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Le loro pazienti presentavano molti sintomi come: paralisi degli arti,contratture muscolari,disturbi

visivi,sordità,impressioni di soffocamento,fobie,abulie ecc.

Esse erano giovani donne della borghesia viennese,colte e dall’intelligenza vivace,che però

presentavano comportamenti ideativi e di coscienza rigidi,se confrontati alla ricchezza immaginativa

che mostravano nel corso dell’ipnosi e delle allucinazioni. I due studiosi erano molto colpiti da

questa contraddizione e osservarono che il poter comunicare ad altri i contenuti delle loro immagini

mentali sembrava dare loro un sollievo immediato e una remissione dei sintomi (da qui l’espressione

talking cure,cioè cura parlata).

Freud e Breuer scoprirono anche che c’erano dei legami tra i sintomi e alcuni eventi del passato

cosicché i fenomeni isterici scomparivano quando tali episodi (strettamente associati all’origine del

sintomo) erano rivissuti ed espressi a parole attraverso l’ipnosi. I due studiosi formularono l’ipotesi

che un’esperienza dolorosa “scissa”(cioè tagliata fuori dai collegamenti con ciò che l’ha originata)

possa ripercuotesi su vari comportamenti somatici e quindi provocare i sintomi. Da qui essi

formularono il concetto di trauma,inteso come l’evento patogeno originario dimenticato, e di

microtraumi,che accumulandosi potevano avere lo stesso effetto. Traumi e microtraumi suscitano

conflitti interiori (generalmente tra desideri erotici e istanze morali) dolorosi che fanno scattare le

misure difensive dell’evitamento, dell’allontanamento dall’area della coscienza e della rimozione, che

però non sono in grado di nascondere completamente il disagio che viene si dimenticato,ma si scarica

attraverso manifestazioni fisiche (sintomi).

Freud e Breuer inoltre scoprirono che i sintomi possono comparire anche diverso tempo dopo il

trauma e che alcuni dolori corporei possono essere originari e diventare solo dopo il mezzo di

espressione del disagio (fungono da medium espressivo di emozioni).

In seguito Freud abbandonò il modello teorico della nevrosi centrato sugli effetti di un trauma

rimosso,a favore di quello centrato sugli effetti di fantasie inconsce. Mutarono quindi anche gli

obbiettivi della terapia poiché non era più necessario rintracciare l’episodio doloroso scatenante,ma

si doveva liberare dalla cecità mascheramenti e falsificazioni.

Oggigiorno il metodo dell’osservazione clinica non tiene più conto solo delle dinamiche inconsce del

singolo paziente,ma anche di quelle del terapeuta e della relazione nel suo complesso.

“L’inconscio nella pratica di laboratorio.”

Nell’ambito della ricerca sperimentale è stato necessario attendere l’attenuarsi della visione

comportamentista, strettamente legata a condotte pratiche e ad esperienze misurabili, per vedere le

prime indagini dei processi psichici inconsci.

La prima prova di natura sperimentale del ruolo dei processi mentali inconsci nel determinare

pensieri,affetti e azioni è il durare degli effetti ipnotici anche nella fase post-ipnotica senza che il

soggetto se ne renda conto. A questo proposito Freud aveva ordinato a un suo paziente di aprire un

ombrello non appena l’ipnosi sarebbe cessata e aveva osservato il soggetto compiere tale operazione

anche senza ricordare il motivo per cui lo stava facendo.

Altre prove sono state individuate grazie al movimento del New Look (attivo specialmente negli anni

’40 e ’50),i cui esponenti avevano descritto una tendenza generale alla “difesa percettiva”.

Nell’esperimento, ai soggetti erano mostrate delle parole (con il tachistoscopio) con contenuto

sessuale o aggressivo per tempi brevissimi che ne impedivano il riconoscimento cosciente. Gli

studiosi avevano registrato negli individui ,dopo immagini molto sentite, i sintomi dell’ansia ed erano

quindi arrivati alla conclusione che ciò che non ha libertà di accesso all’area della

consapevolezza,può lasciar tracce del suo passaggio ad altri livelli.

