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Psicologia del linguaggio - Istruzioni per rendersi infelici Appunti scolastici Premium

Appunti per l'esame di psicologia del linguaggio della professoressa Stefania Zeroli, corso di laurea in scienze della comunicazione. Il documento presenta analisi e critica di vari concetti derivanti dall'amleto, aneddoti, profezie inerenti alle istruzioni per rendersi infelici.

Esame di Psicologia del linguaggio docente Prof. S. Zeroli

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ad evitarli. Solitamente, una persona comune si limita ad associare il rischio in modo un po’ più razionale e

solo ad alcuni settori (es. con i coltelli ci si può ferire).

Profezie che si realizzano da se

Al filosofo Popper, si deve l’idea secondo cui, l’avverarsi di una profezia è determinata dalla volontà di

conoscerla e per tanto di volerla evitare (lui applicò questa idea alla profezia di Edipo). Come agisce questo

meccanismo? Ci sono diverse circostanze:

Deve esserci una predizione ovvero una aspettativa che le cose andranno solo in un modo. Questa

- aspettativa può essere provocata dall’esterno o da qualche convinzione interiore

L’aspettativa deve essere vissuta come qualcosa di così incombente che per evitarla andrebbero

- prese subito delle contromisure

Più sono le persone che condividono la supposizione, più questa è convincente

-

Questo meccanismo funziona solo quando non ci rendiamo conto di essere noi a farlo funzionare. Le profezie

che si realizzano da se assumono quindi una sorta di ruolo magico e trovano il loro posto in chi aspira a

diventare infelice.

Attenzione all’arrivare

Al “problema” dell’arrivare, si è interessato Alfred Adler la cui opera si occupa di quell’eterno viaggiatore che,

per prudenza, preferisce non arrivare. A questo punto, ci si può porre nei confronti del futuro in due diversi

modi: Arrivare (come raggiungimento di una meta e quindi come misura del successo, del potere, ecc.)

- Tirare avanti (come insuccesso e quindi segno di stupidità, pigrizia, ecc.)

-

La strada del successo è lunga e faticosa e prevede sia il doversi applicare che il possibile fallimento sebbene

ci si sia applicati molto. Raggiungere mete elevate, comporta poi anche l’ulteriore pericolo del

“doposbornia” che l’ “esperto in infelicità” conosce bene. Lo scopo non ancora raggiunto è quindi più

desiderabile di quello a cui si è già arrivati. A tutti quelli che poi credono che la vendetta sia giusta, basterà

leggere “La vendetta è amara” di Orwell (nella quale racconta sia del soldato ebreo che in un campo di

prigionia tira un calcio al piede rotto di un soldato delle SS, sia del corrispondente belga che entrando a

Stoccarda e vedendo in un tedesco il suo primo morto, mutò radicalmente il suo comportamento nei

confronti dei tedeschi) per convincersi del contrario. Se poi neanche la vendetta è dolce, quanto meno lo

sarà l’arrivare ad una meta che si presume felice? Bisogna quindi stare attenti all’arrivare.

Se tu mi amassi veramente, mangeresti volentieri aglio

A volte, bisogna rivolgere la nostra attenzione a quello che è “l’inferno dei rapporti umani”. Già 70 anni fa,

Russel distingueva le proposizioni riguardanti le cose da quelle che esprimono relazione. L’antropologo

Bateson riprende la definizione dicendo che in ogni comunicazione sono presenti entrambe le proposizioni.

Questo, ci ha aiutato a comprendere come, in poco tempo, si possa giungere ad avere difficoltà con il

partner. Le proporzioni relazionali comportano quindi delle difficoltà anche perché, se parlare di un oggetto

(es. aglio) risulta facile, parlare di questioni tipo l’amore non lo è. Perciò si ricorre ad espedienti tra i quali la

lettura del pensiero (si fa una domanda del tipo “Perché sei arrabbiato con me” e si considera falsa la

risposta che ci viene data per discutere di uno stato d’animo o semplicemente perché solitamente chi si

sente attribuire un sentimento negativo va in collera) oppure l’attribuzione (sempre al partner) di rimproveri

violenti ma vaghi (di modo che la richiesta di un’eventuale spiegazione finisca per diventare un’ulteriore

conferma dell’alienazione del soggetto). Si pone quindi il partner di fronte a due scelte e, una volta scelta

una delle due lo si accusa di non aver scelto l’altra (illusioni delle alternative). I giovani sono molto

portati verso questo procedimento mentre gli psicologi non hanno ancora capito perché ci facciamo

ingannare dalle alternative che invece, se proposte separatamente l’una dall’altra, non avremmo problemi a

rifiutare (vedi “esercizi”). Gli infelici possono usare questa tecnica fino quasi al punto di portare il partner a

chiedersi se sia pazzo. La felicità è difficile da definire, soprattutto positivamente ma questo non ha impedito

ai moralisti di attribuirle un significato negativo.

“Sii spontaneo!”

