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Essi usano combinazioni di gesti multipli quando gli altri non reagiscono nel modo

- appropriato.

Individui che hanno contatti rilevanti con esseri umani inventano o apprendono

- facilmente differenti tipi di gesti nuovi.

Esistono 2 tipi fondamentali di gesti delle grandi scimmie, basati sulla loro funzione

comunicativa:

i movimenti di intenzione: non sono appresi e sono pervasivi nel regno animale (il primo

ad osservarli fu Darwin e in seguito vennero definite e descritte da Tinbergen). I movimenti

di intenzione si danno quando un individuo esegue solo il primo passo di una normale

sequenza comportamentale, spesso in forma abbreviata e questo primo passo è

sufficiente x provocare una risposta dal ricevente (solitamente quella che si avrebbe se

fosse stata messa in atto l’intera sequenza comportamentale). In tali casi, le esibizioni si

dicono RITUALIZZATE filogeneticamente e hanno un vantaggio adattivo, come quando il

lupo ringhia, una ritualizzazione della preparazione all’aggressione vera e propria; nel

corso dell’evoluzione questo sfocia in una fissazione genetica delle esibizioni dei

movimenti di intenzione, eseguiti invariabilmente emotive e/o sociali specifiche.

I segnali, relativi ai movimenti di intenzioni, che sono stati ritualizzati ontogeneticamente,

vengono usati con maggiore flessibilità; quelli presenti negli scimpanzè comprendono: il

braccio in alto (x iniziare un gioco) e il tocca-schiena (usato dai piccoli x chiedere di essere

trasportati dalle madri). Si tratta, come detto in precedenza, di abbreviazioni di azioni

sociali complete e sono quasi sempre DIADICI, nel senso che il comunicatore cerca di

influenzare il comportamento del ricevente. Nel BRACCIO IN ALTO: un individuo giovane

si avvicina ad una altro con l’idea di iniziare un gioco di lotta, solleva il braccio come x

colpire x gioco l’altro e poi lo colpisce x davvero saltandogli addosso e comincia a giocare;

col ripetersi dei gesti, il ricevente impara ad anticipare questa sequenza sulla base solo

del sollevamento del braccio e inizia cosi a giocare non appena percepisce il passo

iniziale; il comunicatore impara ad anticipare questa anticipazione e aspetta che il

ricevente reagisca, si aspetta quindi che l’altro si aspetti questo movimento del braccio

(vuole monitorare la sua risposta).

Nel TOCCA- SCHIENA, che viene appreso in maniera analoga, all’inizio il piccolo afferra

la schiena della madre a la tira fisicamente giù x arrampicarcisi; la madre giunge ad

anticipare tale desiderio solo sulla base del primo tocco e cosi abbassa la schiena quando

il piccolo inizia a produrre la sequenza; infine al piccolo basterà sfiorare il dorso della

madre, aspettandosi che essa reagisca chinandosi.

I movimenti di intenzione sono creati perché i due individui interagenti sono in grado di

fare anticipazioni e riescono a modellare diadicamente l’uno il comportamento dell’altro, il

‘significato’ dell’azione è già compreso nel segnale; a causa del modo in cui funge la

ritualizzazione, questi gesti sono strumenti comunicativi ‘a senso unico’ (non bidirezionali)

perché il comunicatore e il ricevente li apprendono unicamente nei termini del loro ruolo

personale senza conoscere il ruolo dell’altro. Le scimmie apprendono questi gesti tramite

ritualizzazione ontogenetica e non tramite imitazione, sono presenti evidenze empiriche:

nell’esperimento di Tomasello, un individuo che veniva prelevato da un gruppo in cattività

e addestrato ad usare un nuovo gesto in cambio di un premio, x poi essere reinserito nel

gruppo, nessun’altro individuo imparava il nuovo gesto.

Il richiamo dell’attenzione: non molto diffuso nel regno animale, è probabilmente unico

dei primati o addirittura delle grandi scimmie; essi comprendono: schiaffo in terra, dare di

gomito, tirare roba, che servono ad attirare l’attenzione del ricevente sul comunicatore che

fa questi gesti sempre in modo diadico, senza referenti esterni. Inizialmente, essendo

prodotti molto dai giovani, si pensava fossero gesti ludici e invece no. Quando le grandi

scimmie sono in calore, mettono in atto il gesto il rompere le foglie, producono un suono

netto x attirare l’attenzione delle femmine sul loro pene eretto; in questo caso, il significato

o la ‘funzione dell’atto comunicativo’, non sta nel gesto del richiamo dell’attenzione ma

nell’esibizione involontaria che deve essere notata dal ricevente perché questi possa dare

la risposta adeguata. L’evidenza a favore di questa interpretazione, è che spesso le

scimmie tentano di occultare agli altri la loro esibizione.

