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Psicologia dei processi di socializzazione – Sviluppo sociale

Appunti di Psicologia dei processi di socializzazioneSviluppo sociale. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: I metodi per lo studio dello sviluppo sociale, La conoscenza sociale, Piaget e la teoria dello sviluppo cognitivo, ecc.

Esame di Psicologia dei processi di socializzazione docente Prof. M. Ingrassia

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LA NATURA CULTURALE DELLO SVILUPPO

Capitolo I La natura culturale dello sviluppo: principi fondamentali e metodi di studio

Lo sviluppo umano è un processo culturale e gli essere umani sono predisposti biologicamente a

partecipare ad attività culturali, ad utilizzare strumenti o apprendere il linguaggio. Ed è proprio

grazie a questi strumenti che possiamo ricordare eventi non vissuti in prima persona, partecipando

cosi all'esperienza di generazioni passate. Lo sviluppo implica una partecipazione degli individui a

comunità culturali e può essere compreso solo alla luce delle pratiche culturali e delle condizioni di

tali comunità, anch'esse in continua evoluzione. L'orientamento culturale sottolinea che culture

differenti possono aspettarsi particolari capacità dei bambini in periodi diversi dell'infanzia e

considerare sorprendenti anche pericolose tabelle di marcia di altre culture. La variabilità delle

aspettative riguardanti i bambini e il loro sviluppo acquista significato solo se teniamo in

considerazione le diverse condizioni di vita e specifiche tradizioni e pratiche culturali, come ad

esempio le differenze nel modo di preparare il pranzo o accudire i bambini, l'individuazione nelle

figure di sostegno, i ruoli sociali e quali sono i traguardi evolutivi previsti per essere considerati

adulti. La ricerca culturale è necessaria per superare le eccessive generalizzazioni secondo cui lo

sviluppo procederebbe ovunque allo stesso modo e per poter individuare e spiegare le similarità o le

differenze tra le diverse comunità.

Con l'avvento dell'industrializzazione e l'esigenza di sistematizzare i servizi sociali, quali

l'educazione e le cure mediche, l'età divenne un'unità di misura dello sviluppo e un criterio per

classificare le persone. Istituzioni specifiche sono state create per gruppi di diverse età e proprio in

questo periodo vengono a svilupparsi la pediatria e la psicologia evolutiva, gli istituti per anziani e

le scuole ordinate per età.

La prospettiva socioculturale sottolinea il ruolo dei processi culturali nello sviluppo del pensiero,

della memoria, del ragionamento e della capacità di problem solving. Il fondatore di questo

orientamento, Vygotskij, riteneva che lo studio dello sviluppo infantile dovesse considerare anche le

influenze culturali, in quanto i bambini vivono sempre in una data società e in un dato periodo

storico. Secondo lui, l'obbiettivo non era studiare il bambino eterno ma rivelare il bambino storico.

Un'analisi integrata della natura storica e culturale dello sviluppo proviene da un approccio

interdisciplinare che comprende psicologia, antropologia, storia, sociolinguistica, pedagogia,

sociologia e altri campi. Esso si basa su una serie di tradizioni di ricerca, tra cui l'osservazione

partecipante delle attività quotidiane in una prospettiva antropologica, le ricerche psicologiche in

contesti naturali o di laboratorio, i resoconti storici e le analisi di eventi filmati. Per comprendere le

costanti relative allo sviluppo è importante considerare la nostra concezione dei processi culturali e

del loro rapporto con lo sviluppo individuale. Esistono principi introduttivi per comprendere i

processi culturali che intervengono nello sviluppo:

1. Secondo il principio fondamentale sovraordinato lo sviluppo umano implica una

partecipazione, sempre mutevole, alle attività socioculturali delle comunità in cui viviamo,

anch'esse in continua evoluzione. Questo principio è alla base di altri principi fondamentali

tra cui:

2. La cultura non è semplicemente ciò che fanno gli altri.

3. Lo studio della propria cultura e quella degli altri richiede l'assunzione di una prospettiva

per contrasto.

