Psicologia della cognizione sociale
Introduzione alle neuroscienze sociali
Uno degli assunti di base nelle neuroscienze sociali è il fatto che l’interazione sociale comporti l’attivazione di aree cerebrali in maniera reciproca nelle persone coinvolte. Di conseguenza, la neuroscienza sociale cerca di utilizzare meccanismi neurali per comprendere e spiegare i pensieri, i sentimenti e i comportamenti degli individui in relazione con altri individui.
In quest’ottica, la neuroscienza sociale unisce la psicologia cognitiva alla psicologia sociale servendosi di metodologie neuro-scientifiche. Nel dettaglio, con psicologia cognitiva si intende lo studio dei processi mentali come:
- Pensiero
- Percezione
- Linguaggio
- Pianificazione
- Azione
Questi processi vengono analizzati e scomposti in sotto-meccanismi nell’intento di spiegare il comportamento. Negli ultimi anni, all’interno delle neuroscienze sociali l’interesse di ricerca si è spostato dalle aree cerebrali alle reti neurali. Attualmente, l’interesse di ricerca si sta spostando dalle reti neurali al flusso di informazioni all’interno e all’esterno di esse. In particolare, i ricercatori lavorano principalmente su emozioni, auto-regolazione e decision-making. Tuttavia, le ricerche devono essere condotte in maniera più ecologica e integrata con altre discipline.
Il cervello sociale
Uno dei quesiti principali delle neuroscienze sociali consiste nello stabilire la specificità della cognizione sociale all’interno del cervello. In letteratura si ritrovano diverse opinioni contrastanti. Le principali sono:
- Modularità: Secondo queste teorie vi sono delle aree cerebrali che si occupano in maniera specifica delle interazioni sociali.
- Generalità: Secondo queste teorie vi sono delle reti neurali che si occupano sia di funzioni sociali (empatia, mentalizzazione, ecc.) che di funzioni non-sociali (linguaggio, attenzione, percezione).
- Predominanza: Secondo queste teorie vi sono delle reti neurali che si attivano maggiormente durante situazioni sociali ma che vengono implementate anche per funzionalità più generiche. Queste teorie sono quelle più accettate in letteratura.
Sul lato pratico una delle metodologie utilizzate dai ricercatori per comprendere il funzionamento cerebrale e cognitivo è quello dell’inferenza inversa. Vi sono 2 tipi di inferenza:
- Inferenza diretta: Se uno è impaurito allora la sua amigdala è attiva.
- Inferenza inversa: Se l’amigdala è attiva allora quella persona sarà impaurita.
Tuttavia, nonostante l’inferenza diretta sia corretta logicamente, lo stesso non si può dire dell’inferenza inversa. Infatti, l’amigdala è coinvolta anche in altre funzioni cognitive, non solo nell’elaborazione di stimoli legati alla paura. Un altro quesito più generale ma alla base delle neuroscienze sociali è legato all’influenza tra cervello e ambiente nell’organizzazione delle interazioni sociali. Vi sono 2 punti di vista:
- Tabula rasa: Secondo questa teoria, il cervello apprende dal contesto ambientale senza alcun tipo di restrizione portata dalla conoscenza già presente in memoria. Perciò le interazioni sociali si costruiscono solo sulla base della cultura, della società e dell’ambiente.
- Influenza reciproca: Secondo questa teoria invece il cervello e i suoi processi, impongono dei vincoli sulla realtà esterna, influenzando la costruzione delle interazioni sociali. Di conseguenza, la cultura e i rapporti sociali si costruiscono anche sulla base dell’organizzazione cerebrale.
Origini evoluzionistiche – L’ipotesi dell’intelligenza sociale
Da un punto di vista evoluzionistico, l’intelletto umano si è sviluppato non tanto per essere superiore di per sé, ma per poter prevedere e comprendere la complessità delle interazioni sociali. Il risultato di questa spinta evoluzionistica ad essere più intelligenti socialmente, porterebbe a cambiamenti più generali, anche di natura fisiologica come un aumento delle dimensioni del cervello, avendo poi ricadute su altre forme di intelligenza non sociale.
Di conseguenza, se filogeneticamente l’intelligenza sociale differenzia l’uomo da altre specie da un punto di vista individuale, da un punto di vista collettivo è la complessità della cultura a differenziare l’uomo dalle altre specie. Se intendiamo cultura come l’insieme di credenze, abilità e artefatti condivisi da un gruppo di persone, si può notare come questa venga tramandata di generazione in generazione attraverso un processo di apprendimento sociale.