Vi sono anche un piccolo sottogruppo di gesti di richiamo dell’attenzione che fungono in

assenza di esibizioni, che potrebbero suggerire l’abbozzo di una comunicazione triadica

(referenziale), come quando il comunicatore offre ad un altro, una parte del corpo x la

pulizia reciproca. Loro quindi indirizzano in modo intenzionale e triadico l’attenzione altrui

su oggetti esterni: in modalità quindi referenziale. Operando in maniera diversa, i richiami

dell’attenzione sono appresi anche in modo diverso; non possono essere ritualizzati e

vengono appresi dagli individui dedicandosi a comportamenti come schiaffeggiare il

terreno o lanciare oggetti; una volta appreso, il gesto di richiamo dell’attenzione può

essere impiegato diffusamente con svariati fini sociali: il gioco, la pulizia reciproca. È

questa non immediatezza a rappresentare la novità, il comunicatore vuole che il ricevente

faccia qualcosa, ha un’intenzione sociale, x ottenere questo cerca di richiamare

l’attenzione del ricevente su qualcosa, questa la si può chiamare ‘INTENZIONE

REFERENZIALE’ aspettandosi che se il ricevente guarderà nella direzione voluta compirà

l’azione voluta. Il richiamo dell’attenzione e i movimenti di intenzione spesso sono collegati

reciprocamente dalle scimmie.

Attenzione all’attenzione altrui

Una differenza importante tra la comunicazione vocale e quella gestuale è il modo in cui i

partecipanti controllano reciprocamente l’attenzione l’uno dell’altro durante il processo;

nella comunicazione vocale questo controllo è praticamente inesistente, il comunicatore

esprime la propria emozione in modo indiscriminato nell’ambiente circostante; mentre la

comunicazione gestuale avviene nel canale visivo ed è spazialmente diretta verso un

individuo singolo, il che obbliga il comunicatore a controllare che il ricevente mantenga il

contatto visivo, pena l’inefficacia del gesto, il ricevente quindi deve determinare se il gesto

è diretto a lui o meno x sapere se rispondere o no. Studi hanno dimostrato che le grandi

scimmie tengono in considerazione lo stato condizionale del ricevente (producono gesti su

base visiva solo quando il ricevente è orientato verso di loro); gli scimpanzè comunicatori,

mostrano una scarsa sofisticazione nel giudicare gli stati attenzionali altrui. Altri studi non

comunicativi, mostrano che le grandi scimmie, quando competono tra loro o nascondono

qualcosa, capiscano cosa gli altri possono o non possono vedere. Gli scimpanzè, i bonobo

e le grandi scimmie non privilegiano la sequenza ‘richiamo dell’attenzione’ ’movimento di

intenzione’ ma usano la strategia alternativa del ‘girare intorno’, si muovono in cerchio

attorno al ricevente x produrre un gesto di movimento d’intenzione su base visiva. Le

grandi scimmie, quindi, mostrano abilità comunicative più sofisticate nella modalità

gestuale che in quella vocale, inoltre molti gesti delle grandi scimmie sono appresi

individualmente e in modo flessibile, anche in combinazione tra di loro, ma questo non è

vero x le vocalizzazioni.

LA COMUNICAZIONE CON GLI UMANI

Molte scimmie e grandi scimmie crescono in un qualche contesto umano (zoo, casa,

laboratorio), non esistono notizie relative al fatto che queste abbiano acquisito nuove

abilità comunicative come risultato dell’esposizione ad un ambiente umano, ma

acquisiscono però alcuni nuovi gesti destinati all’uso specifico con gli umani; apprendono

un qualcosa che potrebbe essere definito un ‘additare’ come estensione dei loro gesti

naturali di richiamo dell’attenzione.

Le grandi scimmie e gli scimpanzè che crescono in cattività, imparano ad indicare ai loro

custodi umani cose che desiderano ma che non sono capaci di raggiungere da soli; il più

fondamentale di questi comportamenti è l’additare in direzione del cibo fuori dalla loro

portata, in modo che un umano lo recuperi x loro. Questo comportamento lo tengono il 60-

70% degli scimpanzè anche senza addestramento esplicito ma che mettono in atto SOLO

quando c’è un umano presente (come abbiano imparato ciò è ignoto). L’additare è

utilizzato in modo flessibile: le grandi scimmie indicano il cibo più appetibile quando hanno

la possibilità di scelta tra più alimenti; possono indicare il luogo in cui l’essere umano ha

celato il cibo; possono indicare un utensile che serve all’uomo x recuperare il cibo che

desiderano ma non se l’utensile è di uso esclusivo umano.

