Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Cap. 2 Descrizione del disturbo borderline di personalità

Il disturbo borderline di personalità (BDP), uno dei maggiori disturbi del Sé, è caratterizzato

dall’esistenza di molteplici sintomi nevrotici e psicotici. La diagnosi è complessa perché cerca

di identificare più che sintomi psichiatrici circoscritti come ansia e depressione, stili

comportamentali e atteggiamenti emozionali. Inoltre, si hanno notevoli difficoltà nel

discriminare il BDP da altri disturbi di personalità.

I pazienti borderline quasi sempre presentano oltre alla depressione, comportamenti impulsivi,

suicidari, disturbi dell’alimentazione o abuso di sostanze, instabilità affettiva, scompensi

nell’esame di realtà. Si stima che i pazienti borderline costituiscano il 15-20% della popolazione

¾

dei pazienti degenti e il 10-20% della popolazione di pazienti ambulatoriali e almeno sono

donne. Questo dato può essere dovuto a fattori culturali derivanti dagli stereotipi sessuali perché

i pazienti maschi che hanno le caratteristiche del BDP vengono spesso diagnosticati come affetti

da un disturbo di personalità narcisistico o antisociale.

Cap. 3 Manifestazione dei sintomi a livello clinico

Un tratto caratteristico dei pazienti borderline è l’impulsività che, a differenza, dei

pazienti maniacali/ipomaniacali o antisociali, si evidenzia per le manifestazioni di

autolesionismo: infliggersi tagli, assumere purganti, abusare di sostanze.

Un altro criterio distintivo è la tendenza all’idealizzazione quando gli altri sono

percepiti come gratificanti e alla svalutazione quando sono percepiti come frustranti.

Dal punto di vista relazionale, possiamo far riferimento all’instabilità, l’intensità e la

portata dei loro affetti ricondotte dai cognitivisti-comportamentisti a un grave deficit del

sistema di regolazione delle emozioni.

Altre caratteristiche sono la rabbia intensa, comportamenti suicidari (Studi di follow-

up hanno dimostrato che circa l’8-9% dei pazienti borderline si toglie la vita e il tasso di

suicidi è particolarmente alto tra coloro che abusano di sostanze) o automutilanti e la

diagnosi viene fatta proprio quando si manifestano comportamenti autodistruttivi

ricorrenti; sono infatti rilevati in circa il 75% dei pazienti borderline e i sintomi più

comuni sono: infliggersi tagli (80%), procurarsi ematomi (24%), sbattere la testa (15%)

e mordersi (7%). Le motivazioni che spingono i soggetti borderline a mettere in atto

comportamenti auto lesivi possono riguardare:

• tentativi di autopunirsi;

• tentativi di sollecitare una risposta dall’ambiente

circostante;

• procurare sollievo da stati affettivi dolorosi e intollerabili.

Le personalità borderline sono, inoltre, caratterizzate da disturbi patologici del Sé che

riguardano la mancanza di identificazione della propria persona: l’identità diffusa si

esprimerebbe attraverso rappresentazioni di sé contraddittorie che si alternano di giorno

in giorno di ora in ora e modificate a seconda della presenza degli altri. Alla domanda

del terapeuta di descrivere se stesso e le persone più significative, il paziente dà una

risposta confusa attestando una mancanza di integrazione dell’Io e degli altri.

Anche il senso di vuoto è un criterio significativo nel discriminare il BDP e con il quale

si intende un sentimento viscerale, localizzato nell’addome o nel petto da non

confondere con le paure di non esistenza o con l’angoscia esistenziale e sarebbe

correlato a presunte carenze evolutive delle primissime cure parentali esitate

nell’incapacità di internalizzare un senso di sé come essere protetto e accudito. 4

