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2)FUORI DAL CONTESTO DELL’ANALISI: per esempio nel momento di passaggio da

veglia a sonno, in cui nel bambino si verifica disordine sempre crescente nei pensieri,

sbalzi d’umore, labilità affettiva…

3) CON DETERMINATI STATI D’ANIMO, ad esempio con stanchezza

- Regressioni dell’Io sotto stress: per esempio grazie alle osservazioni di Ernst Kris

(tassi di regressione) che dimostrano che più il bambino è piccolo, più breve è il

periodo durante il quale il suo rendimento si mantiene ottimale. Queste regressioni

avvengono in relazione al materiale di gioco, alle relazioni sociali e alla tolleranza di

frustrazione. DOLORE FISICO: situazione stressante che causa regressione del

funzionamento dell’Io; DOLORE PSICHICO: con stati di angoscia o situazioni di

separazione.

- Regressioni dell’Io come risultato dell’attività di difesa: più il bambino cresce, più

la consapevolezza del mondo esterno aumenta, più aumentano gli aspetti penosi e

spiacevoli; si passa al principio di realtà, la memoria ricorda anche gli eventi spiacevoli

ecc… angoscia sempre maggiore che viene tenuta lontana con meccanismi di difesa,

rendendo a volte insufficiente le unzioni dell’Io.

Regressioni negative:

3. Regressioni temporanee e permanenti delle pulsioni e dell’Io, in seguito ad episodi traumatici,

angosce o malattie. Queste regressioni, una volta instauratesi, diventano permanenti. Le

energie istintuali rimangono deviate dagli scopi adeguati all’età, e le funzioni di Io e Super-Io ne

rimangono menomate tanto da danneggiate ogni successivo sviluppo progressivo.

Capitolo quarto: VALUTAZIONE DELLA PATOLOGIA – CONSIDERAZIONI

4. GENERALI

Nell’ambito psicoanalitico il passaggio dalla normalità al manifestarsi della patologia viene

interpretato come fatto:

- Qualitativo: rapporti tra personalità globale + pressioni ambientali + relazioni tra istanze

- Quantitativo: rapporti alterati da indebolimento o aumento dei derivati dell’Es, o dalla

diminuzione del controllo dell’io

CATEGORIE DIAGNOSTICHE: Tendenza generale nello studio della psicopatologia infantile,

utilizzando categorie diagnostiche prese dall’analisi degli adulti, dalla psichiatria e criminologia.

1. VALUTAZIONE DESCRITTIVA vs VALUTAZIONE METAPSICOLOGICA: la natura descrittiva

delle categorie contrasta con il pensiero psicoanalitico, che non consentono una comprensione

approfondita e la formulazione di diagnosi differenziali

• Focus su sintomatologia e non su fattori patogeni sottostanti

• Classificazione solo all’apparenza ordinata ed esauriente, in realtà molto superficiale

• Non promuove la comprensione profonda del soggetto, che è presupposto della psicoanalisi

• Problema: molte categorie includono comportamenti e sintomi molto simili, ma si riferiscono a

quadri clinici molto differenti. Rischio di superficialità o addirittura errore

2. TERMINOLOGIA STATICA vs TERMINOLOGIA EVOLUTIVA: essendo i termini diagnostici

coniati a partire dalle analisi e dai disturbi degli adulti, essi trascurano elementi quali età e linee

di sviluppo, e non permettono di spiegare la differenza nell’origine dei sintomi. Inoltre alcuni

comportamenti non possono esser collocati in uno schema di normalità e patologia senza far

riferimento a sequenze evolutive

• MENZOGNA: è un elemento normale nel bambino che cerca di distogliersi dalle situazioni o

sensazioni spiacevoli, è cioè un meccanismo di difesa primitivo. Ma quando la menzogna inizia

ad esser considerata non più così “normale”? L’analista deve decidere da quale momento in poi

usare il termine menzogna come formulazione diagnostica, e per farlo deve tener conto del

momento in cui nello sviluppo dell’Io avvengono processi che dovrebbero far superare questa

fase. Ci sono poi tre tipi di menzogna nel bambino più grandicello che dovrebbe aver superato

la fase, ma solo una è considerata patologia (menzogna delinquenziale)

• FURTO: concetto da inserire nella valutazione diagnostica solo dopo che il bambino ha

acquisito il significato di proprietà privata, e comunque da considerare in base alle tappe

evolutive. Furto associato ad “avidità orale” ( e da atteggiamenti in generale di appropriazione,

es possessività anale) che nella prima età non è ancora limitata da alcuna barriera: è

comportamento normale dovuto a principio di piacere e indistinzione tra sé e oggetto. “Mio” si

sviluppa di pari passo con lo sviluppo dell’individualità, investendo gradualmente corpo, genitori

e oggetti. Casi di furto, in base a tutti questi elementi, possono esser dovuti a diverse

motivazioni che l’analista non può ignorare

CRITERI PER VALUTARE LA GRAVITA’ DEL DISTURBO: difficoltà dell’analista a determinare la

gravità del disturbo del bambino usando gli stessi criteri degli adulti, che non risultano validi nel

caso dell’infanzia.

FORMAZIONE DEL SINTOMO: non ha necessariamente la stessa importanza che ha per l’adulto.

