La natura culturale dello sviluppo
Capitolo I: Principi fondamentali e metodi di studio
Lo sviluppo umano è un processo culturale e gli esseri umani sono predisposti biologicamente a partecipare ad attività culturali, a utilizzare strumenti o apprendere il linguaggio. Ed è proprio grazie a questi strumenti che possiamo ricordare eventi non vissuti in prima persona, partecipando così all'esperienza di generazioni passate.
Lo sviluppo implica una partecipazione degli individui a comunità culturali e può essere compreso solo alla luce delle pratiche culturali e delle condizioni di tali comunità, anch'esse in continua evoluzione. L'orientamento culturale sottolinea che culture differenti possono aspettarsi particolari capacità dei bambini in periodi diversi dell'infanzia e considerare sorprendenti anche pericolose tabelle di marcia di altre culture.
La variabilità delle aspettative riguardanti i bambini e il loro sviluppo acquista significato solo se teniamo in considerazione le diverse condizioni di vita e specifiche tradizioni e pratiche culturali, come ad esempio le differenze nel modo di preparare il pranzo o accudire i bambini, l'individuazione nelle figure di sostegno, i ruoli sociali e quali sono i traguardi evolutivi previsti per essere considerati adulti. La ricerca culturale è necessaria per superare le eccessive generalizzazioni secondo cui lo sviluppo procederebbe ovunque allo stesso modo e per poter individuare e spiegare le similarità o le differenze tra le diverse comunità.
Con l'avvento dell'industrializzazione e l'esigenza di sistematizzare i servizi sociali, quali l'educazione e le cure mediche, l'età divenne un'unità di misura dello sviluppo e un criterio per classificare le persone. Istituzioni specifiche sono state create per gruppi di diverse età e proprio in questo periodo vengono a svilupparsi la pediatria e la psicologia evolutiva, gli istituti per anziani e le scuole ordinate per età.
La prospettiva socioculturale sottolinea il ruolo dei processi culturali nello sviluppo del pensiero, della memoria, del ragionamento e della capacità di problem solving. Il fondatore di questo orientamento, Vygotskij, riteneva che lo studio dello sviluppo infantile dovesse considerare anche le influenze culturali, in quanto i bambini vivono sempre in una data società e in un dato periodo storico. Secondo lui, l'obiettivo non era studiare il bambino eterno ma rivelare il bambino storico.
Un'analisi integrata della natura storica e culturale dello sviluppo proviene da un approccio interdisciplinare che comprende psicologia, antropologia, storia, sociolinguistica, pedagogia, sociologia e altri campi. Esso si basa su una serie di tradizioni di ricerca, tra cui l'osservazione partecipante delle attività quotidiane in una prospettiva antropologica, le ricerche psicologiche in contesti naturali o di laboratorio, i resoconti storici e le analisi di eventi filmati. Per comprendere le costanti relative allo sviluppo è importante considerare la nostra concezione dei processi culturali e del loro rapporto con lo sviluppo individuale.
Principi introduttivi per comprendere i processi culturali
- Secondo il principio fondamentale sovraordinato, lo sviluppo umano implica una partecipazione, sempre mutevole, alle attività socioculturali delle comunità in cui viviamo, anch'esse in continua evoluzione.
- La cultura non è semplicemente ciò che fanno gli altri.
- Lo studio della propria cultura e quella degli altri richiede l'assunzione di una prospettiva per contrasto.
- Le pratiche culturali sono tra loro correlate e si influenzano a vicenda e ciascuna va compresa in rapporto alle altre. È essenziale comprendere il modo in cui le pratiche culturali si influenzano reciprocamente dando origine a modelli culturali che danno senso alle variazioni osservate.
- Le comunità culturali si evolvono continuamente al pari degli individui che ne fanno parte.
- Non esiste un modo migliore di fare le cose. Studiare le diverse pratiche culturali non significa determinare quale sia giusta ma c'è sempre qualcosa da imparare.
Entrare in contatto con persone e modi di vita diversi può renderci consapevoli di vari aspetti del comportamento e coloro che si immergono in una cultura diversa dalla propria sperimentano uno shock culturale. Infatti, i paragoni tra diverse usanze possono creare un senso di disagio in coloro che non hanno mai considerato le proprie certezze culturali. Dare dei giudizi di valore sulle altre culture, inoltre, è una forma di etnocentrismo: si applica un giudizio di valore secondo cui le usanze culturali di altri popoli sarebbero immorali o insensate, sulla base del proprio bagaglio culturale, senza però considerare il significato acquisito all'interno della comunità in cui si sono formate.
