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Il disturbo borderline si manifesta, inoltre, con un scompenso nell’esame di realtà,

criterio che poneva il BDP in relazione con la schizofrenia: il 40% dei pazienti

borderline esperisce un pensiero quasi psicotico (derealizzazione, depersonalizzazione e

fenomeni allucinatori). L’ideazione paranoide e i sintomi dissociativi legano la

fenomenologia del BDP a una sua probabile patogenesi rappresentata da trascuratezza e

abusi infantili. Cap. 4 BDP in adolescenza

Secondo Marcelli vi sono numerosi collegamenti tra il processo adolescenziale e la sindrome

borderline. I sintomi più frequenti sovrapponibili alla sintomatologia dell’adulto sono:

- frequenza dell’agire in tutte le sue forme, sotto forma di agitazione, instabilità. Anche i

tentativi di suicidio sono spesso evidenziati;

- frequenza delle condotte devianti/delinquenziali: tossicomania, tendenza a ingerire

quantità eccessive di farmaci, atti di delinquenza;

- frequenza delle difficoltà scolastiche: insuccesso scolastico duraturo, rifiuto scolastico,

fobia della scuola;

- difficoltà sessuali spesso dominate da aspetti perversi (omosessualità, travestitismo);

- manifestazioni centrate sul corpo: ipocondriache intense e durature, condotte

anoressiche, bulimie compulsive o semplicemente incidenti somatici a ripetizione;

- frequenza della noia, dell’indifferenza, del sentimento di vuoto, di inutilità. La

depressione in quanto tale non è, invece, molto evidente in adolescenza.

- Altri autori illustrano la sensibilità dell’adolescente borderline alle perdite, ai sentimenti

di abbandono.

Cap. 5 Approccio psicopatologico alla comprensione del disturbo borderline

Par. 1 Il modello di Kernberg

Kernberg ricollega l’eziologia e la patogenesi del BDP allo schema di sviluppo della Mahler e in

particolare alla fase evolutiva della separazione-individuazione nella quale il B avrebbe due

compiti:

1. Separare le rappresentazioni del Sé, precedentemente fuse, da quelle dell’oggetto (il cui

fallimento è responsabile della psicosi);

2. Integrare in rappresentazioni coerenti sia al livello del Sé che dell’oggetto, le immagini

opposte, buone e cattive, costruite a partire dalle prime relazioni oggettuali parziali.

L’integrazione delle rappresentazioni oggettuali scisse provoca il raggiungimento della costanza

oggettuale cioè la costruzione e il mantenimento di un’immagine di sé e della madre come

oggetti interi, inoltre, l’interiorizzazione di un’immagine materna interna unitaria in grado di

confortare qualora assente fisicamente. Tale integrazione avvierebbe la regolazione degli affetti

associati alle rappresentazioni.

Kernberg colloca nella sottofase del riavvicinamento (che si verifica intorno al 30° mese di vita)

il momento cruciale della crisi evolutiva dei soggetti borderline: in questo periodo, essi

esperirebbero il proprio allontanamento dalla madre nei termini della scomparsa della stessa. Un

deficit nella disponibilità affettiva della madre nella fase evolutiva oppure un eccesso di

aggressività del B o una combinazione di questi fattori sono i criteri eziologici selezionati da

Kernberg. Una rilevante conseguenza di questa fissazione è la mancanza della costanza

d’oggetto tipica del paziente borderline e il fallimento di una sana regolazione affettiva. 5

Par. 2 il modello di Masterson e Rinsley

Anche Mansterson e Risley individuano nella fase di separazione-individuazione il nucleo della

patologia borderline ponendo però maggiore enfasi sulle carenze materne piuttosto che

sull’aggressività del B.

Secondo questa prospettiva, un atteggiamento conflittuale della madre porterebbe il B a ricevere

il messaggio che crescere provocherà la perdita del suo amore e del suo sostegno. Ne consegue

che essere dipendente risulta per il B l’unico modo per ricevere l’amore e il conforto materno.

Se quindi da una parte il B cerca di costruirsi una propria identità, si sente però invaso da

sentimenti di abbandono; se dall’altra parte tende a rifiutare la sua autonomia, si sente frustrato

e vuoto. Asterson afferma che si struttura così una depressione abbandonica ogni qualvolta che

si prospetti al B una possibilità di separazione o autonomia, la quale a sua volta porta all’utilizzo

di difese primitive simili a quelle descritte da Kernberg.

Par. 3 Il modello della Scuola Psicoanalitica delle relazioni oggettuali

Negli ultimi 10-15 anni la scuola psicoanalitica delle relazioni oggettuali (Gille, Scharff,

Shapiro) ha sostenuto, diversamente da Kernberg, che le difficoltà incontrate dal soggetto

borderline non sono legate solo a una distorsione precoce della relazione madre-bambino in

termini conflittuali ma anche a risposte e comportamenti inadeguati corrispondente ad

un’organizzazione borderline dei genitori stessi.