Infatti la maggior parte della angosce, tensioni e sintomi sono prodotti non da processi veramente

patologici ma da tensioni e pressioni inerenti lo sviluppo stesso: ciò accede quando una fase dello

sviluppo sottopone a richieste insolitamente elevate la personalità del bambino. Questi sintomi

scompaiono dunque:

- non appena sia stato raggiunto l’adattamento al nuovo livello evolutivo

- non appena sia stato superato il punto critico

E’ vero che sono sintomi che possono scomparire da soli, ma spesso la guarigione

spontanea prepara la via ad un nuovo tipo di disturbi o lasciando punti deboli. Nonostante

ciò non è raro che il tutto svanisca senza tracce. Può accadere dunque un riassestamento

sintomatologico durante la terapia, che assume quindi un significato minore nell’analisi del

bambino. LA SINTOMATOLOGIA NEL BAMBINO E’ TROPPO INSTABILE PER SERVIRE DA

 VALUTAZIONE.

DISAGIO E SOFFERENZA: Mentre nell’adulto che intraprende una terapia è presente

SOFFERENZA, nel bambino il DISAGIO PSICHICO non è un indizio sicuro della presenza o

assenza di processi patologici o della loro gravità:

- i bambini soffrono meno per i sintomi, ad eccezione dell’angoscia

- molte manifestazioni patologiche servono loro stesse per far fronte al dispiacere piuttosto

che a causarlo

- le interferenze che questi sintomi causano nella quotidianità sono risentiti dalla famiglia e

dagli adulti che circondano il bambino, ma non da lui stesso; se i genitori interferiscono, il

bambino attribuirà all’intromissione la causa del disagio e non al sintomo

- il bambino spesso ignora o nega i sintomi; quelli affetti da disagi gravi sono del tutto

inconsapevoli

TENSIONE: il disagio psichico è un sottoprodotto della dipendenza del bambino (separazione) e

dei suoi stadi evolutivi, ed è quindi del tutto normale e inevitabile. I bambini soffrono meno degli

adulti alla psicopatologia, ma soffrono di più per le TENSIONI a cui sono esposti, a restrizioni o

frustrazioni che vengono loro imposti ai bisogni fisici e ai derivati istintuali. Questo può portare a

tristezza e infelicità senza patologia

LA CORRISPONDENZA TRA PATOLOGIA E SOFFERENZA, E TRA NORMALITA’ E

 SERENITA’ E’ NEI BAMBINI COMPLETAMENTE OPPOSTA CHE NEI GENITORI

Nell’infanzia non esiste alcun livello stabile di funzionamento in alcuna zona e in alcun momento; il

livello di prestazione è sempre fluttuante, ed è normale che sia così.: non si può fondare la

valutazione diagnostica sul grado di disturbo delle funzioni. I turbamenti psichici possono esser

considerati fenomeni naturali finché i processi vitali primari restano intatti. Devono invece esser

considerati gravi non appena coinvolgono lo stesso processo evolutivo, ritardandolo o

arrestandolo.

VALUTAZIONE IN BASE ALLO SVILUPPO E ALLE SUE IMPLICAZIONI

L’analista infantile deve liberarsi delle categorie diagnostiche:

- Valutare i quadri clinici in base al loro significato in relazione al

processo evolutivo, allo sviluppo delle pulsioni, dell’Io e del Super-Io ecc…

- Livello raggiunto in relazione all’età

- Se sono presenti processi di maturazione e sviluppo e quanto siano

stati intaccati dal disturbo

- Se sono presenti regressioni o arresti

a) Progresso disuguale delle pulsioni dell’Io

Ci aspettiamo conseguenze patologiche se lo sviluppo procede a velocità differenti in zone

diverse della personalità (es nevrosi: sviluppo accelerato di Io e Super-Io, rallentato nelle

pulsioni). In linea di massima:

- Sviluppo accelerato dell’Io: aumento conflitti, sintomi nevrotici, carattere ossessivo

- Sviluppo accelerato di pulsioni: mancanza di controllo nelle attività sessuali e

aggressive, personalità impulsiva, integrazione insufficiente di personalità

b) Disarmonia tra linee evolutive

Si tramuta in agente patogeno solo quando lo squilibrio della personalità è eccessivo: i

livelli di acquisizioni sono sproporzionati tra loro, e solitamente vengono presentati dai

famigliari come bambini difficili, che disturbano gli altri e non accettano le regole della vita

comunitaria. Es: bambini con QI alto, che hanno punteggi altissimi in intelligenza verbale,

ma bassissimi in performance, affettività, socievolezza, padronanza del corpo.

c) Regressioni permanenti

Le regressioni, quando è fattore negativo, ha ripercussioni sulla personalità in cui le istanze

devono ritrovare nuovi rapporti reciproci a causa dei danni che sono stati causati. Le

regressioni permanenti possono aver origine in zone diverse della personalità:

- Nell’Io e nel Super-Io: diffondendosi poi nei derivati dell’Es. Io e Super-Io regrediscono, e

acquisiscono sempre minor controllo: indebolimento della CENSURA, dei meccanismi di

difesa e della separazione Io e Es. Comportamenti impulsivi, aggressivi, mancanza di

controllo, elementi irrazionali nella coscienza del bambino … Cause: tensione eccessiva,

fatto traumatico, eventi ansiogeni interni o esterni, separazioni, disillusioni

- Nei derivati dell’Es: per poi diffondersi verso Io e Super Io in due modi diversi:

Io e Super Io cedono alla spinta regressiva, e regrediscono essi stessi. Il conflitto

o interno Io e Es viene evitato; le pulsioni rimangono EGOSINTONICHE. L’intera

personalità risulterà ridotta: comportamento infantile atipico, delinquenziale,

borderline.

Io e Super Io si oppongono alla regressione dell’Es. indipendenza da ciò che

o accade nell’Es: non accettano o soddisfano desideri, ma anzi ne sono orripilati, li

rifiutano. EGODISTONICA.