Le grandi scimmie allevate in contesti umani ricchi di informazioni, fanno richieste

imperative anche in altri modi: indicano una porta chiusa quando vogliono andare dall’altra

parte; essi portano un oggetto che li mettono in difficoltà (scatola chiusa a chiave) ad un

umano aspettandosi che l’umano lo aiuti, afferandogli la mano e mettendogliela in tasca; le

grandi scimmie che si trovano nello zoo spesso sviluppano gesti di richiamo

dell’attenzione destinati agli umani. Alle grandi scimmie si può insegnare qualcosa di

simile al linguaggio umano dei segni o dei segni visivi tattili, quindi le scimmie che

crescono in ambiente umano, capiscono in modo abbastanza flessibile. Quando fanno

richieste, spesso le scimmie guardano gli umani negli occhi, questo suggerisce che

sappiano che l’intenzionalità emana da dietro gli occhi. L’interpretazione più ragionevole

dei gesti dell’additare delle grandi scimmie è quella di considerarli come estensioni

naturali dei gesti di richiamo dell’attenzione, in questo caso di esseri umani su cibi

desiderati. Indicano ‘referenzialmente’ poiché possiedono un fine sociale il cui ottenimento

sarà favorito da tale azione indicale. LE SCIMMIE ADDITANO SOLO IN PRESENZA DI

UMANI perché le altre scimmie non hanno le motivazioni a venire in aiuto che hanno gli

umani, una scimmia non otterrebbe il cibo che indica da un’alta scimmia ma essendo

cresciuta in cattività, ha una lunga esperienza di cibo abbondante ricevuto dagli umani.

Inoltre, nessuna scimmia in nessun contesto né x gli umani né x le altre scimmie, produce

gesti di additare con funzioni che non siano meramente IMPERATIVE e non in modo

dichiarativo o informativo.

Capire l’additare

Le grandi scimmie seguono la direzione dello sguardo altrui, anche verso luoghi nascosti

dietro ostacoli, in situazioni semplici, la scimmia capisce l’intenzione che sta dietro il gesto

umano di richiamo dell’attenzione. Tomasello e altri hanno proposto alle scimmie un gioco:

un umano nasconde del cibo in uno di 3 secchielli e un altro umano lo aiuta a trovarlo,

azione chiamata ‘COMPITO-DI SCELTA OGGETTO’ . Le scimmie sapevano da

esperienze precedenti che c’era un unico pezzo di cibo nascosto e che avevano una sola

possibilità. Nel test sperimentale, il primo sperimentatore nascondeva il cibo e il secondo

sbirciava x poi indicare informativamente alla scimmia il secchiello del cibo ma nonostante

ciò, le scimmie sceglievano un secchiello a caso nonostante seguisse lo sguardo

dell’umano fino al secchiello. Questo vuol dire che seguire la direzione dell’additamento

non è importante x le scimmie, non ne comprendono il significato (cosa i bambini sanno

fare a 14 mesi). In un studio di follow-up Tomasello e altri hanno condotto una versione

competitiva del ‘compito ricerca oggetto’ creando 2 condizioni sperimentali: una

cooperativa, era uguale al compito fondamentale, mentre la condizione competitiva, un

essere umano avviava una sessione di ‘riscaldamento’ gareggiando con la scimmia nella

ricerca del cibo e poi nella sessione sperimentale cercava di continuare a gareggiare:

senza mai guardare la scimmia, l’umano cercava di raggiungere il secchio giusto ma, date

le limitazioni fisiche della situazioni, non poteva riuscirci. Ma quando i secchi venivano

spinti verso la scimmia da un altro sperimentatore, la scimmia sapeva trovare il cibo. La

comprensione del comportamento umano da parte della scimmia sembrava diversa: nel

secondo caso inferisce che se l’umano vuole afferrare il secchio, allora dentro c’è

qualcosa di buono ma non sono capaci di inferire che nel secchio c’è da mangiare.

Basandosi sulla versione base del gioco, le scimmie non sono capaci di inferire la

locazione del cibo, ma gli studi di follow-up dimostrano che sono in grado di fare inferenze

in altre situazioni.

