Psicologia clinica
- Definizione e oggetto di studio pag. 2
- Metodo clinico pag. 3
- Colloquio clinico (contenuto, contesto, comportamento) pag. 3
- Prossemica, cronemica, cinesica pag. 4
- Cenni storici: disturbi mentali e modalità di cura pag. 5
- Pensiero nevrotico e psicotico pag. 6
- Le nevrosi pag. 7-8
- Le psicosi pag. 9-10
- La personalità pag. 10
- Disturbi pag. 10-11
- Classificazione pag. 11-12
- Disturbi del comportamento alimentare pag. 13
- Disturbi da addiction pag. 14
- Vissuto psicologico della malattia pag. 14
- Fasi della malattia e reazioni psicologiche pag. 14-15
- Reazioni alla malattia/morte a seconda dell’età pag. 16
- Vissuti psicologici dei familiari pag. 16
- Vissuti psicologici dell’operatore pag. 17
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Definizione e oggetto di studio
La psicologia è la scienza che studia i comportamenti umani.
La psicologia clinica è quella branca della psicologia che comprende lo studio e l’intervento sul caso individuale.
| Psicologia generale | Psicologia clinica | Psicologia differenziale |
|---|---|---|
| Affronta le leggi generali degli individui | Studia il singolo individuo (unicità) | Studia le differenze tra gli individui |
| Fa parte delle scienze nomotetiche, cioè quelle che si occupano di studiare le leggi generali dei fenomeni umani | Fa parte delle scienze ideografiche e ha finalità retrodittive, cioè si occupa di studiare la persona per capire il perché del suo comportamento, il motivo del disagio mentale o psichico |
Metodo clinico
La psicologia clinica ha come metodo il metodo clinico che non è necessariamente legato alla patologia; l’obiettivo è avere una spiegazione della difficoltà individuale del pz (ci si chiede il perché del malessere, cosa ha influito nella sua vita che ha portato a quella condizione) ed è storico-motivazionale, cioè come un archeologo cerca di riscoprire il passato della persona.
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Il colloquio clinico
È il principale strumento del metodo clinico. Non è una chiacchierata ma è la tecnica di osservazione e studio del comportamento umano. Lo scopo è quello di delineare la personalità del soggetto: all’interno di questa struttura vi è il significato e la dinamica motivazionale della difficoltà del pz.
Non è l’unica fonte di indagine (per es. per gli scrittori si possono usare i libri, i diari) ma è comunque quello più affidabile poiché permette una conoscenza diretta non mediata: si fanno domande per capire la personalità e allo stesso tempo si capisce il comportamento, da ciò deriva l’importanza del linguaggio non verbale.
Fonti di informazioni del colloquio clinico sono:
Contenuto
È bene seguire un ordine per le domande, per iniziare a conoscere il pz.
- Composizione familiare
- Eventi dell’infanzia
- Formazione scolastica
- Salute fisica
- Relazioni sociali
- Vita professionale
Suggerimenti:
- Evitare schemi rigidi
- Usare linguaggio piano e colloquiale, vicino al mondo del soggetto
- Usare semplificazioni concrete
- Domande generali devono precedere quelle specifiche, domande intime devono seguire quelle a minor contenuto emotivo
Contesto
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Nessun comportamento può essere studiato a prescindere dal contesto in cui viene messo in atto (andare in bikini al mare / andare in bikini all’università → stesso comportamento, diverso contesto).
Comportamento non verbale
Le persone comunicano sia con modulo numerico che con modulo analogico.
| Verbale | Non verbale |
|---|---|
| È il più efficace per esprimere contenuti, idee complesse e astratte | Si adatta meglio per definire la natura delle relazioni, per esprimere emozioni |
Il linguaggio analogico è più affidabile di quello verbale perché con le parole (che scegliamo noi) si può mentire, con i gesti è più difficile ingannare l’interlocutore.
Quello analogico però è ambiguo cioè non permette negazioni, non ha indicatori che permettono di orientarsi nel tempo; dice come ti senti in quel momento ma non spiega il perché.
Quando vogliamo tradurre un messaggio analogico in numerico, si deve far ricorso al contesto perché permette di spiegare un comportamento (→ pianto al matrimonio: gioia / pianto al funerale: dolore, tristezza).
Naturalmente se cambia il contesto cambiano anche le regole; se i partecipanti alla relazione hanno un vissuto differente del contesto possono nascere confusioni nell’attribuire il significato dei comportamenti. A partire dai 2 anni di età, l’essere umano è capace di usare, decodificare e combinare i 2 modelli anche senza averne la consapevolezza (→ il bambino che non ha codice verbale, capisce comunque le parole e i sorrisi della mamma).
La comunicazione non verbale rappresenta il 70% della comunicazione e il restante 30% c’è la comunicazione verbale (→ anche solo dall’espressione del viso si capisce lo stato d’animo del soggetto).
