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Concetto di lavoro

Lavoro = qualsiasi esplicazione di energia (umana, animale, meccanica) volta ad un fine determinato. È l’applicazione delle potenzialità psicofisiche dell’uomo diretta alla produzione di un bene o di un servizio o, comunque, ad acquisire un risultato tangibile di utilità individuale o collettiva.

Esiste un significato arcaico e primitivo del lavoro che sottolinea la dimensione della fatica, della onerosità, dello sforzo, del peso, insiti nel lavoro, con una variabilità di natura quantitativa, fino al limite di usare il lavoro come pena e come restrizione della libertà personale.

Lavoro come fatica e potenzialità individuali

Lavoro come fatica, disagio, peso, sofferenza, dovere, pena. Lavoro come espressione delle potenzialità individuali.

Corso di psicologia del lavoro

Il lavoro è un movimento (realizzazione professionale), è un mezzo di espressione delle risorse fisiche (e non solo), è un intervento di cambiamento della società e del soggetto che lo esercita il quale sviluppa capacità e affina sensibilità, è una sequenza produttiva in quanto finalizzato a ottenere un risultato, è un territorio nel quale si attivano rapporti e stili di relazione e di convivenza caratteristici di un determinato contesto storico e politico.

Il lavoro è sotto il dominio della coscienza e della razionalità ma non riesce a sottrarsi al gioco delle passioni emotive e delle forze irrazionali. Il lavoro rende visibili i valori, le norme, i modelli di comportamento che sono caratteristici di un particolare ambiente culturale e produttivo.

Nel definire il lavoro bisogna evitare il ricorso a categorie troppo ampie o categorie totalizzanti. Un altro rischio è che la definizione possa essere equivocata nel senso di una concezione del lavoro come attività nobiliare dell'uomo.

Relazione come base del concetto di lavoro

Una dimensione considerata alla base del concetto di lavoro è la relazione. Il lavoro è fondamentalmente una relazione del soggetto con altri soggetti e con oggetti del mondo esterno; si estrinseca in una serie di interazioni con l'ambiente fisico e sociale nel quale il lavoro si svolge e con gli strumenti che si adoperano per svolgere il lavoro; implica un rapporto con il ruolo che si ricopre e con gli altri ruoli con i quali si interagisce; richiede per il suo svolgimento la messa in atto di strumenti comunicativi e di comportamenti sinergici per raggiungere gli obiettivi definiti.

L'esperienza lavorativa si costruisce sempre a partire da una relazione o da una rete di relazioni che il soggetto lavoratore intrattiene con variabili che rendono conto dell'efficienza dell'individuo nel contesto lavorativo:

  • La struttura organizzativa nella quale si è inseriti
  • I processi organizzativi: processi operativi trasversali rispetto alle strutture organizzative. I processi attivano, orientano e sostengono le pratiche organizzative che fondano i criteri di efficienza e di efficacia nell'agire organizzativo con l'identificazione delle criticità e con le linee di sviluppo organizzativo.
  • La tecnologia: non l'hardware ma soprattutto il software impiegato o creato
  • La cultura dell'organizzazione: valori dominanti di un'organizzazione, norme, modelli di comportamento, atmosfera.
  • Il contenuto del lavoro e le richieste di prestazione: ciò che ciascuno fa ma anche alle competenze e alle energie psicofisiche che sono richieste per lo svolgimento del lavoro.
  • Il ruolo organizzativo: ruolo che si è chiamati a giocare e le relazioni con gli altri.
  • Lo spazio fisico in cui il lavoro si svolge
  • Il tempo che si dedica al lavoro e i complessi problemi di conciliazione tra tempo di lavoro e tempo di vita.
  • Le norme e la retribuzione che disciplinano il rapporto di lavoro
  • Il progetto di vita: il lavoro si inscrive in un progetto di vita diverso da persona a persona

Livelli interdipendenti del comportamento umano nei contesti lavorativi

Individuo: con bisogni, desideri, paure ma anche competenze, sensibilità, speranze e progetti.

Gruppo di lavoro: la sua gestione deve prendere in considerazione l'interdipendenza che il lavoro richiede. La necessità di assicurare livelli di efficacia collettiva, la coabitazione che il lavoro comporta. Le diverse competenze professionali e le diverse appartenenze etniche, religiose e valoriali che rendono stimolante e ardua la gestione della convivenza organizzativa.

