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Psicologia della comunicazione

La comunicazione umana

Aspetti generali della comunicazione

La comunicazione non è una categoria chiusa, ma un vero e proprio insieme di processi. Di questi ultimi sono elementi distintivi:

  • La complessità
  • L'intensità
  • La precisione
  • Il livello di coscienza (consapevolezza)
  • La simbolicità

Elementi di base della comunicazione

Perché sia possibile comunicare è necessario:

  • Aver acquisito una competenza linguistica, questa è una precondizione
  • Padroneggiare la lingua in cui avviene la conversazione
  • Conoscere e gestire tutta la comunicazione non verbale (gesti, mimica, prossemica o gestione dello spazio) e paralinguistica (modulazione della voce, velocità di eloquio, esclamazioni, intercalari, ecc.)
  • Rispettare i turni di parola, le convenzioni sociali che rendono possibile e attuabile comunicare
  • Conoscere l'argomento oggetto di conversazione, l'interlocutore, la situazione

Secondo il senso comune comunicare è la capacità di esprimersi verbalmente per chiedere qualcosa, esprimere un bisogno, una opinione, condividere ricordi, aspettative. Quando l’uomo acquisisce un determinato codice comunicativo in relazione a una specifica comunità umana nascono le singole lingue naturali.

Una definizione generale del concetto di comunicazione può essere: "uno scambio interattivo osservabile fra due o più partecipanti, dotato di intenzionalità reciproca e di un certo livello di consapevolezza, in grado di far condividere un determinato significato sulla base di sistemi simbolici e convenzionali di significazione e di segnalazione secondo la cultura di riferimento."

Comunicazione e altri concetti

Proprio in virtù della sua complessità e ampiezza, la comunicazione viene spesso sovrapposta per ruolo o significato ad altri concetti che, non sostituendola, ne sono però frequentemente parte costitutiva.

Comunicazione e comportamento

Il rapporto tra comunicazione e comportamento è di tipo inclusivo: ogni comunicazione è un comportamento, mentre non è vero il contrario. Esistono, infatti, numerosi comportamenti che non sono comunicativi, mancando di intenzionalità, e risultano per questo soltanto informativi.

Comunicazione e informazione

È importante specificare la differenza che esiste tra i due concetti di comunicazione e di informazione. Quest’ultima, infatti, è definibile come un insieme di conoscenze derivate autonomamente e inconsapevolmente da comportamenti e azioni di un soggetto.

Comunicazione e interazione

L’aspetto che differenzia la comunicazione dall’interazione è la consapevolezza di base dello scambio che avviene. Nella comunicazione essa è infatti massima, mentre nell’interazione può anche essere nulla. Per interazione, comunque, si intende qualsiasi contatto che avviene tra individui e che modifica in qualche aspetto la situazione di partenza.

Le origini degli studi sulla comunicazione

Lo studio sistematico della comunicazione è relativamente recente: è, infatti, a partire dagli anni quaranta del XX secolo che le ricerche in materia hanno presentato aspetti di scientificità. In campo psicologico il concetto di informazione ha contribuito alla nascita di nuovi modelli teorici, quali il cognitivismo, il connessionismo, l’intelligenza artificiale, la comunicazione virtuale, ecc.

L’evoluzione della specie umana ha visto lo sviluppo contemporaneo della comunicazione nelle sue diverse forme. Il linguaggio verbale, rispetto ad altri sistemi, è comparso relativamente tardi, coincidendo con la comparsa della stazione eretta e con l’aumento delle possibilità gestuali, nonché con il cambiamento della conformazione del cranio e della mandibola, il che rendeva più semplice la fonazione.

Non va dimenticata l’importanza della creazione di un sistema condiviso di simboli, facilitato anche dall’incremento della produzione di artefatti che hanno consentito alla specie umana un rapido progresso dal punto di vista evolutivo.

Processi comunicativi

Dal punto di vista dell’ontogenesi individuale, sono i processi comunicativi preverbali a rendere dotati di senso gli eventi: fin dai primi istanti di vita al bambino viene presentato il mondo attraverso descrizioni e sequenze logico-temporali che gli consentono l’apprendimento della consequenzialità, della regolazione dei turni, nonché di significati condivisi.

