Estratto del documento

Psicologia clinica (Madeddu)

I meccanismi di difesa

Teoria

Evoluzione del concetto di difesa psichica da Freud a oggi

“Con il termine meccanismo di difesa ci riferiamo a un’operazione mentale che avviene per lo più in modo inconsapevole, la cui funzione è di proteggere l’individuo dal provare eccessiva ansia. Secondo la teoria psicoanalitica classica, tale ansia si manifesterebbe nel caso in cui l’individuo diventasse conscio di pensieri, impulsi o desideri inaccettabili. In una moderna concezione delle difese, una funzione ulteriore è la protezione del Sé, dell’autostima e, in casi estremi, dell’integrazione del Sé” (Cramer, 1998).

In ambito scientifico, il concetto di meccanismo di difesa venne introdotto da Freud alla fine del 1800. Per la loro valutazione, sono stati sviluppati da allora fino a oggi molti strumenti e criteri; la possibilità di valutare l'assetto difensivo individuale ha favorito lo sviluppo di ricerche volte a indagare la relazione tra meccanismi di difesa e vari altri costrutti e dimensioni (quadri psicopatologici, salute mentale, ecc.). A partire dal DSM-IV vi è l'inserimento nel manuale di una scala di valutazione del funzionamento difensivo (la Defensive Functioning Scale), e questo testimonia il pieno riconoscimento dell'utilità del concetto di difesa nel contesto della diagnosi psicologica e della pianificazione del trattamento.

Con l'evoluzione e il contributo di vari modelli teorici, oggi non si può intendere il concetto di difesa come forza esclusivamente intrapsichica impiegata per ridurre il conflitto, ma come elemento centrale nello sviluppo di pattern relazionali più o meno adattivi ("svolta relazionale"). Anche l'integrazione di contributi derivati dal cognitivismo e dall'attaccamento ha arricchito lo studio dei meccanismi di difesa, tanto che ormai leggere le difese unicamente in termini di compromesso tra pulsione e difesa è riduttivo.

Sigmund Freud: le origini

La nosografia freudiana introduce due criteri fondamentali nella classificazione delle patologie: la storia psicologica, cioè dall'infanzia alla formazione dei sintomi, e la scelta dei meccanismi di difesa: si sposta così lo studio dalla dimensione biologica alla dimensione dell'organizzazione strutturale della personalità, dove la relazione intrapsichica tra Es, Io e Super-Io regola il funzionamento dell'adulto nel suo mondo relazionale.

1894: Freud descrive per la prima volta l'esistenza dei meccanismi di difesa, che poi assimila nel termine "rimozione".

1937: definisce i meccanismi di difesa come i vari procedimenti di cui l'Io si avvale per essere all'altezza del proprio compito, ossia per evitare pericoli, angoscia, dispiacere.

1905: descrive meccanismi separati quali humor, distorsione, spostamento, rimozione, fantasia, repressione, isolamento. Però per molti anni il termine difesa rimane generale ed è sostituito da rimozione.

1925: torna a considerare i meccanismi di difesa come modalità differenziare di gestire gli affetti. Il termine rimozione definisce un tipo particolare di difesa; Freud distingue due tipi di rimozione: primaria, che serve a tener lontano qualcosa dalla coscienza; secondaria, che sono nate nella prima infanzia come misure difensive primitive di un Io ancora immaturo.

Definizione originaria di rimozione: meccanismo per mezzo del quale l'Io può escludere dalla coscienza le rappresentazioni del sistema inconscio che ritiene inaccettabili (pulsioni). Questa rimozione indurrebbe una trasformazione chimica della libido associata alle rappresentazioni rimosse che determina l'insorgenza dell'angoscia.

Rimozione angoscia: i sintomi sono la conseguenza del ritorno del rimosso e un compromesso tra le forze rimuoventi e le pulsioni rimosse; i meccanismi di difesa quindi possono essere consapevoli. Però in seguito Freud osserva che i pazienti non sempre sono consapevoli di queste loro operazioni e spesso provano angoscia quando vengono smascherate o ostacolate. Così nel 1925, giunge a una definizione modificata: i meccanismi di difesa sono processi attivati dall'Io quando un segnale di angoscia avverte della presenza di un pericolo proveniente dalla realtà esterna, dalle pulsioni dell'Es o dal Super-Io. L'angoscia è dunque ora la causa delle difese, che sono meccanismi inconsci e discreti che l'Io usa per evitare il verificarsi di un trauma.