4. Le pratiche culturali sono tra loro correlate e si influenzano a vicenda e ciascuna ca

compresa in rapporto alle altre. E' essenziale comprendere il modo in cui le pratiche culturali

si influenzano reciprocamente dando origine a modelli culturali che danno senso alle

variazione osservate.

5. Le comunità culturali si evolvono continuamente al pari degli individui che ne fanno parte.

6. Non esiste un modo migliore di fare le cose. Studiare le diverse pratiche culturali non

significa determinare quale sia giusta ma c'è sempre qualcosa da imparare.

Entrare in contatto con persone e modi di vita diversi può renderci consapevoli di vari aspetti del

comportamento e coloro che si immergono in una cultura diversa dalla propria sperimentano uno

shock culturale. Infatti, i paragoni tra diverse usanze possono creare un senso di disagio in coloro

che non hanno mai considerato le proprie certezze culturali. Dare dei giudizi di valore sulle altre

culture, inoltre, è una forma di etnocentrismo: si applica un giudizio di valore secondo cui le usanze

culturali di altri popoli sarebbero immorali o insensate, sulla base del proprio bagaglio culturale,

senza però considerare il significato acquisito all'interno della comunità in cui si sono formate.

Quando si osserva dall'esterno un sistema di significati, le usanze che lo caratterizzano possono

essere considerate inappropriate, laddove invece al suo interno acquistano significato. Per studiare

lo sviluppo è necessario separare i giudizi di valore dall'osservazione dei fatti: è importante

esaminare il significato e gli scopi degli eventi in base alla loro struttura e alla priorità culturale

locale. Interpretare il comportamento delle persone non tenendo conto della loro prospettiva

culturale rende le osservazioni senza significato. Ridurre l'etnocentrismo non vuol dire evitare

giudizi di valore consapevoli e né escludere cambiamenti ma se si va oltre l'idea che esiste un solo

modo di fare le cose, allora si può considerare la possibilità di altri punti di vista che hanno epoche

e luoghi diversi. La diversità culturale all'interno di un paese o tra i diversi paesi è una risorsa per la

creatività e il futuro dell'umanità. Tra le usanze di popoli diversi vi sono idee e modi di agire che

potrebbero essere importanti per affrontare sfide future. Una cultura umana uniforme, infatti,

limiterebbe le possibilità di fronteggiare necessità ed evenienze future.

Riconoscere che gli obbiettivi dello sviluppo variano secondo tradizioni e condizioni culturali è

fondamentale per andare oltre il proprio sistema culturale. E' solitamente difficile per un teorico o

ricercatore individuare i propri preconcetti sullo sviluppo, ma alcuni teorici e ricercatori hanno

permesso di superare questi presupposti etnocentrici. Le teorie e le ricerche oggi considerano in

modo più attento il rapporto tra i vari obbiettivi culturali e i modelli evolutivi ideali. Ad esempio,

un determinato linguaggio della scuola è apprezzato in alcune culture ma non in altre. L'enfasi sulla

lettura e la scrittura o sugli stili discorsivi promossi nelle scuole non riveste la stessa importanza in

tutti i contesti culturali. In ogni cultura, lo sviluppo è orientato verse finalità particolari, secondo le

competenze promosse dalle istituzioni e tecnologie locali. Gli adulti incoraggiano l'assunzione di

ruoli e l'esercizio di pratiche della propria comunità o di quella che si aspettano in futuro. Il

necessario riconoscimento delle differenze culturali nella definizione degli obbiettivi dello sviluppo

non implica che in ciascuna comunità abbia un unico tipo di valori o priorità. Il trattamento

dell'infanzia come un periodo di preparazione alla vita differisce dal modo cui le comunità dei

bambini partecipano alla vita degli adulti e non vengono isolati ne posti in strutture come le scuole.

