L'adolescente e la famiglia: risorse e limiti
Setting familiare e individuale
La famiglia
L'esistenza dell'essere umano è contrassegnata dall'esigenza di ricerca dell'identità dove per identità indichiamo la struttura che emerge da relazioni, interazioni, percezioni, azioni, narrazioni. Pertanto, la famiglia realizza il contesto primario nel quale si modella il senso di identità dei soggetti che ne fanno parte.
Per ciclo vitale intendiamo una successione di fasi distinte da eventi significativi e scanditi dall'orologio sociale quali le nascite, le uscite, i matrimoni definiti come eventi normativi cioè imprevedibili come divorzi, possono, a loro volta, delimitare gli eventi paranormativi separazioni, trasferimenti.
L'adolescenza e il breakdown
L'adolescenza è una delle fasi più insidiose del ciclo vitale di un soggetto e anche quella più a rischio riguardo ad alcune patologie quali suicidio, l'anoressia, la tossicodipendenza, la psicosi. Il breakdown in adolescenza riguarda un evento critico in grado di alterare il normale sviluppo dell'individuo e bloccare il soggetto nel compimento dei suoi compiti evolutivi, determinandone il precipitare in situazioni dalle più nevrotiche alle più psicotiche.
Nel breakdown adolescenziale si osservano diversi aspetti intrapsichici quali: l'impossibilità del lutto legato ai primi oggetti parentali; il riferimento ad un oggetto esterno per mantenere stabile la propria percezione; il vissuto impensabile delle emergenze sessuali, occupazionali, sociali. La regressione psicotica alla quale spesso si assiste nel breakdown è possibile solo se i conflitti delle fasi pregenitali non sono stati liquidati (risolti).
La famiglia ha un compito fondamentale per evitare ciò:
- Innanzitutto nell’abbandonare una serie di convenzioni ad esempio quella per cui il rapporto genitori-figli sia un rapporto lineare;
- La convinzione che la conflittualità sia sempre negativa mentre se gestita adeguatamente rappresenta un fattore necessario alla crescita della famiglia e dell'individuo;
- Infine la convinzione che l'indipendenza sia scelta obbligata: essere indipendenti significa raggiungere una serie di scopi, realizzare potenzialità evolutive elaborate nelle fasi biologiche e psicologiche della vita.
La fase del ciclo vitale del matrimonio è caratterizzato dalla formazione di una coppia nella quale i due partner costruiscono una relazione significativa. A differenza della relazione con le figure di attaccamento, la vita in comune obbliga i due coniugi a stabilire regole basate sull'interdipendenza. La nascita del figlio rappresenta la nuova fase del ciclo vitale della famiglia nella quale si stabiliscono importanti aspetti relativi ai meccanismi intrapsichici e relazionali relativi all'acquisizione del ruolo paterno e del ruolo materno i quali traggono origine dalle immagini interiorizzate delle rispettive figure parentali.
Reazioni genitoriali adeguate alle emergenze del figlio adolescente, consentono una elaborazione funzionale invece atteggiamenti come la difensività, l’intrusività, l’esitamento comporteranno blocchi, rotture e sintomi. L'adolescenza viene considerata una tappa di co-evoluzioni:
- Alla separazione-individuazione dell'adolescente corrisponde quella del genitore nei confronti del figlio e delle proprie figure parentali (terza fase di individuazione);
- Alla fertilità raggiunta dell’uno, si stabilisce l'instabilità fisica dell'altro;
- All'entrata nel mondo lavorativo del primo si ha la prefigurazione del termine delle attività lavorative del secondo.
La famiglia dell'età della latenza è ordinata, presenta confini generazionale definiti, è tipizzata dalla rimozione delle tendenze aggressive e sessuali invece la famiglia dell’età adolescenziale è fortemente conflittuale. L'adolescente forma la sua identità a partire dalle identificazioni assunte nelle fasi precedenti utilizzando meccanismi intrapsichici difensivi come l’ascetismo, l’intellettualizzazione e il radicalismo.
L'approccio integrato
L'approccio che integra l’orientamento sistemico con quello psicodinamico, può risultare un efficace intervento clinico a fronte della interrelazione tra l'individuo e la sua famiglia. I sistemici pensano l’individuo in rapporto ai gruppi ai quali appartiene e alle pratiche comunicative locali che in quelle condivise. L’ipotizzazione come modo di pensiero oscillante, in grado di cogliere nella realtà le interazioni che mantengono i problemi, permette di lavorare con gli individui senza precodificare i percorsi di cura.
Il modello integrato di terapia considera legati ma allo stesso tempo disgiunti, i processi sistemici e quelli dinamici; inoltre considera la mente uno sfondo le cui rappresentazioni debbano essere interpretate all’interno di relazioni e modalità soggettive. Nella strutturazione del disturbo in adolescenti, sono un aspetto di primaria importanza i comportamenti genitoriali inadeguati, costituiti da reazioni difensive funzionali alla conservazione di configurazioni interne relazionali che si basano su legami irrisolti con le proprie famiglie di origine.
