Influenze extrafamiliari
Introduzione
Un tempo gli psicologi tentarono di fornire una spiegazione delle caratteristiche del processo di socializzazione limitandosi a osservare esclusivamente il contesto familiare, in particolare la relazione madre-bambino. Solo gradualmente si è iniziato a prendere in considerazione anche altre fonti di influenza: in primo luogo quelle provenienti all'interno della famiglia, considerando anche il padre e i fratelli, e successivamente quelle provenienti dall'esterno come i coetanei, la scuola, i mass media. La scuola stessa esige che il bambino adatti il proprio comportamento alle situazioni in modi diversi da quelli necessari all'interno della famiglia.
Relazioni tra coetanei
È stata proposta una distinzione tra due tipi di relazione tra i coetanei:
- Relazioni verticali: sono quelle che si formano con una persona che ha una conoscenza e un potere superiore e coinvolgono una persona adulta come genitori o insegnanti. Gli adulti controllano, il bambino si sottomette, il bambino cerca aiuto, l'adulto lo offre. La funzione principale delle relazioni verticali è fornire al bambino sicurezza e protezione, come avviene, per esempio, nel caso dei legami di attaccamento. Un'altra funzione è quella di permettere al bambino di acquisire conoscenza e capacità.
- Relazioni orizzontali: sono quelle che il bambino ha con persone che possiedono lo stesso livello di potere sociale; sono di tipo paritario e sono basate su interazioni che sono reciproche. Questo si verifica, per esempio, quando i bambini giocano insieme: uno si nasconde, uno lo cerca. I ruoli possono essere invertiti perché i due elementi della coppia hanno le stesse capacità. La funzione delle relazioni orizzontali è quella di fornire ai bambini l'opportunità di apprendere abilità come cooperazione e competizione.
Tale distinzione non è assoluta, la relazione con un fratello più grande, per esempio, contiene sia elementi di reciprocità che di complementarietà. Ciò nonostante, la relazione con i coetanei fornisce uno sviluppo unico, proprio perché il partner è di pari livello. Vi è un'altra ragione per la quale la distinzione fra relazioni verticali e orizzontali non deve essere considerata assoluta. A volte i gruppi di coetanei svolgono funzioni che in condizioni normali appartengono al sistema adulto-bambino, come per esempio dare il benessere e la sicurezza che derivano dal legame di attaccamento.
Sviluppo delle relazioni con i coetanei
Durante il corso dello sviluppo, il contatto dei bambini con i coetanei aumenta in modo graduale, mentre diminuisce quello con gli adulti. Il modo in cui i bambini si relazionano con i coetanei è influenzato da diversi fattori: le caratteristiche del carattere come la socievolezza, le precedenti esperienze di interazione con i coetanei, le affinità con il partner e l'esistenza di un legame di amicizia tra i due, le circostanze nel quale ha luogo l'interazione e la funzione che la cultura nella quale è inserito il bambino assegna al ruolo dell'interazione con i coetanei. Ma soprattutto le relazioni con i coetanei sono influenzate dallo stadio dello sviluppo che il bambino ha raggiunto e dal tipo di abilità sociali di cui dispone per interagire con una persona del suo stesso livello.
Già a partire dai 3 mesi di vita, il neonato mostra interesse per gli altri bebè e tende ad osservarli per un periodo maggiore rispetto all'adulto, compiendo anche movimenti improvvisi ed eccitati. È solo a partire dal secondo anno di vita che emerge il comportamento interattivo. Inizialmente tali interazioni assumono forme semplici: il bambino A porge il giocattolo, per esempio, al bambino B, il bambino B tocca o prende il giocattolo senza guardare il bambino A e la sequenza finisce lì. A partire dal secondo anno di età, le interazioni con i coetanei sono più frequenti e più complesse. Il gioco diventa reciproco, i bambini riescono a rispettare i ruoli e cambiare i turni. Sono perciò possibili giochi nei quali un bambino scappa e l'altro l'insegue. Alla fine del secondo anno di vita, le coppie di bambini trascorrono maggior tempo nel gioco sociale invece che in quello solitario, trascorrono maggior tempo con i coetanei anche quando la madre è presente.
