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Riassunto esame Psicologia di comunità, prof. Leone, libro consigliato Santinello, Dallago Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Psicologia di comunità, basato su appunti personali e studio autonomo dei primi 2 capitoli del testo consigliato dal docente: "psicologia di comunità" Santinello, Dallago, Vieno. Edizioni il Mulino.
Esame sostenuto da frequentante (4 domande aperte) con la professoressa Leone. tra gli argomenti trattati: l'interazione tra contesto e individuo, la psicologia... Vedi di più

Esame di Psicologia di comunità docente Prof. G. Leone

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Capitolo 2

La psico di comunità va collocata all’interno di un sistema filosofico e valoriale che ha

caratterizzato il periodo a cavallo tra la fine degli anni ’60 e l’inizio del decennio successivo

del secolo scorso. Secondo SARASON le radici della psico di comunità sono da ricercare

nell’evoluzione sociale e culturale degli Stati Uniti, iniziata negli anni ’40 e culminata nel

‘sessantotto’.

Durante e soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, nel mondo universitario

nordamericano, avvengono 2 importanti cambiamenti: l’apertura della psico accademica

verso l’intervento sociale e verso la psico clinica. La seconda guerra mondiale, è infatti, un

evento storico cruciale, in una nazione interamente mobilitata in funzione del conflitto. In

un panorama scientifico dominato dal paradigma comportamentista, gli psicologi

cominciano ad occuparsi della selezione e formazione dei soldati e/o a studiare forme

efficaci di propaganda politica a sostegno della guerra.

La psicologia accademica inizia ad occuparsi di questioni sociali rilevanti come: i processi

individuali di dominio e sottomissione che hanno condotto alla guerra; nello stesso periodo

LEWIN, teorizza la partecipazione attiva dello sperimentatore alle ricerche e la necessità

di occuparsi di problemi reali che riguardano ed interessano le persone. A partire da quel

momento, il ruolo dell’esperimento di laboratorio è stato oggetto di forti critiche nell’ambito

di un dibattito più ampio: le peculiarità che distinguono le ‘scienze’ sociali da quelle fisiche.

SKINNER ipotizza l’applicazione delle sue teorie in funzione del cambiamento sociale

attraverso l’elaborazione della comunità di Walden 2: una comunità utopistica in grado di

raggiungere uno scopo molto ambizioso, ossia quello di un’organizzazione più funzionale

rispetto alle società moderne, in cui le persone possano sviluppare al meglio le proprie

potenzialità, vivendo cmq in modo pacifico ed altruistico.

Negli stessi anni (’48), la psico clinica fino ad allora esclusa dall’ambito universitario e

dalle istituzioni preposte alla salute mentale, assume un ruolo importante nell’affrontare i

problemi creati dalla guerra, richiedendo però forme differenti dalla classica relazione

diadica terapeuta-paziente. Questi costituiscono x SARASON, tasselli che hanno

contribuito alla formazione della nuova disciplina, della psico sociale, insieme sia alle

riforme promulgate da Kennedy e Johnson che ad altre innovazioni di ordine legislativo,

quali: Community Mental Healt Center Act (CMHCA): che riorganizza in chiave

- comunitaria il sistema sanitario relativo alle cure psichiatriche, stabilendo il principio

della territorialità dei servizi delle persone; questo ha portato a grandi cambiamenti,

riducendo i ricoveri negli ospedali psichiatrici e ampliando l’offerta dei trattamenti al

cittadino all’interno della propria comunità di residenza.

War on Poverty: che prevede riforme in senso socioassistenziale, in quel periodo

- infatti segnato dalla guerra in Vietnam, il governo istituisce programmi di

compensazione x bambini svantaggiati (Head Start), x giovani disoccupati e x il

recupero dei tossicodipendenti.

