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PSICOLOGIA DEL PENSIERO

La psicologia del pensiero si muove tra due estremi:

• il “pensiero” può essere considerato come una collezione di processi differenti indipendenti

tra loro(psico del ragionamento, decisione,memoria,apprendimento)

• pensiero come unità composita, esiste una qualche caratteristica generale condivisa da tutti i

processi che la compongono.

Tutte le attività mentali sono ritenute contemporaneamente pensiero e parti di pensiero fatta

eccezione per la percezione!!! il pensiero si occupa di conoscenze “cognitive” relative a ciò che è

universale e quindi della rappresentazione di tutto ciò che non è direttamente percepibile.(triangolo

di Kanizsa)

In realtà, oltre ad esistere diverse tipologie di processi cognitivi che rientrano legittimamente nella

definizione di pensiero, esistono anche diversi tipi di linguaggio attraverso il quale il pensiero può

esprimersi. In particolare è possibile distinguere un pensiero proposizionale e un pensiero per

immagini.

In entrambi i casi, è possibile descrivere il pensiero come l’attività di manipolazione di

rappresentazioni mentali per il raggiungimento di uno scopo (es. risolvere un problema, rispondere

ad una domanda), a prescindere dalla tipologia di queste rappresentazioni (parole vs. immagini).

Il pensiero proposizionale è così definito in quanto esprime una proposizione. Questa è una

asserzione che esprime una affermazione concreta.

I pensieri sono chiaramente composti da concetti, combinati assieme in maniera peculiare. Un

concetto rappresenta una intera categoria: è un insieme di caratteristiche associate ad una specifica

categoria.

PROCESSI DI RAGIONAMENTO

Naisser illustrò un ciclo percettivo che illustra che può essere riadattato per illustrare le tre funzioni

del sistema inferenziale:

• funzione induttiva : il sistema deve essere in grado di estrarre alcune regolarità

potenzialmente predittive dei dati ambientali per poter ipotizzare qualche “struttura” propria

della situazione facendo si che ci sia una generalizzazione (meccanismi associativi,

analogie, strategie).

• funzione deduttiva: il sistema deve essere in grado di applicare le regole per creare

anticipazioni dell'ambiente esterno e pianificare il comportamento(modelli mentali, regole

dominio-specifiche).

• funzione di controllo : il sistema deve essere in grado di controllare se le sue anticipazioni

erano precise, confrontarle e l'esito di tale controllo consente alla funzione induttiva di

revisionare le conoscenze(strategie di controllo).

• Categorizzazione : si raggruppano in categorie gli elementi di una situazione recuperando

alcune info associate a tali categorie

Bias: correlazioni illusorie, tendenza alla conferma.

NB la sequenza dei processi è variabile, non servono tutti i processi per risolvere un compito, i

confini tra i processi sono permeabili e poco definiti.

Processi espliciti vs. impliciti

I primi sono processi volontari, seriali, in cui la rappresentazione simbolica delle conoscenze e

accessibile alla consapevolezza.(modelli seriali classici)

Nei processi impliciti invece le conoscenze vengono rappresentate, le regolarità dell'ambiente

vengono apprese e infine vengono utilizzate per guidare un comportamento, senza che tutti questi

processi arrivino pienamente alla consapevolezza.(modelli connessionisti)

Meccanismi associativi vs meccanismi basati su regole

I meccanismi associativi sono una vasta classe di processi relativamente automatici, vicini per

funzionamento al sistema percettivo, essi elaborano vasti insieme di info disponibili

simultaneamente, rendendo accessibile alla consapevolezza il risultato di tale elaborazione.

I meccanismi basati su regole sono una vasta classe di processi relativamente controllati, operano in

modo seriale elaborando un'unità di info per volta in WM e richiedendo risorse attentive.

I due tipi di processo sono distinti ma possono essere mobilitati per eseguire esattamente le stesse

funzioni(esempio medico).

LA CATEGORIZZAZIONE

La prima funzione esercitata dai concetti è quella di permettere di dividere il mondo in unità

manipolabili per semplificare la sua complessità. Questa funzione, nota come economia cognitiva,

ci permette di ridurre la quantità di informazioni che dobbiamo ricordare (Collins & Quillian,

1969).

I processi di categorizzazione infatti, ci permettono di assegnare un determinato oggetto ad un

concetto nella memoria semantica. In sostanza, le Categorie raggruppano oggetti, eventi e

caratteristiche sulla base di proprietà comuni.

