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PSICOLOGIA CLINICA - APPUNTI

Differenza tra aspetti categoriali e aspetti più descrittivi: sintetizzare gli aspetti idiografici e nomo

tetici : posso avere l inquadramento della persona in categorie ma poi devo scendere nelll

individualità per capire il sintomo e capire la funzione del sintomo stesso (passare dal nomotetico

all’idiografico) : cercare di inserire il sintomo all’interno della storia di vita del paziente e capire

cosa il sintomo rappresenta nella sua configurazione interna: un elemento è comprendere la

differenza tra il sintomo come prima via di accesso al mondo interno del paziente ma non possiamo

considerarlo come aspetto esauriente del tutto: esempio un paziente con disturbo ossessivo

compulsivo, nel momento che lo inquadro diagnosticamente con tale disturbo e lo categorizzo =

lavorare sul sintomo stava venendo fuori una profonda depressione che era molto più grave del

sintomo ossessivo compulsivo. Si è verificato in quel caso che se si fosse fermato all’aspetto

descrittivo e quindi al sintomo ossessivo, l’ho categorizzato ma il vero sintomo è la depressione.

SINTOMO DI COPERTURA OVERT che lascia nascosto il sintomo depressivo e dunque il

paziente sta mettendo in atto una strategia di copertura del sintomo depressivo = la prima grande

confusione è quella di scambiare il sintomo per DIFESA : DIFESA DI

CONTROBILANCIAMENTO RISPETTO AGLI APSETTI DEPRESSIVI CHE

RAPPRESENTANO LA VERA DIAGNOSI: l’aspetto compulsivo c’è in termini descrittivi ma in

realtà il trattamento deve essere sulla depressione dunque devo capire la funzione del sintomo

all’interno della organizzazione interna del paziente > si lavora in terapia sul sintomo depressivo,

quello ossessivo è una copertura/ difesa (creata per adattamento) i due sintomi non sono sempre

dipendenti: bisogna intrecciare l’aspetto nomotetico e quello idiografico – PSICOTERAPIA

INTEGRATA : lavoro con lo psichiatra, ci sono dei quadri psicopatologici che hanno bisogno del

sostegno farmacologico ( l’approccio comportamentale lavora sul sintomo e descrizione,

l’approccio cognitivo da importanza alla spiegazione del sintomo)

In termini psicodinamici cerca di studiare i sintomi e la matrice di un sintomo ( ego-distonia e ego

sintonia ci permettono di capire la gravità del sintomo ) (sincronici: legato esclusivamente a cio che

accade in quel momento ovvero quando il paziente presenta il sintomo ossessivo, diacronico: nello

svolgimento della relazione terapeuta si analizza il sintomo, si va oltre quello che viene presentato )

BISOGNA COMPRENDERE COME IL PAZIENTE HA ORGANIZZATO IL SUO MONDO

INTERNO : in psicodinamica si focalizza sulla funzione del sintomo, nella prima prospettiva si

deve avere la possibilità di integrare i due approcci. CAPIRE LA FUNZIONE E perché IL

PAZIENTE HA STRUTTURATO IL SINTOMO

CLASSIFICAZIONE DESCRITTIVA: Un sistema CLASSIFICAZIONE DIMENSIONALE=

più rapido, replicabile, comunicabile e Legge i disturbi dal punto di vista delle

tendenzialmente “laico” dal punto di vista teorico. interazioni e delle cause che incatenano alcune

Inserisce i disturbi all’interno di una scala, dove i dimensioni separatamente misurabili. Uno

criteri di inclusione/esclusione rispondono a item sguardo più vario e complesso, clinicamente

categoriali di tipo si/no: possiamo vedere in base più adeguato e molto più “impegnativo”.

all’assenza o presenza di un sintomo la

categorizzazione di un individuo. 1. Importanza fondamentale teoria

1. ATEORETICO: nella dimensione descrittiva 2. Comprensione

non c’è il tentativo di spiegare il sintomo Ad 3. Dimensione sincronica e diacronica

esempio il DSM ci descrive la patologia in 4. Senso della sofferenza

caso di intrusione o esclusione ovvero Importanza

descrive i criteri sulla base dei quali si ha solo Ordine del senso (sintomo)

la descrizione della patologia e dei sintomi:  Ordine del processo (anamnesi)

ad esempio per essere un depresso il soggetto DIAGNOSI STRUTTURALE DI

deve avere tre dei sei sintomi, le difficoltà è KERNBERG La struttura sottostante ai

che confrontando due persona uno potrebbe fenomeni osservabili individuando aree

averne 3 e l’altro gli altri 3 sintomi quindi due psicopatologiche più ampie;

