Psicologia clinica
Psicologia clinica è una disciplina riconosciuta dalla comunità scientifica internazionale che comprende l'insieme delle conoscenze teoriche (teoria della tecnica) e delle competenze psicologiche (prassi clinica) utilizzate per affrontare i problemi psicologici e relazionali delle persone. Si basa su una concezione filosofica di tipo umanistico-esistenziale volta a comprendere l'esperienza soggettiva della persona in modo empatico:
- Valorizzazione dell'unicità della persona
- Evidenza delle risorse e delle potenzialità
- Centralità dell'esperienza emotiva e delle relazioni interpersonali
Aree di intervento
Si occupa di:
- Manifestazioni psicopatologiche conclamate (disturbi psichiatrici e di personalità)
- Disturbi psicosomatici (frontiera mente-corpo)
- Disturbi del comportamento (antisociale, anoressia, bulimia)
- Stati di disagio e sofferenza soggettivi (ansia, irritabilità, disturbi dell'umore)
- Difficoltà di adattamento (elaborazione del lutto, fasi di passaggio)
Ambiti di pertinenza della psicologia clinica
- Salute: promozione della salute e prevenzione del disagio psicologico in ambito sanitario – aiutare i pazienti ad affrontare le conseguenze delle malattie fisiche, assistere i familiari (di pazienti con demenza, genitori con figli prematuri), sostenere gli operatori socio-sanitari che lavorano in contesti di alta intensità emozionale.
- Scuola: promozione della salute e prevenzione del disagio psicologico in ambito educativo
- Campo giudiziario
Interventi
Diagnosi psicologica (colloquio clinico, test). Titolare: psicologo e psicoterapeuta. È il momento conoscitivo indispensabile che precede qualunque tipo di intervento. Significa leggere attraverso, andare oltre la causa che ha generato il sintomo e attribuire un significato alla sofferenza della persona, in base alla sua storia personale e familiare (eventi traumatici, relazioni ecc.). La diagnosi avviene attraverso la valutazione clinico-psicologica nella quale i sintomi e i segni della patologia sono per lo più costituiti da risposte comportamentali, interne ed esterne. Molti dei dati raccolti nella diagnosi psicologica possono acquistare un significato differente a seconda della storia del singolo caso e dalla combinazione dei fattori fisici, culturali, ambientali ecc.
Tipi di diagnosi
- Diagnosi nosografico-descrittiva: Classificazione dei disturbi psichiatrici: DSM-V (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders): fornisce per ciascuna diagnosi una serie di sintomi essenziali all'individuazione di quell'entità nosografica. Descrive ogni disturbo secondo le seguenti aree: caratteristiche essenziali, manifestazioni associate, età di esordio, decorso, complicanze.
- Diagnosi esplicativa: Lo scopo è quello di giungere alla comprensione delle cause del disagio psicologico di un determinato individuo. Essa si sforza di dare significato ai sintomi, all'interno di un contesto dove anche ciò che non è patologico assume importanza. Non è comunque una diagnosi alternativa a quella nosografica. Obiettivo: interpretazione, ovvero decodifica del significato soggettivo che un certo comportamento o sintomo ha nella vita psichica e relazionale di una persona.
Sostegno psicologico (colloquio psicologico, setting). Titolare: psicologo e psicoterapeuta. Intervento finalizzato a migliorare le condizioni emotive delle persone e le loro capacità di adattamento – accompagnamento: situazioni di sofferenza lieve, transitoria, oppure molto grave e invalidante.
Psicoterapia (setting, colloquio di psicoterapia individuale, familiare o di gruppo; diversi orientamenti teorici). Titolare: psicoterapeuta. Intervento specialistico finalizzato a migliorare l'equilibrio psichico delle persone e le loro capacità di adattamento, ad alleviare gli stati di disagio e di sofferenza, a ridurre o eliminare sintomi e disturbi psicologici – trasformazione: motivazione e partecipazione attiva del paziente. Ogni sintomo (sofferenza psicologica) è una richiesta d'aiuto che può essere più o meno consapevole. La disposizione del paziente a intraprendere un lavoro terapeutico è una condizione indispensabile per attuare l'intervento, che non può prescindere dalla collaborazione del paziente e dalla consapevolezza che lui stesso svolge un ruolo importante nel mantenere il sintomo. La psicoterapia mira ad aiutare la persona a gestire la propria sofferenza e a liberarsi dal disagio agendo su più livelli:
- La comprensione razionale
- La sfera emotiva
- Le relazioni con gli altri
Competenze psicologiche nella pratica sanitaria
Le competenze psicologiche nella pratica sanitaria sono fondamentali al fine di:
- Rispondere alle esigenze della pratica assistenziale (cura della persona) con maggiore consapevolezza ed empatia
- Favorire l'attenzione verso gli aspetti emotivi del rapporto con i pazienti
- Accrescere le competenze comunicative e relazionali nel rapporto con l'altro
La malattia è un insieme di fattori biologici, sociali, interpersonali e psicologici.