Shapiro sostiene che i genitori degli adolescenti borderline non sono stati in grado nel corso del

loro sviluppo, a risolvere i legami simbiotici con la loro famiglia d’origine restando intrappolati

in una relazione polarizzata difensiva con i propri genitori. Tali genitori risolverebbero i propri

conflitti originari relativi all’autonomia e alla dipendenza attraverso l’identificazione con le

percezioni del Sé connotate in senso libidico (si considerano come dipendenti in modo delizioso

o come forti e autonomi) e attraverso il diniego e la proiezione delle percezioni alternative

connotate in senso aggressivo. Nell’incontro di coppia queste rappresentazioni divengono

stabili: ciascuno dei due partner tende ad assumere un ruolo completamente rigido e stereotipato

nei confronti dell’altro al fine di mantenere, a livello fantasmatico, una relazione fusionale con

l’oggetto. In quest’ottica, la nascita di un figlio mette a repentaglio la stabilità di coppia, in

modo particolare durante i periodi di separazione-individuazione, quando i B oscillano tra

comportamenti che esprimono dipendenza e autonomia. In concomitanza all’adolescenza del

figlio, i genitori vengono anch’essi impegnati in un processo di separazione, di lutto e di

individuazione. La richiesta <impossibile> formulata da questi genitori è che il figlio prenda

parte alla relazione personificando le loro rappresentazioni del Sé e dell’oggetto negate e

connotate in senso aggressivo, risultando, deficitario. Ciò permetterebbe loro di agire come la

restante parte sana (se il genitore si considera forte e autonomo, privo di bisogni di dipendenza,

il figlio viene percepito come avidamente richiedente e del tutto dipendente). La risposta

inconscia dell’adolescente corrisponde al soddisfacimento del dettame genitoriale. La crisi viene

a verificarsi con la constatazione, nei genitori e nel figlio, del reciproco fallimento di questi

tentativi.

Reinterpretando l’utilizzo del meccanismo dell’identificazione proiettiva per spiegare

l’emergere dell’acting-out in adolescenza, Wolberg sostiene che siano proprio i genitori a

richiedere al figlio comportamenti distruttivi attraverso i quali sperimentare il piacere legato ai

comportamenti sadomasochistici propri. Il compimento di tali atti aggressivi aumenterà nel

figlio la disistima verso di sé alternando grandiosità e disprezzo di sé e, rifiutato dalla famiglia,

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incontrerà difficoltà anche nel mondo dei coetanei, rivolgendo contro di sé la propria

aggressività. Cap VI

Borderline e teoria della mente

L’attuale prospettiva vede la patologia borderline legata, non solo e non tanto al conflitto ma,

piuttosto, ai disturbi della regolazione affettiva. Le capacità regolative degli stati affettivi si

strutturano nel contesto del rapporto con le figure di accudimento primario; Stern ha evidenziato

l’effetto autoregolatorio positivo di una madre che dialoga con il bambino, infatti è proprio la

madre a tarare l’intensità e la qualità delle emozioni.

Fonagy ritiene che il significato delle esperienze esterne, associato all’affetto che il Sé

sperimenta, si acquisisca di volta in volta coordinando l’osservazione delle emozioni negli altri

con le sensazioni fisiologiche create dal rispecchiamento di queste esperienze nel proprio corpo.

Meno il genitore è sintonizzato sulle emozioni del bambino, più probabilmente si stabiliranno

quelle disregolazioni affettive così tipiche dei pazienti borderline.

Fonagy pone l’accento sull’inibizione dello sviluppo della funzione riflessiva, essa consiste

nella capacità di comprendere che il comportamento può avere un significato in termini di stati

mentali; l’acquisizione di questa capacità dipende da particolari condizioni come: la presenza di

un attaccamento sicuro tra il bambino e il suo caregiver. I genitori con una buona capacità di

comprendere le intenzioni e le emozioni del bambino, faciliteranno nell’infante lo sviluppo di

una teoria della mente, attraverso la quale egli può trovare se stesso nella mente e nei pensieri

dell’altro, formando una visione di sé come essere pensante.

Parliamo di patologia ogni qualvolta momentanee situazioni di depressione nei genitori

determinano cadute intermittenti dell’investimento o della capacità di rappresentarsi il figlio.

Quanto più la ricerca di rispecchiamento e contenimento fallisce, tanto maggiore sarà la

tendenza a fondersi con l’oggetto, e ciò porta il processo di individuazione ad essere

profondamente distorto, anche in presenza di un ambiente maladattivo. Ciò dimostra che non

esiste solo l’oggetto reso cattivo dalla proiezione degli impulsi aggressivi, ma esiste anche un

oggetto cattivo reale.