Una situazione di pericolo è una situazione la cui evoluzione prevedibile ha come esito il verificarsi di un trauma, definito come eccessivo e improvviso aumento di energia cui l'Io non riuscirebbe a far fronte meccanismi di difesa = stratagemmi volti a prevenire il verificarsi di un trauma. Per Freud il rapporto tra segnali d'angoscia e risposta difensiva si basa su un equilibrio centrato sulla personalità; l'equilibrio dipende dall'intensità dell'angoscia, dall'impatto sulla psiche, dalla maturazione dell'organizzazione psichica, ecc. Freud ha descritto un numero considerevole di meccanismi di difesa, senza però dare una trattazione sistematica, ipotizzando correlazioni costanti tra difese, angosce e patologie.

I meccanismi di difesa servono per tener lontani i pericoli, ma essi stessi possono trasformarsi in pericoli; le persone non usano tutti i possibili meccanismi di difesa, ma si limitano a selezionarne alcuni, che, però, se si fissano nell'Io, diventano abituali modalità di reazione del suo carattere. Proprietà generali delle difese dell'Io:

  • Caratterizzano sia quadri psicopatologici sia la vita del soggetto normale;
  • Sono lo strumento principale con cui il soggetto gestisce gli affetti negativi;
  • Sono inconsce;
  • Sono discrete l'una rispetto all'altra;
  • Possono essere reversibili;
  • Possono essere sia adattive che patologiche;
  • Quando ripetitive e inattuali finiscono per preparare e favorire lo scoppio della nevrosi.

Anna Freud: la prima classificazione

Gli studi di Anna Freud sposteranno progressivamente l'interesse dall'Es all'Io, cioè dall'analisi delle pulsioni a quella delle difese (Vd. psicologia dell'Io americana). Inoltre, un suo merito è quello di aver teorizzato meglio rispetto al padre sia l'aspetto adattivo delle difese sia la loro relazione diretta con situazioni esterne. Scrive la prima sistematizzazione dei meccanismi di difesa ("L'Io e i meccanismi di difesa") e crea l'Indice Hampstead, primo tentativo di standardizzare il materiale clinico relativo ai processi difensivi. Nell'Indice Hampstead le difese sono intese come meccanismi e funzioni che tengono lontano dalla coscienza contenuti spiacevoli e desideri pulsionali non egosintonici.

Tutte le attività dell'Io possono essere utilizzate a fini difensivi. Inoltre, distingue il concetto di meccanismo di difesa, che indica uno specifico meccanismo operativo, e misura difensiva, che descrive una manifestazione a carattere difensivo nell'ambito della quale non è possibile individuare un meccanismo specifico. Afferma che tutti i meccanismi di difesa sono al tempo stesso al servizio della limitazione interna delle pulsione e dell'adattamento esterno; i criteri in base ai quali valutare le difese sono: intensità, adeguatezza rispetto all'età, reversibilità, equilibrio tra difese impiegate.

Nonostante l'Indice Hampstead abbia avuto molte critiche, soprattutto di carattere metodologico, è un lavoro di importanza storica da cui si è aperta una nuova epoca caratterizzata dalla riorganizzazione del materiale empirico a partire da studi longitudinali e dalla creazione di specifici strumenti di valutazione.

Sandler: conversazioni con Anna Freud

Sandler, nel volume "L'analisi delle difese", ha raccolto le registrazioni di una serie di conversazioni tenute con Anna Freud. Di particolare interesse, tra gli argomenti trattati, è il concetto di identificazione con l'aggressore, la difesa per cui introiettando un attributo dell'oggetto fonte di angoscia il soggetto riesce ad assimilare l'esperienza angosciosa. Sandler inserisce il tema dell'identificazione con l'aggressore nel contesto più ampio dei meccanismi di identificazione, proiezione e trasformazione nel contrario. Sviluppando la teoria delle relazioni oggettuali, Sandler illustra come certi processi difensivi si manifestino nel mondo interpersonale della seduta analitica (enactment), ad esempio spingendo il terapeuta ad adottare atteggiamenti impersonali da altri in periodi precedenti nella vita del paziente (dinamiche di responsività di ruolo, vd. anche concetto kleiniano di identificazione proiettiva).

Wilhelm Reich e la "corazza caratteriale"

Corazza caratteriale = strutture difensive costruite durante l'infanzia e stabilizzatesi alla fine del complesso edipico per resistere agli insulti dell'esistenza; quando tale corazza è nevroticamente rigida, finisce per ostacolare i processi terapeutici di cambiamento e autoconoscenza. Per Reich, il carattere si rivela in primo luogo un meccanismo di protezione narcisistico; il carattere è quindi un apparato psichico di protezione dall'angoscia, nato come difesa e compromesso tra le richieste dell'inconscio e quelle del mondo esterno. Si sviluppa dal conflitto esistente fra desideri pulsionali e realtà esterna, ma si trasforma in un'armatura più o meno rigida a seconda delle soluzioni date al conflitto. Quando il carattere si trasforma da apparato di protezione a corazza, si ha un'alterazione cronica dell'Io e un suo irrigidimento, una limitazione della mobilità psichica di tutta la personalità. I sintomi nevrotici egodistonici rappresentano falle nell'armatura caratteriale del soggetto. Reich è il primo analista ad affermare che per aiutare il paziente a superare le resistenze bisogna analizzare sistematicamente le sue difese, più che, come diceva Freud, rieducarlo a un diverso rapporto con il proprio Es.

