Psicologia dei gruppi
Il gruppo
“Un gruppo esiste quando due o più individui forniscono sé stessi come membri e quando la sua esistenza è riconosciuta da almeno un'altra persona.” BROWN
Il gruppo è caratterizzato quindi sia da un sentimento di appartenenza condiviso dai membri sia da un riconoscimento esterno.
“Il gruppo è qualcosa di più, o per meglio dire, qualcosa di diverso dalla somma dei suoi membri: ha struttura propria, fini peculiari, e relazioni particolari con gli altri gruppi. Quel che ne costituisce l’essenza non è la somiglianza o la dissomiglianza riscontrabile tra i suoi membri, bensì la loro interdipendenza. Essa può definirsi come una totalità dinamica. Ciò significa che un cambiamento di stato di una sua parte o frazione qualsiasi interessa lo stato di tutte le altre. Il grado di interdipendenza delle frazioni del gruppo varia da una massa indefinita ad un’unità compatta”. LEWIN, 1951
Identità sociale
Gli individui cercano di definire sé stessi in termini della loro “immersione” nelle relazioni con gli altri e con una collettività più ampia.
Tajfel e Turner definiscono l'identità sociale come parte dell'immagine di sé che deriva dalla consapevolezza di appartenere ad un gruppo sociale, unitamente al valore e al significato emozionale associato a tale appartenenza.
“O Romeo, Romeo! Perché sei tu Romeo? Rinnega tuo padre; e rifiuta il tuo nome; o se tu non vuoi legati solo in giuramento all'amor mio, ed io non sarò più una Capuleti (Shakespeare, Giulietta e Romeo, Atto II, Scena II)”
La famosa tragedia shakespeariana mostra che il rapporto tra i due protagonisti può essere considerato da una parte come relazione tra due individui innamorati, dall'altra come l'antagonismo tra le due famiglie, Montecchi e Capuleti.
Chi sono io
L'analisi delle risposte prodotte dalle persone evidenzia che diverse auto descrizioni si riferiscono alle appartenenze ad un gruppo, sia in modo esplicito (essere membro di un partito) sia in modo implicito attraverso l'indicazione del genere (essere una donna), della nazionalità (essere italiano) o dei ruoli sociali ricoperti dalle persone (essere un impiegato).
Secondo Brewer l'identità sociale comporta uno spostamento della percezione del sé come una persona unica verso la percezione del sé come membro interscambiabile dei gruppi sociali ai quali appartiene.
“L’io diventa noi.”
Quando una persona sente di appartenere ad un gruppo sociale, in lei si verifica un processo cognitivo e motivazionale che prende il nome di identificazione.
A livello di gruppo il senso di appartenenza svolge 3 funzioni principali:
- Crea coesione nel gruppo
- Definisce i propri confini nei confronti di altri gruppi
- Regola le relazioni con l’esterno
Il legame tra sé e il gruppo sembra delinearsi quindi un elemento cardine tra aspetti identitari e di appartenenza. Questo rapporto è regolato principalmente da due bisogni:
- Bisogno d’identità
- Bisogno di dipendenza
Il gruppo rappresenta sì un’opportunità di soddisfazione dell'individuo, ma nel contempo, costituisce un limite per la presenza arricchente e limitante degli altri.
Tipologia dei gruppi e gruppi di lavoro
Per parlare di gruppo sono necessari:
- Almeno 3 persone
- Interazione prolungata
- Mutua influenza ed interdipendenza tra gli individui
- Sentimento di appartenenza condiviso dai membri
- Riconoscimento esterno
- Obiettivi condivisi, norme, ruoli
Un criterio descrittivo può essere il grado di ufficialità e di strutturazione dei gruppi:
- Gruppi istituzionali: rappresentano componenti fondamentali della società e delle comunità, con un grado di strutturazione interna notevole e stabile nel tempo;
- Gruppi spontanei: traggono origine dalla piacevolezza dello stare insieme, quindi non ufficiali e con scarsi elementi di strutturazione.
Si possono classificare i gruppi a partire dalle loro finalità e motivazioni distinguendo:
- Gruppi di base: la semplice unione dei componenti è la ragione fondante;
- Gruppi di lavoro: il gruppo è un mezzo per raggiungere lo scopo.
Un’altra variabile è l’esistenza di norme e la loro obbligatorietà:
- Informale: o spontaneo è quel gruppo che si forma sulla base di reciproche scelte da parte di ciascun componente. Non esistono delle norme, a livello esplicito, a cui i soggetti si devono attenere.
