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Psicologia del sonno: Sonno e ciclo di vita: Bambino

Appunti su un singolo argomento d'esame: Sonno e ciclo di vita 1/2 Il bambino che sono basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Giganti dell’università degli Studi di Firenze - Unifi, facoltà di psicologia. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Psicologia del sonno docente Prof. F. Giganti

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Si deve prestare attenzione agli artefatti, ad esempio la registrazione EEG può creare artefatti sul canale

EOG che sta subito sotto.

Principali pattern motori descritti nel neonato.

• Movimenti generalizzati: sono i più frequenti,movimenti ampi e lenti che coinvolgono tutto il corpo. La

loro durata può variare da pochi secondi a minuti. Ciò che li rende particolari è il fatto che la sequenza dei

movimenti delle braccia, delle gambe, del collo e del tronco non è sempre uguale. Nonostante questa

variabilità essi possono essere considerati come patterns distinti.

Sono presenti soprattutto negli episodi di sonno attivo.

• Startles: (sussulti in italiano) movimenti improvvisi e generalizzati che cominciano sempre dagli arti e

spesso si estendono al collo e al tronco. La loro durata può variare da un secondo a pochi millisecondi.

Generalmente si presentano in modo isolato, ma qualche volta possono essere presenti in successione.

Sono ben identificabili perché sono movimenti di estensione e abduzione.

Sono molto importanti perché contraddistinguono il sonno calmo che solitamente non è accompagnato da

motilità corporea ad eccezione di questi.

• Movimenti isolati delle braccia e delle gambe: un braccio o una gamba sono mossi isolatamente senza

che altre parti del corpo si muovano. L’ampiezza e la velocità possono variare. Ci sono stati studi che

hanno analizzato questi pattern motori andando a osservare differenze tra la motilità prodotta tra bambini

nati a termine e pretermine

• Rotazione della testa: la testa è ruotata da una posizione laterale al centro e torna indietro o prosegue

verso il lato opposto. Questo movimento può essere isolato o far parte di un movimento generalizzato.

• Twitches: contrazioni dei muscoli di un arto o del capo. Essi non sono mai generalizzati e non sono

ripetitivi.

• Stretches: (stiramento)movimenti complessi che comprendono l’estroflessione della spina, la

retroflessione della testa, l’abduzione, la rotazione esterna e il sollevamento delle braccia; le gambe

possono essere estese o meno. Questo pattern motorio è sempre eseguito lentamente e dura parecchi

secondi.

.Movimenti tremuli: consistono in oscillazioni ritmiche, generalizzate o isolate degli arti o delle mascelle

sotto i 5 Hz e di scarsa ampiezza.

• Cloni: movimenti ritmici in rapida successione di moderata o elevata ampiezza di una o più estremità. La

loro durata può variare da pochi istanti a parecchi secondi. Simili ai tremuli.

• Contatto mano-faccia: la mano tocca il viso per pochi istanti o per un periodo più lungo. Qualche volta le

dita sono inserite dentro la bocca.

• Apertura della bocca: si presenta in modo isolato, talvolta comprende anche la protrusione della lingua.

• Movimenti ritmici della bocca: sono tremiti delle mascelle piccoli e ritmici, si presentano in bursts,

senza l’apertura della bocca.

• Singhiozzi: sono contrazioni del diaframma che si susseguono in successione.

• Sorrisi e sbadigli: patterns simili a quelli osservati nell’adulto. Solitamente le smorfie facciali sono nel

sonno attivo.

Noi adulti sbadigliamo solo nella veglia,il bambino sbadiglia durante il sonno soprattutto se attivo.

Caratteristiche delle variabili che mi consentono di definire la presenza di:

Sonno Attivo

Presenza movimenti oculari, frequenza cardiaca e respirazione irregolare,movimenti corporei e del volto,

assenza di tono muscolare dall’elettrodo in sede mentoniera.

