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E' molto più complesso agire in funzione della modifica di credenze e aspetti motivazionali alla

base delle prestazioni oggettive di memoria; tuttavia, vari studi hanno dimostrato come i training

portino un beneficio all'insegnamento strategico dei vari aspetti motivazionali e metacognitivi.

IL RUOLO DELLE DIFFERENZE INDIVIDUALI

Gli studi sui training cognitivi hanno dimostrato che non tutti gli individui traggono beneficio allo

stesso modo da attività di potenziamento: l'età dei partecipanti è solitamente correlata in modo

negativo con il beneficio ottenibile.

Gli anziani, anche in età elevata, sono in grado di beneficiare di un training, seppur in misura

minore rispetto ai giovani anziani.

Inoltre, un anziano con buone potenzialità cognitive otterrà un beneficio maggiore dal training

rispetto ad uno con basse abilità.

Un'altra variabile che modula l'effetto positivo dei training è il livello di impegno o di attività

dell'individuo nella vita quotidiana: svolgere attività complesse correla positivamente con il

miglioramento nel funzionamento cognitivo in un arco di tempo di 20 anni.

L'INCREMENTO NEI TRAINING DI MEMORIA

Nel definire la Baltes distingue tre livelli di prestazione:

plasticità cognitiva,

1. Prestazione di base: indica il livello iniziale della prestazione nell'individuo, senza alcun

intervento o tipo di supporto;

2. Plasticità di base: fa riferimento alle risorse che possono essere attivate dopo aver fornito

un supporto, prima che la prestazione venga emessa;

3. Plasticità evolutiva: fa riferimento all'incremento ulteriore di prestazione ottenibile con

attività specifiche che hanno lo scopo di attivare e aumentare le risorse cognitive

dell'individuo.

Dagli studi sui training di memoria emerge che l'incremento della prestazione ottenibile è

imputabile soprattutto alla plasticità di base. Dopo l'insegnamento della strategia e il suo corretto

apprendimento, una pratica aggiuntiva non porta negli anziani alcun incremento di prestazione, a

differenza di quanto avviene nei giovani e nei bambini.

Dalla lezione...

I training cognitivi non invertono il pattern di invecchiamento ma rendono lo shifting meno

accentuato, posponendo di circa 5/10 il declino cognitivo dell'individuo.

Tra i vari tipi di training sono molto studiati quelli che vedono impiegata la memoria di lavoro.

Sono estremamente importanti perché il declino lineare della WM lungo il corso dell’esistenza è

responsabile di numerosi cambiamenti cognitivi che avvengono in altre sfere della cognizione,

oltre a essere necessaria per attività quotidiane fondamentali come:

- Comprensione del testo;

- Problem solving, ragionamento;

- Abilità funzionali.

Le prestazioni di WM possono essere allenate attraverso:

1. Training strategici: i soggetti apprendono l'uso di determinate strategie (immagini mentali,

ripetizione, categorizzazione degli stimoli) che permettono loro di codificare meglio gli

elementi da tenere a mente e rievocare. Lo scopo è aggirare le limitazioni del processo

grazie all’utilizzo di strategie che permettono di codificare gli stimoli;

2. Training process-based: esercizi diretti delle componenti di base della cognizione

attraverso la pratica ripetuta di alcuni compiti (attenzione, velocità). Lo scopo è migliorare

la WM di per sé. 32

Mentre per il primo training il miglioramento si ha sull’abilità specifica, con il secondo si ottengono

vantaggi in WM e altri compiti in cui essa è coinvolta, con effetti di trasferimento (passaggio

dall’abilità allenata alle altre abilità ad essa collegate) maggiormente promettenti.

Ad oggi esistono solamente 15 studi che hanno analizzato come migliorare le performance sulla

base del paradigma process-based: nonostante mostrino chiari effetti di beneficio nella prova

allenata, gli effetti di trasferimento sono ancora molto discussi.

Si ipotizza che i benefici del training di WM possano teoricamente generalizzarsi ad altre abilità ad

essa associate. E' probabile, infatti, che allenando un processo cognitivo di base sia possibile

ottenere giovamento in altri tipi di abilità che condividono le stesse strutture cerebrali, fino a

indurre plasticità nelle aree deputate.

Nello specifico, collegati alla WM troviamo: MBT, attenzione, inibizione, mantenimento,

ragionamento, pianificazione, problem solving.

Alcuni elementi che influenzano il trasferimento dei benefici:

a. Differenze individuali:

Età dei partecipanti (miglioramento inferiore per grandi anziani rispetto giovani

o anziani);

Performance di baseline dei partecipanti (discordanza sugli effetti tra livello di

o partenza e spazi di miglioramento);

a. Differenze nelle procedure utilizzate:

Numero di sessioni (da 3 a 100, ma il numero di sessioni non sembra predittivo del

o miglioramento finale);

Natura dei training (multimodalità, verbali o visuospaziali);

o Tipo di stimoli (presentazione acustica, visiva).

o

Pochi studi hanno indagato la generalizzazione dei benefici ad abilità di vita quotidiana

1. Valutare gli effetti di trasferimento di un training WM verbale a prove oggettive di

funzionalità quotidiana, adattate alla cultura italiana;

2. Replicare gli effetti di trasferimento [...]

36 partecipanti (65-75 anni) divisi casualmente in gruppo sperimentale e di controllo: il primo

svolgeva un training diviso in tre sessioni, controllo compilava questionari e intavolava discussioni.

Pareggiati su età, scolarità e competenze di vocabolario

Materiali:

CATEGORIZATION WM SPAN TASK

Doppio compito: ricordare ultima parola di ogni serie (mantenimento) e battere la mano sul tavolo

ogni volta che è presente il nome di un animale.

La difficoltà è crescente, da 2 a 6 parole.

TIMED INSTRUMENTAL ACTIVITIES OF DAILY LIVING

Indaga attraverso prestazioni di laboratorio l’ uso del denaro, telefono, fare acquisti, lettura

farmaci. Conta la velocità di esecuzione dei compiti (limite max 2 minuti)

EVERYDAY PROBLEM TEST

Osservare materiale cartaceo reperito dalla vita sociale, capacità di calcolo e problem solving su

compiti quotidiani (cura della casa, uso dei trasporti, acquisti, preparazione dei pasti) 33

Misurazione intelligenza fluida:

CATTELL TEST

Procedura: sessione adattiva, basata sulla manipolazione delle richieste del compito , mai reso

troppo facile o troppo difficile ma adattato sulla base dei risultati del singolo individuo.

Risultati

Effetto specifico forte nella WM, buono per EPT, Cattel e Raven (trasferimento su abilità che

necessitavano WM)

No miglioramento per TIADL.

24 MARZO – RISERVA COGNITIVA

L’interesse nasce per spiegare l’abnorme variabilità alla base dell’invecchiamento, oltre a un

costrutto che legasse natura e ambiente di vita.

La variabilità si esprime con estrema eterogeneità dei soggetti nei diversi domini:

comportamentale, fisico, cognitivo, affettivo ed emozionale.

Da cosa dipende:

- Dall’esperienza di vita che differenzia i percorsi individuali;

- Dalla capacità di fronteggiare le perdite cerebrali dovute al normale processo di

invecchiamento;

- Dall’interazione dei due precedenti fattori.

L’invecchiamento cerebrale si caratterizza per importanti differenze nei cambiamenti strutturali

chimici, metabolici e cognitivi.

Focalizzandosi sui cambiamenti cognitivi, ci si interessa ad analizzare la capacità con cui il cervello

tenta di compensare le perdite associate ai danni cerebrali dovuti al processo di invecchiamento e

non.

I meccanismi di difesa

Il cervello è una struttura modificabile e dotata di plasticità. È sempre possibile una

riorganizzazione delle mappe cerebrali e dunque un miglioramento delle funzionalità mentali.

Tra i meccanismi di difesa adottati, vi sono:

a. La ridondanza: il numero delle cellule cerebrali è di gran lunga superiore a quello

necessario allo svolgimento delle sue diverse funzioni. Molte cellule possono prendere il

posto di quelle che muoiono, lasciando inalterata la funzione più a lungo nel tempo;

maggiori sono le cellule di scorta a disposizione, maggiore è il danno che il cervello

riesce a sopportare senza che compaiano manifestazioni cliniche;

b. La plasticità cerebrale: gli stimoli ambientali possono modellare il cervello, anche in

vecchiaia. A qualsiasi età, l’esercizio e le stimolazioni cognitive possono rimodellare il

cervello creando nuovi circuiti (sinaptogenesi);

c. La neurogenesi: il cervello continua a rigenerarsi anche nella vita adulta. Alcune cellule

neonate vengono generate in zone profonde del cervello e migrano poi verso la

corteccia. 34

A livello funzionale sono stati studiati due meccanismi di compensazione:

- Modello HAROLD: consiste in un’attivazione bilaterale dell’encefalo, presente nella

popolazione più anziana;

- Modello PASA: attivazione supplementare delle regioni cerebrali anteriori e riduzione

dell’attività posteriore, interpretato come una maggiore necessità di controllo esecutivo da

parte dell’individuo.

LA RISERVA

La riserva è un processo cumulativo, costruito e raccolto negli anni; un bagaglio personale da cui

attingere nel momento in cui si ha necessità. Si inserisce all’interno del quadro del Long Life

Learning, del rispetto delle differenze individuali e della possibilità di crescita e apprendimento ad

ogni età, in linea con un approccio preventivo.

Tra invecchiamento sano e patologico

In letteratura, in individui cognitivamente preservati che non rappresentavano particolari deficit, è

stata registrata la presenza di placche senili e di degenerazione neuro-fibrillare tipiche dei pazienti

Alzheimer o, ancora, che meno della metà dei pazienti MCI converte in demenza.

Alcune ricerche di grandissima importanza teorica spiegarono la relazione tra struttura del cervello

e comportamento individuale: secondo i risultati ottenuti, i correlati neurofisiologici non sono in

rapporto causa-effetto con la presenza della demenza, ovvero un cervello con tracce di

deterioramento non produrrà necessariamente una demenza.

Katzman (1988) – Dimostrata una dissociazione temporale tra il momento in cui appaiono lesioni

cerebrali e quello dell’apparizione dei sintomi cognitivi della demenza: a parità di lesioni cerebrali,

vi erano diversi livelli di danno cognitivo manifestato in vita.

Davis (1999) – La maggior parte dei cervelli di individui cognitivamente normali presentavano

numerose placche e grovigli neurofibrillari compatibili con la AD.

Snowdon (2003) – Studio longitudinale di invecchiamento sulle suore di clausura: una di queste,

in particolare, all’esame post mortem fu classificata la diffusione maggiore di demenza Alzheimer,

sebbene ai test effettuati in vita non mostrasse alcuna traccia di deterioramento mentale.

In generale, è stata dimostrata l’inesistenza di una diretta relazione tra il grado di severità del

danno cerebrale e la sua manifestazione clinica: questo ha portato gli studiosi all’elaborazione del

concetto di riserva.

Due modelli di riserva

Riserva cerebrale:

- Processo passivo, basato su un modello quantitativo;

- Definita in termini di quantità di danno che il cervello può accumulare prima di tradursi in

un'espressione clinica (modelli secondo i quali i sintomi iniziali di

di “soglia”,

deterioramento cognitivo appaiono solamente nel momento in cui le sinapsi a disposizione

per tamponare i danni cerebrali sono esaurite);

- Dipendente da variabili fisiologiche: circonferenza cranica, peso e volume cerebrale,

densità sinaptica. 35

I limiti:

- Modello statico che non descrive adeguatamente la variabilità interindividuale;

- Trascura le differenze qualitative degli anziani nell’uso delle risorse a loro disposizione;

- Trascura il ruolo attivo dell’individuo nel mantenimento della sua funzionalità cognitiva;

- Postula l’esistenza di una soglia strutturale fissa, trascurando il ruolo dell’ambiente e

dell’esperienza personale sul funzionamento cognitivo.

Riserva Cognitiva:

- Modello flessibile ed efficiente con cui l’individuo gestisce le risorse a sua disposizione per

resistere alla compromissione cognitiva;

- Non suppone l’esistenza di una soglia fissa al di sopra della quale si manifestano

inevitabilmente i sintomi patologici, ma questa si differenzia da persona a persona;

- E’ identificabile da un pattern di attivazione del flusso ematico cerebrale;

- Fa riferimento a variabili di tipo qualitativo.

I modelli attivi suggeriscono che il cervello cerca attivamente di compensare e migliorare gli effetti

di qualsiasi danno cerebrale e che ogni individuo mette in atto processi adattivi per rimanere il più

possibilmente funzionale, in base alle risorse che ha a disposizione.