Quando si osserva dall'esterno un sistema di significati, le usanze che lo caratterizzano possono essere considerate inappropriate, laddove invece al suo interno acquistano significato. Per studiare lo sviluppo è necessario separare i giudizi di valore dall'osservazione dei fatti: è importante esaminare il significato e gli scopi degli eventi in base alla loro struttura e alla priorità culturale locale. Interpretare il comportamento delle persone non tenendo conto della loro prospettiva culturale rende le osservazioni senza significato.
Ridurre l'etnocentrismo non vuol dire evitare giudizi di valore consapevoli né escludere cambiamenti ma, se si va oltre l'idea che esiste un solo modo di fare le cose, allora si può considerare la possibilità di altri punti di vista che hanno epoche e luoghi diversi. La diversità culturale all'interno di un paese o tra i diversi paesi è una risorsa per la creatività e il futuro dell'umanità. Tra le usanze di popoli diversi vi sono idee e modi di agire che potrebbero essere importanti per affrontare sfide future. Una cultura umana uniforme, infatti, limiterebbe le possibilità di fronteggiare necessità ed evenienze future.
Riconoscere che gli obiettivi dello sviluppo variano secondo tradizioni e condizioni culturali è fondamentale per andare oltre il proprio sistema culturale. È solitamente difficile per un teorico o ricercatore individuare i propri preconcetti sullo sviluppo, ma alcuni teorici e ricercatori hanno permesso di superare questi presupposti etnocentrici. Le teorie e le ricerche oggi considerano in modo più attento il rapporto tra i vari obiettivi culturali e i modelli evolutivi ideali.
Ad esempio, un determinato linguaggio della scuola è apprezzato in alcune culture ma non in altre. L'enfasi sulla lettura e la scrittura o sugli stili discorsivi promossi nelle scuole non riveste la stessa importanza in tutti i contesti culturali. In ogni cultura, lo sviluppo è orientato verso finalità particolari, secondo le competenze promosse dalle istituzioni e tecnologie locali. Gli adulti incoraggiano l'assunzione di ruoli e l'esercizio di pratiche della propria comunità o di quella che si aspettano in futuro.
Il necessario riconoscimento delle differenze culturali nella definizione degli obiettivi dello sviluppo non implica che in ciascuna comunità abbia un unico tipo di valori o priorità. Il trattamento dell'infanzia come un periodo di preparazione alla vita differisce dal modo in cui le comunità dei bambini partecipano alla vita degli adulti e non vengono isolati né posti in strutture come le scuole.
Per studiare lo sviluppo al di là dei pregiudizi è necessario promuovere occasioni di dialogo tra chi si trova in una prospettiva interna e chi osserva le cose dall'esterno. Tuttavia, i ricercatori si chiedono in che misura i due diversi punti di vista rappresentano il vero. La tesi secondo cui solo i membri di una certa comunità hanno accesso al significato degli eventi è resa problematica dalla grande variabilità di opinioni tra i membri della stessa comunità e dalla difficoltà di determinare chi sia adatto a rappresentare un gruppo. Inoltre, i membri della comunità hanno difficoltà a divenire consapevoli del proprio modo di vivere, in quanto lo danno per scontato.
Quando cercano di studiare una comunità, gli osservatori esterni incontrano difficoltà dovute alle reazioni della gente nei loro confronti, in quanto essi sono estranei e riescono a comprendere solo in parte alcune pratiche culturali locali. L'identità straniera non è neutrale ma consente di accedere solo ad alcune situazioni. Mentre quando è l'osservatore interno ad osservare, le persone possono reagire in modo differente se pensano di essere osservate e, al pari degli osservatori esterni, anche loro non hanno una posizione neutrale.