Per studiare lo sviluppo al di la dei pregiudizi è necessario promuovere occasioni di dialogo tra chi

si trova in una prospettiva interna e chi osserva le cose dall'esterno. Ma tuttavia, i ricercatori, si

chiedono in che misura i due diversi punti di vista rappresentano il vero. La tesi secondo cui solo i

membri di una certa comunità hanno accesso al significato degli eventi è resa problematica dalla

grande variabilità di opinioni tra i membri della stessa comunità e dalla difficoltà di determinare chi

sia adatto a rappresentare un gruppo. Inoltre, i membri della comunità hanno difficoltà a divenire

consapevoli del proprio modo dio vivere, in quanto lo danno per scontato. Quando cercano di

studiare una comunità, gli osservatori esterni incontrano difficoltà dovute alle reazioni della gente

nei loro confronti, in quanto essi sono estranei e riescono a comprendere solo in parte alcune

pratiche culturali locali. L'identità straniero non è neutrale ma consente di accedere solo ad alcune

situazioni. Mentre quando è l'osservatore interno ad osservare le persone possono reagire in modo

differente se pensano di essere osservate e al pari degli osservatori esterni anche loro non hanno una

posizione neutrale.

Il processo di verifica approfondita è essenziale per studiare i processi culturali. La distinzione,

proposta da Berry, tra approccio emico, etico imposto ed etico derivato alla ricerca culturale è

preziosa per comprendere questo processo di revisione. Nell'approccio emico, il ricercatore cerca di

comprendere il punto di vista culturale degli appartenenti alla comunità, attraverso osservazioni o

partecipando ad attività quotidiane. La ricerca etica imposta ed etica derivata mirano a generalizzare

o confrontare due o più gruppi. Nella prima il ricercatore propone una serie di affermazioni sul

comportamento umano nelle diverse culture, imponendo assunti culturali inappropriati

( somministrazione test non appropriati). Nell'approccio etico derivato, invece, il ricercatore adatta

il modo di porre domande, di osservare e interpretare alla prospettiva dei partecipanti. Questo

approccio è essenziale per discernere i modelli culturali nella loro varietà.

Capitolo II Lo sviluppo come partecipazione dinamica ad attività culturali

Quando gli psicologi iniziarono ad indagare il ruolo dei processi culturali nello sviluppo cognitivo,

restarono perplessi alla difficoltà di spiegare la vita quotidiana delle persone attraverso le

concezioni prevalenti sullo sviluppo e la cultura. Di fronte a questi ostacoli, molti autori iniziarono

a ricercare nuovi modelli più efficaci per concettualizzare il rapporto fra fattori individuali e

culturali. Un errore però consisteva nel voler separare l'individuo dal resto del mondo,

attribuendogli una serie di caratteristiche generali, solo secondariamente influenzate dalla cultura.

La teoria storico-culturale ha contribuito a far chiarezza sull'argomento. Negli anni sessanta gli

psicologi cercarono di applicare test cognitivi, sviluppati in America e Europa, a bambini di altri

paesi. Questi test si basavano sulla teoria evolutiva di Piaget e l'obbiettivo era quello di usare

strumenti slegati ad attività quotidiane per esaminare le abilità degli individui indipendentemente

dalle loro conoscenze. Alla base vi era la convinzione che la competenza delle persone si potesse

studiare attraverso problemi di cui non si conoscessero prima le modalità risolutive. Ci si attendeva

che alcuni individui si trovassero in uno stadio avanzato o mostrassero abilità logiche migliori. Lo

sconcerto dei ricercatori nasceva dalla costatazione che le stesse persone che ottenevano scarsi

risultati ai test mostravano notevoli capacità di ragionamento e memoria in altri contesti.

Recentemente sono state proposte diverse teorie sul rapporto tra sviluppo individuale e processi

culturali che considerano in modo specifico entrambi. Il lavoro della Mead ha mostrato che i

momenti di attività condivisa hanno sempre conseguenze sullo sviluppo. Le sue osservazioni

filmate di situazioni di vita quotidiana hanno evidenziato gli aspetti culturali del comportamento e

delle interazioni tra gli individui. Molte ricerche hanno contribuito a definire il rapporto tra sviluppo

individuale e processi culturali. Il più grande contributo è stato dato da due orientamenti

fondamentali: il modello psicoculturale di Whiting e Whiting e la teoria ecologica di

Bronfenbrenner. Il primo studia il rapporto tra sviluppo individuale e aspetti ambientali immediati,

partner sociali, calori culturali e sistemi istituzionali. Secondo tale modello, per comprendere lo

sviluppo è necessario acquisire dettagliate informazioni sulle situazioni in cui esso ha luogo. Il

modello di Whiting è orientato a uno studio più approfondito dei processi culturali, rispetto a quanto

avviene nelle ricerche che si limitano a stabilire relazioni tra lo sviluppo del bambino e categorie

generiche. Secondo gli autori lo sviluppo è il prodotto di una serie di condizioni sociali e culturali in

cui è immerso il bambino e che i sistemi di sussistenza determinano l'ambiente di apprendimento

del bambino che a sua volta influenza il comportamento e lo sviluppo dello stesso.

