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Psicologia clinica - Applicazioni - Docente Vallarino

File composto da slides + appunti presi a lezione.
Argomenti: DSM 5, ICD-10, schizofrenia, modelli di salute mentale, reti sociali, stigma e salute mentale, psicofarmaci, Recovery, maltrattamento psicologico, disturbi dell'umore. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Psicologia clinica docente Prof. M. Vallarino

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Scala per la Valutazione Globale del Funzionamento - VGF (Global Assessment of Functioning –

GAF) continuum che va da 0 (minimo funzionamento) a 100 (massimo funzionamento). È una

scala flessibile, ci sono comportamenti e gravità di sintomi. Al di sotto del 50 il quadro è più grave.

- È stata inserita nel DSM-IV come Asse V della classificazione multiassiale

- Misura il funzionamento psicologico, sociale e lavorativo

- Considera il funzionamento su un continuum che va da un livello eccellente di buon

funzionamento (100) ad un livello deficitario (1) con 10 punti di ancoraggio.

- Ipotetico continuum che va dalla salute mentale al disturbo psichico gravissimo con rischio

di morte (1)

- Due componenti: gravità dei sintomi e compromissione del funzionamento

- Intervallo 71-80 presenza marginale di psicopatologia

- Intervallo 1-70 presenza di psicopatologia di varia gravità

- Per ogni livello di gravità viene fornita una descrizione di riferimento che indica, non solo

l’assenza di psicopatologia, ma anche la presenza di tratti positivi (ricchezza di interessi e di

rapporti sociali, calore, atteggiamento positivo verso la vita)

- Il clinico deve individuare l’intervallo che meglio esprime la realtà attuale del soggetto in

esame facendo riferimento alla settimana precedente l’intervista

- Uso diagnostico e di monitoraggio

- Questo procedimento rende la GAF particolarmente utile in tutti quegli studi in cui

richiesta la valutazione della gravità globale o del livello di benessere; la sua periodica

applicazione nel contesto dello studio consente di misurare anche il grado di

miglioramento (monitoraggio)

WHODAS 2.0 World Health Organization Disability Assesment Schedule (2.0)

Valuta l’abilità del paziente di portare a termine attività appartenenti a 6 aree:

1. Comprensione e comunicazione

2. Evitamento

3. Cura di sé

4. Relazioni con i pari

5. Attività quotidiane (casa/famiglia, lavoro/scuola)

6. Partecipazione sociale

Quindi non analizza le aree ma dove si trova il paziente all’interno di queste aree. La scala è auto-

somministrata (o dal caregiver) e corrisponde ai concetti contenuti nella WHO International

Classification of Functioning Disability and Health. È inserita nel DSM-5 in sostituzione alla GAF.

Si allinea maggiormente con il nuovo DSM che non considera più il sistema multiassiale ma adotta

una dimensione di continuità del disturbo.

Sistemi di classificazione diagnostica:

ICD-10 International Classification of Diseases, Tenth Revision

La Classificazione Statistica Internazionale delle Malattie e dei Problemi Sanitari Correlati (ICD-10)

è la decima revisione di ICD adottata nel 1990 dall’Assemblea Mondiale della Sanità (WHA) ed è in

vigore dal 1 gennaio 1993.

È lo strumento diagnostico standard per l’epidemiologia (distribuzione di un disturbo in una data

popolazione all’interno di un periodo temporale), la gestione della salute e scopi clinici. È redatta

4

in inglese e tradotta nelle altre 5 lingue dell’OMS (arabo, francese, cinese, russo e spagnolo) e in

altre 36 lingue tra cui l’italiano. Nelle istituzioni pubbliche italiane, all’interno dei dipartimenti di

salute mentale, utilizzato tale modello. Si sviluppa nella tradizione psichiatrica europea. Non è una

classificazione dei disturbi mentali, ma di tutte le malattie riconosciute come empiricamente

fondate dall’OMS. Parte da una categoria e poi ci aggiunge altre caratteristiche.

DSM-5 Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders

Il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali è uno dei sistemi nosografici per i disturbi

mentali o psicopatologici più utilizzati da medici, psichiatrici e psicologi di tutto il mondo sia nella

pratica clinica sia nell’ambito della ricerca. Si rifà ad una tradizione psichiatrica statunitense

(American Psychiatric Association, 1° edizione 1952). È:

- Nosografico: i quadri sintomatologici sono descritti a prescindere dal vissuto del singolo, e

sono valutati in base a casistiche frequenziali

- Ateorico: non si basa su nessun tipo di approccio teorico

Per ogni disturbo fornisce:

1- Criteri diagnostici per la classe del disturbo e per tutti i disturbi che coinvolge;

2- Sottotipi e rilevanti specifiche del disturbo;

3- Procedure di registrazione con l’utilizzo dei codici;

4- Caratteristiche e disturbi associati;

5- Età specifica, cultura, caratteristiche familiari e collegate al sesso;

6- Prevalenza;

7- Decorso del disturbo;

8- Informazioni sulla diagnosi differenziale e sulle differenze tra quel disturbo e quelli simili;

9- Familiarità.

Impostazione generale e principi:

Abolizione del sistema Multiassiale per adottarne uno multidimensionale (I: disturbi clinici, II:

disturbi di personalità e ritardo mentale, III: condizioni mediche generali, IV: problemi psicosociali

e ambientali, V: valutazione globale del funzionamento). Gli assi I, II, III del DSM IV TR vengono

accorpati.

Abolizione della divisione tra disturbi dell’infanzia e dell’età adulta. La diagnosi si estende all’intero

corso della vita. La sintomatologia varia durante il corso della vita.

Promosso un approccio dimensionale, ma viene mantenuta un’impostazione categoriale.

Potenziamento del concetto di spettro del disturbo (connessione tra patologie) identificate

tramite l’individuazione di clusters di sintomi.

ICD VS DSM

L’ICD presenta una maggiore difficoltà di impiego, contemplando un maggior numero di categorie

diagnostiche ed è maggiormente flessibile rispetto alla valutazione delle malattie (critica: ampio

margine di soggettività nella diagnosi da parte del clinico).

Il DSM elenca una serie di criteri maggiormente rigidi per la diagnosi di un disturbo ed ha tentato

di convergere sull’ICD per molte categorie al fine di ottenere un’omogeneità diagnostica.

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Differenze nella diagnosi di disturbo bipolare:

DSM-V

• Categorie separate: ICD-10

-bipolare I: uno o più episodi maniacali o misti, • Sindrome affettiva bipolare caratterizzata

solitamente accompagnati da episodi depressivi da sintomi

maggiori. • Almeno 2 episodi, di cui uno maniacale o

-bipolare II: uno o più episodi depressivi maggiori, ipomaniacale

accompagnati da almeno un episodio ipomaniacale.