Gli psicologi dell'Io

Gli psicologi dell'Io hanno valorizzato un approccio analitico che affronti prima il conscio dell'inconscio, e quindi prima le difese e poi le angosce e gli impulsi sottostanti; inoltre si sono interessati a una concettualizzazione metapsicologica dei meccanismi di difesa.

  • Hartmann: i meccanismi di difesa sono operazioni attuate dall'Io per mezzo di energie aggressive parzialmente neutralizzate (de-pulsionalizzate) e non, come diceva Freud, per mezzo di libido sublimata. Questo permette di capire perché i pazienti reagiscono in modo aggressivo a un approccio privo di tatto alle loro difese.
  • Brenner: accentua un approccio funzionale all'interpretazione delle difese. Egli considera difesa ogni movimento dell'Io in grado di produrre la riduzione dell'ansia o di un affetto depressivo o la deviazione della tensione. Inoltre, sostiene che non è possibile associare alcuna difesa specifica a un dato livello di patologia o alla normalità: la differenza tra sano e malato non è nella scelta delle difese usate ma nel modo in cui l'Io ricorre ai meccanismi di difesa. L'approccio di Brenner deriva da quello di Hartmann, Kris e Loewenstein i quali considerano l'Io un organo di adattamento in grado di utilizzare le difese per affrontare le richieste tanto del mondo esterno quanto del mondo pulsionale e sottolineano la connessione tra difese e funzioni adattive dell'Io.
  • Schafer: anch'egli si ispira a Hartmann, Kris e Loewenstein e sottolinea le proprietà dinamiche dell'Io e mostra come le difese non siano mai controinvestimenti neutrali, ma al contrario se da una parte le difese cercano di ostacolare l'espressione di contenuti indesiderati, dall'altra permettono l'espressione di impulsi indesiderati e quindi consentono la gratificazione double agents: difendono e al contempo appagano.

Melanie Klein e i contributi post-kleiniani

La Klein ha studiato i meccanismi primitivi di difesa, cioè quei meccanismi legati strettamente agli stati psicotici; inoltre, per la Klein le difese non si limitano a proteggere l'Io da sentimenti dolorosi, ma rappresentano anche principi organizzativi della vita psichica. Lei considera psicotici quei meccanismi primitivi che vengono impiegati contro le angosce derivanti dall'attività dell'istinto di morte, mentre le difese nevrotiche difendono contro la libido; questi sono tipici delle posizioni psicotiche che caratterizzano le prime fasi dello sviluppo (posizione schizoparanoide e depressiva) e comprendono il diniego, la scissione, proiezione e introiezione, l'identificazione proiettiva e l'idealizzazione.

A differenza di Anna Freud che era interessata al funzionamento delle difese e quindi al ruolo dell'Io nello sviluppo del carattere, Klein studia in particolare il contenuto profondo delle fantasie angosciose. La Klein osserva che il bambino introietta parti del corpo del genitore su cui ha proiettato le sue pulsioni nelle fase precoci di sviluppo del Super-Io; quindi certe difese sono suscitate da impulsi associati con rappresentazioni di sé interiorizzate e poi proiettate negli oggetti e implicano dunque percezioni distorte del Sé o del mondo esterno, legate a stati pulsionali interni. In particolare, descrive la proiezione come una difesa contro l'angoscia di annientamento e l'identificazione proiettiva come una caratteristica della posizione schizoparanoide.

