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Psicologia del pensiero - Appunti Appunti scolastici Premium

Appunti di Psicologia del pensiero per l'esame del professor Marucci. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: immaginare, il modello a doppio codice di Paivio, la rotazione mentale, la trasformazione di grandezza, colore e forma, il livello di equivalenza tra imagery e percezione.

Esame di Psicologia del pensiero docente Prof. S. Marucci

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Interferenza dell' imagery con la percezione

Quando si utilizza la funzione immaginativa contemporaneamente a quella percettiva, avviene una sorte di

appropriazione, da parte dell' imagery, di alcuni sistemi di elaborazione delle informazioni percettive. Detto

in altri termini, l' imagery utilizzerebbe non meccanismi analoghi, ma gli stessi meccanismi di

processamento della percezione: ragione per la quale la prestazione percettiva subirebbe un

impoverimento dovuto alla contemporanea attività della funzione immaginativa.

Effetti di facilitazione di imagery e percezione

Dall'assunzione di Neisser sulla natura anticipatoria delle immagini si apre l'ipotesi che immaginare un

oggetto, possa facilitare la rilevazione o l'identificazione del medesimo oggetto. Dall'esperimento della

“croce nel quadrato” di Freyd e Finke, e nell'esperimento “H o T + asterisco” di Farah hanno dimostrato e

sostenuto questa tesi.

I primi stadi di processamento delle informazioni visive

Per quanto riguarda l'informazione visiva, il modello che ha i maggiori consensi è quello di Neisser e di

Marr, che afferma l'esistenza di almeno due livelli di elaborazione. Il primo stadio lavora in modo

automatico, è simultaneo, coinvolge tutto il campo visivo e processa in parallelo: è dunque indipendente

dalla volontà ed estremamente veloce. Il secondo stadio, invece, utilizza una certa quantità di attenzione, è

seriale e dipende dalla volontà dell'osservatore. Per quanto riguarda le immagini invece, è stata messa in

evidenza da alcuni esperimenti di Giusberti la forte incongruenza tra questo processamento e quello

percettivo, in quanto al processamento visivo dell' imagery manca un primo livello di elaborazione che lo

renda analogo a quello della percezione.

Le illusioni ottiche

E' stato provato che le illusioni ottiche persistono anche nelle condizioni immaginative (Illusione di

Poggendorf, Ponzo), ma si nota una significativa differenza tra quelle percettive e quelle immaginative:

solo nel compito percettivo si riesce a rilevare una grandezza dell'illusione, dovuta all'intensità di tessitura,

mentre il medesimo effetto non è presente nella condizione immaginativa, perché i valori restano

pressoché costanti.

Le figure ambigue

La funzione immaginativa non riesce a reinterpretare le figure ambigue, questo perchè l'imagery opera su

oggetti fenomenici e non su oggetti fisici.

Capitolo 4 – IM e Memoria

Valore dell'immagine: una misura di velocità e vividezza con cui un'immagine mentale può essere evocata

tramite la parola. Viene determinato quando, presentando ai soggetti dei termini, gli stessi devono

affermare con quanta rapidità e vividezza compare l'immagine mentale.

Secondo Marschark si ottengono maggiori vantaggi mnestici se la codifica è distintiva ( pone

– un'informazione in rilievo rispetto alle altre), e relazionale (integrata negli schemi conoscitivi).

Esistenza dei diversi tipi di immagini mentali

Partendo dallo stesso materiale verbale si possono evocare differenti immagini:

Immagini generali: rappresentazione prototipica ed essenziale di un oggetto. Può essere inteso

• come uno schema visivo costante nelle successive rappresentazioni.

Immagini singole: ogni parola presentata viene immaginata singolarmente.

• Immagini interattive: si contrappongono alle immagini singole; in un'unica immagine sono

• rappresentati più elementi interagenti tra loro.

Immagini di memoria: rappresentazione di oggetti di cui il soggetto ha fatto esperienza. Si

• contrappongo a..

Immagini di immaginazione: evocano oggetti o circostanze di cui il soggetto non ha avuto

• esperienza diretta.

Immagini personali: coinvolgono il self del soggetto immaginatore.

• Immagini impersonali: non c'è riferimento al self.

• Immagini episodio-autobiografiche: si riferiscono ad un episodio specifico dell'esistenza del

• soggetto (De Beni - Pazzaglia)

Johnson descrive un suo modello denominato Memoria ad Entrata Multipla (MEM), per il quale esistono 3

sottosistemi di memoria:

1. Sensoriale: contiene informazioni riguardo aspetti elementari di percezione (forma, dimensione,

direzione ecc.)

2. Percettivo: raccoglie informazioni percettive più complesse (discriminazione visiva)

3. Riflessivo: contiene informazioni riguardanti eventi generati internamente (pensieri, immagini)

Effetti mnestici dei differenti tipi di immagini mentali

Istruzioni ad immaginare producono effetto positivo sul ricordo;

• l'utilizzo delle immagini favorisce la memoria immediata, e rende anche il materiale più resistente

• all'oblio;

immagini interattive favoriscono il ricordo meglio di quelle singole, perché in fase di codifica le

• prime forniscono una maggiore organizzazione al materiale, e nella fase di recupero, poiché sono

attivate come un'unità, ogni loro parte è utile nel recupero delle altre.

Metodi indiretti nello studio delle immagini mentali

Interferenza selettiva: si ha quando interferiscono tra loro attività simili che si ipotizza vengano svolte

attraverso lo stesso canale sensoriale e condividono le stesse risorse cognitive.

Mnemotecniche a carattere immaginativo

Una mnemotecnica è un piano prefissato che fornisce lo schema per organizzare informazioni non aventi

struttura propria e che riducendo il carico cognitivo di quanto deve essere ricordato, mette in rapporto le

nuove informazioni con quanto già immagazzinato.

Due mnemotecniche classiche sono:

1. Mnemotecnica della parola-chiave: consiste nel codificare foneticamente o semanticamente il

termine da memorizzare e nel creare un'associazione immaginativa fra il termine originario e quello

trovato ( parola-chiave) tramite un'immagine mentale interattiva.

