidarietà;

5. Fragile: tratti riferiti alla tipologia della vittima, considerata fragile fisicamente e psichicamente;

6. Maltrattata ingiustamente: critica della mentalità colpevolizzante dei media, delle istituzioni nor-

mative, delle istituzioni assistenziali, dell’opinione pubblica;

7. 

Bisognosa d’aiuto: convinzione che la vittima cerchi di superare l’evento necessità di assisterla.

B. Lo stupratore

1. Socialmente diverso: disprezzo, stigmatizzazione, pregiudizio sociale;

2. 

Moralmente deviante: attributi della personalità dello stupratore giudizio punitivo e di diversità

morale;

3. Psichicamente diverso: volontà di spiegare psicologicamente la personalità dello stupratore;

4. Psichicamente disturbato: forma di comprensione per la sofferenza dello stupratore;

5. 

Estraneo e problematico: tentativo di ricerca delle motivazioni sottostanti all’atto deviante

espressione della distanza dallo stupratore;

6. Disturbato dall’infanzia e impulsivo: tentativo di spiegazione eziologica;

7. Socialmente inaccettabile: giudizio negativo di stigmatizzazione.

La variabile Nazionalità (Italiana/Scozzese)

Elemento che influisce maggiormente nell’organizzare lo STP delle due figure.

 Italiani: la stuprata è considerata più vergognosa (F1), meno collusiva (F2).

Lo stupratore è considerato distante da loro (F5).

 Scozzesi: la stuprata è collusiva e responsabile in qualche misura (F2). Hanno una visione ste-

reotipica e negativa.

Lo stupratore è considerato socialmente inaccettabile, gli vengono assegnati tratti psicopato-

logici e giudizi morali dispregiativi.

La variabile Religione (Cattolica/Ateo/Protestante/Chiesa di Scozia)

Non influisce molto sulla tipizzazione della vittima, ma ha un rilievo significativo nella tipizzazione dello

stupratore.

 Cattolici: influenza uno schema implicito più sensibile a focalizzare il peccatore anziché la vittima.

Connotano meno degli altri lo stupratore attraverso le presunte cause del suo comportamen-

to (fattori eziologici)

 Protestanti: maggiore responsabilità alla vittima, considerano lo stupratore come socialmente

inaccettabile controllo sociale di tipo emarginante.

 Chiesa di Scozia: negatività morale allo stupratore, giudizi che individuano nella sregolatezza i

precursori dello stupro.

 Atei: gruppo che meno assegna alla vittima una condotta collusiva

La variabile Ruolo/Identità (Studenti/Insegnanti)

Il ruolo incide in modo significativo nell’attribuzione di tratti più nella percezione dello stupratore che non

della vittima.

 Insegnanti: non attribuiscono tratti di collusività alla vittima e ne rivendicano i diritti più degli

studenti. Tentano la diagnosi psicologica e sottolineano la diversità dello stupratore.

 Studenti: categorizzano lo stupratore con giudizi morali di socialmente diverso e utilizzano criteri

valutativi di base etico-sociale. La vittima è connotata da tratti stereotipici più che per gli in-

segnanti.

Commenti e considerazioni

Gli STP sembrano influenzati fortemente da variabili legate all’appartenenza socioculturale. I processi di

attribuzioni sono modellati da esperienze di gruppo e dalle sottoculture di appartenenza.

Il biasimo della vittima è evidente in coloro che credono che le persone siano in genere responsabili di

quello che accade loro locus of control interno. Argomenti di psicologia clinica (Salvini) 17

Considerare lo stupratore come diverso o malato permette di connotare lo stupro come insolito e impre-

vedibile preservare una visione del mondo come giusto e affidabile. Inoltre elimina l’intenzionalità

dell’atto e quindi la potenziale possibilità per ogni individuo di essere stupratore.

5. La costruzione del sé e dell’identità

Introduzione: Sé e identità

Sé: etichetta che non indica un’entità fattuale, fisicamente ubicata, ma una caratteristica funzionale che

sottostà a numerosi processi mentali.

I processi sono configurati in relazione a: a. Finestra teorica considerata;

b. Livelli di analisi;

c. Esigenze e finalità della ricerca o dell’intervento clinico.

Risultato riflesso di un’azione rispetto a un contesto dotato di significato.

a) b) a)

Identità: costrutto concettuale che indica gli effetti cognitivi e affettivi di diversi processi di: auto-

b) c)

consapevolezza, autorappresentazioni e autodefinizioni.

Ruoli Identità

Sè 

Non esiste un ambiente non socialmente predefinito e soggettivamente costruito la realtà conosciuta è

mediata da un complessa sistema che interpreta e reinterpreta l’informazione sensoriale.