Ci sono anche modificazioni EEG diverse in base all’età gestazionale.

Fino a 34 settimane il sonno attivo presenta attività mista continua, delta continua o delta semicontinua

(completamente diverse da quelle che trovo nell’adulto).

A 36 settimane osservo attività mista continua, delta+theta o delta semicontinua.

Dopo 37 settimane comincia a comparire attività theta continua o continua mista (delta+theta) o delta

continua.

Questo per capire che nel bambino pretermine usare EEG come criterio distintivo per differenziare sonno

calmo e attivo può avere inconvenienti , perché il SNC non è ancora del tutto maturo.

Sonno Calmo

Assenza di movimenti oculari,

Ritmo cardiaco e respiratorio regolari,

I movimenti corporei e facciali sono assenti (eccetto Startles),

Assenza di tono muscolare a livello mentoniero,

Fino a 34 settimane il tracciato EEG è discontinuo, a 35-36 settimane semidiscontinuo.

Dopo le 37 settimane riscontriamo pattern EEG caratteristico del sonno calmo che prende il nome di Tracè

Alternant.

Sonno Ambiguo o transazionale o indeterminato

Definito dalla presenza simultanea di caratteristiche sia di sonno calmo che attivo. Ad esempio posso avere

un Tracè Alternant ma contemporaneamente movimenti oculari. Non è facile identificare di che tipo di

sonno si tratti e per questo viene chiamato attivo. Esprime una immaturità del sistema stesso. Viene detto

anche transazionale perche questa incertezza spesso la troviamo nel momento delle transizioni.

Stato di Veglia

Il bambino sebbene per brevi periodi sta sveglio.

Occhi aperti, ripetuta chiusura e apertura degli occhi, movimenti oculari e frequenti movimenti corporei

generalizzati con respirazione irregolare. Questo tipo di veglia detta attiva è parallela a un altro tipo di

veglia detta veglia calma che è un tipo di veglia in cui gli occhi sono aperti, possono presentare movimenti

esploratori verso l’ambiente esterno ma i movimenti sono molto scarsi o addirittura assenti. Dopo 37

settimane il tracciato EEG ha un tracciato tipo theta (basso voltaggio), l’EMG presenta attività ad alto

voltaggio a cui si sovrappongono attività fasiche, quindi non continue correlate ai movimenti facciali. La

respirazione nella veglia calma è regolare ma è un tipo di veglia raro nelle prime 35 settimane, perché

devono essere messi in atto tutta una serie di movimenti inibitori assenti prima delle 35 settimane.

Abbiamo detto anche che nelle prime epoche il sonno che prevale è quello sismico (che poi si divide in

attivo e calmo).

Quindi le prime tappe dello sviluppo (al di sotto di 28 settimane) sono caratterizzate da un’attività motoria

sub continua, quasi continua, chiamata da Drefùs-Brisac “Indefinite sleep”.

Questa attività gradualmente diventa discontinua e inizia ad alternarsi con epoche di quiescenza. Questo

tipo di sonno caratterizzato da un’attività motoria quasi continua è chiamato sonno indefinito ed è il tipo di

sonno che prevale prima delle 28 settimane.

Iniziano poi a organizzarsi diversi stati di sonno e anche diversi stati di veglia.

Questa è una figura che fa vedere una mappatura ontogenetica di quello che succede nel ritmo sonno

veglia.

Osserviamo che nel neonato c’è l’alternanza di periodi di sonno (parti nere) a periodi di veglia. C’è una

ciclicità all’interno delle parti nere( nel neonato i periodi neri sono più lunghi di quelli bianchi, quindi il ritmo

è polifasico e il periodo di sonno dura di più del periodo di veglia).

Poi a 1 anno questo periodo di sonno si è estremamente allungato, localizzandosi progressivamente nel

periodo notturno. Nel periodo diurno si allunga la veglia mantenendo comunque un periodo di sonno. A 4

anni il ritmo è quasi totalmente monobasico.

