Estratto del documento

Psicologia cognitiva

Introduzione

La psicologia cognitiva studia i processi mediante i quali un organismo acquisisce informazioni sull’ambiente che lo circonda e le elabora. L’uomo è l’organismo che si trova al centro dell’ambiente circostante. L’ambiente ci invia migliaia di stimoli che vengono recepiti dagli organi di senso e poi inviati al nostro cervello. Allo stesso tempo arrivano al cervello anche stimoli prodotti dalla mente, ovvero ricordi ed emozioni. La psicologia quindi è l’interazione tra gli stimoli che arrivano dall’esterno e quelli che arrivano dall’interno. Noi esseri umani elaboriamo tutti i nostri stimoli, non siamo passivi recettori, ma attivi elaboratori di ciò che viene dall’esterno.

Nascita

La nascita della psicologia cognitiva si fa generalmente risalire al 1967, anno in cui Neisser ha raccolto in un libro tutti gli studi dei processi grazie ai quali l’input sensoriale è:

  • Elaborato: bisogna capire le caratteristiche dello stimolo.
  • Rilevato: devo avere consapevolezza dello stimolo esterno attraverso i sensi.
  • Trasformato: è necessario arrivare ad un livello più astratto.
  • Immagazzinato: devo ricordare le caratteristiche dello stimolo, il mondo esterno va ricordato. La memoria non è solo qualcosa che permette di ricordare, ma costituisce l’identità di una persona e se venisse azzerata perderemmo noi stessi.
  • Recuperato: non servirebbe a niente ricordare le informazioni se poi non fossimo più in grado di andare a recuperarle nella memoria.
  • Utilizzato: è necessario saper utilizzare ciò che abbiamo appreso, riceviamo lo stimolo perché ci serve a qualcosa.

Schematizzando: stimolo esterno -> percezione -> attenzione -> rappresentazione -> apprendimento -> memorizzazione. Questi processi avvengono in maniera interscambiabile e hanno bisogno dell’aiuto anche di altri processi cognitivi: linguaggio, comunicazione, pensiero e decisione. NB: è importante ricordare che l’uomo non può fare tutto contemporaneamente, siamo infatti organismi a capacità limitata.

Argomenti che verranno affrontati e primi accenni

  • Metodi di ricerca:
    • Metodo sperimentale
    • Metodo osservativo
    • Metodo dell’inchiesta o intervista
  • Sensazione e percezione:
    • Sensazione: gli stimoli che arrivano al cervello e devono essere elaborati
    • Percezione: per arrivare ad una percezione complessa ci si basa sulle sensazioni elementari
  • Illusioni ottiche: Triangolo di Kanisza, è la prova che vediamo ciò che non c’è
  • Attenzione: le risorse che usiamo per filtrare gli stimoli
  • Apprendimento: siamo organismi che apprendono costantemente per tutto il corso della vita, una parte dell’apprendimento è volontaria e una parte è implicita
  • Memoria:
    • Sensoriale
    • Working memory
    • Memoria a lungo termine
  • Questi tre tipi di memoria si distinguono per la capacità e per la durata
  • Soluzione di problemi e creatività:
    • Problemi: uno stato di cose che non sappiamo risolvere subito perché siamo soggetti a “fissità funzionale” -> abbiamo sempre usato una cosa in un modo e non riusciamo a vederla utilizzata in un altro
    • Creatività: saper utilizzare una cosa in molti modi diversi
  • Giudizio e decisione
  • Emozioni
  • Intelligenze

Lezione 1: Cenni storici

Sono presenti varie scuole di pensiero:

  • Strutturalismo
  • Funzionalismo
  • Comportamentismo
  • Psicologia della Gestalt
  • Cognitivismo -> la scuola al momento dominante

Strutturalismo

Nasce nel 1879 grazie a Wilhelm Wundt, che fonda a Lipsia il primo laboratorio di psicologia sperimentale. Qui si inizia a studiare il modo in cui gli stimoli dell’ambiente esterno (visivi, acustici, tattili..) dopo essere stati tradotti in impulsi nervosi, diventano prima sensazioni elementari e poi percezioni complesse.

Interrogativo dello strutturalismo: cosa sono e come sono fatti i processi mentali? Gli strutturalisti erano convinti che le percezioni complesse, attraverso le quali ci formiamo una rappresentazione del mondo, fossero semplicemente un’elaborazione delle sensazioni elementari; quindi per capire come si formano le percezioni complesse era necessario analizzare le sensazioni elementari causate dall’esperienza immediata.

