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Psicologia dei processi di socializzazione – Sviluppo Appunti scolastici Premium

Appunti di Psicologia dei processi di socializzazioneSviluppo. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: La natura culturale dello sviluppo, La natura culturale dello sviluppo: principi fondamentali e metodi di studio, Lo sviluppo come partecipazione dinamica ad attività culturali, ecc. Vedi di più

Esame di Psicologia dei processi di socializzazione docente Prof. M. Ingrassia

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ESTRATTO DOCUMENTO

scambiate idee tra di loro per perfezionare le loro strategie di sopravvivenza.

Capitolo IV educazione e cura del bambino in famiglia e nella comunità

Chi si prende cura del bambino e del suo ambiente è un aspetto centrale dello sviluppo. Il ruolo

della famiglia e della comunità è diverso nelle varie parti del mondo. Chi si prenderà cura del

bambino dipende dal sostegno che offre alla comunità e dal tipo di famiglia. Negli ultimi anni nei

vari paesi con il benessere economico le nascite sono aumentate (come per es. in Cina) e allora si

sono adottate politiche governative differenti. I cambiamenti politici riguardo la nascita e la

sopravvivenza dei bambini hanno un impatto sia sulle pratiche educative che sullo sviluppo del

bambino. Le pratiche educative e le relazioni familiari riflettono i modelli e le strategie delle passate

generazioni. Il problema della sopravvivenza ha un ruolo notevole nelle pratiche di cura e dove

esiste un elevata mortalità infantile le priorità riguardo ai figli sono diverse rispetto a dove la

mortalità è bassa. LeVine propone una gerarchia a tre livelli dove sono rappresentate le priorità dei

genitori:

1. Sopravvivenza e salute del bambino.

2. Preparazione del bambino a sostenersi economicamente.

3. Massimizzare l'acquisizione di valori culturali come il prestigio, la gratificazione ecc ecc.

i genitori dispongono di strategie ordinarie per la cura del bambino e per LeVine le strategie

educative sono un compromesso culturale che offrono ai genitori soluzioni migliori che già hanno

funzionato in passato.

La sopravvivenza dei bambini dipende dal legame con la figura del caregiver. La relazione madre-

bambino è stata sempre vista come un legame di attaccamento innato e persino come una relazione

esclusiva ma i dati provenienti da altre culture mettono in dubbio questo standard. La ricerca

culturale ha chiamato l'attenzione su aspetti socioculturali dell'attaccamento madre-bambino, come

ad esempio le condizioni economiche e sanitarie della comunità. Le differenze nell'attaccamento

madre-bambino acquistano più significato se inquadrate nella prospettiva della partecipazione a

comunità culturali dinamiche. La Scheper-Hughes ha messo in discussione il fatto che

l'attaccamento materno è innato proponendo un modello contestualizzato dei processi biologici e

culturali. L'autrice sottolinea l'inadeguatezza dei modelli che attribuiscono l'abuso e l'abbandono

solo alle carenze nel legame materno senza però tener conto di aspetti sociali che influenzano la

cura del bambino.

Il grado di sicurezza dell'attaccamento infantile è stato analizzato in situazioni di laboratorio,

all'interno di una procedura denominata strange situation, in cui alla madre viene chiesto di lasciare

solo il proprio bambino e di ritornare da lui in un secondo momento. Sono stati individuati tre tipi di

legami:

 Attaccamento sicuro: il bambino esplora la stanza ed è molto socievole nei confronti

dell'osservatore e quando la madre torna si mostra confortato.

 Attaccamento ansioso/resistente: caratterizzato da una grande angoscia quando la madre si

allontana e quando torna il bambino non si calma facilmente.

 Attaccamento ansioso/evitante: basso livello di angoscia in assenza della madre e

comportamento evitante alla riunione.