La è definita come la capacità di ottimizzare e massimizzare le prestazioni

riserva cognitiva

cognitive attraverso un uso più efficiente di reti cerebrali o attraverso un reclutamento

differenziale di reti cerebrali alternative, che può rispecchiare l’uso di strategie cognitive diverse

(Stern, 2002).

Questa può essere ulteriormente suddivisa in:

- Riserva cognitiva: derivata da un utilizzo efficiente di reti di connessione tra neuroni

preesistenti;

- Compensazione: utilizzo di reti di connessioni alternative o nuove strategie non utilizzate

da individui sani.

E implementata a livello neurale in:

- Riserva neurale: un più efficiente reclutamento di una stessa rete;

- Compensazione neurale: capacità di reclutare reti alternative a quelle solitamente

utilizzate per una specifica facoltà cognitiva.

La RC è un costrutto complesso, dinamico, adattivo e modificabile durante l’arco di vita.

Questi meccanismi spiegano il motivo per cui, spesso, tra la patologia fisiologica e la

manifestazione clinica dei sintomi non vi è relazione diretta.

Il tutto sembrerebbe mediato da alti livelli di RC e dai suoi meccanismi di azione, in grado di

utilizzare le risorse a disposizione del cervello.

La RC è quindi in grado di mascherare una patologia sottostante, ritardando l’insorgenza dei

sintomi: nel momento in cui questi emergeranno, è possibile tuttavia che la patologia sia ormai in

fase grave. 36

OPERAZIONALIZZAZIONI

La riserva va spiegata attraverso un approccio multifattoriale e multidirezionale: essa ha origine

dall’interazione tra ambiente e caratteristiche genetiche proprie di ciascun individuo, oltre al peso

delle esperienze di vita e della cultura di riferimento.

a. Variabili anagrafiche

L’età è il maggior predittore di insorgenza di declino cognitivo o demenza; il genere femminile è

associato a minor capacità di riserva di tipo strutturale.

Intelligenza

b.

Molte ricerche hanno riscontrato alte correlazioni tra QI, fluida e cristallizzata, e preservazione dal

danno cognitivo.

c. Scolarità ed educazione

Indice più efficace di riserva: il correla con un miglioramento della RC e con la

bilinguismo

plasticità cerebrale

Occupazione

d.

Più si raggiungono, minore è il rischio di sviluppare deterioramento cognitivo

alti livelli di carriera

(AD e neurodegenerazione).

Il lavoro rappresenta un ambiente fonte di risorse da sfruttare: più è arricchito, maggiore sarà il

beneficio di cui potrà godere l’individuo.

e. Situazione finanziaria

poco elevato, situazione finanziaria sfavorevole correlano con peggiori

Status socio-economico

prestazioni cognitive e un aumentato rischio di sviluppare demenza.

f. Stato familiare

È stato rilevato un rapporto moderato tra problemi coniugali e funzionamento cognitivo dei

coniugi. Sono inoltre diverse le evidenze che riportano un rapporto tra stato emotivo, livello

cognitivo, salute e grado di attività del partner e salute personale.

g. Attività e hobbies

Al crescere del grado di attività, aumentano le capacità cognitive e diminuisce il rischio di declino

cognitivo, funzionando da fattore protettivo.

h. Attività fisica

L’esercizio ha un effetto positivo sul funzionamento cognitivo delle persone

di tipo aerobico

anziane: stimola la proliferazione cellulare, riduce la neurodegenerazione e i processi

infiammatori, migliora il trasporto di ossigeno al cervello.

i. Vita sociale

Attività sociali sono associate in maniera significativa ad un minor rischio di demenza

Volontariato

j.

Effetti benefici si hanno anche dallo svolgere attività volontaria, sul piano della salute fisica e

psicologica.

k. Stato di salute

Lo stile di vita ha molte influenza sulla cognizione e sul rischio di demenza: astensione del fumo,

ed sono fattori protettivi

consumo moderato di alcool, dieta equilibrata esercizio fisico regolare

per il buon funzionamento cognitivo.

l. Spiritualità e religiosità

La partecipazione attiva ad si correla con un migliore stato di salute e una

attività religiose

migliore sopravvivenza: maggiori in pazienti AD sembrano correlati con un più

livelli di spiritualità

lento declino cognitivo e comportamentale. 37

IMPLICAZIONI PER LA RICERCA

Quando si valutano i pazienti può essere molto utile valutare anche la quantità di riserva per poter

prevedere in qualche modo gli andamenti: tale valutazione deve, da una parte, migliorare la

diagnosi, e dall’altra mettere in atto strategie di potenziamento della stessa

QRC – Questionario di Riserva Cognitiva

Il questionario si pone nell’ottica della promozione dell’invecchiamento attivo e partecipativo, con

l’idea finale che si possa vivere più a lungo e meglio con delle semplici accortezze sul proprio stile

di vita.

Si tratta di un’intervista etero somministrata della durata media di 30 minuti, composta da 30 item

suddivisi in 9 sezioni, i quali rappresentano i possibili fattori di riserva cognitiva riportati in

letteratura:

1. Scolarità;

2. Occupazione;

3. Situazione finanziaria;

4. Attività e hobbies;

5. Attività fisica;

6. Vita sociale;

7. Spiritualità e religiosità;

8. Stato familiare;

9. Stato di salute.

Il soggetto è chiamato a ripensare all’intero arco della propria vita e a fornire un giudizio sulla

frequenza con cui determinati comportamenti venivano e vengono messi in atto.

25 MARZO – L’ANZIANO E IL SONNO

Il sonno è stato descritto come uno stato comportamentale periodico e reversibile, caratterizzato

da una ridotta reattività agli stimoli ambientali, con sospensione dei rapporti con l’ambiente e

modificazioni della coscienza.

Inoltre, esso si instaura spontaneamente e si autolimita nel tempo.

Il ciclo-sonno veglia

È regolato da un processo omeostatico (tanto più si resta svegli, tanto più si accumula

un’esperienza di sonno) e un processo oscillatorio circadiano (oscillatore biologico che aumenta o

diminuisce la propensione al sonno durante la propria giornata).

È possibile accedere con maggior facilità al sonno anche in alcune fasi del giorno, ad esempio

durante le prime ore del pomeriggio.

La macrostruttura del sonno

Si tratta di modificazioni complesse alla struttura, costituita dall’insieme delle fasi e gli stadi che lo

compongono:

- REM, attività simile alla veglia a livello elettroencefalografico, caratterizzata da atonia

muscolare e movimenti rapidi degli occhi;

- NREM, suddiviso in tre stadi in funzione della profondità del sonno. 38

Durante la notte, il sonno compie delle oscillazioni tra sonno REM e stati profondi del sonno di tipo

NREM che tendono ad attutirsi verso al mattino, con una successiva prevalenza di sonno di tipo

REM.

La struttura del sonno si modifica durante la crescita dell’individuo.

Il sonno e l’età

Si passa dalle 16-18 ore del neonato alle 5-7 ore dell’individuo adulto, seguendo una curva

logaritmica. La quantità di sonno totale nell’anziano è diversa ma non diminuita; tuttavia viene

dal momento che:

vissuto come insoddisfacente

- Si riduce la quantità del sonno ad onde lente N3 (SWS – Slow Wave Sleep) e lievemente la

fase REM;

- Aumenta la durata del sonno leggero (stadio 1, di qualità insoddisfacente);

- Aumento della frammentazione del ciclo di sonno (numero e durata dei risvegli durante la

notte);

- Aumenta marcatamente la veglia notturna.

Ulteriori variazioni:

- Aumenta il tempo di addormentamento;

- Precoce risveglio mattutino (esperienza sgradevole dal punto di vista affacendistico,

sensazione di perdita di controllo sul sonno);

- Diminuzione del tempo totale di sonno;

- Aumento dei sonnellini pomeridiani (determina una riduzione del sonno notturno, genera

circolo vizioso tipico dei disturbi del sonno);

- Tendenza ad addormentarsi più rapidamente durante il giorno.

I disturbi del sonno

Con l’aumentare dell’età aumentano esponenzialmente complicazioni e patologie sistemiche che

hanno riflessi sul sonno, una quota importante è dovuta a meccanismi collaterali.

Dal punto di vista epidemiologico, le alterazioni diffuse coprono il 20-30% della popolazione per

quanto riguarda i disturbi della fase di inizio o del mantenimento del sonno.

Negli anziani la prevalenza sale al 40-60%: le principali difficoltà riguardano la continuità del

sonno notturno, intramezzato da continui risvegli, e il risveglio mattutino molto anticipato

rispetto ai ritmi abituali.

La richiesta di prescrizioni mediche di ipnotici e il loro uso aumenta nell’età avanzata ed è

maggiore per la popolazione femminile.

I risvegli notturni passano da 4 a 8 minuti di media da giovani ad anziani. Anche la distribuzione dei

risvegli è differente: nei giovani è più probabile nella seconda parte del sonno, nell’anziano è

omogenea per tutto il corso della notte.

Molti problemi legati all’insonnia non hanno una adeguata considerazione in geriatria, soprattutto

in occasione dell’anamnesi

Intorno ai 45-50 anni aumenta la prevalenza dei disturbi nel sonno nella popolazione femminile: le

donne possiedono un fattore protettivo intrinseco legato al ciclo mestruale; quando questo viene

a mancare può avere effetti negativi nella fisiologia del sonno, provocando disturbi respiratori e

apnee notturne (presenti negli uomini, anche se in misura minore, già dopo i 20 anni). Va aggiunto

inoltre una componente psicologica di tipo depressivo caratteristica del periodo della menopausa.

L’insonnia primaria copre il 16% a differenza di altri tipi di problematiche che hanno comorbidità

con essa. 39

La sonnolenza diurna viene considerata come il primo riflesso nella vita quotidiana di un disturbo

del sonno: non viene soddisfatto il bisogno di recupero, il quale permane per tutto il giorno.

Le dissonnie

Anomalie di qualità e quantità del ritmo del sonno: insonnia, ipersonnia primaria, disturbo del

ritmo circadiano, disturbo del sonno correlato a respirazione e narcolessia.

L’insonnia viene vissuta come insoddisfazione della quantità e qualità del sonno (focus su

esperienza): si tiene conto delle caratteristiche intraindividuali del sonno.

Nel caso dell’insonnia da dispercezione le persone lamentano tempi di addormentamento lunghi

e tempi di sonno brevi che non hanno però riscontri oggettivi a seguito di esami specifici. Oltre a

stime errate insite nell’atteggiamento della persona stessa, esistono alterazioni encefalografiche

che potrebbero dare una sensazione di un sonno non ristoratore in contrasto con una condizione

oggettiva di sonno.

Ciò sarebbe caratterizzato da un elevato arousal elettrocorticale.

I ritmi circadiani

Principale responsabile è il nucleo soprachiasmatico, poggia sopra il chiasma ottico, rileva

modificazioni di attività del nervo e regolazioni della luce oltre a determinare manifestazioni

comportamentali guidate dall’orologio biologico.

Il nucleo regola inoltre l’espressione della melatonina, una sostanza che promuove il sonno e viene

normalmente rilasciata in condizioni di buio (ghiandola pineale la rilascia dopo diminuzione

intensità luminosa rilevata da NSC).

Con l’invecchiamento, oltre ad una diminuzione della produzione di melatonina, si ha una

calcificazione del NSC. Questo porta ad una degenerazione dell’orologio biologico e uno

che vengono anticipati anche di due ore o più se

spostamento totale dei proprio ritmi,

assecondati dal soggetto stesso.

Il deterioramento provoca anche un assottigliamento della differenza tra giorno e notte,

sperimentando una difficile distinzione tra i vari momenti della giornata: il soggetto sarà

sonnolente di giorno, attivo di notte.

L’orologio biologico possiede una sua autonomia intrinseca, cerca di proporre un modello sempre

uguale per favorire dei meccanismi adattivi di funzionamento ambientale: vi possono essere dei

disallineamenti provocati dalla comunicazione con l’ambiente stesso (cicli di luce-buio, abitudini

individuali, temperatura esterna) .

Fattori ambientali che possono compromettere il ciclo sonno-veglia:

- Inadeguata esposizione a luce naturale;

- Ritmi di sonno-veglia imposti;

- Livelli di rumore eccessivo:

- Luci brillanti ad orari inopportuni;

- Ridotta mobilità o mobilità forzata eccessiva;

- Dolore;

- Temperatura costante;

- Ambiente non familiare;

- Routine inadeguate. 40

Sindrome apnee ostruttive nel sonno

Si tratta di occlusioni delle prime vie aree che in posizione supina collassano, rendendo difficile la

respirazione, attraverso una riduzione dell’ossigenzazione dei tessuti.

i primi ad essere colpiti riguardano

I neuroni sono estremamente sensibili alla necrosi per ipossia;

aree frontali, attenzione e inibizione (disturbi del sonno possono essere così gravi da inficiare

valutazione neuropsicologica)

Tale disturbo provoca frammentazione del sonno, sonnolenza diurna.