VALUTAZIONE IN BASE AL TIPO DI ANGOSCIA E DI CONFLITTO

Lo sviluppo del bambino prevede una sempre maggiore differenziazione interna a livello di istanze,

per raggiungere la formazione di Io Es Super-Io. L’integrità o un difetto di sviluppo sotto questo

aspetto possono esser indagati grazie a due elementi: conflitto e angoscia

1. Conflitto bambino e ambiente: sotto la spinta del principio del piacere l’Es si allea con l’Io

nell’appagamento di desideri, bisogni e pulsioni, mentre il controllo dei derivati dell’Es è

affidato al mondo esterno. È normale nella prima infanzia, quando Io e Es non sono ancora

ben differenziati, ma non dopo. ANGOSCIA: suscitata dal mondo esterno, come paura di

annichilimenti, di perdita dell’oggetto amato, di critiche o punizioni…

2. Conflitto interno: identificazione con le forze esterne e introiezione della loro autorità nel

Super Io. ANGOSCIA: paura del Super Io, senso di colpa

3. Conflitto veramente interno: pulsioni e affetti di qualità opposta coesistono nell’Es

quando l’Io è ancora immaturo, ma diventano incompatibili tra loro e si trasformano in

conflitto non appena l’Io maturo grava su di loro. ANGOSCIA: solo nel profondo,

identificabile solo durante l’analisi

VALUTAZIONE IN BASE A CARATTERISTICHE GENERALI

All’analista è spesso richiesto di esprimere probabilità circa la futura salute o malattia mentale, e

queste previsioni devono fondarsi non solo sul aspetti specifici del disturbo, ma anche su

caratteristiche generale della personalità (o innate o acquisite con l’esperienza infantile).Sono

principalmente caratteristiche dell’Io:

1. Tolleranza alla frustrazione e capacità di sublimazione: la probabilità per un bambino di

rimanere psicologicamente sano dipende dalla sua capacità di far fronte a dispiaceri e

frustrazioni. Quei bambini che trovano insopportabile ogni limitazioni o differimento alla

soddisfazione dei desideri e protesteranno con rabbia, infelicità e impazienza, utilizzano

meccanismi di difesa precari o caotici scoppi di collera, e avranno maggiori probabilità di

cedere sotto alla tensione e all’angoscia. Capacità di soddisfare il mancato appagamento

rimpiazzando con gratificazione sostitutiva, sublimazione.

2. Controllo dell’angoscia: non è la presenza dell’angoscia a consentire previsioni

(angoscia: sottoprodotto costante degli stadi infantili, separazione, Edipo…) ma la capacità

dell’Io di gestirla. I bambini che sono incapaci di tollerare la più minima quantità di

angoscia, ricorreranno sempre a meccanismi di difese per negare o rimuovere tutti i pericoli

interni ed esterni, proiettando o ritirandosi. Ciò favorisce l’’insorgenza patologica.

3. Tendenze regressive e tendenze progressive: sono presenti in tutti i bambini; ciò che

varia sono i loro rapporti di forza. Ci sono bambini che vivono lo sviluppo come privazione

delle precedenti forme di gratificazione, che quindi non riescono a staccarsi e continuano a

temere le conseguenze del crescere, della novità, delle responsabilità…. Se le tendenze

regressive sono più forti di quelle progressive, il bambino sarà maggiormente esposto a

problematiche psichiche, soprattutto nei passaggi tra fasi: ad arresti bruschi, fissazioni,

crolli d’equilibrio.

PROFILO METAPSICOLOGICO DEL BAMBINO

Tanti dati vengono raccolti durante l’analisi; cosa fondamentale è che nessuna singola voce

venga valutata indipendentemente, cioè senza esser vista nell’insieme del quadro clinico.

Ogni elemento raccolto può avere un significato completamente diverso nel contesto di una

personalità specifica, costituendo quindi variabili non identiche in ogni individuo. Esse non sono

quindi una base sicura per la valutazione diagnostica se viste fuori dal loro contesto, cioè se non

messe in relazione con gli altri aspetti della struttura della personalità.

Tutti il materiale raccolto durante la diagnosi si organizza nella mente dell’analista sotto forma di

PROFILO METAPSICOLOGICO che comprende dati genetici, dinamici, economici, strutturali

e adattivi.

- può esser tracciato in vari momenti: nello stadio diagnostico preliminare, nello stadio

terapeutico (durante l’analisi) o nello stadio finale

- obbiettivi: strumento di diagnosi, completamento dell’analisi, strumento per misurare i

risultati del trattamento

SCHEMA PER PROFILO DIAGNOSTICO

I. MOTIVI DELLA SEGNALAZIONE (arresti di sviluppo, problemi comportamentali,

angoscia…)

II. DESCRIZIONE DEL BAMBINO (aspetto fisico, umore, modi di porsi…)

III. SFONDO FAMIGLIARE E STORIA PERSONALE

IV. INFLUENZE AMBIENTALI EVENTUALMENTE SIGNIFICATIVE

V. VALUTAZIONE DELLO SVILUPPO:

A. EVOLUZIONE DELLE PULSIONI

- Libido: in relazione alla fase evolutiva, alla distribuzione della libido e alla libido

oggettuale

- Aggressività: quantità, qualità, orientamento

B. SVILUPPO DELL’IO E DEL SUPER IO : integrità o deficit, l’organizzazione difensiva,

interferenze

VI. VALUTAZIONE GENETICA (regressioni e punti di fissazione): analisi del comportamento

mifesto, dell’attività fantasmatica, della sintomatologia

VII. VALUTAZIONE DINAMICA E STRUTTURALE (conflitti): interazioni tra istanze e esterno,

classificare il conflitto

VIII. VALUTAZIONE DI ALCUNE CARATTERISTICHE GENERALI: resistenza a frustrazione e

angoscia, regressione e progressione, capacità di sublimazione

IX. DIAGNOSI:

A. Sviluppo come “variante della normalità”

B. Formazioni patologiche solo transitorie come sottoprodotti delle tensioni evolutive

C. Regressione istintuale permanente a punti di fissazione con conflitto che provoca

nevrosi o disturbi del carattere

D. Regressione istintuale che trascina regressione anche del Io e Super Io, con borderline,

delinquenziale o psicotico

E. Deficienze di natura organica o carenze precoci che hanno deformato lo sviluppo con

personalità ritardata, difettosa, atipica

F. Sono in atto processi distruttivi che hanno provocato, o stanno per provocare, un crollo

dello sviluppo psichico.