La maggior parte dei bambini americani mostrano un attaccamento sicuro, quelli dell'Europa

occidentale mostrano un attaccamento ansioso/evitante, mentre quelli dell'Israele e Giappone un

comportamento ansioso/resistente. I diversi modelli di risposta alla strange situation sembrano

riflettere i valori e le usanze culturali del luogo. Il bambino sviluppa un attaccamento non solo verso

particolari persone ma anche verso determinate condizioni che gli procurano benessere o angoscia

in base alle situazioni. Le condizioni che determinano benessere al bambino spesso riguardano altre

persone oltre la madre. Le diverse forme di attaccamento sono connesse alle pratiche educative

della comunità. Nelle diverse parti del mondo vi sono diverse persone che provvedono alla cura del

bambino, poichè la probabilità della morte dei genitori rappresenta un fatto importante nella cura

del bambino in molte comunità culturali. Infatti, in alcune zone dei USA, in famiglia nella maggior

parte dei casi ai bambini moriva almeno un genitore nel corso dell'infanzia e cosi son stati

sviluppati i modelli di famiglia allargata. Il ruolo dei padri, invece, varia in base alle comunità.

In alcune comunità i bambini si relazioni soprattutto con i genitori e poi con i fratelli, mentre in

altre, nella prima infanzia, i fratelli rivestono un ruolo primario, e in altre ancora, nelle famiglie

allargate anche i vicini e gli educatori si assumono presto la responsabilità. Diversi individui

possono specializzarsi in ruoli distinti nella cura del bambino: alcuni possono accudirlo o giocarci o

parlare con lui. La specializzazione nei ruoli della cura dei bambini dipende dalle persone

disponibili in famiglia, oltre che dalle aspettative culturali riguardo ai ruoli appropriati. La famiglia,

con i genitori che vivono lontano dai parenti offre, invece, un ambiente educativo diverso rispetto

quello dove il bambini si circonda degli zii cugini ecc ecc. La differenziazione dei ruoli è resa

possibile dalla disponibilità di relazioni multiple all'interno delle famiglie allargate. I diversi ruoli

possono essere assunti da adulti differenti all'interno di una comunità. In alcune culture, le madri

provvedono alle cure fisiche e alla socializzazione, mentre in altre forniscono solo le cure fisiche

lasciando ad altri il compito dell'educazione sociale. Le comunità possono avere diverse aspettative

sulla presenza o meno di altre persone coinvolte nella socializzazione e nel gioco oltre ai genitori.

Anche quando la responsabilità è estesa a un gruppo di persone, nei primi anni di vita le madri

detengono un ruolo primario. In alcune parti del globo, il ruolo della madre è fondamentale anche

quando delega la responsabilità del bambino ad altri.

In molte comunità in cui le madri si occupano anche di altro, i fratelli hanno un ruolo centrale nella

cura e nell'educazione del bambino. Infatti, in molte comunità questi compiti sono affidati a

bambini più+ grandi, dai 5 ai 10 anni. Nelle comunità in cui i bambini hanno un rapporto intenso

con i fratelli, il ruolo di quest'ultimi è fondamentale e complementare a quello dei genitori, in

quanto relazionarsi con altri bambini è un'importante base per lo sviluppo del bambino. I fratelli

possono quindi possono essere una preziosa opportunità di apprendimento. Il rapporto dei bambini

con i fratelli di diversa età è rappresenta anche un'opportunità per imparare a relazionarsi con gli

altri. Le differenze culturali relative alla partecipazione dei bambini a gruppi di età uguale hanno

importanti conseguenze sullo sviluppo sociale.

Raggruppare i bambini in base all'età non è una pratica diffusa nel mondo in quanto è necessario un

certo numero di bambini della stessa età in un territorio ristretto per poterlo fare. Inoltre, tale pratica

è legata alla diffusione della burocrazie e alla riduzione delle dimensioni delle famiglie. In passato,

a scuola, non era prevista una ripartizione per classe in base all'età, ma la gestione burocratica

dell'istruzione mirò a codificare un sistema razionale, classificando i bambini per età. La

classificazione basata sull'età però limita l'opportunità dei bambini che frequentano la scuola di

relazionarsi con i bambini di età diversa. L'interazione con quest'ultimi, invece, offre al bambino

una doppia possibilità di far pratica con la cura e l'educazione dei bambini più piccoli e imitare il

comportamento di quelli più grandi, mentre l'interazione fra coetanei sembra favorire la

competitività. All'inizio del novecento, l'usanza di dividere i bambini in gruppi per età ridusse

l'integrazione fra le generazioni . Molti più bambini frequentavano la scuola e con l'aumento del

tempo libero a disposizione aumentarono anche gli sforzi dei genitori per controllare la loro attività.

