Capitolo primo: L'infanzia nella concezione psicoanalitica
Ricostruzione retrospettiva e osservazione diretta
Fin dagli inizi della psicoanalisi, vi è stato un maggiore interesse per il passato del paziente, con particolare attenzione alla crescita e allo sviluppo, piuttosto che al presente e alla maturità. Da qui, la speranza che gli analisti diventassero esperti dell'infanzia anche se ci si occupava sempre della terapia di adulti.
Durante la prima epoca della psicoanalisi, c'era poco materiale per realizzare questa speranza. Il focus era sulla ricerca dei fatti e sul perfezionamento delle tecniche per scoprire nuovi aspetti come le fasi libidiche e l'Edipo, tutto partendo però dall'analisi di adulti, tramite il metodo della "ricostruzione" degli avvenimenti infantili.
Uno o due decenni dopo, iniziò il tentativo di applicare le conoscenze all'allevamento dei bambini, dovuto alla dimostrazione che la teoria e lo studio dei nevrotici avevano dato sull'importanza delle relazioni parentali e ambientali in età precoce. Sembrava possibile evitare alcune patologie, come le nevrosi, grazie alla rieducazione dei genitori e al mutamento delle condizioni di allevamento dei bambini, a favore di un'educazione psicoanalitica.
Tuttavia, questi tentativi spesso fallirono. Secondo Anna Freud, ciò fu dovuto al fatto che c'era ancora scarsa conoscenza e povertà nella teoria. Il corpus teorico psicoanalitico crebbe gradualmente nel tempo e nuovi agenti patogeni vennero scoperti man mano. Fu quindi un'elaborazione prolungata e frammentata, in cui si cambiò spesso direzione. Alcuni consigli restarono nel tempo coerenti, altri addirittura contraddittori o escludentisi a vicenda.
Adesso, nell'epoca di Anna Freud, l'indagine analitica è sempre più rivolta agli eventi più precoci del primo anno di vita, dimostrandone l'importanza e traducendosi in nuove tecniche rivoluzionarie dell'allevamento dei bambini.
Nonostante i molti progressi parziali, il sistema educativo psicoanalitico non riuscì a trasformarsi in una serie di misure preventive come si era proposto di fare. Crescevano bambini "diversi", ma non più liberi da angosce o conflitti, e quindi non meno esposti a nevrosi o psicopatologie varie. La psicoanalisi non riuscì a prevenire la nevrosi, poiché le istanze e i loro conflitti dovuti a scopi e obbiettivi diversi non possono non esistere.
Un'educazione psicoanalitica può aiutare il bambino a trovare soluzioni adeguate per salvaguardare la salute psichica, ma in alcuni casi è impossibile prevenire una disarmonia interna.
Dubbi e incertezze furono superati grazie all'introduzione dell'analisi del bambino. Aumentano le speranze di trasformare gli analisti in specialisti dell'infanzia grazie all'unione di due metodi di indagine: osservazione diretta (fantasie e complessi non ancora soggetti ad amnesia o deformati da ricordi di copertura) e ricostruzione dell'infanzia dall'adulto o da bambini più grandicelli.
L'osservazione diretta nasce quindi come tecnica dall'analisi infantile e come approccio diverso da quello del semplice avvicinarsi ai bambini tramite la mediazione di adulti. Essa non è limitata solo allo studio del rapporto ambiente-sviluppo del bambino, ma anche alla sua vita interiore.
- Gli analisti infantili offrirono conferme agli assunti psicoanalitici.
- Prospettiva di scelta dal confronto con metodi ricostruttivi.
Nonostante dal punto di vista teorico queste rivoluzioni faticarono ad essere introdotte, dal punto di vista pratico non fu così. Già da tempo, gli analisti della prima generazione annotavano i comportamenti dei loro bambini, e gli analizzati stessi che lavoravano in scuole continuarono questa opera negli anni '20 e '30.
Evoluzione dei rapporti tra psicoanalisi e osservazione diretta
La difficoltà per la psicoanalisi, focalizzata su inconscio e rimosso, ad allargare il suo interesse al comportamento di superficie è stata significativa. Vediamo diversi periodi:
Primo periodo
Prima ancora che nascesse l'analisi dei bambini, c'era una forte tendenza a considerare negativi e antitetici i rapporti tra analisi e osservazione di superficie, nell'epoca della scoperta dell'inconscio e del metodo analitico.
