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Psicologia dell'assessment e degli interventi nelle difficoltà scolastiche

Indici di rischio nel primo sviluppo del linguaggio

Il primo problema che può comparire è una difficoltà del bambino nell’iniziare a parlare. Esiste un substrato neurofisiologico che ha dei tempi propri di maturazione; il cervello è un prodotto congiunto di maturazione, patrimonio genetico che indirizza alcune aree cerebrali a svolgere determinate funzioni, e di esperienza. La maturazione inizia al momento del concepimento, per terminare nella vecchiaia, essa interagisce con l’ambiente, alcune aree saranno quindi più sviluppate, se avranno modo di elaborare conoscenze strutturate di quella tipologia, mentre altre lo saranno meno; ad esempio, la specializzazione delle funzioni avviene nell’interazione con l’ambiente: i geni danno una base di struttura che è uguale per tutti, i vari sistemi poi si specializzano in base alle influenze ambientali.

Anche per il linguaggio c’è una finestra particolare in cui il cervello è portato ad apprendere maggiormente, finestra che va tra gli 8 e i 48 mesi, questa “finestra di opportunità” è molto importante perché le aree corticali abbiano la stimolazione giusta per creare la competenza linguistica. Non si tratta solo di neuroni e stimoli acustici, ma anche di affettività e competenze interattive che si vanno a creare nel rapporto affettivo con chi si prende cura, accanto agli aspetti più neuronali, il linguaggio è prima di tutto un modo per stare con l’altro.

L’aspetto relazionale è il primo da considerare, se un bambino non parla è utile osservarlo in interazione con la mamma, per notare se si sono create le basi interattive della comunicazione e del linguaggio. Il neonato fin dai primi mesi è in grado di entrare in comunicazione con gli altri, così come aveva già evidenziato Tronick attraverso la still face, per esempio.

Le competenze percettive e cognitive per entrare in relazione con l’adulto che si prende cura, sono già in dotazione al bambino non appena nasce, questo per la sopravvivenza dello stesso. Fin dalle prime ore di vita il bambino è in grado di dare reazioni innate come i riflessi (moro, grasping, ecc); i riflessi scompaiono poiché matura l’apparato percettivo che permette al piccolo di intraprendere una relazione più intenzionale con ciò che lo circonda, è infatti già in grado di mettere a fuoco un volto a circa 20 cm di distanza, che è la distanza del volto della madre durante l’allattamento.

Quindi le competenze comunicative del bambino non iniziano con il linguaggio, ma molto prima. Se una mamma chiede una consulenza perché il bambino non parla, è importante notare se esiste un qualche scambio comunicativo: il primo pensiero è infatti quello di escludere lo spettro autistico, la presenza o meno dello stesso si può verificare attraverso l’osservazione, è necessario quindi notare l’azione comunicativa; è su questa infatti che si va a costruire la competenza linguistica. Come sostiene Bruner, si apprende attraverso l’altro e con l’altro, la conoscenza del mondo si basa anche sulle esperienze, sull’osservazione e sull’ascolto di chi ci sta intorno.