-ciclotimia

-BD NOS

• Almeno 1 episodio maniacale

Criteri diagnostici DSM 5:

Episodio maniacale:

• umore elevato per 1 settimana (o meno se è necessaria l’ospedalizzazione)

• tre sintomi addizionali di una lista che include:

autostima ipertrofica o grandiosità, ridotto bisogno di sonno, logorrea-fuga delle idee-distraibilità,

aumento del coinvolgimento in attività finalizzate, agitazione psicomotoria, eccessivo

coinvolgimento in attività ludiche con un alto potenziale per conseguenze spiacevoli

Episodio depressivo:

• umore depresso per più di 2 settimane

• 5 sintomi addizionali di una lista che include:

alterazioni dell’appetito o del peso, del sonno e dell’attività psicomotoria, ridotta energia,

sentimenti di svalutazione e di colpa, difficoltà a pensare, concentrarsi o prendere decisioni,

ricorrenti pensieri di morte o ideazione suicidiaria, pianificazione o tentativi di suicidio.

Criteri diagnostici ICD-10

Il disturbo bipolare è concettualizzato come uno spettro di disturbi che si verificano su un

continuum.

Sindrome affettiva bipolare: combinazione di episodi maniacali, ipomaniacali, depressivi, misti.

La diagnosi in ambito psichiatrico si basa su osservazione e rilevazione dei sintomi. Il disturbo

bipolare ha una piccola parte di componente genetica, non crea un rapporto causa-effetto ma

aumenta il rischio rispetto al resto della popolazione.

Sintomatologia psicotica (visto video di congresso progetto ASL di Modena “Uditori di voci”)

Si riferisce ai sintomi piuttosto che ad una diagnosi specifica ed include molte patologie come la

schizofrenia, il disturbo bipolare, i disturbi schizoaffettivi, disturbo delirante di personalità,

depressione maggiore, la demenza. L’uso di droghe o alcool, alcune malattie neurologiche o

traumi cerebrali possono causare un episodio psicotico.

 Si tratta di un’alternazione della dimensione di realtà in cui può accadere di sperimentare

allucinazioni o credenze deliranti. 6

Due categorie:

▪ 

Sintomi positivi distorsione o eccesso delle funzioni normali, aumento dell’attività

Allucinazioni: Percezione sensoriale che rimanda ad una percezione oggettiva, ma che si

manifesta in assenza di una stimolazione esterna del relativo organo di senso. Può

riguardare ciascuna modalità sensoriale (gustativa, olfattiva, somatica, tattile, uditiva e

visiva). La persona può avere livelli di consapevolezza diversa rispetto all’esperienze

allucinatorie

Delirio: falsa convinzione che comporta un’interpretazione non corretta di percezioni ed

esperienze. Tale convinzioni è basata su errate deduzioni riguardanti le realtà esterne,

viene fermamente sostenuta a dispetto di prove inconvertibili della sua falsità. I deliri sono

considerati «bizzarri» quando risultano assolutamente non plausibili in base alla cultura di

riferimento del soggetto. In caso di schizofrenia ci potrebbe essere solo delirio.

Eloquio e comportamento disorganizzato

▪ 

Sintomi negativi diminuzione o perdita delle funzioni normali (diminuzione del

funzionamento cognitivo e psicomotorio)

Appiattimento dell’affettività,

Alogia: riduzione della fluidità e produttività di pensiero e dell’eloquio,

Abulia: incapacità di iniziare o terminare un comportamento finalizzato a una meta, es

stare seduto per lunghissimo periodo senza mostrare interesse per attività

A volte è difficile distinguere un delirio da idee e convinzioni fortemente radicate, irragionevoli ed

estreme, la rigidità delle convinzioni e l’indifferenza per le evidenze contrarie costituiscono il

criterio di demarcazione. Per molti tipi di delirio, infatti, il problema non consiste tanto nel fatto

che esistano ragioni per credere che siano veri, ma che non esistono ragioni per credere che siano

falsi (bias relativi allo stile attributivo, la tendenza al “jump to conclusion”). Si tratta di distorsioni

che si pongono lungo un continuum.

L’obiettivo dell’assessment e della raccolta di informazioni è quello di riuscire a comprendere i

sintomi psicotici attraverso l’analisi del modo in cui si manifestano i sintomi e la spiegazione che la

persona dà a questi. Lo scopo della valutazione è quello di sviluppare una valutazione funzionale e

una formulazione relativa alle convinzioni deliranti, che includano una comprensione dei fattori

predisponenti, precipitanti e di mantenimento. Le voci: identità, finalità, rapporto, minaccia.

Può essere utile spiegare al paziente che per aiutarlo potrebbe essere necessario parlare in modo

approfondito dei suoi sintomi chiedendogli il permesso. È possibile anche raccogliere informazioni

relative al rapporto che il paziente ha con le voci utilizzando le seguenti aree:

- Caratteristiche fisiche: numero e genere di voci, frequenza, intensità, chiarezza, posizione

- Contenuto: bisogna essere specifici perché il significato che il paziente attribuisce alle sue

voci può influenzare la relazione con il loro contenuto (cosa dice la voce? Da dei comandi?)

- Credenze: che il soggetto ha riguardo le sue voci (chi pensa ci sia dietro le voci?)

- Stimoli: includono i segnali o le cause che inducono a sentire le voci e le situazioni o i

momenti in cui non sono presenti (a che ora e in quali situazioni le voci sono più attive?)

- Conseguenze emozionali e comportamentali: possono essere positive, neutre o negative

(come si sente quando ascolta la voce? Impreca o grida contro la voce?)

Tali misurazioni devono essere ripetute regolarmente durante la terapia.

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Il mezzo principale di valutazione è il colloquio clinico, si possono utilizzare delle scale visive

analogiche per stimare la forza delle credenze e il livello di preoccupazione del paziente. Una scala

analogica visiva è semplicemente una linea di 10 cm con 0% ad una estremità e 100% all'altra

estremità.

Trattamento:

• Interventi psicosociali: interventi di riabilitazione per aiutare i pazienti a reintegrarsi nella

comunità ed acquisire abilità sociali e lavorative, terapia cognitiva comportamentale, intervento

psicoeducativo familiare, ecc.

• Terapia farmacologica

• Gruppi di auto-mutuo aiuto: potenziamento e la riduzione delle emozioni di disagio o vergogna:

confrontare le esperienze può aiutare la persona a cambiare l’immagine di sé

Il trattamento si considera efficace se comporta una riduzione del distress emotivo del paziente e

un suo miglior funzionamento sociale e non solamente sul decremento dei sintomi.

La terapia cognitivo-comportamentale

• Centralità del ruolo dei pensieri e dei comportamenti nell’origine e nel mantenimento dei

problemi di tipo psicologico ed emotivo.

