Capitolo 1: La teoria della personalità
I cinque obiettivi perseguiti dai teorici della personalità
Osservazione scientifica: lo psicologo della personalità ricava descrizioni circa le tendenze umane universali e sulle differenze tra gli individui. Le osservazioni scientifiche si basano su tre criteri chiave:
- Esaminare un gruppo ampio e diversificato di persone, includendo diversi campioni culturali di provenienza.
- Garantire l’obiettività delle osservazioni, senza farsi influenzare da stereotipi o preconcetti che possano falsificare le osservazioni.
- Utilizzare strumenti specifici per studiare processi di pensiero, reazioni emotive e sistemi biologici che contribuiscono al funzionamento della personalità.
Teoria sistematica: analizzare una teoria in base alle descrizioni ottenute tramite le osservazioni, la teoria dev’essere sistematica, logica e coerente.
Teoria verificabile sperimentalmente: le teorie devono poter essere avvalorate da prove scientifiche obiettive.
La teoria comprensiva: deve includere una visione completa di tutte le questioni inerenti allo sviluppo della personalità e alle differenze individuali osservate.
Le applicazioni pratiche: le teorie devono poter essere applicabili a beneficio delle persone.
Nella psicologia della personalità viene presa in esame la persona nella sua interezza, compresi gli aspetti relativi alla società e alla cultura in cui vive. Il suo campo affronta tre temi:
- Universali umani.
- Differenze tra gli individui.
- Unicità degli individui.
La personalità riguarda le caratteristiche psicologiche che contribuiscono a creare le strutture persistenti e caratterizzanti del singolo, come sentimenti, pensieri e comportamenti. Le caratteristiche persistenti sono quelle relativamente coerenti e stabili nel tempo che possono descrivere i pattern comportamentali che sottostanno al funzionamento psicologico della persona; inoltre, vi sono caratteristiche particolari che distinguono le persone le une dalle altre.
Lo psicologo della personalità ricerca i fattori psicologici che influenzano il comportamento in modo causale e che spiegano quindi le tendenze caratterizzanti della persona. In sostanza, il compito dello psicologo della personalità è quello di descrivere e spiegare i pattern legati al funzionamento psicologico, sia generali che propri dell’individuo; tutto questo, prendendo in esame tutti gli aspetti della persona.
Gli psicologi della personalità rispondono in base a delle domande specifiche: Chi? Per indagare le caratteristiche della persona e il modo in cui sono organizzate; Come? Si riferisce ai fattori che hanno determinato la personalità dell’individuo; Perché? Si riferisce alle ragioni alla base del comportamento di una persona. Ogni teoria deve rispondere a questi tre quesiti, per farlo si prendono in considerazione quattro argomenti:
- Struttura,
- Processi,
- Crescita e sviluppo,
- Psicopatologia e il cambiamento comportamentale.
La struttura si riferisce agli aspetti stabili e duraturi della personalità, questi si possono descrivere utilizzando diverse unità di analisi, che sono:
- Tratto, ovvero uno stile comportamentale o emotivo coerente che l’individuo esibisce in determinate situazioni; questi descrivono ciò che le persone sono predisposte a fare e si interpretano come disposizioni psicologiche ad agire in diversi modi in modo più o meno marcato.
- Tipo è un raggruppamento di molti tratti differenti che manifestano delle caratteristiche in modo più o meno marcato ma fanno parte di categorie differenti.
- Sistema è una serie di parti connesse che vengono riflesse, in tutte le loro organizzazioni, nel comportamento; essi si concentrano più sull’organizzazione delle unità che nelle unità stesse.
Molte teorie della personalità ritengono che le sue strutture siano organizzate in maniera gerarchica, ovvero l’una è in funzione di un’altra, ma questo non è detto.
I processi della personalità si riferiscono alle reazioni psicologiche che cambiano con una certa frequenza, ovvero ai pensieri, emozioni e desideri dell’individuo che cambiano continuamente anche se esso rimane lo stesso. Per comprenderli, ogni psicologo utilizza diverse basi di analisi in base al suo approccio.