IPOTESI: gli scimpenzè non capiscono che l’umano sta comunicando altruisticamente x

aiutarli a raggiungere il loro scopo; quindi, le grandi scimmie comunicano intenzionalmente

solo in modo imperativo, x chiedere qualcosa, quindi capiscono i gesti altrui solo quando

anche questi sono richieste imperative.

I fatti importanti nelle comunicazioni tra grandi scimmie e umani sono:

La modalità gestuale domina la scena

1) I richiami dell’attenzione (additare) scimmieschi, con la loro scissione tra intenzione

2) sociale e intenzione referenziale, a essere più simili a quelli umani

Anche con mezzi di comunicazione sofisticati, insegnati loro dagli esseri umani, le

3) grandi scimmie comunicano quasi esclusivamente in modo imperativo x indurre gli

altri a fare qualcosa x loro.

INTENZIONALITA’ NELLA COMUNICAZIONE DELLE GRANDI SCIMMIE

La competenza comunicativa gestuale delle grandi scimmie è molto flessibile e la

comunicazione vocale tra le scimmie è fissata geneticamente e la comunicazione

gestuale, ha un’apparenza stereotipata. La flessibilità è in genere un segno

dell’apprendimento ma qst in teoria potrebbe essere un apprendimento associativo

semplice o una serie complessa di processi cognitivi implicati nella comprensione

dell’intenzionalità del partner comunicativo. Gli autori ritengono che siano davvero coinvolti

processi cognitivi complessi, idea supportata da studi che documentano la comprensione

da parte delle grandi scimmie dell’intenzionalità anche in sfere di attività non comunicative.

Comprendere l’azione intenzionale

Cosi come gli animali sono in grado di risolvere problemi fisici, senza comprenderne il

livello causale, possono anche comunicare senza comprendere il livello, essi senza capire

come funziona, sanno che quando fanno X i riceventi faranno Y. Studi recenti hanno

dimostrato che le grandi scimmie comprendono molto di come gli altri agiscono in quanto

agenti intenzionali senzienti, in particolare le grandi scimmie capiscono qualcosa dei fini e

dei punti di vista altrui e di come essi operino in un’azione individuale in modo molto simile

a quello degli infanti umano. In primis, le grandi scimmie COMPRENDONO CHE GLI

ALTRI HANNO FINI, ecco delle evidenze:

Quando un umano passa del cibo ad uno scimpanzè e poi non lo fa più, la scimmia

- reagisce mostrando frustrazione se l’umano lo fa senza un buon motivo.

Quando un umano ha bisogno di aiuto x raggiungere un oggetto o una locazione

- fuori dalla sua portata, gli scimpanzè li aiutano in modo molto simile a quello degli

infanti umani, il che richiede una comprensione del fine.

Quando un umano mostra ad uno scimpanzè allevato in ambiente umano un’azione

- chiaramente marcata come tentativo fallito di cambiare lo stato di un certo oggetto,

lo scimpanzè esegue l’azione ‘giusta’.

Quando uno scimpanzè allevato da umani osserva un umano produrre azioni che

- sono liberamente scelte o forzate dalle circostanze, la scimmia capisce la differenza

(perché imita gli atti liberamente scelti), dimostrando una comprensione sia

dell’intenzione della azione che della sua razionalità.

Dunque, le grandi scimmie e gli infanti umani comprendono entrambi, nello stesso modo

fondamentale e in situazioni semplici, che gli individui perseguono un fine in modo

persistente finchè non lo raggiungono e comprendono il fine come una rappresentazione

interna all’agente dello stato del mondo che questi vuole causare. Comprendono anche

che l’agente sceglie quell’azione persegue razionalmente un fine: scimmie e piccoli umani

sono in grado di comprendere le ragioni x l’azione dell’agente. In secondo luogo, le grandi

scimmie capiscono anche che gli altri hanno PERCEZIONI, alcune evidenze:

Quando un umano sbircia dietro una barriera, le scimmie si spostano x avere una

- visione migliore e poter guardare anche loro.

Quando un umano rivolge lo sguardo verso una barriera e nelle stessa direzione c’è

- anche un oggetto più lontano, le scimmie guardano solo la barriera e non l’oggetto.

Quando le scimmie chiedono cibo agli umani, stanno attenti che questi vedano i

- loro gesti.