Il disturbo borderline si manifesta, inoltre, con un scompenso nell’esame di realtà,

criterio che poneva il BDP in relazione con la schizofrenia: il 40% dei pazienti

borderline esperisce un pensiero quasi psicotico (derealizzazione, depersonalizzazione e

fenomeni allucinatori). L’ideazione paranoide e i sintomi dissociativi legano la

fenomenologia del BDP a una sua probabile patogenesi rappresentata da trascuratezza e

abusi infantili. Cap. 4 BDP in adolescenza

Secondo Marcelli vi sono numerosi collegamenti tra il processo adolescenziale e la sindrome

borderline. I sintomi più frequenti sovrapponibili alla sintomatologia dell’adulto sono:

- frequenza dell’agire in tutte le sue forme, sotto forma di agitazione, instabilità. Anche i

tentativi di suicidio sono spesso evidenziati;

- frequenza delle condotte devianti/delinquenziali: tossicomania, tendenza a ingerire

quantità eccessive di farmaci, atti di delinquenza;

- frequenza delle difficoltà scolastiche: insuccesso scolastico duraturo, rifiuto scolastico,

fobia della scuola;

- difficoltà sessuali spesso dominate da aspetti perversi (omosessualità, travestitismo);

- manifestazioni centrate sul corpo: ipocondriache intense e durature, condotte

anoressiche, bulimie compulsive o semplicemente incidenti somatici a ripetizione;

- frequenza della noia, dell’indifferenza, del sentimento di vuoto, di inutilità. La

depressione in quanto tale non è, invece, molto evidente in adolescenza.

- Altri autori illustrano la sensibilità dell’adolescente borderline alle perdite, ai sentimenti

di abbandono.

Cap. 5 Approccio psicopatologico alla comprensione del disturbo borderline

Par. 1 Il modello di Kernberg

Kernberg ricollega l’eziologia e la patogenesi del BDP allo schema di sviluppo della Mahler e in

particolare alla fase evolutiva della separazione-individuazione nella quale il B avrebbe due

compiti:

1. Separare le rappresentazioni del Sé, precedentemente fuse, da quelle dell’oggetto (il cui

fallimento è responsabile della psicosi);

2. Integrare in rappresentazioni coerenti sia al livello del Sé che dell’oggetto, le immagini

opposte, buone e cattive, costruite a partire dalle prime relazioni oggettuali parziali.

L’integrazione delle rappresentazioni oggettuali scisse provoca il raggiungimento della costanza

oggettuale cioè la costruzione e il mantenimento di un’immagine di sé e della madre come

oggetti interi, inoltre, l’interiorizzazione di un’immagine materna interna unitaria in grado di

confortare qualora assente fisicamente. Tale integrazione avvierebbe la regolazione degli affetti

associati alle rappresentazioni.

Kernberg colloca nella sottofase del riavvicinamento (che si verifica intorno al 30° mese di vita)

il momento cruciale della crisi evolutiva dei soggetti borderline: in questo periodo, essi

esperirebbero il proprio allontanamento dalla madre nei termini della scomparsa della stessa. Un

deficit nella disponibilità affettiva della madre nella fase evolutiva oppure un eccesso di

aggressività del B o una combinazione di questi fattori sono i criteri eziologici selezionati da

Kernberg. Una rilevante conseguenza di questa fissazione è la mancanza della costanza

d’oggetto tipica del paziente borderline e il fallimento di una sana regolazione affettiva. 5

Par. 2 il modello di Masterson e Rinsley

Anche Mansterson e Risley individuano nella fase di separazione-individuazione il nucleo della

patologia borderline ponendo però maggiore enfasi sulle carenze materne piuttosto che

sull’aggressività del B.

Secondo questa prospettiva, un atteggiamento conflittuale della madre porterebbe il B a ricevere

il messaggio che crescere provocherà la perdita del suo amore e del suo sostegno. Ne consegue

che essere dipendente risulta per il B l’unico modo per ricevere l’amore e il conforto materno.

Se quindi da una parte il B cerca di costruirsi una propria identità, si sente però invaso da

sentimenti di abbandono; se dall’altra parte tende a rifiutare la sua autonomia, si sente frustrato

e vuoto. Asterson afferma che si struttura così una depressione abbandonica ogni qualvolta che

si prospetti al B una possibilità di separazione o autonomia, la quale a sua volta porta all’utilizzo

di difese primitive simili a quelle descritte da Kernberg.

