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Riassunto esame psicologia clinica sui "Disturbi di personalità. Gruppo B. Il paziente borderline", libro manuale di psichiatria psicodinamica, autori Glen O.Gabbard

Appunti di psichiatria e psicologia clinica sui Disturbi di personalità. Gruppo B. Il paziente borderline basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni dell’università degli Studi di Modena e Reggio Emilia - Unimore. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Psichiatria e psicologia clinica docente Prof. P. Scienze Storiche

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1. Tutti gli approcci terapeutici forniscono al paziente una cornice concettuale sulla patogenesi

del disturbo e sul suo trattamento che gli permette di comprendere ed organizzare la sua

confusione interiore

2. Differenti tipi di pazienti borderline rispondono ad aspetti differenti dell’azione terapeutica

3. L’alleanza terapeutica può essere il fattore chiave del processo di cambiamento

4. È possibile che tutti gli approcci agiscano attraverso meccanismi neurofisiologici simili. La

relazione terapeutica è usata per migliorare la capacità del paziente di riesaminare assunti

e percezioni di natura automatica e riflessa.

Trattamento basato sulla mentalizzazione: il suo scopo è quello di promuovere la capacità di

mentalizzare dei pazienti borderline. Uno dei primi obiettivi è la stabilizzazione del senso di sé, in

base all’assunzione che la mancanza di attaccamento genera la difficolta, in questi pazienti, di

riuscire a trovare se stessi nelle interazioni con i genitori o altri caregiver. All’inizio, i pazienti

borderline, si mostrano aggressivi verso il terapeuta, ma questo atteggiamento dovrebbe essere

considerato come una manifestazione di speranza, un disperato bisogno di cambiamento. La

relazione è necessaria per consolidare la struttura del Sé attraverso l’esteriorizzazione del Sé

alieno nel terapeuta. I terapeuti devono mantenere un atteggiamento mentalizzante, ma anche

un’immagine coerente al loro stesso ruolo. Per aiutare i pazienti a riflettere sul loro mondo interno,

l’importanza è data ai desideri, convinzioni, sentimenti e relazioni interpersonali attuali. È, invece,

data meno importanza all’interpretazione transferale.

Secondo Bateman e Fonagy il processo dell’interpretazione è fondamentale, non tanto per il suo

contenuto, ma perché aiuta il paziente a comprendere che è presente nella mente del terapeuta.

Questa è un modello focalizzato sul transfert che si basa sulla concettualizzazione Kernberg

dell’organizzazione della personalità. Secondo questo approccio, dalla relazione con il terapeuta si

può risalire ad attaccamento mal curato del passato da cui derivano le rappresentazioni interne. Le

tecniche usate sono, maggiormente, interventi di chiarificazione, confrontazione ed interpretazione

all’interno della relazione con il terapeuta. Le sedute si svolgono due volte alla settimana e

prevedono un contesto strutturato, con delle regole ben precise definite all’inizio della terapia e

chiare priorità del trattamento.

Psicoterapia dinamica decostruttiva: è un modello di trattamento relativamente nuovo che si basa

su concetti derivanti dalla teoria delle relazioni oggettuali, dalla filosofia decostruttivista e da recenti

sviluppi delle neuroscienze. Il trattamento prevede sedute settimanali individuali durante le quali il

terapeuta si concentra su eventi interpersonali e comportamenti maladattivi, aiutando il paziente a

identificare le emozioni associate e a elaborare tali episodi.

General Psychiatric Management (GPM): è un trattamento psichiatrico orientato

psicodinamicamente che fa riferimento ai concetti di “ambiente contenitivo” e “madre

sufficientemente buona” proposti da Winnicott. Le caratteristiche più salienti dell’approccio sono:

1. Gestione del caso che si focalizza sulla vita del paziente

2. Interventi psicoeducazionali

3. Obiettivi che coinvolgono il miglioramento di sintomi e autocontrollo considerati secondari a

quello primario che è fornire un miglior funzionamento interpersonale.

4. Strategie multimodali

5. Alleanza terapeutica

APPROCCI ESPRESSIVI E SUPPORTIVI 3

I terapeuti che hanno in cura pazienti borderline dovrebbero confrontarsi con colleghi competenti in

materia per assicurarsi che le relazioni controtransferali non siano la causa di un’alleanza

terapeutica carente poiché in assenza di essa il terapeuta non può più seguire il paziente.

Entrambi i tipi di intervento, supportivo ed espressivo, sono utili per alcuni pazienti, in alcuni

momenti del trattamento. I pazienti richiedono approcci psicoterapeutici confezionati su misura per

ciascun individuo.

Una delle conclusioni tratta dagli innumerevoli studi sulla questione spinosa è che interventi di

interpretazione avevano effetti più marcati, in senso sia positivo che negativo: in alcuni casi

miglioravano la relazione tra paziente e terapeuta, in altri casi portava al deterioramento di

quest’ultimo.

Anche se il tipo di approccio può variare, esistono delle tecniche generali che si applicano alla

stragrande maggioranza dei casi borderline:

Mantenere la flessibilità pazienti con un’elevata forza dell’Io e una mentalità psicologica più

sviluppata potranno trarre maggiore vantaggio da un approccio espressivo, mentre pazienti più

vicini al confine psicotico avranno bisogno di un approccio supportivo. La scelta più saggia che il

terapeuta può fare è quella di non concentrarsi su un’unica linea curativa. Il terapeuta, inoltre, deve

raggiungere un grado di spontaneità tale da consentire di mantenere i limiti professionali e il focus

terapeutico in un contesto relazionale in cui due persone stanno cercando di conoscersi.

Stabilire le condizioni che rendono possibile la psicoterapia a causa della natura caotica del

paziente, è necessario che sia costruita una certa stabilità da fonti esterne, all’inizio della terapia.

- Definire e ridefinire che cosa la terapia comporta e in che modo differisce da altri tipi di

relazioni

- Pagamento delle parcelle

- Definizione di un programma di appuntamenti accettabile

- Necessità di concludere le sedute puntualmente

- Conseguenze delle possibili mancate sedute

- Ribadire la possibilità di ricovero in caso di sintomi suicidari

- Prescrizione farmaci

- Comunicare al paziente i propri limiti

- TFP (contratto con il paziente con cui sottolinea che un coinvolgimento nella vita del

paziente aldi fuori delle sedute non rientra nei compiti del terapeuta)

Gunderson ha suggerito che sarebbe meglio parlare di tutto questo solo dopo alcune sedute

poiché potrebbe indurre il paziente ad avere un’immagine distorta del terapeuta, freddo e

distaccato, che non permette una fluida alleanza terapeutica.

Evitare un atteggiamento passivo un punto fondamentale da chiarire al paziente è che il

cambiamento terapeutico richiede impegno. Il terapeuta deve incoraggiare il paziente a esaminare

i fattori che scatenano le risposte emotive e le conseguenze in termini di relazioni interpersonali;

devono pertanto sentirsi liberi ed autorizzati ad interrompere il paziente nel caso si limiti alla

narrazione del suo quotidiano. In questo modo, si verifica uno sviluppo di capacità autoriflessive o

mentalizzanti.

Lasciarsi trasformare nell’oggetto cattivo riuscire a tollerare le accuse del paziente, la sua

aggressività e il suo odio. Ciò non significa perdere completamente il senso del decoro 4


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9 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Chicca0308 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psichiatria e psicologia clinica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Scienze Storiche Prof.

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