I meccanismi di difesa
Difesa: termine più antico rappresentante la teoria psicodinamica → 1894 con Freud: lotta dell’io contro idee o affetti spiacevoli e insopportabili → Termine successivamente abbandonato e sostituito da rimozione.
Rapporto tra rimozione e difesa in Freud
Freud ne dà spiegazione in un’appendice di un’opera (Inibizione, sintomo, angoscia) del 1926: → Difesa: tutte le tecniche di cui l’Io si avvale nei suoi conflitti che possono eventualmente sfociare nella nevrosi → Rimozione: nome di uno speciale tra questi meccanismi di difesa. Non è il solo processo psichico ad avere la funzione di protezione dell’Io dalle richieste pulsionali.
Da S.F., Anna Freud riprende l’ipotesi di un possibile legame tra meccanismo di difesa usato e affezione. Nove metodi di difesa nella teoria psicoanalitica, a cui aggiunge un decimo, che l’Io ha a sua disposizione per difendersi nel suo conflitto contro le rappresentazioni pulsionali e gli affetti. Compito dell’analista: scoprire fino a che punto questi metodi sono efficaci nei processi di resistenza dell’Io e di formazione del sintomo che egli può osservare in ogni singolo caso.
- Regressione
- Rimozione
- Formazione reattiva
- Isolamento
- Annullamento retroattivo
- Proiezione
- Introiezione
- Volgersi su se stessi
- Trasformazione nel contrario
Caso clinico
Ragazza che lavora in istituto per bambini. Infanzia: forte invidia del pene del fratello maggiore e minore + gelosia per gravidanze della madre. Invidia e gelosia la portarono ad ostilità verso madre, ma essendo forte il legame affettivo con lei: dopo incontrollata ribellione, inizia conflitto difensivo contro i suoi moti negativi – paura di perdere amore della mamma e di essere criticata/punita.
Conflitto interiore sempre più radicale nel periodo di latenza, in cui l’Io cerca di dominare gli impulsi e l’ambivalenza in modi diversi:
- Proietta all’esterno uno degli elementi ambivalenti: secondo personaggio di sesso femminile verso cui rivolgere odio. Il sentimento di odio permane fonte di sofferenza.
- Rivolge contro se stessa l’odio: si tortura, si accusa di inferiorità, si mette sempre in posizione di svantaggio.
- Processo di proiezione: l’odio che aveva sentito per gli oggetti d’amore femminili e i loro sostituti si trasformò nella convinzione che ella stessa era stata odiata, disprezzata, perseguitata; così si liberò dai sensi di colpa, poiché lei stessa vittima di crudeltà. -> lascia impronta paranoide.
Traccia paranoide in età giovanile e adulta: meccanismi di difesa sempre attivati quando percepiva pericolo, ma nonostante riuscì a continuare a fingere di amare sua madre, si continuava a sentire piena di odio e si disprezzava: i tre meccanismi non hanno sollevato l’Io da uno stato di spiacevole vigilanza e tensione.
Meccanismi di difesa -> affezioni
- Caso paranoide nell’esempio precedente
- Isteria: rimozione, l’odio radiato dalla coscienza e allontanamento di ogni suo derivato. Gli impulsi aggressivi possono essere trasformati in sintomi organici (conversione). In alcuni casi: difesa sviluppando fobia o sfuggendo alle situazioni fonti di difficoltà.
- Nevrosi ossessiva: odio rimosso, l’Io grazie a formazioni reattive si premunisce del loro riapparire, proteggendo esageratamente le persone amate e coinvolte dal suo odio.
Rimozione: l’ultimo è più gravi degli altri: rimozione rapporti con madre e fratelli e con la propria sessualità sottratti ad ogni ulteriore assimilazione cosciente e si sono fissati in modo ossessivo in una modificazione reattiva dell’Io -> grande dispendio di energia nel mantenere i controinvestimenti -> inibizione e limitazione delle altre attività, nonostante la bambina si senta in pace grazie a questo meccanismo che circoscrive la sua angoscia.