• Scopo di ridurre la sofferenza soggettiva e di aumentare le strategie di coping adattive,

modificando le credenze disfunzionali e insegnando nuove abilità; i diversi approcci si distinguono

per la maggior enfasi sui processi comportamentali o su quelli cognitivi (Holon e Beck, 2004).

• L’obiettivo è quello di modificare le credenze disfunzionali e i comportamenti non adattivi

usando un ampio ventaglio di tecniche (l’automonitoraggio, l’identificazione e la messa in

discussione dei pensieri negativi e delle assunzioni che mantengono in vita i comportamenti e le

esperienze problematiche, la decatastrofizzazione, esperimenti comportamentali)

• Modello ABC A (antecedent) è lo stimolo di partenza, spesso portato in terapia e causa di

disagio o sofferenza (es. guidare l’auto, parlare in pubblico); I B sono i pensieri, le convinzioni

(belief) che il paziente ha utilizzato per valutare, positivamente o negativamente, l’antecedente.

Infine i C (consequences) possono essere emozioni o comportamenti, azioni. Individuato l’A, si

passa a compilare il C. L’obiettivo principale della terapia, è quello di insegnare al paziente a

identificare e monitorare i propri pensieri e le proprie credenze in situazioni specifiche, valutandoli

e correggendoli alla luce delle prove oggettive esterne e delle circostanze.

Le idee deliranti e le allucinazioni uditive si basano su assunzioni e pensieri che i pazienti ritengono

veritieri, tengono in gran considerazione e, spesso, li preoccupano.

Si propone un piano di trattamento, in cui paziente e terapeuta lavorano insieme rispetto a

credenze e i pensieri relativi all’interpretazione dei sintomi cercando di produrre delle spiegazioni

alternative a questi e di sviluppare nuove strategie di coping. L’obiettivo non è la scomparsa dei

sintomi psicotici, ma la modificazione delle interpretazioni delle voci e dei deliri e la generazione di

spiegazioni alternative a questi fenomeni, meno angoscianti delle precedenti.

Strategie e tecniche di gestione delle voci

• Ascolto. I pazienti sono incoraggiati ad ascoltare attentamente le voci riducendo l’evitamento

cognitivo (es. tenere un diario)

• Dialogo. Se i pazienti lo stanno già facendo, si potrebbe suggerire di fare domande diverse o di

rispondere diversamente, creando così una situazione nuova per sé stessi e per le voci. Molto

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spesso le voci danno istruzioni auto-distruttive; è quindi possibile parlarne, ad esempio discutere

chi è realmente al comando.

• Negoziare. Può essere necessario negoziare con le voci. Ad esempio, quando le voci danno

istruzioni che la persona vuole seguire.

• Destinare un tempo specifico. Viene suggerito al paziente di dedicare un tempo specifico per

ascoltare attentamente le voci, su base giornaliera. E’ utile anche porre domande aperte e neutre

alle voci. Se le voci si fanno sentire al di fuori del tempo stabilito, vengono reindirizzate a quel

momento: ad esempio: “Voglio ascoltarti, ma se vuoi che lo faccia, devi tornare alle nove questa

sera”. Spesso le voci cambiano il loro contenuto e le persone possono sviluppare una relazione

diversa con esse. (cfr. Korrelboom, 1989; Van der Werf, Hermans & Van Ree, 1989).

• Farmaci. Antipsicotici, antidepressivi possono ridurre l’ansietà, ma non necessariamente fanno

sparire le voci. Le tecniche sono finalizzate ad aumentare le capacità della persona ad esercitare

un controllo sulle voci.

Clinical Staging Model (Modello della Stadiazione)

È un sistema di ridefinizione diagnostico che valuta il grado di progressione di una malattia di un

individuo in un particolare momento nel tempo (stadio). Sul piano operativo, il modello guida il

clinico nel selezionare i trattamenti che sono maggiormente appropriati in quello specifico

momento della patologia. Stabilire lo “staging” (= stadio) della patologia permette di valutare il

trattamento più idoneo.

 4

4 Cronica severa e persistente malattia

3 Stato clinico con criteri diagnostici soddisfatti 3

2 Stato clinico in assenza di una diagnosi

completa 2

1 Sintomi sottosoglia e diminuito 1

funzionamento

0 Asintomatico, è presente il rischio di malattia 0

In Australia, il gruppo di Patrick McGorry (articolo) per primo ha proposto un modello di

“stadiazione” per la psicosi, esteso in seguito anche ai disturbi affettivi. (Orygen). Nell’ottica del

trattamento precoce, risulta necessario un modello teorico che consideri il decorso longitudinale

del disturbo e l’impatto temporale dei diversi interventi ed eventi.

Il modello per stadi ha un ruolo più importante nella predittività, poiché le risposte positive al

trattamento specie se precoci possono migliorare la prognosi e prevenire la progressione del

disturbo a forme più severe. I trattamenti offerti nelle fasi precoci della malattia dovrebbero

essere più efficaci e meno invasivi rispetto a quelli offerti negli stadi più avanzati. I pazienti nelle

fasi precoci della malattia hanno una risposta migliore al trattamento e una prognosi migliore

rispetto ai pazienti osservati in uno stadio avanzato della malattia.

Ri-concettualizzazione della patologia. 9

Diagnosi schizofrenia (DSM-V)

La sintomatologia della schizofrenia è varia e si presenta con intensità e combinazioni diverse da

persona a persona. In generale i principali sintomi possono essere suddivisi in tre tipologie:

1- Sintomi positivi legati ad un’alterazione del modo di percepire il mondo intorno a sé

(allucinazioni, deliri, pensieri persecutori..)

2- Sintomi negativi legati ad un cambiamento nel modo di agire (scarsa motivazione,

mancanza di interessi, asocialità e solitudine, ridotta capacità, difficoltà nel parlare e

sostenere un discorso, di attenzione, perdita di iniziativa, chiusura in sé stessi, scarsa cura)

3- Sintomi cognitivi legati a problemi di concentrazione, di memoria e apprendimento che

possono comportare per il paziente ulteriori difficoltà di comunicazione e di relazione con

gli altri

Per un periodo di almeno un mese, sono presenti per la maggior parte del tempo almeno due

sintomi cardine della malattia tra: delirio, allucinazioni, pensiero e linguaggio disorganizzato,

disorganizzazione o anomalie del movimento, atteggiamento catatonico, sintomi negativi. Almeno

uno dei sintomi presenti deve riguardare la presenza di delirio/fissazioni o allucinazioni o pensiero

(linguaggio) disorganizzato. In aggiunta, per un periodo di almeno 6 mesi, deve essere presente un

certo grado di compromissione/disagio psichico e la persona deve mostrare un netto calo nelle

capacità scolastiche, lavorative, o nell’esecuzione delle attività quotidiane abituali che in

precedenza non comportavano difficoltà.

