Estratto del documento

Accordo

Patto tra diverse persone per il raggiungimento di un obiettivo comune.

Aggressività

Problematiche legate al manifestarsi della violenza negli esseri umani; le dinamiche psichiche e biologiche che conducono ai conflitti violenti tra le persone. Inclinazione a manifestare comportamenti che hanno lo scopo di causare danno o dolore ad altri da sé. L'aggressione in ambito umano può attuarsi sia sul piano fisico che verbale, ed una certa azione viene considerata aggressiva anche se non riesce nelle sue intenzioni di danneggiamento. Al contrario, un comportamento che causa solo accidentalmente un danno non è da considerarsi aggressione.

Per alcuni studiosi l'aggressività dipende da fattori innati, cioè sostengono che si nasce con l'istinto di aggredire, per gli ambientalisti, invece, l'aggressività è un fattore acquisito. Per la sociologia l'aggressività è un fattore ambientale, conseguenza di contesti sociali negativi che spesso portano a comportamenti collettivi che si hanno quando migliaia di persone agiscono allo stesso modo, facendo la stessa cosa (ad esempio negli stadi). Le maniere in cui si esprimono le varie forme di aggressività sono molteplici, in quanto si identificano con i vari momenti della vita umana, nei quali l'individuo si trova in rapporti, temporanei o duraturi, con i suoi simili, a partire dalla primissima infanzia.

Come è noto, tensioni che oppongono uno o più individui altri si possono sviluppare all'interno della famiglia come nella scuola, nelle competizioni sportive come nelle lotte sindacali, nelle polemiche che vedono schierati in campi avversi i partiti politici come in quelle che talvolta avvampano tra due persone che discutono di sport. Prima di tutto capire il perché avvengono certi comportamenti.

Apprendimento

L'apprendimento è un cambiamento relativamente permanente che risulta prodotto dall'esperienza. L'apprendimento è la modificazione del comportamento che si basa sull'esperienza e che dura nel tempo. Per quanto riguarda gli esseri umani non si deve confondere l'apprendimento con la maturazione dell'individuo. L'apprendimento è una funzione dell'adattamento nel comportamento di un soggetto, risultato da un'esperienza. Dunque, l'apprendimento è un processo attivo di acquisizione di comportamenti stabili in funzione dell'adattamento, dovuto a stimoli esterni o interni. Apprendimento è legato ad un cambiamento.

Cambiamenti del potenziale comportamentale a breve termine, come ad esempio la stanchezza, non costituiscono "apprendimento". Alcuni cambiamenti a lungo termine, viceversa, non dipendono dall'apprendimento ma dall'avanzare dell'età (maturazione) e dal proprio personale sviluppo. Il neonato apprende in modo inconscio ad adoperare il proprio corpo e il linguaggio. L'apprendimento diventa intenzionale dal momento in cui sono disponibili: maggiore capacità di immagazzinamento delle informazioni; strategie di memorie sviluppate; metacognizione, capacità di riflettere sul proprio modo di pensare.

Approccio sistemico relazionale

L’approccio sistemico relazionale nasce negli Stati Uniti all’inizio degli anni ‘50. Nel passato lo studio del comportamento umano, sia esso espressione della “normalità” o delle sue manifestazioni patologiche, veniva studiato secondo un approccio di chiara derivazione medica, ricercando le cause all’interno del corpo e della psiche umana. Con l’approccio sistemico si pone invece l’attenzione non su ciò che succede all’interno della mente, ma sulle relazioni che ogni individuo instaura con l’ambiente esterno e con gli altri.

L’individuo non è più un elemento singolo da studiare a prescindere dall’ambiente in cui vive, ma fa parte di una serie infinta di sistemi in ognuno dei quali assume dei ruoli, invia e riceve delle comunicazioni ed all’interno dei quali assume determinati comportamenti piuttosto che altri. Importanza fondamentale acquisisce quindi il sistema familiare, all’interno del quale ogni individuo nasce, impara le regole fondamentali di quel sistema, cresce e si sviluppa, sia in senso fisico che psicologico-relazionale. Ogni comportamento perciò acquista un suo significato solo se analizzato all’interno del contesto in cui si manifesta.

Si può quindi desumere che un comportamento problematico non è altro che l’espressione di un malessere che non è più del singolo individuo, ma di una disfunzionalità relazionale all’interno del suo sistema familiare. Ne consegue che agendo adeguatamente sulle dinamiche familiari sarà quindi possibile incidere sul sintomo stesso.

