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Psicologia clinica: I disturbi dell'umore, Disturbi bipolari, Pensiero ripetitivo intrusivo, I disturbi dissociativi, fattori di rischio e dei fattori di protezione in psicopatologia, L’assessment psicofisiologico

I disturbi dell'umore, I disturbi depressivi, Disturbo depressivo cronico, Disturbo affettivo-stagionale, Sindrome disforica premestruale, Disturbi bipolari, Disturbo bipolare I, Disturbo bipolare II, Pensiero ripetitivo intrusivo, Mind-wandering, I disturbi dissociativi, Dissociazione e memoria, Amnesia dissociativa, Disturbo di depersonalizzazione/derealizzazione, Il disturbo dissociativo dell’identità,... Vedi di più

Esame di Psicologia clinica docente Prof. C. Lombardo

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da un argomento all’altro, dato che riflette la sottostante fuga delle idee.

- Durante un episodio maniacale il soggetto può diventare socievole fino all’invadenza e fin troppo

sicuro di sé

- Spesso è incurante delle conseguenze disastrose dei suoi comportamenti che possono andare da

rapporti sessuali a rischio, a spese superiori alle possibilità, a guida imprudente.

- Può arrivare a smettere di dormire pur restando pieno di energia.

- I tentativi degli altri di correggere questi eccessi possono scatenare rabbia e furia.

Ipomania

Il prefisso ipo- deriva dal greco e significa “meno”, “sotto”, nel caso di ipomania indica un

cambiamento della funzionalità che non causa gravi problemi.

La persona con ipomania può sentirsi più socievole, incline al flirt, energica e produttiva.

Disturbo bipolare I

- In passato era definito “disturbo maniaco-depressivo” e comprende un singolo episodio maniacale

nel corso dell’esistenza del soggetto.

- Chi riceve questa diagnosi può, oppure no, manifestare al momento sintomi maniacali.

- La diagnosi viene fatta anche se l’episodio maniacale si è presentato una settimana, molti anni

prima.

- Tende ad essere ricorrente, in più della metà dei soggetti con questo disturbo si verificano 4 o più

episodi.

Disturbo bipolare II

- I criteri diagnostici prevedono che la persona abbia avuto almeno un episodio di depressione

maggiore e almeno un episodio di ipomania.

- E’ una forma più lieve per la maggior parte del tempo caratterizzata da aspetti depressivi.

DSM 5

Criteri diagnostici per l’episodio maniacale

- I sintomi devono durare almeno 1 settimana e richiedere l’ospedalizzazione

- I sintomi causano disagio e compromissione del funzionamento significativi

Criteri per episodio ipomaniacale

- I sintomi durano almeno 4 giorni

- I cambiamenti sono chiaramente osservabili dagli altri ma la compromissione non è marcata

- Non sono presenti sintomi psicotici

Disturbo ciclotimico (ciclotimia)

- E’ il secondo disturbo cronico dell’umore (l’altro è il disturbo distimico): anche in questo caso i

sintomi devono essere presenti per almeno 2 anni negli adulti (1 anno nei bambini).

- Sintomi frequenti ma lievi di depressione, alternati a sintomi lievi di mania.

- Benché i sintomi non raggiungano la gravità cui arrivano negli episodi maniacali o depressivi

conclamati, vi sono fluttuazioni dell’umore.

- Momenti di depressione: tristi, senso di inadeguatezza, dormire 10 ore per notte, isolarsi.

- Momenti di umore elevato: esuberanti e chiassosi, fiducia in sé esagerata, nessuna inibizione

sociali, amano la compagnia e dormono pochissimo.

Epidemiologia dei disturbi bipolari

- Molto più rari del DDM (0,6% per il disturbo bipolare I; più alto negli USA: 1% della

popolazione).

- La prevalenza del disturbo bipolare II varia attorno a 0,4-2%.

- Circa il 4% della popolazione soffre di disturbo ciclotimico.

- Esordio generalmente attorno ai 25 anni di età ma con frequenza crescente fra i bambini e gli

adolescenti.