(vedere Articolo McGorry in quali casi e per quali raccomandazioni i farmaci antipsicotici

possono essere somministrati)

Trattamento precoce e cura schizofrenia:

o Soggetti a rischio o in fase prodromica:

Trattamento psicologico: raccomandato Servizio destinato al trattamento e

Trattamento per ridurre sintomi e disagio ma non per caratterizzato da personalizzazione degli

farmacologico: prevenirne la malattia o migliorarne il interventi, collocazione autonoma e attività

utilità da informative e formative: raccomandato

decorso del declino

confermare

o Soggetti al primo episodio:

Trattamento farmacologico: raccomandato sia Trattamento Servizio di tipo comunitario

al primo episodio che nel periodo successivo psicologico: destinato al trattamento precoce

all’esordio (la scelta dei farmaci tipici e atipici raccomandato sia caratterizzato da

deve essere valutata caso per caso) per il paziente che multidisciplinarietà, domiciliazione

per la famiglia e flessibilità: raccomandato

Quello che conta molto in malattie severe è il trattamento riabilitativo legato a quello psicologico

ma anche volto al reinserimento nella società. È raccomandato creare un programma

personalizzato, infatti anche le preferenze di trattamento manifestate dall’individuo sono legate al

successo/fallimento dell’intervento riabilitativo.

Per controllare e contenere le prime manifestazioni di sintomi come deliri o allucinazioni è

necessario un supporto farmacologico.

Per il disturbo bipolare è necessario il coinvolgimento dei familiari.

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Storicamente si sono create tre tradizioni per spiegare la patologia psichica e i disturbi:

1. Modello medico fino alla metà del secolo scorso si attribuiva il disturbo mentale a cause

organiche (malformazione del cervello, eventi perinatali), la malattia era vista come

deviazione rispetto ad una norma biologica, un deficit da riparare. Il modello bio-medico

stressa le variabili biologiche che devono essere identificate e corrette con interventi

terapeutici mirati. La schizofrenia era chiamata Dementia preacox, termine usato da

Kraepelin per descrivere lo stato demenziale che seguiva dopo la malattia rilevando il

carattere prognostico. La sintomatologia negativa (allucinazioni, deliri, emotività

incongrua, deficit dell’attenzione, negativismo, stereotipie e progressivo deterioramento)

era quindi associata ad una demenza, un deficit del sistema nervoso centrale. L’eziologia

della demenza precoce fu attribuita ad una patologia organica del cervello e in seguito ad

un disturbo metabolico da curare con interventi biologici.

2. Modello psicologico incentrato su emozioni, pensieri e vita psichica del soggetto. Il

focus è quindi sul soggetto, ambiente e contesto non vengono più considerati. Freud

considerò la schizofrenia come un cambiamento della relazione che il paziente aveva con

persone ed oggetti del suo ambiente legato ad un disinvestimento delle pulsioni.

3. Modello sociale origina dall’interazione di più discipline: psichiatria, psicologia sociale,

sociologia, etnologia, epidemiologia, antropologia. Indicano una concentrazione della

casistica di alcuni stati psicopatologici in aree sociali svantaggiate. Secondo questo modello

il disturbo è una reazione ad un ambiente malsano (società e le sue norme restrittive).

Modello bio-psico-sociale o globale è una strategia di approccio alla persona, sviluppato negli anni

Ottanta sulla base di una concezione multidimensionale della salute descritta del 1947 dal WHO

(World Health Organization). Tale prospettiva è in linea con il concetto di salute del WHO che fa

riferimento alle componenti fisiche (funzioni, organi, strutture), mentali (stato intellettivo e

psicologico), sociali (vita domestica, lavorativa, economica, familiare, civile) e spirituale (valori).

La valutazione dello stato di salute di una persona avviene all’interno di un ambiente psicosociale

in un’ottica sistemica. Tale modello critica il riduzionismo biologico e adotta una prospettiva che

sostiene il principio della causalità multipla che vede la malattia mentale come esito di una

combinazione di fattori protettivi, di rischio e vulnerabilità:

➢ Condizioni legate all’ambiente sociale, culturale, educativo e familiare

➢ Aspetti di personalità (cognitivi ed emotivi di elaborazione della propria esperienza)

➢ Fattori legati alla familiarità, ereditarietà

Dimensione evolutiva (life-span perspective): la comprensione dei processi di salute e di malattia

devono essere contestualizzati secondo una prospettiva temporale che abbracci tutto l’arco di

vita. I livelli di organizzazione coinvolti nel sistema bio-psico-sociale sono dipendenti dai

cambiamenti che caratterizzano lo sviluppo e l’evoluzione della persona. La rappresentazione della

salute e della malattia cambia fortemente nel corso della vita, così come cambiano i processi

biologici di base, le dinamiche emotive, cognitive e di personalità, le norme sociali e le aspettative,

le attività e il livello di partecipazione alla vita di relazione.

“I Determinanti sociali di salute sono le condizioni in cui le persone nascono, crescono, vivono e

invecchiano. Queste circostanze sono modellate dalla distribuzione di denaro, del potere e delle

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risorse a livello globale, nazionale e locale. I determinanti sociali della salute sono per lo più

responsabili delle disuguaglianze di salute nello stato di salute all’interno e tra i paesi.”

Lo stato di salute di un individuo e più estesamente di una comunità o popolazione è influenzato,

determinato, da molteplici fattori. Lo studio dei determinanti della salute costituisce la base e la

sostanza della sanità pubblica, perché consente di analizzare (e possibilmente modificare) i fattori

che in varia misura influenzano l’insorgenza e l’evoluzione delle malattie. È ormai convinzione

consolidata che la salute costituisca un aspetto fondamentale della qualità della vita degli

individui, ma anche un bene essenziale per lo sviluppo sociale ed economico. I fattori politici,

economici, sociali, culturali, ambientali, comportamentali e biologici possono favorirla così come

possono lederla (OMS, 2012).

Contesto I determinanti della salute mentale e dei disturbi mentali includono:

✓ Fattori sociali, culturali, economici, politici e ambientali;

✓ Le politiche adottate a livello nazionale (la protezione sociale, lo standard di vita, le

condizioni lavorative ed il supporto sociale offerto dalla comunità.

La salute mentale carente è fortemente influenzata da una serie di fattori come il reddito, la

situazione lavorativa, il grado di istruzione, il tenore di vita, la salute fisica, la coesione familiare, la

violazione dei diritti umani e l’esposizione ad eventi di vita sfavorevoli (es. violenze, abbandono).