- Identità: chi sono, come mi percepisco
- Salute: integrazione (sentirsi bene)
- Malattia: disintegrazione (sentirsi a pezzi)
Sono tutti concetti strettamente legati fra loro. La salute non è uno stato definitivo ma un processo dinamico, un susseguirsi di capacità e incapacità. Lo stato di salute/malattia è condizionato da:
- Livello psicologico: aspetto soggettivo, implicito, la nostra identità psichica, il senso di Sé profondo – disturbo psicologico (ansia, paura, angoscia, panico)
- Livello biologico: aspetto oggettivo, esplicito, la nostra identità somatica, il corpo fisico – disfunzione organica (alterato funzionamento del corpo)
Ogni persona porta in sé sofferenza somatica e sofferenza psicologica. Curare significa accogliere la sofferenza umana fisica e psicologica, individuare i bisogni della persona primari, comprendere i sintomi e il loro significato unico (vissuto personale) ed interagire con modalità relazionali adeguate. Lo scopo della valutazione psicologica è quello di comprendere quali sono le dinamiche e le circostanze che causano disagio e decidere quale intervento fornire al paziente. Il processo diagnostico deve quindi prendere in considerazione:
- Le manifestazioni sintomatiche: cognitive, affettive e comportamentali
- L'organizzazione psichica del soggetto e la struttura della sua personalità
- Stato di disagio e di sofferenza soggettivi
- Richiesta di aiuto
Ogni indagine psicologica è condizionata dai presupposti teorici di base. Il modello teorico dello psicologo influisce in parte sull'interpretazione del profilo di personalità del paziente. Esistono diversi paradigmi teorici da cui derivano altrettante visioni del paziente:
Comportamentismo
Si fonda sul comportamento umano come frutto di apprendimento e solo in parte riflesso o istintivo. Il comportamento è il risultato dell'apprendimento che si verifica sotto le influenze dell'ambiente. Tutti i comportamenti, anche quelli patologici, si instaurano e si consolidano mediante processi di apprendimento. Il comportamento patologico, come quello normale, è appreso secondo le regole del condizionamento classico e del condizionamento operante, o per imitazione di modelli. Oggetto di studio sono quindi i comportamenti manifesti.
Il condizionamento classico spiega come una risposta che è presente nel repertorio comportamentale di una persona e che viene prodotta spontaneamente (risposta incondizionata) nei confronti di un determinato stimolo, definito incondizionato, può essere attivata anche da uno stimolo nuovo, definito condizionato, se quest'ultimo si presenta con una particolare associazione temporale al precedente.
Esempio: Esperimento di Pavlov
Quando il cibo (stimolo incondizionato) è posto vicino al cane, si produce in modo riflesso un flusso di saliva (risposta incondizionata). Se prima di ogni presentazione del cibo viene presentato uno stimolo neutro come una luce (stimolo condizionato), dopo ripetuti accoppiamenti si ottiene la salivazione (risposta condizionata) con la sola presentazione della luce.
Il condizionamento operante agisce attraverso gli effetti che le ricompense o le punizioni hanno sulle condotte spontanee: i comportamenti rinforzati dall'ambiente, anche casualmente, si perpetuano mentre quelli non seguiti da premi tendono ad estinguersi. La persistenza dei comportamenti appresi quindi, anche se patologici e disadattivi, dipende dal modo in cui hanno incontrato rinforzi e punizioni quando venivano manifestati.
In questo paradigma il soggetto è inteso come un organismo attivo che seleziona i suoi comportamenti in base alle risposte che questi suscitano nell'ambiente. Fondamentale è l'esperienza di ognuno di noi, per cui in genere un comportamento che porta ad un'esperienza piacevole o positiva (rinforzo positivo) tende ad essere riprodotto, mentre uno che porta ad una conseguenza negativa (punizione) invece no.
Meccanismi che possono produrre un comportamento disadattivo (Skinner):
- Rinforzo casuale o saltuario: non vi è relazione tra causa ed effetto, tra azione e ricompensa
- Ambiguità su cosa si sta rinforzando
- Programmi di rinforzo intermittente
- Ansia condizionata (persona sfugge a situazione stimolo in passato minacciosa). Gli individui apprendono risposte per evitare situazioni d’ansia (comportamenti di evitamento): potrebbero non scoprire mai che il motivo originario d’ansia (es. Dolore fisico che seguiva l’attivatore d’ansia) non è più presente, perciò vi può essere un perpetuarsi di comportamenti e azioni in realtà inutili o anche autolesionistiche per allontanamento dell’attivatore d’ansia.
