Psicologia clinica: introduzione al corso
Tratta dei principali processi psicologici coinvolti nell’origine o nel mantenimento dei principali disturbi mentali. Nella prima parte del programma parleremo dell’introduzione generale alla psicologia clinica (fenomeni di interesse, obiettivi, contesto applicativo, fenomenologia, classificazione, eziologia). Nella seconda parte del programma tratteremo le caratteristiche cliniche di alcuni dei principali disturbi mentali durante l’età adulta (disturbi d’ansia, depressione, disturbi correlati a eventi traumatici e stressanti, disturbi ossessivi-compulsivi, disturbi alimentari e disturbi da sintomi somatici). Infine, nell’ultima parte del programma parleremo dei disturbi mentali nel contesto del modello ACT (Acceptance and Commitment Therapy).
Prima parte del programma
Di cosa si occupa la psicologia?
Lo psicologo mette a fuoco l’individuo come persona, ma solo alcune sue parti perché andiamo a vedere un sistema complesso composto da: psiche, processi cognitivi, emozioni, azioni e scopi. La psiche è tutto ciò che riguarda gli eventi “interni” verso i quali non abbiamo controllo perché non dipendono dalla nostra volontà (es. emozioni che non vorremmo avere riguardo un determinato stimolo). Vengono chiamati processi cognitivi tutti quegli sviluppi che hanno a che fare con tutti gli stimoli esterni captati dai nostri sensi e la loro elaborazione all’interno del nostro cervello; è tutto ciò che riguarda il motivo per il quale facciamo una determinata azione, distinguendo i fenomeni verso i quali abbiamo controllo e quelli no. Queste azioni seguono un filo ragionato dal nostro cervello che mette in collegamento, con immagini e pensieri, i diversi stimoli che lo raggiungono, per poi arrivare ad un risultato o uno scopo. Anche se la parola “mente” ha assunto un significato fisico, dobbiamo ricordarci che l’unica cosa fisica che possediamo è il cervello, questi due concetti non devono essere confusi. (l’attenzione selettiva è un ottimo esempio di processo cognitivo; essa è la capacità dell’essere umano di spostare la sua attenzione su qualcosa, distrarsi e poi riprendere la sua attività).
Cosa sono i pensieri? Cosa sono le immagini?
I pensieri possono essere classificati come delle parole all’interno della mente, mentre le immagini sono delle scene ricreate dalla nostra mente; l’essere umano infatti è capace di pensare, creare o imparare dei simboli per rappresentare la propria vita presente, passata o futura. Quando parliamo di attività simbolica intendiamo anche la mimetica facciale, i gesti, i suoni o delle immagini che utilizziamo per la comunicazione non verbale (l’uomo, con il passare della sua evoluzione, ha sviluppato 2 tipi di linguaggio: verbale e non verbale. Il primo si basa esclusivamente su una comunicazione a parole, quindi parlata; il secondo invece mette le sue fondamenta sulla capacità dell’uomo di comprendere gesti associati a parole o a comportamenti. Spesso e volentieri entrambi i tipi di linguaggio possono essere utilizzati simultaneamente, ad esempio il voler rafforzare un concetto esplicato verbalmente). L’essere umano è capace di reagire allo stimolo di un simbolo appena lo vede, anche se esso riguarda un evento futuro o passato, quindi non possiamo affermare che non è una cosa che si basa solo nell’immediato. (ciò causa un grande dolore nell’essere umano, ad esempio pensare ad un futuro non roseo per l’individuo; molto importante per il formarsi di un disturbo mentale).
Cosa sono le emozioni?
Sono classificate come sensazioni o impulsi interni che causano molto dolore o molto piacere all’essere umano. Ci sono diverse teorie su cosa siano le emozioni:
- Risultato dell’attivazione fisiologica ed il suo impulso alla sua attivazione: questo pensiero appartiene alla scuola di pensiero che andiamo a spiegare nel corso della nostra materia. (non sono azioni o pensieri anche se è fortemente correlata); possiamo far riferimento a sensazioni ed impulsi.
Come si attivano le emozioni?
Si scatenano quando avviene un evento o un qualcosa di esterno (o interno) significativo per noi, il cervello lo registra e capisce che è un evento molto importante per la nostra vita (troviamo una valutazione cerebrale molto veloce). Una volta capito che ha un peso rilevante, il cervello ci prepara ad agire e mettere in atto un’azione (classifica anche se l’evento è pericoloso o utile per noi, così si attivano anche dei cambiamenti fisiologici che mi mettono nelle condizioni di mettere in atto delle emozioni di lotta, di fuga o di avvicinamento). Tutte queste alterazioni fisiologiche le sentiamo come sensazioni e questa preparazione ad agire come impulsi.
Esempio ansia paura:
- Sensazione: paura o ansia
- Alterazione fisica: pressione sanguigna, frequenza cardio-respiratoria, pupille dilatate
- Impulso: allontanamento verso l’evento scatenante
Che scopo hanno le emozioni?
Le emozioni sono estremamente funzionali perché ci permettono di spingere l’organismo a modificare anche lo stile di vita: es. la tristezza ci fa capire che dobbiamo cambiare il nostro comportamento. Ci causa anche delle alterazioni fisiche che portano involontariamente a chiedere aiuto (comunicazione) ed ha anche un processo di inibizione.