A 10 anni il ritmo è monobasico definitivamente.

Adulto:dorme meno rispetto al bambino di 10 anni.

Viene misurata un ritmo di attività riposo, non tanto di sonno.

Vediamo che il ciclo progressivamente si allunga, 50 minuti nel bambino, 90 nell’adulto.

Un’altra importante informazione riguarda un aspetto metodologico. Se noi andiamo a vedere quanto può

essere appropriata l’uso di una certa variabile per definire stati comportamentali diversi vediamo che a 24-

28 settimane poche sono le variabili che mi consentono di definire lo stato comportamentale.

Progressivamente queste attività si raggruppano e vengono usate tutte.

A 28 settimane, per esempio iniziare a usare i movimenti oculari; da 36 settimane, tutte sono valide.

Sintetizzare la progressiva organizzazione degli stati comportamentali, non è facilissimo. Alla domanda

“quando inizia a comparire il sonno calmo e il sonno attivo a livello ontogenetico?”, non è facile dare una

risposta in modo univoco.

Le ricerche si sono svolte in tempi diversi, in più i ricercatori hanno usato variabili diverse e in quantità

diverse. Tante più variabile considero tanto più la proporzione di sonno ambiguo aumenta.

Per esempio:

Gruppo 1: le 24 e le 28 settimane ha definito sonno indefinito e attivo ma non il calmo,

Gruppo 2: tra le 27-30 settimana: ha identificato sonno attivo calmo e indefinito,

Gruppo 3: a 36 settimane, hanno identificato quattro stati che sono stati identificati nel feto che

corrispondono al sonno calmo, sonno attivo, veglia.

A età concezionali molto basse è difficile identificare stati comportamentali diversi e questo dipende anche

dalle variabili usate. In linea generale il sonno attivo sembra precedere il sonno calmo e la quantità di

sonno indeterminato cambia ovviamente in relazione al numero di variabili usate.

Comunque a partire dalle 35-37 settimane tutti gli stati comportamentali possono essere identificati.

[Abbiamo iniziato a vedere come il fattore Età incida sulle modificazioni del ritmo sonno-veglia.

Prima delle 28 settimane la condizione del soggetto è quello di uno “stato di sonno indefinito”

caratterizzato da una motilità continua e poi progressivamente si cominciano a delineare periodi di

quiescenza che si intramezzano a periodi di attività, quindi si inizia a delineare quello che è definito come

BRAC (Basic Rest activity cycle). E questi periodi di attività e inattività si modificano per la loro durata e

nella loro distribuzione temporale, infatti progressivamente i periodi di attività si allungano come anche

quelli di quiete che si localizzano prevalentemente di notte. Quindi abbiamo detto che all’inizio il ritmo

sonno-veglia del bambino è POLIFASICO e soltanto dopo si indirizza verso una situazione di

MONOFASICITA’.

Però a livello più microanalitico, in un bambino nato a termine possiamo identificare:

-sonno calmo

-sonno attivo o paradosso

-sonno ambiguo: assente nell’adulto

-stato di veglia

Si parla di sonno attivo e sonno calmo perché la variabile che principalmente differenzia i 2 tipi di sonno è

la motilità:

-sonno calmo prevale assenza di motilità se non limitata a Startles (sussulti). C’è EEG con tracè alternant

e onde lente, occhi chiusi, non motilità oculare, respiro regolare;

-sonno attivo attività motoria (movimenti generalizzati e altro), atonia muscolare, respirazione irregolare,

EEG basso voltaggio, movimenti oculari ci sono ma non ancora in salve come per l’adulto. Gli occhi

possono anche essere semi aperti. Questa caratteristica comportamentale, unita al fatto che il bambino

può anche presentare episodi di pianto fa sì che il care giver possa scambiare questo tipo di sonno per un

risveglio;

-sonno ambiguocontemporaneamente include caratteristiche del sonno calmo e attivo, è detto anche

transazionale perché lo troviamo nei momenti di transizione tra un sonno e un altro, o addirittura tra sonno

e veglia.

