Psicologia del lavoro
È una scienza che si sviluppa nel 900, studia la comprensione del comportamento umano nel luogo di lavoro, ha valenza applicativa in quanto presta attenzione a problemi concreti (es. valutazione delle prestazioni, del livello di stress e analisi del lavoro); inoltre si basa su un approccio evidence-based (= approccio basato sull'evidenza a seguito delle valutazioni sul campo).
Teoria cognitiva
Le manifestazioni che influenzano il comportamento del lavoratore sul luogo di lavoro sono:
- Emozioni (E) = stati affettivi, elementi che agiscono come precursori al comportamento; processi caldi.
- Cognizioni (Cg) = pensieri della mente, processi freddi che coinvolgono la coscienza e determinano le emozioni.
Cg > E > C
Questi tre elementi sul luogo di lavoro vengono continuamente influenzati da variabili differenti. Ogni ricerca inizia con una domanda che ci si pone o ci viene posta per interesse scientifico o per risolvere un problema applicato ("quale sia il miglior candidato da assumere?"); meglio se la domanda è specifica in quanto maggiore è la specificità e più semplice è ottenere una risposta chiara.
Ciclo della ricerca scientifica
- Ipotesi = dice il risultato atteso in base alle teorie che si hanno alle spalle.
- Variabile = caratteristica che varia, la cui posizione viene solitamente quantificata e si distingue in: indipendente (es. retribuzione) e dipendente (es. la soddisfazione del lavoro).
- Setting di ricerca = può essere sul campo (70%) o in laboratorio (30%).
- Generalizzabilità dei risultati = grado in cui i risultati di uno studio possono essere estesi ad altre persone, organizzazioni o situazioni e replicati da altri studi (più studi riescono ad ottenere quei risultati e più quella ricerca è solida e quindi generalizzabile).
- Controllo = procedure che permettono di escludere certe spiegazioni per quanto ottenuto, rendendo più plausibile un'unica spiegazione (ogni studio offre più spiegazioni possibili sul perché dei risultati ottenuti); ciò avviene mantenendo costanti una o più variabili [es. reazione tra quanto si studia e voto esame].
Tipi di disegni o piani di ricerca
Classificabili lungo un continuum:
- Da quelli che coinvolgono la manipolazione attiva delle condizioni a quelli che includono l'osservazione passiva dei partecipanti.
- Ogni disegno di ricerca ha limiti, ed è difficile trarre conclusioni robuste utilizzando un singolo disegno.
1. Disegno sperimentale/esperimento
Poco usuale, ma l'esperimento di cui si realizza il maggior controllo. Nell'esperimento ci sono due condizioni: variabili indipendenti e variabili dipendenti.
- Vantaggio = possibilità concreta di trarre inferenze causali.
- Svantaggio = se condotto in laboratorio vi è difficoltà a generalizzare, più probabile con esperimenti sul campo.
2. Survey
Ricerca quantitativa, consiste in una serie di domande sottoposta ad un campione per studiare una o più variabili di interesse, spesso questionari su carta (oggi anche via web); può essere:
- Trasversale (quando studia una sezione trasversale di popolazione di un determinato momento).
- Longitudinale (quando è ripetuta nel tempo sullo stesso campione, es. studi sul turnover).
- Vantaggi = rapida ed economica, più facile la generalizzabilità.
- Svantaggi = meno attendibile in quanto il partecipante può essere cattiva fonte di info sul fenomeno studiato, spesso di natura trasversale, la generalizzabilità è legata al tasso di risposta (+ alto il tasso, + è facile generalizzare).
3. Disegno osservazionale
Osservazione diretta dei lavoratori nel loro setting organizzativo per la raccolta dati; intrusivo (il lavoratore sa di essere osservato) > svantaggio dell'effetto Hawthorne = alterazione del comportamento del lavoratore conscio di essere osservato; non intrusivo (si fa credere al lavoratore che l'osservatore stia facendo un'altra cosa) > svantaggio per problemi etici e legali di privacy.
4. Disegno di tipo qualitativo
Metodologia non quantitativa di raccolta dati che si basa su diversi approcci tra cui: case studies, interviste e focus group.
- Svantaggi = non si riesce a coinvolgere un alto numero di persone.
