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Processi cognitivi e decisionali

Incertezza

L'incertezza coinvolge non soltanto gli esiti della decisione ma anche momenti del processo decisionale. Possiamo definirla come il grado di conoscenza che un individuo ha riguardo agli effetti futuri prodotti da azioni o dall'accadimento di eventi. Gli individui hanno sempre teso naturalmente a ridurre l'incertezza al fine di esercitare controllo sugli eventi. L'uomo ha elaborato una logica della certezza, la logica deduttiva, un complesso di regole che gli consente di giungere a conclusioni razionali partendo da enunciati assunti come veri. Ha elaborato anche una logica dell'incertezza, complesso di regole che gli permettono di effettuare previsioni corrette quando nel ragionamento sono implicate conoscenze dalle quali non si può trarre necessariamente una conclusione => teoria della probabilità. Quanto più è elevato il grado di incertezza tanto più la probabilità si discosterà dal 100. (Incertezza assoluta 50%) Il grado di incertezza è di solito funzione del grado di conoscenza dell'evento.

Il problema diventa più complesso se non si può fare riferimento a informazioni relative a eventi del passato: bisogna basarsi su valutazioni del tutto soggettive. Probabilità soggettiva: grado di credenza di un individuo nei confronti del verificarsi di un dato evento => percezione soggettiva dell'individuo di proprietà del mondo reale. Probabilità oggettiva o frequentista: frequenza con cui un evento si verifica in un esperimento nel quale si effettua una serie infinita di prove e corrisponde a un'oggettiva proprietà del mondo reale. Quando valutiamo l'incertezza possiamo utilizzare espressioni numeriche corrispondenti a una misura abbastanza precisa del grado di incertezza anche se spesso si usano espressioni verbali. Queste sono preferite alla precisione dei numeri per almeno due ragioni: la prima è che comunque opinioni e giudizi non sono mai precisi; la seconda è che la gente ha la sensazione di essere meglio compresa se le opinioni sono trasmesse verbalmente rispetto all'espressione numerica.

Il rischio

Quando l'individuo non conosce gli esiti delle proprie decisioni (nell'incertezza sì) ed è all'oscuro delle probabilità a esse associati (come nell'incertezza). Nelle definizioni di rischio ciò che si rileva è il fatto che si basano tutte su termini astratti come probabilità e perdita. Ciò che acquista rilievo è la valutazione delle probabilità che il decisore possa subire la perdita. Non esiste un rischio soggettivamente determinato ma dipende dal contesto in cui si presenta. Lo sviluppo della nozione di rischio è legato anche al ramo dell'errore umano che sembra dipendere sempre di più dalle strategie utilizzate per la gestione delle informazioni.

L'indagine sperimentale ha messo in luce due elementi importanti:

  • La scarsa abilità degli individui nel giudicare eventi rischiosi: il giudizio emesso sembra fortemente influenzato da fattori che sono indipendenti dalla frequenza relativa con cui quegli eventi si manifestano. Gli eventi poco probabili vengono sovrastimati mentre quelli altamente probabili erano sottostimati.
  • Un insieme di dimensioni con cui noi ci rappresentiamo le situazioni rischiose: concerne la struttura del giudizio relativo al rischio e dipende dal fatto che la gente non possiede una rappresentazione unitaria dei rischi. La rappresentazione del rischio è basata su due fattori: l'aspetto terrificante e la conoscenza del rischio. La struttura bidimensionale è sostanzialmente universale: si evidenzia una diversità nel giudizio tra soggetti esperti e non esperti, principalmente sulle dimensioni relative all'esposizione alla conoscenza.

Calibrare la probabilità

La validità delle valutazioni probabilistiche può assumere gradi diversi. La calibrazione delle probabilità è il grado di accuratezza con cui le valutazioni soggettive sull'occorrenza di eventi corrispondono alla frequenza effettiva con cui avvengono nel mondo reale (ambito: previsioni meteorologiche). La maggior parte delle volte gli individui esprimono sfiducia rispetto alla loro capacità effettiva di fornire risposte corrette: la sfiducia sembra aumentare quando le domande presentano una certa difficoltà. Miglioramenti apprezzabili si ottengono se ai soggetti viene data la possibilità di ristrutturare il compito invitandoli a elencare tutte le ragioni a favore e contro che hanno determinato la loro risposta. Altri studiosi hanno rilevato che la fiducia espressa dagli individui nelle loro previsioni è influenzata dal fattore tempo – i soggetti manifestano un grado di fiducia maggiore quando dovevano valutare esiti di eventi lontani nel tempo rispetto a esiti di eventi più recenti.