Le capacità verbali e di gioco simbolico modificano in modo sempre maggiore la qualità delle interazioni con i coetanei. Ora i bambini sono in grado di comunicare significati e di condividere le conoscenze rispetto alle attività intraprese, sono dunque in grado di impegnarsi in diversi tipi di gioco di finzione, negoziando l'uno con l'altro le regole che determinano la struttura del gioco stesso.
Con l'ammissione a scuola aumentano le possibilità di interazione con i coetanei a disposizione del bambino. Aumenta la capacità di comunicare informazioni e significati, come anche quella di collaborare e condividere le abilità. Allo stesso tempo si amplifica la competenza del bambino a leggere gli stati emotivi, le motivazioni e le intenzioni degli altri, tuttavia i bambini diventano più selettivi nella scelta dei bambini, i gruppi sono quasi esclusivamente formati da bambini dello stesso sesso, ma le amicizie tra coppie di bambini acquisiscono un significato notevole e permanente.
Importanza delle relazioni negli anni dell'adolescenza
Le relazioni con i coetanei diventano più importanti negli anni dell'adolescenza. Il tipo di relazioni che vengono stabilite in questo periodo possono fungere da prototipo per le relazioni future. Uno degli ambiti in cui ciò appare evidente è rappresentato dalla sfera delle relazioni eterosessuali. Ricompaiono infatti gruppi misti che sono seguiti da coppie miste. L'essere graditi o meno possiede implicazioni notevoli per il benessere del bambino, è divenuto chiaro che il livello di accettazione da parte dei coetanei può avere delle implicazioni per la salute mentale del bambino.
Al fine di valutare quanto un bambino sia popolare tra i suoi coetanei, gli psicologi hanno fatto ricorso a una serie di tecniche sociometriche, per esempio si fornisce al bambino un elenco di nomi di compagni di classe o loro foto e gli viene chiesto di rispondere alla domanda "Con chi ti piacerebbe giocare?" o fanno domande su ciascun compagno. Con tale metodo si ottengono valutazioni su ogni bambino su una scala di piacere-dispiacere.
Inizialmente la popolarità era considerata come una misura che si sviluppava su un continuum unidirezionale con a una estremità i bambini che sono ben accetti al gruppo e dall'altra coloro che vengono rifiutati. I bambini poco graditi appartengono a due categorie distinte: quella dei bambini rifiutati e quella dei bambini ignorati. I bambini graditi sono apprezzati in quanto estroversi, hanno una personalità socievole e sono abili nell'interagire sia in situazioni diadiche che in gruppi.
I bambini rifiutati sono poco capaci nell'interazione con i coetanei, molti di loro mostrano un comportamento inadeguato, sono spesso asociali e aggressivi. Anche i bambini ignorati sono poco capaci nelle interazioni con i coetanei, tendono a evitare gli incontri diadici e a preferire i gruppi, anche se a causa della loro timidezza giocano sempre da soli.
Si pensa che il bambino che viene rifiutato non abbia la possibilità di sviluppare le abilità di interazione sociale e di conseguenza si comporterà in maniera inadeguata. È possibile invece che bambini ignorati diventino timidi e solitari proprio perché ignorati. I bambini graditi mettono in atto comportamenti molto adatti all'avvicinamento al gruppo e hanno una buona gestione delle interazioni sociali, così vengono accettati e rapidamente graditi. Esistono prove secondo le quali esiste un rischio che i bambini rifiutati sviluppino successivamente problemi di adattamento. La scarsa qualità delle relazioni con i coetanei durante l'infanzia sembra predire successivi disturbi di adattamento, i bambini rifiutati dai loro coetanei costituiscono un gruppo a rischio, tra le conseguenze a lungo termine descritte in letteratura, vi è lo scarso rendimento scolastico, l'abbandono della scuola, la delinquenza giovanile, ecc.