Aspetti caratteristici della comunicazione

La comunicazione è un’attività:

  • Sociale: è alla base dell’interazione sociale e il contesto sociale garantisce e condiziona la comunicazione stessa.
  • Partecipativa: ha matrice culturale e natura convenzionale, perché si basa sulla condivisione e la trasformazione di significati e sistemi simbolici.
  • Cognitiva: per comunicare occorre esplicitare i propri pensieri e intenzioni e pianificare l’azione comunicativa.
  • Connessa con l’azione: ogni atto ha effetto sul successivo e sull’intero processo comunicativo.

La comunicazione è un’attività sociale

Il gruppo rappresenta una condizione e un vincolo perché possa generarsi, elaborarsi e conservarsi un sistema comunicativo. Socialità e comunicazione sono due dimensioni distinte ma interdipendenti, che evolvono congiuntamente. La comunicazione è alla base delle interazioni sociali e, in generale, delle relazioni interpersonali.

La comunicazione è partecipazione

La comunicazione presuppone:

  • La condivisione di significati e segni in una specifica cultura, in seguito a processi di negoziazione.
  • L’accordo tra i partecipanti di regole sottese a ogni scambio.
  • Una matrice culturale importante che definisce le modalità di espressione generale dei rapporti tra partecipanti e le manifestazioni emotive.

La comunicazione è un’attività cognitiva

Comunicare significa rendere, consapevolmente e intenzionalmente, esplicito il proprio pensiero e le proprie intenzioni. Comunicare significa pianificare l’azione comunicativa, la frase, il comportamento non verbale. Pensiero e comunicazione si influenzano, arricchiscono e modificano reciprocamente.

Comunicare è agire

Comunicare è sempre fare qualcosa. Ogni atto comunicativo dà forma all’interazione e definisce la relazione tra i partecipanti. Una comunicazione può assumere anche forme particolari come quelle ironiche, menzoniere, seduttive, patologiche. La comunicazione è quindi un’attività umana complessa, sofisticata, articolata, che contribuisce a definire l’identità dei partecipanti e la cultura di appartenenza.

La comunicazione è, quindi, diventata oggetto di interesse e studio da parte di discipline diverse: la filosofia, la semiotica, l’etologia, l’antropologia, la linguistica, la matematica, la psicologia. Così viene promosso un significativo e arricchente confronto interdisciplinare. Ogni prospettiva teorica offre uno specifico punto di vista, è necessario alimentare il confronto per arricchire e completarne lo studio.

Funzioni della comunicazione

La comunicazione è un’attività gratificante per l’essere umano. Essa, infatti, è il mezzo principale tramite il quale gli individui perseguono determinati scopi, e questo avviene grazie alle funzioni che la comunicazione in quanto tale svolge.

Le funzioni di base sono:

  • La funzione proposizionale: riguarda il pensiero, l’intenzionalità e l’azione pianificata.
  • La funzione relazionale: concerne la dimensione interazionale e del contatto sociale, aspetti fondamentali dell’atto comunicativo.
  • La funzione espressiva: connota la comunicazione e permette l’espressione della creatività comunicativa caratterizzata da novità, sensibilità soggettiva, comprensibilità e partecipazione.

Le funzioni proposizionale e relazionale sono tra loro interdipendenti, anche se ognuna mantiene un certo grado di indipendenza. Sostanzialmente esse rappresentano due aspetti diversi del medesimo concetto e questo significa che concorrono nel definirlo; tuttavia ognuna delle due funzioni ha un preciso campo di azione indipendente e raggruppa al suo interno ulteriori funzioni caratterizzate da una maggiore specificità. È proprio per questo che la funzione proposizionale e quella relazionale sono delle vere e proprie ‘metafunzioni’.

La persona umana è quindi fondamentalmente un essere comunicante. Aspetti di primaria importanza sono la decisione e la propensione a comunicare, e soprattutto la scelta di come farlo. La comunicazione non consiste infatti in un processo né casuale né involontario: essa è pianificazione intenzionale. Non si è dunque sempre comunicativi, ma solo se vi è intenzionalità, se vi è dunque la volontà di rendere l’interlocutore consapevole della propria propensione a comunicare.