Metodo utilizzato: introspezione. Il metodo introspettivo consiste nel guardare dentro alla propria mente per cogliere e riportare i processi mentali che hanno luogo durante la presentazione di uno stimolo esterno. Per utilizzare questo metodo era necessario un addestramento e la raccolta dei dati avveniva attraverso il resoconto verbale delle sensazioni elementari dei soggetti addestrati al compito:

Il soggetto addestrato ad utilizzare il metodo introspettivo per descrivere una penna stilografica deve dire: oggetto piccolo e leggero di colore scuro con una superficie liscia e dura, e una estremità arrotondata e l’altra appuntita. Il metodo dell’introspezione doveva portare a scomporre i processi psichici fino a raggiungere la loro parte più piccola e non ulteriormente scomponibile. La definizione di strutturalismo è stata data da un allievo di Wundt poiché la scuola aveva come oggetto lo studio della struttura della mente.

Limiti del metodo introspettivo:

  • 1. Si basa sul resoconto verbale e non tutti i soggetti sono in grado di riferire verbalmente le proprie sensazioni (bambini, malati mentali e animali).
  • 2. Non considera l’attività inconscia, anch’essa è infatti responsabile del comportamento umano e lo strutturalismo non se ne occupa.
  • 3. L’esperienza della sensazione elementare è del tutto soggettiva -> posso addestrare le persone al metodo introspettivo, ma ognuno dirà cose diverse anche per descrivere la stessa cosa.

Funzionalismo

Il funzionalismo nasce negli Stati Uniti ad opera di James e Dewey e segue la scia della teoria evoluzionistica di Darwin. È interessante notare come dal punto di vista geografico lo strutturalismo sia nato in Europa e poi diffuso negli USA, mentre il funzionalismo ha subito il processo inverso. Interrogativo del funzionalismo: a cosa servono i processi mentali? Qual è la loro finalità e la loro funzione? Secondo James, Dewey e gli altri appartenenti alla scuola, i processi mentali sono espressi dallo stesso organismo che mette in atto gli altri processi biologici.

I funzionalisti si occupano della motivazione, del pensiero e dell’apprendimento, ma sempre seguendo l’approccio evoluzionista secondo cui il comportamento umano deve essere considerato come un processo di adattamento dell’organismo all’ambiente -> i processi mentali servono all’organismo per sopravvivere e adattarsi all’ambiente.

Comportamentismo

Il comportamentismo nasce nel 1913 negli Stati Uniti ad opera di Watson, che afferma che la psicologia, per diventare una scienza sperimentale, deve concentrarsi su un oggetto di studio determinato che possa essere osservato da tutti gli studiosi interessati. Oggetto di studio del comportamentismo: il comportamento, inteso come l’insieme delle risposte muscolari e ghiandolari di un individuo. I comportamentisti sostengono che la mente sia una scatola nera (psicologia della black box) all’interno della quale non sappiamo e non possiamo osservare cosa accade -> la psicologia deve occuparsi solo di ciò che è visibile, osservabile e manipolabile, l’unica variabile di studio è quindi il comportamento.

La mente NON è oggetto di studio. Il comportamentismo si occupa solo delle leggi che determinano il comportamento, cioè quali stimoli provocano le risposte osservabili -> l’organismo viene visto solo come una stazione intermedia tra gli stimoli in entrata e le risposte in uscita, per questo motivo il comportamentismo viene definito anche “psicologia stimolo – risposta”.

Esponenti della scuola comportamentista: Pavlov in Russia e Skinner negli USA, essi studiano il condizionamento classico e il condizionamento operante.

Neocomportamentismo

Alcuni appartenenti alla scuola comportamentista iniziano a rendersi conto che non era possibile limitare l’oggetto di studio al solo comportamento osservabile e misurabile. Differenza con il comportamentismo: diversi autori iniziarono ad ammettere l’esistenza di componenti psicologiche non manifeste che agiscono tra il momento di presentazione dello stimolo e il momento di emissione della risposta, e che in qualche modo possono influenzare il comportamento dell’organismo -> Koch le chiama “variabili interne intermedie”.

La sigla “psicologia S-R“, ovvero stimolo risposta, si trasforma in “psicologia S-O-R”, dove O sta ad indicare una qualche attività non osservabile messa in atto dall’organismo.

Psicologia della Gestalt

La psicologia della Gestalt nasce in Germania nel 1912 quando Wertheimer pubblica il suo esperimento sul movimento stroboscopico -> Wertheimer mette in evidenza come due piccole luci di uguale intensità che si accendono e si spengono alternativamente nel buio ad intervalli molto brevi non vengono percepite come due singole luci, ma inducono la percezione di un movimento apparente di un’unica luce che si muove velocemente da un punto all’altro dello spazio (movimento fenomenico apparente indotto da stimoli statici).