I pionieri dell'analisi avevano il compito di mettere in evidenza le differenze tra comportamento osservabile e pulsioni nascoste, non le somiglianze però. Questo nasceva in forte contrasto con i profani, che consideravano gli analisti dei "maghi" in grado di cogliere i segreti più intimi, e gli psichiatri.
C'era ancora una forte confusione sulla differenza tra contenuto manifesto e latente, e anche i tentativi di gettare un ponte tra superficie e profondo restarono non attuabili. Gli studiosi di psicoanalisi raccomandavano di non fondarsi su osservazioni di superficie e a non andare oltre la semplice analisi onde evitare compromissioni del paziente.
Poco dopo
Nuove scoperte e nuovi fattori allentarono questo atteggiamento così rigido. L'analista non esplora realmente l'inconscio, ma i suoi derivati, che vengono favoriti grazie ad accorgimenti tecnici e alla completa distensione del paziente. Tuttavia, le irruzioni di materiale profondo non si limitano alle sole sedute: le irruzioni di ogni giorno iniziano ad esser considerate materiale utile, come lapsus, azioni mancate e sogni.
Come ovvio, c'erano analisti più inclini di altri ad usare i segni manifesti, col rischio di perdere "qualità" di terapeuti.
Scoperta dell'importanza dei meccanismi di difesa
Il comportamento manifesto diventa più trasparente e maggiormente considerato con lo studio dei meccanismi di difesa dell'Io, i cui risultati sono manifesti e facilmente accessibili all'osservatore. La rimozione è difficilmente individuabile (nulla visibile alla superficie, se non l'assenza di tendenze), mentre le formazioni reattive, sublimazione e proiezione sono più facilmente osservabili.
Gli analisti diventano sempre più attenti a particolari combinazioni di atteggiamenti manifesti, cioè a certi tipi di personalità che è possibile individuare a occhio nudo. Primo input: studio di nevrosi e del suo aspetto manifesto, come ordine, pulizia e puntualità... perché non deve esserci anche per altri disturbi?
Nasce la consapevolezza che anche nel bambino molte azioni o preoccupazioni possono essere tranquillamente osservate ed essere tradotte nella controparte inconscia da cui derivano.
Formazioni reattive
Sono il primo elemento che ha incoraggiato gli analisti a evidenziare legami tra l'Es e i suoi derivati tramite l'osservazione. Ad esempio, ordine, puntualità, mancanza di aggressività possono essere conflitti nella fase fallica; mascolinità esagerata e aggressività fastidiosa indicano angosce di castrazione.
Osservazione del comportamento del bambino durante una malattia fisica
Questa permette di trarre conclusioni riguardanti il suo stato psichico interno. Ad esempio, la scelta di un determinato tipo di reazione (ritirarsi nella solitudine, cercare conforto nell'ambiente) mostra in parte il rapporto fra narcisismo e attaccamento. Un bambino ipocondriaco può essere insoddisfatto delle cure e protezioni materne.
Osservazione delle attività ludiche
Utile per raccogliere informazioni sulla psiche del bambino. Ad esempio, dipingere, modellare, giochi d'acqua sono indici di preoccupazione anale o uretrale; la distruzione di giochi per indagarli nasconde curiosità sessuale, amore per i cavalli indica desideri autoerotici.
Comportamento verso il cibo
Non solo per indagare la semplice fissazione alla fase orale, ma anche per mettere in rilievo il funzionamento e il livello di sviluppo dell'Es e dell'Io.
Abbigliamento
Ad esempio, un'esagerata sensibilità per tessuti rigidi e ruvidi può indicare erotismo cutaneo rimosso.
Sono tutti atteggiamenti che il bambino mostra apertamente a scuola, a casa e in qualunque altra situazione. Poiché ogni caratteristica ha un legame genetico con il derivato istintuale specifico che le ha dato origine, dal comportamento del bambino si possono direttamente dedurre preoccupazioni e alcuni conflitti importanti sulla sua vita psichica nascosta.
Attenzione però al valutarne la loro importanza nei giusti limiti:
- Sono terapeuticamente inutili; farne la base dell'interpretazione simbolica significherebbe ignorare le difese alzate dall'Io, aumentando l'angoscia del paziente.