Il punto di vista matematico della comunicazione

A partire dalla definizione del concetto di informazione è stato possibile aprire un dibattito sul ruolo della comunicazione. Quindi dalla fine del 1940 la comunicazione è divenuta oggetto ufficiale di studio scientifico da parte di numerose discipline. Secondo il punto di vista matematico, la comunicazione può essere definita come: il passaggio di un segnale da una fonte A, emittente, attraverso un trasmettitore, lungo un canale a un destinatario B, grazie a un recettore.

I concetti principali dell’approccio matematico sono:

  • L’informazione intesa come differenza tra due o più elementi
  • L’energia, studiata dal punto di vista psicodinamico in precedenza, non viene più considerata come motore dell’azione
  • La comunicazione è definita come una lineare trasmissione di informazioni da un emittente a un ricevente

Il punto di vista matematico (Shannon) considera la comunicazione come la trasmissione di informazioni. Il passaggio di informazione avviene secondo il seguente passaggio:

  • Da una fonte (persona, animale, oggetto)
  • Attraverso un trasmettitore (dispositivo che permette il passaggio di informazioni, es. apparato vocale, cornetta del telefono)
  • Il canale che trasferisce l’informazione (es. le onde sonore, i cavi telefonici)
  • Ci può essere il rumore (elementi ambientali e non che interferiscono con la trasmissione del segnale) e interferenze
  • Il messaggio arriva a un recettore (dispositivo che permette la conversione del segnale in una forma comprensibile per il destinatario, per es. apparato acustico, altoparlante del telefono)
  • E a un destinatario (persona, animale, oggetto)

I processi che permettono la trasmissione di informazioni e la comprensione del messaggio sono chiamati codifiche:

  • Di encoding, da parte dell’emittente che traduce l’informazione utilizzando un codice condivisibile con il destinatario in modo da farsi comprendere
  • Di decoding, da parte del ricevente che traduce il messaggio in modo da comprenderlo

Il codice può essere definito come un insieme di regole che associano in maniera coerente e tendenzialmente biunivoca gli elementi di un sistema con gli elementi di un altro sistema. Questo approccio propone una Teoria forte del codice, secondo la quale è necessario e sufficiente avere a disposizione un codice di trasmissione dei messaggi (es. il linguaggio) per poter comunicare.

Un concetto importante del punto di vista matematico sulla comunicazione è quello di feedback, cioè la quantità di informazione che dal ricevente ritorna all’emittente. Il feedback può essere:

  • Positivo: ampliamento dell’informazione di ingresso
  • Negativo: riduzione dell’informazione di ingresso

Con il concetto di feedback la comunicazione va considerata come un processo circolare ricorrente senza fine in cui le informazioni passano dal trasmettitore al ricevente e poi ritornano all’emittente. Altri concetti importanti, teorizzati da Shannon e Weaver sono:

  • Rumore: è l’interferenza con un altro segnale che percorre lo stesso canale
  • Ridondanza: riguarda il “surplus” di informazioni; è la ripetizione della codifica del messaggio per favorirne la decodifica
  • Filtro: modifica il segnale di partenza o arrivo; seleziona alcuni aspetti e proprietà del segnale nella decodifica

Approccio semiotico alla comunicazione

La semiotica è la scienza che studia i segni e la loro storia all’interno del contesto sociale di riferimento. La comunicazione viene vista come il mezzo necessario alla creazione di significato: essa infatti veicola segni, facendo riferimento a un referente (l’oggetto della comunicazione) e a un codice (sistema di comunicazione).

Secondo l’approccio semiotico, la comunicazione è significazione, cioè la proprietà fondamentale di ogni messaggio è quella di avere un senso/significato per i comunicanti. Una critica mossa a questo approccio è quella della fallacia referenziale: cioè assumere un rapporto diretto tra simbolo e referente. Il simbolo è sempre un prodotto culturale.

Il segno

Vi è una distinzione importante relativa al ruolo che il segno svolge nel processo comunicativo:

  • Segno come equivalenza
  • Segno come inferenza

Il segno come equivalenza

Secondo questa prospettiva strutturale (De Saussure) il segno non è nient’altro che l’unione tra un’immagine acustica (significante) e un’immagine mentale (significato). Il segno è dunque visto in termini di equivalenza perché la perfetta corrispondenza tra significante e significato veicola la piena comprensione del messaggio erogato con un atto comunicativo.