- Colpisce con la stessa frequenza uomini e donne.

- Elevata comorbilità con un disturbo d’ansia o abuso di sostanze.

Fattori neurobiologici

1. Fattori genetici

- Gli studi più accurati sui gemelli hanno fornito stime di ereditarietà pari al 37% per il DDM. Le

stime aumentano quando si studiano soggetti più gravi (reclutati in strutture ospedaliere, anziché

ambulatoriali).

- Il disturbo bipolare è tra i disturbi mentali che presentano un’ereditarietà più alta

- Con le dovute cautele sugli studi che esaminano geni specifici, i risultati suggeriscono che un

polimorfismo relativo al gene per il trasporto della serotonina possa influenzare la vulnerabilità

alla depressione in presenza di eventi stressanti.

- Un altro gene coinvolto sarebbe quello che influenza la funzione della dopamina

- E’ improbabile che questi geni controllino la probabilità di sviluppare depressione, più

probabilmente controllano il modo in cui le persone regolano le proprie emozioni o rispondono

agli eventi stressanti.

2. Neurotrasmettitori

- Le ricerche sul ruolo dei neurotrasmettitori si sono incentrate su: noradrenalina, dopamina,

serotonina.

- Contrariamente a quanto si pensava in passato, i disturbi dell’umore NON sarebbero dovuti a

livelli troppo alti o troppo bassi di questi neurotrasmettitori Vi è piuttosto una relazione fra disturbi

dell’umore e sensibilità dei recettori postsinaptici che rispondono ai neurotrasmettitori

- Le persone affette da depressione rispondono meno alle sostanze che producono un aumento della

dopamina, ciò ha fatto ipotizzare che la depressione si associ a un diminuito funzionamento di

questo neurotrasmettitore

- Ruolo fondamentale nel sistema cerebrale della ricompensa che controlla il piacere, la

motivazione, e il livello di energia dove si può ottenere ricompensa.

- Nei soggetti affetti da disturbo bipolare, sostanze in grado di aumentare i livelli di dopamina

innescano i sintomi maniacali: i questi soggetti vi è forse ipersensibilità dei recettori per la

dopamina.

- Per quanto riguarda la serotonina, si è utilizzata la deplezione del triptofano, l’amminoacido

principale precursore della serotonina. Gli studi hanno dimostrato che la deplezione provoca

sintomi depressivi temporanei nei soggetti con storia personale o familiare di depressione.

3. Studi di neuroimaging

• Studi strutturali

- Individuare se una data regione sia più grande o più piccola nei soggetti affetti da un certo disturbo

rispetto ai controlli

• Studi di attivazione funzionale

- Rilevare eventuali variazioni dell’attività nervosa in una particolare area cerebrale

- Quattro strutture cerebrali più studiate rispetto al loro coinvolgimento nella depressione

Amigdala + Giro del cingolo anteriore + Ippocampo + Corteccia prefrontale dorsolaterale

Amigdala

- Partecipa alla valutazione della rilevanza emozionale di uno stimolo, si attiva di fronte a immagini

di potenziali minacce.

- Nei soggetti con DDM l’amigdala produce risposte più intense e protratte nel tempo rispetto a

quelle che si osservano nei soggetti senza DDM.

- Tale iperattività dell’amigdala non sembra essere un effetto del trattamento farmacologico o una

conseguenza dello stato depressivo perché si osserva anche in soggetti non trattati e tra i familiari

di soggetti con DDM non affetti dal disturbo.

Altre regioni

- Elen Mayberg ha studiato il ruolo del giro del cingolo anteriore mediante stimolazione cerebrale

profonda, tecnica che implica l’impianto di elettrodi nel cervello. Applicando una debole corrente

attraverso gli elettrodi, si è ottenuta una diminuzione dell’attività neurale nella corteccia

subgenuale. Quattro dei sei pazienti hanno riferito una sensazione di immediata riduzione dei

sintomi depressivi.