Tra i risultati recenti ottenuti in questo ambito,ha molta importanza Marcel che si è cimentato con il

tema del mascheramento percettivo e i cui esperimenti sono stati poi perfezionati da Eagle. Eagle

presentò per un tempo brevissimo a dei soggetti l’immagine di un ragazzo gentile o di uno

aggressivo,mascherandola subito dopo con quella di un ragazzo dall’espressione neutra. Egli rilevò

che,nonostante non fossero in grado di elaborare le prime immagini coscientemente, i soggetti

tendevano a vedere l’espressione neutra come gentile o aggressiva a seconda di ciò che era stato

mostrato loro con il tachistoscopio. Da qui egli affermò che il sottrarsi di un’immagine rispetto alla

nostra capacità di percepirla coscientemente non implica il fatto che essa non venga elaborata ad altri

livelli.

Molto significative sono anche le ricerche sugli stimoli subliminali,cioè quegli stimoli che, pur non

essendo oggetto di chiara consapevolezza, hanno effetto nell’immediato o a distanza di tempo su vari

dimensioni espressive della persona. A questo proposito Silverman ha steso una rassegna dove si

descrivono vari studi sperimentali che volevano dimostrare l’effetto di immagini,presentate per 4 ms.

In queste ricerche la metodologia comprendeva la tecnica del “doppio cieco”,l’utilizzo di stimoli

neutri in alternativa a quelli critici e un campione composto sia da soggetti con personalità normali

che patologiche. Gli sperimentatori hanno rilevato che sono i contenuti specifici delle immagini (non

la loro componente negativa generale) e il fatto che esse non accedono alla sfera cosciente a

provocare degli effetti. Ad esempio un omosessuale maschio, che presenta ansia,angoscia e

aggressività, risponderà con un aggravarsi dei sintomi quando gli verrà presentata, per un tempo non

sufficiente al riconoscimento cosciente, l’immagine di un uomo e di una donna nudi accompagnata

dalla frase “Fottere mamma” (quindi a chiaro contenuto incestuoso),ma non avvertirà alcun disagio

di fronte a quella di un cane che defeca (a contenuto anale) che invece sarà molto sentita da pazienti

balbuzienti.

I ricercatori hanno anche evidenziato come particolari motivazioni,attive nel soggetto prima della

stimolazione subliminale, possono potenziare gli effetti di risposta negativa se gli stimoli hanno più o

meno i loro stessi contenuti (es. motivazioni aggressive e stimoli aggressivi).

Tutti questi studi hanno contribuito a potenziare la convinzione che buona parte delle operazioni

mentali si svolgono al di fuori della coscienza e che perciò è bene distinguere tra processi inconsci di

elaborazione della coscienza e processi consci.

“Conclusioni.”

Nel corso dei secoli quindi, si è arrivati ad una concezione di inconscio molto meno limitata che

comprende non solo contenuti rimossi,ma anche regole, credenze negative, modelli e più in generale

gli schemi cognitivo-affettivi impliciti. Queste rappresentazioni costituiscono lo sfondo delle nostre

esperienze e interazioni; sono delle specie di conoscenze tacite che vengono acquisiste spesso per via

non verbale e in fasi dello sviluppo molto precoci.

CAPITOLO 2:le motivazioni.

“Realtà, osservabilità, caratteri distintivi e definizioni.”

Secondo Freud “tutto il comportamento è motivato”. L’individuo infatti non fa nulla se non è spinto

da un’esigenza.

Chi si trova ad osservare il comportamento altrui ha bisogno del concetto di motivazione per

esigenze di chiarezza conoscitiva, quindi questo termine ha molta importanza nella psicologia,

soprattutto in quella sperimentale.

La motivazione ha un ruolo quadruplice in psicologia in quanto può essere:

-variabile indipendente deve essere studiata per poter prevedere le condotte che provoca o

influenza; 

-variabile dipendente subisce a sua volta delle influenze che incidono sulla sua intensità,

persistenza, sul grado di accettazione ecc.;

-variabile interveniente diventa una fusione tra variabile indipendente e dipendente e interviene

come articolazione fra altre variabili o condotte specifiche;

-oggetto di studio è studiata accuratamente dall’osservatore che cerca di fare chiarezza sulle sue

componenti, sull’intensità, sulla durata ecc.