Il modello ecologico di Bronfenbrenner ha portato un contributo importante allo studio degli aspetti

culturali dello sviluppo. Egli, ha sottolineato il ruolo delle interazioni tra organismo e ambiente,

entrambi in continua trasformazione. In tale prospettiva, l'ambiente è costituito tanto dai contesti di

cui si ha diretta esperienza quanto da sistemi culturali e sociali. La sua teoria ecologica è

rappresentata con una serie di cerchi concentrici in cui il più grande contiene il più piccolo. Il

cerchio centrale è il più vicino all'esperienza immediata dell'individuo, mentre i più grandi si

riferiscono a situazioni che esercitano un'influenza meno diretta. Esistono 4 sistemi ecologici:

 Microsistemi: esperienze immediate (scuola, casa).

 Meosistemi: relazioni fra microsistemi vissuti dall'individuo (rapporto fra casa e scuola).

 Esosistemi: punto di connessione tra microsistemi e situazioni cui il bambino non partecipa

direttamente (lavoro genitori).

 Macrosistema: costituito dall'ideologia e istituzioni sociali che denominano a cultura o

subcultura.

Tale modello ha portato un prezioso contributo nel sottolineare il ruolo delle relazioni tra molteplici

situazioni e contesti che coinvolgono direttamente o indirettamente il bambino.

Vygotskij, si basa su un approccio storico-culturale e considera lo sviluppo nel suo contesto storico,

sociale, culturale senza fare distinzione. Egli riteneva che i bambini dal punto di vista cognitivo

imparassero a usare una serie di strumenti culturali nel corso delle interazioni con partner più

competenti, all'interno di una zona di sviluppo prossimale. Interagendo con gli altri, il bambino può

portare a termine un compito in modo indipendente, adattando strumenti che gli vengono forniti ai

propri obbiettivi. Le interazioni nella zona di sviluppo prossimale consentono al bambino di

partecipare ad attività che non avrebbe potuto affrontare da solo. Questi strumenti, che sono

strumenti culturali, vengono ereditati dalle precedenti generazioni e trasformate dalla successive.

Capitolo III Individui, generazioni e comunità culturali dinamiche

Il dibattito natura/cultura oppone biologia e cultura, sostenendo che, se qualcosa è culturale non può

essere biologico e viceversa. Questo dibattito attribuisce le somiglianze di comportamento alla

biologia e le differenze alla cultura. Gli uomini hanno molto in comune sia biologicamente che

culturalmente e le somiglianze tra le diverse comunità non corrispondo alla divisione dei fenomeni

in biologici e culturali. Alcuni aspetti come il linguaggio, appartengono al nostro patrimonio

culturale e parte della nostra eredità biologica è molto flessibile. Le differenze culturali consistono

generalmente in variazioni su temi universali, come per esempio le modalità di apprendimento dei

bambini che variano di paese in paese. Ma tuttavia tutti i bambini apprendono attraverso qualche

tipo di attività sociale. Nello studio dello sviluppo è essenziale comprendere in che cosa esso sia

simile nelle varie culture e in cosa differisca. La teoria di Vygotskij aiuta a comprendere la natura

integrata dello sviluppo individuale, biologico e culturale. Egli ha proposto di studiare 4 livelli

evolutivi interconnessi, che riguardano il rapporto tra individuo e ambiente a diversi intervalli

temporali:

 Sviluppo ontogenetico: comprende la vita di ogni singolo individuo;

 Sviluppo Filogenetico: rappresentato da cambiamenti genetici;

 Sviluppo storico-culturale: produce materiali e strumenti simbolici;

 Sviluppo microgenetico: si riferisce all'apprendimento continuo degli individui in un dato

contesto in base alla loro eredità genetica e storico-culturale.

