Dispensa psicologia clinica
Nell'introdurre questo corso di studi ci sembra utile iniziare a differenziare quella che è la logica della medicina da quella che è la logica delle scienze umane in generale e della psicologia in particolare. Infatti, la medicina si occupa del corpo e di ciò che è fisico e quindi fa dipendere le sue conoscenze dalle esperienze degli organi di senso e dalle loro protesi, intendendo con ciò anche l'uso di strumenti come radiografie, ecografie, microscopi ecc. Tale approccio pone la medicina nel campo delle scienze naturali, campo governato dal metodo ipotetico-deduttivo e dal concetto di esperimento. Ancora oggi la pratica quotidiana della medicina segue un procedimento proprio di tipo ipotetico-deduttivo (metodo sperimentale), vale a dire a partire dall'osservazione di un fenomeno, viene formulata un'ipotesi di lavoro da verificare (fase induttiva), segue un esperimento, o meglio si tenta di verificare praticamente l'ipotesi (fase deduttiva), per giungere all'interpretazione dei risultati dell'esperimento stesso.
La logica delle scienze umane
Nelle scienze umane, invece, si prende in considerazione la psiche e i processi che da essa derivano. Il termine mente può essere utilizzato come sinonimo di psiche, ed è, quindi, considerata come qualcosa di non tangibile; essa non corrisponde al cervello, anche se alcune attività mentali sono riconducibili ad attività cerebrali. La mente è piuttosto un modello astratto di tipo scientifico (esattamente come un modello scientifico è, in campo astronomico, quello del Big Bang), quindi qualcosa che ci immaginiamo, che ha una sua coerenza interna e che ci permette di descrivere e spiegare aspetti della personalità e/o prevedere comportamenti interpersonali.
Ma non tutti gli psicologi sarebbero disposti a sottoscrivere una tale definizione e tra questi gli psicologi comportamentisti. Il comportamentismo è una scuola psicologica sorta ad opera di J. B. Watson nella seconda metà del XIX secolo negli Stati Uniti in reazione all'idealismo romantico di matrice europea. Il comportamentismo si proponeva di aderire alla metodologia delle scienze naturali e pertanto si limitava all'esame dei dati osservabili del comportamento umano, il quale veniva determinato da stimoli esterni secondo la formula S – R (Stimolo-Risposta). In questa accezione, il concetto di mente, con il suo riferirsi al concetto di anima, con la sua non materialità, non poteva, ovviamente, trovar posto, salvo poi essere recuperato tramite la metafora del "black box", una scatola nera posta tra lo Stimolo e la Risposta all'interno della quale accadevano delle reazioni, non stimabili e non misurabili, che rendevano, però, conto delle differenze individuali. Pertanto uno psicologo comportamentista non è interessato a discutere sulla mente, ma semplicemente si occupa di comportamento e di predisposizione al comportamento pone come oggetto di studio il comportamento umano piuttosto che il concetto di mente propriamente detto.
Storia della psicologia
Questo breve spaccato di storia della psicologia mostra come questa proceda attraverso scuole di pensiero, al pari della filosofia. E in effetti la psicologia moderna ha alla sua base una duplice radice: da una parte deriva dalla filosofia, dall'introspezione e dal soggettivismo, dall'altra dagli studi fisiologici, in particolare quelli sul movimento e sulle sensazioni; e questa duplicità spiega la reale difficoltà che le scienze umane hanno incontrato a definirsi. Ma se questa duplicità insita nel DNA stesso della psicologia ha potuto creare, sulle prime, confusioni e fraintendimenti, in un secondo tempo, riuscendo a coniugare e a sintetizzare queste due diverse anime si è rivelata una straordinaria ricchezza che fa della psicologia una scienza tanto avvincente. Così, dalla filosofia la psicologia ha, per così dire, ereditato la propensione a favorire l'introspezione e, in conseguenza di ciò, l'elemento soggettivo; a creare teorie generali sull'essere umano, ma anche la tendenza a dividersi in scuole che a volte si contrastano ideologicamente. Dagli studi fisiologici ha invece ricevuto in eredità l'aspirazione a fondarsi su dati oggettivi e, così, porsi nel campo delle scienze naturali (ricordiamo che lo stesso Freud, creatore della psicoanalisi, era inizialmente un ricercatore neurologo) affiancandosi ad altre scienze quali la psichiatria e la neuropsicologia.