2. Metodo dei loci: prevede prima l'individuazione di un numero di luoghi lungo un percorso noto e

poi la collocazione nei luoghi del materiale da ricordare tramite un'immagine interattiva; al

momento del recupero basta ripercorrere mentalmente il percorso e ritrovarmi le immagini del

materiale memorizzato.

3. Mnemonomy: utilizzata per lo studio dei brani scientifici, deriva dalla fusione di due metodi: quello

della parola-chiave e quello definito “tre r” elaborato da Levin (ricodificare-collegare-ricordare).

Capitolo 5 – La memoria di lavoro visuo-spaziale

Memoria di lavoro: sistema per il mantenimento temporaneo e per la manipolazione dell'informazione

durante l'esecuzione dei differenti compiti cognitivi. E' composta dal Sistema Esecutivo Centrale, che

richiede la maggior parte delle risorse attentive, e i Sistemi di Appoggio (ciclo fonologico e taccuino visuo

spaziale) che richiedono poche risorse attentive e sono deputati all'elaborazione di informazioni che restano

in memoria solo per breve tempo.

Taccuino visuo-spaziale : sistema che si occupa della preparazione delle immagini visive. Comprende

due sistemi, uno legato agli aspetti visivi dell'immaginazione, ritenuto il più passivo dei due, e l'altro

responsabile della codifica spaziale, ritenuto l'aspetto prevalentemente attivo. Le prove sperimentali

portate da Baddeley sono: doppio compito e interferenza selettiva.

Il processo di reiterazione (rehearsal) : processo situato nella memoria visuo-spaziale, deputato a

prolungare la conservazione della traccia nel sistema passivo.

Span di memoria visiva a breve termine

Lo span è il numero di caratteri ricordati a seguito di rievocazione libera da una serie di varia lunghezza.

Mediamente si aggira intorno ai 6 per le figure sensate e ai 5 per quelle insensate.

Capitolo 6 – IM : epifenomeni o proprietà emergenti?

Epifenomeno: l'immagine come epifenomeno è un prodotto secondario privo di ruolo nell'espletamento

dell'operazione intellettiva; non ha significati funzionali e si basano su basi biologiche, costituiscono un “di

più”. Secondo alcuni può essere inteso come una realtà psicologica presentante caratteristiche proprie

nonostante dipenda da sottostanti livelli neurali. Da qui deriverebbe il ruolo autonomo che le IM hanno nei

processi intellettivi.

Concettualisti e simbolisti

I concettualisti ritengono che il pensiero e le immagini siano divisi: il pensiero è indipendente ed estraneo

alle immagini che rappresentano un mero rivestimento ausiliario. A sostenere questa teoria troviamo

Newell e Simon che ritengono che le immagini siano un rivestimento del pensiero utili soltanto per

esprimerlo; della stessa idea sono Chase e Clark, collocando le immagini in un livello superficiale e i concetti

ad un livello profondo; per Piaget le immagini servono come input allo sviluppo intellettivo e alla

padronanza del pensiero logico.

I simbolisti considerano le immagini come dei simboli ed essendo per loro il pensiero basato su questi,

ritengono le immagini la base della cognizione. A sostenere questa teoria troviamo i comportamentisti che,

considerando il pensiero una sorta di discorso interno ed indicavano le immagini come i verbi. Gli

strutturalisti ritenevano il pensiero basato su processi associativi derivati da tracce sensoriali, ed essendo le

immagini la cosa più vicina alla realtà, le indicavano come origine di tutto.

L'immagine mentale come mediatore

Richardson ritiene che le immagini mentali :

sono costruite intenzionalmente dal soggetto;

• non sono funzionalmente dipendenti dal linguaggio;

• possono essere mantenute per un certo periodo di tempo e possono essere manipolate e

• trasformate;

possono esibire proprietà emergenti (cioè non incluse nella descrizione originaria);

• si suppone che siano i mediatori tra le risposte comportamentali e i relativi stimoli.

Immagine mentale come “medium” del pensiero

Possiamo definire l' IM sia come strumento di simulazione che permette di anticipare mentalmente le

operazioni reali e le trasformazioni fisiche, e sia strumenti di simbolizzazione, in quanto stanno al posto di

oggetti o eventi concreti che nei procedimenti di pensiero sono sostituiti da segni convenzionali.

L'immagine mentale è un set di processi che possiedono proprietà peculiari e possono essere chiamate in

gioco a vari livelli dell'attività cognitiva; pertanto l' IM non è il cuore dei processi di pensiero, ma un loro

potenziale “medium”.

Immagine mentale: Perché?

perché favorisce l'elaborazione simultanea delle informazioni e ciò permette di cogliere i rapporti

• esistenti tra i vari elementi;

perché facilita un'elaborazione flessibile degli elementi della situazione in modo da favorire

• accostamenti, segregazioni, trasformazioni inusuali aventi significato euristico.

Immagine mentale: Quando?

quando il livello di operatività richiesto si contraddistingue per novità;

• quando è usata per ideare nuove strutture e nei compiti che richiedono risposte nuove, per le

• quali non vi è stata pratica precedente.

Capitolo 7 – Correlati psicofisiologici delle immagini mentali

Esistono 3 teorie generali sulla relazione tra immagine visiva e percezione:

1. Teorie strutturali o proposizionali: propongono che le strutture interne o i meccanismi usati nella

generazione della IM siano simili a quelli utilizzati nella percezione.

2. Teorie funzionali: considerano il ruolo funzionale che l'attività di costruzione dell' IM gioca nel

confronto di un oggetto descritto con uno effettivamente presentato, o nel confronto di oggetti che

differiscono per qualche trasformazione (rotazione).

3. Teorie interattive: immaginare un oggetto porta all'attivazione degli stessi meccanismi che sono

utilizzati nella percezione dell'oggetto stesso (Finke).

Immagini mentali emozionali e attività del sistema neurovegetativo

Da numerosi studi effettuati, si è dimostrato tramite la frequenza cardiaca, respiratoria, EEG ecc., che, ad

esempio, immagini ad alta attività motoria producevano un'accelerazione cardiaca maggiore rispetto ad

un'immagine a bassa attività motoria. Si è dimostrato anche che esiste una relazione tra ampiezza del

segnale elettroencefalografico e differenti tipi di immagine mentale.