Due possibilità:
- Se l’Io usa la rimozione, la formazione dei sintomi lo libera dal compito di tenere sotto controllo i conflitti.
- Se vengono usati altri meccanismi di difesa dell’Io, l’Io è ancora impegnato nel tenere sotto controllo il conflitto.
Dunque: l’uso della rimozione staccata dagli altri meccanismi difensivi è meno comune dell’uso delle due tecniche combinate nello stesso individuo.
Esempio: bambina forte invidia verso il pene del padre, la fantasia raggiunge il culmine con il desiderio di staccare il pene del padre a morsi. Rimozione del desiderio trasformato nel contrario: ripugnanza per il mordere in generale (nausea isterica). Ma solo parte dell’impulso negativo viene controllato (la fantasia orale); il desiderio di derubare il padre (contenuto aggressivo) rimane: con lo svilupparsi del Super Io: spostamento la coscienza morale dell’io ripudia questo impulso, con comparsa di contenutezza e modestia.
Nonostante la rimozione sia un meccanismo di difesa come gli altri, dal punto di vista dell’efficacia non ha eguali:
- Quantità: è capace di fronteggiare potenti moti pulsionali che gli altri metodo non sono in grado di fare (la rimozione viene attivata una volta per tutte; gli altri meccanismi devono esser rimessi in azione ogni volta che c’è pressione pulsionale).
- Pericolosità: può distruggere l’integrità della personalità, spesso causa formazione di compromesso o nevrosi (gli altri metodi rientrano maggiormente nei limiti della normalità).
Classificazione cronologica
Non si sa cosa porta a scegliere un meccanismo piuttosto che un altro. Ipotizza: rimozione -> lottare eminentemente contro desideri sessuali; altri metodi: forze pulsionali di tipo diverso (in particolare aggressive), completare l’azione della rimozione, intervenire se la rimozione fallisce il ritorno di rappresentazioni proibite, oppure che ogni meccanismo abbia il compito di controllare un determinato desiderio pulsionale.
Freud: non ha senso parlare di rimozione se non è ancora avvenuta la distinzione tra Io e Es, la formazione del Super Io e la distinzione tra sé e mondo (prima che avvenga questa differenziazione usa metodi diversi):
- Rimozione e sublimazione: in fase avanzata nel processo di sviluppo.
- Regressione, trasformazione nel contrario o volgersi su se stessi: non dipendono dallo stadio raggiunto dalla struttura psichica, iniziano ad esistere insieme alle pulsioni stesse (o almeno da quando c’è conflitto tra moti pulsionali e ostacoli alla loro realizzazione).
- Introiezione e proiezione: opinioni diverse tra approcci teorici.
Anna Freud non è d’accordo: da esperienza, nevrosi infantile fortemente legata alla rimozione. La cronologia in generale è ancora fortemente discussa.
Orientamento dei processi di difesa in rapporto alla fonte del pericolo e dell’angoscia
I pericoli pulsionali dai quali l’Io si difende sono sempre gli stessi, ma possono variare le ragioni che gli fanno sentire come pericolosa una particolare irruzione della pulsione:
Angoscia del Super Io nelle nevrosi adulte
Un desiderio pulsionale cerca di entrare nella coscienza e con l’aiuto dell’io di ottenere soddisfacimento; l’Io non sarebbe contrario ad accettarlo, ma si oppone il Super Io, a cui l’Io si sottomette (per non entrare in conflitto con il super io): per obbedirle entra in contrasto con il moto pulsionale. L’IO NON CONSIDERA PERICOLOSO L’IMPULSO, NON PARTE DA LUI LA DIFESA, MA DAL SUPER IO CHE NE PROIBISCE IL SODDISFACIMENTO. L’Io viene privato della sua indipendenza; il super io rappresenta le esigenze di un ordine ideale -> ostilità verso pulsione e impossibilità a provare piacere. Si potrebbe pensare che la causa di nevrosi sia sempre super io: NO!!! Attenuandolo, rendendolo meno severe, educando i bambini con meno severità (più tolleranza verso pulsioni) si potrebbe estirpare. Purtroppo la nevrosi non è dovuta solo dal super io, ma può esser causata anche dall’angoscia del reale.