I Concetti sono idee circa cosa le categorie effettivamente rappresentano (idee circa i membri o gli

esemplari di una data categoria). Sono insiemi di caratteristiche associate ad una specifica categoria.

→ Categorie e Concetti ci aiutano a semplificare e a riassumere informazioni, per ottimizzare la

rappresentazione delle conoscenze.

La seconda funzione dei concetti è quella di permettere di fare inferenze, cioè predire informazioni

che non sono immediatamente percepibili. Vi sono due componenti di questa funzione dette:

1. induzione specifica: si riferiscono all'attivazione di info tipiche del concetto, che vengono

attribuite all'esemplare. Specifiche perché servono a predire singole caratteristiche di

determinati oggetti.

2. induzione generalizzata: un attribuito notato in un particolare esemplare viene generalizzato

all'intera categoria.

I paradigmi sperimentali: compiti di categorizzazione, verifica di proprietà, generazione di proprietà

e compiti di ricerca di info.

Esistono molte teorie sulla rappresentazione dei concetti. Ciascuna ha dei meriti, ma nessuna si è

rivelata capace di spiegare in modo esaustivo i fenomeni che caratterizzano il nostro sistema

concettuale.

Barsalou (2003) ha proposto una tassonomia delle teorie dei concetti che si articola su 5 dimensioni

critiche:

1. Architettura: Modulare(sistema concettuale indipendente da altri sistemi di elaborazione)vs.

Non-modulare(sistema concettuale non indipendente dagli altri sistemi)

2. Rappresentazione: Amodale(rapp del concetto priva di qualsiasi caratteristica che lo leghi a

una modalità sensoriale o motoria) vs. Modale

3. Astrazione: Decontestualizzata (rappresentazioni concettuali astratte) vs. Situata (concrete)

4. Stabilità: Statica(sistema concettuale esente da mutamenti) vs. Dinamica(si adatta di

continuo)

5. Organizzazione: Tassonomica(concetti gerarchicamente ordinati in rapporti di inclusione

reciproca oppure organizzazione emerge dal modo in cui i concetti sono attivati ) vs. Non-

tassonomica (concetti attivano dei piani di azione per reagire a situazioni ambientali)

Concetti come collezione di attributi(prospettiva classica)

In questo gruppo rientrano molte teorie accomunate dal concepire ogni concetto come

un'aggregazione piuttosto stabile di attributi rappresentati in maniera locale e dichiarativa, in

memoria semantica oppure come proprietà singolarmente necessarie e globalmente sufficienti per

l’appartenenza alla categoria.

Questa impostazione prende origine dalla distinzione proposta dal logico Frege (1892) fra

intensione ed estensione di un concetto. L’intensione è l’insieme delle proprietà che definiscono un

concetto, l’estensione corrisponde all’insieme degli esemplari che sono membri di una categoria.

Secondo la teoria classica, le condizioni di necessità e sufficienza farebbero sì che i confini fra una

categoria e l’altra siano bene delineati. Ne consegue che l’appartenenza di un esemplare ad una data

categoria piuttosto che ad un’altra è sempre chiara e precisa.

I modelli di questo possono essere suddivisi in 5 gruppi:

1. Reti semantiche: la memoria semantica è organizzata secondo nodi di natura gerarchica uniti

da legami associativi. Ad ogni nodo sono associati attributi specifici(unità anatomiche non

scindibili). I nodi più in alto presentano attributi più generali. Gli attributi definenti di ogni

concetto sono quelli associati al nodo che lo rappresenta + quelli del nodo sovraordinato.

Tutti gli attributi di uno specifico esemplare che non rientrano negli attributi definitori sono

irrilevanti e non vengono rappresentati in memoria(funzione di semplificazione).

2. sistemi di regole di produzione: una regola di produzione è una regola simile al if...then tipi

co di molti linguaggi di programmazione: associa un conseguente(azione) a un

antecedente(condizione), il suo uso è monodirezionale. A ogni ciclo di info le info in WM

sono confrontate con le condizioni di tutte le regole di produzione e le regole la cui

condizione è soddisfatta si attivano aggiungendo azione alla WM. I concetti hanno attributi

circoscritti, netti e si attivano in sequenza.