Organizzazioni: possono essere analizzate scomponendole in singole parti oppure possono essere lette come sistemi unitari nei quali le dimensioni culturali e valoriali fanno da collante alle diverse componenti.

Società/cultura: sistema economico e politico, norme che disciplinano il mondo del lavoro.

Il lavoro in filosofia

È proprio con il lavoro che l'uomo connette la sua dimensione soggettiva ideale con quella oggettiva reale, teso a realizzare obiettivi altrimenti non disponibili.

Otium di Cicerone, allontanarsi dalla fatica del lavoro per realizzazione personale ed intellettuale. Concezione negativa del lavoro inteso come attività manuale e considerato come il corrispettivo del dolore richiesto dagli dei per concedere i beni agli uomini o come elemento che soffoca l'intelligenza o come elemento di distrazione dalla vita contemplativa.

Esiodo: Lavoro come alto valore morale e spiegazione della virtù. Solo con il rinascimento si ha una vera esaltazione del lavoro, lavoro visto come fondamento della civiltà e del progresso in cui l'uomo trova la propria autonomia.

Società fondata sul lavoro nel periodo della riforma e l'affermazione del protestantesimo.

  • Lutero: Lavoro è un servizio divino
  • Calvino: Il lavoro è lo strumento di ascesi mondana diretto ad instaurare il divino nel mondo. Realizzazione professionale come dovere e virtù.
  • Rousseau: Lo sviluppo tecnologico della società non è un bene e contiene elementi negativi perché elimina la spontaneità del lavoro.
  • Voltaire: Esalta il progresso e l'attività lavorativa, considerata strumento privilegiato per sconfiggere i grandi mali dell'umanità. Lavoro = progresso, miglioramento vita
  • Gli illuministi concepiscono il lavoro in senso positivo enfatizzandone il valore sociale e morale.
  • Fichte: Considera il dovere del lavoro come missione religiosa dell'uomo e riconosce il diritto al lavoro che lo stato deve assicurare a ciascun cittadino. Lavoro = missione religiosa
  • Hegel: Il lavoro è strettamente connesso alla socialità dell'uomo, che mantiene la sua dignità proprio mentre lavora. Lavoro come ambito sociale
  • La rivoluzione industriale porta ad un profondo ripensamento sul significato del lavoro
  • Marx: "Il lavoro è un processo che avviene tra l'uomo e la natura, in cui l'uomo regola, media e controlla con la sua azione il ricambio organico tra se e la natura." Il lavoro è un'attività finalistica per la produzione di valori d'uso, è appropriazione di elementi naturali per bisogni umani, è un’attività libera e creatrice. Lavoro struttura individualità delle persone. Non ogni attività è tuttavia lavoro né ogni lavoro è anche creatività. Il lavoro in una fabbrica capitalistica non è creativo poiché non aiuta a maturare i poteri dell'uomo. Operaio diventa ingranaggio della fabbrica. Alienazione e non realizzazione personale. L'alienazione di un lavoratore nel suo prodotto indica che il suo lavoro si trasforma in un oggetto a lui esterno ed autonomo.

Gli autori della scuola di Francoforte ribadiscono che la restituzione al lavoro di una dimensione umana, la realizzazione dell'uomo nel lavoro, può dipendere solo dal superamento dell'organizzazione del lavoro prevista dall'industrializzazione capitalistica e della divisione tra lavoro spirituale e manuale.

Croce: il lavoro è il tratto distintivo del vivere umano, il non lavoro è noia e morte anche se permane l'idea dell'ineliminabilità del carattere penoso del lavoro. (Neoidealismo italiano) C'è lavoro che permette di esprimere le proprie potenzialità e c'è lavoro dannoso.

Jaspers: il lavoro è l'essenza fondamentale dell'uomo, è un creare il suo mondo, è un fare pianificato dotato di un'intenzione e di uno scopo volto alla soddisfazione di bisogni non solo elementari, è un'attività attraverso la quale l'uomo diventa cosciente di sé e dello stesso essere, della trascendenza e della propria essenza.

Il lavoro in economia e nel diritto

Le scienze economiche hanno tradizionalmente considerato il lavoro dal punto di vista dell'impresa che lo utilizza come fattore di produzione. Secondo l'economia classica, il mercato del lavoro opera come un meccanismo automatico di bilanciamento tra domanda ed offerta di lavoro.