Il segno come inferenza

Secondo Peirce, invece, il segno è qualcosa che per qualcuno sta al posto di qualcos’altro sotto qualche rispetto o capacità. Il segno ha dunque una funzione di rimando e a seconda del rapporto che ha con il referente, il segno può essere di tre tipi:

  • Icona: somiglianza con il referente
  • Indice: contiguità fisica con l’oggetto cui si riferisce
  • Simbolo: basato su una contiguità precedentemente appresa e dunque arbitraria

Il segno è qui dunque visto come inferenza perché costruisce un indizio dal quale è possibile comprendere significato ed eventuali conseguenze. In sintesi, il processo di significazione è la capacità di generare significati. Ogni messaggio ha un senso. Questo processo fa riferimento sia al referente che al codice:

  • Il referente è l’oggetto, l’evento su cui si comunica.
  • Il codice è il sistema impiegato dai partecipanti alla comunicazione.

Il diagramma della significazione prevede:

  • Un simbolo: l’immagine acustica o iconica di un oggetto o eventi; la stringa di suoni che costituiscono la parola
  • La referenza: la rappresentazione mentale che forma il concetto
  • Il referente: l’oggetto o l’evento reale

Il rapporto tra simbolo e referente è mediato dalla referenza. Secondo l’ipotesi secondo cui il segno sia un equivalente, la lingua viene definita da De Saussure come un sistema di differenze di suoni combinati a un insieme di differenze di significati. L’autore distingue tra una:

  • Linguistica interna o primaria: l’insieme delle norme che permettono l’attività linguistica
  • Linguistica esterna o secondaria: si occupa delle parole

Secondo Peirce il segno come indizio comporta la presenza di modelli mentali e culturali che garantiscono il significato dei messaggi verbali e non verbali. Il segno in quanto inferenza rimanda alla nozione di contesto: indica qualcosa e lo collega ad aspetti contestuali.

Punto di vista pragmatico alla comunicazione

La pragmatica si occupa della modalità di utilizzo dei significati. Ciò significa che l’oggetto di studio è l’uso che i comunicanti fanno dei significati che intendono veicolare attraverso la loro azione comunicativa. Morris ha distinto:

  • Semantica: si occupa dei significati dei segni
  • Sintassi: studia le relazioni formali tra i segni
  • Pragmatica: esplora la relazione dei segni con i parlanti

Intendendo valutare l’uso dei significati, la pragmatica prende in esame i processi impliciti della comunicazione, quelli cioè che non sono evidenti nemmeno al locutore e che sono osservabili nel comportamento non verbale. Esiste poi tutto il filone di studi relativo all’atto linguistico del quale fa parte:

  • La teoria degli atti linguistici di Austin
  • Il principio di Cooperazione e le Massime di Grice

Il punto di vista pragmatico pone in evidenza la comunicazione come azione: Austin propone la teoria degli atti linguistici secondo cui dire qualcosa è sempre anche fare qualcosa. L’autore distingue tre tipi di azione che compiamo quando parliamo:

  • Atti locutori (atti di dire qualcosa): azioni che compiamo per il solo fatto di parlare, es. l’emissione di suoni, l’uso di specifiche parole ricorrenti.
  • Atti illocutori (atti nel dire qualcosa): atti che si compiono attraverso il parlare stesso, es. il domandare, il comandare.
  • Atti perlocutori (atti con il dire qualcosa): effetti che parlando produciamo, es. l’espressione di credenze, sentimenti e condotte.

Ogni atto linguistico ha una sua forza, la forza dell’atto. Tale forza è data da:

  • Forza illocutoria: l’efficacia dell’atto linguistico (generata da verbi, sequenza, accenti, intonazioni, punteggiatura, ecc.)
  • Effetti perlocutori: gli effetti che ogni atto linguistico genera sull’interlocutore

Bisogna poi distinguere tra:

  • Atti linguistici diretti, in cui è evidente una coerenza
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valentinads di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Ruggi Simona.
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