Diseguaglianze: la povertà, la deprivazione e l’esclusione sociale esercitano un impatto importante

sulla salute e sulla morte prematura, e le probabilità di vivere in condizioni di miseria si

concentrano pesantemente in specifici gruppi sociali. I disoccupati, minoranze etniche, lavoratori

immigrati, persone disabili, rifugiati, senza fissa dimora sono particolarmente a rischio.

Individuo i determinanti della salute mentale e dei disturbi mentali includono gli attributi

individuali (la capacità di gestire i pensieri, le emozioni, comportamenti le relazioni con gli altri):

l’esposizione alle avversità sin dalla tenera età rappresenta un fattore di rischio per disturbi

mentali ormai riconosciuto e che si può prevenire.

Fattori di rischio e fattori di protezione: se il disturbo mentale deriva da una pluralità di fattori,

allora è possibile intervenire su alcuni di questi fattori, individuali o ambientali, per prevenire

l’insorgere del disturbo o per curarlo una volta che si sia manifestato.

I fattori di rischio sono quegli elementi che interferiscono con l’adattamento e che aumentano la

probabilità della manifestazione della psicopatologia. Possono essere sia interni all’individuo sia

appartenenti al contesto. Possono riguardare:

• Caratteristiche individuali di personalità innate o acquisite: rigidità di pensiero, instabilità

emotiva, stili cognitivi disfunzionali, perfezionismo, intolleranza all’incertezza e alla

frustrazione, attaccamento insicuro e disorganizzato, bassa autostima, difficoltà nello

stabilire e mantenere relazioni sociali, aspettative irrealistiche nei confronti di sé stessi.

• Stili di vita (es. uso di sostanze, obesità)

• Fattori aggiuntivi: ritardo mentale (comorbidità), malattie fisiche croniche

I fattori di rischio possono essere di diverso tipo:

- Ambientali:

✓ Emarginazione e condizioni svantaggiate, difficoltà economiche

✓ Condizioni di disagio sociale (disoccupazione, povertà)

✓ Migrazione

✓ Assenza o difficoltà di accesso alle cure (servizi sociali e sanitari)

- Familiari: 12

✓ Abusi e maltrattamenti, carenza di sostegno, forti disaccordi familiari, malattia mentale in

famiglia

✓ Momenti critici del ciclo vitale (es. adolescenza)

✓ Difficoltà familiari (morte di un congiunto, separazioni e divorzi)

I fattori protettivi, invece, possono essere:

- Personali:

✓ Caratteristiche individuali di personalità innate o acquisite

✓ Attaccamento sicuro, sostegno affettivo

✓ Pensiero creativo, risorse intellettive, buone abilità cognitive, capacità di affrontare i

problemi (coping)

✓ Umorismo, locus of control interno

✓ Buona autostima, positiva percezione di Sé

✓ Comportamento prosociale

- Contestuali e ambientali:

✓ Presenza di una rete sociale di sostegno (l’isolamento porta la persona a pensare che la

propria realtà sia l’unica esistente)

✓ Buon legame con la famiglia d’origine, figure familiari ed educative di rifermento

✓ Buone condizioni socio-economiche, sistema sanitario funzionante (accesso alle cure)

Modelli interpretativi della malattia (schizofrenia):

Esplicazioni basate su modelli biologici sembrano incrementare la distanza e non risultare efficaci

nella lotta contro lo stigma. Favorire modelli esplicativi che poggino su una visione multifattoriale

della malattia.

Scheda di lavoro sul modello stress-vulnerabilità

Fattori di vulnerabilità: elenca ogni tipo di fattore Lista di controllo dello stress: c’è mai

che tu pensi abbia incrementato la tua stato nella tua vita qualcosa che ti ha

vulnerabilità a sviluppare un episodio psicotico o stressato prima di stare male?

la psicosi Fattori protettivi: pensi di avere qualche

Fattori di rischio: cosa pensi potrebbe aver risorsa o forze che potrebbero ridurre il

aumentato il rischio di aver sviluppato un rischio di peggiorare?

episodio psicotico

Reti Sociali

Evidenze mostrano una relazione positiva tra supporto sociale, stato di salute, funzionamento e

qualità della vita.

Le reti sociali sono associate a diversi benefici psicologici: la capacità di fronteggiamento allo

stress, influenza gli stili di vita salutari, abilità di coping, senso di empowerment.

Reti sociali e depressione:

• La grandezza della rete (in termini di legami forti) è proporzionale all’insorgenza della

malattia

• Reciproca assistenza in caso di bisogno, accesso a risorse cognitive, affettive e informazioni

• Accesso ad informazioni rilevanti per la prevenzione

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Le reti sono interconnesse e possono generare un’ampia gamma di differenti tipi di supporto

sociale e modalità di aiuto (strumentale, informativo ed emotivo).

Caratteristiche delle reti sociali sono: densità e grandezza, complessità, reciprocità e forza legame

Alcuni studi hanno paragonato le reti sociali di individui con disturbi mentali e di individui

appartenenti alla popolazione generale e hanno osservato come le reti sociali di individui

appartenenti alla popolazione generale si compongono di circa 40 persone mentre quelle di

individui con disturbi mentali sono formate dalle 4 alle 13 persone.

Il continuum tra rete sociali naturali e reti promosse dai servizi

Supporto naturale (reti primarie) Supporto formale (reti

relazioni di natura familiare, secondarie) Aiuto ‘oggettivo’ -

parentale amicale e di vicinato affronta anche le criticità e può

Basate sulla reciprocità (dare- implicare una dimensione

avere) economica

Aiuto ‘soggettivo’, offre un aiuto Relazioni con figure professionali

‘morale’, di vicinanza (medico di base, assistente

Si può ‘sottrarre’ dall’aiuto sociale, psicologi)

Dimensione comunitaria Diversi contesti di cura

Mappa di Todd rappresentazione grafica della rete

È uno strumento di misurazione della rilevanza relazionale e permette una rilevazione grafica che

consente di misurare la rete sociale di un soggetto. Può essere utilizzato in sede di valutazione e

intervento. Le domande: Le Persone vicino a me

• Quali sono le persone che ritiene vicino a Lei o alla sua

famiglia e su cui sente di poter fare affidamento?

• Sono persone con cui ha contatti quotidiani/settimanali/

saltuari? Li sente emotivamente vicino?

•A quale contesto appartengono? (famiglia, scuola dei

figli, lavoro, paese, vicinato, ecc.)

• Provi a ripensare ad eventi passati in cui si è trovato/a in

difficoltà c’è stato qualcuno da cui si è sentito aiutato o

supportato? In futuro, se ci fosse bisogno a chi si

rivolgerebbe?

• Si ricorda degli episodi specifici?

•Quale tipo di aiuto ha ricevuto?

L’individuo è il puntino grigio. Più ci si allontana da esso più la persona è lontana da lui nella sua

rete sociale, più si avvicina a esso più la persona è importante nella sua rete sociale.