Capitolo quinto: VALUTAZIONE DELLA PATOLOGIA – STADI INFANTILI

5. PRECURSORI DELLA PATOLOGIA ADULTA

La valutazione dello stato del bambino serve per vari motivi:

- Pratici: decidere se intraprendere un trattamento e con che metodo terapeutico

- Teorico: allargare la conoscenza del funzionamento psichico e dei processi evolutivi

- Individuare le fasi iniziali di quei disturbi psichici che sono noti soprattutto nei loro stadi

successivi in età adulta

NEVROSI INFANTILI

Psicoanalisi classica: la nevrosi infantile è sempre stata considerata come la controparte, il

prototipo e il modello di quella adulta. Freud stesso riteneva l’analisi della nevrosi infantile

fondamentale per comprendere quella degli adulti, per evitare di agire erroneamente nella malattia

adulta vista come continuazione della precedente.

- Cercarono ripetutamente di dimostrare la corrispondenza stretta tra sintomatologia

manifesta delle nevrosi infantili e adulte: sia i bambini che gli adulti mostrano l’ambivalenza

esasperata dei sentimenti, i cerimoniali legati al momento di coricarsi, rituali, formulazione

ripetitiva di domande, coazione a lavarsi, parole “magiche”…

- Identità tra nevrosi infantile e adulta nella loro dinamica:

• inziale progresso evolutivo fino ad un livello relativamente elevato di sviluppo delle

pulsioni e dell’Io;

• Aumento intollerabile dell’angoscia e della frustrazione al raggiungimento di questa

posizione;

• Regressione a punti di fissazione;

• Comparsa di pulsioni, desideri e fantasie sessuali e aggressive infantili; angoscia e

senso di colpa conseguenti;

• Attivazione di difese dell’Io, principalmente formazioni di compromesso;

• Disturbi del carattere e sintomi nevrotici determinati dal livello dei punti di

fissazione , dal contenuto delle pulsioni, dalla scelta dei meccanismi di difesa e dalle

fantasie rifiutate.

!!!! = Ma con l’avvicinarsi nella pratica dell’analisi dei bambini, ci si rese conto di come questa

teoria non sempre funzionasse, e di come non tutti i bambini potessero rientrare nel corpus teorico

di Hans o dell’Uomo Dei Lupi:

1) Si scoprì una deludente differenza tra la nevrosi infantile e adulta. Mentre negli adulti il

singolo sintomo nevrotico è connesso a tutta la struttura della personalità, nei bambini i

sintomi si manifestano isolatamente con altrettanta frequenza, o sono accoppiati ad altri

sintomi e tratti di personalità di natura e origine diversa. Anche sintomi chiaramente

ossessivi (rituali, coazioni) si ritrovano in bambini con personalità di natura e origine

diversa, cioè ad esempio in personalità isteriche, oppure in determinate circostanze (ribelle

a casa, sottomesso a scuola).

2) Ci si rese conto di come non fosse possibile dimostrare con certezza che un particolare tipo

di nevrosi infantile fosse precursore dello stesso tipo di nevrosi nell’adulto. Capita spesso,

ad esempio, che un bambino che mostra sintomi fobici o isterici diventi successivamente

un vero e proprio nevrotico. Molti analisi cliniche dimostravano questa discordanza.

Anna Freud avanza delle IPOTESI per spiegare queste discordanze:

- In presenza di determinate componenti istintuali dominanti, la scelta tra due soluzioni

patologiche opposte dipende dalla loro interazione con gli atteggiamenti dell’Io, i quali

mutano con l’avanzare della maturazione e dello sviluppo

- Il campo di disturbi psichici infantili è più esteso; vengono compre tutte le tipiche forme che

rientrano nella nevrosi (coazioni, rituali, angosce, fobie…), gravi isolamenti dal mondo

(psicosi infantili), disturbi delle funzioni fisiche vitali (alimentazione e sonno), ritardi,

tendenze distruttive o autodistruttive, personalità immature e infantili.

DISTRUBI EVOLUTIVI

Tensioni causate da fattori esterni

Essendo incapaci di badare a se stessi, i bambini sono costretti ad accettare le cure materne, che

spesso però si trovano i conflitto con quelle che sono le inclinazioni naturali e spontanee del

bambino:

- Sonno: il bambino ha un ritmo tutto suo del sonno, che viene modificato dalle abitudini della

madre; il passaggio da veglia a sonno avviene tramite pratiche autoerotiche, proibite invece

dall’esterno

- Alimentazione: non è libero di mangiare cosa, quando e quanto; deve sottostare alle scelte

della mamma

- Evacuazione: l’educazione sfinteriale avviene di solito troppo precocemente, quando il

bambino non è ancora pronta sia a livello muscolare che per insufficiente sviluppo della

personalità

- Desiderio di compagnia : è bisogno innato del bambino dormire con il contatto fisico di

qualcuno, ma ciò viene lui negato

Questa disarmonia crea le prime incrinature nel funzionamento regolare dei processi di

appagamento dei bisogni e delle pulsioni; quando il bambino subisce trattamenti non troppo

sensibili possono verificarsi disturbi. Essendo causati dall’esterno, possono esser prevenuti

utilizzando sistemi di allevamento differenti, ma una volta comparsi non si possono più eliminare

del tutto, poiché associati nella psiche del bambino. Si forma un indebolimento dell’efficacia

positiva della pulsione: il bambino rimanda, rifiuta o trascura il soddisfacimento dei desideri,

l’Io sviluppa maggiore ostilità verso l’Es (pericolo nevrotico).

