Il corpo come oggetto reale e la dinamica mente-corpo
Il corpo, inteso come oggetto reale, è attivo ed evolve continuamente; la mente nasce nel corpo e si sviluppa con esso, il rapporto corpo-mente è quindi dinamico. Il senso profondo della nostra identità, il nostro sé corporeo, è generato da un continuo flusso di sensazioni interne ed esterne, quindi un dialogo continuo mente-corpo: il corpo manda dei segnali, il suo riconoscimento, mette in contatto la mente con la realtà, rivelando così, nell’intimo della persona, l’esperienza dell’io di fronte ai suoi bisogni.
Essere e avere: tensione del vissuto corporeo
Essere e avere indicano due aspetti in tensione del vissuto corporeo: da una parte “l’identità”, dall’altra “l’alterità”. Avere un corpo vuol dire che si tratta di un oggetto distinto e potenzialmente contrapposto al soggetto; conseguenza estrema di ciò è quella che viene definita: dissociazione psicosomatica/dissociazione corpo-mente. Si perde l’integrità del vissuto e la persona si percepisce come se fosse divisa tra corpo e mente, tra esperienze fisiche e mentali.
La dissociazione nell'anoressia
Il primo a utilizzare tale terminologia, fu Sacksteder (autore winnicottiano) per spiegare lo sviluppo del falso sé nell’anoressia. Nell’anoressia, il conflitto che il soggetto ha con il proprio corpo va ben al di là del sintomo alimentare e non può essere ricondotto alle sole difficoltà legate all’immagine estetica o sessuale (vedi soggetti ciechi che soffrono di anoressia). In questa patologia, il corpo non è più un corpo reale ma un oggetto mentale (prodotto della sua attività mentale); la mente dissociandosi dal corpo non può più fare esperienza della realtà e si trasforma in un sistema chiuso in se stesso (Dora) che cerca di fare a meno della realtà stessa.
Nel soggetto anoressico è quindi presente una dissociazione, non c’è più un funzionamento armonico tra la mente e il corpo: il corpo diviene un insieme di sensazioni fisiche e la mente perde contatto con la realtà. In questa situazione il lavoro di analisi diviene molto difficile. Si è osservato che nelle pazienti anoressiche, la comparsa di una sensazione (la funzione della percezione della sensorialità, può essere utilizzata nel lavoro analitico, per aiutare il paziente a identificarsi come soggetto differenziato a partire dalla percezione del proprio corpo), segnala un cambiamento decisivo nella loro esperienza. Durante l’analisi, è importante che l’analista presti attenzione ad ogni vissuto del paziente per poterne cogliere l’intera sua esperienza, in modo da accompagnarlo ad affrontarla.
Psicoanalisi e disturbi alimentari
Quando ci si trova di fronte a patologie come l’anoressia e la bulimia, spesso si rimanda all’ambito del problema identitario e della disorganizzazione narcisistica; si rende quindi necessario (anche se difficile) un lavoro di interpretazione psicoanalitica. Lo psicoanalista, in questo caso, si trova di fronte a tre situazioni:
- Cercare revisioni teoriche nell’apparato psicoanalitico
- Compiere lo sforzo psichico richiesto dal controtransfert
- L’analista deve comunque produrre un’interpretazione psicoanalitica insatura/reversibile, che gli permetta di non cadere nel “ciclo” della paziente anoressica, ma di uscirne; l’interpretazione permette di entrare in contatto con il fondo psichico della paziente e di comprendere che il sé è troppo sofferente per essere esperito.
Neri sostiene che lo psicoanalista che lavora nel gruppo debba possedere quattro elementi:
- Mantenersi emotivamente autonomo dal gruppo
- Keep alive: l’analista deve rimanere sveglio/in contatto con situazioni difficili
- Amore dell’analista per il suo lavoro
- La capacità negativa: ossia la capacità di ascolto che non interferisce con le dimensioni proprie del conflitto.
Anche se gran parte dei pazienti anoressici sono adolescenti o giovani adulti, le esigenze analitiche che si presentano con loro sono paragonabili a quelle dell’ascolto di bambini in gruppo. I bambini nel gruppo riversano i loro sentimenti e sensazioni senza che l’analista vada a interpretare singolarmente il loro transfert, egli dovrà in una prima fase, stabilizzare il contenitore comune (gruppo), considerando gli elementi di comunanza, necessario quando il contenuto (coesione di bambini) non è ancora formato, quindi i legami non sono strutturati. In quella fase l’analista tenderà a rinforzare l’illusione gruppale.
Relazione tra mente e corpo secondo Ferrari
Relativamente al rapporto mente-corpo, Ferrari offre interessanti spunti di osservazione, sulla differenza tra fisicità e corporeità. La corporeità, distinta dalla fisicità, viene vista come un punto di arrivo di un processo in cui la madre permette al corpo del bambino di acquisire la valenza simbolica della corporeità, premessa necessaria per un rapporto armonioso tra mente e corpo. Affinché questo avvenga, è necessario che la madre non si ponga come oggetto che assorbe.
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