- Non sopravvalutare la portata di queste intuizioni: c'è un'altra moltitudine di aspetti che non derivano da una specifica fonte invariabile, ma a volte da un'altra pulsione sottostante. Necessità di esplorarli nel corso dell'analisi.
Includere la psicologia dell'Io nel lavoro psicoanalitico
Essendo l'Io e il Super-Io strutture coscienti, l'osservazione diretta diventa un mezzo appropriato d'indagine che si aggiunge all'esplorazione del profondo e può collaborare con essa.
- Apparati dell'Io, sensazione e percezione (zona dell'Io libera da conflitti), misurabili dall'esterno.
- Funzioni dell'Io, indagabili sia dall'interno che dall'esterno.
- Integrità o difetti dell'esame di realtà, indagabili dal comportamento.
L'osservazione permette anche di indagare le modalità di funzionamento psichico. Vi sono zone in cui l'osservazione diventa addirittura metodo di elezione rispetto all'esplorazione psicoanalitica. Limiti dell'analisi:
- Mezzi di comunicazione limitati nel bambino.
- Aspetti delle esperienze del bambino che si possono ricostruire nel transfert con l'adulto.
- Non esiste una via sicura che conduca all'analisi al periodo preverbale.
L'osservazione ha portato a nuove conoscenze, come influssi ambientali, angoscia di separazione. L'osservazione della superficie e del profondo si completano a vicenda. Se in seguito all'osservazione viene compiuta un'analisi o se l'analisi di un bambino serve da introduzione ad uno studio longitudinale sul comportamento, i due metodi assolvono la funzione di verifica reciproca.
Capitolo secondo: rapporti tra analisti infantili e analisti adulti
Le differenze si sono delineate gradualmente, c'era la tendenza a sottolineare più le somiglianze che le differenze tra i due processi. Il fatto di non dichiararsi indipendenti dalla tecnica classica era quasi questione di "prestigio"; i principi a cui dovevano attenersi erano quelli quindi della teoria psicoanalitica classica:
- Non far uso di autorità, evitando la suggestione come elemento terapeutico.
- Evitare l'abreazione come strumento terapeutico.
- Ridurre al minimo la manipolazione, cioè l'interferenza con la vita del bambino.
- Considerare l'analisi delle resistenze e del transfert e l'interpretazione del materiale inconscio.
Tendenze curative
| Adulto | Bambino |
|---|---|
| La psicoanalisi degli adulti deve il successo terapeutico alla liberazione di forze specifiche presenti nella struttura della personalità e che agiscono naturalmente verso la guarigione. Sono "tendenze curative" che si alleano con la terapia e spingono il paziente verso uno sviluppo più completo e "normale". | La spinta alla soddisfazione sessuale rappresenta un ostacolo per la terapia. |
| Spinta verso la normalità, cioè piacere nell'attività sessuale e successo nel lavoro (principio di piacere) e adattarsi ad una realtà sgradita. | Guarigione come aspetto spiacevole, cioè rinunciare alla soddisfazione immediata. |
| Tendenza a ripetere; libido e aggressività sono fissate nella sintomatologia e anche la nuova energia pulsionale prodotta viene diretta nella stessa direzione. | Fame di nuove esperienze e nuovi oggetti, assimilazione e integrazione (essenziali nell'elaborazione terapeutica) contrastate da meccanismi opposti, come negazione, proiezione, isolamento, scissione dell'Io; principio di piacere. |
| Libido e aggressività in movimento costante più facilmente incanalabili nelle nuove direzioni aperte dalla terapia. | Difficile capire se il miglioramento o la guarigione sia dovuto all'intervento terapeutico o all'evoluzione e maturazione spontanea. |
Tecnica
Si parte dal presupposto che ai bambini, a causa della loro immaturità, manchino comportamenti e qualità che negli adulti sono ritenuti fondamentali per la terapia:
- Non sono consapevoli della malattia.
- Non hanno desiderio di guarigione.
- Non si presentano volontariamente dal terapeuta, difficile alleanza terapeutica.
- Il rapporto con l'analista include i genitori.
I. La mancanza di libere associazioni, dovuta ad incapacità od opposizione. I bambini possono parlare di sogni e fantasie, ma senza le libere associazioni non c'è via sicura per passare dal contenuto manifesto a quello latente. Sono quindi stati introdotti nuovi mezzi, come giochi, disegni, pitture, drammatizzazioni dei vissuti. In realtà, secondo Anna, la libertà d'azione non può assolutamente considerarsi sostitutiva della libera associazione:
- Introducono materiale simbolico che implica interpretazione, dunque dubbio e incertezza.
