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Ogni esperienza è il punto di partenza dell’esperienza successiva—> Ciclicità

DECIDO, DUNQUE SONO. SCELTE E PROCESSI DECISIONALI

La decisione è la scelta di intraprendere un’azione, tra più alternative considerate (opzioni), da

parte di un individuo o di un gruppo (decisore). Processo che porta alla decisione: Processo

decisionale/ Decision Making.

Metodo Induttivo è basato su decisioni normative, il decisore gestisce le informazioni e le riporta in

quanto utili per decidere e applica modelli decisionali per affrontare date situazioni e comportarsi in

un determinato modo. Metodo Deduttivo è invece un comportamento di matrice economica.

Teorie e pratiche della decisione:

- Rilevanza, ciascuna decisione ha un impatto di rilevanza sul processo di consumo

- Incertezza degli esiti, decisioni in situazioni di incertezza (lotteria), decisioni in situazioni di

certezza dove sono consapevole dell’esito, decisioni in situazioni di rischio: sottoclasse degli

esiti incerti

- Lunghezza del processo, decisioni prese con un unico atto o a seguito di una sequenza di dati,

la scelta apre ad altre possibili soluzioni, coda lunga di conseguenze

Processo decisionale 5 fasi:

1. Ricognizione del bisogno, definizione del problema

2. Ricerca di Informazioni, ricerca sistematica, raccolta

3. Generazione delle alternative, valutazione delle alternative

4. Scelta della soluzione, implementazione della soluzione

5. Verifica dei risultati, valutazione e controllo della decisione presa e dei suoi risultati

N.B. Se a seguito del processo i risultati non sono coerenti viene ripetuto il processo (caso di

Dissonanza Cognitiva). Se invece i risultati sono coerenti allora si rispecchieranno le nostre

aspettative.

Furnham 1997 i processi decisionali individuano due modelli di comportamento: Doing things right/

Doing the right thing

Doing things right: decisioni programmate (operative); scelte che seguono delle procedure

standard, rispettando determinate regole. Si ottimizza così la scelta conoscendo tutte le possibili

conseguenze.

Doing the right thing: decisioni non programmate, scelte che non seguono procedure standard, si

adotta il migliore comportamento pur non avendo programmato la migliore soluzione (non si ha

padronanza delle possibili conseguenze avendo poche informazioni disponibili).

L’approccio allo studio delle decisioni si può distinguere in:

Approccio Normativo: perfetta razionalità dell’individuo al fine di mettere in atto la miglior decisione.

Il soggetto individua la soluzione più soddisfacente e più utile attraverso una gestione ottimale dei

dati che ha a disposizione; in questo modo viene garantito il massimo risultato.

Approccio Descrittivo: i meccanismi utilizzati dal decisore sono spesso influenzati dal contesto.

L’uomo, prima di essere un soggetto razionale, prova delle emozioni e prende perciò la scelta che

lo soddisfa di più a livello emotivo.

Expected Utility Theory (1947)- Teoria dell’utilità attesa

La massimizzazione dell’utilità attesa corrisponde al valore dell’utilità di un risultato ponderata per

la sua probabilità di occorrenza.

Rational Choice Theory (1960)

L’individuo pondera le proprie scelte in base ad un computo autonomo tra costi e profitti delle

conseguenze di tale scelta.

Soggettività: Elaboration Likelihood Model (1986)

Elaborazione significa pensare e raccogliere informazioni rispetto ad una decisione che si sta per

prendere. Questo modello individua due tipi di soggetti:

Central at Route Processing: che prendono la decisione soffermandosi a pensare su tutte le

informazioni che hanno raccolto e valutando tutti i dettagli. 5

Peripheral Route Processing: persone che non si soffermano sulle informazioni ma prendono una

decisione considerando informazioni non importanti (prendono decisioni senza pensarci, perché

influenzati da altri).

Delle volte, persone che usano il Central at Route Processing utilizzano il Peripheral Route

Processing.

Intuitività

Emotività

Razionalità Olimpica (Herbert Simon)

Definisce la razionalità piena di un soggetto

Bounded Rationality Theory (1955)

Per raggiungere soluzioni soddisfacenti il decisore deve seguire norme pratiche relativamente

semplici che non impongono pesi troppo gravosi alla sua capacità di pensare.

Scelte soddisfacenti, azioni interagenti, conoscenze parziali.

DIMMI COME VIAGGI E TI DIRÒ CHI SEI

In viaggio tra atteggiamento e comportamento

1. Comportamento è diverso da atteggiamento. Perché è utile studiare gli atteggiamenti:

- l’atteggiamento è una finestra sullo stato d’animo di ogni individuo

- gli atteggiamenti hanno funzioni fondamentali nella vita

- gli atteggiamenti permettono di capire come funzionano i comportamenti (non sempre ad

atteggiamento corrisponde un comportamento)

2. Modello di Katz (1960) secondo il quale gli atteggiamenti possono servire per quattro funzioni

principali:

Funzione Utilitaristica: l'atteggiamento nei confronti di un certo oggetto si sviluppa per poter

raggiungere un certo beneficio oppure evitare un qualche effetto negativo (bevo coca perché mi

piace).