Anche la perdita dei denti può contribuire alla destabilizzazione delle vie aeree superiori

(edentulia).

Parasonnie

Si tratta di comportamenti anomali o eventi fisiopatologici che si presentano durante il sonno: tra i

più frequenti si hanno nightmare, pavor nocturnus, sonnambulismo, RLS.

- Restless Leg Syndome: necessità di movimento degli arti inferiori che porta a successiva

difficoltà ad addormentarsi, insonnia e sonno non ristoratore. Può essere specifica o legata

ad altre patologie frequenti nell’anziano;

- Periodic Leg Movements: miclonie distali che provocano alterazioni encefalografiche che

disturbano ed alternano il sonno, rendendolo leggero e insoddisfacente;

- REM behavoiur disorder: tipica dell’età adulta e prevalente nell’uomo, insorgenza legata

ad alterazioni biochimiche nei centri del sistema nervoso centrale, frequente nel Parkinson,

Lewy e atrofia multisistemica. Persone sperimentano sogni violenti e di aggressione,

combattimenti, fughe: mancando l’inibizione muscolare agiscono nello stesso modo con cui

stanno agendo nel sonno. Sono frequenti fratture e danni a carico del partner e del proprio

corpo. Potrebbe essere un sintomo che precede esordio del Parkinson. 41

26 MARZO – MODIFICAZIONI DELLE FUNZIONI

COGNITIVE NELL’INVECCHIAMENTO

MEMORIA

Memoria a breve termine :

1. a. Componente di ricordo immediato (span semplice): lievi modificazioni;

b. Componente di immagazzinamento e riorganizzazione del materiale (span

all’indietro): moderate modificazioni.

Memoria di lavoro

2. :

a. Elaborazione di materiale neutro (Categorization Working Memory span test,

Reading span test): chiara compromissione;

b. Elaborazione di materiale emotive (Affective Operation Working Memory span

test): la compromissione varia a seconda della valenza emozionale degli stimoli

presentati.

Memoria a lungo termine implicita

3. :

a. Associazione di parole: moderate modificazioni;

b. Completamento di parole (con effetto priming): lievi modificazioni;

c. Alternating Serial Response Time: moderate modificazioni;

d. Spatial context cueing task (ricerca di stimoli target): lievi modificazioni.

Memoria a lungo termine dichiarativa

4. :

a. Memoria episodica (liste di parole): chiara compromissione;

b. Memoria semantica (vocabolario): lievi modificazioni.

Aspetti specifici

5. :

a. Memoria autobiografica: lievi modificazioni;

b. Memoria prospettica:

Suggerimenti basati sul tempo: chiara compromissione;

Suggerimenti basati su un evento “cue”: lievi modificazioni.

ATTENZIONE- IL PROCESSO D’INIBIZIONE

Restrizione

1. (controllo dell’interferenza causata da stimoli in competizione):

a. Inibizione di informazioni dominanti:

Stroop Test: effetto pronunciato negli anziani, soprattutto nella condizione

incongruente;

Hayling Test: effetto pronunciato negli anziani, maggiori errori nella

condizione di inibizione.

b. Inibizione comportamentale (Stop Signal Task): aumento degli errori negli item no-

go;

c. Inibizione oculomotoria (antisaccade): differenze significative nel numero di errori

commessi quando freccia e punta sono incongruenti, soltanto se la MdL è

sovraccaricata dalle richieste del compito.

Accesso

2. (inibizione del distruttore al momento della codifica, Negative Priming): effetto

ridotto negli anziani, i TR nella condizione di ripetizione ignorata sono meno rallentati

rispetto alla condizione di controllo; 42

Soppressione :

3. a. Oblio diretto: effetto ridotto negli anziani, maggior ricordo delle parole da

“dimenticare” rispetto a quelle da “ricordare”;

b. Interferenza proattiva: maggiore vulnerabilità per gli anziani, vengono ricordate più

parole di liste precedenti non più rilevanti.

ABILITA’ VISUO-SPAZIALI

Prove visuo-spaziali di base

1. :

a. Visualizzazione spaziale (Minnesota Paper Form Board, Embedded Figures Test):

minore accuratezza nelle risposte a partire dai 40, altri due peggioramenti

significativi a 60 e 79 anni;

b. Rotazione mentale (Mental Rotation Test): peggioramenti nelle prestazioni evidenti

già a partire dai 29 anni;

c. Assunzione di una nuova prospettiva (Perspective Taking Task): evidente declino a

partire dai 59 anni.

2. Autovalutazioni spaziali:

a. Senso di orientamento:

Punti cardinali: persone di età compresa tra i 20 e 39 anni riportano

punteggi più bassi rispetto a quelle dagli 89 anni in poi;

Stili di rappresentazione spaziale: stile route per giovani e grandi anziani,

stile survey per individui tra 40 e 49 anni.

b. Piacere del noto: i grandi anziani preferiscono maggiormente gli spostamenti in

luoghi conosciuti e familiari;

c. Ansia in situazioni spaziali: i grandi anziani riferiscono un maggior livello di ansia in

situazioni spaziali.

FUNZIONI ESECUTIVE

Switching

1. (spostare l’attenzione da un particolare compito ad un altro – Number Letter

Task): all’avanzare dell’età, controllando per la velocità di elaborazione, gli anziani tendono

a riportare maggiori costi di switch globali rispetto ai giovani;

Updating (mantenimento delle informazioni all’interno della MdL e ulteriore

2. manipolazione dinamica di tali informazioni):

a. Keep Track Task: gli anziani mostrano prestazioni peggiori quando viene chiesto

loro di monitorare costantemente le informazioni in entrata sulla base della

rilevanza per il trial in esecuzione;

b. Running Memory Task: più erano numerose le operazioni di updating, più le

performance dei soggetti anziani si abbassavano.

Compiti esecutivi complessi

3. (Wisconsin Card Sorting Test): gli anziani commettono

molti più errori di perseverazione dei giovani.

Possiamo quindi affermare che il funzionamento cognitivo è particolarmente sensibile al processo

d’invecchiamento, soprattutto per quanto riguarda le abilità complesse che fanno maggiore

ma che tale sensibilità non può essere

riferimento alla componente fluida dell’intelligenza,

generalizzata ad estesa a tutte le abilità allo stesso modo.

Essa tende infatti a manifestarsi in modo diverso al variare del coinvolgimento dei meccanismi

cognitivi di base e dei processi di compensazione, messi spontaneamente in atto dall’anziano, per

fronteggiare il declino degli aspetti più sensibili all’avanzare dell’età. 43

È evidente che, nonostante in media un certo numero di capacità mostri un declino più

pronunciato, i singoli individui possano discostarsi considerevolmente da questa traiettoria

(variabilità interindividuale).

Numerosi studi longitudinali dimostrano come vi siano molte differenze interindividuali nei

cambiamenti cognitivi legati all’avanzare dell’età. Tali evidenze suggeriscono come le risorse

maturate nell’intero arco di vita consentirebbero ad ogni individuo di compensare in modo diverso

i processi interessati dal declino, caratterizzando l’invecchiamento anche per la sua eterogeneità.

1 APRILE – LA VALUTAZIONE MULTIDIMENSIONALE

DELL’ANZIANO

Finalità della valutazione:

a. maggiormente interessati all’invecchiamento normale;

Ricerca:

b. screening, approfondimento, diagnosi e trattamento;

Clinica:

c. Valutazione della congruenza tra risorse dell’anziano e richieste ambientali.

Cosa è importante considerare:

- Variabili biologiche: stato di salute delle persona;

- Variabili psicologiche: stato cognitivo, affettivo-relazionale;

- Variabili sociali-economiche: rete sociale di inserimento;

- Livello di autonomia individuale a prescindere dai risultati ai test.

- Differenze interindividuali, maggiore rispetto le altre età: difficile trovare pattern simili tra

anziani;

- Differenze nella plasticità interindividuale;

- Preferenze e stili cognitivi dell’individuo;

- Caratteristiche degli strumenti che si sceglie di utilizzare.

1. Variabili biologiche e salute fisica

- Modificazioni fisiologiche legate all’invecchiamento normale;

- Eventuali patologie attuali o pregresse e interpretazioni dell’anziano in merito alle stesse;

- Modificazioni sensoriali e ausili protesici;

- Uso/abuso di farmaci in risposta a problematiche di tipo organico e compliance

terapeutica.

2. Variabili psicologiche e stato mentale

- Funzionamento cognitivo: eventuale presenza di deficit cognitivi o di un quadro di

invecchiamento normale (valutazione neuropsicologica);

- Aspetti metacognitivi: strategie che possono sopperire ad un eventuale deficit;

- Aspetti emotivi e relazionali: disturbi psicologici o psichiatrici, paure e bisogni dell’anziano;

- Aspetti comportamentali.

3. Variabili sociali

- Ampiezza della rete e sostegno sociale;

- Livello di integrazione nel contesto di vita/residenza;

- Supporto e composizione della rete familiare;

- Eventi di vita significativi e potenzialmente stressanti vissuti in passato o attualmente. 44

Da queste derivano direttamente gli e le adottate da

stili di adattamento strategie di coping

ciascun individuo.

4. Livello di autonomia

- Cambiamento rispetto al passato recente (ADL/IADL);

- Incidenza degli aspetti ambientali.

Strumenti possibili:

- motivo dell’invio, chiarire motivazioni della visita;

Colloquio:

- Interviste semi-strutturate e strutturate;

- Osservazione comportamentale;

- eventuali discrepanze tra il riferito del paziente e quello di chi gli

Colloquio con i familiari:

sta vicino, fondamentale per creare un’alleanza terapeutica il quanto più possibile

allargata;

- da batterie generali a test di approfondimento mirati.

Test “ad imbuto”:

Cosa valutare:

a. Salute fisica

Modificazioni legate all’età;

o Malattie organiche;

o Funzioni sensoriali;

o Salute generale;

o

b. Salute mentale:

Psicopatologia;

o Deficit cognitivo;

o Capacità cognitive preservate;

o

c. Stress e coping:

Eventi stressanti;

o Coping e adattamento;

o Stili di personalità;

o

d. Supporto sociale:

Disponibilità di contatti sociali;

o Disponibilità soggettiva ai contatti sociali;

o

e. Risorse economiche e sociali:

Condizioni abitative e barriere;

o Disponibilità di servizi assistenziali e sanitari;

o Condizioni economiche;

o

f. Contesto familiare:

Nucleo e relazioni familiari;

o Solitudine o senso di solitudine;

o

Autonomia

g. :

Autosufficienza nelle attività quotidiane;

o Capacità di utilizzo di strumenti;

o Attività lavorativa e tempo libero.

o 45

Alcuni test di uso comune

DIGIT SPAN

Valuta la potenziale del soggetto attraverso al memorizzazione e ripetizione di

capacità della MBT

una serie più o meno lunga di cifre.

TRAIL MAKING TEST-A

Valuta le capacità di di e di velocità psicomotoria del

ricerca visuo-spaziale, attenzione selettiva

soggetto.

TRAIL MAKING TEST-B

Valuta la e soprattutto di

velocità psicomotoria attenzione selettiva, divisa, alternata e

sostenuta.

MEMORIA CON INTERFERENZA

Valuta la durante l’esecuzione di un compito distraente che impedisce al

capacità della MdL,

reiterazione sub vocalica. Utile anche nel verificare se il soggetto persevera, cioè evidenzia un

deficit sia di memoria, sia di natura attentiva.

MEMORIA DI PROSA IMMEDIATA

Valuta la capacità di memorizzare un racconto (MLT e la capacità dei meccanismi di

verbale)

pianificazione di memorizzazione (memoria recente).

Importante per rilevare eventuali confabulazioni.

MEMORIA DI PROSA DIFFERITA

Valuta la capacità di trattenere nei magazzini di memoria, per circa 5 minuti, le informazioni

precedentemente apprese e mette in evidenza le strategie di memorizzazione utilizzate dal

soggetto.

TEST DELLE FIGURE AGGROVIGLIATE

Verifica le abilità di segmentazione delle figure e di controllo e inibizione sulle risposte fornite la

capacità del soggetto di discriminare figura/sfondo e nel riconoscimento dei contorni di figure

degradate.

Esamina le potenzialità di (agnosie), di e di

riconoscimento percettivo esplorazione spaziale

denominazione.

TEST DEI GETTONI

Valuta il grado di e sulle capacità primarie di comprensione del linguaggio

comprensione verbale

(afasie).

DISEGNO SPONTANEO

Verifica le e di accesso alla rappresentazione del soggetto, relativamente a

capacità prassiche

figure semplici. 46

PROVE PRASSICHE

Verifica la capacità di compiere gesti con e senza significati:

- Se il soggetto non è in grado di eseguire gesti significativi dietro ordine verbale si ha

aprassia ideativa;

- Se il soggetto non è in grado di copiare gesti senza significato si ha aprassia ideomotoria.