Cosi divento ancora più forte la necessità di avere dei centri ricreativi dove i giovani passavano gran

parte del loro tempo, interagendo quasi esclusivamente solo con coetanei. Oltre a ciò, la riduzione

delle famiglie restrinse la gamma di fratelli che divennero sempre più coetanei e l'intervallo di età

tra bambini e genitori produsse un maggior isolamento tra le generazioni e un rafforzamento del

legame tra fratelli della stessa età. Con l'istituzionalizzazione della cura e dell'educazione dei

bambini le politiche governative e la comunità hanno dunque assunto un ruolo più importante.

La supervisione dei bambini può anche essere responsabilità dell'intera comunità, infatti in diverse

comunità chiunque si trovi vicino a un bambino deve prendersene cura educandolo. Il bambino

solitamente è circondato dai parenti che spesso se ne assumono la responsabilità quando la madre è

assente. La presenza e la partecipazione di molte persone impedisce, inoltre, che le punizioni

vadano oltre i limiti e che i genitori raggiungano stati si esasperazione, potendo contare sul sostegno

di molte persone. Nei paese industrializzati la responsabilità per la cura e l'educazione del bambino

passa attraverso gli insegnati, gli assistenti sociali, gli educatori ecc ecc. sono dunque gli esperti a

stabilire ciò che è giusto e ciò che non lo è per la cura e l'educazione e ciò riflette anche nelle leggi

che regolano i diritti dei genitori. Gli insegnanti sono sicuramente gli operatori più specializzati

nella cura e nell'educazione e il loro ruolo è emerso alla fine dell'ottocento, quando la scuola

divenne l'aspetto centrale nella vita del bambino.

Uno dei più importanti fattori di variabilità culturale che riguarda i bambini è il grado in cui a essi è

consentito assistere e partecipare alle attività degli adulti. Nei contesti di classe media l'esclusione

dei bambini nelle attività dei più grandi è data per scontata ma in altre comunità si danno diverse

opportunità ai bambini di imparare dalla attività quotidiane degli adulti. In alcune culture i bambini

partecipano a quasi tutti gli eventi della famiglia e della comunità sin da piccolissimi. In rapporto

all'opportunità di osservare il lavoro degli adulti, in molte culture i bambini iniziano a contribuire al

al lavoro in famiglia molto presto. In Africa occidentale il lavoro dei bambini può essere

considerato un elemento essenziale di socializzazione ed è il processo fondamentale attraverso cui i

bambini apprendono ruoli e competenze. Oggi in occidente i bambini vengono spesso esclusi dal

lavoro e dalla vita sociale degli adulti. In uno studio in Usa dove i genitori lavoravano a casa, tutti i

bambini abbastanza grandi conoscevano accuratamente il lavoro dei genitori ed erano in grado di

spiegare anche le procedure necessarie. Nel XX secolo, i bambini delle famiglie americane, però,

furono sempre meno coinvolti nelle attività degli adulti che avrebbero potuto avere un potenziale

educativo. Il tentativo di proteggere i bambini dallo sfruttamento economico e pericoli fisici ha

progressivamente ridotto la loro opportunità di apprendere di prima mano dal lavoro e dalle altre

attività degli adulti. Un'alternativa alla partecipazione dei bambini alle attività degli adulti è la

creazione di setting specifici finalizzati a istruire i bambini al di fuori di queste attività. Il primo

luogo per tale scopo è la scuola che solitamente ha il compito di separarli e prepararli a ruoli adulti,

sottoponendoli a esercizi specifici e non finalizzati alla produzione. Attività rivolte ai bambini sono

anche diffuse nelle famiglie di classe media e queste includono il gioco con gli adulti, lezioni a casa

e conversazioni orientate sul bambino. Nelle culture in cui i bambini hanno, invece la possibilità di

partecipare alle attività degli adulti, possono approfondire la conoscenza dei ruoli adulti della

propria cultura.