14

Reti ed eventi traumatici o critici (esercitazione)

Provi a pensare a un evento critico da Lei vissuto e tenti di ricostruire cosa è successo (capire se e

quale rete sociale ha attivato la persona per far fronte alla situazione).

• A quale evento traumatico o critico si sta riferendo? Di che natura era? Quale evento traumatico

o critico ricorda?

•Provare a far emergere riflessioni riguardanti l’aiuto professionale e quello non professionale.

•A chi l’ha detto? Ha cercato aiuto? Quale tipo di sostegno ha cercato la persona e perché? La

ricerca di aiuto ha portato a dei risultati? Ha ricevuto l’aiuto che si aspettavi?

Tipo di supporto:

• emotivo

• Socializzazione/svago

• Consigli, informazioni

• Aiuto concreto

Indagare:

• Multidimensionalità (persona che fornisce più tipologie di aiuto)

• Reciprocità (dare e ricevere aiuto)

Stigma e Salute mentale

La stigmatizzazione è il fenomeno sociale che attribuisce una connotazione negativa a un membro

(o a un gruppo) della comunità (Goffman, 1983). La parola stigma viene usata come sinonimo di

marchio, pregiudizio, segno distintivo, in riferimento alla disapprovazione sociale di alcune

caratteristiche personali spesso ricondotte alla malattia mentale.

Lo stigma determina la creazione di stereotipi e discriminazione.

Goffman ha individuato le quattro fasi che portano all'attribuzione dello stigma sociale:

1. Scelta delle differenze (biologiche, psicologiche, sociali o di altro tipo) come oggetto della

discriminazione (colore della pelle, orientamento sessuale, genere, disturbo mentale)

2. Attribuire degli stereotipi negativi a queste categorie artificiali.

3. Operare una distinzione tra stigmatizzati e non-stigmatizzati.

4. Effettiva perdita di status per l'individuo stigmatizzato.

Asylums di Goffman “Un'istituzione totale può essere definita come il luogo di residenza e di

lavoro di gruppi di persone che - tagliate fuori dalla società per un considerevole periodo di tempo

- si trovano a dividere una situazione comune, trascorrendo parte della loro vita in un regime

chiuso e formalmente amministrato. Prenderemo come esempio esplicativo le prigioni nella

misura in cui il loro carattere più tipico è riscontrabile anche in istituzioni i cui membri non hanno

violato alcuna legge. Questo libro tratta il problema delle istituzioni sociali in generale, e degli

ospedali psichiatrici in particolare, con lo scopo di mettere a fuoco il mondo dell'internato».

I pregiudizi verso le persone con disturbo mentale (Degan 1992)

➢ Le persone con disabilità psichica (dp) sono pericolose, imprevedibili e temibili.

➢ Le persone con dp sono più bambini che adulti

➢ Le persone con dp sono strutturalmente diverse dagli altri individui

➢ Le persone con dp non sanno ciò di cui hanno bisogno e devono avere qualcuno che decida

cosa sia meglio per loro 15

➢ Le persone con dp sono irrazionali

➢ Le persone con dp devono essere protette dai fallimenti

Lo stigma verso la malattia mentale si fonda sugli stereotipi della pericolosità, dell’imprevedibilità,

della desocializzazione attribuita in parte alla inabilità a conformarsi alle regole ed agli stimoli

sociali, ma anche ad una abulia, una “mancanza di volontà” di cui i pazienti sono almeno in parte

considerati responsabili.

«Le persone con disabilità psichica con un disturbo mentale sono violente»

Storicamente, una persona con malattia mentale è percepita dalla popolazione generale come

violenta e pericolosa. È un dato confermato da recenti indagini internazionali che comprendono

anche opinioni di operatori sanitari (Angermeyer & Dietrich 2006); in particolare per ciò che

riguarda la schizofrenia (Nordt et 2006).

Bias: gran parte della ricerca è stata prodotta sui crimini commessi da persone con disturbi

mentali, sui comportamenti violenti nei servizi psichiatrici.

Vi è una crescente attenzione per il rischio, che persone con malattia mentale hanno, di essere

vittime di abusi e violenze dopo l'insorgenza della malattia. Persone con malattia mentale

riportano un’alta incidenza di episodi di violenza subita rispetto a quella perpetrata

(maltrattamento, esperienze traumatiche, bullismo, alta incidenza di violenza familiare sulle

donne). Ricerca mostra che le persone con malattie mentali hanno più probabilità di essere vittime

di violenza piuttosto che autori di reato e non sono più violenti della popolazione generale.

Risultati di una ricerca congiunta di psicologi, utenti e giornalisti nel 2013 uno studio

dell’Università di Melbourne ha analizzato una grande mole di articoli dei maggiori quotidiani

nazionali. Il 47% articoli di giornale suggeriva un legame stretto tra schizofrenia e violenza.

Associazione tra malattia mentale, violenza, criminalità e pericolosità sociale.

Nel disturbo border-line è importante la capacità di ragionare sulla relazione con gli altri e su sé

stesso all’interno della relazione. Il disturbo rendere la persona vulnerabile a fattori di rischio.

Stigma Watch riguarda il tema della cattiva comunicazione relativa alla malattia mentale, è un

programma con lo scopo di promuovere una corretta rappresentazione della salute mentale

attraverso i mezzi di comunicazione. L’obiettivo è di fornire informazioni corrette a giornalisti che

non spiegavano bene e contribuivano a formare distorsioni sulla malattia mentale.

(2 articoli)

Lo stigma nasce come processo di carattere sociale ma poi diventa un problema individuale:

Auto-stigma o stigma internalizzato Processo d’interiorizzazione dei pregiudizi e costruzione di

credenze che si applicano su sè stessi e minano l’autostima e il senso di autoefficacia personale.

Messa in atto di comportamenti di “autodiscriminazione” o “discriminazione anticipata”.

La ricerca suggerisce che l’auto-stigma e la paura del rifiuto da parte degli altri conduce le persone

a non perseguire opportunità di realizzazione e autolimitarsi.

Le persone che si identificano con il gruppo stigmatizzato, interiorizzano gli stereotipi peggiorativi

con conseguente auto-svalutazione. Le persone temono di emanare lo stigma. Questo modo di

rispondere può interferire con la capacità delle persone di far fronte alle normali situazioni di vita

e alla richiesta di aiuto.

Emozioni e comportamenti derivanti: la persona sente che questo pregiudizio ha un fondo di

verità, sviluppa sentimenti che minano l’autostima generando comportamenti negativi e

16

provocando una perdita di speranze (“non guarirò”). L’isolamento e il ritiro sociale è un fattore di

rischio per una possibile cronicizzazione della malattia.

➢ I pazienti possono pensare che la malattia è un segno di debolezza di carattere o

incompetenza, di poca intelligenza.