Funzione di Espressione e di Valore: gli atteggiamenti permettono di esprimere il nostro modo di

essere.

Funzione Difensiva del Self: gli atteggiamenti proteggono dal fallimento e dal disagio dei conflitti

interni.

Funzione Cognitiva: gli atteggiamenti organizzano e semplificano le nostre esperienze (acquisto un

nuovo prodotto simili a ciò che ho già acquistato).

3. Capire il ruolo nell’azione umana

Cosa sono gli atteggiamenti?

Atteggiamento: dal latino aptus, adatto, pronto all’azione. Costrutto non osservabile che precede il

comportamento.

In realtà gli atteggiamenti sono stati mentali organizzati grazie all’esperienza (tendenza

psicologica, disposizione espressa da una particolare entità a cui viene attribuito un valore positivo

o negativo). Gli atteggiamenti sono relativamente permanenti nel tempo e sono trasversali alle

situazioni; implicano un certo grado di astrazione ed hanno rilevanza sociale.

Gli atteggiamenti riguardano varie cose: oggetti concreti (auto), oggetti astratti (solidarietà),

individui (luca mi è simpatico), se stessi (ho stima di me) e gruppi sociali (americani).

Come si formano gli atteggiamenti?

Gli atteggiamenti si formano grazie all’esperienza che non è però tutta uguale:

Esperienza diretta (quella più forte per formare un atteggiamento)

Esperienza vicaria, che giunge dalle persone che ci sono vicine o da situazioni intorno a noi

Esperienza comunicata, che riguarda la comunicazione

Esperienza online, insieme di esperienza vicaria + esperienza comunicata

Come interagiscono gli atteggiamenti nella nostra vita quotidiana?

- Funzione conoscitiva, organizza e semplifica l’esperienza mette in relazione con l’ambiente e

oggetti in modo efficiente. 6

- Funzione strumentale, gli atteggiamenti influenzano il comportamento sociale.

- Funzione espressiva, ci permette di esprimere l’identità.

Modello Tripartito (Rosenberg & Hovland, 1960); individua le caratteristiche degli atteggiamenti,

diverse funzioni:

Cognitiva, quella più razionale, ciò che si sa (il fumo causa tumori).

Affettiva, ciò che si prova, condizione positiva/negativa (viaggio in treno perché ho paura

dell’aereo).

Comportamentale, tendenza ad agire, ciò che si fa (atteggiamenti deboli: cerco delle promozioni

che mi permettano di viaggiare a poco prezzo).

Da queste tre funzioni deriva il concetto di Dissonanza Cognitiva (tra atteggiamento e

comportamento):

Ad un atteggiamento specifico non corrisponde un comportamento specifico (situazione di

dissonanza di Festinger). L’essere umano ha bisogno di equilibrio, se questo non c’è si crea il

disagio. L’uomo cerca di eliminare il disagio (= necessità dell’uomo di essere in una situazione di

equilibrio)

Anni 1930 studio di Lapiere sugli atteggiamenti pregiudiziali: esistono atteggiamenti espliciti o

manifesti e altri che invece non si manifestano. Quali sono i veri atteggiamenti?

Teoria del multiattributo (modello di Fishbein)

Teoria dell’azione ragionata: collega l’atteggiamento al comportamento tramite processi

intenzionali.

Teoria del comportamento Pianificato (Ajzen 1975) Il comportamento non è frutto solo

dell’atteggiamento ma dell’unione di due aspetti:

atteggiamento verso l’azione+norme soggettive—>intenzione—>comportamento

presenza del controllo: credenze sul controllo e sulla percezione che si ha sul comportamento.

Come misurare gli atteggiamenti? Direzione-Intensità

Scala di Thurstone

Scala Likert

Differenziale semantico di Ogswood

Gli atteggiamenti possono cambiare anche se sono relativamente permanenti nel tempo.

Cambiano per effetto della Teoria dell’integrazione dell’informazione (sistema di conoscenze che

nel momento in cui acquisiamo nuove informazioni le elaboriamo in maniera sequenziale e

continua quindi una ad una). Dunque secondo la teoria di Anderson gli atteggiamenti si modificano

in risposta alle nuove informazioni acquisite.

Le tre componenti cognitiva, affettiva e comportamentale dell’atteggiamento possono seguire tre

direzioni differenti a seconda del grado di coinvolgimento dell’individuo nei confronti di un oggetto.

Tre funzioni seguono il processo di apprendimento e possono andare in tre direzioni differenti:

1. Cognizione (elaborazione di informazioni)—>Affettività—>Intenzione comportamentale (elevato

coinvolgimento)

2. Cognizione (poche informazioni utili)—>Comportamento—>Affettività (ma con basso

coinvolgimento)

3. Emozioni positive—>Comportamento—>Cognizione (Esperienza)

Ad un preciso atteggiamento corrisponde in parte un determinato comportamento; comportamenti

dei turisti raggruppati per stile, modo di viaggio (allocentrico è colui che cerca altro, novità;

psicocentrico trova sicurezza nel luogo dove va; mediocentrico tende a fare in maniera più

moderata), applicazione di modello, frutto della motivazione, in riferimento alla destinazione,

tipologia e genere.