In molte comunità, inoltre,i bambini sono più orientati verso l'attività di gruppo anziché verso

relazioni diadiche con la madre. La coppia madre-bambino, infatti, è importante quanto quella

fratello-bambino e non vi è sempre e solo una persona designata alla cura del bambino. I piccoli di

differenti culture hanno esperienze molto diverse nel modo di rapportarsi a gruppi composti da più

di due persone. La partecipazione a gruppi è riconducibile alle usanze della comunità riguardo i

rapporti sociali e al lavoro degli adulti. Le differenze culturali possono osservate anche

nell'orientamento spaziale dei neonati.

In America in genere i neonati si rapportano con una sola persona per volta, mentre interazioni

faccia a faccia tra madre e bambino possono essere insolite nelle culture in cui i bambini sono

considerati parte integrante della società. In questo caso spesso sono tenuti in posizione tale da poter

osservare la stessa visuale della madre e poter condividere le sue stesse attività.

Le interazioni sociali degli americani seguono in genere un modello diadico che prevede un solo

partner per volta e un segno evidente del fatto che la diade sia considerata l'unità fondamentale delle

relazioni sociali è il modo in cui le conversazione tra gli adulti sono quasi sempre interrotte dai

bambini più piccoli.

Anche nell'ambito scolastico, nella parte occidentale del globo, l'interazione è strutturata in forma

diadica con conversazioni a due. Gli alunni parlano solo con l'insegnate. Il ricorso a modalità

cooperative nelle scuole statunitensi si è diffuso solo di recente: per promuovere forme di

apprendimento di gruppo, come la cooperazione e le discussioni, spesso gli insegnanti ritengono di

dover prima stabilire nuovi modi di interagire in classe. In genere le classi scolastiche e europee

sono organizzate in modo che l'insegnate prenda parola ogni volta che parla ciascun studente e

Philips ha definito questo “modello del quadro di comando”.

Invece, nelle scuole elementari giapponesi spesso vengono avviate conversazioni in cui i bambini

fanno riferimento alle opinioni dei compagni per risolvere un determinato problema.

Capito V Transizioni evolutive nel ruolo degli individui nella comunità

Tra i principali problemi della psicologia evolutiva c'è quello di identificare la natura e la

successione delle transizioni evolutive, dalla prima infanzia fino all'età adulta. I ricercatori hanno

documentato una serie di stadi evolutivi riconosciuto nelle comunità studiate. Le transizioni

evolutive sono comunemente ricondotte all'individuo ma tuttavia possono anche essere considerate

eventi culturali, relativi all'intera comunità. Le fasi evolutive sono rappresentare nei termini di un

cambiamento nei ruoli e nelle relazioni sociali. Molte culture segnano le transazioni evolutive con

cerimonie e alcune tra queste celebrano eventi importanti come il primo sorriso,la prima comunione

o la laurea. Altre registrano i passaggi legati all'età con cerimonie. Il tempo trascorso dalla nascita è

divenuto in molte culture una caratteristica distintiva degli individui e un principio organizzatore

nella vita delle persone. In molte comunità l'età non viene presa in considerazione come misura

dello sviluppo e il ricordo a questa, quindi, per suddividere il corso della vita è una pratica recente

in rapporto alla storia dell'umanità. Essa è in relazione ad altri aspetti della società industriale, in

particolare all'obbiettivo di una gestione efficiente e della scuola e di altre istituzioni.

In alcune comunità le diverse fasi evolutive non fanno riferimento all'età cronologica ,a a eventi

sociali come l'attribuzione del nome. In Camerun l'attribuzione del nome è il momento in cui il

bambino inizia a essere considerato una persona ; qui si ritiene che i neonati non appartengano al

mondo dei vivi finchè non sono stati introdotti attraverso la cerimonia di attribuzione del nome che

in genere avviene quando il cordone ombelicale si stacca. In diverse parti del mondo le distinzioni

negli stadi evolutivi si basano su nuove forme di partecipazione alla vita della famiglia o della

comunità. Altri modi di rappresentare stadi dello sviluppo si riferiscono al rapporto dei bambini con

altri. La Mead ha teorizzato 4 principali fasi evolutive:

1. Fase del grembo.

2. Fase delle ginocchia.

3. Fase del cortile.

4. Fase della comunità.

Questi diversi momenti evolutivi si basano su una serie di cambiamenti nelle relazioni sociali del

bambino all'interno della comunità.

