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La nascita di un figlio sancisce il ruolo di padre e di madre ma i cambiamenti al livello psicologico

sono più complessi: infatti questa può rappresentare una crisi per la coppia. La vita quotidiana va

riorganizzata e spesso le esigenze della coppia passano in secondo piano. Questo dipende non solo

dalle risorse e dall'esperienza genitoriale ma anche ad esempio dal temperamento del neonato. Si

può anche verificare una situazione depressiva come rischio per la qualità del parenting: aumenta la

fragilità del genitore rispetto a eventi prima tollerati. Nei primi 3 mesi del bambino sul piano

emotivo i genitori percepiscono il loro ruolo in modo negativo e ansioso e queste emozioni a volte

sono accompagnate da rifiuto e ostilità verso i figli.

La capacità della madre nell'affrontare ansie dipende anche dalla qualità e della presenza del padre:

in alcuni casi il padre potrebbe sentirsi escluso dal rapporto madre-figlio oppure non sviluppare un

atteggiamento molto empatico nei confronti delle fatiche della compagnia e ciò facilita eventi di

stress. La qualità del rapporto tra i coniugi garantisce lo sviluppo di un parenting sensibile ed

efficace. Un fattore a rischio per le coppie e la giovane età dei genitori.

L'età compresa tra i 9 e i 18 mesi del bambino è una fase ricca di novità evolutive e oltre allo

sviluppo del linguaggio e della comunicazione il bambino inizia a spostarsi da solo e le dimensioni

del parenting che entrano in gioco sono il controllo e il dare limiti ai comportamenti infantili.

Secondo LeVine a questa età la prima funzione di socializzazione è quindi la sicurezza e la

protezione del bambino. Il secondo anno di vita è caratterizzato da interventi verbali ricchi di divieti

e proibizioni, mentre negli anni successivi i controlli diminuiscono e iniziano a farsi strada le prime

regole. Un controllo genitoriale carente e una custodia inadeguata diventano fattori di rischio per

incidenti comuni. Secondo i teorici dell'attaccamento le relazioni che si stabiliscono in questa fase

sono fondamentali per l'adattamento del bambino. Un attaccamento sicuro fornisce una base stabile

per esplorare l'ambiente circostante. Un attaccamento insicuro sembra invece ostacolare il processo

di indipendenza e qui si presenta il Fenomeno di Referenza: il bambino in presenza di estranei

rivolge lo sguardo verso la madre per osservare le sue reazioni emotive e orientarsi in base alle sue

risposte.

Nell'ambito dello sviluppo il bambino deve percorrere sia uno sviluppo cognitivo che emotivo. Nel

primo i bambini negli anni prescolari diventano capaci di svolgere più di un'azione e di

comprendere le relazioni tra cause ed effetti. Mentre esistono tre strategie che favoriscono lo

sviluppo emotivo:

 Modeling: gli adulti che interagiscono con lui fin dalla nascita mostrano reazioni emozionali

che da lui vengono osservate.

 Reazioni contingenti: reazioni che i genitori hanno e che cambiano con il corso dello

sviluppo.

 Insegnamento: i genitori insegnano l'uso del linguaggio e diversi aspetti della vita

emozionale.

Alcuni comportanti dei genitori che favoriscono lo sviluppo linguistico sono: richiamare

l'attenzione del bambino sugli eventi dell'ambienti per indicarli e denominarli, stimolare

l'apprendimento facendo si che lo stimolo verbale accompagni il comportamento attentivo del

bambino, rinforzare le espressioni linguistiche.