Fattori da osservare tra i 9 e i 12 mesi

  • Organizzazione attentiva: Vedere quanto il bambino riesce a controllare i movimenti oculari risulta fondamentale poiché per imparare a parlare è essenziale che ci sia l’attenzione condivisa. Il linguaggio si apprende facendo un’associazione tra ciò che vediamo e ciò che sentiamo, si tratta di una coordinazione tra diversi canali, visione ed udito. Un bambino che non riesce a controllare i movimenti oculari non riesce a focalizzare l’attenzione e non riesce ad attuare la coordinazione tra i due canali, il processo quindi rallenta. I bambini con ADHD spesso non riuscendo a concentrare l’attenzione, possono avere un ritardo del linguaggio, poiché necessitano di un’esposizione ripetuta, di una focalizzazione in un ambiente più isolato e “protetto”. I bambini con autismo non reggono il contatto oculare e non riescono ad avere l’attenzione condivisa, anche un bambino autistico avrà un ritardo del linguaggio, può anche essere che non lo svilupperà mai, perché non ne è nemmeno interessato. Il bambino autistico spesso ha una carenza nell’inibizione della fissazione oculare, quindi non riesce a distogliere l’attenzione da un certo dettaglio, da una certa attività, il bambino con ADHD invece, al contrario, non riesce a soffermare l’attenzione su nulla.
  • Intenzione comunicativa: Discrimina certamente tra bambini con ADHD e autismo, in quanto i primi mostrano un’intenzione comunicativa, mentre i secondi no.
  • Processamento visuo-spaziale e uditivo-verbale: È necessario capire se il bambino abbia difficoltà nell’elaborazione dei dati. È importante escludere la sordità e altri problemi sensoriali. All’osservazione di un bambino con problemi sensoriali si noterà un utilizzo dei gesti numeroso e una risposta ai gesti molto efficaci, ma nel momento in cui si smette di indicare o di utilizzare lo sguardo il bambino non risponde più agli input solo verbali, soprattutto se si trattano di input fuori contesto ed inusuali.
  • Pianificazione motoria: La parte di motricità è stata spesso trascurata, ma risulta fondamentale la capacità di creare sequenze motorie. Il linguaggio stesso richiede una sequenzialità, un certo ritmo e la capacità di creare schemi e rappresentazioni che si cerca di riprodurre in modo tale che gli altri possano comprendere. Nel linguaggio è importante pianificare l’esposizione, ciò si impara fin da piccoli nella motricità. Le esperienze motorie per i nostri bambini sono molto importanti.

Abilità cognitive e comunicativo-linguistiche

Per Chomsky il linguaggio è innato e si sviluppa spontaneamente, ogni bambino svilupperà poi alcuni trigger e altri no, a seconda delle esperienze a cui viene esposto: le lingue pro-drop sono quelle che non hanno bisogno di esprimere il soggetto, come per esempio l’italiano, in inglese il soggetto invece è importante e obbligatorio, sembra che i bambini inglesi in modo innato utilizzino anche loro questa modalità.

È importante osservare le modalità di gioco, per Piaget il gioco simbolico e il linguaggio sono molto relazionati, essi compaiono infatti anche nello stesso momento, intorno al secondo anno di vita, circa. È utile distinguere tra una late talker o un bambino con un disturbo del linguaggio, non basta quindi utilizzare solo l’osservazione, ma strumenti più approfonditi che permettono di avere dei campioni di comportamento molto più dilatati nel tempo, ci sono quindi dei questionari da compilare da parte dei genitori, per esempio per la registrazione del numero e della frequenza dei vocaboli utilizzati o anche per l’utilizzo e la varietà dei gesti.

Importanza della diagnosi precoce

Il momento della diagnosi è molto importante, più è precoce più ci sono ottime possibilità di riabilitazione. Il linguaggio ha un periodo critico, spesso se non si interviene in modo precoce ci possono essere delle conseguenze, per esempio sono quei bambini che si ritrovano poi alla scuola elementare con problemi di dislessia, iniziati con un ritardo del linguaggio non trattato. Non diagnosticare in tempo fa sì che quando si arrivi alla scuola primaria ci siano una serie di carenze difficili da sanare. È meglio anticipare, verso i 4-5 anni un trattamento logopedico anche solo di qualche mese, può aiutare a creare le giuste rappresentazioni fonetiche, questo permette poi di affrontare l’apprendimento del linguaggio scritto. Il problema dell’intervento precoce riguarda la difficoltà di un bimbo di stare all’interno della terapia.

È necessario identificare con criteri affidabili e condivisi bambini con problemi di linguaggio e, entro tale categoria, trovare i “tratti clinici distintivi”, che distinguono un “ritardo semplice” da un “disturbo specifico del linguaggio”. Tra questi criteri la prima cosa che si va ad osservare è la familiarità, ovvero se in famiglia sono presenti altri casi di ritardo del linguaggio semplice, in cui i parenti da bambini hanno iniziato a parlare in ritardo rispetto alla media.

Tipologie di disturbi del linguaggio

Nel DSM-V non è più presente il disturbo specifico del linguaggio, ma semplicemente si parla di disturbi del linguaggio, primario in assenza di altre patologie, secondario se è in concomitanza con sordità, ADHD, autismo e altre patologie.