La crescita e sviluppo studia come le persone siano giunte a diventare ciò che sono e a come si è sviluppata la loro personalità nel tempo attraverso due sfide diverse: la prima consiste nel caratterizzare i pattern evolutivi che vengono sperimentati dalla maggior parte delle persone; la seconda consiste nel comprendere cosa abbia reso gli individui diversi l’uno dall’altro.
Queste sfide sono state affrontate nel corso degli anni contrapponendo l’importanza della natura (biologia) e della cultura (le esperienze vissute), tuttavia negli ultimi anni si è riscontrato che le esperienze ambientali attivano meccanismi genetici facendo in modo che natura e cultura cooperino tra loro. I geni influenzano la personalità attraverso il temperamento (tendenze emotive e comportamentali con basi biologiche che compaiono in modo evidente durante la prima infanzia); le differenze biologiche di temperamento producono differenze psicologiche a livello emotivo e comportamentale.
Gli psicologi evoluzionisti sostengono che i comportamenti delle persone derivino dal fatto che quel comportamento ha contribuito alla sopravvivenza e al successo riproduttivo nel corso dell’evoluzione umana; essi sostengono che tutti abbiamo ereditato dei meccanismi psicologici che ci predispongono a reagire all’ambiente in modi che sono risultati efficaci nel corso del tempo.
Alcuni psicologi sostengono che la personalità è modellata in misura significativa dall’ambiente, in particolare dalla cultura, classe sociale, famiglia e i pari. Le pratiche culturali forniscono alle persone risposte ad interrogativi riguardanti la natura di sé, il proprio ruolo nella società, così come definiscono i bisogni, il modo in cui affrontiamo le diverse esperienze ecc; di conseguenza, tutti gli appartenenti ad una determinata cultura condividono certe caratteristiche della personalità in modo inconsapevole poiché apprendendole sin dalla nascita le considerano scontate e universali.
Anche la classe sociale definisce la posizione dell’individuo, i suoi doveri, i privilegi e di conseguenza anche la percezione che ha su se stesso, modellando i modi in cui reagire alle situazioni; per quanto riguarda la famiglia, ogni stile di comportamento genitoriale influenza i figli in modo diverso, talvolta creando involontariamente delle differenze tra i figli. Le esperienze con i pari inducono gli individui alla socializzazione e al concepire nuove regole di comportamento che si imprimeranno nella loro personalità per tutta la vita.
Psicopatologia e cambiamento comportamentale aiuta le persone a risolvere dei problemi complessi, spiegandone i fattori di disagio e i fattori in grado di favorire il cambiamento; infatti le ricerche a livello teorico sono sempre orientate verso un’applicazione pratica.
Per quanto riguarda il concetto di coerenza dei comportamenti nel tempo vi possono essere strutture basilari ereditate che subiscono solo leggere modifiche nel tempo o si potrebbe dire, che l’ambiente svolge un ruolo nel favorire la coerenza. Inoltre, vi sono due possibili risposte al fatto che riusciamo ad avere percezioni ordinate e articolate del mondo: una sostiene che le componenti della mente siano interconnesse e che questi sistemi di interconnessioni permettono al sistema di funzionare in modo regolare e coerente; dall’altra parte si pensa che le persone costruiscono ricordi coerenti per riuscire a comprendere meglio il loro sé. I comportamenti vengono influenzati dai fattori presenti, ma questi possono subire le influenze di esperienze passate o di aspettative future.
Le teorie della personalità devono svolgere tre funzioni fondamentali: organizzare le informazioni esistenti, generare nuove conoscenze su temi rilevanti, identificare temi completamente nuovi generando conoscenza; esistono diversi approcci teorici, ciascuno con i propri punti di forza e i suoi limiti: teoria psicodinamica, teorie fenomenologiche, gli approcci alla personalità basati sul concetto dei tratti, la ricerca sui fondamenti biologici della personalità, il comportamentismo, teoria dei costrutti personali e la teoria cognitivo-sociale.
Ogni teoria contiene una serie di strumenti che possono essere concetti o metodi di ricerca o tecniche per valutare la personalità; ognuno di questi strumenti consente di assolvere a più funzioni e di eseguire più attività.