persone con sintomi diversi seppur facenti inquadrare il paziente al di là della semplice

parti della descrizione della depressione. Il descrizione e categorizzazione, mi fa ampliare

sistema nomotetico descrittivo del dsm è gli aspetti del significato del sintomo e

ateoretico ovvero non ci da una spiegazione considerare aree psicopatologiche più ampie:

del sintomo ma solo una descrizione, crea la consapevolezza della struttura mi da l’indice

solo delle categorie che ci orienta nelle della gravita Le tre dimensioni specifiche che

diagnosi , inoltre si concentra sull’aspetto mi permettono di analizzare la gravità :

sincronico ovvero sull’osservazione del IDENTITA, MECCANISMI DI DIFESA E

sintomo ma bisogna traslare in termini ESAME DI REALTA.

diacronici

2. Descrizione

3. Dimensione sincronica

4. Criterio normativo esterno

DSM Dalla rilevazione di sintomi oggettivi si

individuano profili psicopatologici ben precisi e

delimitati

DIAGNOSI STRITTURALE: LIVELLI DI ORGANIZZAZIONE DELLA PERSONALITA’

 L’esame di realtà: bisogna vedere se la persona ha un esame di realtà integro ( esempio: se una

persona non comprende la realtà di una situazione, può essere in un momento di dissociazione

oppure ha perso il principio di realtà? Se NON comprende la gravità e mette in atto azioni

lesive, vuol dire che ha perso il principio di realtà , devo integrare tutti gli aspetti di

comprensione che organizzano l inquadramento diagnostico ) devo valutare tutte le dimensioni :

ha consapevolezza della realtà, di mantenere una cognizione di quello che il paziente vive

attorno a sé?

 MECCAISMI DI DIFESA: ognuno di noi ha delle difese per gestire la complessità della

realtà, e sono funzionali al mantenimento del sistema psichico, è l’uso inflessibile delle difese

che ci permette di vedere disfunzionali: esempio nella nostra vita alcune difese di basso livello

sono importanti, ad esempio la dissociazione , questa va bene se affronto qualcosa molto

complessa perché ci permettono di consentire che effetti devastanti non invadono l aspetto

psichico > NON è LA PRESENZA DI DIFESE IMMATURE A RENDERE PRECARIO IL

SOGGETTO SULL ORGANIZZAZIONE DELLA… MA è LA PRESENZA DI Più DIFESE

CHE MI PERMETTONO DI CATEGORIZZARE L INDIVIDUO ( ad esempio un

comportamento aggressivo, sempre stessa difesa, mi pregiudica l’organizzazione della

personalità )

 IDENTITA: se integra ci permette di capire che siamo in condizione nevrotica.. slide.

 Rigidità: inflessibilità, utilizzo sempre della stessa difesa, in condizione di normalità possiamo

utilizzare differenti meccanismi di difesa

PARTO DAL SINTOMO E LO DEVO INQUADRARE NELLA STORIA E IN BASE A QUELLE

TRE DIMENSIONI, SE NON CONSIDERO LE INTERCONNESSIONI NON POSSO

INQUADRARE IL SINTOMO NELLA SPECIFICITA

( delirio: errore sistematico di giudizio che non si lascia contraddire, fondamentale la cura

farmacologica)

PRIMA PROSPETTIVAOggetto della psicologia clinica è il disadattamento/la disfunzione e gli

esiti del disadattamento stesso sul comportamento umano e sul funzionamento mentale (Lis,

1993).

Oggetto della psicologia clinica è il disadattamento (maladjustment, disability, discomfort) nel

corso di vita (life span). Psicologia clinica come campo teorico-pratico volto a comprendere, predire

ed alleviare tale disadattamento, focalizzando l’attenzione sugli aspetti intellettuali, emozionali,

biologici, psicologici, sociali e comportamentali del funzionamento umano.

Definire il dominio di applicazione nei termini di problemi di adattamento (o disadattamento o

disfunzioni) è insufficiente: occorre aggiungere alla dimensione oggettiva del disadattamento la

dimensione soggettiva dello stato di malessere/sofferenza e benessere

E’ possibile infatti evidenziare che il dolore e la psicopatologia non hanno una relazione lineare tra

di loro: Condizioni psicopatologiche possono non essere vissute con un’esperienza soggettiva

consapevole di intensa sofferenza.

Quanto più una persona possiede un buon funzionamento psichico, tanto più sarà in grado di

sperimentare e sopportare il dolore connesso a episodi esistenziali potenzialmente “scompensanti”,

accogliendone il loro significato, senza cadere necessariamente nella psicopatologia.