ASPETTI METATEORICI 

L’individuo non resta passivo di fronte al prodursi di significati che lo riguardano partecipa attiva-

mente alla definizione della situazione in modo che sia coerente con l’immagine che ha di se

stesso.

L’identità comunque risiede, oltre che nella persona, anche nella struttura normativo-simbolica del-

l’interazione costantemente negoziata tra individuo agente e contesto significante.

Aspetti metateorici:

1. L’individuo è attivo a dare un senso e un significato al suo agire.

2. Il livello di spiegazione dell’agire umano non è più visto come causato dai caratteri psicologici

individuali, ma anche generato da ragioni, intenzioni e da costrutti mutuati dai contesti

dello spazio interattivo.

 cambiamento di prospettiva per lo psicologo: rinuncia alla spiegazione di tipo “causa-

le” e attribuire alle persone delle proprietà (tratti), che non restano stabili, ma risentono

delle categorie dell’osservatore.

SITUAZIONE VERSUS COGNIZIONE

Mead: l’individuo si autopercepisce come dotato di rilevanza sociale + fa proprio il punto di vista del-

l’altro a guida del proprio agire il Sé si costituisce attraverso il linguaggio e l’azione.

 

Gesti, parole, comportamenti dotati di significati e scopi definiscono e istituiscono autoconsape-

volezza.

Interazionismo simbolico.

Duplice natura delle situazioni: a. Oggettive: precostituite socialmente;

b. Soggettive: suscettibili di ridefinizioni negoziate tra individui.

a)

I processi del Sé si sviluppano attraverso l’impegno cognitivo e affettivo posto nell’assumere il ruo-

b)

lo dell’Altro e nel percepirsi come un’entità psicologica e sociale tramite l’utilizzazione dei sim-

boli linguistici, dei giudizi di valore e degli schemi attributivi elaborati dal gruppo di riferimento.

Il Sé diventa prodotto del contesto di proprietà dell’individuo sulla base del ruolo sociale che rap-

presenta in quel momento.

Ciclo percettivo: 1. Raccolta intenzionale e selettiva dell’informazione riguardante il soggetto, pre-

sente nell’ambiente (prospettiva situazionale = socio - comportamentale)

2. Modifica della percezione di Sé nel momento che modifica quella degli altri

(prospettiva cognitiva = socio-fenomenologica)

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La teoria: Sé e identità personale

Identità personale: struttura organizzatrice della conoscenza individuale relativa a se stessi.

Le persone: a. Hanno un’esperienza cognitiva ed emotiva di sé;

b. Elaborano l’informazione interna ed esterna che li riguarda;

c. Codificano l’informazione come memoria autobiografica;

d. Selezionano i repertori di comportamento più indicati per l’identità di genere.

Sostenuta dai processi di: a. Autoconsapevolezza: flusso di esperienza soggettiva sperimentata a diversi

livelli; 

b. Autoregolazione: capacità riflessiva di automonitoraggio autocontrollo

dell’identità.

Dimensioni dell’identità personale:

1. 

Concetto di Sé (area intrapersonale): insieme di categorie semantiche naturali concetti lessi-

cali che formano l’idea di sé di una persona. È una teoria su se stessi. Non è indagabile nella

sua globalità, perché affiora solo nelle elaborazioni cognitive delle rappresentazioni di sé.

2. Rappresentazioni di sé (area interpersonale): sottoinsiemi del concetto di sé. Parte operativa di

assunzione di ruoli di identità, in relazione all’insieme di pensieri, conoscenze e credenze

rese accessibili dal sé operante. Influenza l’interpretazione degli eventi ricerca di un feed-

back congruente.

3. Identità tipizzata (area intra/intergruppo): insieme di tratti prototipici e stereotipici attribuiti a

sé stessi, coerenti tra loro e con il contesto. Orientamento cognitivo per l’autovalutazione e

la realizzazione di un’immagine di sé adeguata. Le autoattribuzioni dei tratti agiscono sulle

Rappresentazioni di sé, favorendo l’adesione del soggetto ai contesti per confermarle.

Prototipi: caratteri personologici assegnati ai membri rappresentativi di una categoria sociale. Governa-

no l’attribuzione di caratteristiche psicologiche e comportamentali formazione di STP.

LA COMPARSA DEL SÉ

Il riconoscimento di sé apparirebbe intorno ai 15 mesi di età.

Concezione stadiale: ogni stadio porta una ristrutturazione della rappresentazione di sé, costruzione

di nuovi programmi d’azione e di scambi con l’ambiente.