Viene portata in causa l’attività simbolica poiché c’è un pieno coinvolgimento della mente, usiamo parole o simboli specifici per i vissuti piacevoli o spiacevoli (raccontiamo involontariamente o meno ciò che avviene). Le parole sono simboli che rappresentano una certa realtà: es. un animale con determinate caratteristiche lo chiamiamo gatto e non cane che ne ha altre; lo stesso processo avviene per le emozioni (quando provo una determinata sensazione so che provo paura, rabbia o gioia). Mentre avviene questo processo l’essere umano riesce a comprendere progressivamente se sono emozioni positive o negative.
Emozioni: positive, negative o nessuna delle due?
Potremo insegnare alle persone un altro modo di pensare nei confronti delle emozioni: non ci sono emozioni positive o negative perché tutte sono estremamente fondamentali. Il fatto che le emozioni mi spingono ad agire in una certa direzione non vuol dire che la persona non abbia altre scelte comportamentali (impulso = tendenza ad agire NON non avere scelta).
Dobbiamo ricordarci di SEPARARE SEMPRE le emozioni dal comportamento:
- Rabbia (alterazioni fisiche + impulso a) Comportamento (urlare, insultare…)
- Ho urlato perché ero arrabbiato
È facile confondere la correlazione alla causa: se aggredisco un’altra persona è perché voglio arrivare ad uno scopo (ad es. voglio che stia come me perché mi ha fatto stare male), la causa è lo scopo e non la rabbia.
Quando entra in gioco la psicologia?
La psicologia entra in gioco quando il fenomeno è “normale” o quando compromette la nostra vita (psicopatologia). Per quanto riguarda questi fenomeni i nostri obiettivi sono:
- Descrivere: descrizioni di come si sviluppano i processi.
- Spiegare: spiegazioni sul perché si sviluppano determinate emozioni o azioni.
- Intervenire, modificare: insegnare alle persone ad approcciarsi alle proprie emozioni in maniera più funzionale. (psicoterapia)
I contesti applicativi sono:
- Psicologia dell’educazione: si occupa dello studio delle emozioni e azioni nel contesto scolastico.
- Psicologia della salute: specializzazione che si occupa della salute fisica (cancro, diabete etc…) per prevenire comportamenti sbagliati che possono compromettere la salute fisica del paziente (fumare, bere). (Affianca anche medici o infermieri)
- Psicologia clinica: è una specializzazione che si occupa della salute mentale ed interviene in caso di psicopatologie; tenta di intervenire per risolvere il disturbo mentale o per alleviarlo. Gli obiettivi sono sempre gli stessi ma in contesti diversi!!
Differenza tra psicologia e medicina
Psicologia comprende: psicologia clinica, della salute etc… La medicina comprende: psichiatria etc… Su entrambi i punti dobbiamo ricordare che i fenomeni messi in esame sono gli stessi ma con una differenziazione: lo psicologo studia i processi dal punto di vista psicosociale, lo psichiatra li studia dal punto di vista biomedico.
Cosa sono i disturbi mentali?
Per capirli dobbiamo vedere 3 livelli:
- Fenomenologia: livello descrittivo dove ci si pone la domanda “questo è un problema?”
- Classificazione (è un processo di semplificazione utilizzato dall’essere umano): si usa il DSM ovvero Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders o secondo il WHO (World Health Organisation) l’ICD ovvero International Statistical Classification of Diseases (UTILIZZA UN MODELLO DESCRITTIVO/FENOMENOLOGICO). Esistono diversi tipi di classificazioni: il modello funzionale (funzione fisiologica compromessa dalla malattia), il modello topografico (regione del corpo prevalentemente interessata), il modello anatomico (organo o apparato prevalentemente interessato), il modello epidemiologico (sulla base di osservazioni e dati statistici), il modello eziologico (agente causale che ha provocato la malattia) ed infine il modello patogenico (meccanismo con il quale si verificano le alterazioni).
- Eziologia: esempio fobia specifica: (ricorda dissezione della rana e la paura di Giulia nel vedere poi il sangue, le ferite e qualsiasi cosa correlata ad essa/paura di volare a causa di un atterraggio di emergenza da parte del pilota) in una fobia specifica una persona non ha paura tutto il tempo della sua vita, ma quando arrivano determinati stimoli in determinate situazioni NON RAPPRESENTA UNA SITUAZIONE DI PERICOLO PER GIUSTIFICAR IL PROCESSO DI “DIFESA” DEL NOSTRO CORPO O UN’INTENSA RISPOSTA DI PAURA; è un problema d’ansia e la persona si rende conto che è sproporzionata alla situazione che in realtà gli si presenta davanti.
La diagnosi descrive ciò che pensa, fa o dice una persona riguardo a tale disagio infatti non trovo elementi eziologici!! Uno stesso fenomeno eziologico però può causare diversi disturbi mentali.
Esempio disturbo d’ansia sociale: si tratta di paura o ansia marcata quando una persona si trova in diversi contesti sociali (esposizione sociale su un palco, parlare con un professore…) in cui è esposta al possibile giudizio degli altri. In questo caso si teme che agirà in modo tale o manifesterà sintomi d’ansia che saranno valutati negativamente.