-Veglia occhi aperti, movimenti oculari, respiro irregolare, movimenti corporei.] –fine riassunto-

Il sonno nel nato a termine presenta differenze con quello dell’adulto:

• Sonno attivo vs sonno REM: nei bambini la variabile prevalente è la motilità, negli adulti i movimenti

oculari; inoltre, nei bambini non si ha ancora un tracciato EEG definito in 4 stadi, ma identificato in

base a variabili comportamentali (motilità) piuttosto che fisiologiche (EEG);

• Sonno ambiguo assente nell’adulto: ha un significato funzionale di immaturità del SNC che ancora

non riesce a sintonizzarsi su un sonno specifico;

• Addormentamento in Stadio1 NREM: giovane adulto

Addormentamento in Sonno attivo: bambino. Nell’adulto il sonno REM ha una comparsa più tardiva

rispetto al bambino perché compare circa 70min dopo l’addormentamento, mentre nel bambino

compare solitamente subito all’addormentamento o può esser preceduto da breve sonno ambiguo,

e ancora più raramente sonno calmo;

• Aspetti comportamentali: quando l’adulto inizia a dormire si riduce l’attività motoria, c’è chiusura

palpebre e generalmente una graduale transizione verso NREM a partire da EEG alfa e poi

andando in Stadio1 (ritmo theta). Solitamente nell’adulto, la chiusura delle palpebre precede la

modificazione dell’EEG di circa 10 minuti.

Il bambino invece si addormenta in sonno attivo e in più durante i primi 6 mesi ci sono dei fenomeni

anticipatori del sonno comportamentali, ad esempio lo sbadiglio lo anticipa di circa 7 minuti,

arrossamento della sclera circa 8 minuti prima dell’addormentamento, e la chiusura delle palpebre

anticipa l’addormentamento di circa 3 minuti. Quando il bambino comincia a chiudere le palpebre ci

sono delle modificazioni EEG, diminuiscono movimenti generalizzati e comincia l’atonia.

Lo stato di addormentamento nel bambino può modificarsi anche a seconda dell’ambiente in cui si

trova il bambino.

Esempio di Ipnogramma in un bambino di 2 settimane (35).

Caratteristiche:

- Viene usato un tempo minore(3h) rispetto all’ipnogramma dell’adulto (circa 8 h).

- Si addormenta in sonno attivo

- E’ un sonno molto più frastagliato e suddiviso in cicli (sonno calmo + sonno attivo anche se inizia

dall’attivo) che hanno una durata inferiore (50 minuti).

L’acquisizione della capacità di organizzare stati comportamentali qualitativamente diversi testimonia una

tappa ontogenetica importante del SNC che presenta le sue defaiance in quei momenti di sonno ambiguo.

Altra cosa che testimonia l’acquisizione della capacità di organizzare stati comportamentali diversi è per

l’interazione che il bambino stabilisce con l’ambiente esterno. I periodi di veglia man mano si allungano e il

poter mantenere uno stato di veglia con caratteristiche ben definite permette scambi col mondo esterno

che progressivamente diventano più lunghi in durata ma anche più complessi qualitativamente.

Sia gli stati di veglia che gli stati di sonno subiscono cambiamenti evolutivi importanti durante i primi 12

mesi di vita.

Però vi sono modificazioni che riguardano in modo più specifico i diversi stati di sonno, come vediamo:

-Sonno paradossodiminuisce (numero minore di episodi)

-sonno ambiguodiminuisce

-sonno calmoleggera diminuzione (episodi di durata maggiore, non si modifica la quantità).

Alla nascità le percentuali sono:

Sonno attivo/calmo: 40%/40%

Sonno ambiguo: 20%

Ricorda che: Queste percentuali variano in base al numero di variabili usate. Più sono più aumenta il

sonno ambiguo perché trovare la concordanza di un numero elevato di variabili è più difficile.