Capitolo 2: Lo studio scientifico delle persone
La ricerca intuitiva delle persone comuni differisce da quella scientifica poiché quest’ultima mette in atto procedure standardizzate per massimizzare l’accuratezza e l’attendibilità delle informazioni ottenute, per poi pubblicare il tutto in riviste scientifiche in modo che altri scienziati possano replicare lo studio e verificarne i risultati. Esistono diversi modi di raccogliere dati, gli psicologi della personalità hanno definito quattro categorie di dati:
- Dati L sono le informazioni che possono essere desunte dal racconto della storia di un individuo, ma per molte caratteristiche della personalità questi dati non sono oggettivi.
- Dati O sono rappresentati dalle informazioni derivanti dagli osservatori vicini al soggetto (parenti, amici) che si sottopongono ad un questionario per valutare le caratteristiche della personalità del soggetto; tuttavia possono essere utilizzati per osservare comportamenti specifici o più generali del soggetto.
- Dati T sono costituiti da informazioni ottenute nelle procedure sperimentali in cui vengono misurate le prestazioni delle persone in un compito; essi sono oggettivi in quanto generati da una osservazione oggettiva della prestazione di un compito affidato al soggetto.
- Dati S consistono nelle informazioni che i partecipanti dello studio danno a loro stessi per mezzo di questionari, questi possono essere concentrati su una singola caratteristica o sulla personalità nel suo complesso. Tuttavia, spesso le persone nel compilare i questionari possono non essere consapevoli delle proprie caratteristiche della personalità o possono essere motivate a farsi vedere sotto una luce positiva, falsificando i dati.
Solitamente i ricercatori combinano queste serie di dati per superare l’impasse dell’attendibilità e veridicità, anche perché ognuno di questi metodi può presentare delle limitazioni circa l’osservazione delle caratteristiche della personalità. Vi sono due tipi di misure:
- Misure fisse o monotetiche sono quelle che nell’ambito sperimentale vengono somministrate in egual modo a tutti i soggetti e nelle quali i punteggi di tutti i soggetti sono calcolati in modo rigorosamente uguale. Il loro maggiore vantaggio è la semplicità e l’oggettività; i limiti riguardano il fatto che alcuni item possono non essere rilevanti per alcuni soggetti a cui viene somministrato il test e il fatto che vi è la possibilità che alcune caratteristiche possono non essere contemplate nei test standard.
- Misure flessibili o idiografiche sono procedure che prevedono tecniche diverse riguardo a quelle standardizzate, come ad esempio la somministrazione di test non strutturati o la richiesta ai soggetti di elencare parole o frasi che descrivano gli aspetti importanti della personalità o di narrare esperienze importanti della loro vita; il loro obiettivo principale è quello di ricavare un ritratto dell’individuo nella sua unicità.
Tutti questi dati sono di origine psicologica, ma gli studiosi della personalità hanno bisogno di integrarli con i meccanismi biologici che sottostanno alla personalità e per questo si servono di tecniche per osservare il cervello come: l’elettroencefalogramma, registra l’attività elettrica del cervello attraverso degli elettrodi posti su diverse aree dello scalpo; monitorando l’attività degli elettrodi essi possono notare quale area del cervello è più attiva durante un dato momento. Inoltre, possono utilizzare la risonanza magnetica funzionale che consente di ottenere un’immagine dell’attività cerebrale durante lo svolgimento di diversi compiti, grazie al movimento del flusso sanguigno nelle diverse aree del cervello. Attraverso questi dati e i dati LOTS si possono combinare psicologia e biologia e rivelare le basi biologiche delle strutture della personalità.
La valutazione della personalità è ogni procedura standardizzata volta a fornire informazioni circa la personalità di un individuo o a misurare le differenze della personalità tra vari individui della popolazione; ogni teoria sceglie quale aspetto indagare e i metodi da utilizzare ma le misure devono essere attendibili e valide.
L’attendibilità si riferisce al grado di replicabilità delle osservazioni; dal momento che sono tanti i fattori che possono influenzare l’attendibilità dei test psicologici, essa può essere misurata attraverso la coerenza interna in cui vari item sono collegati tra loro rispecchiando un costrutto comune, oppure con i test-retest ovvero la ripetizione del test da parte di uno stesso soggetto in due momenti diversi.