Il periodo della fanciullezza è caratterizzato dall'ingresso nel mondo della scuola con l'ampliamento

delle relazioni sociali. Il bambino inizia a costruire le prime relazioni di amicizia e le abilità

cognitive rivelano la comparsa del pensiero logico e l'ampliamento del vocabolario consente al

bimbo di esprimere idee e raccontare fatti. I ricercatori hanno studiato l'influenza del parenting su

diverse aree dello sviluppo cognitivo sia ponendo in relazione fattori macrostrutturali (istruzione dei

genitori) e sia studiando in modo analitico le relazioni familiari. L'interazione del genitore si

modifica in base al livello di competenza del bambino. I progressi nell'apprendimento, attestano che

la sensibilità e il sostegno da parte della famiglia sono preziosi per lo sviluppo nella zona

prossimale: si tratta di una collaborazione reciproca, poiché il bambino è molto ricettivo alla guida

del genitore e quest'ultimo risponde offrendo u aiuto che verrà eliminato a mano a mano che il

bambino raggiunge il livello successivo. In questo periodo evolutivo i progressi nello sviluppo

cognitivo influenzano anche la cognizione sociale e in particolare la capacità di autoregolazione dei

comportamenti in conformità a regole o stadnard sociali. Un altro aspetto cruciale è il senso di

autostima e autoefficacia che i bambini possono sviluppare attraverso il successo scolastico o

obbiettivi sociali. I genitori esercitano qui un'influenza di rilievo. Importanti, inoltre, sono le

attribuzioni che influenzano le aspettative personali di successo, la motivazione all'apprendimento e

l'idea di sé come persona in grado di avere un controllo sugli eventi. Le attribuzioni sono il risultato

della valutazione che gli altri hanno fatto della cause del successo (o fallimento) nell'attività, ma

con il succedersi delle esperienze i ragazzi formano le loro aspettative personali. Alcuni autori

hanno studiato l'influenza del parentig sull'orientamento motivazionale dei bambini facendo la

distinzione tra schemi di padronanza e impotenza. Il primo stile motivazionale è quello più

funzionale all'apprendimento e favorisce la perseveranza nell'attività: è incentrato sull'impegno e

sulla ricerca di soluzioni. Il secondo stile è caratterizzato da aspettative negative e di sicuro

insuccesso, le madri di bambini con schemi di padronanza sono solitamente sensibili alla richiesta

di aiuto dei figli nei compito e promuovono comportamenti orientati alla ricerca di soluzioni. Le

madri con schemi di impotenza mostrano emozioni negative e non rispondo fornendo dei

suggerimenti per continuare l'attività e tendono a comunicare al figlio di arrendersi. Durante i primi

anni di scuola le dimensioni del parenting assumono grande importanza e in questa fase il sostegno

emotivo dovrebbe essere maggiori nei genitori.

Tra gli 11 e i 13 anni i cambiamenti psicologici sono influenzate dai cambiamenti fisici, con un

anticipo di qualche anno nelle ragazze rispetto ai ragazzi. Questa fase rappresenta un momento

critico anche per i genitori in quanto i cambiamenti biologici e fisici che i ragazzi sperimentano

mettono in moto complesse dinamiche di ridefinizione della loro identità e si amplificano quando la

pubertà è precoce. Da un punto di vista cognitivo il ragazzo diventa capace di articolare forme di

pensiero astratto e sviluppa capacità di riflessione sui propri pensieri. Rispetto agli stati emotivi, gli

adolescenti sperimentano emozioni negative e sono spesso instabili. Diverse ricerche indicano che

la qualità delle relazioni con il padre e con la madre predice in misura diversa l'adattamento dei

figli: i problemi emozionali o quelli comportamentali aumentano quando i figli percepiscono i

genitori come distanti, poco affettuosi o di scarso sostegno. Nel passaggio alla preadolescenza nei

figli cambia anche la percezione delle relazioni familiari e dei comportamenti educativi dei genitori.