Immagini mentali e asimmetrie EEG

L'attività EEG registrata sullo scalpo è stata usata come indicatore della sottostante attività mentale. Nella

maggior parte degli studi sull'attivazione emisferica EEG, l'indice di asimmetria ha mostrato un'attivazione

dell'emisfero sx per le prove verbali rispetto alle prove visuo-spaziali, e le prove immaginative

nell'emisfero dx. Successivamente è stata elaborata una teoria per la quale viene relativamente attivato

l'emisfero sx per materiali con carattere sequenziale (immagine in movimento), mentre l'emisfero dx per

carattere di contemporaneità (immagine statica).

Potenziali evento-correlati (ERP)

Sono segnali bioelettrici che permettono l'individuazione delle componenti cognitive responsabili

dell'attività di formazione delle IM. Farah ha dimostrato l'impegno di entrambe le regioni occipitali nel

processo di generazione dell'immagine visiva ed ha fornito un'ulteriore prova a sostegno dell'esistenza di

substrati neurali comuni per l'immagine visiva e la visione. E' stata anche osservata una più elevata

attività per la regione temporale posteriore dell'emisfero sx nella condizione di immaginazione visiva.

E' stato anche misurato il flusso sanguigno celebrale, e si è riscontrato durante la condizione di alta attività

immaginativa, che il flusso sanguigno era più elevato nella regione occipitale inferiore dell'emisfero sx.

Capitolo 8 – Neuropsicologia delle IM

I modelli cognitivi più recenti hanno proposto un'organizzazione modulare dei processi immaginativi

all'interno del cervello umano. Attualmente è accettata la logica cognitivo-computazionale, che prevede

che l'elaborazione delle immagini mentali si basi su almeno 3 sottosistemi:

1. il primo, deputato al deposito a lungo termine dell'esperienza passata;

2. il secondo, deputato alla trasformazione dei ricordi in esperienze coscienti;

3. il terzo, capace di mantenere queste esperienze per il tempo necessario a compiere ulteriori

operazioni.

Compiti immaginativi

Servono per valutare le capacità immaginative. Sono i compiti introspettivi, questionari immaginativi,

disegno e compiti costruttivi, compiti di riconoscimento, sensoriali e percettivi.

Studi neuropsicologici clinici

I pazienti possono essere classificati in 3 gruppi:

1. pazienti affetti da un prominente disturbo immaginativo;

2. pazienti affetti da difetti immaginativi associati a disturbi del riconoscimento o della denominazione

nella modalità visiva;

3. pazienti affetti da deficit immaginativi associati a negligenza spaziale unilaterale.

Si è dedotto che:

i disturbi della capacità immaginativa sono legati alla lesione di specifici meccanismi celebrali;

• i deficit di tipo immaginativo sono frequentemente associati a disordini del riconoscimento e della

• denominazione nella modalità visiva; questa associazione può essere spiegata dal fatto che due

sistemi cognitivi in questione condividono unità di elaborazione dell'informazione, il cui danno

provoca disturbi in entrambe le attività cognitive;

esiste un processo specifico deputato alla generazione delle IM che interagisce in maniera

• complessa con il sistema di MLT, cosiddetto semantico.

PSICOLOGIA DEL PENSIERO - “IL MULINO”

Capitolo 1 – Deduzione

Conclusione valida

: è ricavata da un argomento in cui, se le premesse sono vere, la conclusione è

necessariamente vera.

Esistono quattro forme basilari di ragionamento proposizionale:

• Modus ponens : se P, allora Q

P

dove P e Q sono due proposizioni qualsiasi, si può inferire la conclusione Q;

• Modus tollens : se P, allora Q

non-Q

si può concludere non-P.

Ci sono due casi in cui non è possibile trarre un'inferenza valida da una premessa condizionale:

• Fallacia della negazione dell'Antecedente: se P, allora Q

non-P

non si può concludere non-Q;

• Fallacia dell'Affermazione della Conseguente: se P, allora Q

Q

non si può concludere P.

La logica mentale

Postula che la mente delle persone contenga un insieme di schemi di inferenza di tipo formale (logica

mentale) che permette di spiegare come vengono tratte le inferenze valide.

Quindi uno schema logico è di natura formale, cioè porta a trarre inferenze indipendentemente dal

contenuto delle premesse. Secondo questa teoria, le persone commettono più fallacie quando la premessa

esprime una relazione causale i cui termini sono fortemente associati alla memoria. Altresì, la stessa

attribuisce gli errori e gli effetti di contenuto all'azione delle norme che regolano la conversazione

(pragmatica).

Ma non riesce a spiegare due fenomeni: infatti le persone non sempre traggono inferenze valide e inoltre i

processi deduttivi comuni sembrano influenzati dal contenuto delle premesse e dal grado di credibilità delle

conclusioni.

Teoria dei modelli mentali

Postula che il ragionamento è un processo semantico, che dipende dal modo in cui vengono costruite e

manipolate le rappresentazioni (modelli) mentali del contenuto delle premesse. Infatti le persone si

costruiscono rappresentazioni economiche del contenuto delle premesse e tendono a limitare le

rappresentazioni ai modelli delle contingenze vere, trascurando quelli delle contingenze false.

Sulla base di questa tendenza, la teoria dei modelli mentali offre una spiegazione dei processi deduttivi di

base: la correttezza di una conclusione dipende dal maggiore o minore grado di complessità della

rappresentazione necessaria per poterla ricavare; più modelli bisogna esplicitare per arrivare ad una

conclusione valida, e più difficile risulta il processo.

enunciati controfattuali

La teoria dà una spiegazione degli (cioè che esprimono possibilità che avrebbero

potuto verificarsi in modo alternativo a quello reale, ma che non si sono verificate): questi vengono

rappresentati con due modelli iniziali, quello per le possibilità reali e quello per le controfattuali. Si può

ipotizzare che un problema modus tollens sia più facile quando la premessa condizionale è un

controfattuale.