TEST DELL’OROLOGIO

Valuta le di costruzione di un oggetto noto, le abilità di

abilità prassiche rappresentazione

e le abilità di

mentale pianificazione.

TEST PER LE FUNZIONI ESECUTIVE

Si intendono quelle capacità corticali superiori adibite alle funzioni di controllo, inibizione ed

esecuzione di compiti complessi.

ASTRAZIONE

Valuta le capacità di e di astrazione di concetti sovraordinati che

ragionamento logico

accumunano il significato di due o più vocaboli.

FLUENZA FONEMICA

Valuta la capacità del soggetto di recuperare parole dal lessico, selezionandole sulla base del

fonema iniziale. Vengono testate le abilità di accesso e di recupero lessicale.

STIME COGNITIVE

Valuta la capacità di risposta del soggetto di fronte a richieste che non necessariamente

prevedono una risposta univoca e precisa, ma che necessitano di una stima rispetto alle

conoscenze generali. 47

BAC – BENESSERE E ABILITA’ COGNITIVE

Test di valutazione delle componenti cognitive ed emotivo-motivazionali in grado di spiegare e

predire lo sviluppo ed i cambiamenti cognitivi ed emotivi che caratterizzano ogni fase di vita.

La batteria nasce con una chiave di risposta positiva, per evitare uno stato emotivo negativo nella

persona che deve rispondere. Il criterio di risposta è in scala likert.

Si compone di tre macro-aree:

1. valutazione, dai 20 agli 86 anni, dei

AMA (Accertamento della Memoria negli Adulti):

meccanismi chiave della cognizione e degli aspetti di memoria legati alla quotidianità;

2. valutazione della comprensione del testo in età adulta

COMP (Comprensione del testo):

avanzata;

3. valutazione multidimensionale del benessere,

BEN-SSC (Ben-essere Psicologico):

ottenuta analizzando la soddisfazione personale, il senso di autonomia e autoefficacia,

gli affetti e le relazioni in età adulta avanzata.

Il test possiede buone caratteristiche psicometriche e si compone di prove di semplice

somministrazione o autoterminanti (difficoltà delle prove calibrate sulle abilità cognitive della

persona che viene valutata).

Le norme fornite considerano i predittori “demografici” cruciali e quindi permettono di

determinare se il punteggio ottenuto da ciascun partecipante rientra nella norma o meno rispetto

alla popolazione di riferimento. Vi sono suddivisioni per età, scolarità e genere (soprattutto per le

prestazioni visuo-spaziali).

Costrutti indagati

MBT passiva

a. :

Verbale:

o Span di cifre in avanti;

Span di cifre all’indietro.

Visuospaziale:

o Matrici.

b. Memoria di Lavoro:

Verbale:

o Listening Span Test;

Span con categorizzazione.

Visuospaziale:

o Puzzle immaginativo.

Inibizione verbale

c. :

Completamento di frasi;

o Intrusioni alle prove LST e SC.

o

Aspetti legati alla quotidianità e alla memoria autobiografica

d. :

Questionario sui fallimenti cognitivi – QFC;

o Agenda autobiografica;

o Sensibilità alla memoria.

o 48

MATRICI

Il test è composto da 11 matrici asimmetriche in cui sono presenti alcune caselle annerite. Al

soggetto viene chiesto di riprodurre la posizione delle caselle nere su una matrice vuota.

La prova è composta di 11 livelli di difficoltà: ciascun livello è composto da 3 prove, per un totale di

33 item.

Il tempo di esposizione della matrice viene determinato sommando 1s al valore del livello.

La prova è il test viene interrotto nel caso in cui il soggetto sbaglia tutte e tre le

autoterminante:

matrici che compongono un livello.

Il punteggio grezzo totale del test è dato dalla somma delle tre prove di maggior difficoltà

correttamente risolte.

LISTENING SPAN TEST

Lo strumento valuta la capacità di elaborare e immagazzinare o mantenere temporaneamente le

informazioni.

È composto da due set paralleli, ciascuno composto da 20 frasi di lunghezza variabile, per un totale

di 40 frasi vere/false.

Al soggetto viene chiesto di ascoltare attentamente le frasi e, alla fine di ciascuna, giudicarne la

veridicità. Inoltre, rievocare l’ultima parola di ogni frase, nell’ordine di presentazione delle frasi.

La prova non è autoterminante e per ogni livello occorre annotare:

- Errori di giudizio;

- Parole ricordate indipendentemente dall’ordine;

- Numero di intrusioni.

CATEGORIZATION SPAN TEST

La prova si compone di 5 livelli, ciascuno composto a sua volta di 3 serie di liste da 5 parole

ciascuna. Il compito del soggetto è ascoltare le liste di parole e:

- Battere la mano sul tavolo quando sente il nome di un animale;

- Ricordare l’ultima parola di ogni lista nel corretto ordine di presentazione.

La prova è se il soggetto sbaglia la rievocazione delle parole in ultima posizione

autoterminante:

per 2 prove su 3 di ciascun livello.

PUZZLE IMMAGINATIVO

Vengono presentate al soggetto delle figure e gli si chiede di risolvere dei puzzle in cui le stesse

figure viste precedentemente sono presentate in frammenti numerati che devono essere

ricomposti.

La prova è composta da 9 livelli di difficoltà crescente, da 2 a 10 pezzi da ricomporre.

La prova è stesse regole del test matrici.

autoterminante:

COMPLETAMENTO DI FRASI

Si propone di testare l’efficienza dei ossia la capacità di inibire una risposta

meccanismi inibitori,

dominante ma non rilevante per il compito da svolgere.

La prove è suddivisa in due sezioni, composte ciascuna da 14 frasi. Nella sezione A le frasi vanno

completate con la prima parola che viene in mente al soggetto, nella sezione B con un vocabolo

tale da annullare completamente il senso della frase. 49

INTRUSIONI

Si conteggiano il numero di errori di memoria o intrusioni che comprendono:

- Parole non presenti nella prova;

- Parole interne ad una delle frasi o frasi precedenti.

QUESTIONARIO SUI FALLIMENTI COGNITIVI

Il test misura gli con particolare

insuccessi autoriportati in memoria e funzioni motorie,

riferimento alla frequenza di questi fallimenti negli ultimi sei mesi di vita del soggetto.

È composto da 25 domande con risposta su scala Likert a 5 punti.

Utile per esaminare la discrepanza tra difficoltà percepite e mostrate durante l’esecuzione dei

precedenti test, oltre a discriminare tra problematiche relative all’attenzione o alla memoria.

AGENDA AUTOBIOGRAFICA

Il questionario valuta la memoria autobiografica attraverso il giudizio della vividezza del ricordo

relativo ad alcuni episodi dell’infanzia, della giovinezza e di un periodo più recente, con riferimento

agli ultimi tre anni.

Si compone di 45 episodi da valutare su scala Likert a 6 punti.

SENSIBILITÀ ALLA MEMORIA

Il questionario esplora l’atteggiamento che le persone hanno di fronte alla loro propensione al

ricordo. Gli item indagano:

- Abitudine a ripensare agli eventi del passato;

- Sensibilità meta cognitiva al ricordo autobiografico;

- Tendenza a ricordare eventi di vita recenti;

- Memoria autobiografica come punto di riferimento.

Si compone di 34 item da valutare su scala Likert a 4 punti.

2 APRILE – BENESSERE E INVECCHIAMENTO

LA PSICOLOGIA POSITIVA

Le prime ricerche nell’ambito della psicologia studiavano il benessere come ASSENZA di disagio:

assenza di malattia mentale, assenza d’ansia, assenza di sintomi depressivi, assenza di solitudine.

In questi ultimi anni, però, si è iniziato anche a parlarne in termini di psicologia positiva: si è

passati da una psicologia prevalentemente centrata sulla malattia e la cura ad un psicologia

centrata sul concetto di benessere generale o soggettivo e individuale.

La psicologia positiva si occupa di tutti gli aspetti positivi dell’esperienza umana: benessere

soggettivo, soddisfazione di vita, felicità e ottimismo, speranza e qualità di vita.

Obbiettivi di ricerca

Scopo della psicologia positiva è quello di spostare il focus dal “riparare ciò che non funziona” al

costruire una via alternativa che mira a capire e favorire lo sviluppo delle risorse soggettive per

gestire al meglio l’esistenza.

La psicologia positiva si propone di ricercare una via alternativa al modello patologico che,

partendo dal riconoscimento degli aspetti positivi e delle potenzialità umane, miri allo sviluppo ed

al miglioramento. 50

Non nega la sofferenza, la patologia o il disagio del singolo, ma il suo obbiettivo è riconoscere e

ampliare le competenze individuali, concentrandosi sui punti di forza di ogni persona.

Una definizione condivisa

La psicologia positiva viene definita come lo studio scientifico delle forze e delle virtù degli esseri

umani. La psicologia positiva cerca infatti di individuare ciò che funziona, ciò che è giusto e ciò che

migliora in ciascun individuo, e a ciascuna età.

Ambiti di studio

Gli ambiti di studio della psicologia positiva sono tre:

1. l vissuto soggettivo positivo di ciascun individuo:

Ben-essere e soddisfazione percepiti (PASSATO);

- Fiorire, divertimento e felicità (PRESENTE);

- Visione positiva del futuro, speranza e fiducia (FUTURO).

-

2. Analisi delle caratteristiche umane positive, in termini di punti di forza e virtù;

3. Funzionamento positivo dell’ambiente in cui la persona vive.

Riassumendo

La psicologia positiva considera l’individuo come:

Protagonista della ricerca e capace di attuazione di percorsi di crescita e di

• miglioramento, autore del proprio destino, nel concetto di autodeterminazione;

Dotato di capacità di perseguire gli obiettivi individuali e di mirare alla totale

• realizzazione di propositi e spinte interiori;

Attivo, in grado di scegliere e di assumersi rischi e responsabilità.

Obiettivo dell’intervento psicologico è quindi rendere più forti le persone promuovendo il

l’ottimismo e consentendo la messa in atto delle

benessere soggettivo, l’autodeterminazione,

potenzialità umane più elevate.

La salute in un’ottica positiva

Tale prospettiva ha fatto proprio il giungendo alla definizione di salute

modello biopsicosociale,

come condizione di benessere fisico, psicologico e sociale, da valutarsi a partire dal contesto

socioculturale di appartenenza dell’individuo.

La terza età non viene più considerata come fase involutiva obbligata: durante l’invecchiamento,

se affrontato in modo costruttivo, concetti quali studio, cultura e apprendimento sono in grado di

porsi come farmaci di giovinezza.

L’OMS definisce la come uno stato complesso di benessere fisico, mentale e sociale, e non

salute

semplicemente l’assenza di malattia o infermità.

L’autoregolazione sembra avere un ruolo di mediazione fondamentale: in uno studio che metteva

a confronto tre gruppi sperimentali di donne si è visto che quelle più autoregolate stavano meglio.

51

IL BEN-ESSERE

Il benessere è uno stato che coinvolge tutti gli aspetti dell’essere umano, costituito da:

a. Indicatori oggettivi: qualità dell’ambiente, sicurezza, lavoro, condizioni socio-economiche,

libertà;

b. Indicatori soggettivi: sentimenti soggettivi, percezione di sé, soddisfazione personale, senso

di autoefficacia, fiducia e appartenenza.

Viene indicato come un tentativo di raggiungere la perfezione, realizzare le proprie potenzialità; la

capacità di avere elevati scopi di conoscenza e di crescita, anche di fronte alle avversità.

Esiste due ambiti di ricerca che traggono origine da due filoni di indagine filosofica e di intervento

sperimentale, ossia:

a. : si riferisce alla valutazione che gli individui stessi forniscono del

Benessere soggettivo

proprio stato di salute e del proprio grado di soddisfazione nei diversi ambiti di vita.

Coinvolge componenti tanto cognitive quanto affettive.

Deriva dal benessere di tipo sostenendo che la felicità e la qualità di vita fossero il

edonico,

risultato della somma dei singoli momenti di piacere;

b. : autorealizzazione e costruzione di significati e condivisione di

Benessere oggettivo

obbiettivi.

Deriva dall’approccio secondo cui la felicità individuale si realizza nell’ambito

eudaimonico,

dello spazio sociale, attraverso una mutua influenza tra benessere personale e collettivo.

Altre due definizioni importanti del benessere in ottica positiva sono:

: virtù, produttività, crescita, resilienza.

1. Fluorishing

Si è visto che più una persona è resiliente, più riesce a far fronte alle avversità e quindi

provare benessere.

Il fluorishing consiste nell’accrescere le conoscenze personali e nel continuo miglioramento

della capacità di autoregolazione anche di fronte alle difficoltà, in modo ottimale.