- Gli individui con DDM mostrano una riduzione dell’attivazione dell’ippocampo in risposta a

stimoli emozionali e della corteccia prefrontale dorsolaterale quando si chiede loro di regolare le

proprie emozioni

4. Sistema neuroendocrino: disregolazione del cortisolo

L’asse HPA (ipotalamo-ipofisi-surrene), che controlla la reattività dell’organismo allo stress, può

essere iperattivo durante gli episodi di DDM. L’amigdala, iperattiva nel DDM, invia segnali all’asse

HPA e questo provoca il rilascio di cortisolo, il principale ormone dello stress. E’ secreto nei

momenti di stress e stimola l’attività del sistema immunitario, preparando l’organismo a far fronte a

potenziali minacce. Molti risultati legano la depressione a livelli elevati di cortisolo. Le persone

affette di sindrome di Cushing, che causa un’ipersecrezione di cortisolo, spesso soffrono di sintomi

depressivi.

Nelle persone con DDM non avviene la normale soppressione della secrezione notturna di cortisolo

mediante desametasone. Nella maggior parte dei soggetti, le risposte anomale al desametasone si

normalizzano al termine dell’episodio depressivo

Sul breve termine, il cortisolo innesca risposte adattive agli agenti stressanti, ma se i livelli

dell’ormone si mantengono elevati per periodi prolungati l’organismo può subire danni.

Anche il disturbo bipolare è caratterizzato da alterazioni nella regolazione del livello di cortisolo.

Anche in questo caso, soggetti con disturbo bipolare che al test di soppressione continuano a

mostrare risposte anomale di produzione di cortisolo anche dopo la fine dell’episodio maniacale,

sono ad alto rischio di ricaduta con ulteriori episodi in futuro

7) Pensiero ripetitivo intrusivo (Fattori transiagnostici)

Mind-wandering

- la modalità di default di funzionamento del nostro cervello

- in normali circostanze, occupa un ampia percentuale del nostro tempo (46.9%)

- sono state proposte funzioni adattive: integrare le esperienze presenti e passate e future in un

quadro coerente, mantenere un livello di arousal ottimale

- Una mente che vaga è una mente infelice (Science)

- Pianificare futuro, raggiungere obiettivi, ispirazione e creatività + ridotto temporal discounting

- Scarsa performance in compiti di ttenzione + arousal fisiologico e minore longevità +

peggioramento tono dell'umore, disforia

Rimuginio: una catena di pensieri e di immagini di valenza negativa e relativamente incontrollabili.

Rappresenta un tentativo ad impegnarsi nellla risoluzione dei problemi mentali su un problrma il

cui risultato è incerto e contiene la possibilità di uno o più risultati negativi. Di conseguenza il

rimuginio è strettamente legato al processo di paura. Si concentra sul futuro

Ruminazione: comportamenti e pensieri che concentrano passivamente la propria attenzione sui

sintomi depressivi e sule implicazioni di questi sintomi. Si concentra sul passato.

Le teorie esistenti sottolineano il ruolo potenziale di questi triggers:

1) Interferenza con un obiettivo rilevante per la persona

2) Umore: l'umore è importante fonte di informazioni sul livello di raggiungimento dell'obiettivo

(Mood as imput hypothesis)

3) Evitamento esperienziale: il rimuginio è un meccanismo di evitamento perchè la sua natura

prevalentemente verbale e astratta contribuisce a sopprimere l'ansia somatica (Borkovec)

4) Vulnerabilità biologica: una ridotta variabilità del battito cardiaco puù segnalare la

predisposizione ad interpretare il mondo come minaccioso di fronte a stimoli nuovi e ambigui

5) Credenze metagognitive: distinsione tra pensieri positivi e negativi di rimuginio: i primii portano

al suo utilizo come strategia di coping maladattiva

6) Deficit di memoria/attenzione: Difficoltà a staccarsi dalle informazioni negative a causa di un

deficit a livello inibitorio

Ledoux: in caso di stimolo ambiguo è adattivo prepararsi al peggio, risposta adattiva e veloce

Questa risposta difensiva è caratterizzata da cambiamenti a diversi livelli nell’organismo:

- Cambiamenti cognitivi (ipervigilanza e pensiero ripetitivo intrusivo)

- Cambiamenti fisiologici (dominanza del sistema nervoso simpatico e rilascio di noradrenalina e

cortisolo)

- Cambiamenti comportamentali (conosciuti in psicofisiologia come la risposta simpato-eccitatoria

o fightor-flight response)

La durata di questa risposta difensiva dipende da quanto velocemente la persona riconosce il mondo

come sicuro. La risposta di stress iniziale dunque continua o si interrompe dopo un processo di

appraisal più deliberato. Da un punto di vista evoluzionistico ha senso che l’organismo ‘si tenga

dalla parte del sicuro’ rispondendo inizialmente a informazioni nuove, neutre o ambigue come se

fossero minacciose. Questo massimizza la sopravvivenza

Prove empiriche

Gli studi di imaging mostrano che l’attivazione dell’amigdala è più sensibile alle informazioni

negative.

Gli studi di psicologia cognitiva mostrano allo stesso modo la presenza del cosidetto ‘negativity

bias’ dove le informazioni hanno priorità su quelle positive (Shook et al., 2007).

Inoltre, informazioni relative a fallimenti tendono ad essere processate per periodi di tempo più

lunghi rispetto ad obiettivi che sono stati raggiunti.

Il problema è tornare dallo stato di disinibizione a quello di inibizione.

Il pensiero intrusivo ripetitivo interferisce con il riconoscimento del mondo come sicuro,

prolungando così la risposta di stress

I rimuginatori patologici hanno difficoltà a inibire la default stress response perchè:

- Hanno caratteristiche psicologiche che li rende più propensi a sperimentare minacce/ostacoli al

raggiungimento dei propri scopi

- Sono motivati ad usare il pensiero ripetitivo come strategia di coping per avere una sensazione di

controllo dell’ambiente;

- Sono biologicalemente vulnerabili al pensiero intrusivo

La durata del pensiero intrusivo dipende dall’importanza che l’individuo dà all’obiettivo.

Tale importanza è funzione dell’interazione fra due fattori: L’ aspettativa + Il valore dell’obiettivo

Entrambi questi aspetti producono pensiero intrusivo

Valore dell’obiettivo

Le donne che davano maggiore importanza all’obiettivo di diventare madri (investimento) avevano

più pensieri negativi e ripetitivi verso il futuro in seguito ad un aborto rispetto a chi aveva anche

altri obiettivi di vita.

In donne single, la relazione fra l’impegno nell’obiettivo di trovare un partner e una minore

soddisfazione per la propria vita è risultato interamente mediato dalla ruminazione sul fatto di non

aver raggiunto tale obiettivo

Altri studi hanno mostrato una relazione fra perfezionismo e tendenza a ruminare

Aspettative

Nella cognitive Activation Theory of Stress, Ursin and Eriksen distinguono fra le seguenti

- Aspettative positive rispetto all’esito (“coping”);

- Aspettative negative rispetto all’esito (“hopelessness”);

- Nessuna aspettativa (“helplessness”).

Il pensiero intrusivo emerge in presenza di aspettative negative, infatti è presente in individui con

una minore autostima

L’utilizzo del pensiero ripetitivo intrusivo come strategia di coping

- Le persone spesso riportano di essere motivate all’utilizzo del pensiero ripetitivo

- Alcuni studi hanno mostrato che le persone che rimuginano spesso pensano che ”rimuginare li

aiuti a risolvere i problemi" o che "ruminare sui problemi mi aiuterà a raggiungere l'insight"

- Prove empiriche mostrano come l’utilizzo del pensiero intrusivo sia rinforzato quando le persone

lo utilizzano come strategia di problem solving o come strategia di evitamento cognitivo.

Strategia di problem solving

Rimuginio e ruminazione sono modalità di pensiero di tipo astratto e quindi raramente portano ad

azioni concrete. Nonostante non porti a soluzioni concrete, i rimuginatori non modificano strategia:

continuano a rimuginare.I rimuginatori hanno poca fiducia nelle proprie capacità di problem

solving, e tentano di ipotizzare qualsiasi soluzione possibile prima di provarne concretamente una.