Nell'apprendimento per imitazione di modelli di Bandura, viene rifiutata la visione dell'individuo passivo che viene plasmato dagli stimoli ambientali e considera la personalità come il risultato della continua interazione e influenza reciproca fra individuo e ambiente, in cui anche l'individuo esercita un ruolo attivo rispetto all'ambiente. Il comportamento è mediato dai processi cognitivi e, oltre all'apprendimento per rinforzo, esiste un altro tipo di apprendimento per lo sviluppo della personalità: l'apprendimento per osservazione (modellamento), nel quale si apprende osservando le risposte altrui, comprese le risposte emotive (apprendimento vicariante della risposta emotiva).
L'apprendimento per osservazione è un tipo di apprendimento basato sull'imitazione di modelli. I bambini, ad esempio, possono apprendere una nuova risposta solo guardando gli altri, senza aver mai dato quella risposta e senza mai essere stati rinforzati per essa. L'apprendimento vicariante delle risposte emotive cerca di spiegare anche come possono essere apprese le paure. La sequenza ansia condizionata - evitamento può nascere non solo da un'esperienza d'ansia della persona stessa, ma anche da una paura acquisita osservando un altro. Una persona che osserva un modello che reagisce con paura e ripugnanza a uno stimolo può reagire allo stesso modo.
Le terapie comportamentali sono finalizzate a modificare i sintomi e i comportamenti disadattivi. Le tecniche terapeutiche consistono in interventi di condizionamento e controcondizionamento che mirano a favorire lo sviluppo di comportamenti adattivi e desiderabili o a indurre il controllo o l'eliminazione di quelli patologici.
Controcondizionamento: si basa sull'estinzione di una risposta ad un determinato stimolo per mezzo di un nuovo condizionamento che associa lo stimolo con una risposta incompatibile con la precedente (es. L'ansia è incompatibile con il rilassamento, per cui associando ad uno stimolo fobico che produce ansia una risposta di rilassamento si ottiene l'estinzione della risposta di paura).
Fra le tecniche più utilizzate vi è la desensibilizzazione sistematica: dopo un training di rilassamento si chiede al paziente di immaginare una serie progressiva di situazioni che provocano ansia, messe a punto in precedenza. In questo modo il rilassamento tende ad inibire l'ansia. Le scene sono proposte in ordine crescente d'intensità, e se durante l'immaginazione di una scena subentra l'ansia, il paziente la segnala al terapeuta, che chiede al paziente di ristabilire il rilassamento e di tornare ad immaginare la scena precedente a quella che ha prodotto l'ansia.
Cognitivismo
Gli individui si costruiscono delle rappresentazioni interne delle persone e degli eventi agendo poi in base a queste rappresentazioni. Ognuno di noi possiede una rete di schemi cognitivi organizzati attorno alle esperienze del passato e alle nuove acquisizioni. L'assunto di base per la psicologia clinica è che i disturbi psicologici siano conseguenza di schemi cognitivi irrazionali o comunque rigidi e incoerenti rispetto alle esigenze e agli scopi della persona. Emozioni e comportamenti sono conseguenti a valutazioni cognitive distorte.
Il paradigma cognitivo considera che tutti gli individui, per fronteggiare le diverse circostanze della vita, percepiscano, ricordino, interpretino e raccolgano dati provenienti dall'ambiente, e questi processi automatici sollecitano in loro specifiche risposte cognitive, emotive e comportamentali agli eventi. Inoltre, i difetti di percezione e interpretazione degli eventi, possono sfociare in risposte disadattive e gli errori nell'elaborazione delle informazioni spiegano molte manifestazioni psicopatologiche.
Quando un individuo interpreta costantemente situazioni innocue come pericolose, questo lo porterà a manifestare elevati livelli di ansia e una condotta evitante. Disturbi psicologici: conseguenze di convinzioni irrazionali sul dover essere in determinati modi (es. Non dover commettere mai errori) e di convinzioni negative su se stessi, il mondo e il futuro, che sono mantenute grazie ad errori di logica quali l'inferenza arbitraria (giungere ad una conclusione in assenza di prove), l'estrapolazione selettiva (trarre una conclusione sulla base di un solo elemento fra molti che determinano una situazione), l'ipergeneralizzazione (conclusione di carattere assoluto tratta in base ad un unico evento), amplificazione degli eventi e prestazioni negative e minimizzazione di quelle positive.
La valutazione diagnostica spesso viene estesa alle situazioni ambientali che precedono il problema del paziente e alle sue risposte esplicite, utilizzando l'osservazione diretta del comportamento, interviste diagnostiche e questionari di autovalutazione. Le tecniche terapeutiche di tipo cognitivo si propongono di agire sul disagio soggettivo o sulle condotte patologiche modificando le convinzioni er