Il processo di verifica approfondita è essenziale per studiare i processi culturali. La distinzione, proposta da Berry, tra approccio emico, etico imposto ed etico derivato alla ricerca culturale è preziosa per comprendere questo processo di revisione. Nell'approccio emico, il ricercatore cerca di comprendere il punto di vista culturale degli appartenenti alla comunità, attraverso osservazioni o partecipando ad attività quotidiane. La ricerca etica imposta ed etica derivata mirano a generalizzare o confrontare due o più gruppi. Nella prima, il ricercatore propone una serie di affermazioni sul comportamento umano nelle diverse culture, imponendo assunti culturali inappropriati (somministrazione test non appropriati). Nell'approccio etico derivato, invece, il ricercatore adatta il modo di porre domande, di osservare e interpretare alla prospettiva dei partecipanti. Questo approccio è essenziale per discernere i modelli culturali nella loro varietà.
Capitolo II: Lo sviluppo come partecipazione dinamica ad attività culturali
Quando gli psicologi iniziarono ad indagare il ruolo dei processi culturali nello sviluppo cognitivo, restarono perplessi alla difficoltà di spiegare la vita quotidiana delle persone attraverso le concezioni prevalenti sullo sviluppo e la cultura. Di fronte a questi ostacoli, molti autori iniziarono a ricercare nuovi modelli più efficaci per concettualizzare il rapporto fra fattori individuali e culturali. Un errore però consisteva nel voler separare l'individuo dal resto del mondo, attribuendogli una serie di caratteristiche generali, solo secondariamente influenzate dalla cultura.
La teoria storico-culturale ha contribuito a far chiarezza sull'argomento. Negli anni sessanta, gli psicologi cercarono di applicare test cognitivi, sviluppati in America e Europa, a bambini di altri paesi. Questi test si basavano sulla teoria evolutiva di Piaget e l'obiettivo era quello di usare strumenti slegati ad attività quotidiane per esaminare le abilità degli individui indipendentemente dalle loro conoscenze. Alla base vi era la convinzione che la competenza delle persone si potesse studiare attraverso problemi di cui non si conoscessero prima le modalità risolutive. Ci si attendeva che alcuni individui si trovassero in uno stadio avanzato o mostrassero abilità logiche migliori. Lo sconcerto dei ricercatori nasceva dalla constatazione che le stesse persone che ottenevano scarsi risultati ai test mostravano notevoli capacità di ragionamento e memoria in altri contesti.
Recentemente sono state proposte diverse teorie sul rapporto tra sviluppo individuale e processi culturali che considerano in modo specifico entrambi. Il lavoro della Mead ha mostrato che i momenti di attività condivisa hanno sempre conseguenze sullo sviluppo. Le sue osservazioni filmate di situazioni di vita quotidiana hanno evidenziato gli aspetti culturali del comportamento e delle interazioni tra gli individui. Molte ricerche hanno contribuito a definire il rapporto tra sviluppo individuale e processi culturali. Il più grande contributo è stato dato da due orientamenti fondamentali: il modello psicoculturale di Whiting e Whiting e la teoria ecologica di Bronfenbrenner.
Il primo studia il rapporto tra sviluppo individuale e aspetti ambientali immediati, partner sociali, valori culturali e sistemi istituzionali. Secondo tale modello, per comprendere lo sviluppo è necessario acquisire dettagliate informazioni sulle situazioni in cui esso ha luogo. Il modello di Whiting è orientato a uno studio più approfondito dei processi culturali, rispetto a quanto avviene nelle ricerche che si limitano a stabilire relazioni tra lo sviluppo del bambino e categorie generiche. Secondo gli autori, lo sviluppo è il prodotto di una serie di condizioni sociali e culturali in cui è immerso il bambino e che i sistemi di sussistenza determinano l'ambiente di apprendimento del bambino che a sua volta influenza il comportamento e lo sviluppo dello stesso.
Il modello ecologico di Bronfenbrenner ha portato un contributo importante allo studio degli aspetti culturali dello sviluppo. Egli ha sottolineato il ruolo delle interazioni tra organismo e ambiente, entrambi in continua trasformazione. In tale prospettiva, l'ambiente è costituito tanto dai contesti di cui si ha diretta esperienza quanto da sistemi culturali e sociali. La sua teoria ecologica è rappresentata con una serie di cerchi concentrici in cui il più grande contiene il più piccolo. Il cerchio centrale è il più vicino all'esperienza immediata dell'individuo, mentre i più grandi si riferiscono a situazioni che esercitano un'influenza meno diretta.
- Microsistemi: esperienze immediate (scuola, casa).
- Mesosistemi: relazioni fra microsistemi vissuti dall'individuo (rapporto fra casa e scuola).
