Stress lavoro correlato nel decreto legislativo 81/2008
In questo decreto è stato individuato lo stress lavoro correlato come uno dei rischi oggetto, sia di valutazione secondo i contenuti dell'Accordo Europeo dell'8/10/2004, sia di una conseguente adeguata gestione dello stesso. Il DL espone la definizione del concetto di salute come stato di “benessere fisico, mentale e sociale, non consistente solo in un’assenza di malattia e d’infermità”.
Nella normativa la sicurezza sul lavoro deve essere molto importante, infatti viene studiato anche il fatto che l'organizzazione del lavoro deve ridurre al minimo i danni sulla salute. Dal 1/1/2011 le organizzazioni hanno l'obbligo di tutelare lo stress sul lavoro.
Linee guida per lo stress lavoro correlato
- Brevità e semplicità
- Individuazione di una metodologia applicabile ad ogni organizzazione
- Applicazione della metodologia a gruppi di lavoro esposti in maniera omogenea allo stress-lavoro-correlato
Studi storici sullo stress lavoro correlato
I primi ad occuparsi di salute sul lavoro furono Engels (La condizione della classe operaia in Inghilterra, 1845) e Marx (Il Capitale, 1867). Gli studi più importanti sono stati quelli degli Stati Uniti e del Nord Europa, dove fu criticato moltissimo il modello tayloristico. Furono importanti anche gli studi di Mayo e di Herzberg.
Rensis Likert (ha istituito l’Istituto per la Ricerca Sociale presso l’Università di Michigan) e Robert Kahn hanno fatto molti studi sullo stress lavorativo.
Studio del Travistock Institute
Uno studio dei ricercatori Trist e Bamforth di Travistock Institute of Human Relations di Londra (1951), condotto tra i minatori di carbone del nord-est Durham di diverse miniere, ma in condizioni simili, voleva confrontare, da una parte, il metodo tradizionale di lavoro (a braccio, implicava che ogni operaio fosse responsabile della propria attività svolta in un’area limitata) e dall’altra il nuovo metodo “a parete lunga” (avrebbe dovuto portare ad un aumento della produzione giornaliera).
Il metodo a braccio implicava che le miniere operassero in piccole squadre, che si occupavano di tutte le fasi di produzione (ciascun gruppo provvedeva a tutti i compiti). Con le nuove tecniche a parete lunga invece, gli operai svolgevano un solo compito in un’unica postazione distribuita a parete lunga (non avevano job rotation).
Tra le variabili sottoposte ad analisi ci furono:
- Unità operative
- Sistemi di rifornimento
- Percezioni dei ruoli lavorativi
- Bisogni di ricompensa
- Bisogni psicologici del lavoratore
Secondo il primo report furono ottenuti questi risultati: il metodo a parete lunga crea forti differenze di status tra i minatori (i tagliatori erano...