La rinuncia alla socialità è caratteristica dei bambini inibiti da un punto di vista sociale, assai poco sicuri nelle interazioni e che diventano di conseguenza isolati e rifiutati dai compagni per la loro stessa scarsa volontà di aggregazione, anche questi bambini sono a rischio per quanto riguarda lo sviluppo di problemi psicologici.
Amicizia e benessere
Essere graditi non vuol dire avere amici, da un lato è sicuramente possibile che un bambino considerato popolare non abbia nessuno amico in particolare e dall'altro che molti bambini poco graditi abbiano comunque uno o due amici. Questo è vero in modo particolare se si considera che l'avere degli amici è importante per la grande maggioranza dei bambini, i quali senza di essi, potrebbero provare una solitudine molto intensa. L'esperienza soggettiva di sentirsi rifiutati non significa esserlo effettivamente, qualsiasi sia l'origine di questa sensazione, può indurre sofferenza ed essere associata, in particolare durante il periodo adolescenziale, alla depressione.
La funzione dell'amicizia è quella di fornire compagnia e divertimento al bambino. L'amicizia ha anche altre funzioni meno dirette: le amicizie sono contesti all'interno dei quali i bambini acquisiscono o elaborano competenze sociali basilari come la comunicazione e la collaborazione; forniscono al bambino la conoscenza di sé, come la conoscenza degli altri e del mondo; danno un supporto emotivo in caso di stress; sono i precursori di relazioni successive (sentimentali, matrimoniali e genitoriali). Le amicizie costituiscono un ambito all'interno del quale vengono promossi i sentimenti di autostima e dov'è possibile svelare se stessi, cosa che ai giovani risulta difficile con i membri della famiglia.
Nel periodo prescolastico e nei primi anni di scuola gli amici sono visti come dei compagni di gioco con i quali si possono condividere alcune attività, oppure vengono considerati in termini di vicinanza (vive nella casa accanto). Successivamente, verso la media infanzia, vengono enfatizzati i valori e i gusti in comune, come anche il piacere della compagnia l'uno per l'altro. Infine, a partire dai 12 anni, le amicizie vengono considerate in termini di possibilità di scambiarsi i segreti, di avere sentimenti in comune e di poter ricevere un aiuto in caso di problema psicologico.
Dopo l'ammissione a scuola, il numero di relazioni aumenta considerevolmente, ma durante l'adolescenza si osserva un decremento nel numero di amici anche se è compensato da un'aumentata profondità delle relazioni esistenti. Durante il periodo più avanzato dell'infanzia, le amicizie diventano ancora più stabili, le ragazze sono più disposte a condividere con le amiche i propri segreti rispetto ai ragazzi.
Apprendimento collaborativo tra coetanei
Una buona illustrazione degli aspetti positivi dell'interazione tra coetanei è rappresentata dall'apprendimento collaborativo. È utile distinguere tre tipi di apprendimento collaborativo tra coetanei:
- Educazione di un coetaneo: si riferisce a situazioni nelle quali un bambino aiuta l'altro fornendogli istruzioni e linee guida. Il bambino istruttore è spesso più grande del bambino che apprende, pertanto i due non sono dei veri coetanei. Ciò che conta tuttavia è che esiste un certo grado di asimmetria tra le conoscenze possedute all'interno della coppia ed è proprio su questo punto che si basa l'interazione.
- Apprendimento collaborativo: in questa situazione i bambini vengono organizzati da un educatore in gruppi o squadre.
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Psicologia dei processi di socializzazione – Sviluppo
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Psicologia dei processi di socializzazione – Parenting
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Psicologia dei processi di socializzazione – Sviluppo sociale
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