- Formale: sono gruppi i cui membri non si sono scelti, bensì sono stati reclutati dall'esterno. I membri accettano e si adattano ad un insieme di regole e alla presenza di figure di riferimento che le facciano rispettare.
In letteratura si fa riferimento a:
- Gruppi primari: si distinguono per il loro significato psicologico, per le forti relazioni fra i membri e per il loro peso sull’identità fra i partecipanti, che si sentono riconosciuti come persone e che nel gruppo trovano soddisfacimento dei loro bisogni.
- Gruppi secondari: hanno obiettivi da perseguire, relative suddivisioni di ruoli, le relazioni e le comunicazioni sono finalizzate al raggiungimento di uno specifico risultato.
I gruppi più comuni sono:
- Le famiglie
- Gli amici
- Il gruppo di lavoro
Famiglia
«… un’organizzazione di persone in continua crescita e cambiamento, impegnate reciprocamente a portare a termine diversi compiti di sviluppo nel corso del ciclo di vita» (Hill, 1986)
Nelle famiglie:
- Interazione prolungata
- Percezione dell’appartenenza forte
- Gli obiettivi principali sono il mantenimento di buone relazioni ed il compiere atti esterni di tipo operativo (dobbiamo lavorare o studiare per il suo mantenimento)
- L’affettività è fondamentale
- Le norme sono esterne ma soprattutto interne (ordine, pulizia, educazione)
Gruppo di amici
Nei gruppi di amici:
- L’affettività è più blanda ma presente
- Le norme possono essere il rispettarsi o l’essere discreti
- Possono non esserci dei ruoli precisi
- L’obiettivo fondamentale è il benessere dei suoi membri
Gruppo di lavoro
Sono fatti di persone che non si sono scelte e potrebbero non avere affinità, né essere legate da sentimenti di affettività.
Gli obiettivi più importanti sono orientati al compito, sono obiettivi strumentali.
Obiettivo secondario è il benessere dei suoi membri.
Vi è di solito una struttura di ruoli precisa, ma la struttura di potere imposta dall'esterno può non corrispondere alla struttura operante all'interno.
Gruppi di lavoro stabili: Sono gruppi definiti dalle diverse funzioni organizzative (reparti come Amministrazione, Direzione Infermieristica, Direzione Medica …) all'interno dei quali sono presenti ruoli, compiti e mansioni specifici per ogni componente del gruppo.
Task Forces: Gruppi che vengono costruiti ad hoc per la realizzazione di uno specifico obiettivo e che si sciolgono una volta che è stato raggiunto.
Team: Sono gruppi composti da membri con un alto livello di competenza professionale cui vengono affidati compiti complessi. Si distinguono dagli altri gruppi di lavoro per la forte interdipendenza tra i membri del gruppo che li porta ad una stretta interazione.
Team autogestiti: Si caratterizzano per un'autonomia nella gestione dei processi per il raggiungimento degli obiettivi: dai componenti stessi del gruppo vengono concordati modalità di azione e tempi. È richiesta una stretta interazione e cooperazione tra i componenti del gruppo. L'equipaggio.
Weber e Klimoski hanno individuato una quinta tipologia di gruppo di lavoro:
- Il livello di tecnologia definisce compito e ruoli che i membri devono svolgere
- Il livello di interazione tra i membri è regolato dagli strumenti che utilizzano
- Non è necessario un periodo di integrazione: le posizioni all’interno del gruppo possono essere occupate da persone con la medesima preparazione in caso di abbandono.
- La durata è breve, fino al termine del compito
Tutti i gruppi di lavoro condividono il fatto che il sentimento di appartenenza e il riconoscimento esterno non sono automatici come nei gruppi informali, ma vadano costruiti nei processi e nelle dinamiche che si sviluppano nell'ambiente organizzativo in cui operano e con cui interagiscono.
Ogni gruppo di lavoro è un gruppo situato, un sistema organizzato di relazioni tra persone, mezzi e obiettivi che agiscono in un particolare ambiente organizzativo.