Il fluorishing corrisponde a situazioni nelle quali gli individui sperimentano il vissuto

interamente soggettivo di essere totalmente presi e concentrati nelle attività che si stanno

svolgendo: fare esperienza di flourishing accresce le risorse personali che con l’andare del

tempo si trasformano in strumenti di continua crescita, al fine di costituire una riserva

personale per gestire le situazioni future, aumentando così anche i livelli di benessere.

: sentimenti di sofferenza e perdita di energia mentale.

2. Languish

Si verifica quando una persona si descrive come svuotata e può essere considerata come la

dimensione opposta del fluorishing, all’interno di un continuum.

THE BROADEN- AND BUILT-EMOTION

Friedrickson elabora una teoria secondo la quale le emozioni positive si evolvono con

aumentando così la probabilità nello sviluppo umano di successo e di

l’adattamento psicologico,

sopravvivenza.

Il induce all’interesse e all’esplorazione, creando delle opportunità esperienziali di

positivismo

apprendimento che confermano o correggono le aspettative iniziali e instaurando un circuito di

positività.

Il negativismo, al contrario, promuove l’evitamento o l’adattamento a situazioni di minaccia e

pericolo. 52

L’esperienza dei anche se passeggera, accresce le risorse personali, che diventano

positive affect,

durature per la crescita personale e la resilienza: tali esperienze diventano quindi riserva personale

per gestire minacce future ed aumentare le occasioni di sopravvivenza, incrementando il benessere

ed il flourishing.

BEN-ESSERE SOGGETTIVO (SWB)

Veenhoven (1984)

È il grado in cui una persona giudica la qualità della propria vita nella sua globalità utilizzando due

componenti:

1. Componente cognitiva: giudizio complessivo sulla propria vita;

2. Componente affettiva: umore, sentimenti ed emozioni.

Diener (2000)

È costituito da diverse componenti:

1. Soddisfazione per la propria vita (giudizio globale);

2. Soddisfazione per i diversi ambiti;

3. Emozioni positive e basso livello di emozioni negative.

Fate (2004)

Inteso come felicità soggettiva, legata ad esperienze di piacere vs dispiacere comprendenti tutte le

valutazioni degli elementi positivi e negativi della vita. La felicità diventa perciò il risultato del

raggiungimento degli obbiettivi e la loro valutazione in diversi contesti.

La felicità

È possibile considerare la felicità da due distinte angolature:

1. Umore, valutazione personale di come ci si sente in un particolare momento;

2. Sentimento generale, valutazione della vita nella sua globalità.

La felicità è un’esperienza interna, cosciente e consapevole, che viene spesso confusa con gli

effetti che provoca nel soggetto o con i sintomi che la descrivono.

BEN-ESSERE PSICOLOGICO (PWB)

Il ben-essere psicologico costituisce il tentativo di ottenere la realizzazione delle proprie

potenzialità e le proprie capacità di crescita, anche di fronte alle avversità.

Eventi stressanti, difficoltà economiche, sociali e difficoltà interpersonali possono avere un

impatto negativo sulla salute mentale delle persone. Allo stesso modo, buone relazioni

interpersonali, autonomia, scopi e obbiettivi della vita possono essere validi elementi di protezione

contro le avversità.

L’obbiettivo è sviluppare le potenzialità presenti in ogni individuo e le risorse personali per il

raggiungimento di un funzionamento ottimale.

Il benessere psicologico è costituito da 6 dimensioni:

1. Autonomia;

2. Scopo di vita;

3. Crescita personale;

4. Relazioni positive con gli altri;

5. Dominio sull’ambiente;

6. Auto-accettazione. 53

Il benessere psicologico è stato indagato utilizzando scale eudaimoniche, sia come variabile

dipendente che come predittore o fattore protettivo; i risultati di tale analisi si raggruppano in 6

aree:

1. Sviluppo e invecchiamento;

2. Differenze individuali;

3. Esperienze familiari;

4. Lavoro ed altri impegni;

5. Salute fisica e regolazione biologica;

6. Interventi clinici e terapeutici.

Una review sugli studi

Il benessere soggettivo è stato prevalentemente studiato da Dieneer e si associa ad un concetto di

felicità, in ottica edonistica e soggettiva.

Età e salute sono predittori forti per l’invecchiamento positivo così come anche l’attività fisica,

l’assenza di depressione e il mantenere la potenzialità cognitiva sono predittori moderati mentre

la condizione socio economica è risultata essere un predittore debole.

Una ricerca inoltre indica che il benessere psicologico percepito è positivo nella fascia d’età 79-89

anni e negativo nella fase 20-29, come rilevato tramite la somministrazione di uno strumento (Lab-

I 2008).

Sviluppo e invecchiamento

I cambiamenti nello sviluppo dalla giovane età all’età adulta avanzata sono stati studiati in

relazione alla capacità degli individui di far fronte al cambiamento ristrutturando nuovi obbiettivi

nel corso della vita.

Il benessere psicologico percepito è strettamente legato al mantenimento degli obbiettivi e alla

prevenzione delle perdite, mentre le influenze negative e le interferenze esterne sembrerebbero

predire un basso livello di benessere percepito.

Un’ulteriore distinzione riguarda quello che realmente le persone anziane provano e quello che

idealmente vorrebbero essere, con il risultato che un alto livello di PWB è predetto dal fatto di

“sentirsi giovani” piuttosto che dal “voler essere giovani”.

Il benessere nell’invecchiamento

Deep&Jeste (2006)

I predittori dell’invecchiamento positivo:

1. Forti: età e salute;

2. Moderati: svolgimento di attività fisica, mantenimento di processi cognitivi efficienti e

assenza di depressione;

3. Deboli: reddito alto, scolarità elevata e matrimonio.

Cesa-Bianchi (2006)

Tra i fattori che permettono una valutazione positiva della qualità della vita, individua la salute,

l’autonomia e le buone relazioni sociali.

Ryff (1989, 2014)

Si riscontrano differenze legate all’età nei diversi fattori che costituiscono il benessere:

1. Migliorano i sentimenti di autonomia e padronanza ambientale;

2. Diminuisce la percezione di crescita personale e scopo di vita;

3. Non subiscono variazioni legate all’età le relazioni positive con gli altri e l’accettazione di

sé. 54

Diverse ricerche nell’ambito dell’invecchiamento hanno riscontrato:

1. Aumento con l’età del benessere legato al livello di dominio sull’ambiente;

2. Stabilità tra 70 e 80 anni nella soddisfazione di vita e affetti positivi;

3. Assenza di un declino correlato all’età nel SWB;

4. Percezione di benessere negli anziani che contrasta con le perdite psicosociali e l’aumento

dei rischi legati alla salute.

Il declino fisico e psichico che accompagna la terza età può essere moderato dalla condizione di

saper fronteggiare gli inarrestabili mutamenti prodotti dal tempo, traendo vantaggio da tutte le

opportunità offerte dall’ambiente.

In particolare, in termini di autostima e autoefficacia, “sapere di saper fare” predice una buona

capacità di adattamento e benessere.

Carstensen studiando le emozioni nell’invecchiamento, ha individuato un periodo in cui si passa

all’utilizzo di fino ad un

strategie di coping maggiormente focalizzate sulle emozioni,

adattamento cognitivo, sociale ed emotivo che assicura benessere:

1. Si acquisisce una maggior capacità di gestione privilegiando emozioni positive ed evitando

situazioni conflittuali;

2. Si passa da processi assimilativi a processi accomodativi;

3. Si concentrano le risorse a disposizione in ambiti che si sa di poter gestire;

4. Si hanno pochi obbiettivi, ma importanti per il sé;

5. Si attiva una sorta di adattamento cognitivo, sociale ed emotivo per assicurare il benessere.

Un obiettivo è quindi quello di mantenere uno stato di benessere ottimale attraverso processi

adattivi, conservandone alti livelli, con flessibilità e resilienza, anche in prossimità di disabilità.

Invecchiamento e malattia non sono sinonimi ma accolgono dimensioni diverse, tra le quali la

dimensione soggettiva assume importanza significativa

BEN-SCC

Il BEN-SCC si propone come strumento sviluppato nel 2008 per studiare il benessere mantenendo

come punto di riferimento le ricerche sul costrutto multidimensionale proposto da Rieff, secondo

le quali si può scorporare questo concetto in più dimensioni.

Nel voler costruire questo strumento si decise di indagare il benessere in ottica positiva: le

domande sono tutte al positivo e non al negativo, in modo da far emergere la positività

analizzando aspetti della vita quotidiana, e privilegiando l’aspetto motivazionale, il senso di

autonomia, la socializzazione, il senso di indipendenza, di utilità e di autoefficacia.

Il BEN-SCC diventa così un prezioso mezzo di confronto e dialogo grazie al quale l’anziano può

prendere coscienza delle forze ancora presenti in lui, cercando successivamente di potenziarle.

Per l’operatore la somministrazione di BEN-SCC è un momento autentico di relazione,

permettendo così la riflessione condivisa rispetto ad esperienze vissute e speranze future per

l’anziano .

Il questionario è costituito da 37 domande con scala likert a 4. Il questionario può definirsi

ecologico: riguarda aspetti di vita quotidiana, non ha limiti di tempo nella compilazione e può

essere svolto direttamente dall’anziano o letto dall’operatore.

Valuta tre dimensioni:

1. Soddisfazione di vita;

2. Strategie di coping (quanto sono in grado di fronteggiare i problemi);

3. Competenze emotive (incluso anche l’aspetto delle relazioni sociali). 55

Valuta quindi i livelli di Ben-essere percepiti in un’ottica multidimensionale. È stato proposto ad un

campione di 209 anziani senza disturbi organici o emotivi. Vi sono distinzioni per genere, fasce

d’età e livello di scolarità.

TRAINING DI BENESSERE

Per effettuare training di benessere è necessario possedere preparazione clinica, capacità di

osservazione, capacità di ascolto, conoscenza delle dinamiche di gruppo e degli strumenti che si

andranno ad utilizzare.

Si compone di 6 incontri della durata di circa due ore ciascuno, preceduti da un incontro

preliminare per capire le aspettative del gruppo e le sue motivazione e testare il livello cognitivo

dei partecipanti.

Il numero di partecipanti massimo è di 7-10.

Ogni incontro comporta attività di gruppo ed individuali: prevede esercizi da assegnare a casa,

spesso ben accettati e introdotti per dare un continuum al di là degli incontri e proseguire la

riflessione sugli argomenti.

Verrà proposta inoltre, per ogni incontro, in ottica metacognitiva, una riflessione sul

funzionamento cognitivo.

Nell’incontro preliminare viene proposta la Geriatric Depression Scale e la prova di vocabolario.

Il primo incontro serve invece per la presentazione e per la creazione del senso di appartenenza al

gruppo, con la somministrazione del BEN-SCC per valutare il benessere psicologico percepito.

Il secondo incontro “un sentiero che porta lontano nel tempo” tratta la memoria autobiografica e

la sensibilità alla memoria.

Il terzo incontro “efficacia” tratta la percezione di autoefficacia, la capacità di problem solving e le

strategie di coping: vengono proposte due scenette (“dal medico” e “festa in giardino”) e viene

richiesto di compiere una ristrutturazione delle situazioni immaginate.

Nel quarto incontro si riflette sulle teorie incrementali.

Il quinto riguarda ben-essere e multidimensionalità per valutare la propria consapevolezza di

benessere e delle sue componenti.

Nell’ultimo incontro si riassume lo sviluppo raggiunto durante tutto il percorso.

In uno studio si sono confrontati un gruppo sperimentale che conduceva questo programma del

portfolio Cornaro e un gruppo di controllo attivo che faceva attività parallele ma non sul

benessere: i risultati mostrano un aumentano di tutti gli indicatori di benessere, oltre ad un effetto

allargato che copre anche la capacità di memoria di lavoro al listening span test. 56

14 APRILE – MOTIVAZIONE E INVECCHIAMENTO

Impotenza appresa: cause stabili, interne e globali, dalle quali deriva un deficit a livello cognitivo,

emotivo e motivazionale. I fallimenti vengono attribuiti alla mancanza di abilità (learned

helplessness).

Esistono meccanismi personali di autosabotaggio mediante i quali il soggetto si impegna in

attività già in partenza difficili da portare a termine, in modo da costruirsi un alibi per un

successivo fallimento.

I caregiver sono molto responsabili dell’efficacia (.89) e controllabilità (.49) percepita degli anziani

stessi, attraverso l’espressione di valutazioni che l’anziano fa successivamente proprie. Per essere

caregiver è necessario avere delle convinzioni positive sull’efficacia e sulla possibilità di

migliorare le capacità proprie e dell’altro.

Anziani over 75 e istituzionalizzati si lamentano di più per problemi di memoria, riconoscono

maggiormente cause non controllabili ed esprimono minore fiducia nella propria memoria.