Evitamento cognitivo

I rimuginatori utilizzano il rimuginio come strategia di evitamento perchè esso, proprio per la sua

natura astratta, sopprime l’ansia somatica, ad esempio riducendo la risposta cardiovascolare di

fronte all’evento temuto. Questo evitamento avrebbe l’effetto di rinforzare negativamente l’utilizzo

del rimuginio come strategia di coping.

In generale il rimuginio comporta un certo senso di controllo da parte di chi lo mette in atto.

Il rinforzo del rimuginio porta al circolo vizioso per cui le situazioni non controllabili lo

diventerebbero nel momento in cui ‘si può rimuginare su di esse’.

Questo dunque significa che durante il rimuginio l’attivazione fisiologica dei rimuginatori

patologici è ridotta? In realtà no, perchè il loro sistema autonomo è cronicamente attivato, seppure

moderatamente . Quello che i rimuginatori patologici vogliono evitare è di passare da uno stato di

rilassamento ad un improvviso picco di attivazione, ovvero essere sempre preparati al peggio.

Vulnerabilità biologica

La risposta di default allo stress e quindi il pensiero ripetitivo costantemente controllata/inibita dalla

corteccia prefrontale. Le condizioni in cui tale inibizione viene meno sono varie e fra esse vi è lo

stress cronico (un disturbo d’ansia o depressivo può essere considerato una forma di stress cronico).

‘Ruminazione, rimuginio’ mediatori nella relazione fra psicopatologia e rischio cardiovascolare

Ansia e depressione = fattori di rischio indipendenti per la mortalità cardiovascolare

Meccanismo comune

- Comportamenti a rischio

- Farmaci

Ma la relazione fra psicopatologia e rischio cardiovascolare rimane anche controllando per questi

tradizionali fattori di rischio.

Nonostante siano stati studiati in campi di ricerca separati, I concetti di rimuginio ansioso e

ruminazione depressiva condividono numerosi elementi.

- Entrambi sono predittori significativi dell’esordio e del mantenimento dei disturbi d’ansia e

dell’umore, così come di altre patologie psichiche confermando il loro ruolo come fattori

transdiagnostici.

- Non sono solo implicati nella salute psichica, contribuendo al peggioramento del tono dell’umore

e alla psicopatologia ma giocano un ruolo cruciale per la salute psichica.

Una serie di rassegne della letteratura hanno confermato l’effetto negativo del pensiero intrusivo

sulla salute fisica. Due studi longitudinali hanno mostrato come il rimuginio e la ruminazioni

portino ad una maggiore probabilità di infarto e altri disturbi cardiovascolari a distanza di 20 anni e

a problemi cardiovascolari 2-3 anni dopo l’attacco dell’11 settembre.

Il pensiero intrusivo-ripetitivo è associato ad un aumento significativo di pressione arteriosa,

frequenza cardiaca e cortisolo e a una diminuzione significativa della variabilità del battito

cardiaco.

8) I disturbi dissociativi

Nel DSM-5 sono tre:

-Amnesia dissociativa

-Disturbo di depersonalizzazione/derealizzazione

-Disturbo dissociativo dell’identità (precedentemente conosciuto come disturbo da personalità

multipla)

Si presume che all’origine vi sia un meccanismo causale comune, la dissociazione, la quale si

manifesta nel fatto che alcuni aspetti del pensiero o dell’esperienza restano inaccessibili alla

coscienza.

La dissociazione comporta l’incapacità della coscienza di svolgere il suo ruolo normale: integrare

pensieri, emozioni, motivazioni e tutti gli altri aspetti della nostra esperienza cosciente del mondo.

Alcuni lievi stati dissociativi sono comuni: Esempio di chi, tutto preso dalle sue preoccupazioni,

supera la strada in cui deve svoltare per arrivare a casa.