Sofferenza non implica disadattamento/ disadattamento non implica sofferenza. Questa

considerazione non determina l’esclusione dall’ambito della psicologia clinica delle forme di

disadattamento senza sofferenza, anche perché nei disturbi mentali, in quanto disturbi della

coscienza, può sempre annidarsi la non coscienza del disturbo. Non tutte le condizioni patologiche

portano alla sofferenza e viceversa. Ci sono difese molto alte di dissociamento che permettono la

non manifestazione dei sintomi, quando in condizioni migliori le difese si abbassano e i sintomi

compaiono) coping: capacità di fronteggia mento della situazione anche grazie alle difese, resilience

è la resilienza ovvero la capacità di resistere senza che il sistema vada in frantumi

LA SOFFERENZA SOGGETTIVA E LA PERDITA DI LIBERTA’= Sofferenza psichica e

sofferenza fisica: oggetto della psicologia clinica la sola sofferenza psichica? Innanzitutto la

sofferenza, come stato soggettivo, è per definizione psichica. Ma anche a voler distinguere la

sofferenza fisica da quella psichica ( con il solo criterio fenomenologico possibile, e cioè la

sofferenza nel corpo dalla sofferenza mentale) non si giunge comunque ad una delimitazione

accettabile della psicologia clinica. La nostra condizione intera è complessa e alcune malattie

possono essere di origine psichica come le patologie psicosomatiche , tuttavia alcune teorie

classiche si modificano perché c’è una interazione con le neuroscienze: è superata la dicotomia tra

corpo e mente, bisogna integrare. Molto spesso il corpo traduce la sofferenza. ( ad esempio: nel

disturbo dell’attacco di panico, si può parlare sia di sofferenza fisica che psichica) si deve lavorare

su questo legame, non possiamo esludere il corpo dalla psicoterapia. Sofferenza mentale trattabile

con interventi medici, da soli o combinati con un trattamento psicologico.

La psicologia clinica può essere identificabile pertanto con le metodiche psicologiche volte alla

consulenza, diagnosi, terapia o comunque di intervento sulla struttura e organizzazione psicologica

individuale e di gruppo, nei suoi aspetti problematici, di sofferenza e di disadattamento e nei suoi

riflessi interpersonali, sociali e psicosomatici. Essa è altresì finalizzata agli interventi atti a

promuovere le condizioni di benessere socio-psico-biologico e i relativi comportamenti, anche

preventivi, nelle diverse situazioni cliniche e ambientali. Una prima conclusione che si può trarre da

queste argomentazioni sembra essere che la psicologia clinica non è definibile solo in base al suo

dominio di applicazione (disadattamento e/o sofferenza), ma congiuntamente dal dominio di

applicazione e dai mezzi di intervento, dal momento che, come affermano Battacchi e Codispoti

(1991) la psicologia clinica si occupa di ogni tipo di sofferenza e/o disadattamento con mezzi

esclusivamente psichici. Oggetto della psicologia è dunque, ogni tipo di sofferenza e

disadattamento trattato/trattabile con mezzi psichici.

La prima prospettiva ha come oggetto il disadattamento dsia dal punto di vista nomotetico che

idiografico. Lo stesso sintomo può essere compreso in vari quadri diagnostici, ma la struttura della

personalità- border, psicotica, nevrotica- ci da una spiegazione differente del sintomo. Nella prima

prospettiva come vive il soggetto un sintomo attraverso due costrutti di egodistonicità : percepisco

non in linea con il mio io, ovvero è in opposizione all’io ed è caratterizzata da intrusività, considero

il sintomo come qualcosa che interferisce con la mia vita e non mi fa star bene, interferisce con

cognizione ecc), non c’è consapevolezza del disturbo, ed è in linea con quello che in quel momento

io provo, non c’è alterazione. Egosintonico: sono consapevole del sintomo

SECONDA PROSPETTIVA : La psicologia clinica può essere definita anche come la teoria della

tecnica riabilitativa e psicoterapeutica (ed implicitamente preventiva), che ha come oggetto

specifico la domanda che l’utente (persone, gruppi, organizzazioni, etc.) pone allo psicologo clinico

e la cui analisi necessità l’assunzione di una prospettiva clinico-narrativa in cui la domanda stessa

definisce un “campo dinamico” (per il paziente/utente) per l’attivazione di un processo di

ricostruzione del significato della propria storia e per la ricerca di una propria significatività,

nell’ottica del cambiamento ritenuto come possibile.