Quanto più una persona è in grado di scegliere, tanto più percepisce del benessere. L’ambiente può

porsi come controllante () o supportivo e di autonomia (favorendo l’impegno e l’espressione di sè).

I bisogni dell’individuo riguardano:

1. Competenza;

2. Autonomia;

3. Relazione interpersonale.

Viene ricercato l’ideale dell’essere umano attivo, in costante sviluppo e continuamente “nutrito”

dall’ambiente sociale.

Per i caregivers:

1. Incoraggiare a fare piuttosto che sostituirsi;

2. Attribuire un giudizio finale all’impegno;

3. Non sostituirsi;

4. Non mettere fretta;

5. Non indurre paure.

La motivazione del soggetto dipende tanto dalle aspettative proprie del soggetto, quanto dai

valori che questo pone in termini di:

1. Obbiettivi;

2. Emozioni;

3. Utilità

4. Costo. 57

15 APRILE – ABILITA’ SPAZIALI, ORIENTAMENTO E

RAPPRESENTAZIONE DELL’AMBIENTE

LE ABILITA’ VISUO-SPAZIALI

Inizialmente considerate le informazioni non linguistiche, richieste per verificare il livello di

conoscenza spaziale e di trasformazione ed elaborazione di oggetti.

Definite come la capacità di rappresentare, trasformare, generare e recuperare informazioni

simboliche a due o tre dimensioni di tipo non linguistico.

Un passo successivo, in relazione con l’abilità precedente, è dato dall’orientamento nell’ambiente

e dall’identificazione delle direzioni degli stimoli, definita come l’abilità spaziale di sapersi

orientare nell’ambiente.

Vengono classificate in:

1. Percezione spaziale: apparire degli elementi nello spazio.

Water Level Test: il partecipante deve indicare, tra le quattro bottiglie

- rovesciate, quella in cui la linea dell’acqua è orizzontale rispetto al piano

d’appoggio.

2. Visualizzazione spaziale: manipolazione attiva delle informazioni presentate

spazialmente.

Embedded Figure Test: il compito consiste nell’individuare la figura semplice

- all’interno di quella complessa;

Minnesota Paper Form Board: il compito consiste nell’individuare tra le

- alternative quella che riproduce una configurazione identica a quella dello

stimolo target.

3. Rotazione mentale: rotazione di oggetti bi- e tridimensionali in modo rapido e

accurato.

Mental Rotation Test: altamente predittivo delle competenze visuospaziali,

- richiede di individuare due figure uguali allo stimolo target.

IL DECLINO DELLE ABILITA’ VISUOSPAZIALE

Salthouse (1990)

50 partecipanti solo maschi da 20 a 70 anni, 10 per ogni decade:

1. Form Board;

2. Paper Folding;

3. Surface Development;

4. Cube Comparison.

L’età influisce sulla prestazione in compiti di visualizzazione spaziale: adulti di 60 anni hanno

prestazioni inferiori di 1-2 deviazioni standard inferiori rispetto ad adulti di 20 anni.

Va considerato che esiste una differenza di genere importante nelle abilità visuospaziale:

accorpare i due gruppi in uno studio avrebbe potuto nascondere gli effetti ritrovati. 58

Salthouse (...)

Confronto delle prestazioni nei compiti di visualizzazione spaziale in un gruppo di anziani architetti

e un gruppo di anziani normali (tra 60 e 78 anni).

Sebbene entrambe i gruppi abbiano prestazioni di 1 o 2 deviazioni standard inferiori rispetto ai

giovani, gli architetti hanno prestazioni superiori rispetto all’altro gruppo di anziani in tutte le

prove spaziali.

Due possibili interpretazioni:

a. Preservazione differenziale: l’estensivo ammontare dell’esperienza influisce sulle

abilità visuospaziali;

b. Preservata differenziazione: le differenze legate all’età sono espressione di differenze

che esistono quando gli individui sono giovani. Queste differenze iniziali nelle abilità

visuospaziali hanno influito nella scelta della professione e si mantengono con l’età.

Viene successivamente confermata la prima ipotesi, specificando che partecipanti con alta

correlazione tra età ed esperienza presentano un ridotto effetto dell’età nello svolgimento delle

prove.

IL DECLINO NELL’ASSUNZIONE DI PROSPETTIVA

La differenza tra la percezione di prospettiva centrata sul soggetto o sull’oggetto compare lungo il

declino cognitivo: gli anziani ottengono risultati peggiori nei compiti soggettivi piuttosto che in

quelli oggettivi. 16 APRILE – ANZIANO E AMBIENTE

MODELLO ECOLOGICO

Competenza ambientale: include le capacità sensoriali, motorie e cognitive che ciascun individuo

possiede e come le utilizza per creare intorno a sé un ambiente in grado di soddisfare i propri

bisogni primari e affettivi.

Pressione ambientale: variabili contestuali e ambientali che influiscono sul processo di

adattamento dell’individuo, creando situazioni problematiche e di sfida.

Livello di adattamento: il momento in cui competenza e pressione ambientale sono in equilibrio

tra loro, ovvero quando l’individuo è in grado di usufruire dell’ambiente, attraverso le proprie

risorse, per soddisfare i propri bisogni.

Vulnerabilità ambientale

L’anziano va incontro a modificazioni sensoriali, motorie e cognitive che diminuiscono la sua

capacità di usufruire efficacemente dell’ambiente.

L’avanzare dell’età porta, quindi, ad una diminuzione della competenza ambientale e, di

conseguenza, al rafforzarsi del ruolo delle caratteristiche ambientali nel predire l’adattamento

della persona in termini di capacità di soddisfare i propri bisogni primari e affettivi. 59

MODELLO COMPLEMENTARIETA’ - CONGRUENZA (Carp, 1987)

Perché i bisogni primari e secondari siano soddisfatti è necessario un equilibrio tra le

caratteristiche dell’ambiente e le competenze della persona. Nell’invecchiamento vi sono variabili

che si possono inserire come moderatori tra la possibilità di soddisfare i propri bisogni e gli esiti

che ci si ipotizza di raggiungere.

Tra queste variabili:

- Status socio-economico;

- Sostegno sociale;

- Eventi di vita;

- Stili di coping;

- Atteggiamento verso la salute;

- Senso di competenza personale.

ATTACCAMENTO AD UN LUOGO

a. Fattori personali: la persona, agente attivo del processo di attaccamento ad un luogo,

costruisce grazie all’esperienza, significati coerenti con l’immagine di sé, che condivide con

la collettività;

b. Processi psicologici: la costruzione del legame di attaccamento ad un luogo si realizza

attraverso il coinvolgimento di processi affettivi, cognitivi e comportamentali;

c. Fattori ambientali: le caratteristiche dell’ambiente naturale e artificiale che garantiscono la

costruzione di significati e simboli, personali e collettivi, oltre al supporto e alla

soddisfazione dei bisogni e obbiettivi di ciascun individuo.

Gli interventi

- Sull’ambiente:

Residenze per anziani;

o Città age-friendly.

o

- Sulla persona:

Training di potenziamento cognitivo;

o Percorsi individuali.

o

L’ORIENTAMENTO

È definito come un processo complesso e multisensoriale che richiede il contributo di diversi moduli

cognitivi e tre principali input sensoriali:

1. Senso vestibolare: consapevolezza nei cambiamenti dell’orientamento e del movimento del

corpo;

2. Senso propriocettivo: consapevolezza del corpo e della posizione attraverso i feedback dei

muscoli e delle articolazioni;

3. Vista: spostamento visivo attraverso la retina (flusso ottico).

Cambiamenti a livello strutturale

- Alterazioni a livello della corteccia entorinale e dell’ippocampo;

- Elementi caratteristici nella AD:

Atrofia dei lobi mediali temporali;

o Riduzione nell’attivazione della parte posteriore dell’ippocampo e della corteccia

o frontale;

Cellule di luogo non riescono a modificare le loro mappe spaziali in risposta ad un

o nuovo ambiente. 60

22 APRILE – INTERVENTI NON FARMACOLOGICI

NELLA DEMENZA

Nel DSM V il termine “demenza” viene sostituito con la dizione “disturbi neurocognitivi” maggiori

o minori, a seconda della gravità della condizione, includendo la demenza stessa e altri disturbi:

a. Disturbo neurocognitivo maggiore: alto grado di danneggiamento cognitivo e mancanza di

indipendenza nelle più semplici attività quotidiane. Lo stato funzionale e cognitivo risulta

completamente inficiato rispetto al livello premorboso;

b. Disturbo neurocognitivo minore: disturbi che alterano lo stato funzionale e cognitivo, ma

che l’individuo può ancora compensare attraverso sforzo o vari tipi di strategie.

I principali sottotipi di demenza

1. Alzheimer:

Progressivo peggioramento della memoria e altri deficit cognitivi;

o Atrofia cerebrale progressiva;

o Sintomi neuropsichiatrici ed extrapiramidali;

o Diminuzione di peso del cervello e allargamento dei ventricoli;

o Formazione di placche amiloidi.

o

2. Fronto-temporale:

Difficoltà di adattamento alle situazioni sociali;

o Minor compromissione delle capacità mnestiche;

o Cambiamenti comportamentali e presenza di perseverazioni e stereotipie;

o Atrofia frontale e temporale, con coinvolgimento della regione orbito frontale e

o delle strutture sottocorticali.

3. A corpi di Lewy:

Deficit dell’attenzione e visuospaziali;

o Deficit di critica e giudizio;

o Segni extrapiramidali;

o Allucinazioni e deliri.

o

4. Vascolare: i sintomi variano in funzione della specifica zona del cervello interessata dalla

riduzione della circolazione sanguigna.

Stadi della demenza di Alzheimer

a. Lieve (MMSE 19-17):

Perdita di memoria modesta;

o Difficoltà di orientamento spaziale e temporale;

o Ridotta capacità di ragionamento logico e concettualizzazione.

o

b. Moderata (MMSE 16-10):

Perdita di memoria severa;

o Disorientato nel tempo e spesso nello spazio;

o Difficoltà di esecuzione di problemi complessi;

o Assenza di consapevolezza di malattia;

o Inizio dei sintomi psichiatrici.

o 61

c. Grave (MMSE 9-0):

Perdita di memoria grave;

o Orientato solamente sulla persona;

o Incapace di dare giudizi e svolgere attività autonome;

o Incontinenza urinaria;

o Difficoltà di deambulazione;

o Sintomi psichiatrici presenti e importanti.

o

d. Molto grave:

Presenta severo deficit del linguaggio o della comprensione;

o Problemi nel riconoscere i familiari;

o Incapacità a deambulare in modo autonomo;

o Problemi di alimentazione autonoma, o di controllo della funzione intestinale.

o

e. Terminale:

Richiede assistenza totale;

o Completamente incapace di comunicare;

o Stato vegetativo persistente;

o Incontinente e allettato.

o

Interventi non farmacologici nella demenza lieve e lieve-moderata

Essi agiscono prevalentemente sui sintomi cognitivi tipici dell’esordio della malattia e che

costituiscono la principale fonte di malessere della persona.

- Training cognitivo: complesse attività mentali allo scopo di migliorare le funzioni cognitive.

Include la pratica ripetuta relativa ad attività difficoltose, distinguibili in training che

includono l’applicazione di strategie di memoria;

- Stimolazione cognitiva: intervento più flessibile e meno strutturato di un training, a volte

costituito da attività piacevoli finalizzate a stimolare una funzione cognitiva diversa ad ogni

incontro;

- Terapia di Orientamento alla Realtà (ROT): si occupa di riorientare il paziente confuso

rispetto all’ambiente, al tempo ed alla propria storia personale. Può essere formale o

informale;

- Terapia di Reminescenza: i soggetti vengono inizialmente incoraggiati a parlare del proprio

passato, ricordare e riportare esperienze vissute durante l’età adulta e l’infanzia.

Successivamente vengono stimolati a verbalizzare i loro problemi attuali e ascoltare le

esperienze altrui in un processo di introspezione e comprensione empatica;

- 3R Therapy: ROT, Riattivazione e Reminescenza per la stimolazione della memoria

procedurale.

Questi trattamenti non sono indicati per gradi moderati e/o severi e quando diventano importanti i

(BPSD).

Behavioral and Psychological Symptoms of Dementia

Tali sintomi sono correlati con il decadimento funzionale e cognitivo. Includono: agitazione, ansia,

euforia, irritabilità, depressione, apatia, disinibizione, deliri e allucinazioni. 62

Interventi non farmacologici nella demenza moderata-severa

Questi trattamenti sono finalizzati a migliorare e/o mantenere il più a lungo possibile una buona

“Quality of Life”. Si tratta di un costrutto multidimensionale, centrato sulla persona, che include

importanti dimensioni quali:

- Stato di salute;

- Aspetti psicologici del benessere;

- Relazioni sociali;

- Autonomia;

- Realizzazione personale;

- Libertà;

- Situazione finanziaria.