Par. 3 Il modello della Scuola Psicoanalitica delle relazioni oggettuali

Negli ultimi 10-15 anni la scuola psicoanalitica delle relazioni oggettuali (Gille, Scharff,

Shapiro) ha sostenuto, diversamente da Kernberg, che le difficoltà incontrate dal soggetto

borderline non sono legate solo a una distorsione precoce della relazione madre-bambino in

termini conflittuali ma anche a risposte e comportamenti inadeguati corrispondente ad

un’organizzazione borderline dei genitori stessi.

Shapiro sostiene che i genitori degli adolescenti borderline non sono stati in grado nel corso del

loro sviluppo, a risolvere i legami simbiotici con la loro famiglia d’origine restando intrappolati

in una relazione polarizzata difensiva con i propri genitori. Tali genitori risolverebbero i propri

conflitti originari relativi all’autonomia e alla dipendenza attraverso l’identificazione con le

percezioni del Sé connotate in senso libidico (si considerano come dipendenti in modo delizioso

o come forti e autonomi) e attraverso il diniego e la proiezione delle percezioni alternative

connotate in senso aggressivo. Nell’incontro di coppia queste rappresentazioni divengono

stabili: ciascuno dei due partner tende ad assumere un ruolo completamente rigido e stereotipato

nei confronti dell’altro al fine di mantenere, a livello fantasmatico, una relazione fusionale con

l’oggetto. In quest’ottica, la nascita di un figlio mette a repentaglio la stabilità di coppia, in

modo particolare durante i periodi di separazione-individuazione, quando i B oscillano tra

comportamenti che esprimono dipendenza e autonomia. In concomitanza all’adolescenza del

figlio, i genitori vengono anch’essi impegnati in un processo di separazione, di lutto e di

individuazione. La richiesta <impossibile> formulata da questi genitori è che il figlio prenda

parte alla relazione personificando le loro rappresentazioni del Sé e dell’oggetto negate e

connotate in senso aggressivo, risultando, deficitario. Ciò permetterebbe loro di agire come la

restante parte sana (se il genitore si considera forte e autonomo, privo di bisogni di dipendenza,

il figlio viene percepito come avidamente richiedente e del tutto dipendente). La risposta

inconscia dell’adolescente corrisponde al soddisfacimento del dettame genitoriale. La crisi viene

a verificarsi con la constatazione, nei genitori e nel figlio, del reciproco fallimento di questi

tentativi.

Reinterpretando l’utilizzo del meccanismo dell’identificazione proiettiva per spiegare

l’emergere dell’acting-out in adolescenza, Wolberg sostiene che siano proprio i genitori a

richiedere al figlio comportamenti distruttivi attraverso i quali sperimentare il piacere legato ai

comportamenti sadomasochistici propri. Il compimento di tali atti aggressivi aumenterà nel

figlio la disistima verso di sé alternando grandiosità e disprezzo di sé e, rifiutato dalla famiglia,

6

incontrerà difficoltà anche nel mondo dei coetanei, rivolgendo contro di sé la propria

aggressività. Cap VI

Borderline e teoria della mente

L’attuale prospettiva vede la patologia borderline legata, non solo e non tanto al conflitto ma,

piuttosto, ai disturbi della regolazione affettiva. Le capacità regolative degli stati affettivi si

strutturano nel contesto del rapporto con le figure di accudimento primario; Stern ha evidenziato

l’effetto autoregolatorio positivo di una madre che dialoga con il bambino, infatti è proprio la

madre a tarare l’intensità e la qualità delle emozioni.

Fonagy ritiene che il significato delle esperienze esterne, associato all’affetto che il Sé

sperimenta, si acquisisca di volta in volta coordinando l’osservazione delle emozioni negli altri

con le sensazioni fisiologiche create dal rispecchiamento di queste esperienze nel proprio corpo.