3. concetti come prototipi: I concetti in memoria semantica non sono definiti da un insieme di

attributi necessari e sufficienti ma piuttosto da attributi caratteristici o tipici, che prende il

nome di Prototipo. Il prototipo è un insieme di attributi caratteristici ma può anche essere la

rappresentazione degli attributi di un singolo esemplare che è il miglior esempio del

concetto. I diversi membri di una categoria possono avere diversi gradi di tipicità in

funzione della loro somiglianza con il prototipo. I confini tra le diverse categorie sono

sfumati e i concetti hanno un'organizzazione di topo tassonomico-gerarchico(uno dei livelli

detto basico ha la priorità psicologica sui livelli sovraordinati e subordinati.

Cruciali nella definizione di prototipo sono due proprietà: 1) il prototipo condivide il

maggior numero di attributi con i membri della sua categoria e 2) condivide il minor numero

di attributi con esemplari di categorie diverse.

A differenza di quanto sostenuto dalla teoria classica, gli attributi rappresentati dal prototipo

non sono necessariamente veri per tutti gli oggetti indicati col nome di cui il prototipo

rappresenta il significato: (esempio uccelli,struzzo,non vola). Inoltre gli attributi non sono

egualmente importanti nel definire il concetto ma tutto dipende dalla salienza e dalla

frequenza d'uso.

Evidenze a sostegno: compiti di verifica degli enunciati, compiti di produzione libera di

esemplari, compiti di ragionamento, fallacia dell'intersezione.

Rappresentazione dei concetti: Secondo la Rosch i concetti finiscono per essere organizzati

all’interno di un sistema caratterizzato da dimensione verticale si riferisce all’estensione di

una categoria e dimensione orizzontale fa riferimento alla generalità di un concetto. Inoltre,

La dimensione orizzontale distingue fra differenti concetti dotati della medesima estensione.

I concetti sono organizzati in 3 livelli:

- sovraordinato: A questo livello ci sono le categorie generali (es., mobili, animali, frutti,

ecc.), i membri delle quali condividono un piccolo numero di attributi.)inter e

intracategoriale

-base: A questo livello ci sono i concetti preferiti per la classificazione, linguisticamente

fondamentali e che vengono appresi per primi. I membri di una categoria di base hanno

molti attributi in comune fra loro e pochi in comune coi membri di altre categorie di base

che appartengono allo stesso livello sovraordinato (es., “Tavolo” e “Sedia”). A differenza del

livello sovraordinato, a questo livello è possibile rappresentare un prototipo. Inoltre, le

categorie di base costituiscono le classificazioni più informative: le informazioni che

contengono permettono di identificare più oggetti (es., “i cani”) di quanto non permetta una

categoria subordinata (“i pastori maremmani”). Questi oggetti sono inoltre più omogenei di

quelli appartenenti a una categoria sovraordinata. NB Gli esemplari di livello base

condividono molti attributi con altri esemplari della stessa categoria e pochi con esemplari

di categorie contrastanti: hanno una alta cue validity(grado di correlazione tra attributi).

-subordinato: A questo livello è minore la variabilità tra categorie dello stesso livello: ci

sono meno differenze fra sedie da cucina e sedie da giardino di quante ce ne siano tra sedie e

tavoli. I membri di ogni categoria subordinata condividono infatti molti attributi anche con

quelli di altre categorie subordinate (rientranti naturalmente nella stessa categoria di base).

4. nucleo(core)+prototipi : Questa teoria (es., Miller & Johnson-Laird, 1976), sempre ispirata

all’idea che un concetto sia rappresentabile come un insieme di attributi, ha cercato di

superare i problemi della teoria classica e delle teorie basate su attributi caratteristici

fondendole insieme. Quindi, secondo questa idea, i concetti sono costituiti da attributi

definenti (nucleo) e da attributi caratteristici. Il Prototipo includerebbe attributi

percettivamente salienti e facili da valutare, mentre gli attributi del Nucleo sono più

diagnostici dell’appartenenza ma tendono ad essere nascosti e meno accessibili. Nella

categorizzazione ricorreremmo agli attributi del nucleo solo quando siamo in difficoltà e gli

∈ Uccelli).

attributi caratteristici non ci aiutano (es., Pinguino Uccelli).

Vedi CRITICHE!!!+ metti a confronto prototipo e esemplari!!!

Concetti come collezione di esemplari

Secondo un insieme di modelli alternativi, noti come Modelli dell’esemplare più comune (ne

esistono diverse versioni) invece, i concetti non sarebbero insiemi di attributi ma insiemi di

esemplari specifici legati alle esperienze dirette e immagazzinati in MLT (es., Nosofsky, 1984).