Effetti di contenuto: se l'associazione tra P e Q è forte, non vengono costruiti modelli alternativi in cui P è

assente; se l'associazione è debole, vengono costruiti modelli in cui P è assente e l'effetto Q presente.

Confronto tra la logica mentale e teoria dei modelli mentali

E' basato su due filoni di ricerca:

• Inferenza illusoria: inferenze opposte a quelle normativamente corrette. La teoria dei modelli

mentali riesce a spiegare questo fenomeno: in condizioni di incertezza, le persone operano scelte

non consequenziali, anche se le due alternative portano alle stesse conseguenze.

• Ragionamento relazionale: secondo la logica mentale, un problema di ragionamento è più difficile

quanti più passi inferenziali richiede, e la presenza di una premessa irrilevante non spiega la

maggior difficoltà di un problema inferenziale. Ma in realtà come ritenuto dalla teoria dei modelli

mentali, problemi relazionali che attivano più modelli sono più difficili da risolvere.

Capitolo 2 – Decisione

Un problema decisionale insorge quando un individuo deve scegliere tra due o più alternative, in vista di

un obiettivo. La presa di decisione è stata studiata da due differenti approcci:

• Approccio normativo: prende in considerazione gli aspetti prescrittivi della decisione e cerca di

individuare i principi in base ai quali l'uomo effettua una scelta razionale;

• Approccio descrittivo: mira a costruire modelli che possono descrivere e prevedere il processo

decisionale ed individuare i fattori che lo condizionano.

Teoria dell'utilità di Von Neumann e Morgenstern

Si basa su due principi:

• Principio della transitività: se preferisco A a B e B a C, devo necessariamente preferire A a C;

• Principio di indipendenza: se esiste uno stato del mondo che conduce allo stesso esito

indipendentemente dalla scelta effettuata, allora la scelta dovrebbe essere indipendente da

quell'esito.

Il principio della transitività non è sempre rispettato: rovesciamento delle preferenze. Questo fenomeno è

stato spiegato con l'ipotesi della ponderazione contingente : i soggetti ponderano la scelta tra due attributi,

a seconda del modo in cui le preferenze vengono richieste dal compito.

Anche il principio dell'indipendenza non è sempre rispettato: paradosso di Allais.

Teoria del prospetto di Kahneman e Tversky

E' una teoria descrittiva: rende conto perchè gli individui scelgono in maniera difforme dal modello della

teoria dell'utilità. Differisce infatti da quest'ultima per tre aspetti:

• in questa teoria, la nozione di utilità è sostituita dal concetto di valore, definito in termine di

perdita o guadagno, e non in termini di benessere netto. Si rappresenta su un grafico in cui il valore

riferito alle perdite descrive una curva convessa e ripida, e il valore riferito ai guadagni descrive

una curva concava che cresce meno rapidamente: più aumenta la distanza dal punto di

riferimento, più diminuisce l'effetto di una variazione marginale;

• mentre nella teoria dell'utilità il decisore valuta una probabilità di successo del 50%, la teoria del

prospetto considera le preferenze come una funzione di pesi decisionali: l'espressione di questi

ultimi tende a sovrastimare le piccole probabilità e a sottostimare le probabilità medie o elevate;

• la teoria del prospetto predice che le preferenze dipendono dal tipo di rappresentazione mentale

del problema decisionale.

Questa teoria descrive il fenomeno dei costi affondati: si subisce un condizionamento di scelte fatte

precedentemente quando bisogna prendere una decisione, anche se le prime non hanno prodotto l'esito

sperato.

Effetto di “incorniciamento” (framing) di Kahneman e Tversky

Il frame di decisione è la concezione che il decisore ha degli atti, degli esiti e delle contingenze associate

ad una particolare scelta. Questo effetto sottolinea l'importanza che la strutturazione del problema ha sulla

scelta ed è illustrato dal “problema della malattia asiatica”: i soggetti elaborano frames in maniera

differente nelle due condizioni sperimentali: tendono a valutare positivamente decisioni con frames di

guadagno, e negativamente quelli con frames di perdite.

Strategie decisionali

Contrapposta alla teoria dell'utilità multi-attributiva, troppo dispensiosa, esiste la teoria di Simon, che

alleggerisce notevolmente il carico cognitivo: il decisore si accontenta di raggiungere un livello minimo

accettabile di soddisfazione.

Vi è una prima classe di strategie dette compensatorie, che vengono applicate quando gli attributi o le

alternative sono paragonabili tra di loro; quando ciò non è possibile, vengono utilizzate strategie non -

compensatorie.

Alla prima classe appartiene la strategia additiva o modello lineare, nella quale si sommano tutti i valori

ponderati per ottenere un valore globale per ogni alternativa, per poter scegliere quella che ha riportato il

valore maggiore.

Alla seconda classe appartengono l'euristica “lessicografica” ( determina l'attributo più importante e sceglie

l'alternativa con il valore più elevato) e le strategie di “eliminazione per aspetti” (si impone un valore

minimo accettabile e si scartano tutti i valori che non lo raggiungono).

La scelta delle strategie è influenzata da effetti di compito (complessità) ed effetti di contesto (similarità e

attrattività delle alternative).

Capitolo 3 – Soluzione di problemi e creatività

Approcci teorici alla soluzione di problemi

La psicologia della Gestalt

• Thorndike definisce l’apprendimento per prove ed errori che procede gradualmente finché il

successo rende stabile l’associazione tra il comportamento ed il risultato positivo ottenuto;

• Köhler non nega questo tipo di apprendimento, ma nei suoi studi sugli animali con l’impiego di

strumenti egli sostiene che il momento più importante e critico è quello in cui l’animale ristruttura

la situazione (apprendimento per intuizione - insight). Da quel momento in poi i tentativi

dell’animale diventano produttivi fino al raggiungimento dell’obiettivo;

• Per Wertheimer la situazione problemica nasce quando gli elementi di una struttura si

organizzano in maniera diversa da quella richiesta per poter raggiungere con successo l’obiettivo.