Due prospettive, in modo particolare, mostrano l'interazione tra processi biologici e culturali: la

prima riguarda la predisposizione del neonato ad apprendere dagli altri, mentre la seconda indaga le

differenze di genere.

Alla nascita il bambino è predisposto ad apprendere i comportamenti di chi lo circonda e inoltre è

predisposto ad apprendere il linguaggio. Gli studi di apprendimento del linguaggio seguono lo

stesso ordine nelle comunità più varie. L'apprendimento umano è facilitato da un'infanzia lunga, se

comparata a quella di altre specie animali e questo è probabilmente responsabile della nostra

adattabilità. In questa precoce fase evolutiva i bambini possono imparare gli usi e i costumi della

propria comunità con grande flessibilità. Lo sviluppo del linguaggio del bambino dipende sia dalla

capacità di percepire le differenze nel linguaggio e sia dall'esperienza nell'ascolto delle

conversazione degli altri la predisposizione a stare attenti alle differenze nel linguaggio ha

sicuramente origine da processi biologici che socioculturali. Il comportamento de bambino va

considerato alla luce della relazione instaurata con le persone che lo accudiscono e delle usanze

culturali che incoraggiano la sua partecipazione alla vita della comunità. Nel corso dell'infanzia, il

bambino partecipa attivamente alle attività socioculturali, perfezionando il suo modo di interagire

con gli altri, egli apprende i ruoli e le usanze della comunità relazionandosi agli altri, che

organizzano il processo di apprendimento e lo aiutano ad adattarsi ai livelli di competenza

raggiunti. I bambini apprendono sempre in relazione al contesto con l'aiuto di chi li circonda.

Un acceso dibattito ruota intorno alla questione se le differenze di genere siano inevitabili oppure se

siano plasmati dalla cultura. Esiste anche qui una spiegazione biologica e una culturale di

addestramento. La tesi a favore della predisposizione biologica sostiene che la procreazione

maschio-femmina implichi strategie riproduttive diverse e secondo questa prospettiva la principale

motivazione del comportamento animale sarebbe l'istinto di sopravvivenza i propri geni. Secondo

tale teoria uno dei possibili ostacoli alla piena assunzione della responsabilità del bambino da parte

del maschio è rappresentato dal fatto che egli non può essere sicuro che il figlio sia suo. Per

investire nella relazione con il bambino, l'uomo si deve prima accertare di ciò e questo spiegherebbe

molti valori culturali che ruotano intorno alla verginità e all'attività sessuale.

La prospettiva dell'addestramento ai ruoli di genere sostiene che i bambini sviluppano ruoli sessuali

diversi a seconda dei modelli a cui sono esposti tutti i giorni, del rinforzo negativo o positivo di

comportamenti legati al genere. I bambini sono sempre in cerca di regole comportamentali basate su

categorie specifiche della propria cultura. Il genere sessuale è una di queste categorie e da questo

punto di vista essi cercano regole. Il bambino è circondato da indicazioni rispetto ai ruoli di genere

considerati più appropriati nel proprio contesto culturale. Possiamo considerare la predisposizione

biologica e l'addestramento sociale ai ruoli di genere come due facce dello stesso processo. Secondo

Vygotskij, la predisposizione biologica e genetica ai ruoli sessuali riguarderebbe lo sviluppo

filogenetico, mentre l'addestramento sociale a tali ruoli avrebbe attinenza con lo sviluppo

microgenetico e ontogenetico, posti nella prospettiva temporale dello sviluppo storico-culturale. La

predisposizione biologica è quindi una testimonianza della abitudini e dei compromessi dei nostri

antenati.