Riguardo al controllo i punti di vista sono differenti: gli adulti ritengono di essere poco informati

sulle uscite o amicizie dei figli, mentre questi ultimi si sentono controllati. In fondo gli adulti

mantengono un ruolo di controllo e di guida sui comportamenti e sulle scelte dei figli ma questi

ultimi sembrano percepire l'influenza in modo diverso. La prima adolescenza è il periodo di

maggiori divergenze di prospettiva tra genitori e figli sui diritti di ciascuno e sui modo di intendere

l'autonomia. In questa fase l'amicizia con i coetanei e la vita di gruppo assumono uno spazio

centrale nell'esperienza dei ragazzi. Inoltre, si verificano anche i primi innamoramenti e si

stabiliscono relazioni più intime. Una dimensione del parenting che assume particolare importanza

in adolescenza e il Monitoring, definito come quell'insieme di comportamenti del genitore, fra loro

interrelati che implicano attenzione e sorveglianza alle attività del figlio, ai luoghi in cui si trova e al

benessere che ne trae. Solitamente questo atteggiamento è maggiore verso le femmine che per i

maschi. C'è accordo tra gli studiosi che uno scarso monitoring sia uno dei fattori che predice

l'incidenza di fattori a rischio tra i giovani. Molti genitori, inoltre, durante l'adolescenza dei figli

sperimentano maggiori livello di stress e sentimenti di inadeguatezza, a volte di depressione. Le

aree del conflitto generalmente sono: il tempo, lo spazio, il corpo,, l'impegno nelle attività

scolastiche.

Capitolo 4 Madri e padri

La famiglia come sistema primario di relazioni intime non ha una configurazione unitaria ma la sua

struttura può variare in base a determinati fattori. Tuttavia in tutto ciò è possibile rintracciare la

costante del ruolo materno e paterno. Diverse teorie psicologiche hanno sottolineato il ruolo

primario della madre rispetto ad altre figure familiari, con una funzione che è fondamentale tanto

per la salute fisica del bambino quando per il suo adattamento. Ma queste teorie tuttavia vengono

smentite da ricerche antropologiche. I padri come le madri sanno essere solleciti e attenti ai bisogni

dei figli piccoli sia in società semplici che in quelle industrializzate. Le ricerche suggeriscono che

entrambi i genitori sono in grado di esprimere un parenting efficace e sensibile anche se ci sono

alcune differenze nelle interazioni con il bambino. E' con lo sviluppo successivo del bambino che i

comportamenti genitoriali si differenziano. Nei primi 3 mesi di vita del figlio le madri dedicano più

tempo alle cure fisiche, lo tengono in braccio più spesso rispetto ai papà per accudirlo. I bambini

solitamente scelgono la madre per cercare conforto e sicurezza ma nel secondo anno di vita questa

preferenza diminuisce. E' stato osservato che i padri sono coinvolti più di frequente in attività di

movimento e stimolazione fisica. Sembra emergere, dunque, una sorta di specializzazione dei ruoli

di genere ma anche di intercambiabilità del parenting tra i due genitori,almeno in quei contesti

sociali in cui gli uomini sono partecipi alla gestione pratica della famiglia. La dimensione culturale

diventa ancora più palese in riferimento alla figura paterna quando si parla di gravidanza o

allattamento. La relazione materna in questo caso potrebbe sembrare scontata, mentre quella del

maschio non ha una legittimazione biologica evidente, ma parte dal riconoscimento della paternità.

Secondo alcuni studi la funzione materna garantisce: la cura materiale nel bambino attraverso

l'alimentazione e la difesa dai pericoli, il benessere psicologico mediante il contatto che consente al

piccolo di superare le paure, l'apprendimento a partire dall'osservazione della madre e lo sviluppo di

rapporti societari.

Per i teorici dell'attaccamento la responsività è quella reazione della madre pronta e contigente a

una serie di comportamenti specie-specifici (come il pianto). Quando l'adulto risponde con

sollecitudine ai segnali del bambino si pongono le basi per lo sviluppo di un attaccamento sicuro in

quanto il piccolo impara a riconoscere la madre come affidabile e prevedibile, mentre un

attaccamento insicuro è il risultato di insensibilità ai segnali del bambino. Se l'adulto, invece,

risponde raramente è possibile che non si sviluppi un legame stabile e significativo. Dal momento

che la gravidanza e allattamento coinvolgono la donna si potrebbe concludere che i processi

fisiologici della riproduzione siano all'origine del parenting materno. Secondo questa ipotesi la

gravidanza produce modificazioni ormonali che preparano la madre ad assistere la prole.