I disturbi espressivi riguardano quei bambini che hanno una buona capacità di comprensione, ma non di produzione, soprattutto a livello fonetico. Altri bambini hanno una concomitanza di disturbi espressivi e recettivi, quindi difficoltà sia nell’espressione che nella comprensione. Il ritardo del linguaggio può essere quindi dovuto ad autismo, a un livello cognitivo borderline (ritardo mentale), a un deficit delle capacità cognitive non-verbali, bambini con una disabilità, come per esempio la sordità e infine dei disturbi del linguaggio effettivo (di tipo espressivo o ricettivo-espressivo).

Ritardo del linguaggio a 2 anni

  • Ritardo espressivo (61%): Il bambino comprende, ma ha difficoltà ad esprimersi.
  • Ritardo recettivo-espressivo (17%): Il bambino non comprende e non riesce a esprimersi completamente; si può pensare anche ad alcuni elementi di tipo sensoriale tra le cause.
  • Deficit capacità cognitive non-verbali (6%): Per esempio, difficoltà nella coordinazione motoria, nell’utilizzo delle capacità estratte, e altri aspetti che intervengono parallelamente allo sviluppo del linguaggio.
  • Livello cognitivo borderline (2%): Si tratta di bambini con disabilità intellettiva.
  • Autismo (4%): Condizione più grave e da esaminare primariamente.

Indici linguistici predittivi

  • Comprensione di frasi decontestualizzate: È utile verificare che ci sia una comprensione poiché spesso i bambini possono capire ciò che gli viene detto in situazioni familiari da elementi di contesto dati dall’abitudine, dai gesti, dal linguaggio non verbale, ecc.
  • Ritmo di acquisizione (in comprensione) di parole nuove: L'incomprensione poiché nell’imparare una lingua, si impara sempre prima a comprendere che a produrre.
  • Vocabolario espressivo: Il numero di parole prodotte è altrettanto importante, si parla di vocabolario espressivo: a 2 anni è un indicatore di disturbo il fatto il bambino produca meno di 50 parole, in assenza del disturbo ci aggiriamo intorno alle 300 parole; i due anni risultano importanti perché vi è l’esplosione del vocabolario.
  • Lunghezza media dell’enunciato (LME): Un altro indice di rischio è la lunghezza media dell’enunciato (LME) nel caso in cui siano meno di tre parole a 3 anni: si tratta delle piccole frasi che il bambino inizia a produrre, nella norma ci aggiriamo intorno a 3-5 parole tra i 27 e i 38 mesi. La stima della LME è necessario avere un buon campionamento del linguaggio spontaneo, registrando per molte ore e diversi giorni il dialogo mamma-bambino, e dopo almeno un centinaio di frasi prodotte si può capire quale sia la LME.
  • Babbling: Si è inoltre visto che c’è una forte connessione tra il babbling e lo sviluppo del linguaggio; intorno agli 8-9 mesi il bambino deve essere già in grado di produrre la lallazione canonica (lala – papa – mama - tata), si tratta di suoni che all’inizio per il bambino non hanno nessun significato, interessante è il fatto che inizialmente bambini di tutto il mondo abbiano lo stesso tipo di produzioni di suoni. Intorno agli 8-9 mesi avviene invece una specializzazione del bambino, attraverso il feedback dato dai genitori. I bambini che non utilizzano il babbling, spesso poi fanno fatica a imparare a parlare, si tratta di una specie di esercizio, che è importante affinché si creino a livello corticale quei pattern motori che servono a produrre il linguaggio. Il babbling variegato si ha quando cambia una sillaba (tato – mamo – papo). Il bambino impara a produrre e riconoscere le sillabe, come unità fondamentale del linguaggio. Anche i bambini sordi producono il babbling, che nasce come meccanismo naturale, ma non sentendosi e non sentendo gli altri a un certo punto smettono di produrli, poiché non sono rinforzati; anche questo è un elemento di criticità da cogliere se si riesce a intervenire nel momento giusto.
  • Gesti comunicativi: L’osservazione dei gesti comunicativi è molto importante: il bambino inizialmente si esprime a gesti, ma mano a mano che aumenta la competenza linguistica, questa gestualità perde importanza. Al contrario, con i bambini sordi la gestualità non si perde, ma viene utilizzata in modo sempre più sofisticato, si vengono a combinare dei gesti complessi per esprimere altrettanti concetti complessi.