Vi è una grande variabilità nelle modalità con cui ogni comunità culturale stabilisce quanto

velocemente i bambini dovrebbero raggiungere vari traguardi evolutivi. Queste differenze si basano

su valori culturali presenti nella comunità del bambino. Le differenze nei valori e nelle aspettative

della comunità possono tradursi in un diverso impegno dei genitori nel sostenere l'apprendimento

del bambino. I bambini africani, ad esempio, imparano a camminare prima rispetto ai bambini

americane e una possibile spiegazione è quella che vengono stimolati maggiormente. In alcune

culture camminare precocemente è considerata una cosa piacevole, mentre in altre no.

Nella teoria evolutiva di Piaget viene presa in considerazione la sequenza degli stadi nello sviluppo

del pensiero ma non l'età in cui i progressi avranno luogo. Tuttavia, per anni i ricercatori americani

hanno cercato di associare gli stadi piagetiani a età precedenti rispetto all'età identificata

approssimativamente da Piaget stesso. Quando la scuola divenne obbligatoria venne richiesta però

un'età standard di ingresso e ciò determinò un raggruppamento degli studenti in classi suddivise per

età e gradi di istruzione. I dirigenti scolastici promossero la classificazione in base all'età rispetto al

progresso nell'apprendimento delle materie scolastiche.

In relazione alle preoccupazioni circa il ritardo dei bambini rispetto al livello previsto vennero

sviluppati i primi test mentali. Binet e co. furono i primi a sviluppare test di intelligenza come

strumento pratico a disposizione delle scuole, per individuare i bambini che avevano bisogno di

aiuti particolari. Il tentativo di quantificare l'intelligenza rifletteva la tendenza della società di allora

ad utilizzare l'età come un modo di classificare sistematicamente le persone nella nuova scuola

obbligatoria e organizzare in modo sistematico il passaggio degli studenti da una classe ad un altra.

Fu introdotto cosi il QI per confrontare l'età cronologica con quella mentale. Piaget ha iniziato la

sua carriera lavorando appunto con Binet ma egli non si accontentava di registrare il numero delle

risposte sbagliate ai test di intelligenza, ma mirava a comprendere le basi delle diverse concezioni

dei fenomeni da parte dei bambini nei vari stadi di sviluppo mentale.

Il ricorso da parte degli insegnanti alle espressioni “avanti” o “indietro”, come indicatori del

raggiungimento di determinati obbiettivi, fa in modo che la scuola somigli a una competizione, a

una corsa a premi. Si ritiene che i bambini più lenti a seguire stadi di apprendimento predeterminati

abbiano minori possibilità di ottenere successi scolastici o lavorativi. Molti genitori, negli USA,

concepiscono lo sviluppo in modo unidirezionale, pensando che la velocità con cui si tagliano

traguardi si traduca nel successo o nel fallimento della vita. Nel valutare cosa conta nella vita del

bambino, questi genitori prestano più attenzione alla rapidità dello sviluppo dei figli in confronto ad

altri bambini. In alcune culture, invece, non ci si attende che i bambini comprendano rapidamente le

usanze e gli adulti concordano che essi impareranno quando saranno pronti. Lo sviluppo infanti,

infatti, non è concepito come una sequenza lineare di traguardi evolutivi in progresso temporale ma

i bambini non sono tenuti a seguire lo stesso progresso degli adulti: ad essi è accordato uno status

sociale particolare.

In alcune comunità i neonati e i bimbi piccoli hanno uno status sociali particolare e le loro azioni

sono considerate in modo differente rispetto a quelle dei bambini più grandi e agli adulti. Essi non

vengono solo considerati immaturi ma vivono un periodo di moratoria in cui non ci si aspetta da

solo che seguano delle regole. In tali culture, come quella maya, si ritiene che i bambini piccoli non

siano capaci di comprendere cosa vuol dire far parte di un gruppo ed è dunque comune pensare che

essi non possano recar danni intenzionalmente ad altri. In America invece il comportamento del

bambino viene considerato intenzionale fin dalla nascita e anche se ovviamente i piccoli son trattati

con maggiore sostegno i loro comportamenti sono comunque considerati intenzionali e si ritiene che

vadano corretti per adeguarli a quelli degli adulti. Lo sviluppo di neonati e bambini è sostenuto

dirigendoli verso comportamenti adeguati.