HEAD START, è un programma del dipartimento della salute e dei servizi umani degli Stati

Uniti, istituito x fornire ai bambini e alle famiglie disagiate, servizi di educazione, salute e

nutrizione. Implementato x la prima volta nel 1965, fino al 2005 ha visto coinvolti 22 milioni

di bambini in età scolare ed un coinvolgimento di 212.000 professionisti e un numero

ancor maggiore di volontari. L’Office of Economic Opportunity, ha lanciato il programma x

la prima volta in forma sperimentale in un campo estivo di 8 settimane; il programma è

stato progettato x ridurre le disuguaglianza, attraverso diverse attività di sostegno emotivo

e sociale, di salute ed educazione a partire dal periodo prescolare. In seguito, il Congresso

ha finanziato tale programma affinché fosse diffuso in tutti gli Stati Uniti. Esempi di diverse

attività di implementazione, sono:

Early Head Start: basato sullo sviluppo di un buon funzionamento famigliare e sul

- rinforzo positivo di uno sviluppo positivo dei bambini fino ai 3 anni.

Head Start: aiutare a creare uno sviluppo salutare in bambini svantaggiati

- economicamente dai 3-5 anni. Il programma offre servizi che mirano ad influenzare

gli aspetti della crescita e dell’apprendimento dei bambini.

Migrant and Seasonal Program Branch: offre assistenza ai figli di immigrati e dei

- lavoratori stagionali.

I servizi offerti all’interno dei vari programmi, sono orientati a parificare le condizioni di

accesso alla scuola primaria: quelle educativi al raggiungimento di alcuni standard definiti

a livello nazionale, quelli x la salute includono screening, check-up sanitari e dentistici a

cui normalmente le persone con basso reddito non accedono; i servizi sociali lavorano in

collaborazione con la famiglia x accedere alle risorse presenti in comunità.

Parallelamente a tutto questo, negli anni ’50 negli vi fu un altro episodio che innescò una

profonda crisi: la perdita degli Stati Uniti alla corsa allo spazio con l’Unione Sovietica, tale

sconfitta ha ferito l’orgoglio nazionale e ha generato grande preoccupazione che si è

concretizzata in una severa autocritica al sistema scientifico, a quello educativo e in modo

indiretto all’intera società. Secondo SARASON, questo evento ha concorso a trasformare

il contesto sociale, infatti, sono state attivate molte misure x migliorare il sistema educativo

e valorizzare le risorse intellettuali delle diverse categorie sociali.

In seguito a questi importanti cambiamenti sociali e alla contrapposizione al concetto di

igiene mentale di stampo medico, nel 1965 un piccolo gruppo di psicologi e di operatori

della salute mentale si riunirono a SWAMPSCOTT, evento fondamentale e primo atto

formale nella fondazione della disciplina della psico di comunità. Alcuni autori attribuiscono

a tale disciplina il ruolo di una terza rivoluzione: dopo aver riconosciuto la follia come

malattia e l’origine psicologica dei problemi comportamentali e dell’umore, la psico di

comunità invita a cercare nell’ambiente sociale, la causa dei problemi e le risorse x la loro

risoluzione; la comunità quindi, entra nella psico clinica come luogo in cui si generano e

manifestano le patologie, all’interno della quale possono essere risolte soprattutto in

chiave PREVENTIVA. La comunità assume un ruolo centrale.

Nonostante lo spostamento dell’intervento dalla cura alla prevenzione, nella sua prima

fase, la disciplina si occupa della malattia mentale continuando ad utilizzare il modello

medico e l’azione del singolo, dai primi anni ’70 comincia ad orientarsi verso

problematiche sociali più generali; secondo questa prospettiva, che affonda le sue radici

nel paradigma ecologico, oggetto di studio e di intervento della psico di comunità sono gli

‘individui in situazioni’ e l’obiettivo è il cambiamento sociale complessivo. Questa sfida

porta a concettualizzare aspetti individuali ad un livello collettivo e nonostante la

pervasività dell’ideologia individualistica, la psico di comunità pone l’accento sulle

influenze dei contesti di vita quotidiana, del sistema pubblico dei servizi e di quello

legislativo. Questa attenzione ai fenomeni collettivi determina un avvicinamento della

disciplina ad altre (antropologia, sociologia, salute pubblica, epidemiologia), facendo dell’

INTERDISCIPLINARITA’ una caratteristica distintiva della psico di comunità.