- Il bambino agisce invece di parlare, ponendo limiti alla situazione analitica (vs la completa libertà delle libere associazioni).
- Le parole, i pensieri o le fantasie non incidono sulla realtà; le azioni sì.
- Mentre nelle libere associazione si liberano in primo luogo le fantasie sessuali, nella libertà d'azione vengono messe in gioco principalmente le tendenze aggressive, con ripercussioni sul transfert (aggressività nel transfert) e quindi la nascita di un'idea sbagliata del rapporto libido-aggressività.
II. Interpretazione e verbalizzazione: sia nei bambini che negli adulti lo scopo dell'analisi è ampliare la coscienza e indagare l'inconscio. La differenza non sta quindi nel fine, ma nel tipo di materiale che si presta ad esser interpretato.
| Adulto | Bambino |
|---|---|
| L'analisi tratta materiale soggetto alla rimozione secondaria (smantellare le difese contro derivati dell'Es) per poi giungere ad elementi soggetti alla rimozione secondaria, cioè preverbali e rivivibili solo nel transfert. | - Bambini più grandi: procedimento uguale. |
| - Bambini più piccoli: si inverte il rapporto tra elementi del primo e del secondo tipo e anche l'ordine della loro comparsa. L'Io nel bambino piccolo ha il compito di controllare il suo orientamento verso il mondo esterno e gli stati affettivi caotici dentro lui; l'Io ottiene progressi e vittorie quando riesce ad affermare ed esprimere a pensieri e parole queste impressioni, sottomettendole al processo secondario. Nei bambini piccoli in analisi questo processo è solitamente ritardato, con danni nella verbalizzazione. |
III. Le resistenze, nel bambino l'inconscio non è meno rigidamente separato dal conscio rispetto a quello dell'adulto; anzi, le forze che si oppongono all'analisi sono quasi più forti.
| Adulto | Bambino |
|---|---|
| Le resistenze si dividono in base ai processi interni o alle istanze che le causano: | Condividono le stesse resistenze che a volte sono intensificate, variate e ampliate. |
| - L'Io resiste all'analisi per proteggere le difese, senza le quali dovrebbe di nuovo affrontare dispiacere, angoscia. | Presentano anche difficoltà e ostacoli specifici (interni ed esterni) della situazione evolutiva. |
| - Il Super-Io si oppone ai pensieri e alle fantasie che l'analisi mette in libertà e che minacciano la sua esistenza. | - Non intraprende l'analisi di libera volontà: non stipula patto con analista, non si sente legato a regole analitiche. |
| - L'Es resiste al cambiamento perché legato al principio della ripetizione. | - Non hanno visione a lunga scadenza: l'angoscia, il disagio e la tensione presente contano di più dell'idea di un vantaggio futuro. |
| - Il bambino preferisce agire che parlare: acting out domina l'analisi. | |
| - Io immaturo, equilibrio instabile tra pressioni interne ed esterne: si sente più minacciato rispetto ad un adulto dalla terapia, attenendosi in modo più rigido alle proprie difese. | |
| - Oltre alle resistenze dell'adulto, mette in atto anche resistenze più primitive: maggior numero di resistenze dell'Io che nell'adulto. | |
| - Io è dalla parte delle resistenza: desidera fuggire dall'analisi, se non fosse per l'obbligo da parte dei genitori. | |
| - Poiché tutti i bambini tendono a portare all'esterno i loro conflitti interni sotto forma di lotta con l'ambiente, essi preferiscono cercare soluzioni esterne, che non implicano cambiamenti interni. | |
| - Lunghi periodi di analisi senza alleanza terapeutica. |
IV. Il transfert: inizialmente, Anna Freud credeva che il transfert nell'infanzia fosse limitato a singole reazioni di transfert e che non si sviluppasse mai in una completa nevrosi da transfert. La nevrosi da transfert nel bambino è diversa da quella dell'adulto:
- Senza le libere associazione, nel materiale non appare completamente tutto ciò che dimostrerebbe l'esistenza del transfert.
- Accentuazione eccessiva del transfert aggressivo a discapito di quello libidico.
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