Tra le complicazioni della comunicazione umana, la più assurda e diffusa è sicuramente il classico “Sii

spontaneo”. Si tratta di un paradosso in quanto, nella dimensione logica, costrizione e spontaneità sono

inconciliabili. Essere spontanei per ubbidire ad un ordine è impossibile. Possiamo in questo caso portare

come esempio la mamma che, non solo pretende che il bambino faccia i compiti, ma pretende che li faccia

volentieri. Si arriva in questo modo alla conclusione che con se stessi o con il mondo c’è qualcosa che non va

e quindi, siccome i “conflitti” con il mondo portano ad ottenere la peggio, si finisce per far ricadere la colpa

su se stessi. Alcuni genitori pensando che i propri figli siano per un motivo o per un altro tristi, pensano

subito ad un loro fallimento pedagogico e cominciano a difendersi enunciando i numerosi sacrifici che si sono

fatti per loro. Questa tattica è adatta a far nascere (in questo caso nel figlio) profondi sentimenti di colpa che

non avrebbe se solo fosse una persona migliore. La depressione non è altro che quel risultato che si ottiene

quando le persone che agiscono secondo il buon senso, consigliano agli altri di fare uno sforzo pensando si

tratti della cosa migliore e in realtà non sanno che contribuiscono a far accrescere nell’individuo la

convinzione che esso sia colpevole della propria depressione e che non riesca a condividere l’atteggiamento

ottimistico che gli altri hanno nei suoi confronti (pensando quindi di deluderli). Si può quindi concludere

dicendo che, il “sii felice” (prescritto a se stessi o agli altri) sia solo una variazione sul tema fondamentale

“Sii spontaneo”.

Chi mi ama ha qualcosa che non va

Al’argomento di cui adesso si vuole parlare è l’amore. Dostoevskij diceva che, la frase “Ama il prossimo tuo

come te stesso” era da vedere come se si volesse intendere che amare il proprio prossimo e possibile solo se

prima si ama se stessi. Anche Marx Groucho espresse, pochi decenni dopo la stessa idea con una frase nella

quale diceva che non si sarebbe mai iscritto ad un club che fosse disposto ad accettare lui come membro.

Essere amati è quindi sempre un qualcosa di misterioso ed è sempre consigliato non fare domande. Bisogna

agire non accettando sempre con riconoscenza tutto ciò che ci viene offerto dalla vita attraverso il partner, è

sempre meglio far lavorare il cervello (e chiedere a noi stessi perché veniamo amati). L’amore umano è

misterioso (Sartre lo definiva come l’inutile tentativo di possedere una libertà in quanto libertà). E’ necessario

ritenersi immeritevoli d’amore. Facendo così, chi ama una persona del genere, viene discreditato perché chi

ama qualcuno che non merita amore ha qualcosa che non va nella sua vita interiore. Diventa quindi sempre

più chiaro che è meglio innamorarsi disperatamente di qualcuno come un attore, un uomo sposato, ecc.

perché in questo modo si riuscirà a viaggiare lieti senza mai arrivare e senza mai chiedersi se l’altro sia

pronto o meno ad affrontare una relazione.

L’uomo sia nobile, soccorrevole e buono

Chi ama è sempre pronto ad aiutare la persona amata, essere disponibili o meglio soccorrevoli verso gli altri,

è ancora più nobile quando non si hanno legami affettivi con questi. Si offre quindi un aiuto disinteressato

che costituisce la ricompensa stessa. Il modo più efficace per far si che ci vengano dei dubbi sull’altruismo, è

chiedersi se lo si faccia con secondi fini (il pensiero negativo non ha limiti). Per il puro è tutto puro, per il

pessimista invece, c’è sempre qualcosa che non va. Anche chi non pensa alle motivazioni che lo spingono ad

essere soccorrevole può fare dell’aiuto a qualcuno un inferno (come nel caso in cui in una coppia, il rapporto

sia fondato sull’aiuto che uno da all’altro il che porterà quasi sempre alla rottura del rapporto perché, o non

si ha più bisogno di aiuto o il più perseverante dei due non ne può più) Nella teoria della comunicazione

questo modello di rapporto si chiama COLLUSIONE. Con questo si intende un sottile accomodamento , un

quid pro quo, un’intesa a livello relazionale con cui ci si fa confermare e ratificare dall’altro l’immagine che si

ha di se stessi.

Il profano potrebbe giustamente chiedersi per quale motivo si abbia bisogno di un partner, la risposta è

semplice, immaginate una madre senza figlio, un medico senza paziente… Ma perché qualcuno dovrebbe

essere disposto a svolgere questa funzione per noi? Per 2 motivi:

1. il ruolo che egli deve svolgere per farmi essere “veramente” è il ruolo che egli stesso vuole svolgere

per esistere a sua volta “veramente”. La prima impressione sembra che si tratti di un adattamento

perfetto, , tuttavia è da notare che per continuare ad essere perfetto non deve assolutamente

cambiare, ma non è così giacchè non dovrebbe assolutamente cambiare e invece cambia. ( i bambini

crescono, i pazienti guariscono). Poiché ogni collusione presuppone necessariamente che l’altro

debba essere, di per sé, esattamente come io lo voglio, finisce immancabilmente nell’assurdità dei

“Sii spontaneo!”

2. Questa fatalità diviene ancora più evidente se consideriamo l’altro motivo che può indurre un partner

a svolgere quel ruolo così necessario per il nostro sentirci “reali”: un risarcimento adeguato alla

fatica di tale acrobazia. Viene subito in mente l’esempio della prostituzione. Il cliente desidera

naturalmente che la donna gli si dia non soltanto per i soldi, ma anche perché le lo vuole

“veramente”..


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Menzo

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Menzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia del linguaggio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Insubria Como Varese - Uninsubria o del prof Zeroli Stefania.

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