Secondo Fonagy, alla base dell’assunto che vede una correlazione tra una grave patologia della

personalità e un’esperienza infantile di violenza sessuale e maltrattamenti, vi è l’ipotesi che i

soggetti borderline abbiano vissuto un’esperienza di violenza infantile. Il bambino, infatti, mette

in atto un’esclusione difensiva, ossia non si riconosce nello stato mentale dei caregiverm, perché

troppo doloroso da accettare in quanto eccessivamente carico di aggressività o indifferenza. Non

elaborando rappresentazioni mentali proprie, il bambino di ritrova a interiorizzare quelle dello

stato mentale delle figure di riferimento. Queste rappresentazioni vengono espulse attraverso un

meccanismo analogo alla identificazione proiettiva, che Fonagy ha chiamato “traslocazione

rappresentazionale intersoggettiva”. Ne consegue un deficit del controllo degli impulsi e della

regolazione delle emozioni, nonché della capacità di mettersi nei panni degli altri.

Nel 75% dei casi, i pazienti borderline hanno sofferto un legame di attaccamento altamente

disfunzionale. Proprio Fonagy ha documentato una correlazione significativa tra la storia di

maltrattamento infantile e il disturbo borderline, con un’inibizione della funzione riflessiva del

Sé e minori probabilità di elaborare e risolvere l’abuso. In questa prospettiva si possono

spiegare vari sintomi della persona con disturbo borderline di personalità: l’incapacità di tener

conto dello stato mentale dell’ascoltatore (rende difficoltoso seguire le loro associazioni), la

mancanza di preoccupazione empatica per gli altri (rende conto degli atti crudeli e violenti),

l’oscillazione tra la lotta per l’indipendenza e il desiderio terrificante di una estrema vicinanza

(ostacola la realizzazione di una estrema vicinanza). 7

Fonagy ha evinto anche l’esistenza di una correlazione tra la funzione metacognitiva del

genitore e il pattern di attaccamento nel bambino. L’incomprensione genitoriale degli stati

mentali e affettivi del bambino sarebbe correlata a una disorganizzazione del sistema

motivazionale dell’attaccamento, tipica dei pazienti borderline.

Giovanni Liotti nucleo del disturbo borderline è legato al tipo di attaccamento

disorganizzato. Questo pattern determinerebbe deficit nelle capacità metacognitive, immagini

del Sé e degli altri contraddittorie, difficoltà nel modulare le emozioni.

Cap VII

La famiglia con figli borderline

La famiglia è per i figli un luogo fisico e mentale in cui sperimentare dipendenza e separazione,

difendersi da angosce di abbandono e di isolamento… E’ un luogo sistemico in cui i processi di

comunicazione e di relazioni interpersonali costituiscono circuiti di retroazioni, dove il

comportamento i ciascuno è automaticamente influenzato e in grado di influenzare il

comportamento dell’altro. La famiglia è un luogo in cui le caratteristiche strutturali e

processuali influenzano la capacità di sostenere le complesse emozioni delle diverse tappe del

ciclo vitale come quelle legate all’adolescenza.

I genitori di soggetti borderline difettano nella capacità di modificarsi a seconda dei mutamenti

dell’età e del ciclo vitale propri del figlio e della famiglia. I genitori di ragazzi sani hanno la

capacità di cambiare nella relazione accettando i cambiamenti mentali, sessuali e sociali

correlati alle diverse fasi della vita (capacità di rappresentarsi realisticamente il figlio). Questa

competenza è funzione di una competenza-azione genitoriale.

Vivian Greenpossiamo considerare caratteristica della genitorialità la “funzione parentale

riflessiva”, facendo riferimento alla capacità dell’adulto di adattarsi e rispondere a specchio agli

stati emozionali del bambino, permettendo a quest’ultimo di sviluppare un’idea di quelli che

sono gli stati d’animo propri e altrui e di comprendere come funziona la mente dell’altro.

Cap VIII

Strutture familiari e disturbi di personalità

Queste famiglie presentano alcuni tipi di modelli relazionali.

Nel modello carente vi è una prolungata e, in alcuni casi, completa assenza di uno o entrambi i

genitori, con la conseguenza per il figlio, di non poter costituire stabili riferimenti per la

costruzione del Sé, di non poter fruire del modello vicariante del genitore nelle esperienze di

relazione. La perdita emotiva del genitore dello stesso sesso del figlio, per la sua assenza sia

fisica che emotiva, si ripercuote molto più negativamente di quella dell’altro genitore.

Nel disturbo borderline di personalità è l’incompetenza nello svolgimento globale del ruolo

genitoriale a essere stata significativamente correlata e discussa. La patogenesi dei disturbi di

personalità è stata messa in relazione alla presenza di forti e cronici conflitti nelle famiglie,

laddove siano orientati, soprattutto, alla formazione e all’utilizzo di coalizioni con il figlio nelle

dinamiche di coppia. I disturbi di personalità sono anche legati all’inadeguatezza delle famiglie.

L’esperienza di perdita di genitori o di una separazione è comune in questi pazienti.

I pazienti con DBP riferiscono di aver avuto problemi di relazione con i loro genitori e tali

difficoltà concernono sia la mancanza di affetto che di autonomia. Anche esperienze familiari

stressanti possono contribuire a produrre un malfunzionamento familiare. I pazienti con disturbo

borderline di personalità hanno famiglie caratterizzate da scarsa coesione o famiglie

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roxx86

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher roxx86 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia clinica dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof Chianura Pasquale.

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