Ansia

L'ansia è uno stato caratterizzato da una sensazione di paura non connessa ad alcuno stimolo specifico. Si distingue dalla paura vera e propria per il fatto di essere aspecifica, vaga o derivata da un conflitto interiore. L'ansia è una complessa combinazione di emozioni negative che includono paura, apprensione e preoccupazione, ed è spesso accompagnata da sensazioni fisiche come palpitazioni.

L’ansia può manifestarsi come fobia, come attacchi di panico, apprensione, nervosismo, inquietudine, paura di un fallimento. Si tratta di un'emozione di base, che comporta uno stato di attivazione dell’organismo e che si attiva quando una situazione viene percepita soggettivamente come pericolosa. Nella specie umana l’ansia si traduce in una tendenza immediata all’esplorazione dell’ambiente, nella ricerca di spiegazioni, rassicurazioni e vie di fuga. L’ansia, quindi, non è solo un limite o un disturbo, ma costituisce una importante risorsa, perché è una condizione fisiologica, efficace in molti momenti della vita per proteggerci dai rischi, mantenere lo stato di allerta e migliorare le prestazioni (ad es., sotto esame).

Appartenenza

Appartenenza significa in primo luogo consapevolezza della propria identità che si costruisce e si definisce a partire dall’io. La dimensione personale della “considerazione di sé”, sempre presente nella vita dell’individuo, è preliminare alla dimensione sociale dell’appartenenza, che si esplica in relazione all’ambiente e ai soggetti che costituiscono la comunità di riferimento. Appartenenza significa poi sentirsi parte di un gruppo e consiste nella condivisione con il gruppo, di comportamenti, modi di pensare e atteggiamenti.

Alla base dell’appartenenza si trova, in genere, un processo di identificazione, in cui la sfera dell’Io si identifica con il Noi, e che permette di riconoscersi e di essere riconosciuti come membri di un gruppo anche attraverso l’assunzione di alcuni segni distintivi. L’appartenenza diviene consapevole tramite la riflessione sulla propria identità, sui propri valori e sui valori condivisi con i gruppi di cui si fa parte. La consapevolezza delle proprie radici e della propria storia e cultura crea le condizioni per un’appartenenza che sia anche possibilità di riconoscere il diverso e di apertura e di confronto con l’altro.

Ogni persona sperimenta molteplici appartenenze che definiscono la dimensione individuale e sociale della sua identità (tra le tante possiamo ricordare l’appartenenza religiosa, nazionale, politica, famigliare, di genere, sportiva, ecc.).

Asimmetria

Educazione è una relazione tra chi educa e chi deve essere educato. Relazione asimmetrica che dà all'educatore un potere sull'altro. Tale potere va, quindi, gestito avendo cura del proprio linguaggio, azione e relazioni. L’educazione è resa possibile dal fatto che educatore ed educando sono posti su piani diversi. Tra chi educa e chi viene educato esiste una disuguaglianza di fatto, evidente soprattutto quando c'è una notevole differenza di età, ad esempio tra un maestro elementare ed i suoi alunni.

L’educazione è la forma di relazione asimmetrica che spesso genera malessere nei giovani e fatica negli adulti. Considerando la qualità della relazione come obiettivo principale si riesce a ridurre sia il malessere che la fatica.

Aspettative

L'aspettativa è la previsione ragionevolmente realistica dell'individuo circa la condotta degli altri membri della società in un contesto di incertezza. Le aspettative sono spesso causa di sofferenza. Ogni persona ha delle aspettative quotidiane e delle aspettative legate al generico senso della vita.

Autonomia

L'autonomia è il compimento di un lungo "processo creativo" che accompagna la nostra individualità. È uno stato di libertà interiore, frutto di una ricerca paziente, fatta di tentativi ed errori, di curiosità e scoperte, di successi e delusioni. Deve essere sostenuta e coltivata ogni giorno, facendo scelte concrete, che esprimano la nostra individualità, senza cedere alla stanchezza e al rimpianto di una comoda assuefazione a modelli di vita che altri hanno tracciato e predisposto per noi. L'autonomia è certamente la prima tappa del lungo cammino verso la maturità e l'autorealizzazione. Da piccoli, nell'età del "no", per affermare la nostra personalità, dicevamo "sono grande".

Diventare autonomi (indipendenti) è una conquista, un percorso di crescita, una bella sfida per realizzare l'equilibrio psicofisico e promuovere la salute. Scoprirsi dipendenti è la condizione per anelare all’autonomia, così come essere autonomi vuol dire affidarsi ed essere contenuti da una guida o da un’autorità.

