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PSICOLOGIA DEL PREGIUDIZIO

IL CONCETTO DI GRUPPO ​ comune​​

Alcuni studiosi hanno notato che il fattore determinante per definire un gruppo è il destino . Altri mettono in luce il

​ struttura​​ ​ sociale​​ ​ faccia​​

ruolo della (Sherif, 1969). Alcuni studiosi evidenziano l’importanza delle relazioni faccia a (Bales, 1950);

tuttavia, questo criterio è applicabile principalmente ai piccoli gruppi. ​ soggettiva​​

Secondo Tajfel e Turner (1979), l’appartenenza a un gruppo è fondamentalmente . Brown (2000) sostiene che “un

​ riconosciuta​​

gruppo esiste quando due o più individui definiscono se stessi come membri e quando la sua esistenza è da

almeno un’altra persona”. ​ mente​​ ​ di​​ ​

Si è molto dibattuto della relazione tra individuo e gruppo. Inizialmente alcuni hanno proposto il concetto di gruppo

esterna agli individui (Le Bon, 1895; McDougall, 1920). Secondo Allport (1962), i fenomeni di gruppo erano sostanzialmente

larga​​ ​ scala​​

processi individuali osservati su . Altri autori hanno proposto una visione più interazionista, che vede il gruppo

​ ​

come diverso dalla somma delle parti e dotato di caratteristiche proprie (Asch, 1952; Lewin, 1952; Sherif, 1936).

LA PSICOLOGIA DELLE FOLLE

​ ​ regrediscono​​

Secondo​ Le Bon (1895), nella folla le persone adottando modalità di condotta primitive e basate sull’istinto. Fattori

​ ​ gruppo​​

chiave sarebbero anonimato, contagio, suggestionabilità, i quali portano alla perdita di razionalità e alla “​ mente di ”. Un

​ ​ anonimato​​

autore le cui teorie attingono molto da quelle di Le Bon è Zimbardo​ (1969), che considera molto rilevanti ,

responsabilità​​ ​ diffusa​​ ​ ampiezza​​ ​ del​​ ​ gruppo​​

, . ​

Un soggetto individuato agisce in modo razionale e coerente ed è in grado di controllare le proprie azioni; una persona

deindividuata​​ agisce sulla base di pulsioni e istinti, abbandonandosi alle azioni più cruenti.

Qualche decennio fa, l’appartenenza anonima a un gruppo era ritenuta un antecedente della deindividuazione.

L’ESPERIMENTO DELLA PRIGIONE DI STANFORD (1973) - ZIMBARDO

Con l’obiettivo di​ studiare la deindividuazione nei gruppi, le motivazioni alla base dell’aggressività e la responsabilità

situazioni​​ ​

personale in certe , Zimbardo ha condotto con i suoi collaboratori (1973) l’esperimento probabilmente più

controverso della storia della psicologia. Con un annuncio sul giornale, si sono reclutati 24 studenti maschi, che ricevevano un

compenso giornaliero di 15 dollari. Metà sono stati assegnati al ruolo di guardie; l’altra metà al ruolo di carcerati.

I partecipanti sono stati reclutati da un pool di 75 potenziali soggetti. Tutti hanno completato questionari relativi alla propria

famiglia, alla loro salute fisica e mentale, predisposizione a patologie mentali, esperienze criminali. Erano anche intervistati da

uno sperimentatore. Alla fine, si sono scelti i 24 più maturi, stabili fisicamente e mentalmente, meno inclini a comportamenti di

tipo antisociale. Le persone scelte erano studenti normali di Stanford, di classe media, caucasici (a eccezione di un orientale).

Non si conoscevano prima dello studio. In maniera casuale, metà sono stati assegnati al ruolo di guardie, metà al ruolo di

detenuti.

Tutti i partecipanti hanno anche completato altri test psicologici subito prima dell’inizio dell’esperimento. Per vari motivi, non

hanno preso parte allo studio 2 detenuti e una guardia, così che il campione finale è stato di 10 detenuti e 11 guardie. La durata

prevista dell’esperimento era di due settimane, in cui i partecipanti avrebbero dovuto vivere nella prigione nei ruoli rispettivi.

La prigione → L’ambiente era ricavato dalla sede del Dipartimento di Psicologia all’Università di Stanford, in cui vi erano una

cella di isolamento e tre celle comuni. Le celle erano circa 2 per 3 metri, e l’arredamento era costituito da brandina, materasso,

lenzuolo, cuscino. Altre stanze della “prigione” erano per le guardie: per cambiarsi, rilassarsi, con un letto per il capo delle

guardie e per il sovrintendente, per interviste. Vi erano anche spazi da cui gli sperimentatori potevano osservare lo svolgimento

di quanto accadeva.