Prossemica
È la disciplina che si occupa dello studio della posizione e della distanza tra gli interlocutori. Elementi importanti sono:
- Vicinanza/distanza: superare una distanza ideale può rappresentare intimità o aggressività
- Contatto fisico
- Configurazione spaziale
- Orientazione: per comunicare è bene mettersi sempre faccia a faccia piuttosto che di spalle o di lato
Cronemica
Disciplina che studia le variabili connesse al tempo della comunicazione. Importanti sono:
- Durata della conversazione (se troppo lunga diventa difficile da seguire)
- Alternanza degli interlocutori
- Ritmo della comunicazione (né troppo veloce, né troppo lenta)
- Continuità dell’eloquio
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Cinesica
Disciplina che studia le pose e gli atteggiamenti corporei degli interlocutori. Importanti sono:
- Lo sguardo
- Espressioni del volto
- Cenni del capo e gesti
- Postura
Aspetti non linguistici del comportamento verbale sono:
- Qualità della voce
- Vocalizzazioni (ehm, cioè …)
Se il messaggio verbale contraddice quello non verbale, quest’ultimo prevale.
Talvolta si commettono degli errori di valutazione e di elaborazione dei dati durante un colloquio, che possono essere causati da:
- Conoscenza preliminare del pz
- Giudizio precoce
Per questo motivo diciamo che la valutazione deve rimanere sempre aperta, per non incorrere in soluzioni troppo veloci e sbagliate.
Cenni storici
La patologia mentale è definita socialmente, cioè come tutti i comportamenti umani un comportamento malato si definisce con canoni sociali.
L’omosessualità prima era definita patologia, adesso una dimensione della sessualità umana.
Ogni disturbo mentale ha una spiegazione ma non è detto che sempre ci arriviamo perché sono spiegabili nella dinamica intrapsichica del soggetto. Compito dello psicologo clinico è trovare la spiegazione.
Con gli anni tutto ciò che è folle viene preso per malattia mentale:
- Teoria fisico anatomica → si affaccia la possibilità di dare spiegazioni non religiose e che l'anomalia si è di natura anatomica
- Fattori infettivi di tipo batterico
Nel corso del ’900 si sono sviluppate ipotesi di tipo psicosociale, cioè si dà importanza al fatto che l’alterazione di comportamento dipende da fattori psichici ma anche sociali (luogo e stile di vita). Importante contributo è stato quello di Freud che individua tutta la radice umana (sia sana che patologica) e le dinamiche nei primi anni di vita.
A fine ’900 si arriva invece al concetto di antipsichiatria: non esiste la malattia mentale ma è il risultato del condizionamento sociale nei confronti di chi manifesta comportamenti diversi.
Ad oggi invece si è giunti alla considerazione della malattia mentale come multi-determinata: si è abbandonato il pensiero secondo cui “l’anatomia condiziona la malattia mentale” ma vi è il pensiero di alterazioni dal punto di vista neuro-chimico (infatti gli psichiatri quando somministrano farmaci non danno altro che farmaci che agiscono chimicamente). È quindi complessa ma si hanno più strade a cui fare riferimento per aiutare il soggetto.
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Pensiero nevrotico e psicotico
| Pensiero nevrotico | Pensiero psicotico |
|---|---|
| Sotto la spinta di fattori emotivi, usa i principi aristotelici, partendo da premesse errate o li usa in maniera parziale. Da ciò le caratteristiche: | Appare incomprensibile, assurdo, incoerente e contiene un criterio logico non consueto, diverso. |
| Dicotomizzazione: tutto o nulla, non esistono gradazioni, tutto è agli eccessi (vivo una situazione di malessere = il malessere è tutta la mia vita) | Principio della regressione teleologica, cioè su spinte emotive viene spinto verso una logica paleologica, stati emotivi primitivi con lo scopo di alleviare l’angoscia |
| Incapacità di distinguere oggettivo e soggettivo | Principio di Von Domarus |
| Difficoltà di confine tra sé stessi e il mondo fuori | Delirio di grandezza (la Madonna è una donna, io sono una donna, io sono la Madonna) |
| Uso inadeguato di parole con significato ambiguo | La perdita della logica aristotelica e la sua sostituzione con quella paleologica, non sono oggetto di consapevolezza del pz. (il pz non è consapevole della sua situazione) |
| Il nevrotico, anche se in maniera confusa, è consapevole di esserlo, riconosce di star male e ha fiducia/speranza nella guarigione |
Le psicopatologie si dividono in:
- Nevrosi
- Psicosi
Ma introduciamo prima i due pensieri in generale…
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Le nevrosi
Nevrosi →
Nevrosi ansiosa (stati d’angoscia)
È uno stato d’angoscia e apprensione persistente in assenza di eventi stressanti o di singole situazioni che giustificano quella tensione.
È caratterizzata da episodi periodici, di frequenza variabile, di ansia acuta consistente in un forte sentimento di apprensione e timore di una catastrofe psicofisica imminente.
Sia durante le crisi che nel periodo intervallare, si presentano sintomi cardiovascolari (palpitazioni, rossore, pallore), muscolari (tremori, rigidità o debolezza) e dell’apparato gastrointestinale (nausea, vomito, diarrea).
Le crisi e il vissuto angoscioso possono mancare perché sostituiti da iperattività o condotte particolari che hanno la funzione di nascondere al soggetto la propria condizione ansiosa.
Nevrosi nevrastenica (nevrastenia)
È una continua sensazione di debolezza e affaticamento psico-fisico. Vi è un’insicurezza riguardo la possibilità di riuscire in qualsiasi attività (anche semplice e abituale).
Generale dolorabilità con sensazione somatica spe