Intelligenza sociale e grandezza cerebrale
In accordo con l’ipotesi dell’intelligenza sociale che prevede una serie di cambiamenti anche fisici grazie all’interazione sociale, uno dei più studiati si riferisce alla grandezza del cervello. Diversi studi di natura filogenetica sono andati a misurare e confrontare la grandezza cerebrale dell’uomo e dei primati mediante il rapporto tra materia grigia e il resto del cervello. I risultati complessivi confermano l’ipotesi che c’è una forte correlazione tra intelligenza e la grandezza del cervello. Ad esempio Dunbar nel 1992 afferma che il cervello umano è in grado di intrattenere relazioni strette con massimo 150 persone. Oltre questo numero infatti il cervello non riesce a gestire l’ammontare di informazioni, di conseguenza l’uomo è costretto a ricorrere ad un insieme di norme e regole che gestiscano, limitino e rafforzino la vita sociale. Alcuni esempi di queste regole sono l’istituzione di un codice civile e penale, l’istituzione di un corpo di polizia, la politica, le religioni, ecc.
Gli animali invece, quando un gruppo supera la quantità di individui che il cervello è in grado di gestire, dividono il gruppo in due. In natura si può osservare un differente sistema sociale, ovvero quello degli insetti. Questi sono governati da delle regole biologiche le quali impongono ad ogni membro della comunità un ruolo. Ogni insetto vive l’intera vita in funzione di quel ruolo il quale determina anche la sua posizione sociale. Ad esempio, in una colonia di formiche ci sono le formiche operaie, la regina, ecc. Vivere secondo questo schema non richiede meccanismi cognitivi di alto livello e di conseguenza, nemmeno un cervello grande.
Altri studi che confermano la correlazione tra grandezza cerebrale e intelligenza con ricadute positive sull’intelligenza sociale sono:
- Capacità di inganno
- Capacità di creare utensili e strumenti innovativi
- Lunghezza del periodo necessario al raggiungimento della maturità
Apprendimento sociale e imitazione
Comparato con altre specie l’uomo apprende dal contesto sociale differenziandosi non solo per l’utilizzo del linguaggio ma anche per la sua capacità di comprendere gli obiettivi, le intenzioni e gli stati mentali dell’altro. Riassumendo in una parola questa forma di apprendimento sociale, si può definire come imitazione. La sfida per i ricercatori è quella di riuscire a osservare attraverso il comportamento qualcosa di effettivamente nascosto e inosservabile.
D’altro canto, in natura si possono osservare forme di apprendimento non imitativo, ad esempio:
- Copiare l’azione senza comprenderne lo scopo effettivo: Ad esempio quando si copiano i versi degli animali, o viceversa quando gli animali copiano la nostra pronuncia.
- Contagio: Ad esempio quando si sbadiglia oppure quando ci si ritrova a ridere senza un apparente motivo.
L’essere umano perciò riesce a differenziarsi dalle altre specie per la sua capacità di attribuire l’intenzionalità per spiegare il comportamento delle altre persone. Questa capacità è alla base dell’apprendimento per imitazione. Tuttavia, studi dimostrano che anche scimpanzé e bambini sotto i 3 anni riescono ad apprendere per imitazione nonostante non siano in grado di attribuire stati mentali. La spiegazione a questo fenomeno risiede nel fatto che bambini piccoli e alcune scimmie siano in grado di attribuire inconsciamente scopi alle azioni altrui, riuscendo ad apprendere per imitazione. In conclusione, l’uomo probabilmente si differenzia dalle scimmie nella sua capacità di apprendere per imitazione per il fatto che nella vita sociale dell’uomo l’imitazione comporta una ricompensa per il fatto stesso di imitare ed essere imitati, elevando questa pratica ad un livello superiore rispetto a quello delle scimmie che comporta l’ottenimento di ricompense di ordine inferiore, come del cibo.
Neuroni specchio e imitazione
I neuroni specchio sono una delle scoperte più interessanti nel campo delle neuroscienze cognitive. Rizzolati e colleghi scoprirono un gruppo di neuroni nella corteccia pre-motoria delle scimmie (area F5) che si attivavano sia quando le scimmie osservavano un’azione che quando la compivano personalmente. Si può affermare perciò che questi neuroni trascurino la differenza tra sé e l’altro ponendosi come neuroni alla base dell’imitazione. Una caratteristica importante di questi neuroni è che si attivano solamente di fronte ad azioni.
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