Per risolvere il problema bisogna riorganizzare le sue parti in una nuova struttura (ristrutturazione);

la ristrutturazione è però ostacolata dalla fissità funzionale che dipende dal vedere la possibilità di

impiegare un oggetto con una funzione diversa da quella normalmente svolta;

• Duncker per spiegare come vengono risolti i problemi individuò metodi euristici, cioè vie per

raggiungere la soluzione caratterizzate dal tentativo di variare elementi della situazione in base

all’obiettivo che si vuole raggiungere.

“Human Information Processing Theory”(HIP)

È la teoria che concepisce la mente come un elaboratore di informazioni. Prevede che il comportamento

dell’essere umano quando risolve un problema è dato dall’interazione di tre componenti essenziali:

1. Un sistema che elabora informazioni che corrisponde al solutore,umano o artificiale, che si

rappresenta..

2. ..la situazione in termini di uno spazio del problema che è la visione generale relativa a situazione

iniziale, situazione finale e i vari passaggi interni;

3. L’ambiente del compito, cioè il compito così come è concepito dallo sperimentatore.

La struttura dell’ambiente del compito influenza il comportamento del solutore.

La ricerca dei passaggi per trovare la soluzione del problema tende a mettere in atto una procedura

euristica che riduca lo spazio problemino e sia economica. Le euristiche sono espedienti che consentono di

arrivare rapidamente ad una soluzione e si contrappongono agli algoritmi che considerano

sistematicamente tutte le possibili alternative per arrivare alla meta e perciò garantiscono una soluzione ma

richiedono tempi lunghi. Simon ha individuato diverse euristiche o strategie quali l’analisi mezzi-fini, che

consiste nel confrontare lo stato attuale del problema con le caratteristiche che il problema deve avere

nello stato finale. L’approccio HIP è innovativo per l’obiettivo per cui sono usati i protocolli, cioè per

trascrivere programmi il più possibile fedeli alle strategie prodotte dagli esseri umani utilizzando strumenti

quali la verbalizzazione simultanea e le osservazioni dirette, che permettono allo sperimentatore di

costruire un grafo del comportamento del problema per avere una descrizione analitica dei processi che

effettua il solutore in una situazione problemica.

Paradigmi di ricerca

Insight

Il termine fu introdotto da Köhler e indica il momento in cui la situazione si riorganizza e diventa

trasparente e vengono colti chiaramente i suoi tratti essenziali con i loro reciproci rapporti. L’ insight è un

concetto descrittivo, fenomenologico; la ristrutturazione invece è il concetto esplicativo del fenomeno.

Per effetto della ristrutturazione la situazione diventa trasparente e l’ insight accompagna ma non produce

la soluzione. Weisberg e Alba proposero il problema dei nove punti e conclusero che la difficoltà del

problema sta nel fatto che i soggetti non hanno l’esperienza necessaria per arrivare a concettualizzare la

soluzione; si oppongono quindi al concetto di insight proposto dai gestaltisti.

Simulazione e soluzione di problemi

La simulazione mediante calcolatore è stata introdotta dall’approccio HIP: i programmi possono

rappresentare modelli teorici per i processi cognitivi. Secondo Wertheimer la rappresentazione del

problema viene presupposta dal programma, organizzazione, il pensiero, la comprensione, la

ristrutturazione sono nel programmatore.

Metacognizione e soluzione di problemi

Per metacognizione si intende la consapevolezza e la conoscenza che ognuno di noi ha del metodo in cui

operano i nostri processi cognitivi. Il pensiero ad alta voce è oggi considerato una tecnica che fa riferimento

a conoscenze metacognitive. Criteri metacognitivi sono stati utilizzati per distinguere problemi insight e

problemi non-insight. La soluzione dei primi avverrebbe attraverso una ricerca nell’esperienza passata che

porta ad un incremento d’informazione fino alla soluzione.

Creatività e scoperta scientifica

Creatività e soluzione di problemi

Secondo il concetto tradizionale di genio, i lampi di intuizione sono provocati da processi di pensiero

straordinari; Weisberg sostiene invece un’ipotesi di natura cumulativa della risposta creativa.

Csikszentmihalyi sostiene l’esistenza di quattro componenti non razionali tipiche dell’atto creativo:

1. L’interesse : energia psichica attratta dal dominio;

2. Motivazione intrinseca : l’energia psichica investita verso il problema da risolvere;

3. Insoddisfazione ;

4. Contesto sociale : riconoscimento della creatività di un’idea.

Per Simon può essere considerata creativa una attività qualsiasi che produce qualche utile novità (riguarda

quindi il prodotto e non il processo); inoltre il pensiero creativo può essere spiegato da leggi scientifiche.

Capitolo 4 – Concetti e Categorizzazione

I concetti hanno due principali funzioni: favorire l'economia cognitiva e favorire le inferenze.

La teoria classica

Un concetto è un insieme di proprietà singolarmente necessarie e globalmente sufficienti per

l'appartenenza alla categoria. Soddisfa il criterio di economicità, in quanto una singola rappresentazione è

usata per un'intera categoria, e inoltre spiega coerenza e coesione dei concetti (i membri sono tenuti

insieme dalla condivisione di attributi).

Critica della teoria classica

Wittgenstein ritiene che concetti quotidiani hanno una struttura più debole di quella definizionale;

membri di una categoria sono correlati fra loro attraverso insiemi di fattori che si sovrappongono

(somiglianza di famiglia). Questa concezione è alla base delle principali critiche rivolte alla teoria classica:

• difficoltà ad identificare le proprietà che definiscono la maggior parte dei concetti naturali;

• non esiste sempre un accordo sulla categorizzazione, anche se ciò dovrebbe essere garantito;

• un concetto dovrebbe possedere tutte le proprietà definenti del concetto sovraordinato più

alcune proprietà più specifiche distintive, ma questa previsione fallisce in molti casi;

• diversità rilevata fra i membri di una stessa categoria in relazione al grado di tipicità (quanto ciascun

oggetto rappresenta una certa categoria). Questo fenomeno non è spiegato dalla teoria classica.