Caso e fortuna come spiegazione

Per categorizzare le cause di eventi incerti. Nella fisica classica questi due termini non esistono: si parla di assenza di informazioni o conoscenze sulle quali basare previsioni di eventi futuri. Questa ignoranza spinge spesso gli individui ad attribuire cause immaginarie. Il caso nella credenza della gente sembra avere la funzione di produrre in maniera equa tutti gli esiti possibili con uguale frequenza. Di fronte a una sequenza di eventi dello stesso segno tendono a invocare un altro fattore: la fortuna.

Una serie di esperimenti (Wagenaar e Keren) hanno dimostrato che caso e fortuna sono due concetti sostanzialmente differenziati: gli individui pensano al caso come fattore che entra in gioco quando si presenta un evento sorprendente, una coincidenza inattesa. La fortuna sembra intervenire quando un evento implica l'evitamento di effetti negativi o il raggiungimento di un qualche obiettivo importante e difficile.

Razionalità

Sistema normativo tale per cui si stabilisce quali operazioni e azioni sono appropriate e quali no, quali obiettivi sono razionali e quali no. Due tipi:

  • Razionalità dei mezzi: prescrive il modo con cui raggiungere determinati obiettivi.
  • Razionalità dei fini: principi etici e dei valori dell'uomo - aspetto che raramente costituisce argomento rilevante nell'analisi dei processi decisionali.

Razionalità economica, o razionalità dei mezzi tout court si basa su due principi chiave:

  • Coerenza: stabilire l'adeguatezza di un'azione o di un comportamento a un complesso di assiomi si basa su un sistema di norme - la logica formale. Quando facciamo delle scelte esprimiamo delle preferenze: un individuo si comporta in maniera razionale se egli preferisce A a B e B a C, preferisce anche A a C.
  • Massimizzazione: il decisore adotta strategie volte a raggiungere il miglior risultato possibile - teoria dei giochi (es. dilemma prigioniero) insieme di strategie ottimizzanti. MAXIMAX: garantisce il risultato più elevato, il migliore dei migliori esiti possibili. MAXIMIN: massimizza la sicurezza rispetto alla prospettiva di tentare la sorte seppure calcolata.

Queste strategie si imbattono in problemi seri quando si tenta di applicarle in situazioni in cui agiscono più persone con interessi opposti (es. dilemma del prigioniero Flood).

Razionalità limitata

Prendere decisioni attenendosi ai principi sopra menzionati di coerenza (o logicità) e di massimizzazione comporta uno sforzo cognitivo. Le teorie razionalistiche sono inadeguate non solo a descrivere ma anche a predire il comportamento effettivo. Simon ritiene essere perfettamente razionale il comportamento di un decisore che effettua l'analisi delle opzioni finché non ne trova una che soddisfa un qualche livello minimo di aspirazione. L'uomo economico è in realtà una persona che soddisfa cioè accetta opzioni abbastanza buone, ma non perché preferisca il meno ma perché non ha scelta: l'impossibilità è connessa ai vincoli imposti al funzionamento dei processi cognitivi individuali.

Un altro vincolo è imposto dalla necessità di focalizzare l'attenzione su pochi problemi: può dare origine a situazioni di conflitto decisionale. Un'altra difficoltà dipende dal dover far fronte all'incertezza: nelle situazioni semplici si può ovviare facendo stime delle probabilità o correggendo retroattivamente stime di previsione effettuata in maniera errata. La difficoltà di far fronte all'incertezza è tanto più elevata quanto più le decisioni da prendere sono connesse a un conflitto di interessi tra contendenti. L'adozione di strategie volte alla scelta di opzioni soddisfacenti risponde all'esigenza di far fronte a compiti complessi. Tali strategie, conosciute come euristiche, analizzate soprattutto nelle situazioni di problem solving. Si tratta di condotte che non garantiscono la soluzione ma consentono di avvicinarsi alla meta. La procedura generale del solutore consiste nella messa in atto di strategie volte a ridurre la distanza tra la rappresentazione iniziale del problema e lo stato finale del problema stesso. Nei problemi decisionali, l'impossibilità di tener sotto controllo e di manipolare una molteplicità d'informazioni impone al decisore di adottare euristiche volte alla semplificazione del problema.

Basi psicologiche della razionalità limitata

Giudizio e decisione non possono prescindere dalla conoscenza dei meccanismi cognitivi dell'uomo, per cui sono coerenti con la razionalità limitata. Una prima limitazione può essere osservata nel momento in cui gli individui estraggono informazioni dall'ambiente, primo passo del processo di elaborazione del sistema cognitivo. L'acquisizione di dati è selettiva, dato che il sistema non è attrezzato per far fronte all'enorme quantità di info fornite dall'ambiente: l'individuo non è in grado di elaborare due informazioni contemporaneamente e perciò deve selezionare la fonte di stimolazione rilevante, filtrare l'informazione. Questo limite può essere in parte superato mediante l'automatizzazione dei processi (linguaggio, suonare scrivere..): grazie all'automatizzazione l'individuo può eseguire elaborazioni in parallelo.