VIAGGI DIVERSI… VERSI DI VIAGGIO

La narrativa di viaggio è un genere letterario trasversale, assume caratteristiche di vari generi

letterari.

Cos’è un viaggio?

Etimologia: dal latino viaticum “provviste per il viaggio”; dal francese antico veiage 7

Semantica: viaggio inteso come percorso, utilizzato come metafora che spazia in campi diversi

(movimento, paesaggio, mutamento e trasformazione).

Le motivazioni di viaggio erano storicamente diverse: viaggio non volontario (per necessità

commerciali, religiose, politiche..) è diverso da quello volontario (costruzione identitaria).

Inizialmente il viaggio rispecchiava l’idea di necessità (commerciale ad esempio) —> idea di fatica,

di obbligo. Quindi viaggi non volontari.

La volontarietà inizia ad esserci successivamente con la Chanson de Roland.

Diverse sono le interpretazioni che si danno al viaggio: un tempo gli si attribuiva l’idea di fatica,

obbligo; mentre ora diventa formazione, crescita ed evasione. Questione dell’evasione, necessità

di viaggiare per staccare dalla vita quotidiana.

Legame tra viaggio e scrittura; sorta di mimesi, il viaggio si modifica nel momento in cui lo si scrive.

Il racconto di un viaggio può avvenire in diversi modi: tramite un diario, racconti reali, oppure viaggi

immaginari (nel tempo e nella memoria). Nel caso di un diario si ha un resoconto di viaggio, ma

spesso ci sono state anche solo riflessioni come ad esempio Montaigne (1600). Ne “i viaggi di

Gulliver” si commenta, attraverso il racconto di 4 esperienze di viaggio, la vita politica del paese

dello scrittore (Swift). La trasformazione riguarda sia lo scrittore che il lettore.

Nel 1650 idea di viaggio di formazione nasce con l’avvento dell’illuminismo; il Grand Tour nasce in

Inghilterra dove si riteneva importante predisporsi a fare un viaggio di conoscenza; questo perché

l’Inghilterra, che era un paese in forte sviluppo, non aveva radici storiche e riteneva che le vere

tradizioni potevano essere riscontrate solo in altri paesi (come ad esempio l’Italia). Le conoscenze

dovevano far parte di ogni giovane. Nei primi anni del 1900 sono gli americani che cominciano a

spostarsi verso le zone mediterranee con l’idea di crescere, imparare ed esplorare la “Vecchia

Europa” (contrapposizione tra europei ed americani).

Tempo e Spazio nella narrativa di viaggio si mescolano: vi sono diversi tipi di tempo (tempo del

viaggio, tempo del racconto e tempo di interazione del viaggio di chi lo legge). Lo spazio viene

invece esplorato in modi diversi.

NON BASTA LA LINGUA PER COMUNICARE

Importanza della comunicazione nel viaggio. Il linguaggio non è l'unico elemento sufficiente per

comunicare con l’altro; caratteristiche comportamentali, ambiente e gli oggetti ci mettono in

relazione con il mondo.

L'informazione passa attraverso le emozioni (fenomeno comunicativo che arriva prima della

parole).

Comunicazione= scambio di informazioni tra due o più entità in grado di emettere e ricevere

segnali, intendendo per ‘scambio’ un processo interattivo in cui è presente un meccanismo di

feedback o retroazione. Per comunicare è necessario: che i messaggi di partenza siano percepiti

dal ricevente; che i messaggi siano interpretati secondo un codice ed un contesto; che le emissioni

di emittente e ricevente possano essere scambiate.

La comunicazione è uno scambio di doni all’interno di mura comuni (franco fornari)

[n.b. non c’e la parola emozione, messaggio o informazione]

Non è possibile comunicare con se stessi se non nella patologia (ci deve essere sempre un alta

persona); la parola scambio indica due direzioni: io do qualcosa in cambio di qualcos'altro (la

comunicazione prima è ascolto, tempo poi è parola; tempo e ascolto sono doni che una persona

può passare ad un altra.).La parola dono presuppone che il beneficiario prenda consapevolezza

del fatto che quello che si è aperto come scambio è in realtà una relazione così che nel

beneficiario nasce un sentimento di debito.

Le mura comuni sono i codici del linguaggio comune se non ci sono si va incontro alle

incomprensioni. La comunicazione è sempre all’interno di una cultura di appartenenza, le mure

sono fatte da noi, dalle persone (gli interlocutori= parlare tra).

LA COMUNICAZIONE ONLINE E LE DINAMICHE RELAZIONALI

Modello decisionale della razionalità limitata H. Simon; concetto, idea, secondo cui , durante il

processo decisionale, la razionalità di un individuo è limitata da vari fattori: dalle informazioni che

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Corso di laurea: Corso di laurea in turismo, cultura e sviluppo del territorio
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher f.cena di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia del turismo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione - Iulm o del prof Bustreo Massimo.

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