Teoria del prototipo

Postula che le categorie non sono entità logiche definite da condizioni necessarie e sufficienti, ma sono

strutturate attorno all'esemplare migliore della categoria, cioè al prototipo. Quest'ultimo ha

caratteristiche percettivamente salienti e l'appartenenza di un esemplare ad una categoria è decisa in base

alla similarità con il prototipo. Secondo questa teoria, le categorie sono organizzate gerarchicamente in una

tassonomia:

• Livello sovraordinato : categorie generali (mobili, animali);

• Livello base : vi sono concetti per i quali è massima la differenziazione intercategoriale (tavolo,

cane);

• Livello subordinato : è minore la variabilità tra categorie allo stesso livello (tavoli da pranzo, cane da

caccia).

Questi livelli si differenziano per il grado di correlazione di attributi, che è dipendente dal grado di

conoscenza di una persona.

Critiche alla teoria del prototipo

• Murphy e Medin criticano innanzitutto la poca chiarezza sulla natura della similarità: infatti è stato

dimostrato che giudizi di somiglianza ed appartenenza categoriale possono divergere; secondo loro,

le teorie categoriali non possono basarsi solamente sulla somiglianza, che non è un criterio unico e

generalizzabile.

• Armstrong e Gleitman hanno distinto appartenenza ad una categoria e tipicità, mostrando che i

soggetti non forniscono giudizi relativi alla prima, ma solo ai gradi di tipicità.

Teoria del “core più prototipo”

Si distinguono un prototipo e un core: il primo contiene proprietà percettivamente salienti e facili da

valutare, fornisce delle procedure di identificazione; il secondo ha proprietà più diagnostiche

dell'appartenenza, ma meno accessibili.

Il core è mutabile e non è fisso, e la sua funzione è quella di rendere stabile un concetto, ancorandolo al di

là degli attributi percepibili. Può anche giustificare le categorizzazioni operate sulla base delle procedure di

identificazione.

Teorie ingenue

Sono le teorie che le persone si costruiscono sul mondo per tentare di spiegare il modo in cui certi attributi

sono raggruppati in una categoria. Il concetto sarebbe quindi un insieme di relazioni fra attributi che

rendono coerente la categoria. A sostegno della coerenza concettuale (come i concetti rappresentano un

insieme di elementi ragionevole per chi lo concepisce) vi sono dati sperimentali: le categorie sono apprese

più facilmente se sono rese coerenti da una teoria, e il grado di conoscenza di un dato dominio,

condiziona la formazione di concetti. La principale influenza delle teorie la si può riscontrare con oggetti

nuovi o “di confine” (borderline). Infine questa teoria affronta il problema della delimitazione degli attributi

rilevanti, data principalmente dal contesto.

Modello funzionalista di Barsalou

Postula che i concetti non sono rappresentazioni stabili, poiché persone diverse o la stessa persona

possono avere concetti diversi di una stessa categoria di oggetti, in contesti e momenti differenti.

Questo modello è così strutturato: la MLT contiene una grande quantità di conoscenza interrelata e

continua, che viene usata per costruire concetti nella memoria operativa; sulla base delle informazioni

contenute nella MLT, la memoria di lavoro costruisce i concetti in relazione ai contesti e alle situazioni:

i concetti allora sono costrutti temporanei che dipendono dai contesti. Un concetto non rappresenta una

data categoria in ogni occasione: esiste un nucleo di informazioni indipendenti dal contesto, dopo che una

proprietà è stata associata più volte ad una categoria. Al mutare degli scopi, degli esemplari e del contesto,

cambiano anche i concetti che le persone si creano per una stessa categoria.

Capitolo 5 – Il ragionamento probabilistico

E' il modo in cui a partire da dati individuali o da statistiche si giunge a fare generalizzazioni,

categorizzazioni e previsioni ed è implicato nello studio dei concetti.

Il teorema di Bayes

Rappresenta il ragionamento che ci consente di modificare le nostre opinioni alla luce delle nuove

informazioni che via via acquisiamo. Un esempio di questo ragionamento può essere ritrovato nella

diagnosi medica: il medico dovrà considerare, oltre al risultato del test, anche l'incidenza della malattia

nella popolazione di provenienza del paziente; la probabilità che il paziente che è risultato positivo al test

sia realmente malato, si ottiene dividendo la percentuale dei malati che hanno avuto esito positivo al test

per la percentuale generale di tutti coloro che sono risultati positivi al test, sia sani che malati. In questo

caso con il teorema di Bayes possiamo basarci sull'incidenza della malattia all'interno di una certa

popolazione, modificandola successivamente alla luce dell'esito del test.

Legge dei grandi numeri

Se il numero di eventi di cui ci si attende la regolarità dell'alternanza è piccolo, tale attesa è ingiustificata e

in alcuni casi rischiosa (roulette). La legge dei grandi numeri garantisce infatti che solo campioni molto

grandi siano altamente rappresentativi della popolazione da cui sono stati tratti.

Secondo Tversky e Kahneman, questa legge si applicherebbe anche a campioni piccoli (legge dei piccoli

numeri); essi ritengono infatti, che sia il ragionamento corretto che quello erroneo dipendono dalla

rappresentatività, e anche campioni piccoli contengono un numero rappresentativo di elementi della

popolazione.

La gambler fallacy (errore del giocatore) può essere legata alla considerazione delle estrazioni come eventi

legati, e non come indipendenti: la nostra idea di caso si basa su una regolarità compensatoria.

La probabilità condizionale

Per valutare la probabilità condizionale che si verifichi un evento A, dato il verificarsi di un altro evento B,

cioè p(A|B), sono stati effettuati vari esperimenti.

In base al problema delle tre scatole A B C, i soggetti applicano credenze intuitive ed erronee direttamente

alla probabilità a posteriori di A. Le due principali sono:

• Equiprobabilità delle restanti alternative (uniformity belief)

• Il no-news, no-change belief

, che deriva dal fatto di sapere fin dall'inizio che almeno una delle due

scatole B e C è vuota.

Fallacia della probabilità di base

Euristiche e biases

La fallacia della probabilità di base è data dalla mancata considerazione della probabilità primaria nel

giudizio della probabilità di eventi condizionati. Secondo Tversky e Kahneman, la maggior parte delle

persone valutano la probabilità di un evento considerando solo l'informazione relativa a casi singoli, a

discapito della probabilità di base, cioè relativa all'intera popolazione.