  • Fattori della produzione: materie prime, energie naturali + capitale + lavoro
  • In economia il lavoro comporta produzione (tirocinio non retribuito non è lavoro)
  • Keynes: spostò l'attenzione dall'allocazione delle risorse al loro impiego e sostenne che il problema della piena occupazione dipende dalle relazioni delle variabili aggregate quali il reddito nazionale, il volume globale dei consumi e l'entità del risparmio e degli investimenti.

Il diritto tutela e valorizza il lavoratore: la carta costituzionale riconosce il diritto di ogni cittadino al lavoro, tutela il lavoro in tutte le sue forme, prevede di stimolare la formazione e lo sviluppo professionale e di favorire accordi e organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro. Quinto libro del codice civile.

Tutto il diritto del lavoro è ordinato al fine della tutela della libertà e della persona del lavoratore, legato da un vincolo che è il solo a porre il soggetto alle dipendenze di un altro soggetto. Secondo lo statuto dei lavoratori, i diritti dei lavoratori nelle imprese possono essere tutelati solo da un equilibrio di poteri tra rappresentanza operaia e direzione aziendale.

Il lavoro in antropologia e sociologia

Dal punto di vista antropologico non esiste un concetto universale di lavoro ma piuttosto diversi concetti di lavoro che si possono enucleare studiando le diverse culture. L'antropologia ci aiuta a comprendere la relatività dei modi di concepire il lavoro. Importanti le ricerche sulla condizione della donna nell'ambito lavorativo. Non è mai soltanto il rapporto con la natura a fondare la scelta tra ciò che ogni sesso e ogni individuo può fare ma è un rapporto sociale che deve testimoniare e riprodurre un determinato ordine sociale.

Le norme ed i valori di alcune culture tendono ad enfatizzare come primario il soddisfacimento dei bisogni e degli interessi individuali mentre in altre culture sono stimolati in via prioritaria i valori della solidarietà, del benessere del gruppo di appartenenza, della considerazione degli interessi collettivi. Il terreno sul quale gli antropologi hanno fornito un particolare apporto alla comprensione del lavoro umano è quello dello studio delle culture dell'organizzazione.

La sociologia del lavoro studia il mercato del lavoro, la formazione e l'orientamento professionale, il valore attribuito al lavoro, la sua qualità il suo grado di organizzazione, automatizzazione, parcellizzazione, alienazione, mercificazione. La sociologia manageriale è caratterizzata da una subalternità dell'elaborazione teorica alla ricerca empirica e alla pratica professionale da un interesse prevalente verso la produttività, l'efficienza e il profitto, da una centratura sull'organizzazione produttiva rispetto al macrosistema sociale.

La sociologia strutturale dell'organizzazione è caratterizzata da una prevalenza dell'elaborazione teorica sull'osservazione empirica, da un'attenzione per la salvaguardia dei valori umani e dei diritti civili piuttosto che sul profitto, da un'incentratura sull'intera società alla ricerca delle determinanti di un ordine sociale più adeguato ai bisogni individuali e allo sviluppo collettivo.

Il lavoro in medicina

La medicina studia anche i danni psicofisici all'uomo che possono derivare dall'ambiente di lavoro e di ricerca e sperimenta mezzi e strumenti per prevenirli.

Patologia del lavoro: studio degli effetti dannosi che possono insorgere quali diretta conseguenza dell'esercizio di una professione.

Igiene del lavoro: studia con finalità preventive le cause di malattia, infortunio, invalidità. Il lavoro può essere la causa occasionale di un infortunio o anche la causa diretta (malattie professionali, compresa la patologia da fatica).

Malattie da cause fisiche – malattie da cause chimiche – malattie da polveri – malattie da agenti infettivi e parassitari.

Caratteristiche dell'infortunio sul lavoro: forma – agente materiale – natura e sede della regione. Salute come stato di completo benessere fisico, psichico e sociale, non semplicemente assenza di malattia. (OMS 2004)

Il lavoro nella storia delle religioni

La cultura etica protestante pretende una disciplina rigorosa, introduce una dimensione religiosa in tutti gli ambiti della vita del credente, assegna al lavoro un valore etico e considera la realizzazione professionale come dovere e virtù. Il lavoro è un segno della grazia divina (calvinismo).

Nella tradizione biblica il lavoro non è una punizione divina ma un dovere dell'uomo. In ebraico la parola lavoro si applica anche al culto religioso. Tutte le religioni condannano l'ozio.