Aspetti della misurazione psicologica
- Misurazione: Assegnazione di numeri a fenomeni studiati; le misure possono essere categoriche o quantitative.
- Attendibilità: Accuratezza (fedeltà) della misura su osservazioni ripetute nel tempo della stessa variabile sullo stesso soggetto o gruppo di soggetti.
- Attendibilità test-retest (ri-somministrazione del test a distanza di poco tempo, senza cambiamenti significativi nell'asso di tempo che intercorre).
- Attendibilità per consistenza interna (i diversi item danno tutti lo stesso esito).
- Validità: Grado in cui la misura valuta ciò che si propone di valutare; ha a che fare con l'interpretazione della misura.
- Validità di facciata (meno importante poiché basata sull'apparenza, la variabile misura effettivamente ciò che si propone di misurare).
- Validità di contenuto (la misura che ho copre l'intero dominio della misura che sta valutando - es. prova d'esame).
- Validità per criterio (riguarda la capacità della misura di predire significativamente una variabile criterio – es. test di ammissione).
- Validità di costrutto (riguarda la capacità di misura di essere in relazione con misure valide e attendibili di altri fenomeni).
Statistica e concetto di correlazione
Statistica descrittiva
Riduzione dei dati ad una serie di indicatori sintetici; si concentra su un campione e lo descrive (più usati: Freq., M, DS).
Statistica inferenziale
Si cerca di generalizzare il campione; le inferenze sono probabilistiche (ovvero aiutano a stabilire se i risultati ottenuti sono dovuti al caso o se il caso può essere escluso).
Indice/coefficiente di correlazione di Pearson
Grado in cui due variabili quantitative sono in relazione di linearità tra di loro. Si può calcolare quando vi sono due osservazioni per ogni soggetto; varia da +1 a -1. Interpretare "r" (coefficiente) nelle scienze comportamentali.
- Range +/- 0,10 e 0,29 = bassa.
- Range +/- 0,30 e 0,49 = media.
- Range +/- 0,50 e 1,00 = alta.
Funzioni del lavoro e crisi attuale
Maria Jahoda, ricercatrice degli anni 30, conduce una ricerca in una cittadina in cui 3/4 della popolazione lavora nell'unica filanda presente; con la chiusura di quest'ultima sono rimasti tutti disoccupati. La Jahoda sostiene che il lavoro non abbia solo funzione manifesta, ma anche funzioni latenti:
- By product del lavoro.
- Assolvono bisogni fondamentali per gli individui.
- Preservano la salute (fisica e mentale).
Funzioni manifeste
- Struttura e organizza il tempo (impone una struttura temporale alla giornata, infatti soprattutto gli adulti necessitano di riempire la giornata con attività pianificate).
- Allinea gli scopi individuali a quelli sociali (dà opportunità per sentirsi utili agli altri e di esperire che gli scopi della collettività trascendono quelli individuali).
- Accresce i contatti sociali (dà opportunità per fare esperienza della diversità umana e per allargare la rete di sostegno).
- Crea un ruolo e un'identità sociale (le persone tendono ad identificarsi con il lavoro svolto).
- Costringe all'attività (essere attivo, anche se grazie a forze esterne).
Freud sostiene la necessità del principio di realtà per la salute mentale; il lavoro è infatti il più forte legame della persona con la realtà e ne abbiamo bisogno per non essere sopraffatti da fantasie ed emozioni. La realtà a volte può avere caratteristiche spiacevoli:
- Struttura temporale troppo rigida.
- Contatti con i colleghi e il superiore non appaganti e supportivi.
- Obiettivi poco chiari o inaccettabili.
- Status del ruolo ricoperto troppo basso.
- Attività noiosa o troppo faticosa.
La Jahoda sostiene che un legame spiacevole con la realtà (lavorativa) sia comunque preferibile alla sua assenza (disoccupazione).
Mental health – Erikson's task
La salute mentale è intesa come estensione delle competenze personali in aree sequenziali di esperienza; tali competenze sono relativamente indipendenti da livello di istruzione, genere, classe sociale e cultura, e vanno maturate in ordine:
- Identità personale.
- Intimità.
- Consolidamento carriera.
- Generatività.
- Custode del significato.
- Integrità.