La spiegazione della fallacia della probabilità di base si può trovare nelle euristiche e biases : le euristiche

sono scorciatoie cognitive che semplificano la complessità di valutare la probabilità di un evento,

conducendo però a sistematici errori (biases).

Sono stati utilizzati due paradigmi di ricerca:

• Giudizio sociale : dall'esperimento di Tversky e Kahneman i soggetti basavano le loro risposte solo

sulla tipicità o rappresentatività; secondo quest'ultima, la probabilità di eventi incerti è spesso

valutata in relazione al grado in cui questo rappresenta o somiglia al processo che lo produce;

• Problemi scolastici : vengono usati problemi che forniscono informazioni riguardo:

-- la probabilità di base, che può essere definita come la frequenza relativa con cui un evento si verifica;

-- l'informazione specifica che fornisce probabilità relativa ad un sottogruppo.

Approccio frequentistico

Secondo gli studiosi, il ragionamento statistico intuitivo è strutturato in modo frequentistico. Il concetto di

probabilità non è applicabile ad un singolo evento, ma solo a sequenze di eventi. La probabilità di base

avrebbe quindi un impatto minore in compiti che riguardano un singolo caso rispetto a quelli in cui la

valutazione richiesta è relativa ad una successione di eventi. Si pensava che questo approccio riducesse il

fenomeno della fallacia, ma non è così.

Approccio pragmatico: la formulazione partitiva

Si è rivelato spesso cruciale per dimostrare le debolezze dei paradigmi teorico-sperimentali più usati. La

formulazione partitiva ad esempio, potrebbe essere responsabile dalla fallacia di base: la formulazione

partitiva definisce la proporzione o sottoinsieme della popolazione di cui il dato rappresenta una parte, e

quindi relativizza il contenuto numerico. Ha un triplice effetto:

• consente di identificare l'insieme di riferimento dei dati;

• elimina la confusione fra probabilità condizionali;

• consente di percepire la relazione fra i dati e di utilizzarli.

La sovrastima delle proprie risposte

In condizioni di incertezza le persone sovrastimano l'accuratezza delle proprie valutazioni

(overconfidence). Via via che il compito diventa più facile, diminuisce l' overconfidence (hard-easy effect).

La sottostima della propria prestazione è definita under-confidence.

L' overconfidence è spiegato dal modello della forza-peso: per forza si intende quanto estremi sono i dati a

favore di una certa ipotesi, e per peso si intende la validità predittiva del dato. Se la forza tende a dominare

sul peso, intervengono euristiche quali la rappresentatività e l'euristica dell' ancoramento (per la quale si

resta ancorati al valore di partenza) e aggiustamento ( per la quale si modifica insufficientemente il valore di

partenza in considerazione di altri elementi).

La fallacia dell'intersezione

Euristiche naturali

La probabilità dell'intersezione di due eventi dati A e B è necessariamente inferiore a quella relativa ai

singoli eventi che la compongono (A) e (B). Questo principio è spesso violato (errore di intersezione). Tale

errore, secondo Tversky e Kahneman è dovuto all'euristica della rappresentatività, per la quale la

probabilità di un evento è valutata in relazione al grado in cui questo rappresenta la sua fonte o il

processo che lo produce.

Capitolo 6 – Giudizio e spiegazione causale

La maggior parte degli interrogativi causali sono determinati da eventi inaspettati o indesiderati; i giudizi

causali devono essere corretti per consentire una presa di decisione efficace.

Percezione e attribuzione causale

Le persone dimostrano la tendenza ad individuare relazioni di tipo causale anche dove non ve ne sono,

rilevando la presenza di sistematicità in comportamenti incerti e ascrivendola a processi causali. Si definisce

correlazione illusoria la credenza secondo cui due variabili sono correlate quando in realtà non lo sono.

Hume ha definito i fattori che influenzano il nostro modo di percepire la causalità: contiguità, similarità e

co-occorrenza di causa ed effetto.

Contiguità e similarità

Hume aveva rilevato che la similarità tra causa ed effetto consentiva di vedere relazioni causali; ciò è stato

confermato da esperimenti di Michotte e da ricerche sulla percezione sociale. Dai risultati è emerso che vi è

maggiore propensione a percepire relazioni di causalità tra eventi, se questi accadono

contemporaneamente e se causa ed effetto sono in qualche modo simili; vi sono minori probabilità di

percepire relazioni causali tra eventi distanziati nel tempo ed è improbabile che le persone individuino

correlazioni reali se queste non corrispondono a credenze preesistenti.

Analogia uomo-scienziato

E' stata postulata da Heider che ha dimostrato che sia gli uomini che gli scienziati attribuiscono relazioni di

causalità sulla base di un'analisi fattoriale e psicologica, a sua volta basata sui metodi di induzione causale

di Mill. Questa teoria è stata applicata da Kelley nell'elaborazione del modello ANOVA, secondo cui le

persone e gli scienziati analizzano le cause usando l'analisi della varianza.

Biases nel processo attributivo

I processi attributivi sono spesso soggetti a bias, alcuni dei quali sono:

1. Errori fondamentali di attribuzione : le persone sottostimano l'effetto del contesto sul

comportamento umano ed attribuiscono un peso eccessivo alle caratteristiche personali dell'autore

del comportamento; ciò avviene soprattutto quando gli osservatori sono distratti da altri compiti;

2. Asimmetrie successo-insuccesso : si tende ad attribuire in caso di successo i meriti alle capacità

personali e in caso di insuccesso, le responsabilità ai fattori situazionali;

3. Differenze attore-osservatore nell'attribuzione causale : gli attori tendono ad ascrivere il proprio

comportamento a caratteristiche contestuali, quello altrui a fattori personali;

4. Differenze culturali nella spiegazione degli eventi ;

5. Differenze ideologiche nella spiegazione dei fenomeni sociali.

Giudizi di contingenza e induzione causale

Tabelle di contingenza e giudizio causale

Il modello ANOVA di Kelley spiega il modo in cui la logica della covariazione può essere applicata all’analisi

di comportamenti particolari e può essere usata per effettuare inferenze causali sull’eventualità

dell’esistenza di relazioni causali tra tipi di eventi. In quest’ottica la causa è “la condizione che è presente

quando l’effetto è presente e che è assente quando l’effetto è assente”. Rappresentando un problema in

una tabella di contingenza 2x2 si può definire una relazione causale che vi è quando la somma delle celle

A e D risulta significativamente maggiore della somma delle celle B e C [una causa è presente quando

(a+d)>(b+c)]. A volte però questo processo avviene in modo sbagliato, ad esempio si possono sovrastimare

le informazioni nella cella A e sottostimare quelle della cella D e ciò porta ad una conclusione errata.