Il futuro del lavoro

La convivenza nelle società e tra le comunità non riesce più a fare affidamento su regole e su appartenenze consolidate ma richiede un'opera costante di impegno, di esplorazione, di integrazione, di rispetto delle differenze. La psicologia del lavoro può contribuire a rendere il futuro pensabile e progettabile e alimentare la speranza che con l'impegno e la responsabilità individuale e collettiva, sia possibile sentirsi co-costruttori di forme più evolute di convivenza organizzativa sociale.

Prestazione lavorativa

L'esperienza lavorativa si costituisce sempre a partire da una relazione o da una rete di relazioni. La relazione più immediata è quella relativa al contenuto dell'attività quindi alla prestazione lavorativa.

La prestazione lavorativa può essere definita in diversi modi:

  • La prestazione è il processo attraverso il quale le persone provano a raggiungere un obiettivo lavorativo loro assegnato. La prestazione lavorativa riguarda il comportamento di individui e gruppi; si riferisce a ciò che le persone in concreto fanno, alle azioni che producono risultati, agli obiettivi da raggiungere.
  • La prestazione lavorativa è il risultato del lavoro.
  • La prestazione lavorativa è l'insieme di comportamenti organizzativi ritenuti importanti e utili dall'organizzazione e premiati (retribuiti). Comportamenti diversi per diverse organizzazioni e diversi ruoli.

Modelli multifattoriali

Campbell (1999) Categorie di base per valutare comportamenti prestativi. Campbell concepisce la prestazione lavorativa come un concetto multidimensionale, composto da Determinanti e Componenti.

Determinanti:

  • Conoscenza fondativa: conoscenze sui fatti, sui principi, sugli obiettivi e su di sé
  • Conoscenza procedurale: conoscenze sviluppate attraverso la pratica e l'esperienza
  • Motivazione: processo di attivazione e direzione del comportamento, che influenza il livello e la persistenza dell'impegno

Altre variabili possono agire indirettamente sulla prestazione, attraverso un cambiamento di livelli della conoscenza fondativa, procedurale o della motivazione (personalità, coscienziosità).

Componenti (8):

  • Competenze nei compiti specifici del lavoro: per svolgere i compiti centrali del lavoro
  • Competenze in compiti non specifici del lavoro: per svolgere altri compiti secondari
  • Competenze nei compiti di comunicazione verbale e scritta
  • Dimostrazione dell’impegno: persistenza e perseveranza in situazioni difficili
  • Mantenimento della disciplina individuale: evita comportamenti negativi e improduttivi
  • Facilitazione della prestazione di colleghi e del gruppo: grado di supporto ai colleghi
  • Supervisione e leadership: comportamenti diretti a influenzare la prestazione lavorativa altrui
  • Gestione/amministrazione: articolazione degli obiettivi, coordinamento delle risorse

Il modello di Campbell è troppo centrato sulle dimensioni individuali della prestazione lavorativa e trascura fattori situazionali e organizzativi in grado di ostacolare o facilitare la prestazione:

  • Fattori situazionali: contingenze e fatti che modificano il luogo di lavoro
  • Fattori organizzativi: inerenti alla distribuzione dei compiti nell’ambiente di lavoro
  • Struttura organizzativa: alto o basso livello di formalizzazione e, quindi, di autonomia dei singoli
  • Sistemi tecnologici adottati
  • Processi organizzativi
  • Cultura organizzativa: influenza le relazioni, la motivazione e la prestazione lavorativa (individuale e collettiva)

Approcci unifattoriali

Viswesvaran, Schmidt,Ones (2005): come le abilità cognitive correlano tra loro e si fondono in un fattore "g", anche le competenze prestazionali correlano tra loro e si fondono in un fattore generale. Prestazione => competenze => abilità che covariano

Teorie di Murphy (1989)

1) Transition Stage: I newcomers imparano le richieste del compito. Durante le transizioni lavorative, i dipendenti imparano le nuove richieste del compito. Fattori determinanti: Intelligenza e capacità cognitive (coordinazione), determinano velocità acquisizione competenze e ritmo a cui aumenterà prestazione individuale.

2) Maintenance Stage: In questa fase, gli individui hanno acquisito familiarità con il compito. Tipica...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/06 Psicologia del lavoro e delle organizzazioni

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AliceDP97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia del lavoro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Alessandri Guido.
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