Il sistema è pure penalizzato da una limitata durata di immagazzinamento delle informazioni a livello sensoriale, circa tre secondi dopo l'informazione risulta quasi completamente deteriorata; ciò crea problemi in assenza di un flusso continuo di info dall'ambiente: ciò che viene perso in entrata viene in qualche modo integrato dalle info già acquisite. I problemi non mancano negli altri due sistemi di memoria umana:

  • Breve termine: può contenere poche info e di breve durata (Miller: max 7 pezzi di info) il sistema cognitivo può ricodificare le info in entrata per superare tale limite.
  • Lungo termine: non difetta di capacità di immagazzinamento sia per la quantità che per la durata: i problemi riguardano la possibilità di un corretto recupero delle info poiché il recupero è il risultato del processo di ricostruzione nel quale le info perdono il loro connotati originari.

I processi meta decisionali

La limitatezza delle risorse cognitive e la necessità di produrre una strategia decisionale efficiente impongono agli individui di sfruttare al meglio le risorse disponibili e le conoscenze implicite sul funzionamento del sistema cognitivo. Gli individui sembrano avere una qualche possibilità di controllo dei meccanismi cognitivi che presiedono al processo decisionale, ovverosia la possibilità di utilizzare la meta-decisione: conoscenza che hanno le persone esperte riguardo a ciò che gli esseri umani si aspettano di sapere; ciò implica la conoscenza relativa alle capacità e ai limiti del sistema di pensiero dell’essere umano. Il costo cognitivo che ne deriva può essere considerato come un investimento a lungo termine: l’utilizzo dei processi meta cognitivi serve per far acquisire fiducia agli individui sulle proprie capacità e consapevolezza dei limiti, e indirizza anche su come usare le abilità possedute e su come aggirare i limiti.

Un altro aspetto riguarda l’abilità di valutare quanto e come essi stanno progredendo verso gli obiettivi prefissati e di stimare il proprio livello di esperienza accumulata. Le abilità meta cognitive sembrano essere molto generali (pianificazione di strategie e verifica..): anche nello studio dei processi decisionali si fa riferimento al principio del minimo sforzo cognitivo in base al quale i decisori valutano l’utilizzabilità delle strategie decisionali. In una fase molto precoce della decisione vengono quindi attivati quell’insieme di processi cognitivi associati al compito principale della decisione: la meta decisione volta a formulare un certo numero di interrogativi che concorrono a chiarire gli aspetti più importanti del problema decisionale.

Buona decisione o decisione corretta

Una buona decisione non sempre conduce a un buon esito, così come una cattiva decisione può sfociare in un buon risultato. La decisione è giusta se i requisiti del modello dell'utilità attesa sono soddisfatti, altrimenti diremo che la decisione è sbagliata: giudizio sulla qualità della decisione. La qualità dell’esito dipende dalle preferenze del decisore ed è solo probabilisticamente relata a un dato processo decisionale. In particolari settori in cui gli esiti sono altamente incerti e nessun criterio di correttezza è disponibile, il processo o le procedure decisionali acquistano un significato rilevante.

Nelle decisioni e nei giudizi della vita quotidiana, la valutazione di correttezza e bontà in base a criteri formali sembra trovare difficile applicazione. La valutazione dipende per lo più dalle priorità di valori o di utilità che ogni singolo individuo esibisce quando effettua una scelta. La maggior parte dei giudizi e delle decisioni che gli individui effettuano nel corso della loro attività quotidiana sono tanto banali e comuni che sicuramente non sarebbe ritenuta razionale una persona che affidasse le proprie scelte a metodi formali. Tanto più che i problemi quotidiani possono essere molteplici ma spesso tanto simili strutturalmente da far supporre che gli individui mettano in atto strategie già collaudate per classi di problemi. Simon: due tipi di razionalità:

  • Razionalità procedurale: efficacia delle procedure adottate compatibilmente con le esigenze e i vincoli imposti dal sistema cognitivo.
  • Razionalità sostantiva: misura dell'appropriatezza delle scelte effettuate e si riferisce essenzialmente agli obiettivi.

Teorema bayesiano

Sviluppato nel XVIII: ci consente di utilizzare al meglio l'informazione disponibile per aggiornare la probabilità di un evento alla luce di nuove evidenze.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/02 Psicobiologia e psicologia fisiologica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Processi cognitivi e decisionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Ferlazzo Fabio.
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