Processi dinamici nei gruppi
Tre tappe importanti della vita di un gruppo:
- L’entrare nel gruppo
- Lo stare in un gruppo
- L’uscire dal gruppo stesso
Entrare in un gruppo
È un'esperienza tipica dell'esistenza umana e può provocare agitazione ed ansia. L'attività di ricognizione iniziale si basa:
- Da una parte sulla capacità del singolo di valutare ciò che il gruppo gli può dare, la cosiddetta membership (la soddisfazione dei propri bisogni di identità, sicurezza, stima, autostima), groupship
- Dall'altra su ciò che il gruppo si aspetta da lui, ovvero la (la soddisfazione dei bisogni del gruppo come il senso di coesione, appartenenza uniformità e raggiungimento degli obiettivi)
Comporta dei cambiamenti nel gruppo ma anche nell'individuo, sia per quanto riguarda le dinamiche e le strutture interne sia in riferimento alla cultura e ai valori, in un’ottica di reciproco influenzamento.
Per il soggetto l'entrata in un gruppo porta a una ridefinizione della propria identità sociale e a una nuova lettura della propria stima di sé in relazione all'appartenenza a quello specifico gruppo.
Stare in un gruppo
Rimanere nel gruppo necessita di una serie di apprendimenti rispetto a come ci si deve comportare, a quali regole seguire, a quali ruoli assumere, ma anche cosa il gruppo si aspetta dal soggetto.
Il processo di socializzazione di gruppo consente al soggetto di acquisire conoscenze utili a partecipare come membro effettivo di un particolare gruppo.
Levine e Moreland (1994) hanno individuato 5 tappe di tale processo:
- L'esplorazione: sia il soggetto che il gruppo valutano i reciproci vantaggi e svantaggi che l'essere membri del gruppo o accogliere un nuovo componente comporta
- Socializzazione: la vera e propria fase in cui il soggetto cerca di comprendere la cultura presente nel gruppo (norme, regole, abitudini …)
- Mantenimento: momento in cui tutti i soggetti sono impegnati a ricoprire un ruolo e a raggiungere gli obiettivi del gruppo
- Risocializzazione: presente nei gruppi dove sono sorte delle divergenze e in cui tutti sono impegnati a superarle
- Ricordo: in cui sia il soggetto sia il gruppo possono conservare sentimenti positivi e/o negativi della storia individuale e gruppale precedente
Uscire dal gruppo
Il fenomeno dell’uscita dai gruppi non è stato particolarmente approfondito come processo ma ne sono state studiate le principali cause (conflitto, scisma, mobilità sociale, ecc.).
Speltini e Palmonari (1999) descrivono la fase finale di uscita dal gruppo sia dal punto di vista del gruppo sia dal punto di vista dell’individuo.
Dal punto di vista del gruppo è possibile distinguere:
- I gruppi che si estinguono raggiunto l’obiettivo e in cui avviene un’uscita di tutti i componenti contemporaneamente
- I gruppi che si mantengono tali nonostante alcuni suoi membri entrino e altri escano
Dal punto di vista dell’individuo, le motivazioni possono essere molteplici:
- Il soggetto può essere espulso dal gruppo
- Il soggetto può scegliere autonomamente di andarsene
- Il soggetto esce dal gruppo insieme a tutti gli altri
L’uscita dal gruppo comporta una forte ristrutturazione:
- Sia a livello individuale («chi sono? Cosa posso fare?»). Quanto più sarà sentito il senso di appartenenza, tanto maggiormente l’uscita dal gruppo sarà vissuta come mancanza e senso di perdita
- Sia a livello di gruppo («quali compiti e quali ruoli devono essere riattribuiti ai soggetti che continuano a far parte del gruppo?»). Essendo il gruppo un insieme di forze interdipendenti, l’uscita avrà delle ricadute sulle dinamiche e le relazioni che legano tutti i componenti.
Aspetti strutturali nei gruppi
Norme
Tipico della fase di mantenimento del processo di socializzazione secondo Levine e Moreland è il processo di creazione di norme.
Le norme possono essere descritte come le aspettative condivise rispetto a come dovrebbero comportarsi i membri di un gruppo ovvero quello che è ritenuto accettabile o non accettabile dai diversi componenti. Non riguardano quindi soltanto le regole su come ci si deve comportare, ma anche aspetti esteriori come l’abbigliamento o il gergo specifico di alcuni gruppi.
Le norme sono presenti sia nei gruppi formali che informali.