“Fenomenologia generale e dinamica delle motivazioni umane.”

La mete sono ciò verso cui si dirige l’azione o il desiderio e possono essere oggetti del campo

(ogetti-meta) o qualità di oggetti (qualità-meta).

Quando si indica l’attrazione verso una meta le motivazioni sono dette positive, quando invece ci si

riferisce alle situazioni di repulsione diventano negative.

La motivazione può essere anche descritta come una tensione a modificare il livello di realtà

(passando cioè dall’immaginario al concreto) delle mete.

“Motivazioni permanenti, ricorrenti, contingenti.”

Nella vita reale è impossibile una situazione in cui la tensione motivazionale resta immutata nella sua

intensità e in cui il desiderio non scompare o non si modifica. Alcune esigenze possono essere

relativamente costanti,ma c’è sempre un’alternanza regolare tra l’attesa, la gratificazione, la

quiescenza e la riattivazione.

Una meta di solito si attiva dopo periodi di carenza o privazione, ma anche l’inizio del processo di

soddisfazione può contribuire. Nel corso di alcune ricerche sull’esigenza di rapporti sociali infatti, fu

notato che brevi contatti con un’altra persona non diminuivano il desiderio, ma anzi lo

incrementavano.

La gratificazione avviene quando si raggiunge la meta ed è legata al concetto di piacere, che fa anche

da sostegno al comportamento motivato. L’essere umano di fatti è in grado di trarre piacere dalla

sofferenza accettandola come necessaria per raggiungere uno scopo importante e vedendola come il

segnale che si è sulla strada giusta.

Dopo la fase di soddisfazione l’oggetto-meta, presentato in eccesso, smette di gratificare

(quiescenza) fino a quando non si ripristina l’esigenza e inizia quindi un nuovo ciclo.

Nel periodo di quiescenza il soggetto cerca piacere in un’altra meta che può essere addirittura

opposta alla prima.

“I criteri.”

Nel corso dei secoli sono stati pubblicati molti sistemi classificatori delle motivazioni. I più noti, ma

pur sempre incompleti, sono quelle di:

-Freud prese in esame la motivazione sessuale in senso lato (che comprende cioè anche il calore

della relazione sociale ecc.) e la motivazione all’aggressione (che comprende anche l’affermarsi di

fronte ad ostacoli) in funzione delle quali coniò i termini di Eros/Libido e Thanatos/Destrudo. Altre

esigenze, come quelle nutrizionali, vennero relegate nella categoria di “esigenze fisiologiche”. La

psicanalisi si concentrò soprattutto sulla motivazione sessuale e su quella aggressiva perché esse

erano alla base di molte delle patologie con cui questi studiosi avevano a che fare.

-Maslow era dell’idea che le motivazioni fossero le manifestazioni di una gerarchia di bisogni che

era organizzata dall’alto verso il basso,in modo cioè che i bisogni superiori potessero essere avvertiti

solo dopo aver soddisfatto quelli di base. Egli distinse tra bisogni fisiologici (alla base),bisogni di

sicurezza, bisogni di appartenenza, bisogni di stima e bisogni di auto-realizzazione (al vertice).

“I principali oggetti-meta.”

Esistono 9 grandi gruppi motivazionali:

-motivazione sociale l’oggetto-meta è il rapporto sociale positivo che corrisponde ad

un’attrazione verso i rapporti con gli altri. Questa motivazione si attiva in situazioni di isolamento

sociale, sia coercitive (es. prigione) che per scelta volontaria (es. eremiti). Il desiderio subisce un

incremento nelle ore pomeridiano-serali, probabilmente perché sono quelle in cui, nella maggior parte

delle culture umane, le persone si ritrovano insieme. L’attivarsi di questa motivazione può anche

condurre a compensare il desiderio con figure fantastiche, la preghiera, il ricorso a mezzi di

comunicazione, lo scrivere ecc.