Istruzioni ai partecipanti​ → Si diceva che si davano 15 dollari al giorno per 2 settimane, e che si sarebbe stati assegnati

casualmente a fare la guardia o il detenuto. Si firmava un contratto che garantiva il cibo necessario, cure mediche,

abbigliamento, alloggio. Si diceva chiaramente che, per quelli assegnati a fare i detenuti, non vi sarebbe stata privacy e i diritti

civili non sarebbero stati rispettati, a eccezione degli abusi fisici. Ai detenuti si diceva anche di farsi trovare pronti una certa

mattina d’estate in casa..

Le guardie​ → Mentre ai detenuti non si davano istruzioni su come comportarsi, le guardie si sono incontrate il giorno prima

dell’inizio dello studio. Qui, venivano presentate al sovrintendente (Zimbardo) e al capo delle guardie (un suo assistente). La

consegna era di mantenere un livello accettabile di ordine, anche se vi era una sostanziale flessibilità rispetto al come. Infatti, vi

sarebbero forse stati casi di emergenza, come evasioni, e occorreva essere pronti ad affrontarli adeguatamente. Si davano poi alle

guardie alcuni compiti “amministrativi”, come scrivere rapporti e turni di guardia. Nonostante la libertà lasciata, si diceva

esplicitamente di non usare punizioni fisiche e aggressioni fisiche per mantenere l’ordine. Per rendere saliente il ruolo, si

lasciava credere che l’esperimento riguardasse più che altro il comportamento dei prigionieri. Le guardie assistevano anche ad

alcune fasi della preparazione della prigione.

Le uniformi​ → Ai due gruppi si davano uniformi per aumentare la sensazione di anonimità. Le guardie, oltre all’uniforme,

avevano in dotazione manganello e occhiali a specchio. I detenuti avevano una classica uniforme da carcerato, numero di

identificazione davanti e dietro, niente biancheria, spazzolino, sandali di gomma, sapone, berretto fatto con una calza di nylon

da donna, saponi, asciugamano, coperte e una catena legata alla caviglia. I detenuti potevano chiamarsi solo per numero di

identificazione. Una volta sistemati i detenuti in cella, si sono lette loro le regole del carcere, stabilite sia dalle guardie sia dal

sovrintendente. I detenuti potevano chiamarsi solo per numero di identificazione, avevano tre pasti, tre turni alla toilette (con

supervisione), due ore di “ricreazione” in cui leggere o scrivere lettere, due visite settimanali, limitate proiezioni di film e

esercizi fisici. Tre volte al giorno (anche notte, durante la quale si svegliavano i detenuti senza troppo riguardo) vi era l’appello.

uindi, le persone, sia guardie che detenuti, poste in condizioni di gruppo anonime, andarono ben oltre il ruolo in un

esperimento simulato. I detenuti erano diventati individui rassegnati, passivi, apatici. Le guardie erano diventate persone

psicopatiche. Col tempo, alcune pratiche amministrative, e anche alcuni diritti, sono stati “dimenticati” dalle guardie..

Cosa successe? → Presto, le guardie esercitarono con più forza il loro potere arbitrario, soprattutto dopo che i prigionieri

avevano cominciato a deriderli. La derisione si trasformò in poco tempo in resistenza aperta e contrapposizione. Ciò causò la

reazione delle guardie, che piegarono la resistenza. Con il tempo, aumentò in maniera esponenziale la crudeltà e l’insolenza

delle guardie, da un lato, e la disumanizzazione e la passività dei detenuti, dall’altro lato. Si usarono, da parte delle guardie, toni

molto offensivi. Una delle punizioni adottate era di far eseguire flessioni. Sebbene a prima vista infantile, questo metodo era

usato anche nei campi di concentramento! Inoltre, spesso le flessioni erano accompagnate da guardie o detenuti costretti a

sedersi su quelli che le stavano facendo! E tutto questo.. il primo giorno!

L’esperimento dovette essere interrotto prima della conclusione, dopo soli 6 giorni! Cinque detenuti furono rilasciati prima,

perché in stato di depressione e prostrazione, con crisi di ansia, rabbia, pianto. Annunciata la conclusione dell’esperimento, i

detenuti furono molto felici; le guardie furono decisamente “scocciate”. Q

SOMMINISTRAZIONE DI SCARICHE ELETTRICHE - JOHNSON E DOWNING

Tuttavia, a differenza degli effetti negativi messi in luce da Zimbardo, la deindividuazione può anche avere conseguenze

positive.