➢ Sviluppano sentimenti di bassa autostima e diventano meno disposti al trattamento.

➢ Solitudine, rabbia, senso di abbandono, colpevolizzazione e vergogna per la persona e per

la sua famiglia

➢ Evitamento sociale: fuga da una situazione sociale per l’angoscia di un possibile rifiuto o di

esperienze negative.

➢ Indebolimento della rete sociale

➢ Rischio di suicidio

Indicatori di self-stigma o stigma internalizzato (Carrozza, 2014):

- Si perde l’identità personale, sostituita da un senso del sé definito interamente dalla malattia

- Tutte le attività ruotano attorno all’essere paziente psichiatrico

- Si sviluppa l’alienazione dagli altri

- Si perdono i precedenti ruoli sociali

- Si sviluppa un’idea di sé svalutata e socialmente indesiderata

Questionario sull’auto-stigma o stigma internalizzato

Alcuni Strumenti: self stigma of mental illness scale, Discrimination Stigma Scale

Chiedere al paziente di completare le seguenti affermazioni: «Penso che la gente ritenga che la

maggior parte delle persone affette da malattia mentale..», «Credo che la maggior parte delle

persone affette da persone malattie mentale sono..», «Poiché ho una malattia mentale io..».

L’atteggiamento degli operatori

Le ricerche sostengono che il comportamento (verbale e non verbale) degli operatori nei servizi di

salute mentale può rinforzare lo stigma internalizzato (Deegan, 1992): Espressioni

offensive/colpevolizzazione («Lei non vuole cambiare»), Messaggi demoralizzanti («dalla

schizofrenia non si guarisce, la malattia peggiora col tempo»), Uso improprio del linguaggio («è

uno psichiatrico, il gruppo degli schizofrenici..»), Eccessiva difesa del ruolo professionale («lo

psicologo sono io e so cosa è meglio per lei»), Comportamenti di scarsa considerazione.

Atteggiamenti di operatori che comunicano rispetto:

• Avvisare quando si arriva in ritardo

• Dedicare attenzione alle opinioni, preferenze, insoddisfazioni degli utenti

• Trattare gli utenti come persone e non come malati

• Esprimere fiducia ed aspettative positive

• Non imporre le proprie idee e scelte

• Non sostituirsi

• Fare attenzione a non sovrapporre i propri valori

Continuità tra personalità e malattia:

Differenze tra tratti del carattere (abitudini, attitudini, stili relazionali) e sintomi del disturbo con la

finalità: Dove «finisce» la persona e dove inizia la malattia? La malattia può cambiare la

17

personalità? Quale responsabilità la persona ha dei suoi comportamenti? Quali sono gli aspetti

della personalità considerati punti di forza, come possono contribuire ad affrontare la malattia?

Il disturbo è qualcosa che si ha, non qualcosa che si è (avere-essere). Ad es. è diverso dire “è un

depresso” e “ha un disturbo di depressione”, nel secondo caso si mantiene la differenza tra

persona e disturbo.

Schede in cui indicare le caratteristiche della propria personalità e quelle della malattia. Esempio:

Esercitazione aggettivi:

Viene chiesto ai partecipanti di scegliere alcuni aggettivi che sentono rappresentare la propria

personalità (non più di 4 o 5). Successivamente si chiede di pensare quale sia l’estremo opposto

(es. preciso-ipercontrollante/spontaneo-eccessivo, disinibito). L’esercitazione consiste

nell’individuare quegli stati/comportamenti intermedi che evidenziano la progressione e il

continuum da un tratto di personalità fino alla patologia. L’individuazione di questi stati intermedi

ha la funzione di individuare comportamenti soglia che funzionano da campanelli d’allarme

rispetto l’aggravamento del disturbo. 18

sicofarmaci

P

Con la definizione di psicofarmaci si identificano diverse classi di farmaci che agiscono sul Sistema

Nervoso Centrale. Possono essere classificati in base all'effetto terapeutico:

Ansiolitici (e ipnotici)

● Sono farmaci che hanno un effetto tranquillante abbastanza rapido (20min/1h)

● Utilizzati in modo regolare (3 assunzioni al gg) o al bisogno

● Nomi commerciali: Valium, EN, XANAX, Lexotan, Minias...

● Effetti clinici: l’Ansiolitico abbassa il livello di attivazione, l’Ipnotico induce il sonno, il

Miorilassante rilassa i muscoli. Emivita breve o lunga (durata del principio attivo ne sangue)

●Effetti collaterali: Eccessiva sedazione, Astenia (profondo senso di spossatezza), Atassia (perdita

della coordinazione muscolare e dei movimenti), Riduzione delle performance cognitive e

psicomotorie.

È l'unica classe di farmaci che crea abituazione, tolleranza, dipendenza quindi a seguito di

somministrazione prolungata nel tempo, sono necessarie quantità maggiori per ottenere gli stessi

effetti. L'interruzione non scalata produce un aumento dell'ansia e dell'irritabilità per questo

occorre ridurli molto gradualmente, in modo che il cervello si possa abituare alla variazione.

Antidepressivi

● Racchiudono differenti classi di farmaci (IMAO; Triciclici; SSRI); I più prescritti attualmente sono i

cosiddetti SSRI (Inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina): Zoloft, Fluoxetina,

Paroxetina, Ciprlalex.

● Utilizzati per: Depressione, Disturbo ossessivo compulsivo, Terapia di cessazione dal fumo, con

cautela per il disturbo bipolare (rischio di viraggio maniacale).

L'effetto clinico raggiunge differenti tipologie di sintomi: Effetto sul tono dell’umore, controllo

degli impulsi, rimuginio. L'effetto si ha dopo diversi giorni di somministrazione (circa 2/3

settimane). Sono efficaci per la depressione severa, risultati controversi per depressione lieve e

moderata.

● Effetti collaterali: Vomito, Nausea, Tremori, Disturbi sessuali (diminuzione desiderio sessuale e/o

difficoltà erezione), Rallentamento generalizzato/intorpidimento.

Antipsicotici (o neurolettici)

Distinti in: Antipsicotici tipici o neurolettici (di prima generazione): es. Aloperidolo (Seranase,

Haldol), Clozapina; Antipsicotici di seconda generazione: Olanzapina (Zyprexa), Risperidone

(Risperidal), Aripiprazolo (Abilify), Quietiapina (Seroquel)

●Effetti clinici: agiscono sui sintomi positivi (deliri e allucinazioni); Ansiolitico causa forte

sedazione; Controllo degli impulsi: forte contenimento (mania, aggressività)

● Effetti collaterali: Metabolici (Sindrome metabolica, diabete), Disforia (oscillazioni del tono

dell’umore), Sintomi neurologici (rigidità muscolare e tremori, stati mentali alterati)

Stabilizzanti dell'umore

Hanno una funzione 'stabilizzante' rispetto a stati emotivi troppo intensi prevenendo la ricomparsa

di sintomi depressivi o di euforia, discontrollo degli impulsi.