Diversamente da queste esperienze i disturbi dissociativi sono caratterizzati da livelli di

dissociazione molto profondi

Oggi sia i sostenitori delle teorie psicodinamiche sia i fautori delle teorie comportamentali sono

concordi nel ritenere la dissociazione patologica una risposta di evitamento

Studi condotti su soggetti sottoposti a forte stress, ad esempio militari sottoposti ad un pesante

addestramento sulle tecniche di sopravvivenza, hanno trovato che molti di essi riferivano brevi

momenti di lieve dissociazione.

Le conoscenze di cui disponiamo su questi disturbi sono molto inferiori rispetto a quelle che

possediamo sugli altri disturbi e vi sono notevoli controversie su quali possano essere i fattori di

rischio o i trattamenti migliori.

Tassi di prevalenza del 7% per l’amnesia dissociativa e del 2,4% per il disturbo di

depersonalizzazione

Dissociazione e memoria

- Secondo le teorie psicodinamiche nei disturbi dissociativi gli eventi traumatici verrebbero rimossi,

in quanto fortemente negativi.

- I sostenitori della prospettiva cognitiva hanno messo in dubbio che ciò possa accadere poiché

ricerche condotte su animali e umani mostrano che alti livelli di stress di solito incrementano il

ricordo anziché indebolirlo

E’ vero che le caratteristiche dell’attenzione e della memoria cambiano nei momenti di stress

intenso:

- Il ricordo di stimoli a forte valenza emotiva è potenziato dallo stress, mentre il ricordo di stimoli

neutri ne è indebolito

- Quando si è sottoposti a stress si tende a focalizzare l’attenzione sulle caratteristiche centrali della

situazione, mentre si smette di prestarla a quelle secondarie

Se la risposta più comune a un trauma è un migliore ricordo delle caratteristiche più salienti di ciò

che ci minacciava, come si spiega la perdita del ricordo dell’evento traumatico che sembra

manifestarsi nel disturbo dissociativo?

Possibili spiegazioni:

• I disturbi dissociativi implicano modalità insolite di risposta allo stress

Livelli estremamente elevati di ormoni dello stress potrebbero interferire con la formazione dei

ricordi

• I disturbi dissociativi possono interferire con la memoria

In presenza di un evento traumatico, i ricordi possono essere conservati in una forma che quando

più tardi la persona torna ad una condizione di normalità, risulta inaccessibile alla coscienza

I disturbi dissociativi sarebbero l’esito estremo di questo processo.

Amnesia dissociativa

Chi soffre di questo disturbo è incapace di ricordare dati personali importanti, di solito riguardanti

qualche esperienza traumatica.

Queste lacune di memoria sono troppo estese per poter essere spiegate con il normale oblio.

L’informazione non va perduta in modo permanente, ma è irrecuperabile per tutta la durata

dell’episodio di amnesia che può essere breve, ad esempio qualche ora, o protrarsi per anni.

Il più delle volte la perdita di memoria riguarda una parte degli eventi connessi con un’esperienza

traumatica, come l’aver assistito alla morte improvvisa di una persona cara.

In casi più rari, l’amnesia coinvolge tutti gli eventi accaduti in un periodo circoscritto di stress.

Durante il periodo di amnesia il comportamento dell’individuo è normale sotto tutti gli altri aspetti,

fatta eccezione per un certo disorientamento che la perdita di memoria può provocare.

In un sottotipo più grave di amnesia, la fuga dissociativa, la perdita di memoria è più estesa.

Talvolta si cambia nome, residenza, lavoro e perfino tratti della personalità; in qualche caso riesce

addirittura a stabilire una rete complessa di nuove relazioni sociali.

Più spesso, la nuova vita non riesce a cristallizzarsi in misura tanto estesa; la fuga ha una durata

relativamente breve e consiste soltanto in spostamenti limitati, durante i quali i contatti sociali sono

ridotti al minimo o sono del tutto assenti.

Come nelle altre forme di amnesia il recupero è in generale completo, anche se può richiedere

periodi di durata molto variabile.

Dopo il recupero, l’individuo ricorda perfettamente la propria vita e le esperienze che ha vissuto, a

eccezione degli eventi che sono accaduti durante la fuga.