Tensioni interne

Rispetto alle precedenti he in parte si possono evitare, queste sono inevitabili. Sono più virulente

se precedute da tensioni esterne; sono transitorie seppure intense, e vengono superate insime alla

fase evolutiva in cui si sono presentate.

→ DISTRUBI DEL SONNO: nonostante il bambino non abbia avuto problematiche al primo

anno di vita e abbia ricevuto cure adeguate, quasi sempre al secondo anno compaiono i

primi disturbi del sonno: il bambino, nonostante sia stanchissimo, si dimena, non vuole

dormire, protesta, richiede la vicinanza di qualcuno ecc… Con il rafforzarsi dei legami

oggettuali e della sua partecipazione al mondo esterno, il ritiro sul Sé della libido e degli

interessi dell’Io diviene requisito indispensabile per il sonno. Questo non sempre si verifica

con facilità: l’angoscia che ne scaturisce obbliga il bambino ad aggrapparsi allo stato di

veglia. Questi sintomi scompaiono quando i rapporti oggettuali diventano più stabili meno

ambivalenti, e l’io diventa anch’esso più stabile.

!!: masturbazione, suzione del pollice, peluche (oggetto transizionale) per passaggio da

veglia al sonno; quando questi elementi vengono abbandonati e si instaura la lotta contro la

masturbazione -> nuova ondata di disturbi del sonno (se durante latenza: ossessione).

Disturbi diversi dai disturbi del sonno degli adulti.

→ DISTRUBI DELL’INGESTIONE DI CIBO: appaiono nei vari stadi di evoluzione nell’area

alimenta.

1. Con allattamento al seno. Turbamenti da parte della madre: fisici, cioè problemi con

produzione di latte, forma di capezzoli; psicologici: ambivalenza, reazione ansiosa

all’allattamento. Turbamenti nel bambino: fisici, bisogno ridotto di cibo, risposta alla

suzione ritardata; psicologici: reazione automatica negativa all’angoscia e esitazione

della madre.

2. Al passaggio alla bottiglia (evitabili con svezzamento prudente e graduale). Rabbia

verso il cibo, rifiuto di nuovi sapori e densità, mancanza di piacere nella sfera orale a

volte opposto: avidità, paura di soffrire la fame).

3. Nelle battaglie con il cibo con la madre: si riproduce rapporto ambivalente con lei.

Sono comunque manifestazione evolutive, e non possono esser considerate sintomi

premonitori di formi alimentari più gravi successive. Sono transitorie e passibili di

guarigione spontanea.

!!: ogni turba nel processo alimentare in età precoce lascerà residui che aumenteranno o

complicheranno i disturbi degli anni successivi.

→ PAURE ARCAICHE: prime angosce che compaiono nei bambini e che non hanno

precursori, ad esempio nella paura del buio, della solitudine, degli estranei… Non sono

dovute a eventi particolare, ma sono una predisposizione innata probabilmente dovuta alla

debolezza dell’Io immaturo e del suo “panico” nell’affrontare la realtà e elementi

sconosciuti. Non sono fobie.

Si superano spontaneamente, con il progressivo sviluppo dell’ Io (memoria, intelligenza,

processo secondario…).

→ DISTURBI COMPORTAMENTALI ALL’EPOCA DEI PRIMI PASSI: sono dovute alla punta

massima del sadismo anale e si esprimono in parte direttamente attraverso le tendenze

alla distruzione, al disordine, all’irrequietezza, o attraverso l’attaccamento morboso,

l’incapacità di separarsi, la scontentezza … E’ comunque una sindrome di breve durata;

dura finché non vengono individuati altri sbocchi motori per i derivati delle pulsioni e per gli

affetti

→ FASE OSSESSIVA TRANSITORIA: sintomi tipicamente nevrotici (fissazione per ordine,

pulizia, rituali…) compaiono normalmente in ogni bambino in corrispondenza o subito dopo

la fase anale. Corrispondono alle difese risultanti dall’educazione sfinteriale e con lo

sviluppo dell’Io. Scompaiono anche questi spontaneamente.

!!: minacciano di trasformarsi in patologia quando l’investimento libidico nella fase sadico-

anale è stato eccessivo e quindi grandi quantità di libido vi sono rimaste fissate. Il bambino

tornerà alla fase anale, solitamente dopo qualche esperienza traumatica a livello fallico.

→ DISTRUBI DELLA FASE FALLICA, DELLA PREADOLESCENZA E

DELL’ADOLESCENZA: in fase di latenza si verifica una diminuzione dell’attività istintuale,

con conseguente scomparsa dei sintomi e delle problematiche. In fase preadolescenziale si

verifica un mutamento quantitativo e qualitativo delle pulsioni e un’intensificazione delle

tendenze pregenitali primitive. Scompare l’impressione di razionalità ed equilibrio, a favore

di immaturità, deficit nell’adattamento sociale e tendenze delinquenziali. Nell’adolescenza:

emergono tendenze genitali. Nei casi più gravi produce sintomatologia quasi dissociale,

quasi psicotico, quasi borderline, che scompaiono alla fine dell’adolescenza.

DISSOCIALITA’, DELINQUENZA E CRIMINALITA’

Sono categorie diagnostiche tratte dagli adulti e difficilmente usabili nei confronti dei bambini.