Cartwrigt e Zander (1968) hanno evidenziato quattro funzioni delle norme:
- L’avanzamento del gruppo, permettendogli il raggiungimento dello scopo
- Il mantenimento del gruppo ovvero il distinguersi dagli altri e il preservarsi nel tempo
- La costruzione di una realtà sociale condivisa
- La definizione dei rapporti relazionali con l’ambiente sociale in cui il gruppo è inserito
Le norme sono definite:
- Istituzionali, quando sono imposte
- Volontarie, quando sono costruite e condivise dai diversi componenti
Le norme possono essere:
- Esplicite quando sono formalizzate e definite, a volte anche in forma scritta come nei regolamenti
- Implicite, quando non sono scritte ma nascono in modo volontario
Le norme si definiscono:
- Centrali quando corrispondono alle regole fondamentali che il gruppo si è dato, la cui violazione potrebbe portare alla dissoluzione del gruppo
- Periferiche quando sono considerate marginali al mantenimento e alla sopravvivenza del gruppo
Mentre su stravaganze personali il gruppo può lasciare ai singoli individui ampi gradi di libertà, su altri versanti che riguardano elementi fondamentali della vita di gruppo i soggetti per essere accettati devono sottostare alle norme elaborate al riguardo.
Se da un lato le norme consentono al singolo di delimitare il proprio spazio di vita nel gruppo dall’altro permettono al gruppo stesso di regolare i rapporti interni, facilitando nel contempo il raggiungimento degli scopi comuni e il rafforzamento della propria identità.
I ruoli e lo status
Il ruolo rappresenta quell’insieme di condotte e modi di essere che un individuo assume all’interno di un gruppo, in relazione alla funzione che ricopre e sulla base delle attese che emergono dall’interazione tra i membri del gruppo stesso.
Lo status di un soggetto corrisponde alla posizione che questi occupa in un gruppo sociale e alla valutazione di tale posizione in una scala di prestigio.
Il concetto di ruolo porta con sé quello di divisione del lavoro tra i membri del gruppo, evento di per sé rilevante, in quanto può agevolare il raggiungimento degli obiettivi e perseguire gli scopi prefissati, rappresenta un motivo prioritario del gruppo. Inoltre, suddividere il lavoro significa ridistribuire la responsabilità tra i membri e quindi evitare, o per lo meno ridurre, il sovraccarico non solo fisico ma anche affettivo e cognitivo.
L’equipe riabilitativa è composta da professionisti che possono essere ricompresi in differenti specificità in base al percorso formativo:
- Professionisti della riabilitazione: medico specialista in riabilitazione, fisioterapista, logopedista, terapista occupazionale, educatore professionale
- Personale con specifica formazione riabilitativa in ambito socio sanitario assistenziale, quale l’infermiere, l’OSS, lo psicologo clinico e l’assistente sociale
- Il paziente e il caregiver o familiare coinvolti nella presa in carico del paziente per la gestione delle problematiche attuali e future
In ambito riabilitativo il lavoro in team gode di importanza: dalla presa in carico alla valutazione alla definizione e attuazione di intervento.
I ruoli come le norme rappresentano punti di riferimento e di orientamento e in quanto tali, se non diventano coattivi e oppressivi per l’individuo, concorrono al buon andamento del gruppo e facilitano le relazioni tra i membri.
Avere un ruolo chiaro e definito offre un grosso supporto all’individuo e alla definizione della sua identità.
È possibile distinguere nei gruppi due principali categorie di ruolo:
- I ruoli emergenti
- I ruoli prescritti dall’organizzazione
Ruoli emergenti
Ogni gruppo, quando si forma, apparentemente, sembra essere composto da persone fra loro uguali; tuttavia nel procedere del suo sviluppo, si nota che alcune persone assumano comportamenti diversi, che in parte sono comunque riconducibili a tre ruoli di base:
- Ruolo orientato al compito
- Ruolo di mantenimento che si caratterizza per concentrarsi sulle dimensioni socio emotive
- Ruolo di ostruzione che rappresenta la voce critica di qualsiasi idea o soluzione venga proposta
Ruoli prescritti dall’organizzazione
Ossia determinati dalla struttura organizzativa e relativi alle funzioni e posizioni di quest’ultima.
Quagliano, Casagrande e Castellano (1992) descrivono 4 aree del gruppo di lavoro alle quali afferiscono determinati ruoli:
- Area del presidio del risultato: Come ruoli abbiamo il conservatore che si preoccupa di raccogliere dati, analizzarli e determinare il campo del problema; il realizzatore, ovvero colui che è proiettato sui risultati.
- Area di presidio del lavoro: Come ruoli abbiamo il metodologo che è attento all’uso e agli strumenti, definisce i processi di lavoro e l’organizzazione utilizza il problem solving; e il negoziatore, che si preoccupa di mediare tra le diverse esigenze dei membri.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Psicologia sociale
-
Psicologia cognitiva
-
Appunti Psicologia
-
Psicologia dinamica – Psicologia dei gruppi