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Psicologia clinica appunti

La psicologia clinica è un campo in cui entriamo in gioco in prima persona.

Diagnosi dei disturbi di personalità

Problemi connessi con la diagnosi:

  • Diagnosi descrittiva vs. diagnosi inferenziale: è importante per i sistemi dimensionali che aiutano a parlare delle stesse cose della diagnosi categoriale/descrittiva con un linguaggio molto meno preoccupante;
  • Diagnosi categoriale vs. diagnosi dimensionale;
  • Diagnosi prototipica vs. diagnosi politetica: da una parte abbiamo il paziente di carta, dall’altra il paziente vero e proprio. Non bisogna appiattirsi sulla confusività, sul caos, di quello che abbiamo davanti. "Politetico" significa che possono esserci un insieme di fattori. L’assetto del prototipo è giusto, ma dobbiamo accertarci che la persona che abbiamo di fronte sia realmente così;
  • Comorbilità vs. covariazione: covariazione dei disturbi di personalità; un bravo clinico non è mai liquidatorio;
  • Comorbilità vs. "spettro" dei disturbi psichiatrici;
  • Rapporto tra variabili di stato e variabili di tratto.

Nel primo colloquio dobbiamo avere una griglia mentale tale da non perdere le informazioni fondamentali. L’aspetto descrittivo sui pazienti, soprattutto quelli disfunzionali, deve esserci. "Come si relaziona con gli altri; che idea ha di sé; le emozioni; il comportamento come è regolato; i sistemi cognitivi come entrano in tutto questo". Bisogna descrivere il paziente anche utilizzando termini sintetici.

Il comportamento ci dice: quante informazioni abbiamo raccolto; il suo modo di essere; quello che ci è arrivato; se è disfunzionale. La fase inferenziale è importante perché:

  • Ci fa capire come siamo arrivati a tutto questo;
  • Lavoriamo con dei modelli teorici.

Non tutti i modelli psicoterapeutici hanno delle teorie sullo sviluppo disadattivo. Il "polo descrittivo" è il punto di partenza, il "polo inferenziale" è il punto di arrivo ed è fortemente connesso con gli interventi terapeutici. Quanto la vita della persona è frammentata, è una cosa che va valutata a sé; per ora per valutare questa cosa non esistono scale di misura. Quando parliamo di "tratto" ci riferiamo a qualcosa che fa parte del mio modo di essere. Dobbiamo cercare di non parlare di malattia ma, di qualcosa che c’è nella mia vita e non va bene.

I sistemi dimensionali mettono quasi sempre in contatto con le risorse. Durante l’assessment dobbiamo stare attenti a come il paziente ci racconta le cose. Cioè dobbiamo capire come loro ci raccontano le cose (in cui danno la loro valutazione) e capire come sono andate realmente le cose. I pazienti, normalmente, ci parlano di quello che gli è successo durante la giornata. La fase di assessment deve essere pronta per l’invio. Non sempre quando ci arriva un paziente nel primo colloquio riesce a muoversi così liberamente. Molto spesso, le informazioni ci arrivano alla fine. Nel secondo colloquio avendo più informazioni abbiamo un quadro migliore del paziente. Quando leggiamo un paziente di carta con "disturbo borderline di personalità", abbiamo un rischio di suicidio di circa il 10% entro il 40° anno di vita. Alto rischio suicida per il paziente borderline. Il paziente di carta ci dice un sacco di cose ma poi dobbiamo declinarle nella realtà. La comorbilità dobbiamo essere sensibili nel coglierle. Sono soprattutto le comorbilità a fare il pasticcio, con un paio di comorbilità si ha un alto rischio di suicidio. Bisogna muoversi tra il paziente di carta ed il paziente reale in una dialettica non competitiva.

Stato borderline transitorio

Sono quei casi in cui, alcuni pazienti per un certo periodo, possono comportarsi come un borderline a tutti gli effetti. La terapia "multimediale" si può associare ad una psicoterapia. Qui, il terapeuta, usa le foto associandole a della musica per curare il paziente. Il terapeuta, qui, agisce il controtransfert perché cambia la stanza entrando la musica, le immagini. La terapia multimediale deve essere usata da un terapeuta molto esperto perché, questo tipo di terapia, fa riemergere molte cose rimosse dal paziente. Una cosa da non sottovalutare, in questo tipo di terapia, è il narcisismo del terapeuta.

Caratteristiche dei criteri categoriali

Facilità di utilizzo e comunicazione; hanno una maggior vicinanza al modus operandi dei clinici; consistenza con le decisioni cliniche che tendono ad essere categoriali; evidenza empirica di validità predittiva. Facile nel decidere e identificare disfunzionalità. Facilita il "decision-making" (presa di decisioni). Quando per comunicare con i colleghi utilizziamo il sistema categoriale utilizziamo poche parole per veicolare una grande quantità di informazioni e con pochissime probabilità di fraintendimento. L’uso comunicativo delle diagnosi categoriali è utilizzato per la presa di decisioni e non deve mai essere stigmatizzato. L’uso del sistema categoriale ci viene più semplice quando parliamo di "disfunzionale". Hanno un loro vantaggio descrittivo, sono molto sintetici, hanno un loro vantaggio comunicativo. È un sistema non disprezzabile perché aiuta la presa di decisioni. I criteri categoriali sono stati pensati per migliorare la concordanza diagnostica. È un sistema "ateoretico", non ha un modello teorico di base. Cioè, in questo sistema, la maggior parte dei clinici riteneva centrale un gruppo di sintomi per un determinato disturbo. L’ateoricità può bloccare nella decisione degli interventi. Quello che dobbiamo riuscire a cogliere è "l’essenza del cliente". L’uso del sistema categoriale, nella clinica, non ci basta. Dobbiamo integrare il sistema categoriale e dimensionale. I modelli categoriali sono molto forti sul sociometrico. I modelli categoriali sono modelli basati sulla nostra ottica.

Caratteristiche dei criteri dimensionali

Sono modelli quasi sempre basati sull’ottica della persona. È un sistema flessibile, ha una miglior affidabilità retest, assenza di dilemmi di classificazione (diagnosi multiple, casi sub-soglia), assenza di disomogeneità entro-diagnosi. I fattori "aspecific..."

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Edo1511 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia clinica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università Maria SS.Assunta - (LUMSA) di Roma o del prof Fossati Andrea.
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