Sul PIANO LEGALE: si discute molto sull’età in cui considerare il bambino ormai adulto e

responsabile dei propri atti, e quindi potergli attribuire questi vocaboli. Anche nel

campo della psicoanalisi ci si trova in difficoltà nel definire l’età; dal punto di

vista della teoria psicodinamica, non è possibile definire un bambino come

sociale o asociale prima che possieda la capacità di percepire e comprendere

l’ordine sociale a cui appartiene, e sappia identificarsi con le norme che lo

governano. Ciò avviene in funzione dell’età e della maturazione (prima rispetto

a ciò che definisce la legge)

Sul PIANO CLINICO E EDUCATIVO: si parla di comportamento antisociale, dissociale o di

dissocialità latente anche nel bambino sotto 5 anni, partendo dal presupposto

che vi siano certi livelli intermedi di adattamento sociale che il bambino deve

raggiungere a certe età.

Secondo le concezioni psicoanalitiche, la conquista finale dell’adattamento sociale è il

risultato di numerosi e svariati progressi evolutivi; bisogna pensare non in termini di cause,

ma di trasformazioni riuscite o non riuscite delle tendenze e degli atteggiamenti autoindulgenti e

dissociali che di norma fanno parte della natura ordinaria del bambino.

1) IL NEONATO COME LEGISLATORE DI SE STESSO: il neonato è guidato da una tendenza

interna, il principio di piacere. È necessario per il suo sviluppo successivo che egli possa

realizzare questo principio solo nella misura in cui la gratificazione dei bisogni e delle richieste

istintuali dipenda dal suo corpo, cioè nell’area limitata autoerotica: in queste attività egli è e

rimane legislatore di se stesso.

2) LA MADRE NUTRICE COME PRIMO LEGISLATORE: essendo il bambino incapace di

soddisfare da solo tutti i bisogni, il principio di piacere viene realizzato attraverso la madre

nutrice che concede o rifiuta soddisfazioni: ella non solo è il primo oggetto d’amore, ma anche il

primo legislatore esterno che impone il momento e il dosaggio della soddisfazione. Il bambino

non può restare in vita da solo, e quindi le leggi dell’ambiente regnano sovrane.

3) IL CONTROLLO ESTERNO ESTESO ALLE PULSIONI: con la crescita, le differenze tra il

principio di piacere interno e il principio di realtà esterno si allargano dai bisogni fisici

fondamentali ai principali derivati istintuali. È inevitabile che l’ambiente imponga restrizioni in

base ai dettami della realtà alla soddisfazione dei piaceri. Disarmonia tra interno ed esterno:

disobbedienza, indisciplina, cattiveria, collera…

4) INTERIORIZZAZIONE DEL CONTROLLO ESTERNO SULLE PULSIONI: se l’appagamento e

la soddisfazione dipendono dall’esterno e dall’autorità esterna, si crea una dipendenza morale,

a cui la personalità si adegua e combatte per guadagnare la propria indipendenza. Questa

“lotta” comporta uno schieramento da una parte piuttosto che da un’altra delle capacità e

energie a disposizione del soggetto.

Cosa favorisce la socializzazione?

Il principio si piacere regna per tutta l’infanzia e continua anche dopo a

controllare tutte le funzioni connesse con l’Es; il principio di realtà governa

Principi del tutte le normali attività dell’Io nella tarda infanzia e nell’età adulta.

funzionament

o psichico - Seguire il principio di piacere: significa accettare come scopo

dominante la soddisfazione immediata e indiscriminata degli istinti

–> totale negligenza delle norme ambientali; condotta asociale,

dissociale, irresponsabile

- Seguire il principio di realtà: limitare e modificare le gratificazioni

nell’interesse della sicurezza e dell’ambiente -> essenziale per

l’adattamento sociale e per lo sviluppo di atteggiamenti ossequienti

alla legalità

È condizione necessaria ma non sufficiente. Il passaggio implica: capacità

di tollerare frustrazione, posticipazione di impulsi, spostamento su altri

oggetti e scopi, accettazione di poteri sostitutivi, riduzione

dell’appagamento dei desideri.

Le funzioni dell’Io devono svilupparsi oltre certi livelli primitivi: ad esempio,

sensazioni sotto forma di tracce mnemoniche, realtà separata dalla

Funzioni fantasia, linguaggio logico e razionale, comprensione causa effetto. Non ci

dell’Io saranno atteggiamenti sociali in bambini in età preverbale, prima

dell’instaurazione della memoria, dell’esame di realtà, del processo

secondario, o in bambini con grave ritardo mentale o disturbi dell’Io.

- Imitazione: degli atteggiamenti parentali, riuscendo così a

sperimentare il loro ruolo di figure potenti e amate, capaci di

Meccanismi controllare i bisogni;

dell’Io - Identificazione: in seguito all’imitazione. Si fonda sul desiderio di

far propri in modo permanente questi aspetti mutando il proprio Sé

secondo l’immagine dei genitori. Gli ideali sociali dei genitori

vengono dunque trasferiti sul Sé ideale del bambino.

- Introiezione: dell’autorità esterna, non più condizione ideale, ma

vero e proprio legislatore: Super Io. D’ora in poi esso provvede a

regolare dall’interno il controllo delle pulsioni.

Attributi Spinta a interiorizzare le norme sociali dovuta al legame per i genitori VS.

dell’Es spinta all’appagamento delle proprie mete istintuali: conflitto, sofferenza

per il bambino che deve rinunciare per adattarsi; la socializzazione

richiede alienazione.