-motivazione sessuale l’oggetto-meta è la relazione di intimità o/e la promozione generativa o/e il

piacere specifico. Si può attivare in condizioni di carenza ed è incentivata dall’inizio del processo di

soddisfazione. 

-esigenze nutrizionali gli oggetti-meta sono la conservazione e la promozione dell’integrità del

corpo, a cui si accompagna anche il piacere specifico. Vi rientrano quindi non solo il bere e il

mangiare, ma anche la respirazione, il movimento, il sonno, il lavarsi, il vestirsi, il curarsi ecc.

Ognuna di queste condotte può avere anche motivazioni differenti (es. ci si può vestire per sentirsi

belli). 

-motivazione aggressiva l’oggetto-meta è il degradare,cioè ridurre il valore di ciò verso cui si

compie l’azione. Gli studiosi distinguono diversi tipi di aggressione: quella rivolta verso l’esterno

(eteroaggressione) o verso se stessi (autoaggressione),quella aperta o mascherata,l’irritazione (che

conduce a condotte aggressive immediate e impulsive) o la ruminazione (che innesca comportamenti

aggressivi che avvengono a distanza di tempo).

-motivazione al successo l’oggetto-meta è l’ottenimento dell’emergenza di sé attraverso il

superamento di alcuni ostacoli. La persona che presenta questa tendenza in modo molto forte tende a

non confrontarsi con compiti né troppo facili (che non darebbero soddisfazione),né troppo difficili

(che sarebbero quasi irrealizzabili e quindi deludenti).

-motivazione alla tensione emotiva l’oggetto-meta è l’ansia positiva, quella cioè che soddisfa il

desiderio di avventura. 

-motivazioni cognitive gli oggetti-meta sono la raccolta di informazioni e l’edificazione di concetti

o schemi mentali. Questa motivazione risponde all’esigenza di conoscenza per soddisfare la curiosità

e il bisogno di novità. 

-l’esigenza del costruire l’oggetto-meta è riparare qualcosa che è stato danneggiato o costruire

qualcosa di nuovo originale e non banale. E’ spesso alla base degli hobby o dei giochi infantili.

-il bisogno di movimento corporeo l’oggetto-meta sono le attività corporee. Questa motivazione

può servirne delle altre (come nel caso delle esigenze nutrizionali), ma può esistere anche da sola. Il

soggetto trae piacere dal movimento corporeo stesso, tanto che questa esigenza è alla base della

pratica degli sport.

“Proposte, accorgimenti e risultati in tema di misurazione.”

Lo sperimentatore, nella valutazione delle motivazioni umane, deve individuare quali esigenze sono

realmente presenti (anche se il soggetto non ne è consapevole), assegnarvi un punteggio, cogliere

l’eventuale presenza di fattori inibenti o mascheranti e anche capire se sono persistenti o transitorie.

Alcune tecniche usate sono:

-i colloqui hanno carattere psicodinamico, sono svolti in giornate diverse per cogliere l’evoluzione

delle motivazioni e lo sperimentatore deve valutare sia le componenti verbali che quelle non verbali.

-tecniche proiettive si fondano sull’idea che le componenti significative del mondo psichico del

soggetto tendano ad emergere nelle sue fantasie, nelle azioni e nella percezione di immagini ambigue

o non ambigue pertinenti. Nel Picture Frustration Study di Rosenzweig i soggetti devono scrivere

delle frasi all’interno di “fumetti” che rappresentano situazioni di vita quotidiana frustranti. A

seconda dei contenuti delle espressioni verbali si suddividono i soggetti in quelli con carattere

eteroaggressivo, autoaggressivo o non aggressivo. Nell’ Adjective Check List (creato per primo da

Gough) il soggetto deve scegliere tra una lunga lista di aggettivi quelli che lo rappresentano meglio.

In base alle risposte si possono cogliere i livelli di molte esigenze, in particolare della motivazione al

successo, di quella sociale,sessuale e aggressiva. Nel BIT il soggetto deve valutare situazioni

percettive incongruenti. In questo modo si raccolgono informazioni sulla motivazione cognitiva in

quanto tanto più essa è forte, tanto più il soggetto sviluppa intolleranza all’incongruità. Nel Self

Appraisal Scale il soggetto deve valutare scale a sette passi di aggettivi o locuzioni verbali a

significato contrapposto (per un totale di 100 items). Questo test è stato utilizzato per studiare varie

condizioni tra cui lo stress, l’isolamento sociale,la monotonia ecc.