Meno il genitore è sintonizzato sulle emozioni del bambino, più probabilmente si stabiliranno

quelle disregolazioni affettive così tipiche dei pazienti borderline.

Fonagy pone l’accento sull’inibizione dello sviluppo della funzione riflessiva, essa consiste

nella capacità di comprendere che il comportamento può avere un significato in termini di stati

mentali; l’acquisizione di questa capacità dipende da particolari condizioni come: la presenza di

un attaccamento sicuro tra il bambino e il suo caregiver. I genitori con una buona capacità di

comprendere le intenzioni e le emozioni del bambino, faciliteranno nell’infante lo sviluppo di

una teoria della mente, attraverso la quale egli può trovare se stesso nella mente e nei pensieri

dell’altro, formando una visione di sé come essere pensante.

Parliamo di patologia ogni qualvolta momentanee situazioni di depressione nei genitori

determinano cadute intermittenti dell’investimento o della capacità di rappresentarsi il figlio.

Quanto più la ricerca di rispecchiamento e contenimento fallisce, tanto maggiore sarà la

tendenza a fondersi con l’oggetto, e ciò porta il processo di individuazione ad essere

profondamente distorto, anche in presenza di un ambiente maladattivo. Ciò dimostra che non

esiste solo l’oggetto reso cattivo dalla proiezione degli impulsi aggressivi, ma esiste anche un

oggetto cattivo reale.

Secondo Fonagy, alla base dell’assunto che vede una correlazione tra una grave patologia della

personalità e un’esperienza infantile di violenza sessuale e maltrattamenti, vi è l’ipotesi che i

soggetti borderline abbiano vissuto un’esperienza di violenza infantile. Il bambino, infatti, mette

in atto un’esclusione difensiva, ossia non si riconosce nello stato mentale dei caregiverm, perché

troppo doloroso da accettare in quanto eccessivamente carico di aggressività o indifferenza. Non

elaborando rappresentazioni mentali proprie, il bambino di ritrova a interiorizzare quelle dello

stato mentale delle figure di riferimento. Queste rappresentazioni vengono espulse attraverso un

meccanismo analogo alla identificazione proiettiva, che Fonagy ha chiamato “traslocazione

rappresentazionale intersoggettiva”. Ne consegue un deficit del controllo degli impulsi e della

regolazione delle emozioni, nonché della capacità di mettersi nei panni degli altri.

Nel 75% dei casi, i pazienti borderline hanno sofferto un legame di attaccamento altamente

disfunzionale. Proprio Fonagy ha documentato una correlazione significativa tra la storia di

maltrattamento infantile e il disturbo borderline, con un’inibizione della funzione riflessiva del

Sé e minori probabilità di elaborare e risolvere l’abuso. In questa prospettiva si possono

spiegare vari sintomi della persona con disturbo borderline di personalità: l’incapacità di tener

conto dello stato mentale dell’ascoltatore (rende difficoltoso seguire le loro associazioni), la

mancanza di preoccupazione empatica per gli altri (rende conto degli atti crudeli e violenti),

l’oscillazione tra la lotta per l’indipendenza e il desiderio terrificante di una estrema vicinanza

(ostacola la realizzazione di una estrema vicinanza). 7


ACQUISTATO

2 volte

PAGINE

11

PESO

76.41 KB

AUTORE

roxx86

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher roxx86 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia clinica dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof Chianura Pasquale.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Psicologia clinica dello sviluppo

Riassunto esame Psicologia Clinica dello Sviluppo, prof. Chianura, libro consigliato Manuale di Psicopatologia dell'infanzia, Ammaniti
Appunto
Riassunto esame Pedagogia Speciale, prof. Elia, libro consigliato Questioni di Pedagogia Speciale, Elia
Appunto
Riassunto esame Psicologia del prodotto audiovisivo, prof. Mininni, libro consigliato Psicologia e media, Mininni
Appunto
Riassunto esame Psicologia Sociale dei Gruppi, prof. Annese, libro consigliato I Gruppi Sociali di Speltini e Polmonari
Appunto