Tra le motivazioni che hanno condotto all’istituzionalizzazione della disciplina si trova

anche il desiderio e la necessità di ridurre le ineguaglianze e le ingiustizie sociali, SZASZ

sottolinea come gran pare dei problemi emotivi e comportamentali si concentrino nei ceti

più svantaggiati. DOHRENWEND e DOHRENWEND (1969), hanno confrontato 25 studi

sulle differenze di classe sociale, riscontrando in 20 di essi un più alto tasso di disturbi

psichiatrici nelle persone provenienti dai livelli socioeconomici più disagiati, tra i fattori

demografici presi in considerazione vi sono: l’essere coniugati o meno, l’essere

disoccupati o meno, il sesso, e una minore incidenza dei disturbi psichiatrici si registra

negli uomini sposati occupati (4,4%). Tali ricerche sono ancora emblematiche sulla

RELAZIONE TRA CLASSE SOCIALE E DISTURBI MENTALI; Barbara Dohrewend a tal

proposito, nel tentativo di individuare l’eziologia di disturbi psichiatrici in alcuni gruppi

sociali (poveri), ha proposto un modello che è rimasto guida x molti psicologi di comunità:

MODELLO DI DOHRENWEND

Sviluppato all’interno del contesto epidemiologico-psichiatrico negli anni dominati

dall’approccio medico alla malattia che responsabilizzava il singolo della propria patologia,

il modello ha spostato l’accento dell’eziologia dei disturbi, dalle caratteristiche individuali a

quelle di alcuni gruppi sociali (come i poveri). Il modello oltre a sottolineare l’interazione tra

fattori contestuali e individuali nello sviluppo della psicopatologia, pone attenzione al

concetto di STRESS PSICOSOCIALE. Un altro aspetto rilevante è quelle che permette ai

professionisti di attivare interventi prima che possano essere richiesti (prevenzione). Infine,

pone l’accento sulla possibilità di concentrarsi sui singoli ma anche di intervenire su un

ambiente più allargato, che può essere utilizzato x guidare strategie mirate ad

incrementare il benessere e a prevenire psicopatologie.

Nel periodo dell’idealismo degli anni ’60, problemi come la povertà, le tensioni etniche, lo

svantaggio sociale creano un’insoddisfazione verso le terapie individuali che sembravano

favorire le classi più agiate e non contribuire nella risoluzione di tali problemi, è importante

quindi, attraverso la ridistribuzione delle risorse, promuovere la crescita dell’intera

comunità mediante la partecipazione attiva delle persone e la condivisione del potere.

È a questa SECONDA ANIMA (la prima riguardava lo spostamento dalla cura alla

prevenzione) che fa riferimento SARASON, introducendo il concetto di senso di

comunità, ossia, il sentimento di appartenenza e partecipazione attiva alla vita di

comunità.

Per l’autore, il senso di comunità è il valore sovraordinato con cui giudicare gli sforzi x

cambiare ogni aspetto del funzionamento della comunità, il cambiamento funzionale alla

crescita del contesto e al benessere degli individui, passa attraverso l’incremento del

senso di comunità, che può essere inteso sia come vissuto soggettivo che come forza

coesiva e motivante che agisce all’interno della comunità. Uno degli elementi costitutivi del

senso di comunità, insieme a SIMILARITA’, APPARTENENZA E INTERDIPENDENZA, è la

DISPONIBILITA’ A DARE AGLI ALTRI, si fa quindi riferimento ad un senso di vita sociale

fondata su rapporti spontanei, meno diretti al calcolo dell’utilità dello scambio, più ricchi di

solidarietà e sostegno.