Secondo Freud la relazione con la madre è particolarissima, inconfondibile e inalterabile come

primo e più forte oggetto d'amore, che fungerà da prototipo per tutte le successive relazioni amorose

in entrambi i sessi. Le cure fisiche, soprattutto, sono espressione di quella preoccupazione primaria

che si sviluppa inconsapevolmente nel corso della gravidanza e che contribuisce alla nascita

psicologica del bambino.

Le cure materne buone non sono standard universali, però, ma devono essere comprese all'interno

delle condizioni e delle norme di quella determinata cultura. I modelli teorici recenti hanno fatto

un'analisi articolata delle funzioni genitoriali nei loro aspetti universali e adattivi nelle varianti

culturali. Secondo il modello di Whiting e Whiting le condizioni contestuali influenzano

l'organizzazione di vita delle famiglie, i ruoli assegnati agli adulti e i comportamenti quotidiani di

cura della prole. Gli autori hanno osservato che pur variando i contesti ecologici è possibile

rintracciare aspetti universali dei comportamenti materni: le cure materiali, l'addestramento, il

controllo e la socializzazione.

Un altro filone di ricerche culturali è stato sviluppato da Borstein il quale studia le connessioni tra le

pratiche educative in famiglia e lo sviluppo infantile: egli considera la socializzazione come il

risultato delle caratteristiche dei bambini e di quelle dei genitori che sulla base di credenze e valori

culturali organizzano l'ambiente di vita e li preparano a diventare adulti competenti. Le dimensioni

del parenting materno che prende in esame sono: la modalità sociale e la modalità didattica che

indirizza il bambino verso l'ambiente esterno. Questi diversi stili materni sono anche influenzati da

modelli culturali e dalle credenze della società in cui vivono le famiglie.

Erikson affermo che il compito fondamentale dei genitori consiste nel prendersi cura dei figli.

Questa cura può essere di qualità materna quando si esprime nei comportamenti calorosi e assicura

un deposito di affetto, sicurezza e protezione e può essere paterna quando è collegabile al polo

etico, al rispetto della giustizia e della lealtà nelle relazioni. Attualmente, inoltre, non sorprende più

il fatto che alcuni compiti materni sono svolti dai padri.

Uno momento importante negli studi sulla genitorialità paterna sono gli anni settanta, dove si

assiste, nei paese industrializzati a grandi cambiamenti nel mondo del lavoro. A queste

trasformazioni segue una ridefinizione dei rapporti tra sessi e all'interno della famiglia si

modificano i ruoli e il padre inizia ad essere più coinvolto nella cura dei figli. Nascono cosi i primi

studi che considerano l'attaccamento paterno secondario rispetto a quello con la madre. Le

condizioni che sembrano favorire nell'uomo una stretta partecipazione alla vita della famiglia sono

la vicinanza e l'intimità di coppia, le strategie di sopravvivenza e i valori societari che assegnano a i

due sessi compiti diversi. Lamb distingue tre forme di attaccamento paterno:

 il contatto: interazione dirette con il bambino.

 L'accessibilità: disponibilità fisica.

 La responsività: come cura indiretta e attenzione nelle attività che riguardano il figlio.

Da alcuni studi è emerso che gli uomini sono meno coinvolti rispetto le donne nonostante la

trasformazione dei modelli di partecipazione familiare nelle società industrializzate.

I motivi per cui alcuni padri si trovano coinvolti direttamente nell'accudimento e nell'educazione dei

figli, rispetto ad altri, sembrano legati in parte alla personalità del genitore. I fattori che influenzano

il coinvolgimento paterno infatti sono molteplici e i più importanti sono: la percezione della

paternità, l'epoca della paternità e il genere del figlio e le aspettative legate al genere. Alcuni autori

hanno dimostrato che i padri tendono ad essere più affettuosi con le figlie femmine ma a stimolare

di più al problem solving i figli maschi. Altri ricercatori hanno preso in esame i fattori interni alla

famiglia, tra cui la soddisfazione coniugale il lavoro materno ed è venuto fuori che se entrambi

lavorano il coinvolgimento paterno è maggiore. La soddisfazione coniugale, invece, può essere

considerata sia come un antecedente che come un conseguente del coinvolgimento paterno: questa

dimensione indica non tanto la capacità dei coniugi di aiutarsi quanto il livello di appagamento che

essi ricevono dalla loro relazione di coppia e dalla condivisione di vita matrimoniale.