La letteratura suddivide le varie terapie in base all’efficacia:

a. Efficacia valutabile:

Snoezelen;

o Validation Therapy (terapia della mente);

o Massaggi/tocco.

o

b. Efficacia non valutabile:

Musicoterapia;

o Terapia assistita da animali;

o Aromaterapia;

o Agopuntura;

o Manipolazione ambientale;

o TENS.

o

c. Non efficaci:

Behaviour management;

o Counseling;

o Light Therapy.

o

OBSERVER – FEBBRAIO 2015

Si stima che circa 36 milioni di persone siano affette da demenza di vario tipo e che il numero sarà

raddoppiato nel corso dei prossimi 15 anni.

Interventi non farmacologici, tra cui la stimolazione cognitiva e i training cognitivi, possono fornire

una valida risposta migliorando aspetti cognitivi ma soprattutto la qualità di vita degli individui

affetti.

Tali trattamenti possono essere efficaci quando la patologia è ormai manifesta, agendo come scudi

sul declino cognitivo, ma anche in modo preventivo.

Gli interventi cognitivi agiscono sulle basi cognitive stesse, agendo sulla plasticità cognitiva

Questa è indice della capacità del sistema di riorganizzarsi per ottenere un livello di

dell’individuo.

adattamento e funzionamento ottimale, possibile anche in tarda età e nell’invecchiamento

patologico.

La plasticità è espressione della riserva cognitiva, ovvero la possibilità del cervello di essere

resiliente al danno cerebrale. 63

Gli interventi non farmacologici si sono dimostrati efficaci nel:

- Miglioramento delle abilità cognitive;

- Diminuzione dei BPSD;

- Mantenimento dell’autonomia nelle ADL;

- Diminuzione dell’ansia e depressione del caregiver;

- Ritardare l’ospedalizzazione.

Scala dei bisogni di Maslow:

I. Autorealizzazione;

II. Autostima;

III. Appartenenza;

IV. Sicurezza: ambiente confortevole e accogliente, atmosfera protettiva e familiare;

V. Bisogni fisiologici.

Effetti neurogenici e psicogenici – il cervello genera cognizione ma la cognizione stessa può

trasformare il cervello.

Scaffolding Theory

Costruire un’impalcatura per sostenere il deterioramento del cervello attraverso una

compensazione data dal coinvolgimento, potenziamento, arricchimento e nuovi apprendimenti.

LA TERAPIA DELLA BAMBOLA

Essa consiste nel ricorso all’oggetto bambola, il quale riveste gradualmente un significato

simbolico via via maggiore, in grado anche di aiutare il benessere delle persone con disturbi del

comportamento.

Una bambola adottata in un programma terapeutico di “emphaty doll” dovrebbe possedere

alcune caratteristiche importanti:

- Un peso distribuito in modo equo lungo tutto il corpo;

- Braccia morbide e postura rannicchiata ma non fetale, per rendere facile l’abbraccio;

- Dimensione simile a quella di un neonato;

- Tratti somatici che ricordino quelli di un bambino.

Sono pertanto poco indicate le bambole di pezza o da collezione.

Sono stati successivamente aggiunti:

- Dei taschini in cui inserire sacchetti da aromaterapia contenenti essenze rilassanti;

- Dispositivi che riproducono il battito cardiaco, aumentando l’impressione di interazione

reale.

Quando e come somministrare la bambola

1. Valutazione del funzionamento cognitivo, disturbi del comportamento e difficoltà

gestionali dell’ospite;

2. Periodo di osservazione di 15 giorni, ponendo attenzione al comportamento dell’ospite nei

confronti della bambola;

3. Riepilogo ed eventuale inserimento nella sperimentazione vera e propria;

La bambola può essere considerate

consegnata al bisogno oppure in concordate fasce orarie,

critiche per l’individuo: la durata dell’incontro con l’oggetto terapeutico non dovrebbe superare

l’ora di tempo. 64

Quando non dare la bambola

In caso di traumi affettivi e possibili lutti non elaborati che vanno intesi come forma di

controindicazione, che potrebbe riattivare frustrazioni e conflitti.

È necessaria la raccolta della storia di vita, mediante intervista ai familiari prima dell’inizio della

terapia.

La cura centrata sulla persona – Basi teoriche della “Doll Therapy”

Essa attribuisce un valore maggiore alla persona invece che alla demenza, attraverso:

a. Valorizzare: affermare l’assoluto valore della persona, indipendentemente dalle capacità

cognitive;

b. Individualizzare: riconoscere l’unicità della persona;

c. Prospettiva: comprensione del mondo così come lo vede la persona;

d. Ambiente sociale: offrire un ambiente sociale positivo in cui la persona con demenza possa

sperimentare benessere.

Effetti principali

- Miglioramento attenzione sostenuta, postura rilassata e volto meno teso;

- Riduzione del wandering;

- Aumento comportamenti positivi e diminuzione dell’aggressività;

- Riduzione del dosaggio medio di aloperidolo;

- Miglioramento generale del benessere;

- Maggiori livelli di interazione con il personale e con gli altri “doll users”;

- Risulta efficace grazie alla riattivazione del legame di attaccamento.

29 APRILE - POTENZIARE LE ABILITA’ COGNITIVE

NELL’INVECCHIAMENTO

Si stima che circa 36 milioni di persone siano affette di demenza di vario tipo e che il numero sarà

raddoppiato nel corso dei prossimi 15 anni

Secondo il Modello di Lovden, qualsiasi training per essere efficace deve produrre un mismatch tra

le risorse possedute dalla persona e quelle richieste dell’ambiente, il quale può indurre plasticità

della persona al disequilibrio stesso.

cognitiva e adattamento

Ciò porterebbe ad un innalzamento delle risorse fino al momento in cui il livello rientrerà in una

nuova fase di omeostasi. Induce un cambiamento delle reti funzionali e, se ulteriormente

prolungato, plasticità cerebrale.

Se la richiesta è troppo elevata, si induce, al contrario, evitamento.

Se successivamente le domande sono inferiori rispetto alle risorse disponibili, si crea una

situazione di perdita.

La plasticità può essere espressa in modi differenti, a seconda del periodo della vita.

a. Effetti di magnificazione (livello di partenza già alto);

b. Effetti di compensazione (maggiore guadagno per chi ha un livello cognitivo più basso e

più spazio a disposizione). 65

Lab.1 Empowerment Cognitivo

Gruppi di 10 persone, approccio strategico o metacognitivo

- Promuovere conoscenza della memoria e del sistema mnestico generale e delle abilità

dell’anziano svincolate dagli stereotipi tipici dell’invecchiamento (parte metacognitiva)

- Ruolo della motivazione e delle emozioni sul ricordo;

- Livello di fiducia ed autostima nelle proprie capacità;

- Strategie di memoria;

- Memoria e organizzazione della propria vita quotidiana, al fine di esperire un reale

successo e aumentare gradualmente sforzo e impegno nei confronti di questi compiti.

SI promuove un’associazione tra aspetti cognitivi e aspetti relativi a benessere personale

Vengono proposti 10 incontri di 90 minuti, a cadenza settimanale: 10 partecipanti per gruppo di

età uguale o superiore ai 65 anni (in un’ottica di prevenzione si può partire anche dai 50 anni).

Programma degli incontri

- Discussione e confronto tra i partecipanti, introduzione della tematica;

- Prove specifiche su aspetti della memoria;

- Spiegazione delle prove eseguite;

- Analisi degli aspetti teorici della memoria relativi al’argomento trattato;

- Confronto tra i partecipanti;

- Esercizi per casa.

Il training cerca di bloccare il circolo vizioso della memoria. L’anziano lamenta difficoltà mnestiche

si induce

e percepisce una bassa prestazione, se queste sono associate a credenze disfunzionali:

così un basso senso di autoefficacia (la persona si mostra poco propensa e demotivata verso i

compiti proposti).

Ne consegue che l’anziano utilizza meno risorse e strategie nella realizzazione di compiti mnestici,

concludendo con una bassa prestazione.

I incontro – Funzionamento della memoria

- Intervista, interazione tra i componenti;

- Questionario dei fallimenti metacognitivi (metacognizione): esigenze e conoscenze dei

partecipanti sul sistema cognitivo, aspettative di risultato al termine del training.

II incontro – I sistemi di memoria

- Memoria di cifre in avanti e indietro (MBT);

- Presentazione lista di 12 parole (MLT episodica)

III incontro – I cambiamenti cognitivi con l’avanzare dell’età

- Prova di completamento di frasi (inibizione);

- Prova di vocabolario (intelligenza cristallizzata).

IV incontro – Aspetti emotivo-motivazionali dei ricordi

- La mia giornata di ieri (MLT autobiografica);

- Sensibilità alla memoria;

- Ben-SSC. 66

30 APRILE - MIND WANDERING E MINDFULNESS

NELL'INVECCHIAMENTO

MIND WANDERING

Si definisce come uno spostamento dell’attenzione dal compito primario verso stimoli presenti

È un fenomeno comune che

nell’ambiente esterno, pensieri e/o sensazioni interne alla persona.

caratterizza dal 25 al 50% della quotidianità.

Questo può essere portando a fallimenti cognitivi e stress psicologico, se:

controproducente,

- Sono presenti fenomeni rimuginativi;

- Il compito che si sta svolgendo richiede molte risorse ma la persona non riesce a bloccare

pensieri intrusivi.

Le basi neurali del mind wandering sono da ricercarsi nell’attività della default mode network: una

rete di regioni cerebrali che coinvolge la superficie mediale della corteccia.

La default mode network è attiva quando rivolgiamo la nostra attenzione all’interno, mentre

tende a disattivarsi in presenza di compiti in cui sono coinvolte le funzioni esecutive.

Metodologia

Il mind wandering viene solitamente indagato attraverso una tecnica chiamata Thought Sampling

che prevede venga chiesto al partecipante di dire se ha notato la presenza di pensieri intrusivi

durante lo svolgimento di un compito. Questa richiesta può essere fatta:

- Attraverso una breve intervista alla fine della prova;

- Interrompendo il compito ad intervalli regolari o randomizzati.

Visto che tale metodologia risente delle capacità di automonitoraggio del partecipante, spesso

viene affiancata da:

a. Tecniche di neuro immagine;

b. Indici psicofisiologici (ERPS, FC, SCL);

c. Indici di prestazione;

d. Questionari self-report.

Il compito utilizzato più frequentemente è il SART (Sustained Attention Response Task), oltre a

compiti di memoria, comprensione, updating.

Teorie cognitive

Attualmente le teorie cognitive più accreditate che hanno tentato di spiegare le cause e il

funzionamento del mind wandering sono principalmente due:

1. Teoria della distribuzione delle risorse: il MW riflette il funzionamento cognitivo normale,

si tratta di un processo automatico che richiede poche risorse attentive, la cui frequenza è

modulata sulla base delle richieste del compito primario e delle risorse possedute dalla

persone. Se il compito è complesso o la persona possiede poche risorse attentive, la

frequenza di MW si ridurrà di conseguenza;

2. Teoria del controllo: il MW rappresenta un fallimento del controllo esecutivo in memoria

di lavoro che porta ad un peggioramento della prestazione. Le persone con buona capacità

di memoria di lavoro producono meno pensieri intrusivi e riescono ad orientare le proprie

risorse al compito primario in modo proporzionale alla sua complessità. 67

Un modello integrato cerca di mediare le conclusioni sopra riportare, introducendo:

a. Soppressione dei processi di default da parte dell’esecutivo centrale;

b. ed entrata di informazioni irrilevanti;

Fallimento del controllo esecutivo

c. unite all’esecuzione del

Accesso contemporaneo di informazioni interne ed esterne,

compito.

Mind wandering nell’invecchiamento

- Utilizzando misure di self-report per valutare la frequenza di sogni ad occhi aperti, si

evidenzia una diminuzione del MW all’aumentare dell’età;

- Utilizzando come indice la prestazione in una prova di memoria, non si evidenziano

differenze tra giovani e giovani anziani;

- Utilizzando il test SART e una prova di comprensione, si evidenzia una diminuzione nella

frequenza del MW nell’invecchiamento ed un eccessivo aumento dei TR dopo gli errori

(indice di maggiore difficoltà nel rifocalizzare l’attenzione);

- Utilizzando prove di vigilanza, SART, si evidenzia una diminuzione dei TUT (Task Unrelated

Thoughts) e un aumento dei TRI (pensieri legati alla prova);

- Confrontando giovani, giovani-anziani e grandi vecchi si evidenzia:

Diminuzione generale dei TUT;

o Aumento della proporzione dei TRI e diminuzione dei SITUT (pensieri personali) nei

o grandi vecchi;

Aumento delle omissioni e della variabilità dei TR.

o

Dagli studi sembra quindi emergere:

a. Diminuzione dei pensieri intrusivi negli anziani, indipendentemente dalla difficoltà della

prova;

b. Peggioramento della prestazione;

c. Discrepanza tra gli indici oggettivi e quanto riportato dai partecipanti;

d. Cambiamento nel tipo di pensieri intrusivi riportati (aumento TRI).