Modifiche nel primo anno

Abbiamo visto che vi sono modificazioni nel sonno attivo e nel sonno calmo, queste modificazioni

riguardano soprattutto il numero degli episodi di sonno attivo che diminuisce, e la durata degli episodi di

sonno calmo che aumenta. Il cambiamento più importante è la capacità di sostenere per un periodo

sufficientemente prolungato uno stato di sonno e di concentrarlo nel corso della notte.

Questa capacità che il bambino acquisisce è parallela a un'altra capacità, cioè la diminuzione dei risvegli

notturni, oltre alle caratteristiche dei risvegli.

Se nell’adulto, quando si transita dal sonno alla veglia, abbiamo l’apertura delle palpebre e la graduale

ripresa dell’attività motoria; nel bambino abbiamo anche qui, una graduale ripresa dell’attività motoria ma

anche l’aumento di movimenti generalizzati, uniti spesso a vocalizzi e pianto.

Altra cosa interessante è che il bambino durante la notte non si risveglia sempre dallo stesso tipo di sonno.

Alcuni ricercatori hanno concentrato quindi le loro ricerche sulle MODIFICAZIONI DEI RISVEGLI NEL

CORSO DELLO SVILUPPO, prendendo come punto di riferimento il sonno da cui questi risvegli

provenivano.

Risultati: In linea generale tutti i risvegli diminuiscono da 1 settimana a 54 settimane.

Però questa diminuzione viene modulata dal tipo di sonno da cui il risveglio proviene:

- rimangono stabili i risvegli dal sonno calmo

- diminuiscono i risvegli dal sonno attivo

- diminuiscono i risvegli dal sonno ambiguo

In questo schema si può notare inoltre che, il bambino si sveglia soprattutto dal sonno attivo, in misura

minore da sonno calmo, e ancora meno probabile, dal sonno indeterminato.

Quindi come nel giovane adulto, che si sveglia dal sonno REM, anche nel bambino il risveglio si verifica da

sonno attivo. Quindi questo stato di sonno si conferma come facilitatore del passaggio tra sonno e veglia, e

che probabilmente quando ancora non si sono regolati i processi omeostatici (es. temperatura) è proprio

questo stato che regola il passaggio alla veglia.

Vi sono anche delle modificazioni nel corso dell’età che riguardano la distribuzione dei risvegli

Risultati: i bambini più piccoli hanno risvegli più irregolari, quelli di 2 mesi invece mostrano una certa

periodicità, che si modifica nel corso del tempo (ogni 100 minuti nei più piccoli, ogni 200 nei più grandi).

Questo intanto mostra una regolarità dell’interruzione del sonno ma anche del fatto che il bambino dorme

sempre più a lungo.

Ci sono stati anche studi in laboratorio su bambini pretermine.

Risultati: il numero dei risvegli nel bambino pretermine è più alto di notte rispetto al giorno=> una

modulazione temporale dei risvegli che ci fa capire che durante la notte sono più numerosi.

Se però sulla stessa popolazione andiamo a vedere cosa succede nell’arco temporale in termini di età

vediamo che il numero dei risvegli tra le 32 e 40 settimane non diminuisce significativamente. Ma la durata

dei risvegli aumenta significativamente.

=>modificazioni si osservano già nelle primissime epoche di vita (pretermine) ma la riduzione dei risvegli è

visibile solo nel bambino nato a termine

Studi di gruppi di lavoro diversi sono comunque tutti d’accordo sulla diminuzione dei risvegli nel corso dei

primi 12 mesi di vita sebbene il criterio per stabilire i risvegli varia da un gruppo all’altro (finestre temporali

più o meno ampie).

Non si modifica però la durata dei risvegli dalla 1 alla 54 settimana.


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10 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher JulieDeCorrencon di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia del sonno e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Giganti Fiorenza.

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