Pensiero cardine della psicologia della Gestalt: si partiva dalla considerazione che ciò che conta è la totalità di un fenomeno e non le singole parti che lo compongono -> ad esempio un cerchio viene percepito come tale sia quando la sua circonferenza è tracciata in maniera continua, sia quando la stessa circonferenza è intervallata da spazi vuoti.

Esempio Triangolo di Kanisza: vediamo due triangoli, uno sovrapposto all’altro e delle sfere sugli angoli, ma in realtà non c’è disegnato niente di tutto questo -> ciò dimostra che vediamo cose che non ci sono grazie a degli induttori, di conseguenza quello che conta non è il mondo esterno, ma come io lo rappresento. Conclusione: l’intero è qualcosa di diverso dalla semplice somma delle parti che lo compongono.

Metodo utilizzato: il metodo impiegato è quello fenomenologico -> consiste in un’osservazione dei fenomeni di tipo bottom-up (dal basso verso l’alto, qui il “basso” è lo stimolo e “l’alto” sono le conclusioni a cui arrivo), e assume che ciò che percepiamo sia soltanto ciò che appare durante l’osservazione. I gestaltisti non riconoscono nessuna importanza all’esperienza passata.

Il cognitivismo

Il fondatore del cognitivismo è Neisser, la data di nascita di questo movimento coincide con quella di pubblicazione del suo libro sulla psicologia cognitiva nel 1967. Oggetto di studio: l’oggetto di studio della psicologia cognitiva sono i processi cognitivi -> essi sono fondamentali per l’elaborazione delle informazioni e per la presa di decisione finalizzata alla risposta.

Pensiero cardine: tutto ciò che noi sappiamo della realtà è stato mediato non solo dagli organi di senso, ma anche da sistemi complessi che interpretano le informazioni che provengono dai sensi (processi cognitivi) -> i processi cognitivi non possono essere visti dallo sperimentatore, ma la loro funzione può comunque essere studiata. I cognitivisti metteranno a punto un metodo per misurare la durata dei processi cognitivi messi in atto tra il momento di presentazione dello stimolo e l’emissione della risposta -> se il tempo di reazione ad un dato stimolo è breve significa che i processi cognitivi relativi sono semplici e brevi, se il tempo di reazione è lungo, gli stimoli sono più lunghi e complessi.

Processo di analisi: è di tipo top-down -> parto da ciò che ho in mente (memoria, esperienza verbale) e arrivo a riconoscere l’oggetto, esempio che egas: siamo partiti dalla nostra conoscenza delle parole, utilizzare il processo inverso ci avrebbe portato a non riconoscere le parole.

Modello di Norman e Bobrow, descrive il flusso delle informazioni dal momento dello stimolo in entrata fino all’eventuale archiviazione:

  • Segnali fisici: sono gli stimoli provenienti dall’ambiente esterno, essi arrivano al cervello grazie agli organi di senso, ma gli stimoli parlano linguaggi diversi e il nostro cervello non è in grado di comprenderli.
  • Trasduzione sensoriale: tutti gli stimoli fisici vengono codificati e tradotti in stimoli nervosi che sono l’unico linguaggio che il nostro cervello è in grado di comprendere.
  • Registro sensoriale: tutti gli stimoli rilevati vanno a finire nel registro sensoriale, esso ha una capacità enorme e una durata brevissima (meno di mezzo secondo) -> le informazioni che non ci interessano decadono, le altre passano agli stadi successivi.
  • Riconoscimento: è l’elaborazione dello stimolo, per riconoscerlo si deve andare nella memoria in cui ci sono i significati.
  • Memoria a breve termine: la capacità è limitata e ha una durata più lunga della memoria sensoriale (circa 20 secondi), può durare di più se metto in atto il fenomeno della reiterazione: ripeto qualcosa continuamente.
  • Memoria a lungo termine: ha una capacità molto ampia e una durata molto lunga che coincide quasi con l’intera durata della vita -> le nuove informazioni che vengono immagazzinate non cancellano le vecchie, ma modificano il sistema di immagazzinamento.

Il cognitivismo si trasforma e arriva fino ai giorni nostri, nascono nuove branche:

  • Neuropsicologia: si occupa di capire quali sono le parti lesionate del cervello in seguito ad un evento traumatico, effettua dei test sui vari pazienti e quello che il soggetto non sa risolvere individua l’area della lesione. Gli esseri umani immagazzinano le nozioni in base a living e non living, sono i due magazzini della memoria a breve termine e dividono le cose animate da quelle inanimate.
  • Neuroscienze cognitive: si chiedono in quale parte del cervello ha luogo un determinato processo cognitivo, servono metodologie molto sofisticate come le tecniche di bioimmagine -> mettono in luce quale parte del cervello si attiva durante lo svolgimento di un certo compito, questo è possibile perché l’area del cervello che lavora ha bisogno di maggior afflusso ematico.
  • Ricordiamo che il cognitivismo si occupa del processo cognitivo, ovvero come avviene e in quanto tempo.