In molte culture, i bambini a 3-4 anni iniziano a contribuire al lavoro in casa e in molte parti del

mondo il periodo compreso tra i 5 e i 7 anni segna un importante momento di transizione nello

status del bambino e nell'assunzione delle responsabilità nella comunità. La ricerca evolutiva nota

una certa discontinuità nelle conoscenze e nelle abilità dei bambini di quest'età che nei paese

occidentali è tipicamente il periodo in cui inizia la scuola. Ma già nell'Europa antica a quest'età i

bambini assumevano un ruolo lavorativo uguale a quello degli adulti. Molte culture si soffermano si

quest'età nelle loro concezioni sulle diverse fasi evolutive. Le etnografie di 50 comunità nel mondo

indicano un importante cambiamento nel periodo tra 5 e 7 anni nelle responsabilità del bambino: i

bambini vengono considerati responsabili del proprio comportamento sociale e cambiano i metodo

di punizione per le trasgressioni. Gli adulti impartiscono insegnamenti pratici e si aspettano che i

bambini imitino il loro esempio, a essi vengono inculcate le buone maniere e le tradizioni. In questo

periodo la personalità del bambino è considerata formata ed egli assume nuovi ruoli sociali. Il

bambino inizia ad essere responsabile e disponibile ad apprendere le usanze ma nonostante ciò, solo

a 10 anni i genitori fanno completamente affidamento sulla sua comprensione competenza o

responsabilità. E' importante non dare troppo peso alle attese specifiche sull'età, poiché l'età in cui i

bambini iniziano a dare un contributo in particolari attività è strettamente collegata al tipo di

sostegno che da la comunità.

Molte attività che una comunità può considerare passaggi naturali dello sviluppo in realtà riflettono

il sistema della stessa comunità. Anziché dire che i cambiamenti legati all'età siano intrinseci alla

maturazione biologica dei bambini è più ragionevole chiedersi n che modo i bambini di una data

comunità possono diventare responsabili di se stessi nei modi previsti dalla stessa comunità. I

cambiamenti legati alla maturazione biologica sono sempre accompagnati da cambiamenti

altrettanto significativi nelle aspettative dell'intera comunità e nelle opportunità concesse al

bambino di partecipare alle attività considerate importanti. Solitamente, le differenze nello sviluppo

sono attribuite a variazioni nel tasso di maturazione su una linea temporale evolutiva naturale.

Alcuni autori hanno sostenuto che alcune fasi evolutive considerate naturali nelle comunità

occidentali, come l'adolescenza, siano solo creazioni culturali legate ad alcune condizioni culturali.

Tuttavia un periodo di transizione tra l'infanzia e l'età adulta è presente in tutte le culture: il periodo

intermedio tra la pubertà e l'età adulta sembra essere universale anche nelle società non industriali.

Il passaggio all'età adulta solitamente viene sancito dal matrimonio e un maggior intervallo tra la

pubertà e l'età adulta è presente nelle comunità in cui il matrimonio rappresenta la formazione di

una famiglia separata.

Gli anni che precedono il raggiungimento della maturità fisica sono considerati una fase particolare

in cui il grado di indipendenza e responsabilità è maggiore di quello dei bambini ma non ancora

paragonabile a quello degli adulti. In alcune culture l'adolescenza è considerata un periodo di

ribellione, di crisi emotivo ecc. ma questa credenza va oltre il riconoscimento di un periodo di

transizione, che è comune a molte culture ma non implica conflitti o crisi.

In diverse comunità ragazzi e ragazze sono sottoposti a riti d'iniziazione che li rendono uomini o

donne agli occhi della comunità. Questi riti degli adolescenti possono comportare forme maschili e

femminili di circoncisione. I ragazzi, durante questi riti, possono essere strappati alle famiglie e

condotti anche fuori di casa per un lungo periodo. Una risposta positiva a queste prove è considerata

segno di maggiore maturità. Le culture che ricorrono a riti d'iniziazione nell'adolescenza in genere

differiscono dalle altre. Il ricorso ai riti di iniziazione per i fanciulli può essere legato alla ridotta

presenza di figure maschili nell'infanzia, infatti sono più frequenti dove il padre è poco presente. I

riti sono più frequenti per le donne che per gli uomini e tale differenza può riflette le

preoccupazione della comunità circa il parto e la sopravvivenza madre e figlio. I riti d'iniziazione a

cui sono sottoposti i giovani riconoscono e promuovono le transizioni evolutive che registrano

cambiamenti di status nella struttura della comunità.