Il ritmo di acquisizione è uno degli indici più importanti, è utile nel lungo periodo di tempo, andando a verificare quella che è la traiettoria evolutiva; è utile per capire se si tratta di una difficoltà transitoria o se è un vero e proprio disturbo del linguaggio, in questo caso è necessario seguire il bambino per qualche mese, è necessario somministrare più volte il PVB (Test del Primo Vocabolario del Bambino). L’osservazione deve essere ripetuta e ci deve essere monitoraggio.

Il disturbo ha dei tratti qualitativamente diversi dallo sviluppo tipico: i bambini con disturbo del linguaggio hanno difficoltà nella morfologia e nella sintattica, anche solo nella ripetizione di frasi si nota una incomprensione della struttura sintattica e errori nella riformulazione delle diverse parti nel giusto ordine.

Disturbo primario del linguaggio

Le funzioni critiche all’interno di questo disturbo si rifanno alla memoria verbale a breve termine e la percezione acustico-verbale. Si potrebbe pensare che un bambino che non riesce a parlare possa avere una dismaturazione dell’area di Broca che negli adulti è l’area dove a sede la produzione del linguaggio; in realtà il bambino ha problemi nell’area di produzione del linguaggio. Un bambino che non produce spesso è un bambino che non percepisce bene. La percezione è dare senso alla sensazione, la membrana basilare si attiva in modo adeguato, rispondono al segnale acustico, ma questo segnale non viene interpretato adeguatamente, l’elaborazione non è sufficientemente fine e dettagliata da cogliere le differenze utili per riprodurre lo stesso suono quando si deve articolare lo stesso suono. Il linguaggio è un segnale seriale, è necessario quindi per capire, tenere in memoria almeno 2-3 parole consecutive per poter dare senso alla frase, si tratta di un utilizzo della memoria verbale a breve termine.

Classificazioni nell'ICD-10 e revisioni

Nell’ICD-10 si distinguono:

  • Disturbo specifico dell’articolazione e dell’eloquio;
  • Disturbo del linguaggio espressivo;
  • Disturbo del linguaggio recettivo;
  • Afasia acquisita con epilessia (sindrome di Landau-Kleffner).

È stata però messa in discussione questa divisione tra espressione e recezione, poiché due funzioni collegate fortemente tra loro. Rapin nel 2006 fa una revisione di questa classificazione:

  • Disturbi misti recettivi/espressivi (agnosia verbale-uditiva e sindrome da deficit fonologico-sintattico): si tratta di un bambino che non riesce a interpretare bene il segnale in entrata e quindi produce poi la parola in modo storpiato o cercando di ridurre la complessità della struttura della frase;
  • Disturbi espressivi (disprassia verbale e disturbo da deficit di programmazione fonologica): aspetti più periferici, problemi di disprassia in cui il bambino non sa e non riesce ad articolare il suono, interviene quindi la logopedista lavorando sulla rappresentazione mentale di come si articolano i diversi suoni, si tratta dei bambini con una prognosi più favorevole;
  • Disturbo da deficit dei processi di integrazione centrale (disturbo da deficit lessicale e disturbo da deficit semantico-lessicale): bambini che non riescono ad attivare velocemente la produzione della parola che vorrebbero dire, si tratta del fenomeno “sulla punta della lingua”; sono bambini che fanno fatica a recuperare l’etichetta giusta e precisa.

Baird (2008) fa un’ulteriore revisione dividendo in:

  • Disturbo che colpisce gli aspetti strutturali del linguaggio (lessico, sintassi, fonologia);
  • Disturbo che interessa la pragmatica e la comprensione della comunicazione astratta: si va a interconnettere con il problema dell’autismo che hanno una forte problematica con la comprensione astratta e per questo motivo è necessario escludere in primo luogo il disturbo dello spettro autistico.

Considerazioni finali

È sempre necessario considerare il linguaggio all’interno del contesto affettivo e allo stile comunicativo del genitore, è essenziale che il messaggio che arrivi dall’adulto sia un messaggio facilmente decodificabile dal bambino e questa comunicazione avvenga in un’armonia che permetta al bambino di sentirsi all’interno della relazione. A questo proposito si fa una diagnosi differenziale tra ritardi primari nell’acquisizione.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher binattigiulia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dell'assessment e degli interventi nelle difficoltà scolastiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Traficante Daniela.
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