Ogni esemplare sarebbe costituito da attributi. La presentazione di nuovi esemplari attiva gli

esemplari in memoria in funzione della loro somiglianza: tanto più un esemplare in memoria è

simile al nuovo esemplare tanto più tende ad attivarsi e rende disponibili tutte le info. La maggior

parte di queste teorie assume che le conoscenze relative agli esemplari risiedano in magazzini in

memoria dedicati, separati dal sistema sensomotorio che in origine ha fornito le info sugli

esemplari: arch modulare e rapp amodale. Inoltre presenta un'org tassonomica emergente.

Modelli connessionisti

La rete feed-forward un tipo di modello connessionista a diffusione di attivazione “in avanti” è

costituita da diversi strati di nodi, il primo dei quali è lo strato percettivo, il quale risponde ad

attribuiti dello stimoli assumendo un valore di attivazione e trasmettendo questa attivazione a strati

“in avanti”(strati concettuali). La trasmissione di attivazione è determinata da connessioni che è

caratterizzata da un parametro che ne costituisce il peso. Le connessioni vengono rafforzate

dall'apprendimento, dalla frequenza e dall'esperienza. Un concetto quindi è lo spazio dei possibili

stati che la rete può assumere di fronte a ogni esemplare. Queste reti sono modulari poiché la rapp

del concetto avviene in un sistema separato da quello percettivo iniziale e la rapp è amodale poiché

indipendente dal canale sensoriale che ha fornito le info percettive. L'arch è tassonomica emergente.

Simulazione quasi-percettiva(prospettiva cognitivo incarnata)

Barsalou (1987) ha proposto una teoria della rappresentazione dei concetti che, a differenza di

quelle viste finora, non vede i concetti come strutture stabili.

L’instabilità dei concetti è dovuta al fatto che persone diverse, ma anche lo stesso individuo,

possono avere concetti diversi di una stessa categoria di oggetti in contesti e momenti differenti.

Secondo il modello di Barsalou, la MLT contiene una gran quantità di conoscenze fortemente

interrelate che sono poi usate per costruire i concetti nella Memoria di Lavoro, che plasma i concetti

in funzione del contesto e della situazione corrente.

I concetti prodotti dalla MdL entrano a loro volta in MLT ma non sono rappresentazioni invarianti.

L’informazione dipendente dal contesto viene recuperata nei contesti pertinenti, il che determina

l’instabilità del concetto.

Un ultimo aspetto importante nel modello di Barsalou riguarda il fatto che il processo di

concettualizzazione incorpora l’informazione orientata ad uno scopo. I concetti contengono quindi

informazioni legate alla funzione.

L’aspetto legato alla funzione è importante, in quanto secondo Barsalou è possibile creare categorie

ad hoc, legate agli scopi precisi. (no statiche ed immutabili)

EVIDENZE NEUROPSICOLOGICHE

Pazienti cerebrolesi mostrano deficit selettivi nelle conoscenze categoriali (deficit specifici per

categoria). In particolare, alcuni pazienti hanno difficoltà a denominare oggetti creati dall’uomo

(artefatti), mentre altri pazienti hanno problemi nella denominazione/riconoscimento di “oggetti

naturali” (es., animali)

Tramite la PET si evidenziato che: La denominazione di animali e artefatti attiva la regione ventrale

del lobo temporale.

Gli artefatti sembrano attivare in modo diverso la Corteccia Cingolata Anteriore, le regioni

prefrontali e la regione temporale mediale sinistra (che si essere coinvolta nell’elaborazione di

parole-azione).

La denominazione di animali sembra attivare in modo peculiare la parte mediale del lobo occipitale

sinistro (elaborazione visiva primaria).

Studio PET con soggetti cui era richiesto di fare un compito di categorizzazione usando una tra due

possibili strategie: Applicazione di regole Vs. Somiglianza dell’esemplare

L’applicazione di regole richiede il mantenimento di ogni regola in MdL, e il confronto percettivo

per testare se l’oggetto da categorizzare ha o meno gli attributi specificati nella regola. E’ noto che

l’uso della MdL attiva la corteccia prefrontale, mentre i processi percettivi visivi attivano il lobo

occipitale.

La somiglianza dell’esemplare richiede invece l’elaborazione visiva dell’oggetto e il recupero di

esemplari simili ad esso dalla MLT. E’ noto che questi processi attivano il lobo occipitale e le

strutture corticali temporali.

L’analisi della PET ha mostrato che nei soggetti che categorizzavano sulla base dell’applicazione di

regole

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher kaste di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia del pensiero e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Galfano Giovanni.
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