Inoltre i soggetti hanno spesso la tendenza a focalizzarsi sui casi positivi (confrontando celle A e B – strategie

di test di positività) e valutano comparativamente A e C (strategie di test di sufficienza): i processi usati nei

giudizi causali sono spesso fuori dalla consapevolezza delle persone.

Apprendimento associativo e giudizio di causalità

Nella vita quotidiana le informazioni non sono sempre confezionate in tabelle di contingenza; gli uomini e

gli animali, di fronte ad un evento improvviso, applicano un apprendimento di tipo associativo.

L’apprendimento associativo:

• È evento-dipendente: si verifica solo in presenza di un evento imprevisto o sorprendente;

• Si basa sull’elaborazione di informazioni incomplete: in ogni prova vengono considerati solo i fattori

presenti al momento dell’evento nuovo;

• Conserva una forza associativa: non ha bisogno di conservare ricordi di esempi particolari di

associazioni ipotetiche causa-evento per ricavarne una regola di giudizio di contingenza; richiede

quindi una capacità di elaborazione di informazioni minore rispetto ai processi di giudizio di

contingenza.

I processi di apprendimento associativo nella covariazione sono confermati da alcuni studi:

1. Mancato apprendimento di eventi iperpredetti: il meccanismo di blocco (l’apprendimento

associativo avviene solamente se l’evento bersaglio non risulta predetto dal contesto);

2. Elaborazione di informazioni incomplete : Eventi inaspettati inducono a valutare accuratamente

l’ambiente immediato alla ricerca di elementi a cui associarli. Ciò non avviene se l’evento è stato

predetto dal contesto;

3. Incrementi della forza associativa : il modello di apprendimento associativo predice degli

aggiustamenti prova-per-prova della forza associativa che lega indizi e risultati; le persone

impiegano del tempo per apprendere la contingenza oggettiva fra l’indizio ed il risultato.

Tale modello ha offerto anche una spiegazione delle correlazioni illusorie: queste verrebbero apprese

associando gruppi di minoranza a caratteristiche negative poiché prestiamo attenzione maggiore agli eventi

rari e tendiamo ad associarli agli aspetti salienti del contesto.

Attribuzioni, emozioni e motivazioni

La teoria attribuzionale si occupa degli effetti delle attribuzioni su emozioni e comportamento. Secondo

Weiner, le nostre attribuzioni in caso di insuccesso possono determinare le nostre sensazioni e le nostre

azioni successive: se attribuiamo il nostro fallimento ad una causa esterna ci arrabbiamo; se la attribuiamo

ad una causa interna tendiamo a sentirci depressi. La teoria attribuzionale ha ottenuto conferme limitate;

ciò è ascrivibile in parte al problema di far corrispondere cause percepite a dimensioni causali rilevanti;

inoltre l’unico studio effettuato sulle reazioni emotive si è basato su una versione incompleta del modello

del processo attributivo di Kelley.

Spiegazioni e pensiero

Le persone tendono ad effettuare talune scelte piuttosto che altre quando devono spiegare le proprie

preferenze. Il dover fornire spiegazioni ad altri può indurre i decisori ad esplorare le opzioni in modo più

approfondito. Inoltre vi è un aumento della motivazione nelle persone che sanno di dover giustificare le

proprie decisioni e tendono a non modificare una decisione presa; ciò è dovuto secondo Tetlock a fattori

motivazionali che portano le persone ad apparire coerenti con le proprie decisioni.

Capitolo 7 – L’expertise

L’expertise è la competenza in uno specifico dominio di conoscenza; può riguardare i domini più diversi ma

generalmente uno stesso soggetto sviluppa expertise solo in uno o pochi domini.

La ricerca sull’expertise

Gli inizi

La ricerca psicologica sull’expertise ha avuto origine con l’esigenza di estendere l’esame dei processi di

problem solving dai problemi semanticamente poveri, che per essere risolti richiedono il riferimento a

specifiche conoscenze precedenti, a quelli semanticamente ricchi, che implicano il riferimento ad una base

di conoscenza ricca ed articolata. Per garantire una buona prestazione però non basta avere notevoli

capacità di ricerca, ma bisogna anche sapersi riferire ad una struttura di conoscenza ben organizzata: si

doveva quindi passare da sistemi basati su una strategia di potenza a sistemi basati su una strategia di

conoscenza; si svilupparono così “sistemi esperti”, che si fondano su una base di conoscenza specifica di un

dominio e che hanno la funzione di svolgere dei compiti precisi nell’ambito del dominio stesso. Questi

sistemi hanno in comune un programma di base (motore inferenziale) ma differiscono perché le procedure

di soluzione dei problemi sono connesse alla base di conoscenza posseduta dal sistema e all’organizzazione.

La scelta dei soggetti

Nella ricerca sull’expertise un ambito di osservazione è costituito dalle prestazioni di soggetti esperti in un

dato dominio, confrontate con quelle di soggetti inesperti. Tipicamente è infatti adottato il paradigma

expert-novice, in base al quale si scelgono due gruppi di soggetti rispettivamente esperti e inesperti in un

dominio e si propone ad entrambi i gruppi uno stesso compito cognitivo. Si possono individuare varie

categorie di expertise:

• Layperson: conoscenza di senso comune o quotidiana del dominio

• Beginner: dispone di una conoscenza prerequisita necessaria per il dominio;

• Intermediate: superiore al beginner e inferiore al subespert;


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flaviael

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia della salute, clinica e di comunità
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia del pensiero e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Marucci Saverio.

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