Johnson e Downing (1979) adattarono uno studio di Zimbardo (1969), nel quale i partecipanti dovevano somministrare scariche

elettriche a un allievo (in realtà, collaboratore dello sperimentatore), in condizioni di individuazione (cartelli con il loro nome) o

deindividuazione (un camice largo e un cappuccio). Nel caso di Johnson e Downing, per alcuni l’abito era simile alla divisa del

Ku Klux Klan (come rimarcato anche dallo sperimentatore), nell’altro alla divisa di un’infermiera. Si trovò che quelli nella

condizione “infermiera” ridussero le scariche elettriche.

​ ​

Secondo Mullen (1986), che ha analizzato i casi di linciaggio,​ l’ampiezza della folla si associa alla perdita della consapevolezza

anti-sociali​​

di sé e alle condotte .

Notiamo alcuni elementi di questi movimenti delle folle:

carattere violento ma diretto a obiettivi specifici

● comportamento geograficamente circoscritto

● identificazione con una comunità

● anonimità

Spesso, si è ignorata la natura intergruppi della relazione.

INTERDIPENDENZA

I membri di un gruppo dovrebbero essere interdipendenti: esperienze, azioni, risultati di un individuo sono legate a esperienze,

azioni, risultati degli altri componenti del gruppo.

INTERDIPENDENZA DEL DESTINO

Secondo Lewin​ (1948) il gruppo psicologico non nasce tanto dalla somiglianza tra i membri, quanto dall’idea che il loro destino

​ destino​​

sia interdipendente. Alcuni studi dimostrano che far credere alle persone di condividere lo stesso , indipendentemente

gruppo​​

dal fatto che sia positivo o negativo,​ le porta ad agire come .

INTERDIPENDENZA DEL COMPITO scopi​​

Per Lewin (1948) è particolarmente importante l’​ interdipendenza degli : i risultati di ogni individuo dipendono e

​ positiva​​

contribuiscono a determinare quella degli altri membri. Può esservi interdipendenza (la bravura di uno migliora il

​ negativa​​

risultato finale per tutti) o (competizione: il successo di uno pregiudica quello di un altro).

In molti casi, l’esistenza stessa del gruppo è definita dai suoi obiettivi.

Vari studi evidenziano l’effetto benefico dell’interdipendenza positiva sul risultato finale.

INTERDIPENDENZA MOTIVAZIONALE legate​​

Le azioni e le caratteristiche degli altri rilevanti per la soddisfazione dei nostri bisogni sono funzionalmente , dalla

​ bisogni​​

struttura della situazione, alle nostre azioni e caratteristiche rilevanti per la soddisfazione dei loro .

psicologica​​

L’interdipendenza motivazionale dà origine all’​ interdipendenza sociale e , nelle forme di un’interazione sociale

cooperativa, di un’influenza interpersonale reciproca, di una reciproca attrazione tra gli individui (coesione di gruppo).

ASPETTI STRUTTURALI DEI GRUPPI

DIFFERENZIAZIONE DI RUOLO ​ aspettative​​ ​ ruoli​​

A certe persone, o a determinate posizioni, sono associate diverse. I possono essere assegnati in modo:

​ formale​​

• (es. in un’azienda presidente, direttore, impiegato, ecc.)

​ informale​​

• (es. nel gruppo di amici il “simpatico”, ecc.).

In un gruppo, ad esempio, esistono spesso lo specialista del compito e lo specialista delle relazioni.

gruppo​​

La divisione in ruoli facilita la suddivisione del lavoro e aiuta nella regolazione della vita del . Oltre ad aiutare nella

divisione del lavoro, la divisione in ruoli (implicando aspettative su ciò che uno farà) dà ordine alla vita del gruppo.

​ definizione​​ ​ dell’identità​​

Infine, la divisione in ruoli è funzionale alla . Una differenziazione di ruolo troppo rigida tuttavia può

ostacolare l’adattamento alle nuove situazioni.

DIFFERENZIAZIONE DI STATUS

Non tutti i ruoli sono valutati allo stesso modo, né sono associati allo stesso potere di influenza.

Due aspetti importanti dello status:

• l’alto status si associa alla tendenza a dare inizio a idee e attività

​ implica​​ ​ prestigio​​ ​

• consensuale

Gerarchie di status si ritrovano nei gruppi informali, oltre che in quelli formali.

​ variabile​​

Lo status è : nel tempo, a seconda del contesto e della dimensione considerata.

​ prevedibilità​​ ​ stabilità​​ ​ ordine​​

La differenziazione di status soddisfa i bisogni di , e .

In questo caso, le aspettative riguardano la competenza, con il rischio di adempiere alle profezie che si autoavverano.

TEORIA DEGLI STATI DI ASPETTATIVA

​ ​ ​

Berger e Zelditch​ , 1985: quando i membri di gruppo svolgono un compito, essi sviluppano aspettative sulla competenza dei

futuro​​

compagni che orientano il loro comportamento (es: dare inizio a idee e attività).