Autoinvidia e invidia

L’invidia è un’emozione composita e complessa, costitutiva delle relazioni sociali e uno dei regolatori costanti e sistematici di quelle stesse relazioni. Riguarda la passione dello sguardo, nell’ambiguo significato dell’attrazione e del patire. A seconda di come si riesce ad elaborarla, tra psiche e cultura, l’invidia ci spinge a cercare oltre quello che siamo e abbiamo già, in territori che altrimenti non frequenteremmo, oppure ci induce alla ricerca del male dell’altro, della distruzione della sua soddisfazione per noi insopportabile. Diversamente dalle altre emozioni che intervengono nelle nostre relazioni è la meno sopportata.

Oltre a rivolgersi verso gli altri l’invidia può riguardare se stessi e assumere le caratteristiche dell’autoinvidia: ciò accade quando tende a vincere la paura verso il proprio desiderio di autorealizzazione, la cui bellezza può essere vissuta come insostenibile e portare all’autotradimento. L’autoinvidia porta a non vedere possibili le proprie possibilità; l’invidia ci prende e coinvolge nella relazione con un altro; l’invidia sociale interessa intere comunità e culture orientandole ad un progetto trasformativo o ad una perniciosa automortificazione derivante dal disperdere in negazioni vane la propria potenzialità e la propria emancipazione possibile.

Nelle sue molteplici manifestazioni, l’invidia tende ad assumere almeno tre forme dove la prima è l’autoinvidia. Essa riguarda la pensabilità del proprio progetto di espressione di sé, la concepibilità della bellezza di un cammino di autorealizzazione, di fronte ai quali possiamo trovare il passo giusto e graduare le energie per realizzarli, o possiamo perderci e tradirci per il fatto di non riuscire a contenere la bellezza di ciò che noi stessi abbiamo immaginato. Invidiarsi vuol dire, perciò, sperimentare l’attacco che l’invidia può portare alla progettualità individuale. Si tratta di una problematica diffusa nel nostro tempo, anche per la difficoltà a immaginare progetti di crescita e autorealizzazione partendo da appropriati esami di realtà. Le aspettative troppo impropriamente sollecitate, spesso vedono l’immaginazione di sé trasformarsi in illusione vuota e i percorsi di autorealizzazione sono a rischio di annichilimento.

Autoinganno

L'autoinganno è il ricorso, da parte nostra, a varie misure difensive mentali attraverso le quali miriamo inconsciamente a preservare la nostra autostima, i nostri interessi egoistici e i nostri bisogni pulsionali inaccettati, aggirando la censura dell'Io e del Super-Io. Esso si realizza soprattutto attraverso false giustificazioni del nostro operato e del nostro modo di pensare, alle quali giustificazioni ci sforziamo di credere, perché inconsapevolmente sostituiamo la motivazione pulsionale consciamente rifiutata con una ragione sociale o morale lodevole. Oppure, possiamo mascherare il fine egoistico inaccettabile con un altro che propagandiamo a noi stessi e agli altri come altruistico.

Autorità

Sottomissione. È un fenomeno sociale che si pone entro un rapporto di dominio: "comando/obbedienza". Le relazioni sociali autoritarie significano dividere la società fra chi (pochi) dà gli ordini e chi (i più) riceve gli ordini, impoverire gli individui coinvolti (mentalmente, emozionalmente e fisicamente) e la società nell’insieme. Le relazioni umane in ogni aspetto della vita, sono marchiate dall’autorità, non dalla libertà. E siccome la libertà può solo essere creata dalla libertà, i rapporti sociali autoritari (e l’obbedienza che richiedono) non educano e non possono educare una persona alla libertà, solo la partecipazione (autogestione) in tutti gli aspetti della vita può farlo.

In ogni azione collettiva c’è la necessità della cooperazione e della coordinazione e questo bisogno di “subordinare” l’individuo alle attività del gruppo è una forma di ritenere che autorità e partecipazione siano contrari vuol dire negare la relazione tra autorità. Autonomia e dipendenza in ogni percorso di crescita ed emancipazione; vuol dire per molti aspetti negare il ruolo dell’altro e della sua funzione di integrazione e riconoscimento. Considerare come separate l'autosufficienza da un lato e il dominio dall’altro, vuol dire non considerare la funzione individuante delle relazioni asimmetriche chiamate a sostenere l'elaborazione delle differenze.

