Il sogno
Relazione tra sonno e attività mentale
Il cervello nel corso del sonno produce un’attività mentale che tuttavia non posso indagare nel momento in cui si svolge, poiché sogno. Quando comunico il sogno sono in una condizione diversa (veglia) rispetto a quando io l’ho prodotto (sonno) e non ho neanche la possibilità di avere un riscontro diretto sul momento preciso in cui il sogno viene prodotto.
Si è creata quella relazione biunivoca che vedeva la produzione di sonno REM come il momento in cui sogniamo. Allora lì si pensava di aver trovato il momento in cui il soggetto produceva il sogno: FASE REM. I REMs erano stati indicati come dimostrazioni del fatto che si stavano osservando delle scene visive. Le ricerche hanno poi dimostrato che sogniamo anche durante la fase NREM e quindi la situazione si complica per capire in quale momento nell’episodio di sonno lo produciamo.
Un altro fattore importante è la mediazione data dalla ricostruzione del soggetto stesso che potrebbe anche introdurre nel momento in cui lo racconta elementi che forse nel sogno non c’erano. Intanto, come sapete, il sonno è stata un’attività mentale studiata anche da altri approcci. Noi ci soffermeremo su chi porta il sogno in laboratorio.
Approcci allo studio del sogno
- Neurofisiologo: Lo vede come tentativo di dare senso alla caotica attivazione tronco encefalica di certi periodi di sonno (activation-synthesis hypothesis: Hobson e McCarley) a favore della teoria del sogno durante la fase REM. Funzione di eliminazione di memorie inutili o potenziamento di memorie utili (Crick e Mitchison, 1983 – Cipolli et al., 2006). Il sogno e in particolare la fase REM sarebbe una stimolazione corticale sostitutiva (Roffwarg et al., 1966). È una teoria del passato chiamata anche ipotesi ontogenetica, cioè la grande quantità di sonno REM nel bambino supplirebbe al fatto che sta poco in veglia.
- Psicologo sperimentale: Lo vede come una stimolazione percettiva multimodale, cioè è interessato agli aspetti percettivi del sogno. Quindi come lo racconta il soggetto, e va ad analizzare anche gli aspetti percettivi, se racconta scene visive, stimolazioni acustiche e così via.
L’approccio sperimentale si avvale di una procedura indiretta: resoconto verbale del sogno da parte del soggetto. L’input non è noto né controllabile. E l’output non è direttamente accessibile ma è un resoconto del soggetto che tra l’altro avviene in uno stato diverso rispetto a quello in cui viene prodotto (veglia vs sonno).
Definire il sogno
Gli studiosi che si sono interessati a come si può definire il sogno, lo hanno fatto perché, proprio a seconda della definizione, posso poi avere risultati diversi nelle mie ricerche.
Bosinelli, con questa definizione, trova correlazione tra sogno e REM: “Il sogno è un’esperienza mentale del sonno, con caratteristiche percettive, svolgimento sequenziale, eventuali elementi di bizzarria e frequente vissuto di partecipazione personale accompagnata da alienità rispetto al qui ed ora del dormiente, da inefficienza dell’esame di realtà e da perdita del controllo volontario del pensiero”.
Ovviamente questa definizione fa riferimento ai sogni più classici, non applicabile ai sogni lucidi. Però nessuno di questi elementi è ineliminabile o assoluto e alcuni aspetti più peculiari come l’inefficienza dell’esame di realtà e la perdita del controllo volontario del pensiero, non sempre si verificano.
Fagioli e Sarzarulo (1995): “Il sogno è l’esperienza soggettiva della propria attività mentale durante il sonno e della quale le persone si ricordano al risveglio”.
Vi sono anche definizioni più generiche come quella sopra, che però potrebbero essere criticabili, perché considerano ogni tipo di esperienza mentale che si possa verificare nel sonno come sogno, anche quelle attività mentali che il soggetto spontaneamente non riporterebbe come sogno.
Relazione tra sonno REM e sogno
La relazione tra sonno REM e sogno deriva proprio dal fatto che quando inizialmente sono stati svolti questi studi, si otteneva elevati risultati di resoconti di sogni in sonno REM. Scarse percentuali di resoconti da sogno NREM. Questo fu interpretato come il fatto che noi sogniamo in fase REM.
Poi nel corso della storia ad un ricercatore venne in mente di cambiare consegna: non chiedeva più “dimmi che stavi sognando prima che ti svegliassi” ma gli chiedeva “dimmi ciò che ti passava per la mente prima che io ti svegliassi”. A questo punto il soggetto riporta anche quelle attività mentali che lui non definisce sogno. Sono attività mentali che il soggetto non aveva riportato prima perché secondo lui non erano sogni. E quindi le percentuali di resoconto da sonno NREM subiscono forte incremento. Viene a cadere la relazione tra REM e sogno.
Poi effettivamente, come andremo a vedere, ci sono differenze qualitative nei due tipi di resoconti.
Gli inizi
Fine 800: Mary Calkins comincia una raccolta sistematica di resoconti mediante una tecnica economica ma efficace e tuttora utilizzata: prendere nota appena svegli dei propri sogni, giorno per giorno, per un lungo periodo di tempo. È una sorta di indagine sistematica che ha lo svantaggio di non essere molto precisa (lo faccio al risveglio, non appena sogno).
Alfred Maury (1865): usa la tecnica del risveglio provocato (precursore delle tecniche che usiamo oggi). Maury si fa svegliare in certi momenti del sonno, in concomitanza con stimolazioni di varia natura (uditive, tattili, visive), per cercare di capire i processi che portano alla formazione dei sogni e all’inclusione di materiali-stimolo nel contesto del sogno. (es. all’aiutante chiedeva di suonare un campanello, poi gli diceva di aspettare 10 minuti da quando l’aveva fatto sentire, poi si faceva svegliare per vedere se questo stimolo era stato incorporato nel sogno).
Nicolas Vaschide: Controlla la profondità del sonno, osservando le variazioni della motilità, delle espressioni facciali, dei ritmi respiratorio e cardiaco, allo scopo di metterla in relazione con la struttura dei sogni. Lui classifica due tipi di sogni:
- Sogni “veri” (immagini sensoriali e emozioni)
- “Mezzi-sogni” in prossimità del risveglio
Il sogno raccontato al risveglio finale è il prodotto di trasformazioni successive. Con la scoperta del sonno REM, chiaramente lo studio del sogno si sposta in laboratorio, anche se tutt’oggi i sogni vengono studiati con la tecnica del diario. Tecnica economica che ci può dare informazioni se una popolazione particolare di soggetti produce sogni qualitativamente diversi da una popolazione normale.
Altro filone che si è occupato di sogno è la psicanalisi.