“Motivazioni, emozioni, conoscenza, azione.”

Motivazioni ed emozioni non sono la stessa cosa. Le motivazioni sono il desiderio e la spinta verso

una meta. Le emozioni accompagnano l’esperienza e ne sottolineano il valore per il soggetto, ma non

sempre questo si traduce in azione.

Diverse emozioni però possono inibire o attivare alcune delle principali motivazioni.

CAPITOLO 3:il conflitto psichico.

“Esempi e definizione.”

In termini generali il conflitto è una situazione in cui vengono messi insieme e confrontati elementi

diversi della realtà tra loro incompatibili.

“Criteri generali di classificazione del conflitto.”

I vari elementi del conflitto possono essere distribuiti su una scala che va dalla massima semplicità

(es. i conflitti motori più elementari) alla massima complessità (es. i conflitti sociali).

Inoltre il conflitto può riguardare la relazione con sé stessi ( c. intrapersonale o intrapsichico), quella

tra il sé e un’altra persona (c. interpersonale) o può riguardare la realtà esterna (c. extrapersonale)

Esistono diversi tipi di conflitto. I principali sono:

-c. affettivo (o emotivo) può essere rappresentato da emozioni contrastanti come amore e odio

per la stessa persona, fiducia e diffidenza insieme, attrazione e paura per la realizzazione di un

comportamento ecc.

-c. cognitivo quando c’è un contrasto tra i dati appresi.

- c. motorio quando c’è una discrepanza tra delle attività di movimento a causa di alcune

caratteristiche del nostro organismo. Questo tipo di conflitto si evidenzia generalmente quando degli

obbiettivi differenti, ma che hanno lo stesso valore per la persona, tendono ad attivare dei movimenti

che non possono essere eseguiti insieme e che sono quindi incompatibili. Ad esempio non è possibile

correre e tenere in equilibrio un vassoio contemporaneamente,ma per un cameriere potrebbe avere la

stessa importanza servire in fretta il cliente e non rovesciare nulla.

Molto spesso questi tipi di conflitto possono intrecciarsi.

In alcuni casi le persone non si rendono neanche conto del conflitto, perciò c’è bisogno di un

osservatore esterno. Il conflitto quindi è anche conscio (gli elementi dissonanti sono presenti con

chiarezza nella sfera della consapevolezza della persona), preconscio (gli elementi dissonanti possono

essere riconosciuti dalla persona attraverso un’accurata autosservazione) e inconsci.

“Le osservazioni cliniche.”

L’interesse scientifico per il conflitto è nato verso la seconda metà dell’800, quando Darwin

considerò il processo di adattamento dell’essere vivente come una lotta tra l’organismo e l’ambiente.

Freud fu il primo studioso a portare l’attenzione sul conflitto interiore. Egli introdusse la prospettiva

della realtà psichica intesa un ambiente interno,cioè una struttura dotata di proprie regole relazionali

che entrano in gioco ogni volta che si risveglia un impulso. In questo ambiente poteva inoltre

riprodursi i conflitti con la realtà esterna, sotto forma della rappresentazione che di essi elabora ogni

individuo. Freud si concentrò sul ruolo che il conflitto aveva nell’insorgere delle diverse patologie e

in particolare delle nevrosi. Il sintomo quindi non era più inteso come un trauma, ma come il risultato

dello scontro di forze interne: forze impulsive (Es) che chiedono una gratificazione reale e immediata

e forze costrittive (Super-Io e Io) che sono la rappresentazione del controllo esercitato dalle norme


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Psicologia della Comunicazione, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Psicodinamica e Sperimentazione, Bartoli, Bonaiuto. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: i livelli della consapevolezza, conscio,preconscio,inconscio, l’inconscio nella pratica di laboratorio.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia clinica della persona, delle organizzazioni e della comunità
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Novadelia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze Storiche Prof.

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