Studi legati alla disoccupazione in Italia dimostrano che:
- Nei lavoratori prevalgono stati affettivi positivi (in particolare nel weekend, con aumento lieve di stati negativi in mezzo alla settimana).
- Nei disoccupati prevalgono stati affettivi negativi (in particolare nel weekend).
Disoccupazione e suicidio
Durante la crisi si è registrato un aumento significativo del tasso di suicidio; in particolare tra gli uomini europei e americani, tra i 35 e i 54 anni. Si ipotizza quindi una correlazione tra disoccupazione e suicidio. Secondo l'interpersonal theory of suicide vi sono 3 variabili/condizioni necessarie che, sommate, conducono al suicidio:
- Solitudine.
- Percezione di essere un peso per gli altri.
- Accesso ai mezzi per compiere l'atto.
Esperimento:
Un gruppo di disoccupati viene seguito dai ricercatori per un lungo periodo di tempo:
- 1° gruppo > non trova lavoro.
- 2° gruppo > trova lavoro di scarsa qualità (no autonomia decisionale) maggior rischio di depressione!
- 3° gruppo > trova lavoro di buona qualità.
Confutazione della tesi della Jahoda. Il lavoro è mediamente meglio della disoccupazione, ma non sempre!
Motivazione (al lavoro)
Nel caso di una vincita alla lotteria di una somma ingente, gran parte delle persone continuerebbe a lavorare > legame con il lavoro! Motivazione al lavoro data da caratteristiche individuali più caratteristiche ambientali. All'origine del lavoro vi possono essere:
- Fattori tangibili (soldi).
- Fattori intangibili (senso di realizzazione).
La motivazione è uno stato interno, non osservabile direttamente ma tramite i comportamenti!
Parametri definitori
- Attivazione.
- Definizione (scelta degli obiettivi).
- Intensità (dello sforzo).
- Persistenza (nel tempo).
Motivazione intrinseca e motivazione estrinseca
| Motivazione intrinseca | Motivazione estrinseca |
|---|---|
| Il comportamento genera piacere in sé e l'attività interessa; prevale il "voglio fare". | Il comportamento è strumentale e imposto dall'esterno; prevale il "devo fare". |
Bisogni come motivatori
Inizialmente viene posto il focus su: istinti (propensioni innate verso certi comportamenti) e pulsioni (carica energetica che deriva da un eccitamento somatico). Murray definisce il bisogno come una forza psicologica che nel cervello organizza percezione, pensiero e azione, in modo da ripristinare una situazione di equilibrio.
- Bisogni primari (viscerogeni – aria, acqua, cibo, evitamento del dolore e del freddo).
- Bisogni secondari (psicogeni – successo, superiorità, dominio, evitamento della vergogna).
L'individuo è portatore di bisogni, l'ambiente esercita pressioni per la loro comparsa, urgenza, persistenza e soddisfazione.
Gerarchia dei bisogni di Maslow
Il bisogno motiva se non è soddisfatto; i bisogni sono organizzati gerarchicamente: partendo dalla base della piramide (una persona affamata non sarà preoccupata del pericolo).
- Bisogno di autorealizzazione
- Bisogno di stima
- Bisogno di affetto
- Bisogno di sicurezza
- Bisogni fisiologici
Critiche:
- Scarso supporto empirico.
- Notevole impatto sulle organizzazioni (continua ad essere insegnata ai manager presenti e futuri).
- Enfatizza l'importanza di soddisfare bisogni dei lavoratori, da quelli "base" a quelli più evoluti.
Teoria dell'autodeterminazione
Innata tendenza verso comportamenti intrinsecamente motivati (percepiti come autodeterminati o autonomi) che può essere sostenuta o affievolita dall'ambiente sociale; dopo l'infanzia tendono a prevalere comportamenti estrinsecamente motivati. L'ambiente promuove tali comportamenti se permette di sperimentare e soddisfare 3 bisogni innati:
- Autonomia
- Competenza
- Relazioni sociali
Amotivazione, motivazione estrinseca, motivazione intrinseca
- Regolazione esterna: Prevale totalmente la componente strumentale.
- Regolazione introiettata: Interiorizzazione di scopi non autonomi.
- Regolazione identificata: Si accetta un'attività perché in linea con i propri valori.
- Regolazione integrata: Interiorizzazione completa di valori e motivazioni.