La mente e la sua importanza
Per quanto riguarda la mente iniziamo a considerare che la maggior parte delle persone sentono che la loro mente è più importante del loro corpo. Infatti, p.es., una persona in coma irreversibile è considerata tecnicamente morta anche se il suo corpo è ancora vivo. Quando noi ci chiediamo che cosa è la mente, implicitamente supponiamo che il corpo sia determinato. Il corpo è determinato e noi possiamo chiederci cosa sia la mente.
Giunti a questo punto non possiamo esimerci dal prendere una posizione e fornire delle prime definizioni. Noi riteniamo che la mente possa essere intesa sia come un organizzatore della nostra vita interiore, vita interiore che a sua volta si esplica nei comportamenti visibili; sia come un contenitore di pensieri, idee, fantasie, immagini e tutto ciò che costituisce quello che generalmente chiamiamo mondo interiore. I contenuti della mente possono essere sia consci che inconsci. Per 'inconscio' si intende genericamente ciò che non è presente alla coscienza. Esso ha un'origine fisiologica nella discriminazione che la nostra mente fa di tutti gli stimoli che la bersagliano per cui diventano coscienti gli stimoli che predispongono ad un miglior adattamento; oppure, diventano coscienti quegli stimoli che ci segnalano una variazione che sta avvenendo sia al nostro interno (la sensazione di fame, l'aumento dei battiti cardiaci, la sensazione di fatica ecc.) sia nell'ambiente esterno (variazione della temperatura, nuovi stimoli percettivi ecc.); tutti gli altri stimoli vengono registrati ma non accedono alla coscienza, restano inconsci, come p.es. il movimento del sangue o gli stessi battiti cardiaci quando siamo in situazione di relax; oppure, pensiamo alla percezione laterale, al cosiddetto sguardo "con la coda dell'occhio" nella quale ci rendiamo conto della presenza di alcuni elementi senza vederli. Noi però vogliamo intendere l'inconscio anche in un'altra accezione, cioè come "luogo" dove è registrata ogni nostra esperienza, dalla nascita in poi. Alcune informazioni inconsce sono facilmente recuperabili, inviamo poi nell'inconscio tutto ciò che è egodistonico, cioè che non aderiscono all'immagine ideale che abbiamo di noi stessi. P.es le vicende del complesso edipico sono normalmente rimosse, ovvero spostate nell'inconscio.
L'accesso all'inconscio
È stato ampiamente dimostrato sia empiricamente sia sperimentalmente che tramite ipnosi che ognuno ha la possibilità di poter accedere a queste esperienze; non solo di ricordare, ma di rivivere situazioni passate, almeno fino al momento della nascita; così è possibile ritornare a modalità affettive tipiche di una fase precedente di sviluppo. Possiamo quindi dire che la vita mentale può svolgersi sia in senso evolutivo che in senso regressivo. Intendiamo appunto per regressione la possibilità di ritornare ad un quadro mentale tipico di una fase evolutiva da noi già superata: ciò avviene in genere nei momenti di svago, nelle situazioni di gruppo, durante fasi di creazioni artistiche, nei momenti stressanti ed anche in caso di malattie sia fisiche che mentali.
Dove è possibile regredire? Teoricamente possiamo regredire a qualunque stadio del nostro passato, ricordiamo a proposito che esistono tecniche come il rebirthing, una pratica terapeutica alternativa (quindi al di fuori degli studi scientifici) che ci permettono di rivivere i momenti della nostra nascita. Secondo la psicoanalisi regrediamo nelle fasi orale, anale o genitale a seconda di dove si è stabilito un punto di fissazione, ovvero laddove abbiamo ricevuto le maggiori gratificazioni o le peggiori frustrazioni. Andiamo ora ad esaminare brevemente le varie tappe dello sviluppo psicosessuale.
La fase orale
La fase orale occupa i primi 8/9 mesi di vita, la zona erogena è costituita dalla bocca. Il bambino prova piacere nella suzione e nella stimolazione delle mucose orali. La fase orale è estremamente importante nello sviluppo della nostra mente, la sua funzione è quella di infondere nel bambino un senso esistenziale in se stesso e nel mondo. Sempre secondo la psicoanalisi il bambino a questa età deve già fare i conti con l'ansia, ansia che gli proviene dall'esperienza della nascita, il cosiddetto trauma della nascita, dovuto al repentino cambiamento di stato. Cioè dal fatto di passare da uno stato fetale nel quale viviamo in un ambiente caldo, liquido e buio alla venuta al mondo in uno stato freddo, asciutto e luminoso. Secondo la psicoanalisi questa è la matrice di ogni forma di ansia successiva. Melanie Klein, psicoanalista ungherese, è stata colei che ha avviato e diffuso la psicoanalisi infantile ed è stata la prima che ha individuato nel lattante la comparsa dei primi meccanismi di difesa.