Bellezza

La bellezza è una qualità delle cose percepite che suscitano sensazioni piacevoli che attribuiamo a concetti, oggetti, animali o persone nell'universo osservato, che si sente istantaneamente durante l'esperienza, che si sviluppa spontaneamente e tende a collegarsi ad un contenuto emozionale positivo, in seguito ad un rapido paragone effettuato consciamente o inconsciamente, con un canone di riferimento interiore che può essere innato oppure acquisito per istruzione o per consuetudine sociale. Nel suo senso più profondo, la bellezza genera un senso di riflessione benevola sul significato della propria esistenza dentro il mondo naturale.

Bisogno

Mancanza totale o parziale di uno o più elementi che costituiscono il benessere della persona.

  • Bisogni fisiologici (fame, sete, ecc.)
  • Bisogni di salvezza, sicurezza e protezione
  • Bisogni di appartenenza (affetto, identificazione)
  • Bisogni di stima, di prestigio, di successo
  • Bisogni di realizzazione di sé (realizzando la propria identità e le proprie aspettative e occupando una posizione soddisfacente nel gruppo sociale)

I bisogni sono il "motore" dell'attività dell'uomo. Se riflettiamo su ciò che ci spinge a compiere un'azione piuttosto che un'altra, ci rendiamo conto che la causa risiede nei bisogni che sentiamo. Il bisogno infatti è il desiderio che spinge l'uomo a procurarsi quanto ritiene adatto a eliminare uno stato di insoddisfazione. La possibilità di soddisfare i propri bisogni è diversa da individuo a individuo e dipende dalle risorse che ciascuno ha a disposizione. Se il bisogno riguarda la sfera dei sentimenti (se ad esempio, vogliamo essere amati da una certa persona), resta un problema individuale; quando, invece, il bisogno può essere soddisfatto con beni o servizi acquistabili o producibili, siamo di fronte a un bisogno economico. Dallo stato di insoddisfazione si mette in moto un'attività che ha come obiettivo quello di procurarsi i mezzi adatti a soddisfare i propri bisogni, cioè un'attività economica.

Cambiamento

L'atteggiamento come una predisposizione appresa a rispondere in maniera prevedibilmente favorevole o sfavorevole, nei confronti di un oggetto, una persona o una situazione. Desiderio di cambiamento in senso positivo come miglioramento, novità o come desiderio di fuga. In quest’epoca di grandi trasformazioni gli individui, le istituzioni e la società sono in crisi. Le trasformazioni saranno sempre più veloci e lo stesso vale per le crisi individuali, istituzionali e sociali.

Il comportamento degli altri ed il nostro stesso ci risulta incoerente, contraddittorio e privo di una direzione chiara, proprio come gli avvenimenti intorno a noi. Risulta allora fondamentale dare direzione ad una trasformazione che sembra essere inevitabile e non c’è altro modo di farlo che partendo da noi stessi. Il cambiamento e l'adattamento alle mutate circostanze non sono sempre facili: implicano la rinuncia agli schemi utilizzati fino a quel momento, la perdita di alcuni punti di riferimento che, fino a quel momento, avevano garantito sicurezza e familiarità. Non tutti sono in grado di fronteggiare le mutate circostanze. Tale situazione, a sua volta, induce ansia, timore, insicurezza che, in molti casi, si accompagnano ad un senso di sfiducia in se stessi e nelle proprie possibilità. Se si considerano gli estremi, da una parte abbiamo le persone che sono coinvolte in un cambiamento continuo, frenetico, che, spesso, le porta a perdere di vista le reali motivazioni del loro essere innovativi.

Certezza

La certezza è la mancanza di dubbio circa lo stato di cose.

Anteprima
Vedrai una selezione di 6 pagine su 22
Psicologia del lavoro e delle organizzazioni - Appunti Pag. 1 Psicologia del lavoro e delle organizzazioni - Appunti Pag. 2
Anteprima di 6 pagg. su 22.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia del lavoro e delle organizzazioni - Appunti Pag. 6
Anteprima di 6 pagg. su 22.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia del lavoro e delle organizzazioni - Appunti Pag. 11
Anteprima di 6 pagg. su 22.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia del lavoro e delle organizzazioni - Appunti Pag. 16
Anteprima di 6 pagg. su 22.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia del lavoro e delle organizzazioni - Appunti Pag. 21
1 su 22
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/06 Psicologia del lavoro e delle organizzazioni

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher walis1987 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia del lavoro e delle organizzazioni e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Morelli Ugo.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community