Lezione 2: Metodi di ricerca in psicologia

Ogni disciplina deve darsi un metodo d’indagine e quando cerchiamo di raccogliere le informazioni dobbiamo tenere presente che possiamo trovarci davanti a 2 tipi di informazioni:

  • Fatti: quando i fatti sono verificabili e verificati, se veri, allora possiamo definirli veri in maniera certa; un fatto è certo quando può essere verificato -> verificare le informazioni è molto difficile e richiede molto tempo e denaro, costa molto meno pubblicare una notizia falsa (fake news) che non pubblicare una notizia vera.
  • Opinioni: sono conoscenze soggettive e prive di certezza, rimangono sempre tali e la loro veridicità è confermata in modo autoreferenziale da chi la esprime -> ci si può semplicemente sentire in accordo o in disaccordo con l’affermazione espressa.

Cosa ci aiuta a verificare se un’affermazione, un fenomeno o un fatto sono veri? Lo scetticismo nei confronti del fenomeno o del fatto. Scetticismo: è l’atteggiamento più corretto da tenere nei confronti dei fenomeni che ci vengono presentati, soprattutto se questi sono anomali -> le spiegazioni che vengono date al fenomeno anomalo devono essere ritenute vere solo dopo che i tentativi di verificare i fatti in modo alternativo si sono rivelati non validi.

Esempio uso dello scetticismo: la storia del cavallo Hans, del padrone Von Osten e dello psicologo Pfungst. Il proprietario Von Osten era convinto, in buona fede, che il suo cavallo Hans fosse molto intelligente e che se avesse ricevuto l’educazione riservata agli esseri umani sarebbe diventato intelligente come umano. Von Osten dedicò quindi anni ad educare il suo cavallo e alla fine era in grado di risolvere operazioni aritmetiche abbastanza complicate; l’unico limite era il fatto che il cavallo non fosse in grado di comunicare verbalmente, ma anche questo problema venne risolto insegnando ad Hans a rispondere muovendo il capo per le domande che potevano essere soddisfatte con un sì o un no e con i colpi dello zoccolo sul terreno per quelle che esigevano una risposta numerica. Il caso del cavallo intelligente esplose e Hans e il suo padrone iniziarono ad andare in giro per le esibizioni, all’inizio le persone erano titubanti, ma quando si dimostrò che il cavallo sapeva rispondere anche senza il padrone tutti si convinsero.

A questo punto entra in scena lo psicologo Pfungst, egli applica un atteggiamento scettico e prova a trovare il vero motivo delle risposte corrette del cavallo -> lo benda e il cavallo non riesce ad indovinare più nessuna risposta.

Ipotesi dello psicologo: il cavallo, in realtà, non sapeva realmente le risposte, ma si basava sul feedback delle persone che si trovava davanti -> la gente quando il cavallo stava per arrivare alla risposta giusta iniziava ad agitarsi, muoveva il viso in espressioni di stupore; Hans riusciva ad interpretare la mimica facciale e prendeva questo segno come stop della performance.

Esempio di scetticismo: Pfungst non ha creduto che il cavallo fosse intelligente e ha cercato.

Anteprima
Vedrai una selezione di 16 pagine su 72
Psicologia cognitiva ed ergonomia, prof Nicoletti Pag. 1 Psicologia cognitiva ed ergonomia, prof Nicoletti Pag. 2
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia cognitiva ed ergonomia, prof Nicoletti Pag. 6
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia cognitiva ed ergonomia, prof Nicoletti Pag. 11
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia cognitiva ed ergonomia, prof Nicoletti Pag. 16
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia cognitiva ed ergonomia, prof Nicoletti Pag. 21
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia cognitiva ed ergonomia, prof Nicoletti Pag. 26
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia cognitiva ed ergonomia, prof Nicoletti Pag. 31
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia cognitiva ed ergonomia, prof Nicoletti Pag. 36
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia cognitiva ed ergonomia, prof Nicoletti Pag. 41
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia cognitiva ed ergonomia, prof Nicoletti Pag. 46
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia cognitiva ed ergonomia, prof Nicoletti Pag. 51
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia cognitiva ed ergonomia, prof Nicoletti Pag. 56
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia cognitiva ed ergonomia, prof Nicoletti Pag. 61
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia cognitiva ed ergonomia, prof Nicoletti Pag. 66
Anteprima di 16 pagg. su 72.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Psicologia cognitiva ed ergonomia, prof Nicoletti Pag. 71
1 su 72
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher righettifami di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia Cognitiva ed Ergonomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Nicoletti Roberto.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community