Dai 24 mesi il bambino diventa consapevole del proprio aspetto e della sua capacità di riconoscersi

nell’azione.

La conoscenza di sé si costituisce attraverso l’interiorizzazione del punto di vista degli altri. Il bambi-

no mima, non imita, l’agire altrui e ne assimila gli schemi.

SÉ E IDENTITÀ SESSUALE

L’identità di genere è assunta attraverso a. Pressione sociale;

b. Elaborazione soggettiva della pressione sociale.

I genitori si rivolgono ai bambini in modo diverso a seconda del sesso, rinforzando i comportamenti

che più corrispondono agli stereotipi dei due generi.

Il sesso influenza a. Il tipo di relazione degli altri con il bambino;

b. Le relazioni che il bambino intrattiene con se stesso.

Autocategorizzazione sessuale: processo attraverso cui la persona trattiene solo le informazioni

coerenti con la propria identità sessuale. Una volta classificatosi come maschio o femmina, il

bambino si impegna a conservare un’immagine di sé coerente e stabile principio di costanza.

Il momento più importante del processo avviene nel passaggio alla pubertà.

Gli indicatori normativi di comportamento a cui il bambino fa riferimento sono desunti dagli stereo-

  

tipi di genere mediati sperimentati interiorizzati.

Il modellamento biografico dell’identità di genere è sostenuto dal processo autoregolativo, che diven-

ta parte attiva nella selezione ed elaborazione dei tratti psicologici tipizzati.

LA MATRICE CULTURALE DEL SÉ E LA MEMORIA AUTOBIOGRAFICA

 

Caratteristiche dell’identità matrice etnica e culturale inconsapevoli e difficili da modificare.

Rapporto importante tra memoria individuale e tradizione orale della comunità.

Memoria autobiografica: dà continuità futura e coerenza retrospettiva all’identità. È il costante riferi-

mento su cui viene elaborata l’informazione su se stessi. Seleziona e riconnette i ricordi (anche

errati, purché congruenti), dando loro un senso e uno schema narrativo.

È impregnata di legami emozionali. Argomenti di psicologia clinica (Salvini) 19

Lo scarto tra la rappresentazione di sé data e autopercepita, tra gli atteggiamenti e il comportamento

 incoerenze e dissonanze da colmare.

SÉ E AUTOREGOLAZIONE 

Schemi di sé (Costrutti di sé): sistemi di codifica dell’informazione relativa a se stessi organiz-

zano l’attività conoscitiva individuale producono forme di autoconoscenza.

L’autoconoscenza può essere: a. intrapersonale – interpersonale;

b. senso-motoria – simbolica;

c. rappresentazionali – percettive;

d. implicite – esplicite.

Azione motoria: tensione conoscitiva con il mondo e con sé stessi, retroagisce sull’organizzazione de-

gli schemi conoscitivi. 

Diversi schemi di sé impiegati diversi modi di decodificare l’informazione relativa a noi stessi. di-

scriminano e categorizzano l’esperienza individuale differenti rappresentazioni, percezioni, de-

scrizioni e valutazioni di sé variazioni nel tipo di consapevolezza.

Più gli schemi di sé sono differenziati, più elevata sarà la capacità del soggetto di avere un’adeguata

consapevolezza di sé.

RUOLI E RAPPRESENTAZIONI DI SÉ

Ruolo: insieme di attributi e prescrizioni dovuti alla posizione che una persona occupa in una certa

interazione sociale.

 Punto di vista normativo: sistema di obblighi e di aspettative su un individuo che interagisce at-

traverso regole esplicite o implicite.

 Punto di vista interattivo: insieme di atti dotati di un significato attraverso cui gli individui defini-

scono il tipo di relazione e di situazione che generano.

Ruolo impersonato: duplice posizione dell’individuo:

 

Osservatore di se stesso autoregolazione rispetto agli scopi.

Colui che sperimenta quel certo flusso di coscienza.

Generato dall’intenzionalità interpretativa e condizionato dal contesto interattivo.

Ruolo assegnato: sfondo sociale e culturale.

La gran parte dei ruoli psicologici dell’interazione, anche se apparentemente non codificati, sono re-

golati in modo tacito. Il sistema che li regola fa sì che l’individuo impersoni e non esegua dei ruo-

li presenza di processi mentali autoregolativo per sostenere i ruoli, e per sentirli come propri.

Argomenti di psicologia clinica (Salvini) 20 Argomenti di psicologia clinica (Salvini) 21


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Sara F

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze psicologiche
SSD:
Università: Bergamo - Unibg
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia clinica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bergamo - Unibg o del prof Ugazio Valeria.

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