Nello studio del rapporto tra individui e comunità c'è la tendenza a ricorre a singole categorie,

spesso di tipo etnico o razziale per classificare una persona. La partecipazione culturale delle

persone è considerata in termini di appartenenza ad una specifica identità etnica o culturale. Questo

appoggio classificatorio si fonda sull'idea che gli aspetti culturali della vita delle persone siano

fissati in categorie identificative. A n approccio categoriale allo studio della cultura è preferibile un

modello che sottolineai la partecipazione degli individui al contesto culturale, evidenziando la

natura dinamica sia degli individui che delle comunità. Le usanze culturali rivestono ovunque un

ruolo centrale, sia per l'individuo che per la comunità. In alcune ricerche, i concetti di appartenenza

etnica o a classi sono essenziali, ma includere in una stessa categoria diverse tradizioni può anche

creare realtà basate su tali categorie. Il concetto di comunità culturale è essenziale per andare oltre

una visione dell'identità categoriale. Esso richiama l'attenzione sulla partecipazione dinamica degli

individui ai processi culturali che caratterizzano una determinata comunità. Quest'ultima non è

semplicemente un insieme di individui che hanno una caratteristica in comune, ma può essere

definita come un gruppo di persone che condividono una stesa struttura sociale. La comunità

comprende un insieme di persone che cooperano per uno scopo comune e implica comunicazioni

strutturate durature e di significati condivisi. Le relazioni tra individui che vivono all'interno di essa

sono varie e sfaccettate e ciascuno di esse è familiare con il modo di vita degli altro. Una comunità

comprende diverse generazioni e prevede una serie di strategie per gestire le transazioni tra di esse.

Anche i problemi legati alla variabilità all'interno della comunità possono essere affrontati

nell'ottica della partecipazione dinamica a comunità culturali. Una certa variabilità tra gli individui

è prevedibile, ma sono le usanze in comune che vengono condivise. Le comunità possono anche

essere in stretta relazione reciproca e si caratterizzano a vicenda. Il rapporto tra le persone e le

comunità culturali in alcuni casi può assumere grande rilievo e spesso le persone percepiscono la

propria eredità culturale in modo differente a seconda della situazione e dei rapporti tra le comunità.

Un caso specifico sono le usanze, le tradizioni,i valori e le credenze delle comunità americane, che

possono essere meno visibili a chi condivide questo retaggio culturale. I ricercatori considerano lo

sviluppo e il modo di vita di tali comunità come normale o naturale e definiscono culturali solo

usanze di altre comunità. I rapporti abituali tra persone diventano schemi prevedibili e

istituzionalizzati. Tali istituzioni rappresentano abiti culturali in cui le innovazioni introdotte sono

utilizzate nella vita di tutti i giorni. Esistono modi diversi di definire la comunità americana. Le

differenze tra gli americani provenienti da diverse regioni del paese sono visibili al punto che può

essere difficile considerarli membri della stessa comunità ma tuttavia esistono aspetti in comune in

alcune usanze.

Una comunità, con le sue tradizioni, si trasforma in base a diversi fattori, come l'andamento

dell'economia mondiale, le guerre e le innovazioni tecnologiche. Ciò avviene anche per gli

individui: ciascuno può partecipare alla vita di diverse comunità e quindi amplificare le diverse

usanze. Nel corso degli anni le comunità hanno sempre modificato le loro tradizioni e si sono

scambiate idee tra di loro per perfezionare le loro strategie di sopravvivenza.

Capitolo IV educazione e cura del bambino in famiglia e nella comunità

Chi si prende cura del bambino e del suo ambiente è un aspetto centrale dello sviluppo. Il ruolo

della famiglia e della comunità è diverso nelle varie parti del mondo. Chi si prenderà cura del

bambino dipende dal sostegno che offre alla comunità e dal tipo di famiglia. Negli ultimi anni nei

vari paesi con il benessere economico le nascite sono aumentate (come per es. in Cina) e allora si

sono adottate politiche governative differenti. I cambiamenti politici riguardo la nascita e la

sopravvivenza dei bambini hanno un impatto sia sulle pratiche educative che sullo sviluppo del

bambino. Le pratiche educative e le relazioni familiari riflettono i modelli e le strategie delle passate

generazioni. Il problema della sopravvivenza ha un ruolo notevole nelle pratiche di cura e dove

esiste un elevata mortalità infantile le priorità riguardo ai figli sono diverse rispetto a dove la

mortalità è bassa. LeVine propone una gerarchia a tre livelli dove sono rappresentate le priorità dei

genitori:

1. Sopravvivenza e salute del bambino.

2. Preparazione del bambino a sostenersi economicamente.

3. Massimizzare l'acquisizione di valori culturali come il prestigio, la gratificazione ecc ecc.

i genitori dispongono di strategie ordinarie per la cura del bambino e per LeVine le strategie

educative sono un compromesso culturale che offrono ai genitori soluzioni migliori che già hanno

funzionato in passato.