La domanda è considerato come il vissuto, il sintomo, se stesso ecc, l’obiettivo dell intervento è

capire un processo di SEMANTIZZAZIIONE DEI SINTOMI(attribuzione del significato al

sintomo), devo attribuire significato al sintomo nella vita del paziente. Semantizzazione: domanda

d’analisi che chiarisce, nella prospettiva dinamico-relazionale ora introdotta, il valore la rilevanza

che va attribuita alla co-costruzione intersoggettiva (nel contesto terapeutico) di nuove narrazioni su

di sé attraverso cui il paziente può sentire significativa la propria storia rinarrata dialogicamente.

L’analisi della domanda consiste nell’introduzione della riflessione sul contesto nei suoi aspetti

relazionali, così come esso è interpretato dagli attori, per favorire la sospensione dell’agito

collusivo; essa permette di analizzare le emozioni evocate dal contesto. E’ evidente che l’analisi

della domanda implica un processo di valutazione delle dinamiche intrapsichiche, relazionali ed

istituzionali che hanno condotto alla formulazione della richiesta di aiuto. Sia l’individuo, che la

famiglia, che le diverse organizzazioni, quando si rivolgono allo psicologo clinico, gli fanno

inconsciamente la richiesta di conformarsi a dinamiche collusive precostituite: ne deriva che lo

psicologo esperto ha il compito primario di individuare queste dinamiche, sospendere la collusione

e ripensare, e indurre a ripensare, la relazione attuale, rivendicando per sé e restituendo ai suoi

interlocutori la possibilità di costruire la propria esperienza.

I vissuti del terapeuta hanno importanza nella terapia: 1. nuclei che rimandano 1’esperienze di vita

simili a quelli del paziente e il terapeuta nell’incontro porta il materiale che porta in terapia, questo

però può portare a delle attivazioni motive 2. l’identificazione proiettiva: passaggio del materiale

psichico.. È importante sia l’aspetto personale del terapeuta ma bisogna integrarlo con la tecnica

Una dimensione importante è gestire la relazione: il paziente insieme al terapeuta deve gestire la

separazione (?) (esperienza emozionale correttiva: il paziente rivive la propria storia ma nell’ottica

di una evoluzione della sua disfunzione, in modo da progredire). Il paziente riattraversa la sua storia

all’interno della relazione con il terapeuta, lavorando sugli aspetti latenti: il lapsus è un atto psichico

valido dato dall azione congiunta e contrapposta di due tendenze diverse una perturbata e una

perturbatrice = c’è una tendenza perturbatrice ovvero latente e quella perturbata è quella manifesta

= è necessario passare dal latente all’esplicito.

Dopo aver decodificato il tema, e i sintomi latenti, bisogna capire il manifesto e il significato dei

sintomi

---Primo livello: il paziente ci dice delle cose, il terapeuta non è completamente neutro ma può

essere empatico, sento quello che dice il paziente, provo empatia verso il paziente= identificazione

concordante/ controttrasfer t = il paziente mi dice delle cose e io provo empatia e cerco di capire

l’emotività dei suoi contenuti psichici, per rielaborare dei contenuti. Capita che possiamo avere

delle emozioni troppo forti e farsi coinvolgere (bisogna fare un lavoro personale prima di affrontare

il lavoro da terapeuta) – necessaria dunque la SUPERVISIONE CLINICA.

Nel setting psicoterapeutico oltre all’empatia, ci può essere il processo di identificazione proiettiva

ovvero il paziente trasferisce su di noi del materiale, tuttavia a volte il paziente ci da delle trappole

e quello che fa attivare un’identificazione complementare: agiamo in un certo modo perché il

paziente ha bisogno di confermare i propri modelli = “contro transfer collusivo”= non bisogna

“incastrarsi” nei modelli proposti dal paziente -> mettere in atto dinamiche di semantizzazione,

capire come le dinamiche intersoggettive si giocano, valutare lo stato della mente del terapeuta

ovvero capire se ci sono meccanismi di ident. proiettiva controtransferali in modo da gestire la

dinamica che è il passaggio dal latente al manifesto. Creare un elemento mentale di interpretazione

dei significati.

L’elemento imprescindibile che ci aiuta a capire l’interpretazione dei significati dei sintomi? IL

PRIMISSIMO LIVELLO TECNICO E’ IL SETTING : importante perché ci serve a comprendere

le regole, ci serve per capire le trasgressioni del setting, che ci permettono di capire cosa sta

succedendo : setting è la cornice che determina la trama dell’accadere.= devo andare a capire la

trasgressione della routine, che vuol dire qualcosa.

**Analisi della domanda consiste in un’apertura allo spazio di riflessione su quello che accade nel

contesto relazionale nella psicopatologia. Esiste una chiara e precisa domanda di analisi o di aiuto??

Da chi è formulata e come? cosa c ‘&egra

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher silvanap27 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia clinica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bari o del prof Taurino Alessandro.
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