L’uso della scissione e l’identificazione proiettiva (meccanismi difensivi arcaici genitoriali) determinano una rappresentazione non integrata del Sé adolescenziale. Da un punto di vista psicodinamico, il rapporto di coppia svolgerebbe la funzione di contenitore sano a ospitare eventuali insoluti oggettuali passati dei partner. La prospettiva è quella della costruzione condivisa di un senso del Noi che rafforza l’identità individuale e promuove l’evoluzione intrapsichica interpersonale.
Un figlio è un fattore destabilizzante di un equilibrio di coppia di tipo collusivo: l’Ego adolescenziale si rimodella per sostenere lo sviluppo di una personalità concettualizzata che permette la differenziazione del proprio Sé dai genitori per allinearlo con nuovi oggetti. La nascita di un figlio mobilita il mondo interno di ciascun membro della coppia rimettendo in gioco gli elementi più problematici e non risolti di una passata identificazione genitoriale.
L’impegno rappresentato dalle proiezioni sul bambino delle fantasie inconsce dei genitori si configura come un trauma silente, uno svincolo bloccato di fronte a uno svincolo naturale. Lo svincolo salutare è la metabolizzazione degli schemi, dei valori riguardo al Sé e agli altri trasmessi dalla famiglia. Lo svincolo bloccato è un assumere atteggiamenti ribellistici.
Recamier suggerisce di ri-considerare la follia all’interno di una strategia attiva, mentale e relazionale che trova spazio nelle relazioni umane ed è soggetta a regole precise. Ciò significa che l’insieme dei pensieri e spazi psichici dei genitori sono in grado di modificare, influenzare e mantenere un controllo sugli stati primitivi del figlio.
La comunicazione sembra avvenire grazie alla delineazione che nelle famiglie patologiche diventa delineazione difensiva definibile come il comportamento in grado di evocare una specifica rappresentazione interiorizzata dell’altro; nelle famiglie normali, essa non altera la percezione che i genitori hanno del figlio mentre nelle famiglie a transizione psicotica, le percezioni del figlio risultano distorte nel tentativo di gratificare impulsi proibiti.
Per rinforzare la fragilità di questi adolescenti non è sufficiente lavorare attraverso l’allontanamento dalle famiglie. Il terapeuta funge da polo alternativo in grado di:
- Attivare i processi evolutivi in fase di stallo.
- Egli deve dare rilevanza sia alla realtà interna che esterna;
- Deve accogliere i diversi segnali quali relazioni intense e instabili, rabbia immotivata, sentimenti di noia e vuoto;
- Deve promuovere la risoluzione dei conflitti intrapersonali e interpersonali costruendo una motivazione solida al cambiamento.
Con i genitori il lavoro sarà quello di favorire la reintroiezione degli aspetti scissi ed evacuati nel figlio ossia la comprensione e la trasformazione del conflitto da interpersonale a intrapsichico. Il terapeuta deve quindi sviluppare una solida alleanza con la famiglia per permettere a tutti di sviluppare una realistica osservazione delle interazioni. Egli costituirà le premesse per lo sviluppo di una sana identità dell’adolescente e ai genitori consentirà di entrare in contatto con il loro mondo interno e di reintroiettare quegli aspetti conflittuali che in precedenza erano proiettati sul figlio.
Il terapeuta deve porre attenzione al come le relazioni oggettuali interiorizzate vengono suddivise a carico dei membri della famiglia attraverso l’identificazione proiettiva. Inoltre, deve far uso del controtransfert per evitare di perpetuare il conflitto esteriorizzato. Il trattamento psicoterapeutico di un disturbo psicopatologico adolescenziale comporta la scelta accurata del contesto sul quale intervenire. Il terapeuta si chiede se sia più opportuno lavorare con la famiglia intera o con il singolo: il setting di tipo familiare è indicato in sede diagnostica in quanto consente la valutazione della rigidità/flessibilità delle difese dell’adolescente e parallelamente la localizzazione dei nodi intrapsichici e ambientali trasmessi transgenerazionalmente. È anche funzionale rendere conto dei progressi dell’adolescente i quali per poter essere considerati duraturi devono essere collocati all’interno della tensione relazionale familiare.
Il setting individuale con l’adolescente è utile perché permette di rispettare la segretezza dei pensieri dell’adolescente e per la necessità di perseguire obiettivi fondamentali (differenziazione, individuazione, separazione, svincolo) al fine di spezzare la disorganizzazione, l’incertezza e la confusione che l’adolescente e la sua famiglia gli rimandano.
Il punto di vista sistemico-relazionale intende porre a confronto due adolescenze diverse: quella del figlio e quella dei genitori permettendo scoperte come quella di un padre che padre non è ma è un adolescente adultomorfico che non può pretendere che l’adolescente faccia l’adulto se egli stesso non lo è.
Un ulteriore criterio di selezione potrà essere rappresentato dalla valutazione del livello di gravità della patologia. La terapia può essere sconsigliabile se l’adolescente sta già sviluppando la capacità autonoma di risolvere i suoi problemi. Nelle situazioni meno gravi è efficace il solo setting familiare mentre per le famiglie più gravi come quelle a transizione psicotica sarà opportuno considerare alternative.
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