La sopravvivenza dei bambini dipende dal legame con la figura del caregiver. La relazione madre-

bambino è stata sempre vista come un legame di attaccamento innato e persino come una relazione

esclusiva ma i dati provenienti da altre culture mettono in dubbio questo standard. La ricerca

culturale ha chiamato l'attenzione su aspetti socioculturali dell'attaccamento madre-bambino, come

ad esempio le condizioni economiche e sanitarie della comunità. Le differenze nell'attaccamento

madre-bambino acquistano più significato se inquadrate nella prospettiva della partecipazione a

comunità culturali dinamiche. La Scheper-Hughes ha messo in discussione il fatto che

l'attaccamento materno è innato proponendo un modello contestualizzato dei processi biologici e

culturali. L'autrice sottolinea l'inadeguatezza dei modelli che attribuiscono l'abuso e l'abbandono

solo alle carenze nel legame materno senza però tener conto di aspetti sociali che influenzano la

cura del bambino.

Il grado di sicurezza dell'attaccamento infantile è stato analizzato in situazioni di laboratorio,

all'interno di una procedura denominata strange situation, in cui alla madre viene chiesto di lasciare

solo il proprio bambino e di ritornare da lui in un secondo momento. Sono stati individuati tre tipi di

legami:

 Attaccamento sicuro: il bambino esplora la stanza ed è molto socievole nei confronti

dell'osservatore e quando la madre torna si mostra confortato.

 Attaccamento ansioso/resistente: caratterizzato da una grande angoscia quando la madre si

allontana e quando torna il bambino non si calma facilmente.

 Attaccamento ansioso/evitante: basso livello di angoscia in assenza della madre e

comportamento evitante alla riunione.

La maggior parte dei bambini americani mostrano un attaccamento sicuro, quelli dell'Europa

occidentale mostrano un attaccamento ansioso/evitante, mentre quelli dell'Israele e Giappone un

comportamento ansioso/resistente. I diversi modelli di risposta alla strange situation sembrano

riflettere i valori e le usanze culturali del luogo. Il bambino sviluppa un attaccamento non solo verso

particolari persone ma anche verso determinate condizioni che gli procurano benessere o angoscia

in base alle situazioni. Le condizioni che determinano benessere al bambino spesso riguardano altre

persone oltre la madre. Le diverse forme di attaccamento sono connesse alle pratiche educative

della comunità. Nelle diverse parti del mondo vi sono diverse persone che provvedono alla cura del

bambino, poichè la probabilità della morte dei genitori rappresenta un fatto importante nella cura

del bambino in molte comunità culturali. Infatti, in alcune zone dei USA, in famiglia nella maggior

parte dei casi ai bambini moriva almeno un genitore nel corso dell'infanzia e cosi son stati

sviluppati i modelli di famiglia allargata. Il ruolo dei padri, invece, varia in base alle comunità.

In alcune comunità i bambini si relazioni soprattutto con i genitori e poi con i fratelli, mentre in

altre, nella prima infanzia, i fratelli rivestono un ruolo primario, e in altre ancora, nelle famiglie

allargate anche i vicini e gli educatori si assumono presto la responsabilità. Diversi individui

possono specializzarsi in ruoli distinti nella cura del bambino: alcuni possono accudirlo o giocarci o

parlare con lui. La specializzazione nei ruoli della cura dei bambini dipende dalle persone

disponibili in famiglia, oltre che dalle aspettative culturali riguardo ai ruoli appropriati. La famiglia,

con i genitori che vivono lontano dai parenti offre, invece, un ambiente educativo diverso rispetto

quello dove il bambini si circonda degli zii cugini ecc ecc. La differenziazione dei ruoli è resa

possibile dalla disponibilità di relazioni multiple all'interno delle famiglie allargate. I diversi ruoli

possono essere assunti da adulti differenti all'interno di una comunità. In alcune culture, le madri

provvedono alle cure fisiche e alla socializzazione, mentre in altre forniscono solo le cure fisiche

lasciando ad altri il compito dell'educazione sociale. Le comunità possono avere diverse aspettative

sulla presenza o meno di altre persone coinvolte nella socializzazione e nel gioco oltre ai genitori.