La validità si riferisce alla misura in cui le osservazioni riflettono realmente i fenomeni oggetto di studio; per essere utile nella verifica di una teoria, un test deve possedere validità di costrutto ovvero deve consistere in una misurazione valida della teoria che si intende misurare, ovvero si deve riferire a criteri esterni che si correlano al test stesso. In breve, la validità deve dimostrare che la misura sia effettivamente incentrata sulla caratteristica psicologica che si deve valutare e che sia da essa influenzata.
Un’importante influenza sulla ricerca psicologica è dettata dai problemi di carattere etico su come conduciamo gli studi e riportiamo i dati delle ricerche; l’American Psychological Association ha dichiarato che lo psicologo deve portare avanti la ricerca con rispetto e considerazione della dignità e del benessere delle persone coinvolte, stabilendo un accordo chiaro e corretto con i partecipanti rispetto agli obblighi e alle responsabilità di ognuno. Poiché è responsabilità del ricercatore preservare il più possibile i soggetti da disagi fisici o mentali o da eventuali danni, infatti ogni ricerca deve essere esaminata e approvata da un comitato etico.
Esistono tre principali strategie di ricerca utilizzate nel campo: lo studio dei casi, gli studi correlazionali e gli esperimenti.
Nello studio dei casi lo psicologo interagisce a stretto contatto con l’individuo che partecipa allo studio, cercando di comprenderne i processi più importanti e le strutture psicologiche dell’individuo stesso; tuttavia la maggior parte di questi studi è stata effettuata da psicologi clinici per riuscire a pianificare un adeguato intervento clinico. Con questo metodo il ricercatore osserva direttamente i pensieri, i sentimenti e il comportamento di un soggetto in una data situazione indagando nella loro complessità; tuttavia questo metodo di ricerca presenta dei limiti, quali la non generalizzabilità agli altri soggetti e l’incapacità di dimostrare dei nessi tra le cause dei vari comportamenti, inoltre le interpretazioni fatte dal ricercatore sono soggettive, quindi possono risultare non valide e non attendibili.
Per quanto riguarda i resoconti verbali, alcuni psicologi sostengono che le persone non avendo accesso ai loro processi interni rispondano alle domande dello sperimentatore sulla base di deduzioni, invece di riportare fedelmente ciò che è realmente accaduto, mentre altri sostengono che quando questi sono proposti in maniera accurata e interpretati in modo obiettivo possono essere fonti di informazioni efficaci. Tuttavia, occorre essere consapevoli di un possibile uso improprio e di una possibile interpretazione ingenua.
Con la ricerca correlazionale gli psicologi si avvalgono del coefficiente di correlazione, un numero che esprime il grado di collegamento lineare tra due misure, se i soggetti mostrano punteggi elevati in entrambe le variabili si dice che esse sono positivamente correlate, altrimenti non sono correlate. Questa strategia di ricerca consente di esaminare le variabili di ricerca su una vasta gamma della popolazione incrociando le variabili dipendenti e indipendenti. Uno dei vantaggi di questo tipo di ricerca che utilizza i questionari risulta dall’ampiezza del campione coinvolto nello studio, un altro vantaggio è l’attendibilità dello studio; mentre i limiti riguardano il fatto che i questionari possono indagare solo superficialmente su delle variabili specifiche, mentre possono non rilevarne altre importanti.
Un secondo limite riguarda il fatto che alcune variabili possano non essere correlate e che ci potrebbero essere altre variabili che determinano la causalità; un altro limite riguarda il fatto che nei questionari le persone possano riportare dei diversi stili di risposta: acquiescenza ovvero la tendenza ad essere in accordo o in disaccordo con gli item di valutazione, la desiderabilità sociale ovvero la tendenza di rispondere in modo consono alla società; tutto questo non rispecchierebbe le loro reali caratteristiche psicologiche. I sostenitori dell’uso dei questionari sostengono che si può ovviare a queste bias costruendo accuratamente gli item dei questionari, anche con specifiche porzioni che valutano se i soggetti fingono o cercano di alterare le risposte.
Tramite gli esperimenti si controlla l’assegnazione casuale dei partecipanti alla ricerca sperimentale e la manipolazione di più variabili di interesse, osservando come questa possa influenzare i risultati.
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Domande esame Psicologia della personalita e delle differenze interpersonali