Ipotesi esplicative

1. Gli anziani tendono a sottostimare la frequenza di pensieri intrusivi perché li considerano

o per difficoltà di automonitoraggio;

normali prodotti della mente,

2. Gli anziani hanno meno obbiettivi da raggiungere (diminuzione dei SITUT) ma sono sensibili

agli stereotipi negativi legati all’età (maggiori TRI);

3. Gli anziani sono in grado di (minori

regolare meglio dei giovani il loro stato emotivo

fenomeni rimuginativi).

Sottostima del MW nell’invecchiamento

È stata testata l’affidabilità dell’uso della classica metodologia thought sampling

nell’invecchiamento rispetto all’uso della stessa nei giovani adulti. Comparando le variazioni

attentive rilevate dai movimenti oculari durante la lettura con i TUT riportati dei partecipanti,

risulta che:

- Gli anziani sono accurati quanto i giovani nel rilevare la presenza di pensieri intrusivi;

- Si conferma una riduzione dei TUT e un aumento dei TRI all’aumentare dell’età;

- I pattern riportati in corrispondenza di TUT e TRI sono diversi per giovani e anziani e questo

potrebbe indicare una diversa interpretazione degli stessi. 68

Nonostante si assista ad un declino della memoria all’aumentare dell’età, gli anziani:

- Ritengono che i fallimenti cognitivi ed attentivi siano più frequenti nella loro fascia d’età;

- Attribuiscono i fallimenti attentivi ad una causa interna e stabile come l’invecchiamento.

Questo provoca inevitabilmente un abbassamento dell’autostima ed evitamento dei compiti

cognitivi.

MINDFULNESS

Da 25 si utilizzano interventi e protocolli basati sulla mindfulness per la riduzione dello stress, per

la gestione del dolore e la promozione del benessere psicologico.

Il termine indica uno stato di consapevolezza e attenzione focalizzata, un modo di sviluppare una

comprensione ricettiva e non esclusiva, dove sensazioni, pensieri e sentimenti vengono esperiti per

quello che sono.

Jon Kabat-Zinn descrive tale pratica come un processo nel quale si presta attenzione con

Tali strumenti

intenzionalità, gentilezza e in maniera non giudicante al momento presente.

permetterebbero di percepire in modo nuovo, attimo dopo attimo, la propria esperienza.

Esperienza che viene sperimentata e sviluppata attraverso la meditazione, l’attenzione al respiro,

l’esplorazione delle sensazioni corporee, lo yoga.

La pratica della mindfulness si distinguerebbe quindi per:

- Autoregolazione e attenzione verso il momento presente;

- Adozione della tendenza alla curiosità;

- così come avviene.

Apertura e accettazione di ciò che avviene

Mindfulness Based Stress Reduction – MBSR

I partecipanti acquisiscono pratiche formali e informali in contesto di gruppo ed individuale.

Vengono insegnati il body scan, la meditazione seduta e camminata, meditazione.

Ai partecipanti viene chiesta anche una costante e intenzionata pratica quotidiana che aiuta

l’interiorizzazione del percorso e delle pratiche stesse.

Terapia cognitiva basata sulla Mindfulness – TCBM

Protocollo sviluppato per prevenire le ricadute di episodi di depressione maggiore ed adattato

successivamente ad altre condizioni cliniche. Vi è un miglioramento nella gestione del dolore

anche in pazienti oncologici ed in pazienti con problemi cardiaci.

L’efficacia della pratica quotidiana ha dimostrato miglioramenti significativi rispetto a indici di

burn-out, incremento della stabilità emotiva e tono dell’umore, nonché un aumento di aspetti

empatici.

Mindfulness e invecchiamento

In ambito gerontologico la ricerca riguarda soprattutto la gestione del dolore e degli aspetti

psicologici legati allo stesso, all’influenza della mindfulness sulla percezione del benessere

psicologico e sulla soddisfazione personale.

Dalla valutazione emerge non in

un incremento dell’acceptance pain da parte dei praticanti,

termini di rassegnazione passiva, ma di raccoglimento consapevole della situazione vissuta, oltre

ad un miglioramento della funzionalità fisica globale.

Interventi basati sulla mindufulness anche a persone istituzionalizzate si propongono di accrescere

la pratica attraverso la respirazione consapevole, la meditazione e lo yoga leggero, al fine di

aumentare la realizzazione personale e la crescita sociale anche in età avanzata. 69

6 MAGGIO – LA QUALITÀ DEI SERVIZI ALLA PERSONA

ANZIANA

PRODOTTO SERVIZIO

Concreto, tangibile Astratto, intangibile

Implica un trasferimento di proprietà Si protrae nel tempo

Può essere venduto Implica interazione con la persona

Può essere mostrato Si associa ad emozioni

Può essere conservato Non può essere conservato

Viene prodotto prima del suo consumo Non è differibile

Può essere trasportato Non è “delocalizzabile” da sé

La produzione riguarda solo il produttore La produzione riguarda anche il consumatore

Il contatto tra azienda e cliente può essere Il cliente è parte del processo di generazione e

indiretto produzione del servizio

La qualità si definisce come l’insieme delle caratteristiche tangibili e intangibili di un

prodotto/servizio percepibili dal suo fruitore capaci di soddisfare o meno le sue aspettative.

1. Location;

2. Ambiente (colori, odori);

3. Pulizia.

La qualità di un servizio di cura richiede tempo e fiducia, va necessariamente comunicata e

percepita da chi la usufruisce. La sfida finale è l’experience fatta e ciò che ti resta, in funzione delle

tue aspettative.

L’obbiettivo dei servizi è Un’esperienza

progettare, erogare e generare ricordi positivi ai clienti.

piacevole si associa sempre ad un correlato emozionale che porta alla rievocazione e al desiderio

di ripetersi.

Progettare Customer Experience:

- Considerare l’effetto primacy e recency;

- Decidere se e dove inserire un momento “wow effect”;

- Mettere al centro la qualità emotivo-relazionale dell’interazione del personale che si

prende cura delle persone anziane;

- Progettare la gestione dei disservizi;

- Gestire la percezione del tempo di attesa da parte dei fruitori.

Come conoscere le aspettative del cliente esterno

- Esiti costumer (questionari specifici cartacei o on-line);

- Ricerche tematiche: autodeterminazione, percezione degli ambienti, focus tematici

condotti da esperti;

- Reclami, richieste e suggerimenti: momento di comunicazione diretta importante, può

essere un momento per giudicare il servizio ed, eventualmente, cambiare qualcosa;

- Segnali indiretti: cambiare nucleo/reparto, farsi assistere da alcuni professionisti;

- Frequenti richieste agli stessi professionisti;

- Verbalizzazione delle attese, specie in sede di primo confronto;

- Mappatura degli stakeholders e delle loro attese. 70

7 MAGGIO – PSICOLOGIA DEL FINE VITA

LA MORTE E IL MORIRE

La paura della morte è connessa a tutta una serie di altre paure:

- Di soffrire fisicamente;

- Di diventare dipendenti;

- Della solitudine e dell’isolamento;

- Di non esistere più;

- Dell’impatto della propria morte su chi resta vivo;

- Di non riuscire a completare quello che ci si era prefissati o di assistere a determinati eventi.

Si ritrova una forte variabilità individuale di ciascuno, anche di fronte alla morte.

I vissuti del morente sono parallelamente accompagnati dai vissuti compressi dei caregivers

formali e da quelli dei suoi parenti.

L’avvio alla terminalità

Gli sviluppi della medicina hanno portato negli ultimi decenni alla possibilità di prolungare la vita

Le cure

anche in situazioni di grave compromissione delle funzioni fisiologiche dell’organismo.

nell’ultima fase di vita, soprattutto se intensive, possono implicare gravi conseguenze

sull’autonomia del paziente, e portare a modificazioni corporee e forme di dipendenza estrema.

Questo ha aperto numerose questioni di tipo bioetico sui temi di:

a. Rinuncia/desistenza all’accanimento terapeutico: prevede la sospensione di forme di

intervento terapeutico, solitamente di tipo intensivo, al paziente morente, laddove

sproporzionate rispetto al tipo di beneficio che ne può derivare;

b. Eutanasia passiva: omissione di trattamenti che potrebbero prolungare la vita del paziente

terminale;

c. Suicidio assistito: messa a disposizione del paziente terminale che lo richiede dei mezzi per

facilitargli un’eventuale condotta autosoppressiva;

d. Eutanasia attiva: rappresenta l’attiva somministrazione di farmaci che pongano termine

alla vita del paziente.

Cure Palliative e Hospice

Lo sviluppo delle cure palliative ha progressivamente modificato il rapporto con la fase terminale

di malattia: tale fase è ora riconosciuta come fase di intervento sanitario e sostegno a sé stante,

con una tecnicalità dedicata e attenta, oltre ad un setting relazionale ben specifico.

Tale approccio si muove nell’ottica della presa in carico globale del malato, del suo benessere

fisico e del suo mondo emotivo-relazionale.

Le cure palliative hanno luogo sia in contesti domiciliari che in luoghi dedicati, come gli Hospice:

strutture specifiche per l’assistenza di fine vita, con l’obbiettivo non di aggiungere “giorni alla vita”

ma “vita ai giorni”.

Negli Hospice si focalizza al massimo la tutela della qualità di vita, al fine di garantire una fase

conclusiva della propria vita il più serena possibile.

Più in generale, all’interno del sistema delle cure palliative si concretizza il passaggio da una

cultura sanitaria focalizzata sull’healing ad una cultura focalizzata sul caring. 71

Guarire e curare: il senso delle cure palliative

Prima o poi gli operatori sanitari devono rinunciare alla velleità di poter guarire ed eliminare una o

più determinate patologie: devono quindi avviarsi al difficile percorso del “prendersi cura” di un

dolore e di un processo di terminalità, in cui l’equipe clinica si incontra espressamente con il limite

del suo “poter fare”.

PSICOTANATOLOGIA

La psicotanatologia comprende lo studio di tutte le processualità relative al morire, riprese dal

punto di vista psicologico. Si occupa di studiare le migliori modalità di sostegno psicologico nei

contesti di terminalità, rivolta sia ai pazienti terminali che ai loro parenti e caregivers (elaborazione

del lutto).

Sviluppi tecnici particolari sono quelli legati alla comunicazione del decesso,

all’accompagnamento e al riconoscimento delle salme.

Paura della morte

Come paura anticipatoria è pressoché universale in tutte le culture, e viene sperimentata ed

espressa con modalità anche molto differenti tra loro. Tomer ed Eliason hanno proposto un

modello multicomponenziale dell’ansia di morte, costituito da tre fattori:

a. “Rimpianti legati al passato”;

b. “Rimpianti legati al futuro”;

c. “Significato della morte”.

I tre fattori sono mediati dai fattori di coping e dal ruolo delle credenze su di sé e sul mondo.

L’ansia di morte tende ad essere più bassa in giovinezza; aumenta dopo i 40 anni, giungendo ad

una fase di picco tra i 40 e i 64 anni, per poi ridursi leggermente.

Le fasi del morire

Kubler-Ross sviluppò un modello a 5 fasi del processo di elaborazione psicologica della terminalità,

a partire dalla prognosi infausta e fino al decesso.

1. Negazione

In questa fase, il morente rifiuta di accettare la realtà immanente e ineludibile della propria

prossima mortalità. Si tratta di una reazione assolutamente normale e frequente: è una fisiologica

esigenza del malato, per proteggersi inizialmente da un’eccessiva e improvvisa angoscia, altrimenti

ingestibile.

2. Rabbia

Il sistema cerca di reagire alla minaccia di morte con vissuti di rabbia, aggressività ed etero- o

auto-colpevolizzazione. Tali vissuti si canalizzano verso i sanitari, i propri parenti o verso se stessi.

Rappresenta una fase che, se dura a lungo o è particolarmente intensa, può essere difficile da

tollerare per chi sta vicino al morente.

3. Patteggiamento

Il malato cerca di negoziare psicologicamente condizioni o prospettive di miglioramento o di

maggiore autonomia,davanti ad una realtà oggettiva di cui sente che gli sta sfuggendo il controllo,

tramite forme di “controllo simbolico”.

Il tentativo psicologico è quello di “rivendicare” e cercare di negoziare spazi di

autodeterminazione, iniziando comunque ad accettare un senso del limite incombente rispetto a

quanto sta succedendo. 72


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia clinica
SSD:
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fede_bompi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dell'invecchiamento e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof De Beni Rossana.

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