Durante gli anni ’80, SARASON denunciò una diminuzione del senso di comunità, il che

poteva rappresentare un potenziale pericolo, soprattutto se vi si aggiungono fenomeni di

urbanizzazione aggressiva, di ondate migratorie, si ottengono ripercussioni in termini di

isolamento, paura e malessere poiché l’immagine della comunità e il suo senso di

appartenenza è un aspetto fondamentale al quale sorreggersi. Oltre a questo, sempre

nello stesso periodo, si assiste ad una crisi della psicologia di comunità dovuta a drastici

tagli alle politiche sociali operati da Reagan e soprattutto x il mutato clima socioculturale

che ha rivalutato il successo individuale a sfavore di quello collettivo. Proprio in questa

fase, gli psicologi di comunità aprono il loro campo d’azione a settori applicativi, ad oggi

ancora rilevanti:

La valutazione degli interventi nel sociale, in particolare dei programmi di

- prevenzione

La consulenza ai gruppi spontanei e ai gruppi di auto-aiuto

- Il lavoro di rete e la promozione del coordinamento tra enti pubblici diversi

- La consulenza alla programmazione e lo sviluppo di interventi nella scuola.

-

La psico di comunità statunitense, nasce dunque all’interno di un processo storico di

revisione critica degli strumenti tradizionali della psicologia; ma la disciplina non si è

limitata a criticare i limiti del tradizionale modello medico nel trattamento delle malattie

psichiche ma ha cercato di estendere i costrutti e le evidenze empiriche della ricerca

psicosociale x risolvere problemi come quello della povertà, delle ingiustizie sociali, delle

discriminazioni e delle disuguaglianze. Da un punto di vista formale, già nel 1966, nacque

negli Stati Uniti la 27esima divisione di psico della comunità all’interno dell’APA, che presto

si doterà di uno strumento di comunicazione interna, quale la rivista ‘Community

Psychologist’. Negli anni ’70 vengono fondate le prime riviste scientifiche come ‘Journal of

Community Psychology’ e ‘American Journal of Community Psychology’. Dal 2006, grazie

allo sforzo dello SCRA, vengono periodicamente organizzati degli incontri x mettere in

comunicazione psicologi di comunità.

Il senso di comunità: SARASON, individua nel costrutto una dimensione che distingue la

‘comunità’ da un aggregato casuale di persone e definisce il senso di comunità come: la

percezione di similarità con gli altri, un’accresciuta interdipendenza con gli altri,

disponibilità a mantenere questa iterdipendenza facendo x gli altri ciò che ci si aspetta da

loro, la sensazione di essere parte di una struttura affidabile e stabile.

L’autore elabora il concetto facendo riferimento a 3 dimensioni: la PERCEZIONE DI

SIMILARITA’ (ossia il riconoscimento negli altri individui della comunità), la PERCEZIONE

DI INTERDIPENDENZA (ossia la consapevolezza dei legami inevitabili tra il proprio agire

e quello altrui) e il VISSUTO DI APPARTENENZA AD UNA STRUTTURA AFFIDABILE E

STABILE (ossia il riconoscimento della comunità stessa come contenitore che racchiude

ed accomuna i membri di appartenenza).

La comunità x quale si prova senso di appartenenza è quella relazionale, propria degli

individui che la compongono e da loro riconosciuta come struttura stabile; il senso di

comunità è un sentimento che provano gli individui che riconoscono se stessi come

membri di una comunità e che si sentono simili ed interdipendenti rispetto agli altri membri.