Anche quando la responsabilità è estesa a un gruppo di persone, nei primi anni di vita le madri

detengono un ruolo primario. In alcune parti del globo, il ruolo della madre è fondamentale anche

quando delega la responsabilità del bambino ad altri.

In molte comunità in cui le madri si occupano anche di altro, i fratelli hanno un ruolo centrale nella

cura e nell'educazione del bambino. Infatti, in molte comunità questi compiti sono affidati a

bambini più+ grandi, dai 5 ai 10 anni. Nelle comunità in cui i bambini hanno un rapporto intenso

con i fratelli, il ruolo di quest'ultimi è fondamentale e complementare a quello dei genitori, in

quanto relazionarsi con altri bambini è un'importante base per lo sviluppo del bambino. I fratelli

possono quindi possono essere una preziosa opportunità di apprendimento. Il rapporto dei bambini

con i fratelli di diversa età è rappresenta anche un'opportunità per imparare a relazionarsi con gli

altri. Le differenze culturali relative alla partecipazione dei bambini a gruppi di età uguale hanno

importanti conseguenze sullo sviluppo sociale.

Raggruppare i bambini in base all'età non è una pratica diffusa nel mondo in quanto è necessario un

certo numero di bambini della stessa età in un territorio ristretto per poterlo fare. Inoltre, tale pratica

è legata alla diffusione della burocrazie e alla riduzione delle dimensioni delle famiglie. In passato,

a scuola, non era prevista una ripartizione per classe in base all'età, ma la gestione burocratica

dell'istruzione mirò a codificare un sistema razionale, classificando i bambini per età. La

classificazione basata sull'età però limita l'opportunità dei bambini che frequentano la scuola di

relazionarsi con i bambini di età diversa. L'interazione con quest'ultimi, invece, offre al bambino

una doppia possibilità di far pratica con la cura e l'educazione dei bambini più piccoli e imitare il

comportamento di quelli più grandi, mentre l'interazione fra coetanei sembra favorire la

competitività. All'inizio del novecento, l'usanza di dividere i bambini in gruppi per età ridusse

l'integrazione fra le generazioni . Molti più bambini frequentavano la scuola e con l'aumento del

tempo libero a disposizione aumentarono anche gli sforzi dei genitori per controllare la loro attività.

Cosi divento ancora più forte la necessità di avere dei centri ricreativi dove i giovani passavano gran

parte del loro tempo, interagendo quasi esclusivamente solo con coetanei. Oltre a ciò, la riduzione

delle famiglie restrinse la gamma di fratelli che divennero sempre più coetanei e l'intervallo di età

tra bambini e genitori produsse un maggior isolamento tra le generazioni e un rafforzamento del

legame tra fratelli della stessa età. Con l'istituzionalizzazione della cura e dell'educazione dei

bambini le politiche governative e la comunità hanno dunque assunto un ruolo più importante.

La supervisione dei bambini può anche essere responsabilità dell'intera comunità, infatti in diverse

comunità chiunque si trovi vicino a un bambino deve prendersene cura educandolo. Il bambino

solitamente è circondato dai parenti che spesso se ne assumono la responsabilità quando la madre è

assente. La presenza e la partecipazione di molte persone impedisce, inoltre, che le punizioni

vadano oltre i limiti e che i genitori raggiungano stati si esasperazione, potendo contare sul sostegno

di molte persone. Nei paese industrializzati la responsabilità per la cura e l'educazione del bambino

passa attraverso gli insegnati, gli assistenti sociali, gli educatori ecc ecc. sono dunque gli esperti a


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Sara F

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in teorie della comunicazione e dei linguaggi
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dei processi di socializzazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Ingrassia Massimo.

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