Meccanismi di difesa
I meccanismi di difesa sono meccanismi psicologici inconsci che hanno lo scopo di preservare l'Io di una persona dall'ansia che può provare. I primi meccanismi di difesa che mettiamo in atto sono: la scissione, la proiezione, l'introiezione, la negazione, l'idealizzazione e la rimozione.
- Scissione: consiste nel separare e tenere mentalmente distanti le esperienze buone da quelle cattive. "Buono" è tutto ciò che è legato al calore, all'accudimento e al cibo; viceversa "cattivo" è tutto ciò che interferisce con le parti buone. È fondamentale per il bambino tenere separati questi due aspetti perché le parti cattive sono percepite come aggressive, violente e capaci di sopraffare le parti buone e, per di più, il lattante è ancora incapace di ambivalenza cioè di tollerare la presenza contemporanea di elemento buoni e cattivi nello stesso oggetto ("Odi et amo" di Catullo). Un insufficiente processo di scissione porta alla confusione psicotica. Il buon latte è confuso e contaminato dall'urina, il cibo dalle feci e così via. Al contrario, un processo eccessivamente rigido di scissione può ostacolare più avanti il processo di riunificazione dell'oggetto e, in età adulta, può dar luogo a comportamenti legati alla depressione e al fanatismo; sono quelle persone che vedono il mondo in bianco e nero, o con me o contro di me ecc. Ma se tutto viene scisso, c'è anche una parte di sé che è cattiva. In questo caso cattiva può significare sofferente o che provoca sofferenza, o che, comunque, non può essere accettata come io. Questa parte viene proiettata all'esterno. Proiettare significa attribuire ad un'altra persona un proprio contenuto mentale (un pensiero, un'idea, una fantasia) in genere negativa. P.es. se non sopporto la mia stessa aggressività posso proiettarla su un'altra persona e percepirla aggressiva.
- Introiezione: è il meccanismo complementare alla proiezione, attraverso il quale una qualità esterna, un'immagine viene trasferita all'interno della mente. Questo meccanismo è alla base dell'educazione intesa come introiezione della norma.
- Negazione: mettiamo in atto una specie di allucinazione negativa, ovvero cancelliamo dal nostro campo percettivo quelle sensazioni, o anche quelle persone che ci fanno più male. È un meccanismo molto più grossolano e primitivo della rimozione, per cui va sempre distinto da questa. Lo possiamo osservare p.es. nelle situazioni di lutto durante le quali alcune persone possono non manifestare alcun dolore, salvo poi riviverlo a distanza di tempo e in situazioni neutre.
- Idealizzazione: consiste nel percepire l'oggetto come assolutamente buono e perfetto. Il grado di idealizzazione di un oggetto dipende dalla quantità di angoscia persecutoria, nel senso che più questa è presente, più si tende a controbilanciarla con un oggetto idealizzato. Più provo angoscia, più ho bisogno di un super papà o una super mamma. Ma un oggetto idealizzato può diventare a sua volta persecutorio in quanto un oggetto perfetto può essere percepito come estremamente esigente o anche come lontano e quindi non disponibile. Mettiamo in atto questo meccanismo quando ci si innamora, o anche nei casi di fanatismo politico.
Il bambino, nei primi mesi di vita, costituisce una simbiosi con la madre e ogni pur breve separazione provoca ansia. Crescendo, però, questa simbiosi deve essere sciolta e questo avviene nella fase finale della fase orale, definita fase sadico-orale. Il piacere della suzione viene sostituito dal piacere nel mordere, i pasti assumono forma solida e le mamme, generalmente tornano a pensare a loro stesse. È qui che si mette alla prova se il bambino ha acquisito quel senso di fiducia esistenziale di cui sopra. La prova è riuscire a tollerare la separazione dalla madre. Se questo non avviene, da adulto si potranno sviluppare patologie di tipo depressivo con frasi tipiche quali "Il meglio è sempre alle spalle" "Non ci si può fidare di nessuno".