In molte culture sposarsi e divenire genitore segna l'ingresso nella vita adulta e benchè in alcuni casi

sia prevista un'età minima per il matrimonio, il passaggio all'età adulta al momento del matrimonio

rappresenta una transizione evolutiva basata più sul cambiamento di ruolo che sull'età.

Oggi esistono ampie differenze nelle concezioni dei vari paesi sul ruolo dell'amore nella scelta del

compagno, in quanto l'enfasi dell'amore romantico come fondamento del matrimonio sembra andare

di apri passo con l'esaltazione della gratificazione individuale: non si accorda con l'idea del

matrimonio diretto a proteggere e rafforzare legami tra famiglie nel corso delle generazioni.

L'amore romantico e l'attaccamento emotivo sono, invece, in alcune comunità considerati come una

minaccia della famiglia allargata e talvolta della comunità.

Oggi in alcune comunità di cedo medio viene individuato un periodo intermedio dell'età adulta: la

mezza età. I confini sono considerati in termini di età cronologica, come il quarantesimo anno di

età. Questa fase di vita è caratterizzata da cambiamenti fisiologici come ad esempio la menopausa.

In molte altre culture la mezza età non viene ritenuta uno stadio di vita distinto ma anche se ciò non

avviene nel periodo in cui i figli diventano adulti e si sposano i genitori attraversano dei

cambiamenti anche riguardo al compito sociale che hanno.

Per ciò che riguarda le differenze di genere nel mondo, le differenze osservate riguardo a ciò nei

bambini sono in stretta relazione con i ruoli di genere degli adulti presenti nella loro comunità. In

molte comunità i ruolo di genere sono stati ricondotti ai ruoli biologici della maternità e paternità,

con le opportunità e i limiti connessi. Da una prospettiva socioculturale non c'è sorpresa che i

bambini assistendo ai ruoli di genere nella loro società assumeranno poi quel tipo di

comportamento. Lo sviluppo nel ruolo di genere può essere anche visto come un processo di

preparazione a ruoli adulti attesi culturalmente che si basano sulla specializzazione dei generi, nella

specie umana, riguardo alla procreazione e alla cure delle generazioni successive.

Nel mondo la cura dei bambini è più spesso retaggio del mondo femminile che di quello maschile.

La nascita dei bambini e l'allattamento sono competenza delle donna, come anche l'educazione:

infatti le donne tendono a stare più vicine a casa rispetto gli uomini. I ruoli di genere dei bambini e

delle bambine corrispondono a quelli degli uomini e delle donne della loro comunità nel momento

in cui iniziano a seguire il comportamento degli adulti. Tuttavia entrambi sono impegnati nei

rispettivi lavori che dovranno svolgere.

Nel corso degli anni anche il ruolo di molte donne negli Usa è cambiato: dalla partecipazione ad

attività economiche produttive della famiglia contadine al ruolo ideale di donna della classe media,

dedita alla maternità e alla conduzione della famiglia. Prima di ciò tutti i membri lavoravano in

connessione con la comunità. Vi sono sia somiglianze sia differenze tra le varie comunità nei ruoli

lavorativi e di potere previsti per uomini e donne. Alcuni fattori in comune riguardano differenze

fisiche tra queste e la forza che essi posseggono. In alcune comunità, però, la divisione sessuale del

lavoro è più flessibile che in altre e ciascun genere si adatta facilmente al lavoro dell'altro. I diversi

modi in cui una cultura interpreta i ruoli maschili e femminili rispetto alla famiglia e alla comunità

determinano la distribuzione di potere tra uomini e donne. L'autorità delle donne che esercitano in

famiglia spesso viene sottovalutata ma in realtà ha una grande importanza all'interno di una

comunità.