Il concetto di identificazione proiettiva

  • Klein: è un processo fantastico mediante il quale il bambino di pochi mesi mette nel seno della madre le parti di sé cattive, che ha scisso dalle altre e per mezzo delle quali aggredisce e controlla il suo oggetto. Così, il bambino sente che la madre è gli elementi da lui proiettati. Quindi per la Klein esiste un processo psichico per cui aspetti del Sé non sono solo proiettati sulla rappresentazione dell'oggetto, ma dentro l'oggetto in modo tale da controllare l'oggetto dall'interno e giungere all'esperienza dell'oggetto come parte di sé. L'identificazione proiettiva di elementi cattivi può essere quindi funzionale a un attacco aggressivo alla madre. È anche possibile identificare proiettivamente elementi buoni, così che l'oggetto è idealizzato mentre il soggetto si trova svuotato dalle sue caratteristiche positive per il desiderio di proteggere questi elementi da ciò che di cattivo è presente nell'Io o per negare i danni che la propria aggressività ha causato all'oggetto, a seconda che ci si trovi nella posizione schizoparanoide o depressiva.
  • La psicoanalisi contemporanea pone la dinamica dell'identificazione proiettiva anche alla base della possibilità di stabilire un legame con l'altro, legame mediato dalla presenza nell'oggetto di parti del Sé, precursore della capacità di comprendere un oggetto separato dal Sé. Gli autori post-kleiniani hanno aggiunto così una dimensione interattiva e comunicativa a questo meccanismo. Per la Klein l'identificazione proiettiva è una fantasia inconscia che ruota attorno al meccanismo di difesa della proiezione, mentre gli autori successivi hanno chiarito che questo processo implica una componente interattiva: inconsciamente il soggetto spinge l'oggetto a sentire, pensare e comportarsi in conformità con le immagini di sé o degli oggetti che ha proiettato in esso.
  • Bion: il neonato mette nel seno della madre per mezzo dell'identificazione proiettiva le sue sensazioni ed emozioni non ancora pensabili (elementi beta) che la madre metabolizza per mezzo della reverie, le rende pensabili (elementi alfa) e le restituisce al bambino insieme anche a una parte della sua funzione alfa. Lo stabilirsi di questa funzione consente al piccolo di metabolizzare autonomamente con il tempo gli elementi beta.
  • Sandler: ha distinto lo sviluppo del concetto dell'identificazione proiettiva in tre fasi: 1) come nella teoria della Klein, l'identificazione proiettiva avviene all'interno della vita d fantasia del soggetto ma non modifica l'oggetto reale. 2) collega il concetto di identificazione proiettiva alle identificazioni dell'analista con le rappresentazioni del Sé e dell'oggetto presenti nelle fantasie inconsce del paziente. 3) come Bion, si definisce l'identificazione proiettiva come un processo in cui l'esteriorizzazione di parti del Sé o dell'oggetto interno avviene direttamente nell'oggetto esterno.
  • Ogden: distingue l'identificazione proiettiva in tre momenti: proiezione, pressione interpersonale (momento finalizzato a costringere l'altro a comportarsi in conformità a quanto proiettato in lui) e reinteriorizzazione. Il secondo momento ha una duplice valenza: è il fattore che rende l'identificazione proiettiva un modo per comunicare i propri sentimenti a un'altra persona; d'altra parte questa pressione impone all'oggetto un compito gravoso in quanto deve continuare a sentire e pensare agli affetti in lui proiettati anche quando sono molto intensi per contribuire allo sviluppo mentale del soggetto. Il processo dell'identificazione proiettiva è una forma di terzità intersoggettiva, può essere intesa solo in termini di dialettica di soggetti mutualmente creanti, ciascuno dei quali permette a se stesso di venire aggiogato dall'altro in modo tale da divenire, tramite l'altro, un terzo soggettivo. Ogden mantiene il meccanismo di identificazione proiettiva all'interno della sfera intrapsichica ma al contempo ne sottolinea la valenza relazionale.
  • Renik e Jacobs: hanno sottolineato il carattere inevitabile degli enactment di transfert-controtransfert, ipotizzando la necessità di una certa quota di agito in qualsiasi analisi.
  • Searles: rovescia la direzione dell'identificazione proiettiva, illustrando come alcuni pazienti possono rispondere ai processi inconsci del terapeuta vivendoli come se fossero aspetti della propria personalità.
  • Fonagy: traslocazioni rappresentazionali intersoggettive, concetto utile per spiegare come i pazienti border...
Anteprima
Vedrai una selezione di 6 pagine su 22
Riassunto esame di Psicologia clinica, prof. Madeddu, libro consigliato "I meccanismi di difesa", Lingiardi, Madeddu Pag. 1 Riassunto esame di Psicologia clinica, prof. Madeddu, libro consigliato "I meccanismi di difesa", Lingiardi, Madeddu Pag. 2
Anteprima di 6 pagg. su 22.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame di Psicologia clinica, prof. Madeddu, libro consigliato "I meccanismi di difesa", Lingiardi, Madeddu Pag. 6
Anteprima di 6 pagg. su 22.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame di Psicologia clinica, prof. Madeddu, libro consigliato "I meccanismi di difesa", Lingiardi, Madeddu Pag. 11
Anteprima di 6 pagg. su 22.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame di Psicologia clinica, prof. Madeddu, libro consigliato "I meccanismi di difesa", Lingiardi, Madeddu Pag. 16
Anteprima di 6 pagg. su 22.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame di Psicologia clinica, prof. Madeddu, libro consigliato "I meccanismi di difesa", Lingiardi, Madeddu Pag. 21
1 su 22
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Vers.13 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia clinica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Madeddu Fabio.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community