- Esosistemi: punto di connessione tra microsistemi e situazioni cui il bambino non partecipa direttamente (lavoro genitori).
- Macrosistema: costituito dall'ideologia e istituzioni sociali che denominano a cultura o subcultura.
Tale modello ha portato un prezioso contributo nel sottolineare il ruolo delle relazioni tra molteplici situazioni e contesti che coinvolgono direttamente o indirettamente il bambino. Vygotskij, si basa su un approccio storico-culturale e considera lo sviluppo nel suo contesto storico, sociale, culturale senza fare distinzione. Egli riteneva che i bambini dal punto di vista cognitivo imparassero a usare una serie di strumenti culturali nel corso delle interazioni con partner più competenti, all'interno di una zona di sviluppo prossimale. Interagendo con gli altri, il bambino può portare a termine un compito in modo indipendente, adattando strumenti che gli vengono forniti ai propri obiettivi.
Le interazioni nella zona di sviluppo prossimale consentono al bambino di partecipare ad attività che non avrebbe potuto affrontare da solo. Questi strumenti, che sono strumenti culturali, vengono ereditati dalle precedenti generazioni e trasformate dalle successive.
Capitolo III: Individui, generazioni e comunità culturali dinamiche
Il dibattito natura/cultura oppone biologia e cultura, sostenendo che, se qualcosa è culturale non può essere biologico e viceversa. Questo dibattito attribuisce le somiglianze di comportamento alla biologia e le differenze alla cultura. Gli uomini hanno molto in comune sia biologicamente che culturalmente e le somiglianze tra le diverse comunità non corrispondono alla divisione dei fenomeni in biologici e culturali. Alcuni aspetti come il linguaggio, appartengono al nostro patrimonio culturale e parte della nostra eredità biologica è molto flessibile.
Le differenze culturali consistono generalmente in variazioni su temi universali, come per esempio le modalità di apprendimento dei bambini che variano di paese in paese. Ma tuttavia tutti i bambini apprendono attraverso qualche tipo di attività sociale. Nello studio dello sviluppo è essenziale comprendere in che cosa esso sia simile nelle varie culture e in cosa differisca. La teoria di Vygotskij aiuta a comprendere la natura integrata dello sviluppo individuale, biologico e culturale. Egli ha proposto di studiare 4 livelli evolutivi interconnessi, che riguardano il rapporto tra individuo e ambiente a diversi intervalli temporali:
- Sviluppo ontogenetico: comprende la vita di ogni singolo individuo;
- Sviluppo filogenetico: rappresentato da cambiamenti genetici;
- Sviluppo storico-culturale: produce materiali e strumenti simbolici;
- Sviluppo microgenetico: si riferisce all'apprendimento continuo degli individui in un dato contesto in base alla loro eredità genetica e storico-culturale.
Due prospettive, in modo particolare, mostrano l'interazione tra processi biologici e culturali: la prima riguarda la predisposizione del neonato ad apprendere dagli altri, mentre la seconda indaga le differenze di genere. Alla nascita il bambino è predisposto ad apprendere i comportamenti di chi lo circonda e inoltre è predisposto ad apprendere il linguaggio. Gli studi di apprendimento del linguaggio seguono lo stesso ordine nelle comunità più varie. L'apprendimento umano è facilitato da un'infanzia lunga, se comparata a quella di altre specie animali e questo è probabilmente responsabile della nostra adattabilità.
In questa precoce fase evolutiva i bambini possono imparare gli usi e i costumi della propria comunità con grande flessibilità. Lo sviluppo del linguaggio del bambino dipende sia dalla capacità di percepire le differenze nel linguaggio e sia dall'esperienza nell'ascolto delle conversazione degli altri. La predisposizione a stare attenti alle differenze nel linguaggio ha sicuramente origine da processi biologici che socioculturali. Il comportamento del bambino va considerato alla luce della relazione instaurata con le persone che lo accudiscono e delle usanze culturali che incoraggiano la sua partecipazione alla vita della comunità. Nel corso dell'infanzia, il bambino partecipa attivamente alle attività socioculturali, perfezionando il proprio apprendimento.
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Psicologia dei processi di socializzazione – Sviluppo sociale
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Psicologia dei processi di socializzazione – Sviluppo sociale
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Psicologia generale