Capitolo VI Autonomia e interdipendenza

Secondo molti autori, le pratiche culturali degli americani di origine europea sono caratterizzate da

indipendenza e individualismo. I genitori americani considerano l'indipendenza come l'obbiettivo a

lungo termine più importante per i figli. Qui l'adolescenza, infatti, viene vista come l'età in cui ci si

svincola dalla dipendenza dai genitori per iniziare una vita separata e indipendente. Nel quotidiano i

temi sociali richiamano l'attenzione sui modi in cui le persone considerano il rapporto tra i propri

interessi e quelli collettivi. In alcuni contesti, gli interessi individuali e quelli della comunità sono

visti in opposizione. La dinamica autonomia-interdipendenza è evidente nell'evoluzione dei rapporti

sociali tra adulti e bambini. Nelle relazioni sociali, le nuove generazioni apprendono modelli

culturali che regolano il rapporto tra individui e comunità. In questo processo ogni generazione può

mettere in questione e rivedere le usanze recedenti. In assenza di sovrapposizioni le tradizioni

culturali rimangono implicite alimentando il senso comune della gente. Un fattore da considerare è

quello dei bambini che dormono da soli: nelle famiglie americane si ritiene che dormire da solo sia

una condizione importante per lo sviluppo dell'indipendenza e nella fiducia in se stesso. Tuttavia

separare i bambini dalle proprie madri è una pratica insolita se considerata sulla prospettiva

mondiale. I bambini americani, sono incoraggiati a dipendere dalla compagnia e dal conforto non di

persone ma di oggetti. Prima di dormire, infatti, i bambini seguono un iter che prevede pulizia e

racconto di favole. Una volta a letto è previsto che dormano da soli spesso con l'aiuto di un oggetto

prediletto. In molte culture, invece, le relazioni diurne continuano anche di notte e i bimbi dormono

con gli altri membri della famiglia. L'usanza di dormire insieme è comune anche in società anche

tecnologicamente sviluppate, come il Giappone, dove i bambini dormono con la madre per la prima

infanzia e dopo con altri componenti della famiglia. I giapponesi considerano l'abitudine degli

americani come crudele.

In molti gruppi culturali le pratiche nella cura e nell'educazione si discosta dall'addestramento

all'individualità promosso nelle famiglie americane e i bambini vengono educati all'interdipendenza,

ovvero alla capacità di coordinarsi con altri membri del gruppi anziché all'individualismo. Infatti, in

queste culture i bambini sono stimolati a interagire con altri gruppi di persone e quindi anche i

bimbi piccoli raramente stanno da soli o interagiscono con una sola persona. Nelle culture dove è

promossa l'interdipendenza essere coinvolti nel gruppo non implica necessariamente uno stretto

contatto fisico ma semplicemente un orientamento dell'individuo verso il gruppo, stimolando anche

un certo grado di autonomia. E' possibile, infatti comportarsi in modo coordinato con gli latri

membri del gruppo pur mantenendo la propria autonomia. Quando partecipano a un gruppo

interdipendente gli individui di molte culture, pur avvertendo la responsabilità di coordinarsi con gli

altri si sentono liberi di prendere le loro decisioni. Nelle società occidentali sembra esserci un'eterna

tensione tra autonomia e cooperazione.

Il problema del controllo e della disciplina dei bambini da parte degli adulti richiama quello del

rapporto tra autonomia e interdipendenza. In molte discussioni sull'educazione dei bambini il

problema del controllo è concettualizzato come un rapporto tra due ruoli antagonisti: si tratta di

stabilire chi ha autorità e chi subisce il controllo. Questa visione è agli antipodi rispetto

all'atteggiamento delle comunità in cui il rispetto per l'autonomia altrui è una premessa

fondamentale. Tuttavia, nelle teorie americane spesso si assume che se gli adulti non hanno un

controllo lo prendono i bambini. Nel xx secolo i dibattiti sull'educazione hanno affrontato il

problema dell'autorità. In genere si è ritenuto che tra adulti e bambini solo una parte possa assumere


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Sara F

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Psicologia dei processi di socializzazioneSviluppo. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: La natura culturale dello sviluppo, La natura culturale dello sviluppo: principi fondamentali e metodi di studio, Lo sviluppo come partecipazione dinamica ad attività culturali, ecc.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in teorie della comunicazione e dei linguaggi
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dei processi di socializzazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Ingrassia Massimo.

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