Secondo Belsky è stata la scoperta del ruolo del padre e del suo contributo alla crescita dei bambini

a condurre gli psicologi dello sviluppo ad occuparsi del matrimonio e a studiare il parenting nel

complesso sistema delle dinamiche familiari. L'armonia e la soddisfazione matrimoniale sono

associate a uno stile educativo autorevole, mentre il conflitto e l'ostilità tra moglie e marito rendono

le interazioni con i figli coercitive e inadeguate. La qualità del matrimonio sembra influenzare

anche lo sviluppo infantile: i bambini sicuri spesso provengono da famiglie dove i genitori hanno

una vita coniugale serena, mentre la disarmonia sfocia in litigi che nei figli generano un disagio che

si manifesta con sintomi emozionali come l'ansia, la depressioni, bassa autostima e difficoltà sociali.

Inoltre, un matrimonio difficile deteriora la relazione educativa più nei padri che nella madri con

una sorta di vulnerabilità paterna alle difficoltà coniugali e mentre le donne compensano i

disaccordi con i mariti legandosi ancora di più ai figli, i mariti si ritirano rendendosi meno

disponibili. E' certo che i conflitti coniugali hanno effetti disastrosi sui figli, soprattutto se frequenti

e violenti, non solo perchè creano un clima emozionale spiacevole ma perchè interferiscono nei

bambini con l'apprendimento di capacità nel controllare le manifestazioni emotive. I bambini

sentono anche loro venir meno la sicurezza emotiva nei loro riguardi e pensano di non poter contare

sull'affetto dei genitori. Le ricerche indicano, inoltre, che non è solo la frequenza delle liti a rendere

sensibili i figli ma anche il contenuto di queste. I bambini cercano di dare una spiegazione a ciò che

succede creando anche fantasie e spesso si sentono responsabili delle liti creandosi sensi di colpa e

paure di abbandono. E' ovvio che frequenti liti precedono il divorzio che non è la separazione in sé

a essere negativa per i figli ma il senso di instabilità che porterà per molto tempo. Gli adolescenti di

genitori divorziati hanno maggiori probabilità di manifestare disturbi della condotta o di assumere

comportamenti a rischio. Gli effetti della separazione coniugale possono essere sia diretti che

indiretti e questi processi sono stati riassunti in un modello che pone in evidenza quali condizioni

possono scaturire dalla dissoluzione familiare e il ruolo centrale delle interazioni educative: un

primo cambiamento è nelle condizioni di vita e in particolare di un abbassamento nel tenore delle

risorse economiche. Inoltre genitori spesso tendono ad essere più distanti e meno disponibili.

Assistere a un conflitto in casa aumenta la propensione dei bambini verso l'aggressività e questi

comportamenti appresi dai genitori verranno poi estesi in altri contesti. Quando invece i genitori

imparano a controllare i livelli di aggressività si riducono questo tipo di comportamenti nei figli.

Un'altra situazione che può verificarsi è la “triangolazione”: un genitore può allearsi con il figlio

contro il coniuge, chiedere che prenda una posizione a proprio favore o usare il figlio stesso come

mediatore del conflitto.

Recentemente è stata introdotta la nozione di co-genitorialità che è stata applicata allo studio delle

dinamiche educative alla luce della teoria di Minuchin che considera non le singole relazioni

genitore-figlio o padre-madre ma i modelli più complessi di funzionamento della famiglia. Secondo

questa prospettiva non soltanto la relazione di armonia/conflitto influenza gli scambi interattivi con

i figli, ma qualunque cambiamento nel sistema modifica il livello delle interazione a due e il gruppo

familiare come insieme.