Angoscia reale nella nevrosi infantile
I nevrotici adulti cercano di allontanare desideri sessuali e aggressivi per non entrare in conflitto con il Super Io; il bambino li allontana per non trasgredire le proibizioni dei genitori: non combatte le pulsioni in modo spontaneo, ma perché adulti o educatori gliele hanno proibito con minacce, punizioni, imposizioni… -> importanza dell’educazione e del mondo esterno sul bambino – speranze di profilassi. Nell’adulto: angoscia morale. In entrambi i casi: paura del mondo esterno, cioè da angoscia reale. Ma nel bambino non c’è ancora il Super io, eppure l’angoscia che porta a nevrosi esiste ugualmente: LA NEVROSI NON È DA ATTRIBUIRSI ALL’ANGOSCIA DEL SUPER IO, MA ALL’ANGOSCIA DELL’IO STESSO, che mette in moto il processo difensivo.
Angoscia pulsionale (paura delle forze delle pulsioni)
L’io è favorevole alle pulsioni finché non è fortemente differenziato dall’Es. Quando da principio primario a secondario, di piacere a realtà: -> l’io diventa avverso alle pulsioni. La diffidenza verso le pulsioni è sempre presente ma difficilmente percettibile in condizioni psichiche normali; questa ostilità si intensifica quando L’IO SENTE CHE GLI VIENE A MANCARE LA PROTEZIONE DI QUESTE FORZE SUPERIORI O QUANDO LE RICHIESTE DIVENTANO ECCESSIVE, TEME CIOÈ DI ESSER SOPRAFFATTO O ANNIENTATO. Vengono messi così in atto difese che portano a nevrosi.
Altre motivazioni di difesa contro le pulsioni
Si formano più avanti nel tempo a causa di bisogno di sintesi dell’Io, l’adulto necessità cioè di armonia tra i suoi impulsi e sorgono così una serie di conflitti (conflitti tra tendenze opposte).
Punti a e b: sorgente comune, il soddisfacimento comporterebbe piacere immediato ma dolore a lungo termine; agiscono quindi secondo il principio di realtà.
Difese contro gli affetti
Ogni volta che l’Io mette in azione difese contro le pulsioni, si vede costretto a munirsi anche contro gli affetti ad esse legati (di qualsiasi tipo essi siano). Ha origine:
- Dal conflitto io-es, cioè dalla difesa contro la pulsione
- Legame più primitivo: se l’io non ha ragione di opporsi ad una pulsione (e quindi al suo affetto) sceglie in base al principio di piacere
- Anche quando rimuove pulsione, e sente senso di colpa per la difesa contro affetto legato: seleziona tramite principio di piacere
Riscontri pratici
Anna trova riscontro della sua teoria nella pratica. In analisi si procede all’eliminazione dei processi difensivi e i moti pulsionali o affetti che erano stati respinti vengono indotti a rientrare nella coscienza. Dalla teoria le linee guida per la terapia analitica sono:
- Difese per paura del super io: prognosi favorevole; rendere più accessibile il super io e raggiungere accordo tra istanze porta a minore paura del super io.
- Difese da angoscia reale: buone prospettive di successo. L’analista deve tentare di influenzare la realtà, cioè coloro che sono responsabili dell’educazione del bambino (ciò rende l’io meno severo), evidenziando una valutazione esagerata della realtà o di una realtà ormai remota. Smascherare quindi l’angoscia reale dimostrando che è frutto di fantasia.
- Difese per sottrarsi a dispiacere: più difficile. Il bambino deve imparare a sopportarlo (compito dell’educazione).
- Difese per paura della forza delle pulsioni: le più ostili, l’analista corre il rischio di annullare le misure difensive dell’io senza potergli venire immediatamente in aiuto. L’io ha bisogno di esser rafforzato, compito difficile.
Il rinnegamento nella fantasia
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