Mentre alcune pulsioni vengono superate con lo sviluppo, altre pulsioni

sono più persistenti e creano conflitti dapprima con l’ambiente e dopo con

le istanze dell’Io:

- Alcune vengono eliminate dal Sé cosciente

- Alcune vengono trasformate nel contrario o deviate verso mete

non istintuali

- Rimosse e trasferite su altre persone …

I processi di socializzazione, mentre da un lato proteggono il bambino

dalle tendenze potenzialmente delinquenziali, dall‘ altro limitano,

inibiscono e impoveriscono la sua natura originaria. La difficoltà a

conciliare la libertà individuale e l’obbedienza alla norma ostacolano

la socializzazione.

5) INSUCCESSI ALLA SOCIALIZZAZIONE: è utile pensare in termini di variazione del Super-Io

che in termini di deviazione da una norma ipoteticamente fissata. Possibili motivazione

qualitative:

• mancato sviluppo completo dell’Io che porta a socializzazione difettosa

• dissocialità e criminalità dei genitori che vengono assorbite dal Super Io del bambino con

l’identificazione

• quando l’identificazione con i genitori viene spezzata bruscamente a causa di separazioni,

rifiuti o interferenze nel legame affettivo.

Oltre a fattori qualitativi, anche quelli quantitativi giocano un ruolo importante:

• alterazioni di forze sul piano dell’Es e dell’Io sconvolgono l’equilibrio precario sociale del

bambino, diventa incapace di controllare gli istinti

• aumento dell’attività istintuale: Io incapace di controllarlo

Nessun atteggiamento sociale del bambino deve esser considerato definitivo. Le tendenze

aggressive sono fondamentali nel processo di socializzazione (prima venivano considerate una

minaccia) se fuse in modo equo con quelle libidiche: permettono forza, tenacia, ambizione…

l’aggressività diventa una minaccia solo quando compare in forma pura, senza la libido o

staccata da essa.

6) PASSAGGIO DALLE REGOLE DELLA FAMIGLIA A QUELLE DELLA COMUNITA’:

PASSAGGIO FAMIGLIA – SCUOLA: difficile per il bambino compiere il passaggio dalle norme

della famigli a quelle della scuola:

- In famiglia: il bambino accetta le norme morali, perché sono rappresentate dai genitori che ama,

e perché sono presentate lui in modo molto personale dai genitori, che le adattano in base alla

personalità,, all’età e alla maturità del bambino

- A scuola: nuove regole rappresentate dall’insegnante. Queste però non tengono minimamente

conto delle differenze individuali e delle personalità del bambino, che si deve adeguare e

conformarsi qualunque sacrificio possa comportare

Il bambino bene adattato in famiglia non è necessariamente uno scolare ben adattato, e

viceversa. PASSAGGIO SCUOLA – COMUNITA’: ancora più difficile, non alla portata di tutti.

Tutti uguali davanti alla legge, non ci sono più preferenze, personalità, privilegi, nessuno tiene

più conto dei bisogni e degli impulsi del soggetto, che viene punito se trasgredisce. I codici

legali non diventano parte del mondo interiore di un individuo; il Super Io deve garantire non

l’identificazione con la legge, la capacità di accettare e interiorizzare la norma. Delinquente:

come il bambino, ignora o disprezza l’autorità

OMOSESSUALITA’ COME CATEGORIA DIAGNOSTICA NEI DISTRUBI DELL’ INFANZIA

Con “Tre saggi sulla teoria sessuale” si è aperto il dibattito sull’argomento dell’omosessualità, ma

la maggior parte delle nozioni non sono applicabili all’infante.

Scelta dell’oggetto è del tutto normale che i bambini stabiliscano attaccamenti con entrambi i

sessi, in base ai bisogni, necessità e regole del momento dello sviluppo. Non bisogna dunque

considerarli precursori di omosessualità.

- Prima infanzia: scelgono l’oggetto della relazione sulla base della funzione. La

soddisfazione delle pulsioni parziali pregenitali dipendono per la loro soddisfazione non

dall’apparato sessuale del partner, ma dalle sue qualità e atteggiamenti

- Fase fallica: sopravvalutazione del pene, entrambi i sessi prediligono compagni che lo

possiedono (anche simbolicamente, madre fallica).

- Complesso di Edipo: come nell’adulto, il bambino sceglie sulla base del sesso,

solitamente con la preferenza verso il sesso opposto. C’è anche l’Edipo negativo che porta

alla scelta del genitore dello stesso sesso, ma ciò non può esser elemento precursore o di

predizione. Le differenze quantitative di ogni bambino nel porre l’accento su edipo positivo

o negativo possono però essere indici di esperienze radicate nel pre edipico.

- Latenza: rimangono i resti del complesso edipico che determinano attaccamenti. Anche qui

l’identità sessuale del partner torna a diventare indifferente. La scelta del compagno di

gioco si basa sull’identificazione con il partner, non sull’amore vero e proprio per l’oggetto. Il

comportamento del bambino deve esser letto in modo opposto rispetto a quello dell’adulto:

il prediligere maschietti e odiare le femmine, sta ad indicare un decorso normalmente

mascolino. A questa età le future tendenze omosessuali si evincono dalla preferenza per i

giochi femminili e in compagnia di femmine.

- Preadolescenza e adolescenza: episodi omosessuali si presentano più o meno

regolarmente e coesistono insieme a quelli eterosessuali: sono ritorni al legami oggettuali

pregenitali, oppure regressioni adolescenziali dall’investimento sull’oggetto all’amore per la

propria persona e all’identificazione con l’oggetto. I legami adolescenziali rivelano tutti i

segni esterni dell’amore per l’oggetto di tipo omosessuale, e sono considerati stadi

precursori.