L’autore non definisce concretamente la comunità di riferimento, ma afferma che le

comunità possono differire x le loro caratteristiche strutturali, quindi esistono svariati tipi di

comunità. Sarason, non propone strumenti specifici di indagine, il suo non è un modello

operativo x la ricerca empirica ma una presa di posizione teorica sull’importanza di

studiare le basi psicologiche del coinvolgimento degli individui nelle comunità di cui fanno

parte, sulla base della convinzione che tale coinvolgimento sia alla base dello sviluppo

delle comunità.

Il miglior tentativo di rispondere alla chiamata di Sarason di inserire il costrutto in un frame

teorico e metodologico adeguato, è quello di McMILLAN e CHAVIS, secondo i quali, il

senso di comunità è: un sentimento che gli individui hanno di appartenere e di essere

importanti gli uni x gli altri e una fiducia condivisa che i bisogni dei membri saranno

soddisfatti dal loro impegno ad essere insieme. Nel tentativo di comprendere in che modo

in senso di comunità può operare, essere definito e misurato, essi hanno proposto 4

fattori: APPARTENENZA (Membership): il senso di avere investito parte di se stessi nella

- comunità e di appartenervi. È contraddistinta da 4 attributi: chiari confini, un sistema

di simboli comuni, sicurezza emozionale e senso di appartenenza/identificazione e

di investimento personale.

INFLUENZA (Influence): il potere che i membri esercitano sul gruppo e il reciproco

- potere che le dinamiche di gruppo esercitano sui membri.

INTEGRAZIONE E SODDISFAZIONE DEI BISOGNI (Integration and fulfillment of

- needs): i valori condivisi dai membri come anche lo scambio di risorse e la

soddisfazione dei bisogni individuali dei membri.

CONNESSIONE EMOTIVA CONDIVISA: un legame spirituale basato sulla

- condivisione di storie tra i membri della comunità; si tratta dell’elemento che

distingue una comunità dalle alte.

IL CONTESTO ITALIANO

Nel novembre del 2007, la psicologia di comunità ha celebrato i suoi 30 anni con una

conferenza che si è tenuta a Napoli. La psico di comunità Italiana nasce intorno alla

seconda metà degli anni ’70 con un decennio di ritardo rispetto a quella statunitense; la

data di inizio viene fatta coincidere con l’uscita del volume di Donata Francescato x

Feltrinelli. Nel libro vengono illustrati i presupposti che hanno dato vita alla disciplina negli

Stati Uniti, insieme ad una rassegna di progetti ed esperienze ritenuti prototipici della psico

di comunità. Negli anni ’70 in Italia, la spinta di fattori ideologici, culturali e sociali,

portarono ad una serie di cambiamenti, difficili da elencare tutti, quindi prenderemo in

considerazione solo quale opera, saggio e/o film tipico di quel periodo.

L’edizione italiana del volume di Dorehwend, sulle applicazioni sociali della malattia

mentale; i volumi di GOFFMAN di critica alle istituzioni politiche; il film ‘qualcuno volò sul

nido del cuculo’ di FORMAN; il ‘manuale critico di psichiatria’ di Jervis; la collana di

Medicina democratica diretta da Maccacaro, attenta alle connessioni tra ambiente di

lavoro e salute; sono tutti esempi di critica ai tradizionali modi di affrontare il disagio

psicologico, che si estende oltre i confini dei professionisti della salute. I primi segnali di un

forte attacco al tradizionale approccio alla malattia mentale, si hanno nel 1968, quando


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Riassunto per l'esame di Psicologia di comunità, basato su appunti personali e studio autonomo dei primi 2 capitoli del testo consigliato dal docente: "psicologia di comunità" Santinello, Dallago, Vieno. Edizioni il Mulino.
Esame sostenuto da frequentante (4 domande aperte) con la professoressa Leone. tra gli argomenti trattati: l'interazione tra contesto e individuo, la psicologia delle organizzazioni, la psicologia sociale e la sociologia.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia della salute, clinica e di comunità
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Silviag91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia di comunità e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Leone Giovanna.

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