● Si utilizzano soprattutto nelle Depressioni Maggiori Ricorrenti e nel Disturbo Bipolare.

Effetto antidepressivo

Effetto antimaniacale Esempi: Carbolithium, Depakin, Valproato di Sodio, Depamag, Lithiofor,

Litio, Oxcarbazepina (Tolep), Carbamazepina (Tegretol), Lamotrigina (Lamictal) etc..

●Sali di litio (effetto anticonvulsivante, antiepilettico)

19

Effetti collaterali

● Tremori (soprattutto alle mani), sete

● Ipotiroidismo

● Alto rischio di tossicità (soprattutto litio) che richiede analisi del sangue frequenti (litiemia)

● Essendo l’eliminazione del farmaco effettuata quasi esclusivamente per via urinaria, i livelli

ematici sono influenzati da eventuali patologie renali e i valori della litiemia sono incrementati da

vari farmaci come i diuretici (monitorare l’idratazione del paziente)

● Sintomi quali letargia, sonnolenza, debolezza muscolare e tremori alle mani sono indicativi di

neurotossicità; tuttavia, possono manifestarsi anche con dosi all’interno del range terapeutico

(grado di tollerabilità del farmaco)

Questi farmaci antipsicotici sono assunti per bocca ma esiste un’altra forma di somministrazione,

chiamata depot (deposito). Sono farmaci long acting: particolari formulazioni di farmaci che

consentono l’accumulo nei tessuti ed il graduale rilascio nel tempo della sostanza terapeutica

somministrata. Il farmaco è disciolto in particolari veicoli oleosi che ne consentono lo stoccaggio

nel tessuto muscolare (tramite iniezione intramuscolare profonda). La somministrazione avviene

mensilmente e può essere associato alla scarsa adesione al trattamento, alto tasso di ricadute e

riospedalizzazione, o difficoltà ad assumerlo in modo autonomo.

Le domande dei pazienti

È utile avere informazioni sui farmaci per non confondere i sintomi per sapere se sono dovuti ai

farmaci oppure no e per saper rispondere alle domande dei pazienti. È importante chiedere al

paziente se ci si può mettere in contatto con lo psichiatra.

È opportuno tenere in considerazione i dubbi e le domande poste dai pazienti e pianificare una

Terapia individualizzata: le persone sono differenti nelle risposte alle medicine e nella

manifestazione del disturbo.

«Devo prendere le medicine per sempre?” Dipende dal disturbo (per disturbi importanti spesso è

necessario un trattamento a lungo termine, disturbo bipolare scopo preventivo). Rivedere la

terapia e il dosaggio nel corso del tempo. La volontà di sospensione è oggetto della terapia

(decisione condivisa tra paziente e curante)

«Come possono aiutarmi le medicine?»

• Gestione di un momento particolarmente difficile.

• L’interruzione improvvisa dei farmaci è associato ad un alto rischio di ricaduta (disturbo bipolare)

o instabilità emotiva.

• I farmaci non eliminano completamente i sintomi e la possibilità di ricadute, ciò che è suggerito

per rinforzarne l’efficacia è la terapia combinata con intervento psicologico.

Assumere la terapia farmacologica è un impegno oneroso e deve nascere da una motivazione

personale profonda e non strettamente da una richiesta esterna (familiari, medico curante)

«Prendere i farmaci è un segno di debolezza, malattia e mancanza di controllo»

Ci sono molti modi di pensare al controllo. È vero che prendere i farmaci significa rinunciare a una

certa quantità di controllo nell’immediato, per poterla poi acquisirla in seguito (beneficio a lungo

termine) Lo scopo dei farmaci: contribuire ad una stabilità (maggiore probabilità di evitare ricoveri,

non dover programmare troppe visite col dottore, migliorare le relazioni familiari, avere una vita

20

lavorativa più produttiva, non agire sulle emergenze, lavorare in modo maggiormente efficace in

psicoterapia). «voglio controllare io la mia mente» desiderio di non dipendere dall’esterno.

«I farmaci non funzionano»

La realtà è che il disturbo è solo in parte controllabile con i farmaci. Es. tenere una tabella

dell’umore che aiuterà a determinare come i farmaci stanno funzionando (es. calendario

dell’umore, termometro emotivo). Discuterne con il proprio medico, ricordarsi che prendere i

farmaci è un processo di concordanza e collaborazione.

Chiedere ai parenti la loro opinione sull’impatto dei trattamenti sul proprio funzionamento. Essi

potrebbero aver visto degli effetti di cui non sempre è facile essere consapevoli (es. meno

irascibili, meno irritati da eventi esterni).

Strumenti: 

Calendario dell’umore aiuta a monitorare il disturbo. La cosa difficile è ragionare con il

paziente sul significato che sta dietro queste “etichette”. Non è solo uno strumento di

compilazione me serve per costruire l’esperienza del paziente, per comprenderne gli stati d’animo.

21

Termometro emotivo strumento stimolo, non è validato, non è di per sé uno strumento

terapeutico in senso stretto ed è costruito ad hoc sul paziente per favorire il monitoraggio e

l’automonitoraggio. Per pazienti gravi: affiancamento e compilazione anche con altri operatori.

Inspirazione di tipo cognitivo comportamentale, può essere usato all’interno di altri approcci. È

uno strumento psicoeducativo. Migliore capacità di automonitoraggio (capacità metacognitiva per

migliorare l’autonomia del paziente).

Si chiede al paziente di compilarlo tutti i giorni. Bisogna contare le crocette dei si e posizionare il

risultato nel termometro. Ci dà informazioni riguardo al fatto che la persona sia rimasta stabile, su

quali aspetti si siano modificati, se ci sia stato un miglioramento.

«I miei problemi sono psicologici e non biologici»

Evitare la dicotomia bianco o nero che tende l’attribuzione della causa a un polo o all’altro

(biologico/ psicologico). La migliore efficacia del trattamento si ottiene attraverso una terapia

combinata (+intervento psicologico). Legato a problemi di accettazione della malattia.

«Prendere i farmaci significa cedere ai familiari (genitori/coniugi)»

Stare bene, avere maggior controllo sulla propria vita e sulle proprie scelte implica a lungo termine

acquisire indipendenza anche da certi legami familiari (responsabilizzazione nell’assunzione della

terapia). È importante credere che assumere i farmaci sia utile a sé stessi (motivazione intrinseca).

«Non riesco a ricordarmi di prendere le medicine»

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43

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7 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia
SSD:
Università: Pavia - Unipv
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Chiara9B4 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia clinica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pavia - Unipv o del prof Vallarino Martine.

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