Prognosi e ricostruzione: numerosi dati ricostruiti tramite analisi sugli adulti, che ricollegano le

manifestazioni dell’omosessualità a radici infantili:

- Omosessualità come base istintuale innata

- Narcisismo individuale: bisogno di scegliere un partner uguale a sé

- Sopravvalutazione del pene nella fase fallica

- Influenza di amore o dio eccessivi per la madre o il padre

- Osservazione traumatizzante dei genitale femminili e delle mestruazioni

- Invidia del corpo della madre

- Gelosia verso fratelli rivali trasformati in oggetti d’amore

Questi dati non possono però esser usati per l’individuazione precoce dello sviluppo omosessuale

dei bambini: sono infatti manifestazioni o tappe normali nello sviluppo di ogni bambino, sono

indispensabili da un punto di vista evolutivo, con la differenza che alcuni bambini avranno difficoltà

a superarle e a renderle innocue. Il fatto che certi elementi dell’infanzia abbiano portato ad

uno specifico risultato omosessuale non esclude un risultato diverso o perfino opposto: ciò

che influisce sono circostanze concomitanti, fattori esterni o interni, qualitativi o quantitativi

(personalità della madre, particolari vicende casuali… tutti non prevedibili).

Eziologia dell’omosessualità e del rapporto tra fattori innati e acquisiti: non bisogna pensare

in termini si stadi infantili precursori, ma in termini di INFLUENZE EVOLUTIVE. Durante lo sviluppo

del bambino, le inclinazioni omosessuali gareggiano e si alternano regolarmente con la normale

eterosessualità. Molti fattori possono entrare in gioco, tant’è che “la tendenza sessuale di una

persona non si decide fin dopo la pubertà”.

Fattori che favoriscono l’omosessualità Fattori che ostacolano l’omosessualità

- Le tendenze bisessuali sono innate. - L’eterosessualità e l’omosessualità si

Esse si intensificano nel periodo equilibrano. Tutto ciò che rinforza l’uno,

preedipico grazie all’identificazione sia indebolisce l’altro

con il padre che con la madre - La paura di castrazione che induce

- Narcisismo: investimento libidico del alcuni maschi ad evitare le donne, in

proprio sé; i partner vengono scelti altri casi agiscono in maniera opposta

come identici al Sé come barriere contro l’omosessualità

- Attaccamento del bambino all’oggetto - Le formazioni reattive contro l’analità e

anaclitico, per il quale il sesso è soprattutto il disgusto bloccano in

secondario maniera efficace la via all’omosessualità

- Erotizzazione dell’ano e delle tendenze - La tendenza a completare lo sviluppo e

passive dello stadio anale la ragionevolezza biologica

- Invidia del pene

- Sopravvalutazione del pene nella fase

fallica

- Complesso edipico negativo

ALTRE PERVERSIONI E ASSUEFAZIONI

Le categorie diagnostiche delle perversioni e delle tossicomanie non possono esser usate senza

modifiche per i bambini: la sessualità infantile è per sua natura polimorfa e perversa, e non può

esser classificata alla pari di quella degli adulti. È necessario invece indagare quali tendenze

parziali o sotto quali condizioni abbiano probabilità di sopravvivere all’infanzia certi fenomeni

“perversi”.

Dal punto di vista metapsicologico, le perversioni infantili e adulte sono diverse (il termine non può

esser applicato prima dell’ adolescenza); dal punto di vista manifesto sono invece identiche.

Esse vengono spiegate come deviazione dalla norma:

- Cronologica: le zone del corpo che forniscono la stimolazione erotica non seguono l’ordine

temporale che corrisponde alla sequenza normale dello sviluppo libidico; regressioni o

permanere di una zona in modo prolungato quale fonte di piacere. (es erotismo cutaneo)

- Quantitativa: deviazioni dalla normale intensità delle pulsioni parziali, con intensità insolita,

eccessiva o esclusiva. Questo può dipendere da influenze ambientali, da fattori interni ed

esterni.

Assuefazioni: nelle tossicomanie l’aumento quantitativo di tendenze determina l’impressione di un

comportamento perverso. Bambino: golosità esagerata per dolci, la sua soddisfazione serve da

antidoto contro l’angoscia, la privazione, la frustrazione; radicata in desideri insoddisfatti o

esageratamente stimolati durante la fase orale. Se dal punto di vista manifesto è simile alle

dipendenze adulte, è invece differente matapsicologicamente: nell’adulto la struttura è più

complessa, è caratterizzata dalla compresenza di pulsioni opposte, desiderio, forza ma

consapevolezza di lesione, annullamento; desideri orali + tendenze autodistruttive.

Travestitismo: tipico nell’infanzia, in cui si verifica interesse per i vestiti dell’altro sesso o agli

adulti di entrambi i sessi. È per il bambino un’opportunità di immaginazione, ricoprire un ruolo,

simbolizzare i genitori.

Femmine: preferenza per abbigliamento o giochi maschili durante la fase di invidia del pene

ed è normale per l’età. È grave solo quando la bambina mostra un rifiuto totale e assoluto del

femminile. Diverso da quello adulto: non ha connotazioni sessuali con autoerotismo, ma solo

scopo di imitare e identificarsi con i maschi per difendersi dall’invidia. E’ una funzione di

difesa e uno sbocco per il lato maschile della bisessualità innata.

Maschio: non c’è un vero e proprio parallelo (non c’è una fase evolutiva che faccia sorgere

nel maschio il desiderio di essere una donna). Compare tra i 3 e i 5 anni, con

comportamento più o meno intenso, ostentato o nascosto. Solitamente ci sono circostanze


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze psicologiche
SSD:
Università: Bergamo - Unibg
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher desidesi92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia clinica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bergamo - Unibg o del prof Ugazio Valeria.

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