Una regressione, sia pur parziale, alla fase orale si manifesta con:
- Aumento delle sigarette fumate
- Aumento dell'uso degli alcolici
- Aumento del cibo ingerito
- Mangiarsi le unghie
- Stati d'animo legati all'avidità
La fase anale
Secondo Freud, la fase anale iniziava quando al bambino si insegnava il controllo delle funzioni sfinteriche. Uno psicoanalista infantile, Erik Erikson, riteneva invece che la fase anale aveva inizio con il raggiungimento della stazione eretta da parte del bambino. Erikson riteneva la stazione eretta una sorta di rivoluzione copernicana nella consapevolezza infantile dello spazio. Mentre prima il bambino ha consapevolezza solo dello spazio che è davanti a lui e che può controllare visivamente, una volta capace di stare in piedi non può non considerare uno spazio retrostante che sfugge al controllo visivo. Da questa nuova consapevolezza nasce il senso del dubbio. Cosa sta accadendo alle mie spalle che io non posso vedere? Il dubbio e il controllo sono tipici di un carattere anale. Ma un'altra sensazione fa parte del carattere anale: la vergogna. Erikson definisce la vergogna come la sensazione di essere sottoposto a sguardi che deridono. Chi prova vergogna tende istintivamente a coprirsi il volto, utilizza frasi come "Vorrei sprofondare", "Vorrei che nessuno mi vedesse".
In questa fase la gratificazione per il bambino è data dal trattenere le feci, o, in alternativa, nell'espellerle. Nel primo caso, in età adulta, avremo un individuo spesso taccagno (per l'equazione simbolica feci= denaro), avaro sia nei soldi che nei sentimenti; le classiche persone di cui si dice "si tiene tutto dentro", persone molto attente ai dettagli, con un estremo senso del possesso, molto organizzato, e nello stesso tempo anche ossessionato per l'ordine e l'igiene. Al contrario del bambino che prova piacere nel trattenere (fase anale ritentiva), quello che prova piacere nell'espellere le feci (fase anale espulsiva) tenderà ad essere prodigo con i soldi e con i sentimenti, una personalità estremamente disordinata e a volte crudele, e distruttiva. Le patologie che originano in questa fase sono la paranoia, basata sul pensiero delirante di essere al centro di un complotto, che la gente trama alle sue spalle, e la nevrosi ossessiva o disturbo ossessivo-compulsivo laddove per ossessione si intende la presenza continua di pensieri egodistonici (p.es. una persona religiosa non riesce a liberarsi di pensieri blasfemi); per compulsioni si intendono rituali. Il rituale più famoso è stato descritto da W. Shakespeare nel Macbeth, quando l'ambiziosa moglie di Macbeth induce il marito ad uccidere il re e a prendere il suo posto. Nel momento in cui questo avviene vede le sue mani sporche di sangue e continua a lavarsele per togliere un sangue che nella realtà non c'è.
Una regressione alla fase anale si manifesta con:
- Sentimenti legati al controllo delle persone o delle situazioni
- Iperscrupolosità
- Contare cose inutili
- Pulire sul "pulito"
La fase genitale
Nella psicoanalisi freudiana alla fase anale succede quella genitale, caratterizzata dal fatto che prende il "sopravvento" come zona esogena quella genitale. Il bambino inizia ad avvertire delle sensazioni decisamente sessuali, e questo dà lo spunto al complesso edipico. Questo è lo stadio in cui i comportamenti dei maschietti e quelle delle femminucce cominciano a divergere nettamente. I giochi iniziano a differenziarsi: i giochi per i maschietti sono giochi più energici e vivaci, oppure di costruzione in cui prevale la dimensione verticale, le femminucce si impegnano più frequentemente in giochi di ruolo, nei giochi di costruzione prevale la dimensione "orizzontale", quella degli spazi larghi e accoglienti, la bambina inizia a sviluppare un vocabolario ed una frequenza di eloquio che è stato calcolato come 3 volte superiore a quello dei bambini. È lo stadio in cui si attiva quello che Freud definisce "Complesso di Edipo". basato sui desideri incestuosi del bambino, sulla suo desiderio inconscio di far fuori il padre o comunque di conquistare il potere a scapito di ciò che è "vecchio" e, dall'altra parte, dei desideri aggressivi inconsci del padre verso il bambino. In breve, Edipo è figlio del re e della regina di Tebe, Laio e Giocasta. Al momento della nascita, l'oracolo predice per il piccolo un tremendo destino: sarà destinato ad uccidere il padre e sposare la madre. Laio decide di eliminare il figlio affidandolo ad un pastore perché lo abbandoni in montagna, ma
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