Le dinamiche più funzionali sono quelle di tipo costruttivo, in primo luogo la calorosità e la

cooperazione tra marito e moglie mentre i processi distruttivi si presentano come

ostilità/competizione o come coinvolgimento non bilanciato.

Capitolo 5 La variabilità individuale: gli stili educativi

La funzione genitoriale si esprime attraverso diversi comportamenti, tra loro correlati, che si

presentano in modo sincronico e influenzano le interazioni con i figli. Questi comportamenti creano

un contesto all'interno del quale i bambini crescono sviluppano abilità e competenze. Le idee

riguardo al modo più valido e efficace di allevare i figli cambiano non solo in funzione dei fattori

culturali ma anche tra le famiglie all'interno dello stesso contesto. Nelle culture alfabetizzate gli

adulti coinvolgono i bambini in maniera diretta, mentre nelle società meno industrializzate i

bambini apprendono dagli adulti con l'osservazione delle attività. Le modalità e gli stili educativi

cambiano anche in base ai periodi storici. In epoche recenti l'educazione era basata su forme

autoritarie e coercitive, attualmente invece l'educazione sembra orientata in senso democratico. Da

un punto di vista teorico non esiste una definizione di stile genitoriale anche se si può considerare

come il modo di essere di una persona come genitore. Diversi autori hanno cercato di specificare

caratteristiche più generali dei comportamenti genitoriali e Sears ha distinto due dimensioni: la

punitività (disciplina fisica) e la permissività (grado di tolleranza alle trasgressioni). Alcune madri

dichiaravano di essere poco tolleranti e intervenire prontamente denotando bassa permissività e alta

punitività. Altre erano tolleranti e punivano di rado e possedevano alta permissività e bassa

punitivtà. Altre ancora erano pazienti ma punivano ugualmente e possedevano alta permissività e

alta punitività. Infine c'erano le madri che tolleravano poco ma non intervenivano e possedevano

bassa permissività e bassa punitività. Riguardo le conseguenze sui figli era stato osservato che le

madri che dichiaravano uno stile altamente permissivo e punitivo avevano figli con alti livelli di

aggressività, mentre quelli con uno stile a bassa permissività e bassa punitività avevano figli con

comportamenti problematici meno gravi.

Diana Baumrind ha sviluppato il concetto di quello che potrebbe essere un parenting efficace:

promuove le qualità che risultano cruciali per la sopravvivenza e l'adattamento di ogni individuo

all'interno dello specifico contesto culturale in cui vive e si sviluppa. L'autrice all'inizio propone 4

dimensioni fondamentali: il controllo, le richieste di maturità, la chiarezza di comunicazione e la

sollecitudine. L'idea di fondo della Baumrind è che lo stile ottimale non equivalga a una specifica

dimensione tra questa ma possa essere descritto solo attraverso le loro combinazioni.

Lo stile autoritario combina alti livelli di controllo e richieste con bassi livelli di affettività e

chiarezza nella comunicazione. Il genitore autoritario si attende dal figlio una rigida adesione alle

regole e non incoraggia gli scambi verbali ne ascolta il punto di vista del figlio ma adopera comandi

per ottenere l'obbedienza.

Lo stile permissivo, invece, è basato su elevati livelli di accettazione e chiarezza nella

comunicazione, ma adopera bassi livelli di controllo e richieste di maturità.

Lo stile autorevole è caratterizzato da livelli elevati di ciascuna della 4 dimensioni. Questi genitori

forniscono ai figli regole chiare, mostrano rispetto per i loro desideri e sono sensibili e affettuosi.

Favoriscono gli scmabi verbali e adoperano il ragionamento piuttosto che la punizione.


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Sara F

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Psicologia dei processi di socializzazioneParenting. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: Le cure genitoriali, Ecologia del parenting, Transazioni evolutive e parenting, Madri e padri, La variabilità individuale: gli stili educativi, ecc.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in teorie della comunicazione e dei linguaggi
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dei processi di socializzazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Ingrassia Massimo.

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