Dunque, le grandi scimmie e gli infanti comprendono entrambi, nello stesso modo

fondamentale e in situazioni semplici, il fatto che gli altri percepiscono oggetti nel mondo e

vi reagiscono e comprendono che il contenuto della percezione dell’altro è differente dal

loro. Gli scimpanzè comprendono anche il modo in cui gli esseri umani interagiscono nella

logica fondamentale dell’azione intenzionale: gli agenti vogliono che si avverino alcuni stati

ambientali, gli agenti vedono il mondo e quindi possono valutare la situazione rispetto al

fine, gli agenti fanno cose quando percepiscono che l’ambiente non è nello stato finale

auspicato; questo tipo di ragionamento pratico sugli altri, nei termini psicologici VOLERE,

VEDERE E FARE, è fondativo di qualunque genere di interazione sociale di umani e

primati.

La conclusione è che le grandi scimmie comprendono gli altri nei termini dei loro fini e

delle loro percezioni e di come questi operino x determinare decisioni comportamentali;

ossia esse comprendono gli altri come agenti intenzionali. Basandosi su questa

comprensione, sono in grado di intraprendere quei generi di ragionamento pratico che

sottostanno all’interazione e alla comunicazione sociale flessibile e strategica, x esempio

determinando quello che l’altro vuole. Visto che i gesti delle grandi scimmie nascono dalle

interazioni sociali dotate di significato in quanto espresse nel comportamento pubblico

(mentre le vocalizzazioni espressioni emotive più individuali accoppiate a manifestazioni

comportamentali), la competenza sull’azione intenzionale che si esplica nel ragionamento

pratico, sembra essere applicabile al caso della comunicazione gestuale.

Come funzionano i gesti delle grandi scimmie

Le grandi scimmie si affidano a forme di apprendimento associativo piuttosto che alla

comprensione dell’intenzionalità individuale nella loro comunicazione gestuale; ma tale

idea sembra improbabile perché se essi comprendono quello che gli altri vedono, vogliono

e fanno, è presumibile che comprendano queste cose anche quando sono loro a fare o

ricevere gesti. Questa TERZA POSIZIONE TEORICA (cognitivista ma non

antropocentrica) porta ad un’analisi dei gesti correlati ai movimenti di intenzione e richiami

dell’attenzione condotta nei termini dei predicati psicologici: volere, vedere e fare.

Nelle grandi scimmie i gesti correlati ai movimenti di intenzione emanano dall’intenzione

sociale di comunicare al ricevente la richiesta di fare qualcosa, il comunicatore si aspetta

che il ricevente vedendo il gesto faccia qualcosa e il ricevente sa che il comunicatore

vuole che lui faccia qualcosa. Di contro, i gesti di richiamo dell’attenzione delle grandi

scimmie emanano dall’intenzione sociale che il ricevente veda qualcosa, aspettandosi che

ciò indurrà il ricevente a fare quello che lui vuole. Questo crea una struttura intenzionale a

2 livelli che include l’intenzione sociale del comunicatore come fine fondamentale e la sua

intenzione referenziale come mezzo rivolto a quel fine.

Punto cruciale: poiché i movimenti di intenzione sono ritualizzazioni (abbreviazioni) di

passi iniziali delle azioni intenzionali, il loro ‘significato’ è intrinseco a essi, è

semplicemente ciò che il comunicatore desidera che gli altri facciano nell’interazione. Di

contro, i richiami dell’attenzione introducono nel processo la ‘non immediatezza’; la loro

struttura a 2 livelli crea una ‘distanza’ tra il mezzo di comunicazione esplicito (atto di

riferimento) e il fine comunicativo implicito (intenzione sociale). Il ricevente, poi, è in grado

di inferire da quello che sta vedendo quello che il comunicatore desidera. Una differenza

cruciale è che: quando un umano indica qualcosa a beneficio di un altro umano, lo fa

realmente x un suo beneficio immediato mentre le grandi scimmie non vedono né

interpretano il gesto di indicazione altrui come qualcosa di rilevante x i loro fini. Il punto è,

quando la comunicazione diventa governata da motivi cooperativi (quando c’è intenzione

condivisa) ne segue un processo inferenziale del tutto nuovo.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Psicologia di comunità, basato su appunti personali e studio autonomo dei primi 3 capitoli del testo consigliato dal docente "le origini della comunicazione umana" Michael Tomasello, Raffaele Cortina editore.
Attenzione: il capitolo 3 è riassunto fino al paragrafo 3.2.1 (quindi fino a pagina 78).
Esame sostenuto da frequentante (4 domande aperte) con la professoressa Leone.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia della salute, clinica e di comunità
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Silviag91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia di comunità e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Leone Giovanna.

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