Il primo caso documentato di fuga dissociativa apparve nella letteratura medica in Francia nel 1887;

negli anni successivi si assistette a una piccola epidemia di di casi osservati in tutta Europa

I disturbi dissociativi implicano tipicamente deficit della memoria esplicita (capacità di ricordare a

livello consapevole tutto ciò che rientra nella nostra esperienza) ma non di quella implicita

(apprendimento basato su esperienze che non vengono recuperate in nessun modo consapevole).

Nel fare diagnosi di amnesia dissociativa è importante escludere altre condizioni che comunemente

causano la perdita di memoria, come la demenza e l’abuso di sostanze:

- La demenza è facilmente distinguibile dall’amnesia dissociativa: la memoria diminuisce col tempo

lentamente, il deficit non è collegato a stress ed è accompagnato da altri deficit cognitivi come

l’incapacità di apprendere nuove informazioni.

- La perdita di memoria in seguito a una lesione cerebrale o abuso di sostanze può essere facilmente

messa in relazione con l’evento traumatico o con la sostanza assunta dal soggetto.

L’amnesia può verificarsi in seguito a un’esperienza gravemente stressante, come un conflitto

coniugale, l’essersi sentiti rifiutati, l’avere combattuto in guerra, l’avere avuto difficoltà finanziarie

o lavorative o avere subito una catastrofe naturale.

Tuttavia non tutte le amnesie sembrano essere l’immediata conseguenza di un trauma, inoltre fra le

persone che hanno vissuto una grave esperienza traumatica come la prigionia in un campo di

concentramento disturbi quali l’amnesia e le fughe dissociative sono rari

Disturbo di depersonalizzazione/derealizzazione

- La percezione che la persona ha di sé e di ciò che la circonda risulta alterata in misura grave e

sconvolgente.

- A innescare tali percezioni alterate è di solito una situazione stressante.

- A differenza degli altri disturbi dissociativi questo disturbo non si associa ad alcun deficit di

memoria.

- Nel corso di un episodio l’individuo perde all’improvviso il senso di sé.

Ciò si associa spesso a esperienze sensoriali insolite: gli arti possono apparire di forma diversa dal

solito o la propria voce può suonare estranea.

L’individuo può avere l’impressione di essere fuori dal proprio corpo come se si vedesse

dall’esterno; a volte si percepisce come una macchina, quasi che esso stesso e tutti gli altri non

fossero che automi.

Il DSM-5 ha come criteri la presenza di depersonalizzazione, derealizzazione o di entrambi:

- Derealizzazione: sensazione che il mondo sia divenuto irreale (i sintomi non sono dovuti all’uso di

sostanze a un altro disturbo dissociativo, o a una condizione clinica; l’esame di realtà è intatto)

- Depersonalizzazione: esperienze persistenti o ricorrenti di sensazione di distacco dai propri

processi mentali o dal proprio corpo, come se la persona fosse in un sogno, a fronte di un intatto

esame di realtà.

Insorge di solito nell’adolescenza

Può iniziare all’improvviso o avere un andamento più subdolo

Una volta insorto, assume comunque un andamento cronico cioè dura per molto tempo

Spesso presenta comorbilità con i disturbi di personalità: nel corso dell’esistenza circa il 90% delle


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DESCRIZIONE APPUNTO

I disturbi dell'umore, I disturbi depressivi, Disturbo depressivo cronico, Disturbo affettivo-stagionale, Sindrome disforica premestruale, Disturbi bipolari, Disturbo bipolare I, Disturbo bipolare II, Pensiero ripetitivo intrusivo, Mind-wandering, I disturbi dissociativi, Dissociazione e memoria, Amnesia dissociativa, Disturbo di depersonalizzazione/derealizzazione, Il disturbo dissociativo dell’identità, fattori di rischio e dei fattori di protezione in psicopatologia, Comorbilità e Fattori di rischio trasdiagnostici, Regolazione delle emozioni, L’assessment psicofisiologico.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in psicologia e processi sociali
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AliceDP97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia clinica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Lombardo Caterina.

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