​ tratti​​ ​ esterni​​

Anche come razza e genere possono fungere da indizi per la differenziazione di status, in funzione degli stereotipi.

GLI ATTEGGIAMENTI

Allport​ (1935) definiva l’atteggiamento come “​ uno stato di prontezza mentale e neurologica, organizzato nel corso

dell’esperienza, che esercita un’influenza direttrice o dinamica sulle risposte di un individuo a tutti gli oggetti e situazioni

relazione​​

con cui è in ”.

L’atteggiamento può essere considerato come una rappresentazione cognitiva che comprenda la valutazione positiva o negativa

di un oggetto di atteggiamento, il quale può essere rappresentato dal sé, dalle altre persone, cose, azioni, eventi, idee.

IL MODELLO TRIPARTITO

​ ​

Tale modello, sviluppato da Zanna​ e Rempel​ (1988), sostiene che un atteggiamento è costituito da tre componenti:

componente​​ ​ cognitiva​​ : attributi positivi e negativi dell’oggetto di atteggiamento;

● componente​​ ​ affettiva​​ : emozioni, sentimenti e stati d’animo nei confronti dell’oggetto di atteggiamento;

● componente​​ ​ comportamentale​​ : intenzioni e azioni manifeste nei confronti dell’oggetto di atteggiamento.

● ​ direzione​​ intensità​​

Ognuna delle tre componenti (cognitiva, affettiva, comportamentale) ha una (positiva vs. negativa) e un’​ (o

forza). L’atteggiamento dipende dalla mediazione tra tali componenti. Le tre componenti possono avere lo stesso peso nel

determinare l’atteggiamento, oppure alcune componenti possono prevalere rispetto alla altre.

L’atteggiamento, una volta formato, avrà una propria direzione e una propria intensità, e determinerà le risposte degli individui

in termini di pensieri, sentimenti, comportamenti.

Il modello tripartito mette in luce come sia importante che le valutazioni provenienti da ognuna delle tre componenti siano

coerenti tra loro. Il fatto che, se l’oggetto non è presente (rispetto a quando è presente), la correlazione tra le tre componenti è

più elevata, indica che vi è stata un’elaborazione cognitiva diretta a rendere più coerenti tra loro le tre componenti. Tuttavia, non

sempre le informazioni a disposizione delle persone sono tra loro congruenti. In tale caso, possono svilupparsi atteggiamenti

ambivalenti​​ , che contengono reazioni sia positive sia negative verso l’oggetto di atteggiamento.

​ due​​ ​ dell’atteggiamento​​

Gli individui hanno a disposizione strategie per rendere tra loro coerenti le tre componenti :

​ media​​ ​ aritmetica​​

fare la delle componenti;

● ​ significato​​

creare una configurazione dotata di , in cui ogni componente può influenzare le rimanenti componenti.

Le componenti cognitiva, affettiva e comportamentali spesso sono tra loro coerenti grazie a:

informazioni di base non equilibrate;

● priorità riservata alle informazioni accessibili.

● intensità​​

Atteggiamenti di elevata producono un’associazione stretta tra essi e l’oggetto di atteggiamento. Ciò ha tre

conseguenze:

la salienza dell’oggetto attiva automaticamente l’atteggiamento;

● l’atteggiamento sostituisce ciò che proviamo e sentiamo per l’oggetto;

● l’atteggiamento resiste a informazioni accessibili competitive.

LE FUNZIONI DEGLI ATTEGGIAMENTI

Gli atteggiamenti hanno numerose funzioni:

dell’oggetto​​

funzione conoscitiva o di valutazione : l’atteggiamento indirizza verso le caratteristiche rilevanti di un oggetto,

● che così è trattato in modo stabile;

funzione​​ ​ o​​ ​ utilitaristica​​

strumentale : gli atteggiamenti orientano verso oggetti che consentono di raggiungere gli obiettivi

● prefissati, evitando situazioni potenzialmente dannose;

valori​​

funzione di identità sociale o di espressione dei : gli atteggiamenti mostrano quali sono i valori e le relazioni per noi

● più rilevanti; sociale​​

funzione di adattamento : gli atteggiamenti si conformano al proprio contesto culturale, consentendo un adattamento

● più efficace ad esso;

funzione​​ ​ ego-difensiva​​ : gli atteggiamenti contribuiscono a controllare le incertezze derivanti dai conflitti interiori;

● comportamento​​

funzione di guida del : l’atteggiamento è una predisposizione ad agire nei riguardi di un determinato oggetto

● sociale.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Bargii di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dei gruppi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia o del prof Vezzali Loris.
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